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ACCADEVA OGGI…

20 July :
2001 Carlo Giuliani, 23 anni, muore durante la manifestazione contro il G8 per un colpo sparato dal carabiniere mario placanica.

STATS

Que viva Maduro carajo!

 

Nel paese dove secondo i media mainstream non ci sarebbero né la democrazia né la libertà d’espressione  ieri Cecilia Garcia Arocha, la rettrice dell’Università Centrale del Venezuela, ha diffuso per conto della Mud i dati sulla presunta affluenza del “plebiscito” contro Maduro. Prima di concentrarci sui numeri sarebbe bene però riflettere sulle informazioni che questa notizia porta in sé, e che invece, volutamente, i nostri mezzi d’informazione nascondono mentre il ceto politico di certa sinistra non riesce proprio a vedere. In quale “regime” la rettrice di un importante ateneo potrebbe coordinare per conto dell’opposizione le operazioni di voto in una consultazione paraelettorale contro un presidente legittimamente eletto? Una cosa del genere sarebbe solo ipotizzabile in Italia o negli Stati Uniti? Ve lo immaginate il rettore della Sapienza che insieme a quello della Statale di Milano coordinano le operazioni di voto in un referendum contro Mattarella? Continua a leggere »

Ius sóla

 

A monte, converrebbe ragionare sui motivi che spingono il principale partito euro-liberista ad impegnarsi in una battaglia parzialmente in favore della cittadinanza per i migranti. A valle, molto più prosaicamente, il tentativo è stato prontamente accantonato per ragioni elettorali. Le stesse, d’altronde, che ne avevano consigliato l’approvazione. Gli apparenti sbandamenti politici del Pd (un giorno ricalca le posizioni della Lega, il giorno dopo s’intestardisce sul diritto di cittadinanza; un giorno fa sua la battaglia antifascista col ddl Fiano, l’altro consente ai nazisti di manifestare nelle periferie romane; con Gentiloni e Padoan presenta la sua veste tecno-europeista, con Renzi contesta il Fiscal compact; eccetera) sono frutto di una precisa strategia politico-elettorale. Il Pd prova cioè a presentarsi come vero e proprio partito della nazione occupando il centro della politica. Per altri versi, è la stessa strategia del M5S, attentissimo a riequilibrare il proprio posizionamento quando le polemiche politiche lo schiacciano ora a destra, ora a sinistra. Tutti i soggetti politici che mirano a governare rifuggono come la peste un posizionamento ideologico: non è la guerra di posizione a pagare di questi tempi, ma il continuo movimento di sottrazione dell’elettorato altrui. Il problema sta nel non caderci, come pure troppo spesso accade. Continua a leggere »

Chi porta il “degrado” nei quartieri popolari?

 

E’ appena il caso di ricordare chi sono i soggetti che per ben due volte in una settimana sono scappati a Tor Bella Monaca. Un gruppetto di tossici, qualcuno pure confidente, che infestano i quartieri portando guardie e delinquenza. La gente di Tor Bella Monaca l’ha capito da tempo.

Storie di ordinario fascismo

 

Neanche il tempo di dichiarare vinta l’annosa lotta al fascismo ed ecco ripresentarsi il problema. Lunga la strada per il compagno Fiano e il partito combattente di cui è esponente per debellare la metastasi razzista nei quartieri della Capitale. Ieri a Tor Bella Monaca l’ennesimo film già visto, sintomo di una conversione ancora difficile per il partito clandestino al potere in lotta contro il neofascismo. Da settimane Forza nuova prova a manifestare dentro Tor Bella Monaca, ogni volta ricacciata dagli abitanti del quartiere organizzati nella sede Asia-Usb di viale dell’Archeologia. Anche ieri la notizia dell’eventuale presidio fascista aveva mobilitato gli abitanti, un centinaio scesi dai palazzi popolari a difesa della sede sindacale. Al contrario degli scorsi giorni questa volta i fascisti si sono presentati, nel ragguardevole numero di otto persone, di cui quattro venute da fuori. Neanche dieci banali camerati lasciati al loro destino, ignorati persino dai compagni per manifesta stupidità. Continua a leggere »

Finalmente vinta la partita col neofascismo

Settantadue anni dopo, il fascismo viene debellato nel nostro paese grazie al compagno Emanuele Fiano, militante del Cln Alta Italia, residente a Milano, già parlamentare del Partito comunista democratico italiano. Non fatevi fregare dalle leggi di regime firmate Scelba (1952) e Mancino (1993), che apparentemente dicono le stesse cose della proposta di legge democratica: questo è il vero ddl antifascista che spezzerà le reni alle statuette del duce esposte nelle bancarelle delle migliori sagre paesane di questo torrido luglio. L’unico strumento di lotta e di governo capace di stroncare il cancro degli stabilimenti fascisti, in questi giorni meritoriamente all’ordine del giorno di Repubblica, Pd e Digos. Per anni abituati all’idea che il fascismo si combattesse politicamente e socialmente, non ci siamo accorti che bastava il ddl del compagno e militante rivoluzionario Fiano, in grado peraltro di smascherare la nuova veste assunta dal disciolto Partito nazionale fascista, quella del Movimento 5 Stelle, vera e propria ridotta della Wermacht. Ignobili i tentativi dell’estremismo massimalista di legare le recenti posizioni (ah no, erano queste) del Partito comunista democratico all’azione antifascista di Fiano e dei compagni combattenti Amato e Zampa. Indegno anche lo sforzo di minimizzare la portata del ddl con subdole e cavillose argomentazioni, quali ad esempio l’odierna manifestazione di Forza nuova a Tor Bella Monaca che vedrà isolati gruppetti di veteroantifascisti opporsi alla sana dialettica democratica. Il classico scontro tra opposti estremismi, in attesa del doveroso ddl contro l’estremismo comunista, a questo punto inevitabile conclusione del riassetto antifascista promosso dal partigiano Fiano e guidato dal comandante Renzi. Adelante compañeros, hasta la victoria siempre!

