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18 January :
1943 - Prima rivolta degli ebrei rinchiusi nel ghetto di Varsavia

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Pietà l’è morta

 

«Nemici e traditori un altro compagno è morto ma un altro partigiano oggi è risorto. Ma prima di morire tre volte ha pregato che Dio maledica il nemico alleato. Che Dio stramaledica chi ci ha tradito»

La fiera dell’infamità, miserabile natura di questa borghesia stracciona, rancorosa, vigliacca, senza palle e senza onore. Questo il volto emerso dall’infame palco montato a Ciampino in attesa di Battisti, uomo ormai prigioniero, stanco, vinto, senza più amici né compagni, nelle perfide mani dello Stato che sghignazza ben protetto dal corteo di gendarmi attorno al detenuto disumanizzato. Se c’era un punto di non ritorno, il fatidico fondo per antonomasia irraggiungibile, ecco: è stato raggiunto. Un fondo tale da farci rimpiangere Andreotti e Cossiga, Craxi e Berlusconi, o un altro a caso degli aguzzini di ieri. Questi di oggi sono peggio: hanno il ghigno mostruoso dei parvenu, l’inumanità di neofiti secondini bullizzati a scuola e spavaldi oggi, forti dello stuolo di guardie poste a sostegno del loro coraggio. L’unico modo per darsi un tono. Bonafede ad esempio. Avvocaticchio prima, secondino oggi che ha vinto la lotteria del governo. Quale parabola più misera?   Continua a leggere »

Battisti e la cattiva coscienza di certi “sinistri”.

Se c’è qualcosa che rende più cupe queste ore, sono le reazioni di certa “sinistra” di fronte all’arresto di Battisti, e più in generale rispetto all’uso strumentale che viene fatto di questa vicenda per sciorinare giudizi sommari sull’intero ciclo di lotte degli anni Settanta. Continua a leggere »

Battisti libero. Liberiamo gli anni Settanta.

Da ieri notte, purtroppo, Cesare Battisti è di nuovo prigioniero. C’è qualcosa di estremamente significativo nell’accanimento con cui lo Stato italiano gli ha dato la caccia in questi anni, qualcosa che travalica la sua figura, il suo caso specifico, e affonda le proprie radici nella paura che quel ciclo di lotte di classe, quello degli anni Settanta, seppe infliggere alle classi dominanti di questo Paese. Continua a leggere »

Fabrizio De André vent’anni dopo

 

De André fa parte della grande cultura italiana, nonostante le contraddizioni lancinanti che la sua opera porta con sé. Da decenni è un monumento, per ciò stesso impossibile da affrontare di petto. Cosa si può dire di qualcuno su cui è già stato scritto e detto di tutto, nel bene come nel male? Meglio tacere evitando la certezza del già sentito. Inutile tanto la rimasticazione di temi altrui quanto la provocazione fine a se stessa. De André va salvaguardato dalla sua normalizzazione, un processo d’altronde avviato con lui ancora aggrappato alla vita, e anche questo fa parte delle controversie umane di un uomo d’altri tempi e d’altre tensioni morali. E nonostante ciò, a vent’anni esatti dalla sua morte, mentre il coro mediatico fa gara a ricordarlo, è giusto non lasciare solo ai poveri di spirito la sua memoria. Continua a leggere »

Il sovranismo populista di Marcos

 

[Più di vent'anni dopo, un testo che sembra scritto oggi. Che però verrebbe scambiato per il report dell'ultimo consiglio dei ministri giallo-blu, o forse per la lezione inaugurale del think tank di Steve Bannon. Cambiano i tempi, non le mitologie che si costruiscono attorno alle diverse posizioni politiche].

“Noi stiamo dicendo che nella nuova fase del capitalismo, il neoliberismo, si verifica una distruzione dello Stato nazionale. Noi diciamo che la patria non c’è più. Si sta distruggendo il concetto di nazione, di patria, e non soltanto nella borghesia, ma anche nelle classi governanti. È molto difficile pensare che vi siano settori del governo che difendano il concetto di nazione. Coloro che difendono il concetto di nazione sono assassinati o espulsi. Il progetto neoliberista esige questa internazionalizzazione della storia; pretende di cancellare la storia nazionale e farla diventare internazionale; pretende di cancellare le frontiere culturali. Il costo maggiore per l’umanità è che per il capitalismo finanziario non c’è niente. Il capitale finanziario possiede solo dei numeri di conti bancari. E in tutto questo gioco viene cancellato il concetto di nazione. Un processo rivoluzionario deve cominciare a recuperare i concetti di nazione e patria”. Continua a leggere »

1999-2019… Vent’anni di Euro, ma niente da festeggiare.

