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ACCADEVA OGGI…

6 July :
1945 A Schio i partigiani giustiziano 54 fascisti: e se ci coglie la crudele sorte dura vendettà verrà dal partigian, ormai sicura è già la triste sorte del fascista vile traditor

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“Da una scintilla nascerà una fiamma…” Per Lenin

 

Concludiamo oggi la rassegna delle “canzoni dalla quarantena”. Oggi e non il 25 aprile o il 4 maggio, perchè oggi – 150 anni fa – nasceva Lenin, e ci sembra la cosa più interessante da “celebrare” di questi tempi. Non per mettere in contrapposizione Lenin al 25 aprile, ma dobbiamo anche dirlo: non se ne può più di questa melassa liberale che ha trasformato la Liberazione in una giornata dei buoni sentimenti e della concordia, dell’unità nazionale e della Costituzione. Cosa ce ne facciamo di una roba che accomuna destra e sinistra, liberali e liberisti, europeisti e sovranisti? Certo il mercato elettorale impone che si metta in scena il teatrino degli smarcamenti, con Salvini e La Russa da una parte, Mentana e Zingaretti dall’altra. E poi l’Anpi e l’Arci, la Cgil e la “magistratura democratica”: cosa ce ne facciamo? Niente. Ha senso un’Anpi senza più combattenti partigiani, divenuta rifugio di parenti e amici del carrozzone “democratico”? No. E allora lasciamo festeggiare questo 25 aprile sterile e imputridito a chi ne ha fatto una bandiera di “democrazia” e di “partecipazione”, cantando Bella ciao mentre tagliava salari e privatizza tutto il privatizzabile. E’ una bandiera loro, oramai, destituita di ogni carica conflittuale. Se la tenessero, non abbiamo mai avuto amore dei feticci. Continua a leggere »

Di Veltroni e d’altri revisionismi

 

Da qualche anno l’approssimarsi del 22 febbraio ci costringe allo stillicidio revisionista della memoria condivisa. In questo, Veltroni si è ritagliato un ruolo di primus inter pares, di agitatore e facilitatore della riconciliazione, artefice di buoni sentimenti e ricongiungimenti familiari. Quest’anno la parte del morto a pretesto è toccata a Sergio Ramelli. Povero Ramelli verrebbe da dire, sicuri che neanche lui approverebbe l’uso pacificato della sua memoria, la violenza sulle sue idee e sulle ragioni della sua morte, da parte di una politica viscida che banchetta sul cadavere del neofascista per ragioni politiche aliene al ricordo del caduto e di quegli anni. Ma Veltroni è una macchietta di se stesso: critico mancato, regista fallito, scrittore frustrato, comunista per accidente. Lasciamolo dunque nel suo mondo di risentimento mascherato. Continua a leggere »

“Ciao” Giampi… No Rip

Ieri è morto Giampaolo Pansa e questa mattina le pagine dei giornali si sono riempiti dei consueti “coccodrilli” e dei ricordi commossi dei suoi colleghi. Sulle pagine del Corriere della Sera Valter Veltroni, chiamandolo confidenzialmente “Giampaolo”, lo definisce un “narratore col binocolo”, un “meraviglioso raccontatore”, “un giornalista onesto, benchè aspro”. Continua a leggere »

Battisti e la cattiva coscienza di certi “sinistri”.

Se c’è qualcosa che rende più cupe queste ore, sono le reazioni di certa “sinistra” di fronte all’arresto di Battisti, e più in generale rispetto all’uso strumentale che viene fatto di questa vicenda per sciorinare giudizi sommari sull’intero ciclo di lotte degli anni Settanta. Continua a leggere »

Fabrizio De André vent’anni dopo

 

De André fa parte della grande cultura italiana, nonostante le contraddizioni lancinanti che la sua opera porta con sé. Da decenni è un monumento, per ciò stesso impossibile da affrontare di petto. Cosa si può dire di qualcuno su cui è già stato scritto e detto di tutto, nel bene come nel male? Meglio tacere evitando la certezza del già sentito. Inutile tanto la rimasticazione di temi altrui quanto la provocazione fine a se stessa. De André va salvaguardato dalla sua normalizzazione, un processo d’altronde avviato con lui ancora aggrappato alla vita, e anche questo fa parte delle controversie umane di un uomo d’altri tempi e d’altre tensioni morali. E nonostante ciò, a vent’anni esatti dalla sua morte, mentre il coro mediatico fa gara a ricordarlo, è giusto non lasciare solo ai poveri di spirito la sua memoria. Continua a leggere »

Patriottismi fuori tempo massimo

 

Da tempo un vasto fronte politico-culturale chiede a gran voce l’istituzione del 4 novembre come festa nazionale legata ad un giorno festivo. E’ una richiesta interessata: attraverso la celebrazione del 4 novembre come “festa degli italiani” si vorrebbe concretamente derubricare il 25 aprile quale festa “divisiva”, non più adeguata a rappresentare quello spirito di riconciliazione incarnato invece nel ricordo del 4 novembre. Ma cosa si vorrebbe ricordare in questa data? In primo luogo, va ricordato che la «giornata dell’unità nazionale e delle forze armate», ancora oggi festa nazionale, fino al 1976 era connessa al giorno festivo. Una reintroduzione, insomma, legata alla fine della Prima guerra mondiale. Una data che i più, ormai anche a sinistra, definiscono come «Vittoria». Proprio così, con la V maiuscola e il petto infuori. Ma siamo impazziti? Continua a leggere »

Oggi come ieri a San Basilio

La manifestazione di domani per ricordare Fabrizio Ceruso, il suo assassinio a distanza di 44 anni, potrebbe ricadere nella ritualità degli anniversari, nelle date che necessariamente si ricordano per storia, per onorare la memoria di una grande stagione di lotte ormai lontana nel tempo, ma così non è.

