APPUNTAMENTI

MILITANT AUTLET


Infoshop
www.militantautlet.com
T-shirt, felpe, cappelli, giacche e sciarpe per sostenere le spese dell’attività politica.

Donazione Paypal

La lotta paga, ma ha anche un costo. Non riceviamo finanziamenti, non abbiamo trattorie, nessuno ci paga manifesti, striscioni o trasferte. Tutta la nostra attività politica è finanziata con l'autotassazione e la vendita delle magliette. Se pensi che il nostro impegno meriti un piccolo sostegno, non indugiare. Anche un piccolo contributo economico è per noi una grande forma di solidarietà politica.

PAGINE FACEBOOK: MILITANT


Collettivo Militant

NOI SAREMO TUTTO


Rete Nazionale

MILITANT AUTLET


Infoshop

ACHTUNG BANDITEN


Festival Antifascista

Caracas Chiama


Rete di solidarietà al Socialismo del XXI secolo

Comitato per il Donbass Antinazista


Coordinamento Operaio Ama


SOCIAL

pagina twitter Profilo Twitter pagina twitter Canale Youtube abbonati alle notizie Rss Feed Rss

ACCADEVA OGGI…

24 August :
1917: L'INSURREZIONE DI TORINO

1944 - Nella Valle del Lucido, sulle Alpi Apuane, i nazifasciti massacrano 174 civili. 26 di loro erano bambini ed uno aveva appena 2 giorni.

STATS

Battisti e la cattiva coscienza di certi “sinistri”.

Se c’è qualcosa che rende più cupe queste ore, sono le reazioni di certa “sinistra” di fronte all’arresto di Battisti, e più in generale rispetto all’uso strumentale che viene fatto di questa vicenda per sciorinare giudizi sommari sull’intero ciclo di lotte degli anni Settanta. Continua a leggere »

Fabrizio De André vent’anni dopo

 

De André fa parte della grande cultura italiana, nonostante le contraddizioni lancinanti che la sua opera porta con sé. Da decenni è un monumento, per ciò stesso impossibile da affrontare di petto. Cosa si può dire di qualcuno su cui è già stato scritto e detto di tutto, nel bene come nel male? Meglio tacere evitando la certezza del già sentito. Inutile tanto la rimasticazione di temi altrui quanto la provocazione fine a se stessa. De André va salvaguardato dalla sua normalizzazione, un processo d’altronde avviato con lui ancora aggrappato alla vita, e anche questo fa parte delle controversie umane di un uomo d’altri tempi e d’altre tensioni morali. E nonostante ciò, a vent’anni esatti dalla sua morte, mentre il coro mediatico fa gara a ricordarlo, è giusto non lasciare solo ai poveri di spirito la sua memoria. Continua a leggere »

Patriottismi fuori tempo massimo

 

Da tempo un vasto fronte politico-culturale chiede a gran voce l’istituzione del 4 novembre come festa nazionale legata ad un giorno festivo. E’ una richiesta interessata: attraverso la celebrazione del 4 novembre come “festa degli italiani” si vorrebbe concretamente derubricare il 25 aprile quale festa “divisiva”, non più adeguata a rappresentare quello spirito di riconciliazione incarnato invece nel ricordo del 4 novembre. Ma cosa si vorrebbe ricordare in questa data? In primo luogo, va ricordato che la «giornata dell’unità nazionale e delle forze armate», ancora oggi festa nazionale, fino al 1976 era connessa al giorno festivo. Una reintroduzione, insomma, legata alla fine della Prima guerra mondiale. Una data che i più, ormai anche a sinistra, definiscono come «Vittoria». Proprio così, con la V maiuscola e il petto infuori. Ma siamo impazziti? Continua a leggere »

Oggi come ieri a San Basilio

La manifestazione di domani per ricordare Fabrizio Ceruso, il suo assassinio a distanza di 44 anni, potrebbe ricadere nella ritualità degli anniversari, nelle date che necessariamente si ricordano per storia, per onorare la memoria di una grande stagione di lotte ormai lontana nel tempo, ma così non è.

Continua a leggere »

Aldo Moro e il decennio dimenticato

 

Del sequestro di Aldo Moro conosciamo nel dettaglio la sceneggiatura, ma mai come in questo anniversario non ne riconosciamo più la verità. E’ scomparsa, obliterata da spirito di vendetta o forse, più semplicemente, da ignoranza politica, la storia. Venuto meno il contesto, non rimane che la fiction: targhe e auto, svolte e toponomastica, ricordi di nipotini precocemente orfani e complottismi d’ogni ordine. All’incanto catto-comunista è subentrato il disincanto cossighiano, per tornare all’incomprensione post-moderna, ma la prima vittima rimane la comprensione degli eventi. C’è un filo rosso che collega la memorialistica di questi giorni: la forzata de-contestualizzazione di un episodio trasformato in evento e slegato da qualsivoglia processo. Aldo Moro non è l’apice – glorioso o tragico, a seconda delle opinioni – di un decennio di scontro di classe. E’ una fiction Rai innestata nella politica italiana. Continua a leggere »

