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21 September :
2004 - Il Partito Comunista (Marxista-Leninista) Indiano ed il Centro Comunista Maoista dell'India si uniscono, formando il Partito Comunista Indiano

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L’antifascismo del XXI secolo

 

Da mesi a Roma siamo dentro una trasformazione del rapporto tra fascismo e antifascismo. Un mutamento che costringe alla riflessione perché cambia non solo gli attori in campo, ma anche le modalità politiche con cui si combatte il fascismo in città. L’autunno sarà sempre più attraversato da scontri come quelli avvenuti la scorsa settimana al Tiburtino III o in estate a Tor Bella Monaca, motivo in più per attrezzarci rapidamente alla mutazione genetica in corso. Ma cosa sta cambiando in concreto? E’ la periferia metropolitana il nuovo contesto che costringe al salto di paradigma. Per alcuni le periferie si starebbero drammaticamente “spostando a destra”. Per altri sono definitivamente serbatoio di elettori e militanti neofascisti. Il nostro lavoro quotidiano nelle periferie ci racconta altro: è la politica che è stata espunta completamente dalla periferia, sia essa di destra o di sinistra. Lontani dalle rappresentazioni mediatiche, le difficoltà che incontriamo noi, come sinistra, a rientrare nei quartieri (veramente) popolari, le incontra anche la destra neofascista. Continua a leggere »

La nuova classe aspirazionale

 

Lo scorso 4 settembre Severino Salvemini (su L’Economia del Corsera) ci introduceva ai caratteri di una nuova classe sociale, definita dalla sociologa americana Elizabeth Currid-Halkett come classe “aspirazionale”. Una classe sociale al tempo stesso elitaria e popolare, distante tanto dagli eccessi materialistici dei nuovi ricchi quanto dall’esibizionismo consumistico della vecchia borghesia: «La nuova élite è unita dall’uso dello stesso linguaggio, da letture di giornali con medesimi osizionamenti (l’abbonamento al “New York Times” o al “New Yorker” è un passaggio quasi obbligato, così come lo è quello a Netflix), dal consumo di cibo organico e naturale, dal prodotto che esprime autenticità e trasparenza, dalle pratiche ambientalistiche, dalle medesime logiche di educazione parentale (viva l’allattamento al seno prolungato e le pappe della nonna), dal supporto alle organizzazioni non governative e di giustizia sociale, e così via». Bontà dell’articolista averla definita “élite”, perché altrimenti avrebbe descritto i tratti antropologici della sinistra, almeno quella che va per la maggiore in Occidente. Continua a leggere »

Assediandoli rideremo

 

Politicamente, la giornata di ieri rappresenta al tempo stesso una vittoria e una sconfitta. Una vittoria perché nonostante tutto, nonostante la convergenza implicita tra Pd, M5S e Casapound, il consiglio della vergogna xenofoba non si è tenuto. Non si è tenuto grazie unicamente alle forza degli abitanti del Tiburtino III e al resto delle organizzazioni sociali del IV Municipio che hanno impedito coi fatti, non con le chiacchiere social, lo svolgimento del gran consiglio (fascista). La sconfitta è al contrario della “democrazia”, se questo termine ha ancora un significato nel XXI secolo e in Italia. La sconfitta di un territorio, il più popolare della Capitale, dove un tempo, fino ai primi anni Duemila, la sinistra radicale raccoglieva percentuali a doppia cifra, dove la presenza militante delle organizzazioni comuniste era solida e radicata, governato oggi da quattro destre di varia natura: Pd, M5S, Fratelli d’Italia e Lista Marchini. La politica municipale, in perfetta assonanza con le direttive nazionali dei rispettivi partiti, ha soffiato sul fuoco della guerra tra poveri, dello scontro di quartiere declinato in chiave razzista, agitando una non questione – il presunto conflitto tra “italiani” e “migranti” – e su questa speculando politicamente per esclusivi fini elettorali. Il risultato è stato l’assalto degli abitanti e dei militanti della Tiburtina a un consiglio illegittimo. Hanno voluto la guerra, se la sono ritrovata in casa.  Continua a leggere »