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: Corruzione, di Don Winslow

Torna Don Winslow, ormai a rischio serialità. Il filone è quello della corruzione nella polizia e negli apparati burocratici del potere statunitense, d’ambientazione newyorkese (Missing. New York) ma diverso dalla sua narrativa sul narcotraffico (California, Messico). La storia è basilare: Dennis Malone è un poliziotto scelto a capo di un’unità d’élite della polizia di New York, la task force di Manhattan North creata col compito di stroncare i cartelli della droga che imperversano ad Harlem. Si scopre che non solo tutti gli appartenenti a questo corpo scelto hanno legami con i cartelli del narcotraffico, ma che nel frattempo si muovono essi stessi come vero e proprio cartello, sequestrando e rivendendo droga. In questa spirale perversa che risucchia torti e ragioni tutti sono complici, dai colleghi ai diretti superiori, dall’Fbi alla politica municipale. La conclusione rimanda alle consuete domande della narrativa winslowiana, riguardo al labile (labilissimo) confine tra il potere legale e il contropotere criminale, tra presunti buoni e altrettanto immaginati cattivi. Continua a leggere »

Quell’insano bisogno di glorificazione

 

Difficile svelare il mistero che porta con sé una cultura massmediatica che procede dissacrando costantemente se stessa e, nel medesimo tempo, in continua ricerca di nuovi eroi ambiguamente popolari. La morte di Paolo Villaggio in tal senso fornisce più di un solido esempio. E’ il sintomo di una perversione che agisce non solo dall’alto verso il basso, dai grandi media al popolo, ma prorompe soprattutto dal “popolo” stesso. Nonostante la post-modernità abbia apparentemente espunto il sacro, questo si impone per altre vie, attraverso altri canali, inconsapevolmente (per chi lo subisce). La morte dell’attore ha dato il via al processo di santificazione. Chi avesse osato addentrarsi nella critica di questo o quell’aspetto del suo lungo percorso professionale, veniva escluso dalla comunità dei credenti, coincidente, ça va sans dire, col “popolo”. Continua a leggere »

Debito mon amour

 

Nelle stesse settimane in cui tutto il sistema politico-mediatico cercava di convincere l’opinione pubblica che Alitalia non potesse essere salvata, che in quarant’anni fossero già stati spesi sette miliardi di denaro pubblico, proprio nelle stesse settimane il governo versava nelle casse di Banca Intesa cinque miliardi di denaro pubblico per rilevare le attività di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. In altre parole una banca privata, quale è Intesa San Paolo, fagocitava due concorrenti dirette acquisendole coi soldi dello Stato, pagando di tasca propria la simbolica cifra di un euro. Contestualmente, sempre il governo e sempre tramite soldi pubblici, garantiva per altri dodici miliardi di euro le eventuali perdite a cui andrà incontro Banca Intesa nel caso di ristrutturazione delle attività delle due banche incorporate. “Non possono essere lasciati soli i correntisti!”, ammoniva il duo Gentiloni&Padoan, applauditi da tutto il circo liberale che così giustificava la vicenda: “altrimenti sarebbe stato peggio!”. Continua a leggere »

E’ morto Paolo Villaggio. Era ora

 

Paolo Villaggio ha percorso l’affollatissima strada dell’uomo di cultura italiano del Novecento: da originale, a tratti geniale, interprete di una società in fase di profonda trasformazione, a portavoce di indicibili banalità sull’universo mondo. Questa parabola lo accomuna al 99% della cricca intellettuale del nostro paese, un mondo che è transitato, senza colpo ferire, dall’opposizione ai canoni culturali e politici dominanti al più completo asservimento verso di questi. Una generazione intellettuale prima organica, volente o nolente, a una visione del mondo. Poi festosamente disorganica, e proprio per questo libera di sparare le più immani boiate, le più trite ovvietà sub-culturali, circondata da quell’aura intellettuale opportunamente veicolata dal dispositivo televisivo. Eppure Paolo Villaggio è stato, per un breve periodo, interprete di un’acuta riflessione sulla società italiana e sulle contraddizioni generate dal suo arrembante sviluppo capitalistico. Continua a leggere »

A chi dà fastidio Geraldina Colotti?

 

Da qualche giorno la compagna e giornalista del manifesto Geraldina Colotti è vittima di un vero e proprio linciaggio (per fortuna solo virtuale) scatenato dal dissociato Enrico Galmozzi. Poca roba e pure triste, se non fosse che la vicenda ha progressivamente assunto i sordidi caratteri della resa dei conti. A difendere l’attacco gratuito e meschino del dissociato sono infatti intervenuti addirittura diversi colleghi della stessa Geraldina. Mascherato da ambigue disquisizioni sulla deontologia giornalistica s’intravede un linciaggio politico per interposta polemica. Perché tutto questo? Noi siamo inevitabilmente di parte: Geraldina è una “nostra” compagna, mentre Galmozzi è solo un dissociato. Il discorso potrebbe chiudersi qua, eppure sentiamo comunque il bisogno di parlarne perché, nonostante la distanza siderale che divide le nostre posizioni politiche con quelle del manifesto, ne abbiamo un rispetto che travalica questa stessa distanza. Continua a leggere »