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22 September :
1944 - A Querceta, Lucca, un intera famiglia di antifascisti viene sterminata da alcune SS accompagnate da un italiano

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Consigli (o sconsigli) per gli acquisti.

Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale la “questione demografica”, e in particolare la relazione tra lo sviluppo economico, la disponibilità delle risorse ambientali ed energetiche e la rapida crescita della popolazione mondiale, rappresentò uno dei nodi più controversi del dibattito internazionale. Il tema suscitava preoccupazioni condivise tanto nel mondo accademico quanto in quello politico e, parallelamente, alimentava i sospetti sulle ingerenze imperialistiche da parte dei paesi ricchi nei confronti di quei paesi poveri a cui veniva chiesto di controllare i propri tassi di natalità. Continua a leggere »

Il dibattito (guasto) tra Fassina e gli anti-Fassina

 

Sembrerebbe tutto un proliferare di patrioti, a giudicare dall’ennesima iniziativa promossa questa volta da Fassina e D’Attorre. In realtà, tutto si muove nel placido solco della virtualità, dove rossi, bruni e rossobruni se le danno di santa ragione a patto di non incontrarsi mai nella realtà. Fassina è però riuscito ad aizzare uno scombinato dibattito che merita d’essere commentato. Patria e Costituzione, dunque. Su cui si sono scatenati i cacciatori di rossobruni. Che partono da un dato incontrovertibile: Fassina è un essere squalificato. Basterebbe questo a chiudere il discorso (e noi la pensiamo proprio così: in politica non conta cosa dice chi, ma chi dice cosa). Eppure – come sempre – il dibattito sulla “questione nazionale” (perché, al fondo, di questo parliamo quando parliamo di “rossobrunismo”, “populismo”, “sovranismo” e “internazionalismo”) parte immediatamente per la tangente e il problema non è più Fassina, ma i temi politici che Fassina solleva malamente. Fassina è un pretesto, il problema è altrove. Vediamo cosa dice Fassina nel pezzo pubblicato sul manifesto del 6 settembre: Continua a leggere »

Sinistra senza politica contro un populismo senza popolo

 

L’azione giudiziaria contro Salvini smaschera due motivi di fondo di questa stagione politica. Il primo riguarda le forze dell’establishment, e in primo luogo la “sinistra”. Il secondo invece svela alcuni caratteri del “populismo” che con fatica riescono a cogliersi dietro i fumogeni giornalistici inadeguati alla comprensione della realtà. Riguardo al primo punto: secondo un copione ormai strutturato, la “sinistra” si presenta come braccio politico-ideologico dell’azione della Magistratura. Non è qui in discussione il merito della scelte di quest’ultima. Può essere corretto o meno il tentativo di inchiodare Salvini alle proprie responsabilità, anche penali, sul caso della nave Diciotti. Il problema è politico, come si sarebbe detto un tempo, e riguarda la proiezione – e la percezione – della sinistra nella società. Che è più o meno questa: una parte politica sconfitta alle urne ed espulsa dai luoghi fisici dove risiedono le principali contraddizioni sociali del paese, cerca attraverso la via giudiziaria di sbarazzarsi del nemico politico sostenendo e favorendo l’azione giudiziaria contro di questo. Ricorda qualcosa? Ovviamente: siamo ancora fermi al 1994. Continua a leggere »

Oggi come ieri a San Basilio

La manifestazione di domani per ricordare Fabrizio Ceruso, il suo assassinio a distanza di 44 anni, potrebbe ricadere nella ritualità degli anniversari, nelle date che necessariamente si ricordano per storia, per onorare la memoria di una grande stagione di lotte ormai lontana nel tempo, ma così non è.

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Il governo d’opposizione

I sondaggi vanno sempre presi con le molle, soprattutto quando le elezioni sono ancora lontane, eppure i rilevamenti della Swg pubblicati ieri, e che danno il blocco populista stabile al 60%, sembrano essere più che plausibili anche per gli osservatori poco attenti alle cose della politica. Continua a leggere »

Tristi topici

 

Buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza…

Quegli applausi mai sentiti

 

