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Immigrazione: il sonno dell’antimperialismo genera mostri.

Il tema dell’immigrazione ha rappresentato (e rappresenterà) una delle questioni fondamentali intorno a cui si giocherà la partita della nostra internità tra i salariati e la nostra capacità di esercitare (non solo tra di essi) una qualche forma di egemonia, non fosse altro che per la funzione divisiva che tale questione ha svolto nella classe negli ultimi anni e la centralità che ha assunto nel dibattito pubblico. Continua a leggere »

“Ciao” Giampi… No Rip

Ieri è morto Giampaolo Pansa e questa mattina le pagine dei giornali si sono riempiti dei consueti “coccodrilli” e dei ricordi commossi dei suoi colleghi. Sulle pagine del Corriere della Sera Valter Veltroni, chiamandolo confidenzialmente “Giampaolo”, lo definisce un “narratore col binocolo”, un “meraviglioso raccontatore”, “un giornalista onesto, benchè aspro”. Continua a leggere »

Il ritorno della sinistra imperiale

 

«Chi non sa con quale facilità nella santa Russia un intellettuale radicale, un intellettuale socialista si trasforma in un funzionario del governo imperiale, in un funzionario che si consola al pensiero di essere “utile” nei limiti della prassi burocratica, in un funzionario che giustifica con questa “utilità” la propria indifferenza politica, il proprio servilismo…?»

Lenin, I compiti dei socialdemocratici russi, 1897

 

Il criceto umanista gira a vuoto e senza memoria: ogni volta si riparte dal punto zero. Iraq, Serbia, Kosovo, Afghanistan, ancora Iraq, e poi Libia, Siria, Venezuela…“Soleimani non è il nostro eroe”, così come non era il nostro eroe Milosevic o Saddam o Gheddafi o Assad o Chavez o Maduro. O i mille altri leader e popoli bombardati ed espropriati di una qualsivoglia sovranità che non fosse quella decisa e imposta dalla Nato, e dagli Usa in particolare. Capovolgendo ragionamenti e realtà dei fatti, l’onere della prova non spetta alla mano assassina ma al morto: non “perché è stato ucciso”, ma perché non meritava di morire? Il problema non sono più dunque le politiche imperialiste occidentali, l’ingerenza militare esterna, con i suoi agenti di prossimità manovrati da referenti vieppiù radicali e radicati (Usa, Nato, sauditi, israeliani, Isis…), ma gli Stati, i governi e i popoli che, resistendo a questa ingerenza, lo fanno seguendo politiche indigeste ai dipartimenti universitari occidentali, laddove prospera la monocultura liberale-radicale. E dunque Soleimani – inteso come sineddoche dei mille Soleimani del mondo che si oppongono all’imperialismo occidentale – “non era certo un compagno”, quindi si meritava di morire. È una guerra tra pari, tra soggetti di pari valore reazionario: poco deve interessarci anzi: né con gli Usa né con l’Iran, motto che riecheggia sinistri presagi di ignavia. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti. Spartaco sei tu e Una vita intera.

A un anno di distanza dalla scomparsa di Angelo “Sigaro” Conti escono per Hellnation Libri, quasi in contemporanea, due libri che raccontano il mondo della Banda Bassotti. Un’esperienza musicale tra le uniche del suo genere. Nata in un mondo nel quale la sinistra era ancora capace di politicizzare il proletariato metropolitano e che rappresenta l’esperienza di un gruppo di manovali, arrivato ad essere il più importante gruppo musicale militante italiano e non solo. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: Vademecum per la difesa legale, DeriveApprodi, Roma, 2019

 

Un tempo non troppo lontano, trovarsi con un manualetto di questo genere tra le mani era l’eventualità più naturale e scontata per qualsiasi militante. Purtroppo, ad oggi, dobbiamo invece constatare che con il progressivo affievolirsi del conflitto attraverso il paese, anche un certo tipo di cultura militante, di sovrastruttura difensiva ad uso dei compagni, ha seguito la medesima traiettoria discendente puntando dritto all’estinzione.

