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27 August :
2006 - A Focene, tre neofascisti uccido Renato Biagetti.

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Dopo la tragedia, gli sciacalli

 

Neanche 24 ore e viene il tempo degli sciacalli, degli imbonitori, della truffa ideologica, dei depistaggi. Due deputati, Paola Binetti e Gianfranco Librandi, propongono di spostare il referendum “causa terremoto”. Dopo aver messo davanti l’Europa, la Brexit, la “leggedistabilità”, i mercati, oggi provano il tutto per tutto per spostare sine die il referendum su Renzi. Fino a qualche giorno fa “ce lo chiedeva l’Europa”. Oggi ce lo chiede il terremoto. Sul Corriere di oggi invece Goffredo Buccini supera ogni senso della vergogna: “Il dolore ci cambia. E cambia le nostre percezioni. Gli ultrà dell’Ascoli calcio, per dire, sono accompagnati da una pessima fama: estremisti, fascistoidi, in fondo lo stesso milieu dei vicini tifosi del Fermo che a inizio estate ha fatto da sfondo all’aggressione mortale contro il giovane nigeriano Emmanuel. Beh, l’altra mattina venti di loro erano in mezzo alle macerie di Pescara del Tronto, scavando con le unghie tra rovi e sassi e mattoni, e pregando i cronisti di non raccontarlo “perché non cerchiamo pubblicità”. Angeli delle macerie, stavolta”. E continua, ancora peggio: “Come un angelo, in clergyman, è apparso don Giovanni D’Ercole, il vescovo di Ascoli. Costretto a difendersi da polemiche pesanti sui fondi del sisma del 2009 da vescovo ausiliario dell’Aquila, indagato e prosciolto, monsignor D’Ercole avrà anche, come dicono, un certo debole per l’esposizione mediatica, ma era a scavare già all’alba”. Ma si, sticazzi: l’importante è “essere italiani”. Non importa se nel tempo libero quei “fascistoidi” degli “ultrà dell’Ascoli” passino il tempo a dare la caccia al migrante, che siano in fondo innocui fascisti, l’importante è scavare. E meno ancora importa della vicenda di tale don Giovanni Ercole, inquisito e assolto con molti dubbi riguardo alla gestione dei fondi del terremoto dell’Aquila. La tragedia pareggia ogni responsabilità, ogni compromissione, ogni scelta di vita. L’importante è scavare, senza pensare per un attimo che la tragedia assume queste proporzioni per responsabilità molto umane e poco naturali. Le macerie hanno anche questo, di potere: nascondere chi le produce continuamente.

Referendum Renzi: Leave or Remain?

 

La vera notizia di questi giorni non è l’operazione di facciata del vertice autoconvocato e autonominato Renzi-Hollande-Merkel a largo di Ventotene (e su di una portaerei, a proposito di simbolismi), per tentare di dare ossigeno ad una Ue in crisi politica, che ancora non si è ripresa dall’incubo Brexit (incubo che ormai si legge quotidianamente sui giornali, ad esempio il Corriere di ieri 23 agosto: “tenere unita la Ue non solo nel post Brexit, probabilmente meno drammatico di quanto temevano”. E’ proprio questo l’incubo: che non c’è nessun dramma fuori dalla Ue). La notizia è che Renzi teme fortemente di perdere il referendum di novembre (se sarà a novembre, ormai è una barzelletta), e per evitare di fare la fine di Cameron, finito nella pattumiera della storia, dichiara il giorno prima dell’incontro fra i tre “leader” che il referendum non è su di lui, sul suo governo o contro l’Ue (figuriamoci), e che la sua eventuale sconfitta non significherebbe andare alle elezioni politiche anticipate. In realtà la marcia indietro viene da lontano, e soprattutto non c’entra nulla con la volontà di Renzi. Continua a leggere »

Il burkini e il dress code neocoloniale

 

Da ormai oltre un quindicennio, la questione dei diversi veli  indossati da alcune donne islamiche si impone ciclicamente  nel dibattito pubblico e politico. Dopo il patetico tentativo di pinkwashing con cui si giustificò l’attacco all’Afghanistan governata dai talebani («Dobbiamo liberare le donne dal burqa»), abbiamo avuto la discussione in Francia sul divieto di indossare il burqa e il niqab. Dopo l’orribile Daniela Santanché – quella che si fa chiamare col cognome dell’ex marito dopo oltre vent’anni dal divorzio e blatera sulla libertà delle altre donne – che se ne andava in giro a strappare i veli alle donne islamiche, abbiamo visto le Femen invitare in modo neocoloniale le musulmane a spogliarsi girando in topless per i quartieri islamici di Parigi (leggi 1 e 2). Ecco che adesso – in periodo di vacanze – la questione è diventata quella del cosiddetto burkini, termine nato da una contrazione impropria tra la parola burqa (abito che copre integralmente tutto il corpo – viso incluso – usato da una minoranza di donne islamiche) e la parola bikini, indumento che evidentemente – soprattutto se succinto – è ritenuto dover caratterizzare le donne occidentali. Continua a leggere »

