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25 March :
1911 Per la totale mancanza di norme di sicurezza, bruciano 140 operaie (in maggioranza immigrate italiane) della traiagle Shirtwaist di New York. Al funerale parteciperanno 100000 proletari.

STATS

Repubblica e i ribelli siriani, ovvero della straordinaria libertà d’espressione del giornalismo italiano

 

Complice il prosecco e qualche panettone di troppo, la mattina del 4 gennaio qualcosa dev’essere andato storto nella redazione di Repubblica. D’improvviso, senza accorgersene, ingolfati dai festeggiamenti del Capodanno, ecco apparire per un brevissimo lasso di tempo la verità. Come sempre, questa si presentava senza clamore, senza schiamazzo, con la consueta eleganza delle cose semplici: «Siria, le narrazioni fasulle dell’”Osservatorio siriano sui diritti” che copre i crimini dei cosiddetti “ribelli”». Il titolo, degno del Pulitzer: in una frase racchiuso il significato di sei anni di guerra civile. Lo svolgimento ripete semplicemente quanto ormai accertato da chiunque abbia almeno capito dove si situi la Siria sul mappamondo: «Dunque, la verità a quanto pare, è che sono i cosiddetti “ribelli”, terroristi senza scrupoli, ad affamare i civili, privandoli degli aiuti a loro inviati, usandoli come scudi umani e come oggetto di un’ignobile mistificazione della realtà». Continua a leggere »

L’inquinamento come risultato del comportamento amorale del singolo individuo

 

La polemica sui sacchetti biodegradabili a pagamento, che tanto ha indignato il “popolo del web”, appare come l’ennesimo tassello volto all’individualizzazione dei problemi sociali prodotti dal capitalismo. Un sistema incapace di risolvere le sue contraddizioni, in questo caso quella fra capitale e ambiente, ma formidabile nell’escogitare vie di fuga ideologiche. Nel caso dell’inquinamento, uno dei temi centrali nel dibattito massmediatico di questi decenni, la progressiva devastazione del sistema ambientale appare causata dalla somma dei comportamenti individuali delle singole persone. Si inquina perché non si ricicla abbastanza, perché non si vogliono pagare costi aggiuntivi, così come si consuma  troppa acqua potabile perché si lascia il rubinetto aperto mentre ci si lava i denti, e così via. Il dibattito di questi giorni è davvero, come suol dirsi, paradigmatico. Il confronto sembra essere chiuso entro due sole scelte possibili: chi vuole pagare il costo dei sacchetti per “sensibilità ambientale”, e chi non vorrebbe pagarlo per menefreghismo. Continua a leggere »

Torna puntuale la protesta iraniana

 

Si sa, ogni protesta “incolore” somma molteplici e contraddittorie ragioni. Nel corso degli anni il Medioriente è stato terreno di sperimentazione di varie forme di proxy wars, conflitti a intensità variabile dove a contendersi il bottino erano per lo più referenti internazionali in lotta per mezzo di agenti locali. Se c’è un dato che emerge dal ventennio di proteste e rivolte che hanno caratterizzato il mondo arabo, questo è il loro carattere dipendente: ogni movimento è finito col servire interessi esterni alle stesse popolazioni mobilitate. La mancata autonomia della protesta popolare araba è un fatto che impone di volta in volta una sua valutazione. Continua a leggere »

Liberiamo la Tiburtina. Combattiamo abbandono e speculazione.