Mitologemi narrativi reazionari sul Tiburtino III

 

Tutta la vicenda riguardante lo “scontro” tra “residenti” e migranti in corso al Tiburtino III può racchiudersi attorno alla “questione sicurezza”. Questo il mantra agitato tanto nel quartiere romano quanto a livello nazionale quando si parla di migranti. I migranti porterebbero insicurezza, di vario tipo. Il mito della sicurezza però è appunto un luogo comune discorsivo che non solo non trova fondamento nella realtà, ma viene addebitato all’estraneo, al migrante in questo caso, quando semmai ha provenienza molto più prossima e interna alle relazioni tra autoctoni presenti sul territorio. Come abbiamo visto, l’«aggressione» di cui sarebbe stata vittima una donna del quartiere, da cui è partita la cagnara razzista contro i migranti, in realtà si è dimostrata un’aggressione a un migrante di passaggio. Notizia di ieri è invece che l’aggressore, tale Pamela Pistis, è stata arrestata per furto. Continua a leggere »

Il consiglio contro i poveri non s’ha da fare

 

Stamattina, insieme alle realtà territoriali che da sempre fanno (vero) lavoro sociale sulla Tiburtina, abbiamo occupato il IV Municipio per chiedere la revoca del consiglio straordinario indetto da tutte le forze politiche presenti in Municipio su richiesta di Casapound. Quel consiglio non deve svolgersi, questa l’unica richiesta portata avanti dai residenti del IV Municipio. Lo sciacallaggio politico sulla pelle dei migranti non può essere avallato da istituzioni (formalmente) rappresentative di tutta la popolazione del territorio. La discussione avvenuta in Municipio ha avuto però risvolti surreali, meritando una breve cronaca. Le quattro forze politiche presenti: M5S, Pd, Fratelli d’Italia e Lista Marchini, si sono tutte a parole dette concordi con i ragionamenti fatti dai residenti. La guerra tra poveri alimentata dal nuovo fascismo va stroncata. Alle parole non sono però seguiti i fatti. Tranne il M5S, che ha provato a prendere tempo (“vedremo cosa si può fare”, “ci riuniremo”), gli altri partiti, e soprattutto il Pd, hanno confermato la volontà di fare il consiglio straordinario per “ascoltare le problematiche del quartiere”. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Dunkirk, di Christopher Nolan

 

Christopher Nolan lavora per immagini folgoranti. La scenografia maestosa o epica è il terreno su cui riversa il suo modo di fare cinema, divenendone il tratto riconoscibile. Proprio per questo è uno dei registi più amati dal pubblico e dalla critica contemporanea, perché nell’industria culturale odierna la lavorazione dell’immagine sopravanza il contenuto dell’immagine stessa. Si dirà che il cinema è il luogo d’elezione dell’immagine, un’affermazione che è vera e falsa al tempo stesso, per motivi non più riconosciuti dal discorso pubblico. Questo Dunkirk conferma la bravura scenografica di Nolan, con l’accortezza di non cadere negli strepiti acclamanti della critica post-moderna. La trama, così come le scenografie, sono semplificate al massimo livello: una spiaggia, quella di Dunkerque appunto, da dove 400.000 inglesi (e francesi) provano a scappare assediati dall’avanzata nazista. Una fuga e una resistenza disperate che avvengono da terra, dal mare e dal cielo. Continua a leggere »

Le dimensioni dello sciacallaggio politico in corso al Tiburtino III

 

