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Le condanne ai No Tav, tra strategia e “vendetta”

 

I numeri della sentenza nel maxi-processo che ha chiuso il primo grado di giudizio per 53 imputati No Tav sono oggi cosa nota. 47 condanne, 145 anni comminati, 150 mila euro in risarcimenti, provvisionali e pagamento delle spese legali per le parti civili in causa (poliziotti refertati, sindacati di polizia, ministeri vari e la LTF – società franco-italiana che si occupa di meccanica di precisione ), oltre 6 ore di pantomima giudiziaria nell’aula-bunker delle Vallette, a Torino. Meno noto, ma sicuramente più degno di evidenza, il fatto che nelle ore successive alle condanne emesse dal dispositivo di Stato che da quasi 4 anni lavora in maniera instancabile sulla trama di questa sceneggiata, molti compagni e compagne sono scesi nelle strade della Valle dando vita ad un corteo spontaneo, ad una prima risposta che ha portato al blocco del nodo autostradale A32, costato denunce a 3 militanti accusati di resistenza aggravata, danneggiamento aggravato e interruzione di pubblico servizio.

Sui social network, nel viavai di solidarietà che ha riscaldato i cuori della lotta No Tav, abbiamo gridato alla vendetta di Stato, ribaltando le carte in tavola e mettendo sul banco degli imputati la capillare attività d’inchiesta giudiziaria che la magistratura torinese, in collaborazione con le procure di mezza Italia, ha messo in piedi per dare una giustificazione penale ed amministrativa ad un processo di ordinaria repressione politica. Continua a leggere »

La prova del nove del riformismo radicale

 

Il primo dato evidente emerso dalla tornata elettorale greca è il rifiuto della popolazione ellenica dell’Unione Europea. Sia stato espresso appoggiando le forze progressiste come Syriza, quelle “rivoluzionarie” come il KKE, oppure le forze populiste e/o reazionarie quali Anel o Alba Dorata, oppure ancora non andando a votare, più del 50% dei cittadini greci ha espresso un netto ed epocale rifiuto per le politiche liberiste della UE. Un fatto decisivo, che per la prima volta rompe il fronte consensuale dell’europeismo liberista, mette in crisi una visione del mondo, quella egemone che vuole solo all’interno dei confini politici ed economici europeisti la possibilità del proprio sviluppo produttivo, sociale e compatibile con la democrazia. Le elezioni greche aprono una breccia potenzialmente deflagrante, che sarebbe sbagliato non cogliere nella sua interezza. Il partito vincitore, Syriza, non è certo un’avanguardia rivoluzionaria, e anzi nel tempo ha provveduto a moderare notevolmente le proprie posizioni politiche, ma cadremmo in errore se leggessimo la situazione nel suo complesso unicamente dal lato del programma elettorale di Tsipras & soci. In forma alienata o meno, i lavoratori greci chiedono di frenare le politiche UE, il liberismo quale unico modello economico-sociale, possibilmente di uscire direttamente dalle maglie europeiste, o quantomeno rinegoziare radicalmente il rapporto di sudditanza tra singoli paesi e centro capitalista. Una sfida immane, che probabilmente non potrà essere colta dal partito vincitore, ma che apre spazi inimmaginabili per le forze che saranno capaci di cogliere l’occasione. Continua a leggere »

#MaiConSalvini Roma non ti vuole! Inizia la campagna…

 

Mettiamola così: di questi tempi, e non solo a Roma, è difficile trovare un minimo comune denominatore tra tutte le opzioni del variegato universo della sinistra antagonista e di classe. Spesso si fatica anche ad individuare quello che possa essere considerato un “denominatore comune”. Eppure, come spesso ci ha insegnato la storia di questa città, ci sono dei nodi davanti a cui la diversità di pratiche, obiettivi e analisi viene messa per un momento in disparte. Anche per questo oggi, proprio mentre da tutta Italia pullmann, macchine e treni stanno raggiungendo Cremona per la manifestazione nazionale antifascista dopo i fatti avvenuti al CSA Dordoni (e il grave ferimento di Emilio, compagno ricoverato ancora in gravi condizioni), inizia il lancio di una campagna di mobilitazione a maglie larghe, capace di comunicare e raccogliere consensi e partecipazione senza però retrocedere nella fermezza e nella volontà di non voler vedere Salvini ed i suoi sgherri sporcare le nostre strade. Continua a leggere »