Negli ultimi decenni le città europee, soprattutto quelle dei paesi periferici, sono state interessate da un cambio di paradigma economico che ha avuto effetti devastanti, anche se asimmetrici. Da un modello di città “manageriale”, in cui il potere politico (molto schematicamente) amministrava e redistribuiva i trasferimenti provenienti dalla Stato centrale, si è progressivamente approdati ad un modello “imprenditoriale”  di crescente competitività e concorrenzialità tra le città stesse. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: Umberto Eco e il Pci, di Claudio e Giandomenico Crapis

 

Con lieve ritardo (il libro è uscito circa un anno fa), leggiamo questo saggio che in realtà introduce e commenta uno scambio intellettuale avvenuto tra Umberto Eco e Rossana Rossanda sulle colonne di Rinascita nell’autunno del 1963. Il riferimento temporale è decisivo per comprendere il contesto: siamo dentro l’esplosione delle neoavanguardie (Novissimi, Gruppo 63 e dintorni), sull’onda del loro eclettico rapporto con l’operaismo, e nel vortice della crescita elettorale del Pci. C’è fermento insomma, e il rapporto tra politica e cultura è posto all’ordine del giorno delle questioni dirimenti (bei tempi). Lo scambio tra Eco e la Rossanda è solo una tessera di un quadro più vasto, che proprio su Rinascita troverà uno dei luoghi di confronto. Grazie a Mario Spinella, Eco interviene in una discussione che procede già da qualche anno: il comunismo italiano da tempo si domanda del rapporto progressivamente meno organico con il mondo intellettuale. Dagli anni Sessanta queste domande non provengono più solo dall’interno del partito, né solo rinfacciate dalla cultura borghese: ad intervenire, sulla scorta delle trasformazioni sociali del paese, sono una congerie di scrittori, artisti, critici e militanti politici che compongono quella che viene denominata «cultura d’opposizione». Una cultura che utilizza il marxismo come «metodo di critica» ma non più come «concezione del mondo» autosufficiente. Umberto Eco s’incarica di gettare il classico sasso nello stagno, generando un fervido confronto che svela una certa dinamicità del dibattito marxista italiano sul piano culturale, anche dentro il Pci. Continua a leggere »

I bandi legali che riproducono l’economia illegale

 

Come si riproduce “Mafia capitale”? Attraverso la privatizzazione dell’economia cittadina. Un processo ininterrotto, che non ha bisogno di sparatorie e minacce, di Buzzi e dei Carminati. In questi giorni Ama – l’azienda municipalizzata che si occupa della raccolta e smaltimento rifiuti – ha proceduto a esternalizzare l’ennesimo servizio di sua competenza: la raccolta del fogliame. Un bando monstre, di due anni e per il valore di 13 milioni di euro. Una situazione paradossale ma ormai strutturale: l’Ama, l’azienda pubblica che dovrebbe tenere le strade pulite, affida ai privati la pulizia delle strade. Producendo così due meccanismi perversi: da una parte accumulando debito pubblico, e sviluppando di conseguenza quella retorica sul debito utilizzata come grimaldello dei processi di privatizzazione; dall’altra favorendo la competizione al ribasso tra aziende, una competizione “oliata” da quegli stessi meccanismi indagati nelle inchieste sul «mondo di mezzo»: finanziamenti privati ai partiti, piccoli favori, cortesie istituzionali, eccetera. Continua a leggere »

Spot elettorali e supporto mediatico al neofascismo: “I dieci comandamenti” di Domenico Iannacone (ovviamente su Rai 3)

 

Casapound gode di un invidiabile status mediatico-elettorale: è l’unico movimento politico a cui viene svolta (gratis) la campagna elettorale. Domenica è andata in onda l’ennesima trasmissione-propaganda, un lungo spot elettorale in prima serata e sulla più “antifascista” delle reti televisive: Rai 3. Protagonista, Casapound. Senza contraddittorio, senza confronto, senza attinenze con la realtà, senza vergogna. Esempio, fra i molti e forse ancor più sfacciato dei precedenti, della natura strumentale dell’antifascismo liberale, che da un lato permette e organizza il “pericolo fascista”, e dall’altra grida al nuovo fascismo come assicurazione elettorale. Continua a leggere »

Il fascismo come fonte di legittimazione (come volevasi dimostrare)

 

