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20 February :
1956 A Comiso (Ragusa), un’assemblea di braccianti che protestano per la mancanza di lavoro viene assalita dalle forze di polizia, che uccidono Paolo Vitale e Cosimo De Luca

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Visioni Militant(i): Fabrizio De André – Principe libero, di Luca Facchini

 

Una fiction Rai nientemeno che su Fabrizio De André non poteva non generare reazioni manichee, e così puntualmente è stato. Chi l’ha trovata orribile, noiosa, falsa; a chi invece è piaciuta, estasiato dall’interpretazione di Marinelli o dal realismo tabagista. Inevitabilmente affrontare di petto la vita e l’opera di De André, negli anni divenuto icona della cultura italiana del secondo Novecento, porta a giudizi trancianti e passionali. Cercheremo di mettere da parte l’immediato giudizio di valore, per quanto condividiamo l’opinione nazionalpopolare su De André: nonostante sia stato volgarmente monumentalizzato, rimane un gigante della cultura italiana, pur nelle sue straordinarie contraddizioni e nel suo moralismo al tempo geniale e fastidioso. Continua a leggere »

I numeri (reali) del neofascismo a Roma e Bologna

 

Se, per l’ennesima volta, torniamo sul baratro che separa la percezione mediatica dalla realtà materiale riguardo al neofascismo, non è per l’ultima trovata elettorale di Casapound: organizzare una marcia per la sicurezza delle donne che picchia alcune donne presenti in piazza Vittorio. Vorremmo invece ragionare sui numeri e sulla composizione della manifestazione di Casapound, perché aiuta molto nel decifrare il problema dello sdoganamento mediatico del neofascismo. Siamo in campagna elettorale, elezioni a cui, almeno a leggere farneticanti proclami futuristi, Casapound punta molto dopo il presunto exploit di Ostia (in realtà a Ostia le elezioni, per Cpi, si sono risolte in un mezzo fallimento – solo un consigliere eletto nel deserto politico e della partecipazione al voto – e a livello nazionale viene accreditata dello 0,6% dei voti). Bene, nel vortice della campagna elettorale, sulla scia della questione sicurezza agitata da destra a sinistra, e in seguito al presunto stupro di una senza tetto ad opera di un migrante, Casapound convoca una manifestazione pubblica. Continua a leggere »

La crociata contro il contante

 

A intervalli più o meno regolari, e soprattutto in concomitanza delle elezioni, torna la crociata contro il denaro contante. Una campagna che in genere associa ogni utilizzatore di contante in evasore, quindi in peccatore e artefice primo del declino del paese, del malaffare, della corruzione strisciante. Insomma, chi usa il contante è un mafioso o in procinto di diventarlo. Da trent’anni a questa parte gli schieramenti sono definiti in maniera stabile: da una parte Berlusconi (e quindi Totò Riina, la Ndrangheta, Dell’Utri, le Brigate Rosse e Antonio Razzi), espressione diretta della putrefazione sociale, della cancrena culturale del paese; dall’altra il centrosinistra democratico (emanazione metastorica di Voltaire, Kant, Umberto Eco e Tony Blair), in lotta per abolire l’uso del contante e in favore della completa tracciabilità (bancaria) di ogni pagamento. Da sempre, e in particolare in questi giorni in cui, dopo tanto lamentarsi, le hanno finalmente rimediato un lavoro, la portavoce dell’illuminismo bancario è Milena Gabanelli. Che infatti è tornata sull’argomento secernendo i peggiori cliché sull’uso del contante e sulla necessità di abolirlo. Continua a leggere »

Fascismo mediatico e antifascismo elettorale: domani al Cinema Palazzo, San Lorenzo

 