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Né sardine, né pesci in barile

 

L’istantanea migliore, a livello di analisi delle “sardine”, l’ha fornita probabilmente “La Stampa”, lo scorso 11 dicembre, vale a dire il giorno dopo la manifestazione di Torino. Il quotidiano padronale, infatti, accomunava la piazza torinese alla contemporanea iniziativa di Milano, in cui seicento sindaci accompagnavano la senatrice a vita Liliana Segre in una passeggiata in Galleria, insieme a migliaia di milanesi, per protestare contro la campagna di offese di cui, incredibilmente, era stata fatta oggetto una sopravvissuta ad Auschwitz. Le due piazze, in effetti, erano assolutamente speculari: promossa dal basso (Torino) e suggerita dall’alto (Milano) si incontravano le due facce dell’Italia “civica e civile”, nella tappa intermedia di un percorso che, nato poco più di un mese fa, avrebbe visto molte città italiane aderire ai flash-mob delle “sardine”. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: Il nuovo Leviatano, di Geoff Mann e Joel Wainwright, Treccani 2018

 

La questione ambientale ha a che fare direttamente con il politico. Non è una questione scientifica (meno che mai “tecnica”), non ha connotazioni trasversali (“né di destra né di sinistra”), e soprattutto una cosa: prevede soluzioni originali, che non possiamo recuperare dal passato, neanche fosse un “nostro” passato al quale aggrapparci in nome della lotta al capitalismo. Come giustamente indicano i due autori di questi saggio, «il principale mutamento portato dal cambiamento climatico è l’adattamento del politico». La questione ambientale sta trasformando la politica, ma questa cosa, lungi dall’essere (per forza) un bene, si sta presentando come gigantesca TINA (there is no alternative) che piega le ragioni di chi si oppone e, viceversa, rafforza paradossalmente quel modello produttivo che è alla radice degli attuali problemi climatici globali. Serve dunque ragionare di ambiente, ma soprattutto serve «una filosofia politica del cambiamento climatico», uno sforzo interpretativo che, nel momento stesso in cui lega i fili che portano al “colpevole”, ragioni di come la questione ambientale stia mutando tutta la politica: di destra e di sinistra, capitalista e anticapitalista. Continua a leggere »

Dazi, Stato e Rivoluzione (digitale)

 

“La Cina è vicina” gridavano le piazze degli anni Settanta, e dopo quasi mezzo secolo di storia quello slogan non è mai stato tanto aderente alla realtà come lo è oggi, anche se in forme ben diverse da quelle auspicate allora. Non si intravede nessun nuovo Mao al timone, nessuna Rivoluzione Culturale si profila all’orizzonte e non ci sono nemmeno le guardie rosse intente a bombardare il quartier generale. Da Deng Xiaoping in poi la Cina ha smesso di rappresentare un’alternativa ideologica di riferimento, non solo rispetto al comunismo sovietico, ma anche, e soprattutto, rispetto a quell’occidente capitalistico a cui si è andata viepiù, per l’appunto, avvicinando. Continua a leggere »

America Latina, la lezione di Ho Chi Minh

 

di Geraldina Colotti

Il colpo di stato in Bolivia mobilita e fa discutere. Come mai si è verificato proprio nel paese latinoamericano più lodato per la sua stabilità economica e per la crescita del Pil? E perché ha potuto spiazzare e obbligare all’esilio un presidente di provata esperienza sindacale e un vicepresidente le cui analisi hanno ottenuto l’ammirazione dei marxisti latinoamericani e non solo? Che fase sta attraversando l’America Latina? Che riflessioni possiamo trarne? Continua a leggere »

Gramsci e la rivoluzione in Occidente nel dibattito della Terza internazionale. Audio del seminario

 

Pubblichiamo gli audio del seminario su Gramsci avuto luogo lo scorso 25 ottobre, tenuto da Paolo Cassetta. Si è trattata della prima lezione – delle tre in cantiere, seguiranno aggiornamenti – sul pensiero gramsciano. In questo caso, ci siamo concentrati sullo studio del contesto entro cui prendono forma i principali temi affrontati da Gramsci, messi in relazione al dibattito che negli anni Venti stava avvenendo nel movimento operaio internazionale. Temi che erano già al centro della discussione, che ruotava tutta attorno al motivo centrale della “rivoluzione in Occidente”: cosa significa rivoluzione nei paesi a capitalismo avanzato? Come fare la rivoluzione in Stati dalle evolute capacità di gestione del consenso (e del dissenso)? Sono domande che si fanno impellenti dopo il fallimento dei tentativi rivoluzionari in Germania, e che per la prima volta costringono a domande (forse) nuove: il rapporto con la socialdemocrazia, il valore delle alleanze sociali, la costruzione e il mantenimento di posizioni politiche in un contesto di (più o meno) raggiunte libertà civili e d’espressione, il “lungo periodo” come orizzonte politico. Insomma, la rivoluzione in Occidente è al tempo stesso una cosa uguale e diversa da ciò che è avvenuto in Russia. Questo fatto l’Internazionale comunista lo capisce bene. Continua a leggere »