A Roma sono terminate le elezioni comunali 2013: nel derby tra le due borghesie, ha vinto quella che stava – formalmente – all’opposizione. La fine della tornata elettorale è stata un sollievo, francamente, anche per le conseguenze che ha avuto all’interno del movimento antagonista romano. Per quanto ci sia stato, oggettivamente, un “vincitore relativo” (e cioè il non voto, l’unico dato rilevante che riusciamo a cogliere in queste tristi performance elettorali), l’intero movimento esce dalle urne diviso, indeciso e frustrato. Dato che anche il comitato Nessuno Sindaco fa parte del movimento, un ragionamento del genere coinvolge anche Nessuno. In questa tornata elettorale il movimento romano – come spesso è capitato negli ultimi anni – si è candidato massivamente, scontando più di altre volte forti divisioni interne. Divisioni che al ballottaggio non hanno comunque impedito, a chi si dichiarava fuori dal patto di stabilità, la solita chiamata al voto utile ed antifascista per Marino. Continua a leggere »
Ci sono alcune piccole storie che per quanto ignobili riescono a raccontare questo Paese meglio di molti saggi e trattati, e quella che arriva da Genova è una di queste. Una anziana signora di 80 anni residente a Castelletto è stata condannata a 2 mesi e 20 giorni di carcere perchè sorpresa a rubare una confezione di carne, due scatole di biscotti e una piccola bottiglia di liquore (leggi). Stando alle statistiche questo genere di “reati” è in forte ascesa. Continua a leggere »
Le recenti elezioni amministrative, a Roma e in altre città, hanno prodotto una riflessione di Giulia Bausano ed Emilio Quadrelli, che riceviamo e volentieri pubblichiamo.
In questa fase, l’insubordinazione attiva di reparti del proletariato – interpretata, promossa, inscritta dentro il programma di una rete di nuove avanguardie comuniste – è il passaggio politico preliminare a tutto. (Senza tregua. Giornale degli operai comunisti. Luglio 1976)
I fatti e i dati hanno la testa dura. Il cinquantasei per cento della popolazione romana, alle ultime elezioni amministrative, si è astenuta. Le cose non sono andate troppo diversamente anche nei restanti collegi elettorali, ma è a Roma che l’astensionismo di massa ha raggiunto i picchi di maggiore consistenza. Ci soffermiamo su Roma poiché, in quanto realtà metropolitana, è in grado di anticipare e prefigurare gli scenari complessivi di un futuro che, a ragion veduta, sembra essere dietro l’angolo. L’analisi del voto romano, pertanto, assume un significato di particolare interesse in virtù della tendenza che oggettivamente incarna: saperla leggere e interpretare con anticipo è ciò che fa delle avanguardie comuniste una realtà degna di questo nome. Proprio su tale capacità si gioca, per intero, quell’essere sul filo del tempo che il metodo leniniano ci ha consegnato sulla scia della scienza marxista. Vediamo, pertanto, che cosa è successo a Roma considerando la prima tornata elettorale. La somma dei due poli governativi ottiene circa un terzo dei consensi. Il Movimento 5 stelle, in neppure due mesi, brucia gran parte dell’appeal protestatario raccolto alle politiche, irrisorio il risultato del cartello della sinistra parlamentarista, praticamente nullo il risultato della cosiddetta destra radicale. Continua a leggere »
Il nuovo sindaco di Roma è stato eletto dal 63% del 45% degli elettori. Questo significa che Marino ha l’appoggio di circa il 28% dei cittadini romani. Su 2.359.000 elettori, 1.063.000 circa sono andati a votare al ballottaggio, scegliendo Marino in 664.000. Questi voti costituiscono peraltro la somma esatta dei suoi voti al primo turno sommati ai voti di Alfio Marchini e delle altre liste minori d’area centrosinistra. Non un voto in più è stato spostato in queste due settimane. Se al primo turno aveva votato il 52,8% degli elettori, con in più un 3,4% di schede nulle o bianche, portando la quota dei votanti al 51%, a questo ballottaggio gli astenuti sono stati il 55%. La maggioranza della popolazione votante romana. La grande maggioranza della popolazione romana.