Nei giorni che ci hanno accompagnato da Genova a Macerata l’Italia sembra essersi accorta dei suoi viscerali rigurgiti neofascisti, o quantomeno sembra aver avuto la prova concreta che la continua e martellante propaganda razzista (che ha trovato asilo bipartisan sui media nostrani) può effettivamente produrre degenerazioni materiali nella realtà quotidiana. Domani pomeriggio al Nuovo Cinema Palazzo di San Lorenzo, in compagnia di relatori che a diverso titolo lavorano nel mondo del giornalismo e dell’informazione, proveremo a fare una riflessione a voce alta su cosa significa nei fatti sdoganare mediaticamente il neofascismo, ma soprattutto quale funzione politica sottintende questa operazione. Abbiamo avuto modo di ricordare già che a nostro avviso al sistema mediatico e politico attuale non interessa il neofascismo in quanto tale, come esperimento politico. Non è questa la congiuntura storica in cui il governo delle relazioni sociali in Italia passa attraverso lo strumento del fascismo. In un recente approfondimento avevamo precisato come, nonostante le diseguaglianze vadano mano mano ad aumentare, siamo in un periodo di sostanziale pace sociale e la legittimazione del neofascismo, dunque, è più funzionale alla delegittimazione di un certo tipo di antifascismo, quello che non riconosce le fondamenta liberali/liberiste della rappresentanza politica, tanto nazionale quanto europea. Continua a leggere »

Di ritorno da Macerata, passando per Piacenza

 

L’enorme corteo di Macerata ha, per ora, impedito lo smarcamento della sinistra liberale dalla questione antifascista. Minniti, Renzi, il Pd e la Cgil hanno dovuto prendere atto di un sentimento popolare tutt’oggi presente, magari non forte come in passato, ma capace di reagire all’a-fascismo istituzionale. In questi giorni Macerata si è trasformata in un simbolo, confine tra l’antifascismo e la barbarie. Chi non ha scelto è direttamente invischiato nello sfaldamento dei rapporti sociali che investe oggi la “democrazia” occidentale. Detto dunque della necessità di essere presenti, di imporre la mobilitazione all’ignavia e al razzismo, di riprenderci con la forza della presenza fisica una cittadina suo malgrado divenuta simbolica, bisogna anche prendere atto che Macerata non può bastare. Continua a leggere »

Donne di serie B per uomini di serie A

 

Triste destino per Jessica Valentina Faoro. Prima abusata, poi aggredita, infine uccisa a coltellate, ma da un italiano. Nessun linciaggio di autisti Atm, nessuna vendetta contro manovratori di tram, neanche una piccola rappresaglia verso i residenti bianchi di Milano. Tutto ciò è vergognoso, in primo luogo verso la memoria della giovane vittima, colpevole di essersi negata al maschio di serie A, bianco come un lenzuolo, milanese doc, quindi al di sopra di ogni sospetto razziale. E infatti tutto tace. Tace Salvini, così come Berlusconi, per non dire del neofascismo. Nessuna dichiarazione del tipo “siamo invasi da migliaia di tranvieri”, “basta coi milanesi” o cose del genere. Il problema non è lo stupratore o l’assassino, lo spacciatore o il ladro. E’ il negro.

Nessuna legittimazione mediatica del neofascismo. Neanche in nome della campagna elettorale

 

La tentata strage di Macerata è solo l’ultimo episodio di violenza neofascista nel nostro paese. Una violenza possibile unicamente grazie alla progressiva legittimazione politica dello squadrismo, più o meno mascherato. Una legittimazione che è passata dalla sovraesposizione mediatica di cui godono tutte le sigle dell’estrema destra, soprattutto romana, a fronte di una presenza sociale e di percentuali elettorali che continuano ad essere irrilevanti. Lo sdoganamento culturale ha inserito il neofascismo all’interno della normale “dialettica democratica”, del fisiologico confronto tra opzioni politiche differenti. All’incompatibilità costituzionale, secondo cui nessuno spazio può essere garantito al neofascismo, è subentrata la critica politica, secondo la quale alle idee fasciste, pure criticabili, va concessa pari dignità mediatica. Il graduale scivolamento verso una forma di “democrazia” a-fascista è alla base delle stragi contro i migranti di questi anni. Crediamo, al contrario, che nessuno spazio possa essere lasciato al neofascismo, soprattutto quando questo si presenta nella forma pacificata del confronto elettorale. Nonostante ciò, in questi giorni di campagna elettorale si sono moltiplicati gli episodi di esponenti politici che fanno dell’antifascismo una discriminante sostanziale che hanno accettato il confronto mediatico con esponenti dell’estrema destra razzista, da Forza Nuova a Casapound. Ogni confronto con il neofascismo completa il processo di normalizzazione del neofascismo stesso, lo inserisce nel normale gioco democratico, sposta sempre più avanti quel punto di non ritorno alla fine del quale si sancirà la definitiva accettazione del fascismo come credibile alternativa al liberismo. Il comportamento mediatico di singol* compagn* mette in difficoltà l’agibilità di tutti. Della sinistra antifascista, ma soprattutto delle vittime materiali del neofascismo, e in primo luogo i migranti. E’ per questo che invitiamo tutti i compagni e le compagne a rifiutare la logica del confronto, uscire dalla narrazione degli opposti estremismi entro cui il sistema mediatico-culturale riconduce le lotte sociali al neofascismo presentando il tutto come “estremismo”. Il neofascismo non si accetta, si combatte. Anche in tempi di campagna elettorale.

