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28 April :
1945 A piazzale loreto, Milano, vengono esposti i corpi del dittatore Mussolini e dei suoi sgerri. I partigiani sono costretti a usare gli idranti per disperdere la folla che voleva farne scempio.

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L’enigma degli anni Settanta: dibattito pubblico alla Sapienza

 

Quarant’anni dopo, il ricordo del 1977 sembra ardere di un fuoco freddo, inattuale. L’anniversario tondo impone una stanca memoria che, mai come oggi, segna la distanza con quegli eventi e quelle passioni. Mandato in soffitta tanto il reducismo mitologico quanto il biasimo post-moderno, sembrerebbe essere il tempo della storiografia distaccata. Eppure neanche questa trova trasporto nell’interpretare l’enigma di quel movimento. Quarant’anni più tardi, gli anni Settanta continuano a rimanere avvolti nel mistero. Segno inequivocabile del rapporto tra storia e politica: il disinteresse dell’una sterilizza le potenzialità dell’altra. Eppure l’inattualità evidente del ’77 – al pari dell’altro grande anniversario di questo 2017, la Rivoluzione russa – potrebbe liberare ragionamenti originali, non più piegati alle necessità di legittimazione di questa o quella operazione politica. Il ’77 non è più terreno di contesa tra visioni concorrenti della politica rivoluzionaria. E’ un ricordo pacificato, condannato dagli uni, mitizzato dagli altri, avvolto nel mistero dell’incomprensione tanto negli uni quanto negli altri. Vale la pena allora tornare a pensare il ’77. Perché, è la nostra tesi, se niente appare così tanto distante da quell’anno, molte delle difficoltà odierne nel riproporre una credibile politica antagonista situano le proprie radici in quel movimento, o meglio: nelle interpretazioni postume di quel movimento. Andiamo con ordine. Continua a leggere »

Riflessioni a margine di una presentazione

 

La presentazione del libro di Micheal Dickson – Bomber Renegade – fatta al Sally Brown venerdì, merita alcune riflessioni aggiuntive al molto già detto nella recensione qui sotto. Da un decennio abbondante organizziamo presentazioni di libri, siano essi saggi o romanzi, comunque inerenti a quell’immaginario che una sinistra di classe dovrebbe tentare di ricostruire a prescindere dalle proprie differenze interne. Nonostante dunque una certa “esperienza” in materia, venerdì ci siamo trovati davanti a una “massa” di compagni inaspettata. Un centinaio di persone erano ad ascoltare (e sostenere) le parole di un militante dell’Ira. Perché? La pubblicizzazione, il sostengo militante all’Achtung Banditen, la presenza di Dixie, spiegano solo in parte la riuscita clamorosa dell’iniziativa (clamorosa perchè in Italia, senza un nome che “tira”, alle presentazioni di libri vanno in genere dalle 5 alle 7 persone, a prescindere dal tema e dalla pubblicizzazione). C’è qualcos’altro, e questo altro va ricercato nella politica. Lotta per la liberazione dell’Irlanda del nord è ancora un tema che suscita interesse, è senz’altro vero. Ma la ragione principale, almeno così sembra a noi, è che Dixie è stato un militante di un’organizzazione armata e un prigioniero politico. Continua a leggere »

Dieci anni dopo Pansa

 

Per commemorare degnamente il decennio trascorso dall’ormai celebre contestazione a Giampaolo Pansa, riportiamo quella che rimane ancora oggi la cronaca più fedele, dettagliata e informata su di noi e il movimento antifascista romano di quei tempi. Un giornalismo capace di andare oltre le apparenze, indagando la natura dei fenomeni sociali e politici oltre le semplici etichette mediatiche. Un giornalismo di cui rimpiangiamo la scomparsa. 

In attesa della galera invocata da Giorgio Bocca per il reato di “leso antifascismo”, Giampaolo Pansa si è dovuto accontentare dell’irruzione squadristica di una ventina di esponenti della Rete antifascista romana, più qualche basista locale, durante la presentazione a Reggio Emilia del suo libro La grande bugia. Stiamo parlando di Antifa Project promosso da autonomi storici che animano il sito di abbigliamento online www.militant.it. Insieme a loro, giovani Rash, ovvero Red Anarchist Skinheads, teste rasate, abbigliamento casual da street fighter. Fanno riferimento al centro sociale Trattoria 32 di via dei Volsci, stazionano al pub all’angolo con via di Porta Labicana, ma ogni tanto anche a quello in via degli Etruschi, sempre a San Lorenzo. Qualcuno viene dai quartieri popolari della Tiburtina, ma non mancano i figli di papà en divertissment, tant’è che la piccola società cooperativa, battezzata Zona Rossa, che gestisce le loro attività economiche ha sede in via Brofferio 6, nel borghesissimo quartiere Prati degli uffici legali e delle sale massaggio per manager in pausa pranzo. Continua a leggere »

E’ festa d’aprile… resistere e costruire!