Questa astensione non costituisce alcuna vittoria. Rappresenta però il dato politico rilevante di queste come delle scorse elezioni. Non tenerne conto, lasciar correre, anteporre l’euforia della “liberazionediRoma” all’evento politico principale, produrrà sempre meno votanti e sempre meno partecipazione. Queste elezioni ci pongono un interrogativo decisivo; a noi il compito di trovare le giuste risposte.
“Alla luce delle ultime rivelazioni giornalistiche sul cosiddetto “datagate” abbiamo ritenuto necessario aggiornare la trama facendola aderire maggiormente alla realtà” (Florian Henckel von Donnersmarck, regista).
Washington, 2013: nel clima di terrore creato dalla Polizia di Stato, la famigerata Fbi, John Smith, drammaturgo e Alice Sarandon, sua compagna ed attrice famosissima sono considerati fra i più importanti intellettuali dal regime capitalista. Finché il ministro della cultura, vede uno spettacolo di Alice, se ne innamora e dà l’incarico al migliore agente della Fbi di spiare la coppia. Con i sofisticatissimi sistemi di intercettazione l’agente HGW XX/7 entra nelle loro vite registrando ogni loro passo, ogni loro parola, ogni loro post su FB, ogni sms, ogni telefonata, fino a interferire con le loro azioni. Ma l’intreccio tra le vite degli altri e la sua finisce per stravolgere il destino di tutti.
Il mio nome è Assata Shakur (nome da schiava joanne chesimard) e sono una rivoluzionaria. Una rivoluzionaria Nera. Questo significa che ho dichiarato guerra a tutte le forze che hanno violentato le nostre donne, castrato i nostri uomini e tenuti i nostri figli a stomaco vuoto. Ho dichiarato guerra ai ricchi che prosperano sulla nostra povertà, ai politici che ci mentono con il sorriso sulle labbra e a tutti i robot senza mente e senza cuore che proteggono loro e le loro proprietà. Sono una rivoluzionaria Nera e, in quanto tale, sono una vittima di tutta la rabbia, l’odio e l’infamia di cui è capace l’amerika. Come tutti gli altri rivoluzionari Neri, l’amerika sta tentando di linciarmi. […] Dobbiamo difenderci e non permettere a nessuno di mancarci di rispetto. Dobbiamo conquistare la nostra libertà con ogni mezzo necessario. È nostro dovere combattere per la nostra libertà. È nostro dovere vincere. Dobbiamo amarci e sostenerci l’un l’altro. Non abbiamo nulla da perdere se non le nostre catene.
(Alla mia gente, 14 luglio 1973)
Il 2 maggio scorso l’FBI ha inserito Assata Shakur, rivoluzionaria nera nata negli Usa e da quasi trent’anni in esilio a Cuba, nella lista dei 10 terroristi più ricercati: è la prima donna (e la seconda persona nata negli Usa) ad essere inserita in tale elenco (leggi). Insieme alla polizia del New Jersey, inoltre, ha alzato da 1 (cifra fissata nel 2005) a 2 milioni di dollari la ricompensa per chiunque fornisse informazioni utili alla sua cattura. Ma chi è Assata Shakur – che, con disprezzo, l’Fbi chiama col nome di JoAnne Chesimard, il nome da schiava che, come ogni militante dei movimenti di liberazione dei neri, Assata ha deciso di rifiutare –, chi è questa donna di 65 anni evasa nel 1979 da un carcere di massima sicurezza? Continua a leggere »
Ribaltando come un guanto lo slogan sessantottino che voleva la fantasia al potere ieri la Polizia, in imbarazzo per aver aperto la testa al sindaco di Terni (fosse stato un operio… ‘sti cazzi), ha diffuso la sua versione dei fatti: è tutta colpa di un ombrello. Altro che manganellate, Leopoldo di Girolamo sarebbe dunque una vittima del fuoco amico, anzi, dell’ombrello amico. Questa ricostruzione sicuramente non regge il confronto con i malori attivi dei ferrovieri anarchici o con i sassi genovesi che deviano i proiettili in aria, però dimostra quanta creatività si celi tra le grige maglie della burocrazia. Certo che se davvero un ombrello come quello del video (qui) fa tutti ‘sti danni, al prossimo corteo speriamo che piova…
1953 i due cittadini statunitensi Ethel ed Julius Rosenberg, simpatizzanti comunisti e di religione ebraica, vengono giustiziati negli USA dopo un processo farsa che li ha condannati come spie dell'Unione Sovietica.
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