Come un non problema scatenato da un non fatto genera la guerra tra poveri

Come un non problema scatenato da un non fatto genera la guerra tra poveri

 

Lo scorso 30 agosto tale Pamela Pistis, ambiguo personaggio del quartiere Tiburtino III, ha aggredito un eritreo che passeggiava vicino al centro di accoglienza per migranti sito in via del Frantoio. L’uomo prima si è rifugiato nel centro, poi ha chiamato la polizia per denunciare l’aggressione. Nel mentre che l’edificante capovolgimento dei ruoli prestabiliti andava avanti (la donna italiana che picchia l’uomo straniero), si presentava davanti al centro il compagno della Pamela, prendendola a schiaffi. Questi i fatti. La polizia, accertati gli eventi, iscriveva nel registro degli indagati (per aggressione) l’unica responsabile dell’avvenimento, per l’appunto tale Pamela Pistis. Storie di ordinaria follia metropolitana, non fosse che immediatamente tali fatti subivano un stravolgimento comico dalle penose conseguenze.

Il giorno stesso qualche individuo, complice o solamente vittima del raggiro mediatico, accorso davanti al centro d’accoglienza ne chiedeva la chiusura. Per quale motivo non si capisce, e infatti non lo sa ancora nessuno. Ma il frame della guerra tra poveri marciava spedito: giornalisti assetati di scontro etnico indagavano sui particolari dell’aggressione dell’eritreo all’italiana, alimentando non solo il fraintendimento intenzionale, ma declinando la disperazione degli abitanti del quartiere in chiave razzista. Tutti i problemi sociali del quartiere trovavano finalmente l’efficace sintesi mediatico-popolare: colpa dei negri! Nel brodo razzista hanno preso, dal giorno dopo, a nuotare i vermi neofascisti. Due giorni dopo Castellino e il suo gruppetto di sbirri infiltrati provava a bloccare una quarantina di eritrei all’uscita di una messa organizzata dalla comunità di Sant’Egidio. Nessun organo mediatico, di quelli in prima linea nella crociata in difesa dei “valorioccidentali”, notava la sottomissione degli eritrei al canone cattolico: colpa dei negri, anche se pregano in chiesa! Ieri è andato in onda l’ennesimo episodio, più grave dei precedenti. Nella contesa neofascista della guerra tra poveri, ieri è stato il turno di Casapound. Presentati in quindici al consiglio municipale del IV Municipio, chiedevano l’indizione di un consiglio straordinario che affrontasse “le criticità e le problematiche di via del Frantoio”. Niente di nuovo, se non fosse che tutte le forze politiche del Municipio concedevano il consiglio straordinario. Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Fratelli d’Italia firmavano la resa ai quindici hipster palestrati, indicendo per mercoledì 13 settembre, alle ore 17.00, tale consiglio nel centro anziani di via del Badile. Per decenni il municipio in questione, per non dire del Comune e della pletora di forze politiche presenti nel territorio, se ne sono fregati dei problemi concreti del quartiere: disoccupazione, precarietà, assenza di servizi, assenza di trasporti pubblici, assenza di attività economiche, sociali, ricreative, culturali, sporcizia e degrado generalizzato, rincaro degli affitti, eccetera. L’aggressione di un’italiana nei confronti di un migrante è riuscita nello stupefacente risultato di declinare tutti i problemi del quartiere non verso i diretti responsabili del suddetto degrado sociale, cioè le istituzioni politiche ed economiche cittadine, ma verso quaranta (40) migranti confinati in una via laterale che mai avevano e hanno creato disagio al quartiere stesso. Questo il risultato, invero straordinario, della narrazione politico-mediatica della vicenda migrante nel nostro paese. Un risultato per niente scontato in partenza: nel quartiere quasi nessuno ha seguito i rigurgiti razzisti dell’infiltrazione neofascista. Oggi però ci ritroviamo con un consiglio comunale che discuterà “delle criticità e delle problematiche di via del Frantoio”. Dev’essere chiaro che un consiglio del genere non deve tenersi su quell’ordine del giorno, che alimenta una guerra tra disperati che va smontata con ogni mezzo necessario. Soprattutto, non deve tenersi alla presenza di infiltrazioni neofasciste che in questa guerra prosperano perché cani da guardia di chi produce povertà e degrado sociale. Se c’è un limite alla deriva a-fascista e xenofoba del paese, questo limite è il consiglio municipale concesso a Casapound sul tema della lotta ai migranti.