APPUNTAMENTI

MILITANT AUTLET


Infoshop
www.militantautlet.com
T-shirt, felpe, cappelli, giacche e sciarpe per sostenere le spese dell’attività politica.

Donazione Paypal

La lotta paga, ma ha anche un costo. Non riceviamo finanziamenti, non abbiamo trattorie, nessuno ci paga manifesti, striscioni o trasferte. Tutta la nostra attività politica è finanziata con l'autotassazione e la vendita delle magliette. Se pensi che il nostro impegno meriti un piccolo sostegno, non indugiare. Anche un piccolo contributo economico è per noi una grande forma di solidarietà politica.

PAGINE FACEBOOK: MILITANT


Collettivo Militant

NOI SAREMO TUTTO


Rete Nazionale

MILITANT AUTLET


Infoshop

ACHTUNG BANDITEN


Festival Antifascista

Caracas Chiama


Rete di solidarietà al Socialismo del XXI secolo

Comitato per il Donbass Antinazista


Coordinamento Operaio Ama


SOCIAL

pagina twitter Profilo Twitter pagina twitter Canale Youtube abbonati alle notizie Rss Feed Rss

ACCADEVA OGGI…

23 April :
1945 I partigiani liberano La Spezia

STATS

Bullismo e contestazione: il labile confine tra protesta e viltà

 

La scena del professore di Lucca bullizzato da un suo studente tra gli sghignazzi del resto della classe deve aver mandato in visibilio le truppe agli ordini della biopolitica: quale miglior esempio di destituzione del potere costituito? L’attacco al cuore del dispositivo repressivo incarnato nella figura del professore è il primo beffardo segno di ribellione verso una microfisica del potere che dal professore toscano tramanda direttamente alla governance capitalista. Non può che essere così a unire i puntini del filosoficamente corretto. Eppure in questa eccitante ricostruzione ideologica si perde di vista non solo la dignità umana momentaneamente calpestata, ma i ruoli dei soggetti coinvolti. Confondere un anonimo impiegato pubblico per il ganglio periferico di una pervasiva catena di comando del capitale significa affidare la propria comprensione della società al sabba strutturalista espunto dalla realtà ma ancora gagliardo nei corridoi universitari. Continua a leggere »

L’inverno atlantista della «opposizione siriana»

 

Le guerre hanno questo di positivo: costringono a una scelta di parte. Difficile continuare a sguazzare nell’ingegneria dei né né, nell’indolenza di chi si arrampica sui «sebbene» e gli «anche se» pur di non dichiarare il proprio appoggio esplicito al regime change atlantista. Certo in Europa, più che altro in Italia, continueranno le cantilene dirittoumaniste, ma in Siria i bombardamenti hanno ricondotto torti e ragioni ai propri referenti. Naser al Hariri, ad esempio. Che proprio ieri dichiarava sul Corsera i propri intenti bellicosi: «ben vengano i raid degli Stati Uniti assieme a Francia e Gran Bretagna in Siria». Nientemeno. Il tipo in questione non è uno qualsiasi. Al contrario, è il rappresentante della «opposizione siriana» alla «conferenza di pace» di Ginevra. E’ il rappresentante del National Coalition for Syrian Revolution and Opposition Forces, la coalizione dei gruppi anti-governativi di cui fa parte anche il Free Syrian Army. E’ insomma il vertice della proxy war organizzata in Siria da sette anni a questa parte. Continua a leggere »

Il paradosso fiscale che strangola le città

 

La perfida combinazione tra taglio dei trasferimenti statali e federalismo fiscale è alla radice del declino delle città, anzi, della città intesa come organismo sociale. Lo spiegano bene alcuni dati pubblicati ieri sul Sole 24 Ore: «La Capitale ha messo in programma per quest’anno una spesa da 467,5 milioni di euro, che significano 163 euro ad abitante e una flessione del 15% rispetto al preventivo dello scorso anno. A Milano la stessa casella registra 2,41 miliardi (-3,1% rispetto alle previsioni 2017), cioè 1.786 euro ad abitante: 11 volte tanto il dato capitolino». Una sfida impari, che si ripercuote direttamente sulla qualità della vita della metropoli. Ad esempio l’annoso problema della manutenzione del manto stradale: «le conseguenze pratiche si incontrano per esempio per strada, cioè alla voce “trasporti e mobilità”, a cui Roma dedica 293 milioni in conto capitale contro gli 1,34 miliardi di Milano». Leggendo questi dati il problema non sono più le voragini che quotidianamente attentano alla vita della popolazione romana. A risaltare è il miracolo di una città non ancora sprofondata definitivamente in una qualche catacomba precristiana. Continua a leggere »