Antifascisti e Antifasciste di Roma

Dal “mai più” alla collaborazione, nel giro di tre giorni

 [Nella foto, la carica congiunta di guardie e fascisti contro i compagni. Per chiarire chi sta con chi]

Proviamo a sostituire la parola islamico a quella neofascista. La manifestazione in solidarietà delle vittime dell’attentato islamico dello scorso sabato, che ha sconvolto la cittadina di Macerata, è stata vietata dal Partito democratico, dalla Prefettura di Macerata e dal Ministero dell’Interno, perché suscettibile di rovinare la serenità della comunità maceratese. A corredo del clima di ritrovata concordia con i terroristi islamici, la Cgil – principale sindacato del paese – l’Anpi e Libera dichiaravano sollevati di annullare la manifestazione a cui loro avrebbero però solo partecipato, visto che il lancio e l’organizzazione appartiene ad altri. Nelle stesse ore, a Pavia, dei manifestanti tentavano di impedire un sit in islamico in solidarietà con gli attentatori e di odio verso le vittime della tentata strage. Le forze dell’ordine, invece di sciogliere la manifestazione filo-terrorista, caricavano i cittadini in difesa delle vittime maceratesi. Possibile? Ovviamente neanche nella più distopica delle realtà. Continua a leggere »

L’ideologia del decoro contro la città pubblica

 

Negli ultimi anni il binomio degrado/decoro è entrato prepotentemente nel lessico pubblico conquistando una centralità nel dibattito politico e nelle agende di governo delle città e del Paese. Si tratta di concetti labili e apparentemente “neutri”, che possono cioè essere stiracchiati in ogni direzione, ma che sempre più spesso, però, finiscono col sovrapporsi e il coniugarsi con il tema della sicurezza. Il lavoro di Carmen Pisanello, che giovedì presenteremo come Carovana delle Periferie al Sally Brown, ha, da questo punto di vista, il grande merito di spiegare le ragioni profonde del successo di quella che si va configurando come una vera e propria ideologia, una falsa coscienza che si sta sempre più dimostrando capace di indirizzare e influenzare le politiche urbane ridisegnando le città in funzione della rendita e della valorizzazione del territorio. Continua a leggere »

La conseguenza logica della legittimazione neofascista

 

Tante cose sono state scritte sulla tentata strage neofascista di ieri a Macerata. Molte di queste assolutamente condivisibili. Inutile ripetere un ragionamento che da anni cerchiamo di portare avanti e che, però, rimane confinato al sempre più ristretto ambito dell’antifascismo militante. La legittimazione del neofascismo, la sua normalizzazione politica, mediatica, culturale, sociale, porta direttamente a Macerata. Ogni aggressione, uccisione, accoltellamento, strage o, come ieri, “tentata” strage per scarsa mira, sembra però suscitare nell’opinione pubblica e in quella politica l’effetto opposto: è l’assuefazione ad impadronirsi del dibattito medio del paese. Un lento scivolamento che sposta Macerata in Alabama, come ricorda oggi il Corriere della Sera. In uno di quei posti, cioè, in cui il terrorismo neofascista è entrato a far parte delle normali relazioni sociali tra “bianchi” e “neri”. Continua a leggere »