Oggi, come ogni 25 aprile, ancora in piazza. Perchè la lotta non è finita. Perchè dobbiamo ancora conquistare la rossa primavera! Continua a leggere »

39 anni dopo Lama

 

L’anniversario è atipico, ma ogni 17 febbraio che si rispetti a Roma tutti si sentono in dovere di dire qualcosa sulla cacciata di Lama dalla Sapienza. L’atto che apre il ’77 romano, chiusosi dopo un mese nella grande e tragica manifestazione del 12 marzo, il giorno seguente la morte di Francesco Lorusso. In fondo la “geometrica potenza” si espresse compiutamente in quel mese che cambiò, se non i destini di un paese, quantomeno i riferimenti culturali di un movimento. Non poteva che finire così, con un doloroso e necessario canto del cigno. Sono completamente fuori fuoco i ragionamenti che continuano ad immaginare, col senno del poi, una possibile fine diversa, una “salvezza”, per un movimento che non aveva alcuna rivendicazione particolare da portare avanti, alcuna mediazione da proporre, che non fosse la diretta politicità della sua essenza e presenza. Per ciò stesso, irriducibile a possibili integrazioni pacificanti, a parziali intendimenti con le nascenti convergenze di potere nate proprio per impedire quei parziali intendimenti. Detto questo, e rilevata fino in fondo la grandezza di un processo politico, bisogna anche uscire dal reducismo di chi ancora fatica a comprendere quel 17 febbraio, che segnò non solo l’apoteosi di un movimento, ma anche il suo decisivo limite politico. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: “Fenomenologia di un martirologio mediatico. Le foibe nella rappresentazione pubblica dagli anni Novanta ad oggi” di Federico Tenca Montini

Da ormai molti anni, siamo soliti ripetere che il piano su cui si muove l’antifascismo debba trovare appoggio su tre gambe: l’antifascismo culturale, quello sociale e quello militante. Riteniamo anche che ognuno di questi aspetti, di questi momenti, sia condizione necessaria e ineludibile affinché anche gli altri due possano esprimersi efficacemente. Per questo motivo, come collettivo, abbiamo cercato negli ultimi anni di sviluppare la nostra attività politica in questo campo contestando tutti quei momenti pubblici in cui si è cercato e si cerca di veicolare una lettura revisionista della guerra civile del 1943-45 e della Resistenza, italiana e jugoslava. Continua a leggere »

Quel 24 maggio

 

Cent’anni fa, l’Italia entrava in guerra e apriva le porte alla modernità, con tutto il carico traumatico di 600.000 morti durante il conflitto e l’enorme contraddizione del dopoguerra, che sfociò nel biennio rosso e nella fondazione del Pci prima, nel fascismo e nella Seconda guerra mondiale dopo. E’ l’evento per eccellenza che apre il secolo breve, la data di fondazione del moderno Stato italiano, ben più del Risorgimento e paragonabile solo alla guerra partigiana come atto fondativo di un nuovo tipo di società. Relegare tale memoria alle destre e alle istituzioni, per lo più militari, è un errore che non avremmo dovuto correre. Abbandonato il campo della Storia, non ci rimane che destreggiarci nella piccola e grande memorialistica dei dannati che morirono per mano imperialista. Eppure anche dalle nostre parti il 24 maggio andrebbe ricordato, perché buona parte di ciò che venne dopo, in Italia come in Europa e in Russia, lo si deve a quell’evento, allo scoppio della guerra. Continua a leggere »

Ciao Mimmo!

 

Oggi il capitalismo dorme sonni più tranquilli e si sente più sicuro nella sua aggressione al proletariato, alla natura, ai nostri corpi e al mondo che ci circonda. Un evento improvviso, inspiegabile e infame ha portato via Domenico Vasapollo, dirigente della Rete dei Comunisti e militante comunista. In questi momenti soffriamo la maledizione di non credere ai paradisi e agli inferni. Non sappiamo dove sia adesso Mimmo, non possiamo avere la certezza che stia in un mondo migliore di quello per cui aveva sempre lottato, nelle battaglie ambientaliste e anticapitaliste, nella promozione attiva delle idee del Socialismo del XXI secolo, nella lotta sindacale. Il ricordo della sua gioia di vivere, della fiducia in un futuro da costruire insieme e delle gabbie da rompere quello no, non ce lo può togliere nessuno. Sventolano le bandiere rosse, si alzano i pugni chiusi.

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Dalla “giornata del ricordo” al ricordo dei repubblichini, con tanto di medaglia

 

Trecento fascisti, in molti casi acclarati (persino per l’Italia!) criminali di guerra, nel corso di questi dieci anni hanno visto la propria memoria rivalutata e i propri parenti medagliati dalla Repubblica (antifascista, nata dalla Resistenza, etcblabla). Ecco a cosa porta lo sdoganamento politico del fascismo attuato tramite la “giornata del ricordo”, il segno duraturo dell’azione svolta da AN nei vari governi Berlusconi a cui partecipò da protagonista. Come abbiamo innumerevoli volte cercato di dire, e insieme a noi pochi altri militanti, commentatori e storici, l’istituzione della “giornata del ricordo” altro non fu che la certificazione di un rapporto politico finalmente ribaltato. Dalla Repubblica antifascista si è passati prima ad una Repubblica a-fascista, per sostituire il carattere a-fascista con quello anticomunista. Oggi il terreno della politica “ufficiale” è caratterizzato da una sola e definitiva conventio ad excludendum: l’anticomunismo. L’ultimo appunto sarà quando la Ue stabilirà definitivamente il reato di “negazionismo”, che oggi, tramite le mille trasmutazioni politiche e i traslitteramenti semantici, significherebbe unicamente reato di comunismo, vista la più che sostanziale equiparazione storico-politica delle vicende dei vari “totalitarismi” novecenteschi. Continua a leggere »

Per i fascisti sono ancora aperte le iscrizioni…