Gli applausi, bisognerebbe dire anzi la vera e propria ovazione, che il popolo di Genova presente ai funerali di ieri ha tributato al governo, a Salvini e Di Maio, sono un evento senza precedenti. Mai di fronte a una tragedia pubblica il governo ne è uscito così sostenuto, da un popolo vero, in carne e ossa, con tutte le sue tragiche contraddizioni. Siamo di fronte ad un cambiamento epocale – lo abbiamo già detto? – che ogni giorno viene confermato da un fatto nuovo e clamoroso. Provate a chiedere alle migliaia di vittime delle multiformi catastrofi del nostro paese – di ogni paese. Bombe fasciste e terremoti, alluvioni e terrorismo, stragismo mafioso o calamità naturali: mai il sentimento di rivalsa di un paese si è rispecchiato così fortemente nella sua classe politica di governo. Continua a leggere »

Immagini della putrefazione politica della sinistra

 

Come regalare altri milioni di consensi e voti al “populismo”, e come al contempo riuscire nell’ardita impresa di farsi odiare visceralmente da quel “popolo” con cui non si hanno più relazioni, nè umane né tantomeno politiche? Ce lo sta mostrando in questi giorni la “sinistra”, o almeno una parte rilevante di questa, intruppatasi a difesa dei Benetton e del capitalismo privato. Le immagini e le parole nauseabonde urtano ogni sensibilità popolare, collaborando col nemico pur di salvaguardare la propria rendita intellettuale messa in crisi dal populismo di governo. Michele Prospero, ad esempio. Il prototipo più conseguente del baronismo universitario, legato mani e piedi al regime democratico post-comunista, così scrive dalle colonne del Manifesto: «il governo approfitta dei cadaveri e delle macerie ancora calde per sperimentare gli effetti del populismo penale. […] Il governo del cambiamento, senza alcun bisogno di attendere accertamenti, risultanze di inchieste, perizie tecniche, ha avviato le procedure per la revoca sommaria delle concessioni alla società che gestisce le autostrade in combutta con la vecchia politica». La lotta politica sostituita dal cavillismo procedurale, la verità della tragedia nascosta tra le pieghe dell’azzeccagarbugli giuridico, pur di evitare il corpo a corpo con la nazionalizzazione, che è sempre un atto d’imperio, quindi giuridicamente ambiguo. Può dormire sonni tranquilli il cadreghista universitario, non ci sarà nessun esproprio né nazionalizzazione, tutto rimarrà come prima. Il problema tornerà ad essere Renzi e le correnti interne al Pd. Continua a leggere »

Stato o privato, questa la scelta

 

Mai avremmo pensato possibile un evento come il crollo del viadotto autostradale di Genova. E’, in tutti i sensi, un fatto mai visto, unico e forse irripetibile. Eppure nella moltiplicazione geometrica di commenti che un avvenimento come questo si porta dietro, stiamo assistendo ad un altro fatto altrettanto unico: la sinistra per Benetton. Non quella “sinistra” con cui vengono definiti Pd, Leu e compagnia varia, protesi ideologica del monopolismo liberista. Parliamo proprio della sinistra radicale in sostegno del capitalismo privato. Pur di combattere il M5S, pur di marcare una discontinuità col cosiddetto populismo, pur di combattere il famigerato Stato nazionale, pur di segnare una distanza col governo giallo-verde, pur di mostrarsi razionali, ragionevoli e più intelligenti del popolaccio che ha mandato al governo Salvini e Di Maio: eccoli schierati con gli interessi della privatizzazione e contro le ragioni della nazionalizzazione. Continua a leggere »

Dalla grande opera alla grande manutenzione

 

Immaginare che ad un tratto i capitali privati decidano di trasferire il proprio core business dalla speculazione (di vario tipo: residenziale, infrastrutturale, commerciale, logistica, etc) alla manutenzione del già costruito, significa ignorare il principio di valorizzazione dell’economia privata. Significherebbe costringere quei capitali a muoversi secondo indicazioni pubbliche, cioè politiche. Vorrebbe dire vincolare i movimenti di capitali, affacciarsi cioè nel regno dell’assolutamente proibito. Solo per dare un cenno dell’impresa, proprio oggi, nel classico coro post-catastrofe del “ci vuole più Stato” e del “servono più investimenti”, sul Corriere della Sera Lorenzo Bini Smaghi così raccontava la crisi della Lira turca: «Se c’è un fattore che tende a coagulare i comportamenti di migliaia di operatori è proprio il timore di misure come i controlli sui movimenti di capitale». A pagina uno ci vuole più Stato, ma a pagina trenta si ricorda che questo non deve intromettersi nei processi economici. Vincolare, dirigere, perimetrare la libertà dei capitali di valorizzarsi indefinitamente è il non expedit del capitalismo, ancor più accentuato nella sua fase liberista nella quale stiamo invecchiando.   Continua a leggere »