Ha parlato anche il lider Massimo, chiarendo il concetto che andiamo (certo non da soli) dicendo da tempo: «Rischio Austria anche da noi, pronti a intese per il governo». Ecco come il fascismo slitta di significato e si trasforma nel più performante strumento di legittimazione dell’euroliberismo. L’alternativa alle forze ordoliberali di tutta Europa, ci dicono, è il ritorno del fascismo. Ritorno di cui, ovviamente, non c’è traccia nelle forme in cui viene descritto (non c’è alcuna “ri-nazionalizzazione delle masse” alle porte, e le politiche xenofobe presentate come cifra politica del fascismo in realtà vengono applicate dai democratici di tutta Europa – Minniti docet); manca il fascismo reale, sussunto completamente nelle logiche europeiste, ma il fascismo immaginario serve come riconoscimento retroattivo dell’assenza di alternative. Continua a leggere »

Casa, lavoro, dignità per ogni essere umano: manifestazione nazionale a Roma

 

Quando si parla di un centro di accoglienza come quello di Cona si parla di circa 1.100 persone ammassate per anni in tensostrutture da centinaia di posti, lontane da centri abitati, con le condizioni climatiche del veneto, senza poter svolgere alcuna attività o, nelle “migliori” delle ipotesi, sfruttati lavorativamente nelle campagne, in attesa di una risposta alla richiesta di protezione internazionale che troppo spesso finisce per essere negativa. Persone che, per la loro – ma ci verrebbe dire di più per la nostra – dignità di esseri umani, hanno intrapreso qualche settimana fa insieme a Usb una marcia diretta alla Prefettura di Venezia per chiedere la chiusura del centro e il trasferimento dei richiedenti presenti presso altre strutture (più) idonee alla semplice sopravvivenza. Questo evento, in un certo senso emblematico considerando la determinazione e il livello di partecipazione dei richiedenti, la simbolicità nell’attuale contesto di accoglienza e le concrete risposte ottenute dalle istituzioni, prestano più di qualche spunto. Continua a leggere »

Città e Rivoluzione, il sogno di Antonello Sotgia

 

Si è spento ieri Antonello Sotgia, già la notizia si è giustamente diffusa ovunque. Antonello rappresentava una delle ormai rare figure di intellettuale militante al servizio delle lotte di classe. Era un urbanista, nella città in cui questa professione è stata inevitabilmente legata alla trasformazione sociale, alla lotta politica, all’impegno militante. Il disastro urbanistico romano ha prodotto, come contrappasso, almeno due generazioni di intellettuali militanti, combattenti sul fronte della lotta alla distruzione del suo patrimonio metropolitano. Da Leonardo Benevolo a Paolo Berdini, passando ovviamente per Italo Insolera, Roma è stata il luogo dove si sono incontrate urbanistica e rivoluzione. Fra i tanti, Antonello è stato sicuramente il più coerente, il più impegnato, il più riottoso alla resa post-moderna, alle comodità professionali, al disimpegno. Antonello Sotgia è stato prima di tutto un comunista, e solo poi un architetto e urbanista convinto dell’inevitabile relazione tra la sostanza sociale della città e la forma urbana che questa rispecchiava. Fino all’ultimo, Antonello ha messo davanti a sé e alla sua professione questo presupposto, la necessità di inserire l’urbanistica dentro una visione dei rapporti sociali che costituiva l’essenza stessa di ogni governo del territorio. Per questo, probabilmente, ha avuto molti meno onori e riconoscimenti di quanti avrebbe potuto raggiungere, se solo si fosse adeguato al contesto, ai tempi che cambiavano, alle mode intellettuali. Non lo ha fatto, integrandosi come pochi altri in una comunità di militanti politici che si è servita spesso di lui, delle sue analisi, della sua professione, del suo linguaggio, arricchendoci tutti. Questa stessa comunità lo saluterà domenica alle 11, al Cinema Palazzo di San Lorenzo. Ciao Antonello.