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ACCADEVA OGGI…

18 October :
1979 - Franco Piperno, leader di Autonomia operaria, viene estradato dalla Francia e rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia

STATS

Mrs. Brexit, I suppose

Salviamo il compagno Boris! Massima solidarietà, nonostante le evidenti differenze politiche, al bizzarro Johnson, che si trova impossibilitato a dar seguito al preciso mandato popolare: l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. È difficile rintracciare, volgendo gli occhi al passato, una simile ostinazione, da parte delle élites economiche e culturali, nel negare la soluzione scelta dalla cittadinanza. In effetti un altro esempio esiste, peraltro recente: quello catalano, dove pure una importante riconfigurazione della polity di una comunità, avvenuta attraverso metodi liberal-democratici (referendum, pure lì), viene rifiutata perché… sbagliata! Il popolo ha votato in modo contrario agli interessi dell’alta borghesia… cambiamo il popolo! Questa battuta girava tanto quando il target – Brecht adiuvante – era il Comitato centrale, viene taciuta adesso, quando troverebbe una concretizzazione clamorosa e ripetuta. Continua a leggere »

Lezioni venezuelane

«Vi abbiamo messo in guardia contro la retorica umanitaria degli stati capitalisti che si dichiarano pronti a venire in soccorso della Russia sovietica affamata». Così si avviava il primo numero della “Correspondance Internationale” nel lontano 1921, quando gli immediati tentativi messi in atto dalle potenze mondiali, fino a poco prima impegnate in una lotta per l’annientamento reciproco, si concentravano per sopprimere sul nascere il più grandioso tentativo rivoluzionario che la storia abbia conosciuto. Il Venezuela non è di certo la nascente Unione Sovietica – sebbene sia una delle poche esperienze rivoluzionarie che abbia tenuto alta la bandiera della sinistra di classe riuscendo a dare ancora un senso a questo lèmma – ma la fase imperialista, mutatis mutandis, è sempre la stessa. Continua a leggere »

Quante opposizioni può reggere un quadro politico?

 

Con l’avvio del governo giallo-merda il monopolio dell’opposizione è passato de facto all’ex compare di governo Salvini. Più in generale, il “sovranismo” si è imposto quale unica opposizione possibile, dopo essere stato per quattordici mesi il collante valoriale del contratto giallo-verde. En passant: qualsiasi valutazione vogliamo darne, il trasformismo è di fatto il tratto caratteristico del ceto politico del paese dall’Unità ad oggi. Ma torniamo a noi. Dentro lo schema binario che si è imposto, e cioè europeismo di governo contro sovranismo d’opposizione, a sparire di fatto saranno tutte le “voci terze”, di volta in volta stritolate tra sostegno all’euroliberismo “democratico” o intelligenza col nemico sciovinista. Come uscirne? Molto difficile. La premessa sarebbe riconoscere lo stato di minorità che la situazione impone, al di là delle nostre forze, già oggettivamente scarse. Subiamo una fase in cui il quadro politico appare blindato dentro due false alternative, che però – presentandosi in lotta tra loro – si radicalizzano nella comunicazione politico-mediatica e quindi anche nella percezione di gran parte della popolazione. Continua a leggere »

L’impossibile cambiamento


Quando nel giugno 2016 Il Movimento Grillino riuscì a conquistare il Campidoglio con Virginia Raggi, grazie al massiccio consenso registrato nelle periferie della città, si pensò, con molti se, che la debacle del Pd e di quel sistema di potere pervasivo che aveva governato per alcuni decenni, si fosse scomposto, disarticolato. Non certo il partito degli affari ma almeno il referente politico bipartisan che aveva diligentemente portato avanti le politiche liberiste nella città. Sappiamo tutti com’è andata e nessuno nel nostro campo, nonostante l’evidente soddisfazione per la rovinosa sconfitta del PD, considerava la nuova giunta dell’onestà e della trasparenza”, una giunta che sarebbe stata amica dei movimenti e risolutrice di alcune grandi questioni sociali che affliggevano in particolare la metropoli romana. Continua a leggere »

La “generazione Greta” e l’antropocene: alcune riflessioni

Come molti già sapranno il prossimo 23 settembre nel palazzo di vetro dell’ONU si celebrerà il Climate Action Summit. Il vertice, convocato dal segretario generale Antònio Guterres, chiude idealmente un anno che ha visto ritornare prepotentemente la questione del cambiamento climatico al centro del dibattito pubblico, e questo mentre le piazze delle capitali occidentali venivano riempite da folle di giovani e giovanissimi appartenenti a quella che è già stata ridefinita come la “generazione Greta”. Continua a leggere »

