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Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: Il nuovo Leviatano, di Geoff Mann e Joel Wainwright, Treccani 2018

 

La questione ambientale ha a che fare direttamente con il politico. Non è una questione scientifica (meno che mai “tecnica”), non ha connotazioni trasversali (“né di destra né di sinistra”), e soprattutto una cosa: prevede soluzioni originali, che non possiamo recuperare dal passato, neanche fosse un “nostro” passato al quale aggrapparci in nome della lotta al capitalismo. Come giustamente indicano i due autori di questi saggio, «il principale mutamento portato dal cambiamento climatico è l’adattamento del politico». La questione ambientale sta trasformando la politica, ma questa cosa, lungi dall’essere (per forza) un bene, si sta presentando come gigantesca TINA (there is no alternative) che piega le ragioni di chi si oppone e, viceversa, rafforza paradossalmente quel modello produttivo che è alla radice degli attuali problemi climatici globali. Serve dunque ragionare di ambiente, ma soprattutto serve «una filosofia politica del cambiamento climatico», uno sforzo interpretativo che, nel momento stesso in cui lega i fili che portano al “colpevole”, ragioni di come la questione ambientale stia mutando tutta la politica: di destra e di sinistra, capitalista e anticapitalista. Continua a leggere »

Dazi, Stato e Rivoluzione (digitale)

 

“La Cina è vicina” gridavano le piazze degli anni Settanta, e dopo quasi mezzo secolo di storia quello slogan non è mai stato tanto aderente alla realtà come lo è oggi, anche se in forme ben diverse da quelle auspicate allora. Non si intravede nessun nuovo Mao al timone, nessuna Rivoluzione Culturale si profila all’orizzonte e non ci sono nemmeno le guardie rosse intente a bombardare il quartier generale. Da Deng Xiaoping in poi la Cina ha smesso di rappresentare un’alternativa ideologica di riferimento, non solo rispetto al comunismo sovietico, ma anche, e soprattutto, rispetto a quell’occidente capitalistico a cui si è andata viepiù, per l’appunto, avvicinando. Continua a leggere »

America Latina, la lezione di Ho Chi Minh

 

di Geraldina Colotti

Il colpo di stato in Bolivia mobilita e fa discutere. Come mai si è verificato proprio nel paese latinoamericano più lodato per la sua stabilità economica e per la crescita del Pil? E perché ha potuto spiazzare e obbligare all’esilio un presidente di provata esperienza sindacale e un vicepresidente le cui analisi hanno ottenuto l’ammirazione dei marxisti latinoamericani e non solo? Che fase sta attraversando l’America Latina? Che riflessioni possiamo trarne? Continua a leggere »

Gramsci e la rivoluzione in Occidente nel dibattito della Terza internazionale. Audio del seminario

 

Pubblichiamo gli audio del seminario su Gramsci avuto luogo lo scorso 25 ottobre, tenuto da Paolo Cassetta. Si è trattata della prima lezione – delle tre in cantiere, seguiranno aggiornamenti – sul pensiero gramsciano. In questo caso, ci siamo concentrati sullo studio del contesto entro cui prendono forma i principali temi affrontati da Gramsci, messi in relazione al dibattito che negli anni Venti stava avvenendo nel movimento operaio internazionale. Temi che erano già al centro della discussione, che ruotava tutta attorno al motivo centrale della “rivoluzione in Occidente”: cosa significa rivoluzione nei paesi a capitalismo avanzato? Come fare la rivoluzione in Stati dalle evolute capacità di gestione del consenso (e del dissenso)? Sono domande che si fanno impellenti dopo il fallimento dei tentativi rivoluzionari in Germania, e che per la prima volta costringono a domande (forse) nuove: il rapporto con la socialdemocrazia, il valore delle alleanze sociali, la costruzione e il mantenimento di posizioni politiche in un contesto di (più o meno) raggiunte libertà civili e d’espressione, il “lungo periodo” come orizzonte politico. Insomma, la rivoluzione in Occidente è al tempo stesso una cosa uguale e diversa da ciò che è avvenuto in Russia. Questo fatto l’Internazionale comunista lo capisce bene. Continua a leggere »

Un golpe è un golpe è un golpe

 