Una lezione di storia rivoluzionaria: Gli affari del signor Giulio Cesare, di Bertolt Brecht

Non è per promuovere un libro uscito quasi sessanta anni fa che segnaliamo oggi l’ultima opera, uscita postuma, di Bertolt Brecht. La notorietà dell’opera parla d’altronde da sè. Nonostante ciò, la lezione di storia presente nel romanzo brechtiano rimane una delle vette più alte della cultura occidentale, e allora ci sembra giusto ricordarla, in tempi in cui la storia – e la storiografia – vengono portate avanti secondo i canoni di una restaurazione concettuale pre-novecentesca, che ha fatto tabula rasa di un patrimonio culturale che per decenni si era imposto nell’intellegibilità del nostro passato. Continua a leggere »

Le cooperanti democratiche e l’eterno presente della sinistra

 

Che Greta&Vanessa stessero in Siria dalla parte sbagliata, aiutando concretamente la testa di ponte imperialista tramite la rivolta anti-Assad, era un fatto difficilmente controvertibile. In effetti, a forza di essere smascherate, la serie di rivolte indotte dall’occidente nei contesti ancora non adeguati all’egemonia politica euro-statunitense non dovrebbe più fare presa su nessuno, almeno nella sinistra di classe. Purtroppo non è così, e l’eterno presente in cui vengono incastonati gli eventi globali, l’assenza di una dimensione antimperialista in cui riferirli, impedisce di cogliere in questi eventi quel portato di esperienza che dovrebbe aiutarci ad interpretare la prossima rivolta indotta e controllata dal capitalismo liberista.  Saremmo facili profeti scommettendo nell’immediato innamoramento della gauche caviar nostrana alla prossima “primavera” in qualche angolo riottoso del mondo. Qualche studente in Venezuela; qualche donna senza velo in Iran; magari qualche damas de blanco di troppo a Cuba, ed ecco i titoloni dei giornali, i post su facebook, l’assalto dei re-tweet, quel magico fronte comune tra liberismo e sinistra nella richiesta di più diritti e più democrazia liberale per tutti. Continua a leggere »

Il cor(ro)sivo della Militant

Si avvicinano a grandi passi le elezioni greche e tutti i sondaggi danno Syriza come primo partito, ma una nube nera si profila all’orizzonte… l’incubo del low cost! Approfittando dei voli a basso prezzo decine di esponenti dell’a-sinistra italiana hanno deciso di andare in Grecia e salire sul palco del vincitore. Anticipati in questi giorni da Fassina e Civati (sgrat sgrat) la prossima settimana arriveranno ad Atene i dirigenti di PRC e SeL con l’autoproclamata “Brigata Kalimera“. Caro Tsipras, pur non nutrendo particolare simpatia nei tuoi confronti vogliamo avvisarti: questi portano sfiga! Sono come dei Re Mida al contrario, trasformano in merda tutto quello che toccano… fossimo in te cominceremmo a grattarci. E poi non dire che non ti avevamo avvisato.

Al momento di marciare molti non sanno…

Ieri a Parigi, a guidare la marcia contro i “barbari tagliagole” c’erano altri barbari, quelli in giacca e cravatta. Spiccava, per le mani sporche di sangue, il premier israeliano Benjamin Nethanyau, seguito a ruota dal presidente ucraino Poroshenko e dal turco Davotoglu. E c’erano quelli che l’estremismo islamico l’hanno creato, alimentato e finanziato. E al loro fianco sfilavano quelli che in questi anni hanno votato le guerre umanitarie, lasciando sul campo, sotto le bombe dei B52 e dei droni, migliaia di vittime civili. Continua a leggere »