Città e Rivoluzione, il sogno di Antonello Sotgia

 

Si è spento ieri Antonello Sotgia, già la notizia si è giustamente diffusa ovunque. Antonello rappresentava una delle ormai rare figure di intellettuale militante al servizio delle lotte di classe. Era un urbanista, nella città in cui questa professione è stata inevitabilmente legata alla trasformazione sociale, alla lotta politica, all’impegno militante. Il disastro urbanistico romano ha prodotto, come contrappasso, almeno due generazioni di intellettuali militanti, combattenti sul fronte della lotta alla distruzione del suo patrimonio metropolitano. Da Leonardo Benevolo a Paolo Berdini, passando ovviamente per Italo Insolera, Roma è stata il luogo dove si sono incontrate urbanistica e rivoluzione. Fra i tanti, Antonello è stato sicuramente il più coerente, il più impegnato, il più riottoso alla resa post-moderna, alle comodità professionali, al disimpegno. Antonello Sotgia è stato prima di tutto un comunista, e solo poi un architetto e urbanista convinto dell’inevitabile relazione tra la sostanza sociale della città e la forma urbana che questa rispecchiava. Fino all’ultimo, Antonello ha messo davanti a sé e alla sua professione questo presupposto, la necessità di inserire l’urbanistica dentro una visione dei rapporti sociali che costituiva l’essenza stessa di ogni governo del territorio. Per questo, probabilmente, ha avuto molti meno onori e riconoscimenti di quanti avrebbe potuto raggiungere, se solo si fosse adeguato al contesto, ai tempi che cambiavano, alle mode intellettuali. Non lo ha fatto, integrandosi come pochi altri in una comunità di militanti politici che si è servita spesso di lui, delle sue analisi, della sua professione, del suo linguaggio, arricchendoci tutti. Questa stessa comunità lo saluterà domenica alle 11, al Cinema Palazzo di San Lorenzo. Ciao Antonello.

Ricordare pensare agire: 100 anni di Rivoluzione

 

Questo fine settimana si concluderanno le nostre celebrazioni del centenario della Rivoluzione d’Ottobre. Un ricordo inevitabile e necessario, che è proseguito lungo due linee guida: da una parte, organizzando iniziative specifiche sull’Ottobre – assemblee, art work, dibattiti, lavori editoriali, manifesti, scritte, striscioni; dall’altra, cercando di far vivere il senso della Rivoluzione dentro la nostra attività politica quotidiana. Un tentativo oggi maledettamente difficile vista la profonda inattualità che subisce l’idea stessa di rivoluzione, di cambiamento, di rottura. Sono d’altronde questi i tempi che ci sono stati dati in sorte, e se il presente ha assunto l’aspetto della distopia reazionaria è anche responsabilità nostra. In questo anno si sono accavallati multiformi ricordi della Rivoluzione. Ognuno, inevitabilmente, ha rievocato il suo modo di intendere l’evento centrale del XX secolo. La politica e il giornalismo liberale, forti dello scampato pericolo, ne hanno celebrato la distanza storica ormai (apparentemente) incolmabile, tirando il classico sospiro di sollievo, lasciandosi anzi andare alle concessioni tipiche di chi sa di non avere più niente da temere. La cultura e la politica ancora comunista si è al contrario adeguata all’anniversario inaggirabile. Purtroppo, nel nostro come negli altri casi, si è trattato di celebrare un evento storico disattivato. Il senso della Rivoluzione, ovviamente, vive nelle lotte di classe e non nelle mummificazioni celebrative. Eppure andava celebrata, fosse solo per ostinazione. In tal senso, oltre che invitare tutti a passarci a trovare questo fine settimana, pubblichiamo qui di seguito l’introduzione che il Comitato per le celebrazioni dell’Ottobre ha scritto per la ripubblicazione del piccolo capolavoro di Lukács, Lenin. Un testo, tra i tanti, fuoriuscito dai radar dell’interesse militante, e tuttavia proprio per questo utile a chiarire il significato storico-politico dell’azione di Lenin nella Rivoluzione. Buona lettura. Continua a leggere »

Cinquant’anni dopo la morte del Che

 