Un pugno di giornate e il susseguirsi d’eventi che ha scosso la Bolivia sembra aver posto momentaneamente fuori gioco una delle esperienze costitutive di quel cambio continentale di regime che avevamo visto sorgere con l’affermazione del chavismo in Venezuela e il costituirsi di un fronte progressista in America Latina. Giorni che paiono secoli (indietro) se è vero, come si legge nella cronaca nostrana, che il vice-presidente del Senato Jeanine Áñez Chavez – approdando al ruolo non grazie all’ormai desueto esercizio della sovranità popolare ma per lunga e sistematica serie di dimissioni nelle fila governative – si è autoproclamata presidente ad interim (esattamente un’autoinvestitura, poiché la seduta parlamentare che l’ha vista salire al soglio governativo sembra sia stata l’unica che abbia potuto fare a meno del conteggio del numero legale di deputati presenti e che questo, naturalmente, non fosse stato raggiunto), sanzionando così la riuscita, almeno provvisoria, del disarcionamento del MAS-IPSP (Movimiento al Socialismo – Instrumento Político por la Soberanía de los Pueblos) e di Morales dal potere e l’ascesa di un’opposizione. Ma cerchiamo di essere più precisi e onesti, diciamo le cose come stanno: di una destra ultrareazionaria, bianca, razzista e organica agli interessi statunitensi al potere dello Stato in Bolivia. Una destra esattamente speculare a quella che in Venezuela tenta ancora di scalfire il processo rivoluzionario e che proprio in questi giorni si riorganizza per sferrare l’ennesimo colpo al governo bolivariano. Continua a leggere »

Dalle piazze alle urne. Lotte di classe in Spagna

I risultati delle elezioni generali spagnole del 10 novembre 2019, la quarta convocazione elettorale per elezioni politiche negli ultimi quattro anni, a solo sette mesi dalla precedente votazione, celebrata ad aprile, confermano un panorama politico-elettorale bloccato, in cui rimangono irrisolti tutti i principali nodi della crisi multilivello che sta interessando il Paese iberico nell’ultimo decennio. Continua a leggere »

La sinistra dello zero percento

 

Le elezioni umbre costituiscono certamente un fatto locale: irrilevante il numero di elettori coinvolti (700mila, di cui votanti circa 400mila: poco più degli abitanti di Cinecittà) per trarne indicazioni generali. Si conferma Salvini, e da una settimana è tutto un dire che “lo sapevamo”, “era scontato”, “non poteva andare diversamente”. Ma in realtà ci sono due dati che trovano nell’Umbria un trend generale, perché inseriti in una direzione che li precede e li seguirà probabilmente in futuro: la sconsolata e comica ritirata del M5S e la curiosa caparbietà della sinistra elettorale di essere caricatura di se stessa. Continua a leggere »

Oltre l’illusione della green economy. Alcune riflessioni

“E’ più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo”
(Fredric Jameson)

Prima (ovvia) premessa
Interrogato su quali leggi scientifiche avrebbero superato indenni il test del tempo senza essere rigettate o radicalmente riformulate dalle future generazioni di scienziati, Albert Einstein indicò la prima e la seconda legge della termodinamica. “E’ la sola teoria fisica di contenuto universale di cui sono convinto che nell’ambito di applicabilità dei suoi concetti di base non verrà mai superata.” Continua a leggere »

Gramsci oggi

Ci apprestiamo ad iniziare un ciclo di seminari sul pensiero di Gramsci, ad indagare sul suo contributo dato al movimento comunista nel lungo secolo breve.

Perché Gramsci oggi?

Di incontri seminariali in questi anni ne sono stati fatti tanti, esiste anche una vasta comunità di studiosi e militanti che dedicano molte energie allo studio di Gramsci, al suo contributo politico come dirigente del partito comunista d’Italia e come brillante pensatore dei Quaderni dal carcere. Continua a leggere »

Mrs. Brexit, I suppose

Salviamo il compagno Boris! Massima solidarietà, nonostante le evidenti differenze politiche, al bizzarro Johnson, che si trova impossibilitato a dar seguito al preciso mandato popolare: l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. È difficile rintracciare, volgendo gli occhi al passato, una simile ostinazione, da parte delle élites economiche e culturali, nel negare la soluzione scelta dalla cittadinanza. In effetti un altro esempio esiste, peraltro recente: quello catalano, dove pure una importante riconfigurazione della polity di una comunità, avvenuta attraverso metodi liberal-democratici (referendum, pure lì), viene rifiutata perché… sbagliata! Il popolo ha votato in modo contrario agli interessi dell’alta borghesia… cambiamo il popolo! Questa battuta girava tanto quando il target – Brecht adiuvante – era il Comitato centrale, viene taciuta adesso, quando troverebbe una concretizzazione clamorosa e ripetuta. Continua a leggere »