Questo inizio di 2019 porta con se anniversari belli, come i 60 anni della rivoluzione cubana, ed altri decisamente più infausti. Il primo gennaio del 1999, infatti, nasceva l’Euro, inizialmente solo come valuta e poi, dal 2002, anche come moneta e banconota fisica. Vent’anni rappresentano un lasso di tempo più che sufficiente a stilare un primo, nemmeno troppo sommario, bilancio. E visto che alle nostre latitudini politiche persiste una sorta di tabù sui ragionamenti critici rispetto all’UEM, ci ha pensato così Bloomberg (non proprio una centrale operativa dell’euroscetticismo) a fare due conti su chi ha vinto e chi ha perso con l’introduzione della moneta unica (leggi). Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Santiago, Italia, di Nanni Moretti

 

Il golpe contro Allende è notoriamente una delle mitologie degli anni Settanta, vicenda entro cui trovano spazio tutte le narrazioni edificanti della sinistra popolare dell’epoca. Dopo essersi allontanato dalle dispute politiche – ritagliandosi e poi rifiutando il ruolo di grillo parlante dell’incontro tra Dc e Magistratura (i girotondi, Micromega, in seguito il Pd) – Moretti decide di tornare a parlare di politica senza rischiare nulla. Riparte dunque dal golpe cileno, sicuro dell’unanimità di vedute che avvolge l’evento. Per essere sicuro di essere ecumenicamente accettato e osannato nei circoli intellettuali più navigati, decide di parlare del Cile senza mai parlare degli Usa, senza intervistare i politici cileni più compromessi, senza indagare il ruolo della Chiesa o della borghesia stracciona e dipendente. Una merda insomma? Non proprio. Perché l’asciutto resoconto delle testimonianze dei sopravvissuti, delle vittime del golpe, e della solidarietà che questi ricevettero dal mondo e in particolare dall’Italia, hanno oggi – oggi, alle soglie del 2019 – ancora la forza di colpire al cuore tanto il militante politico “abituato” al racconto della dura storia di classe, quanto il sincero democratico lontano dalla bagarre degli eventi ma ancora “umano”. Continua a leggere »

Il governo del cedimento

Avrebbe dovuto essere la manovra del cambiamento e invece quello a cui abbiamo assistito è stato il cambiamento della manovra, per giunta sotto dettatura dell’Unione Europea che, almeno fino a febbraio, continuerà comunque a vigilare sui nostri conti non fidandosi affatto delle rassicurazioni del governo italiano. Continua a leggere »

Ex Penicillina: la lotta comincia adesso.

Era stato preparato in pompa magna, con decine e decine di comparse in tuta e casco blu ad arricchire la scena e con i giornalisti convocati ad immortalarla, eppure ieri lo showdown salviniano sullo sgombero della ex Penicillina non dev’essere andato proprio come se l’era immaginato il titolare del Viminale, almeno dal punto di vista mediatico. Continua a leggere »

Gilet gialli, rossi e Negri

 

Dopo un mese di mobilitazione, è ormai luogo comune entusiasmarsi per le vicende francesi. Se invece del sostegno politico ci spostassimo sulla riflessione cosciente, la cosa meno improbabile è stata scritta da Toni Negri (L’insurrezione francese). Dal punto di vista politico, però, occorre sgomberare il terreno dalle parodie deliro-marxistiche che, come quasi sempre, corrono in soccorso del potere costituito: “non è una rivolta di classe”, ammoniscono solerti difensori di ogni status quo. Come se nelle rivolte di classe fosse mai apparsa, in qualche angolo della storia, quella purezza alla quale tali pensatori rimandano: «si comincia, poi si vede», diceva Lenin riprendendo Napoleone. Ed è dentro questo spirito che tutte le forze rivoluzionarie si sono sempre mosse: nell’occasione, che non è né predeterminata né socialmente definita. Fatta dunque la premessa che in una rivolta politico-sociale ci si sta fino a che la finestra di possibilità rimane aperta, anche fosse un solo spiraglio, se al contrario volessimo tentarne un’analisi occorrerebbe frenare i facili entusiasmi che circolano ormai in tutte le gradazioni della politica, da Forza Italia all’estrema sinistra (esclusa, come detto, la parodia gendarme celata dietro prose marxiste). Continua a leggere »