Inflazione, deflazione, post-flazione: quando la Brexit dà alla testa

 

Da circa due anni va avanti il dibattito attorno all’inflazione europea, giudicata, a detta di commentatori ed economisti, eccessivamente bassa per garantire la crescita economica. In effetti l’inflazione si aggira tra lo 0,2 e lo 0%, ben al di sotto del target fissato dalla Bce del 2%. Come sappiamo, il controllo dell’inflazione è uno degli strumenti, anzi: lo strumento, attraverso cui la Banca centrale europea impone agli Stati membri la moderazione salariale e impedisce qualsiasi spesa pubblica in deficit. Bloccare ogni rialzo di prezzi e salari è l’obiettivo ideologico della Ue, ma l’inflazione allo 0% ha portato molti commentatori a criticare le scelte della stessa Ue come troppo restrittive. Sillogismi fantasiosi (del tipo: “se i prezzi scendono i consumatori non comprano” [ma quando mai...semmai i prezzi scendono perché cala la domanda interna, che a sua volta cala perché il reddito disponibile si riduce]) contribuiscono ad orientare un dibattito tutti interno all’economia politica liberista. Bravi, benissimo. Continua a leggere »

Capalbio e la fiera del luogo comune

 

Da qualche giorno impazza nella rete e sui giornali la vicenda del Comune di Capalbio, che si sarebbe ribellato alla decisione della Prefettura di Grosseto di collocare nel comune maremmano cinquanta rifugiati in attesa di permesso di soggiorno. In poche ore ha preso piede il festival del cliché: da una parte il Pd locale, che si lamentava della decisione che potrebbe incidere sull’immagine turistica cittadina, provocando a suo dire un potenziale fuggi fuggi del turismo benestante del luogo; dall’altra tutte le altre forze politiche che subito hanno gridato al “radical-chichismo” della sinistra romano-capalbiese. Eppure, in questo caso, la vicenda non ha nulla a che fare con quella gauche caviar brava a predicare nei salotti ma allergica alla vita reale. Continua a leggere »

La santa alleanza che estingue la sinistra occidentale

 

In nome della lotta a Donald Trump, indicato da media e politica mainstream come nuovo male assoluto dopo Saddam, Gheddafi, Putin e Boris Johnson, la sinistra occidentale sia europea che statunitense si sta scavando la fossa con le proprie mani. Operazione invero problematica, visto che nella fossa c’è già da diversi anni. Eppure, se mai esistesse un punto di non ritorno, il fronte politico a favore di Hillary Clinton potrebbe degnamente rappresentarlo. La convergenza tra socialdemocrazia, fantasie occupy, Wall Street e Silicon Valley era in realtà nelle cose. Le varie tendenze liberal della società statunitense, dalla più “radical” alla più istituzionale, condividono un orizzonte valoriale e sociale molto più omogeneo di quanto possa sembrare a prima vista. Continua a leggere »

La sostanza della sinistra parlamentare

 

Sarebbe troppo facile, anche se opportuno, sparare a zero contro tale Arcangelo Sannicandro, rappresentante della sinistra “radicale” di lungo corso, esponente di Rifondazione comunista prima e di Sinistra e libertà dopo. La verve con cui rivendicava il diritto a non mischiarsi coi metalmeccanici, la pretesa di difendere il proprio status non solo nel percepire guadagni infinitamente maggiori, ma di far parte di un altro mondo, con altre regole, descrive il senso della sinistra di questi anni. Lui, poveretto, ne è solo un involontario emblema: ricco avvocato d’istinti illuministici, sicuramente progressista e dai buoni sentimenti, forse anche una “persona per bene”, onesta, laboriosa e via dicendo. Il problema, il vero problema, è che la “sinistra”, con queste virtù morali e/o etiche, dovrebbe avere ben poco a che fare. Continua a leggere »

Olimpiadi geopolitiche

 

Ogni grande evento è un arma politica nelle mani di chi lo organizza. Premi Nobel, premi Oscar, mondiali di calcio, expo, saloni del libro, fiere di questo o quel campo del sapere, eccetera, contengono molti significati sovrapposti. Sono eventi polisemici, difficili da catalogare (e dunque da condannare o, al contrario, da esaltare) in blocco, senza considerare l’evento nel suo complesso e nella sua complessità. Alcuni sono eventi necessari sebbene fagocitati da logiche capitalistiche; altri hanno perso nel corso del tempo il loro significato (o funzione) originario, rivestendo nella post-modernità il ruolo di contenitori del superfluo o dell’inutile; altri sono invece baracconi devianti. Le manifestazioni sportive hanno da sempre una funzione legittimante il potere costituito, ma allo stesso tempo rivestono una funzione necessaria dello spirito sociale dell’uomo che le ha rese antiche quanto l’uomo stesso, motivo per cui è altresì inutile marchiarle come “prodotto del capitalismo”. Continua a leggere »