Fake wars

 

Proprio stamane sul Corriere un “anonimo” ufficiale militare italiano smentiva definitivamente la fake news sulle armi chimiche: «Dire che siamo preoccupati non rende bene l’idea. In verità siamo sconcertati da quello che sta succedendo in Siria. […] Prima di proseguire vorrei sottolineare una cosa: l’attacco dovrebbe essere una rappresaglia per l’uso di armi chimiche da parte della Siria. Ma francamente non si sono mai viste armi chimiche che colpiscono solo donne e bambini e che poi vengono lavate via con l’acqua». Fatta questa premessa, sempre l’ufficiale ricorda la situazione paradossale che sta vivendo la Siria, paese “sovrano” – nel senso di formalmente indipendente da altri Stati – invaso da anni da un paese Nato: «Nel caos siriano la Turchia ci sguazza. Non vede l’ora che la tensione salga in modo che possa continuare a fare i suoi comodi senza che nessuno fiati. In pratica la Turchia è un paese invasore della Siria del nord e adesso anche del nord dell’Iraq, e nessuno dice nulla». Continua a leggere »

Le “gas news” sulla guerra che non deve finire

 

Sulla Siria e la colossale campagna di fake news costruita contro quel popolo ci siamo espressi decine di volte. Questa volta ci limitiamo a ripubblicare l’articolo uscito ieri sul Manifesto di Tommaso Di Francesco, di cui condividiamo ogni singola virgola e, in particolare, la tesi di fondo: la guerra in Siria non deve finire, perchè certificherebbe la sconfitta della proxy war occidentale e, al contrario, il trionfo geopolitico della Russia nel mantenere la Siria uno Stato unitario e sovrano. L’ennesima bufala sull’utilizzo di gas nei bombardamenti serve esattamente a questo: costringere l’opinione pubblica ad avallare l’intervento diretto Occidentale, in questo caso la coalizione neo-coloniale franco-americana. Di seguito, il pezzo di Di Francesco, un pezzo che finalmente ha il coraggio di ri-semantizzare alcuni concetti completamente sfuggiti di mano. Ad esempio questo: “il ruolo dei jihadisti dell’Isis, di al-Qaeda e galassie collegate, che se fanno attentati in Europa e negli States sono «terroristi», mentre in Siria sono «opposizione»”. 

di Tommaso Di Francesco (qui)

La guerra in Siria non deve finire. Sembra questo l’assunto degli avvenimenti precipitosi in corso e sotto l’influsso dei racconti massmediatici che sparano la certezza, tutt’altro che verificata da fonti indipendenti, di un bombardamento al «gas nervino» o al «cloro», con cento vittime e gli occhi dei bambini – vivi fortunatamente – sbattuti in prima pagina. Ci risiamo. Temiamo che ancora una volta la verità torni ad essere la prima vittima della guerra. Soprattutto di quella siriana, una guerra per procura, che ha visto insieme a 400mila vittime e un Paese ridotto in rovine, i mille coinvolgimenti dell’Occidente, delle potenze regionali a cominciare dalla Turchia baluardo sud della Nato, il ruolo dei jihadisti dell’Isis, di al-Qaeda e galassie collegate, che se fanno attentati in Europa e negli States sono «terroristi», mentre in Siria sono «opposizione». Continua a leggere »

Democrazia senza potere

 