L’immagine descrive i confini del IV Municipio, uno dei più grandi della città: 49 km quadrati per 176mila persone ufficialmente residenti. E’ anche uno dei municipi più problematici dal punto di vista sociale: nel municipio infatti convivono quartieri dormitorio come quelli oltre il Raccordo anulare (Settecamini, Casal Monastero, Case Rosse, ecc); quartieri ghetto dove la crisi economica e l’assenza di soluzioni politiche ha incattivito ogni relazione sociale, come Tor Sapienza, Tor Cervara, Collatino, San Basilio, eccetera; quartieri della periferia consolidata che sopravvivono tra degrado sociale e scarsi tentativi di gentifricazione spacciata per recupero urbano, come Casal Bertone o Pietralata; infine, alcune ridotte di (relativo) benessere, tra viale Kant e Colli Aniene. Un municipio dalle profonde contraddizioni, complesso da amministrare, dove la crisi economica e il progressivo disfacimento della città hanno assunto le forme più dirette e violente. Continua a leggere »

Come un non problema scatenato da un non fatto genera la guerra tra poveri

 

Lo scorso 30 agosto tale Pamela Pistis, ambiguo personaggio del quartiere Tiburtino III, ha aggredito un eritreo che passeggiava vicino al centro di accoglienza per migranti sito in via del Frantoio. L’uomo prima si è rifugiato nel centro, poi ha chiamato la polizia per denunciare l’aggressione. Nel mentre che l’edificante capovolgimento dei ruoli prestabiliti andava avanti (la donna italiana che picchia l’uomo straniero), si presentava davanti al centro il compagno della Pamela, prendendola a schiaffi. Questi i fatti. La polizia, accertati gli eventi, iscriveva nel registro degli indagati (per aggressione) l’unica responsabile dell’avvenimento, per l’appunto tale Pamela Pistis. Storie di ordinaria follia metropolitana, non fosse che immediatamente tali fatti subivano un stravolgimento comico dalle penose conseguenze. Continua a leggere »

Declino della parabola populista?

 

A Cernobbio è andato in scena il ritorno all’ordine neoliberale? Di certo la conversione politica di Lega nord e Cinque stelle è un fenomeno che pone dei quesiti dirimenti. Partiamo da un dato di fatto spesso ignorato: partiti di queste dimensioni stipendiano professionisti delle dinamiche elettorali. Spostamenti così significativi non avvengono mai per caso, sono al contrario frutto di analisi accurate (molto più accurate delle nostre) delle sensazioni del corpo elettorale. Quale allora la ragione politica di un capovolgimento così evidente delle proprie retoriche? Siamo forse in presenza di un declino di quella traiettoria populista che ha avuto il suo apice con l’elezione di Trump? Da Trump in poi, valutando le diverse competizioni elettorali , i sondaggi dei principali movimenti anti-liberali in Europa, nonché il livello (piatto) di mobilitazione sociale, molti segnali indicano una costante flessione del cosiddetto populismo. Continua a leggere »

La depoliticizzazione dei problemi sociali come strategia di governo/Parte seconda

 

Dallo sgombero del palazzo di piazza Indipendenza assistiamo increduli al détournement quotidiano della questione abitativa. La novità non sta tanto nel rigurgito proprietario espresso ogni qual volta dalla politica neoliberale, ma dall’assenza di “voci contro” che non provengano dalle stesse vittime del linciaggio. L’ideologia legalitaria, perfettamente introiettata nel mondo della cultura e della società un tempo “progressista”, ha silenziato qualsiasi solidarietà con le vittime materiali del liberismo. Fedele all’uso situazionista, il détournement neoliberale consiste nel ribaltare il significato della questione abitativa: gli occupanti, e più in generale tutti coloro che non riescono a pagare l’affitto, sono posti all’origine del problema abitativo romano. Il paradosso nel quale viviamo non è tanto la consueta – perché sempre esistita – colpevolizzazione del proletario, del senza casa, del povero, non più vittima ma artefice dei problemi sociali che contribuisce a generare. Il paradosso è che tale lettura sia nel frattempo divenuta pensiero comune non solo a destra. Il rancore proprietario ha tracimato in quel “ceto medio riflessivo” che un tempo, neanche troppo tempo fa, menava vanto di “volare alto” rispetto agli istinti reazionari piccolo borghesi. Continua a leggere »