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Aldo Moro e il decennio dimenticato

 

Del sequestro di Aldo Moro conosciamo nel dettaglio la sceneggiatura, ma mai come in questo anniversario non ne riconosciamo più la verità. E’ scomparsa, obliterata da spirito di vendetta o forse, più semplicemente, da ignoranza politica, la storia. Venuto meno il contesto, non rimane che la fiction: targhe e auto, svolte e toponomastica, ricordi di nipotini precocemente orfani e complottismi d’ogni ordine. All’incanto catto-comunista è subentrato il disincanto cossighiano, per tornare all’incomprensione post-moderna, ma la prima vittima rimane la comprensione degli eventi. C’è un filo rosso che collega la memorialistica di questi giorni: la forzata de-contestualizzazione di un episodio trasformato in evento e slegato da qualsivoglia processo. Aldo Moro non è l’apice – glorioso o tragico, a seconda delle opinioni – di un decennio di scontro di classe. E’ una fiction Rai innestata nella politica italiana. Continua a leggere »

Città e Rivoluzione, il sogno di Antonello Sotgia

 

Si è spento ieri Antonello Sotgia, già la notizia si è giustamente diffusa ovunque. Antonello rappresentava una delle ormai rare figure di intellettuale militante al servizio delle lotte di classe. Era un urbanista, nella città in cui questa professione è stata inevitabilmente legata alla trasformazione sociale, alla lotta politica, all’impegno militante. Il disastro urbanistico romano ha prodotto, come contrappasso, almeno due generazioni di intellettuali militanti, combattenti sul fronte della lotta alla distruzione del suo patrimonio metropolitano. Da Leonardo Benevolo a Paolo Berdini, passando ovviamente per Italo Insolera, Roma è stata il luogo dove si sono incontrate urbanistica e rivoluzione. Fra i tanti, Antonello è stato sicuramente il più coerente, il più impegnato, il più riottoso alla resa post-moderna, alle comodità professionali, al disimpegno. Antonello Sotgia è stato prima di tutto un comunista, e solo poi un architetto e urbanista convinto dell’inevitabile relazione tra la sostanza sociale della città e la forma urbana che questa rispecchiava. Fino all’ultimo, Antonello ha messo davanti a sé e alla sua professione questo presupposto, la necessità di inserire l’urbanistica dentro una visione dei rapporti sociali che costituiva l’essenza stessa di ogni governo del territorio. Per questo, probabilmente, ha avuto molti meno onori e riconoscimenti di quanti avrebbe potuto raggiungere, se solo si fosse adeguato al contesto, ai tempi che cambiavano, alle mode intellettuali. Non lo ha fatto, integrandosi come pochi altri in una comunità di militanti politici che si è servita spesso di lui, delle sue analisi, della sua professione, del suo linguaggio, arricchendoci tutti. Questa stessa comunità lo saluterà domenica alle 11, al Cinema Palazzo di San Lorenzo. Ciao Antonello.

Ricordare pensare agire: 100 anni di Rivoluzione

 

Questo fine settimana si concluderanno le nostre celebrazioni del centenario della Rivoluzione d’Ottobre. Un ricordo inevitabile e necessario, che è proseguito lungo due linee guida: da una parte, organizzando iniziative specifiche sull’Ottobre – assemblee, art work, dibattiti, lavori editoriali, manifesti, scritte, striscioni; dall’altra, cercando di far vivere il senso della Rivoluzione dentro la nostra attività politica quotidiana. Un tentativo oggi maledettamente difficile vista la profonda inattualità che subisce l’idea stessa di rivoluzione, di cambiamento, di rottura. Sono d’altronde questi i tempi che ci sono stati dati in sorte, e se il presente ha assunto l’aspetto della distopia reazionaria è anche responsabilità nostra. In questo anno si sono accavallati multiformi ricordi della Rivoluzione. Ognuno, inevitabilmente, ha rievocato il suo modo di intendere l’evento centrale del XX secolo. La politica e il giornalismo liberale, forti dello scampato pericolo, ne hanno celebrato la distanza storica ormai (apparentemente) incolmabile, tirando il classico sospiro di sollievo, lasciandosi anzi andare alle concessioni tipiche di chi sa di non avere più niente da temere. La cultura e la politica ancora comunista si è al contrario adeguata all’anniversario inaggirabile. Purtroppo, nel nostro come negli altri casi, si è trattato di celebrare un evento storico disattivato. Il senso della Rivoluzione, ovviamente, vive nelle lotte di classe e non nelle mummificazioni celebrative. Eppure andava celebrata, fosse solo per ostinazione. In tal senso, oltre che invitare tutti a passarci a trovare questo fine settimana, pubblichiamo qui di seguito l’introduzione che il Comitato per le celebrazioni dell’Ottobre ha scritto per la ripubblicazione del piccolo capolavoro di Lukács, Lenin. Un testo, tra i tanti, fuoriuscito dai radar dell’interesse militante, e tuttavia proprio per questo utile a chiarire il significato storico-politico dell’azione di Lenin nella Rivoluzione. Buona lettura. Continua a leggere »