Cinquant’anni fa, a La Higuera, moriva Ernesto Guevara. Fucilato da reparti dell’esercito boliviano, appositamente addestrati e comandati dalla Cia, cadeva anche il sogno di una guerriglia comunista che, partendo dalla Bolivia, si sarebbe poi dovuta estendere al grosso del continente latino americano. Mezzo secolo dopo, il Che e la storia della rivoluzione a Cuba e in America latina, continuano a parlare al presente. Su tutto, sono capaci di restituire all’orizzonte comunista una dimensione epica, spesso tralasciata. Non ci servono eroi, ma la consapevolezza che si può lottare sempre, qualunque sia la disparità di forze in campo, contro chi fa della miseria, dello sfruttamento, dell’oppressione la propria ragione di essere nel mondo. Se si ha la capacità di avere un popolo alle proprie spalle, se si mettono in campo lucidità politica, analisi scientifica della realtà e coraggio che hanno avuto personaggi come Che Guevara, si può anche vincere. In un mondo che si vorrebbe pacificato alla barbarie capitalista, e anche in un’America latina dove le esperienze socialiste sono sotto attacco, questo non è poco. Con i compagni del Corto Circuito ricorderemo il Che per le strade di Cinecittà e del Lamaro con questo manifesto, qui lo facciamo aggiungendo le parole finali della sua autobiografia scritta da Paco Ignacio Taibo II, Senza perdere la tenerezza: Dalle migliaia di foto, poster, magliette, nastri, dischi, video, cartoline, ritratti, riviste, libri, itinerari turistici, cd, frasi, testimonianze, tutti i fantasmi della società industriale che non sa custodire i suoi miti nella sobrietà della memoria, il Che ci guarda attento. Ritorna al di là di tutte le cianfrusaglie in un’epoca di naufragi, è il nostro santo laico. Più di quarant’anni dopo la sua morte, la sua immagine attraversa le generazioni, il suo mito passa di corsa in mezzo ai deliri di grandezza del neoliberismo. Irriverente, beffardo, ostinato, moralmente ostinato, indimenticabile”. Hasta Siempre, Comandante! Continua a leggere »

E’ morto Paolo Villaggio. Era ora

 

Paolo Villaggio ha percorso l’affollatissima strada dell’uomo di cultura italiano del Novecento: da originale, a tratti geniale, interprete di una società in fase di profonda trasformazione, a portavoce di indicibili banalità sull’universo mondo. Questa parabola lo accomuna al 99% della cricca intellettuale del nostro paese, un mondo che è transitato, senza colpo ferire, dall’opposizione ai canoni culturali e politici dominanti al più completo asservimento verso di questi. Una generazione intellettuale prima organica, volente o nolente, a una visione del mondo. Poi festosamente disorganica, e proprio per questo libera di sparare le più immani boiate, le più trite ovvietà sub-culturali, circondata da quell’aura intellettuale opportunamente veicolata dal dispositivo televisivo. Eppure Paolo Villaggio è stato, per un breve periodo, interprete di un’acuta riflessione sulla società italiana e sulle contraddizioni generate dal suo arrembante sviluppo capitalistico. Continua a leggere »

Un compagno, un ribelle, un proletario: ciao Pelo

 

In qualche sobborgo dimenticato di Buenos Aires ci ha lasciato Sandro, Pelo per chiunque l’avesse conosciuto. Pelo apparteneva all’ultima generazione di compagni che erano al tempo stesso ribelli e proletari. Un ribelle vero, con le virtù e i vizi di chi, nato e cresciuto per strada, ha trovato nella politica, nella militanza comunista, la sua ragione di vita e la sua salvezza rispetto a una vita di merda che ha riservato, per lui e quelli come lui, poche gioie e moltissimi dolori. Dolori veri, che segnano una vita e che piegano anche gli spiriti più indomabili. Nell’ultimo tratto della sua vita politica si era avvicinato al nostro collettivo, tornando alla militanza politica dopo anni duri. Purtroppo, la depressione e la malasorte hanno vinto le sue difese. Aveva provato a ritrovare se stesso in Argentina, senza riuscirci. Ci lascia nella maniera più drammatica, solo e in esilio da quei compagni che non hanno saputo vincere insieme a lui le debolezze e le avversità della vita. Ma Pelo era un compagno del movimento, conosciuto da tutti, rispettato da tutti proprio perchè sempre in prima linea, pagando in prima persona, con denunce e arresti, una scelta di vita radicale, davvero senza compromessi. La burocrazia rallenterà il trasferimento della salma in Italia, ma sarà doveroso un ultimo saluto al compagno Pelo, da parte di tutti quei compagni che non hanno saputo difenderlo dalla sua stessa fragilità. La tua morte, Sandro, ci mette di fronte ai nostri limiti, ai limiti di un movimento che nel tempo ha perso contatto con quel proletariato politicizzato che costituiva il maggior vanto politico della sinistra rivoluzionaria. Si dice che chi ha compagni non muore mai. Dovremo tutti essere all’altezza di questa frase, e non sempre abbiamo dato dimostrazione di esserlo. Ciao Pelo.