L’eroica difesa della propria terra da parte dei curdi merita rispetto. Purtroppo, nella sinistra occidentale, questa esperienza travalica l’episodio concreto per divenire modello politico. Molti anni fa, ingenui, credevamo nell’errore di prospettiva, ad esempio quando si tentava di replicare modelli assai peculiari, vedasi la resistenza Maya in Chiapas, nella metropoli capitalista. Da qualche tempo – ancora una volta: colpa nostra – abbiamo capito che non c’è errore, quanto una coerente visione d’insieme che mette in relazione le lotte di talune resistenze locali con una prospettiva politica generale. Il confederalismo curdo serve a rafforzare la teoria municipalista in Europa. E’ la pezza d’appoggio concreta (“lo vedete? funziona!”) a una serie di posizioni ideologiche che da molti anni combattono l’economia privata sottraendosi all’abbraccio (mortale?) dello statalismo. Continua a leggere »

Gli scioperi, quelli veri

 

Tra aprile e giugno – tre mesi – i sindacati francesi hanno proclamato 36 – trentasei – giornate di sciopero in tutto il settore ferroviario nazionale. Una ogni tre giorni. Il tutto, «in un clima crescente di tensione sociale, [dove sciopereranno] anche il personale di Air France, i netturbini e alcuni lavoratori del settore energia» (qui). Per cogliere lo stato di putrefazione della nostra democrazia basterebbe una notizia come questa: quello che altrove viene considerato possibile, qui sarebbe trattato alla stregua di un colpo di Stato. Continua a leggere »

Sovranismo contro europeismo, la nuova frattura della politica europea

 

Scrive Sergio Fabbrini sul Sole 24 Ore di domenica 1 aprile: «l’esito delle elezioni del 4 marzo ha portato a compimento una crisi politica iniziata il 16 novembre 2011 (quando si insediò il governo Monti). La nascita del governo Monti non fu dovuta ad un colpo di Stato contro il precedente governo Berlusconi, ma alla irresistibile pressione sulla politica interna di fattori esterni. […] Quella data mostrò in modo inconfutabile che l’Italia (al pari degli altri paesi europei) non disponeva più dell’autonomia per decidere le proprie politiche di bilancio sulla base dei propri processi elettorali». Secondo l’editorialista del Sole, da quel momento (simbolico) lo scenario politico europeo si restringe inevitabilmente a due sole opzioni fondamentali: chi rifiuta l’interdipendenza europea e chi invece la promuove, seppure nelle forme volte a migliorarla preservandone alcuni margini d’autonomia. Continua a leggere »

Syrizazione del M5S?

 

Ciascuno degli interessati alla politica in queste settimane sta dando la propria interpretazione del voto. E’ inevitabile che sia così. Smarriti nei labirinti astrali della psicologia delle masse, a volte è utile affidarsi alla classe dirigente europea, libera quantomeno del bisogno represso di legittimarsi. Ieri ha parlato tale Shahin Vallée, consigliere economico di Macron e voce europea del partito En Marche nel momento in cui questo prova a strutturarsi a livello continentale in vista delle elezioni europee del prossimo anno. Curiosamente, siamo nella fase in cui anche il M5S sta riorganizzando la propria presenza europea, visto il prossimo sfaldamento del gruppo Efdd – la formazione parlamentare di orientamento nazionalista creata dall’Ukip di Farage. E’ proprio il portavoce macroniano a riportare la discussione alla sua rozza materialità: «se chiarisce le proprie posizioni, il Movimento 5 Stelle potrebbe trovare un posto nell’alleanza politica europea che Emmanuel Macron sta studiando in vista delle elezioni». Liberali e populisti insieme? Continua a leggere »

L’autobus di Fico e la sinistra aristocratica

 

Al tempo della museificazione del socialismo, era la quantità di stellette e onorificenze appuntate sul petto a distinguere i dirigenti dal popolo. La feticizzazione del riconoscimento aveva una sua logica: veniamo dalla merda – era il ragionamento implicito – abbiamo lottato e sofferto, siamo stati torturati e uccisi, ci avete fucilato, imbavagliato, bombardato, seviziato, incarcerato, affamato, ma abbiamo vinto lo stesso, e ora ci appuntiamo tutte quelle medaglie al valore che la storia ci ha sempre negato. Quelle medaglie che segnavano il confine di classe, la linea non oltrepassabile neanche dal self made man liberale, sono oggi le nostre medaglie. Giusto o sbagliato che fosse, era comprensibile. Quei tempi però sono finiti. Continua a leggere »