Le privatizzazioni in Italia. Il buio oltre la siepe

Quotidiano “la Repubblica”, inserto Affari&Finanza, 5 agosto 2019, un lunedì. L’approfondimento firmato da Luca Pagni spiega come tra le prima quaranta aziende quotate presso la Borsa di Milano (listino Ftse Mib, quello più rilevante) un buon 40%, a livello di valore della capitalizzazione, appartenga a società a controllo pubblico, cioè con il socio di maggioranza rappresentato dal Ministero del Tesoro o da qualche ente locale. Molte di queste, peraltro, sono attive in un settore oggettivamente strategico: quello dell’energia. Continua a leggere »

Tra Salvini e Open society: il futuro dell’anticapitalismo nell’inverno della sinistra

 

Unione europea, questione nazionale e migranti hanno scavato l’ennesimo solco nella sinistra radicale. Eppure questo decennio di contrapposizione (esclusivamente) intellettuale lascia dietro di sé macerie su cui costruire ben poco. Non saremo forse di fronte a false flags su cui ci accaniamo in assenza di lotte di classe dal basso? Favorito dalla chiacchiera social, ben presto il confronto è scaduto sul piano della scomunica: “rossobruni” contro “dirittoumanisti” è l’unico terreno di confronto, il punto di mediazione è l’anatema vicendevole. Siamo davvero sicuri che da ciò potrà nascere qualcosa di fecondo nella piccola ridotta dell’anticapitalismo italiano? È lecito dubitarne. La polarizzazione ha invece schiacciato le due posizioni a ridosso l’una del “sovranismo” reazionario, l’altra del liberalismo illuminato, fronte entro cui trovano posto il Pd, la Chiesa di Francesco e le Ong quali modus ideologico dell’attivismo umanitario. Portare acqua al mulino altrui, soprattutto quando questo è nel caso o nell’altro chiaramente avverso alle sorti di una società migliore, può costituire una strategia? Il dubbio, fin troppo evidente, impone una verifica di ciò che siamo diventati, riconoscendo preliminarmente però un dato di fatto: in assenza di lotte di classe (cioè di lotte politiche, non di vertenze sindacali), questa esasperata conflittualità avviene su di un piano irrilevante. Non ci stiamo giocando nessuna partita politica: perché dunque tanto amore per la scomunica? Continua a leggere »

Nomen omen

Se disgraziatamente non è possibile riassumere le decisioni strategiche di un complesso sistema di alleanze come quello Nato nella figura del suo portavoce Jens Stoltemberg, la tentazione di rilevare il “valore augurale” del suo nome rimane certamente forte quando si apprendono notizie del calibro di quella che ci apprestiamo ad analizzare.
È sì forte almeno quanto la notizia che gli Usa, per bocca dell’attuale amministrazione governativa, o la Nato, per bocca appunto del nostro volto pubblico del sistema di difesa, hanno dichiarato la cessazione del trattato Intermediate-Range Nuclear Forces (INF), accordo siglato nel 1987 da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov sulla scia della “distensione” (leggi agonia dell’URSS) tra le due grandi potenze, in una fase storica che per il senso comune sembra ormai fare parte di un passato quasi dimenticato, certamente molto lontano.

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ZingAter. Fenomenologia di una presa per il culo

Non sono poi così lontani i tempi in cui il segretario del PD elargiva promesse tra le mani degli abitanti di Casal Bruciato, accorsi incuriositi dall’apertura in zona della sezione di un partito di cui prima lì si era solo sentito parlare attraverso i media o i racconti di coloro che si erano spinti oltre il confine della periferia romana. Praticamente una creatura mitologica. Continua a leggere »

Sgomberare Casapound? Anche no

Sono alcune settimane che una delle principali testate quotidiane di questo paese dedica una costante attenzione a un eventuale sgombero della sede nazionale di Casapound in via Napoleone III. E lo fa mostrando un evidente interessamento che è dettato certamente dagli ultimi fatti di cronaca romana ma che altrettanto evidentemente mostra un’attenzione che va ben aldilà del pestaggio subito da due cinefili dalla denuncia facile.

A questo interessante movimento giornalistico si aggiunge quello, tutto politico, annunciato proprio giorni fa dal leader di Cpi Gianluca Iannone, secondo cui è giunto il momento di tornare agli antichi splendori movimentisti e abbandonare l’avventura elettorale che non sembra aver prodotto molto di più delle costanti percentuali da ‘zero virgola qualcosa’ che perseguitano i nostri patrioti ad ogni tornata elettorale. Continua a leggere »