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La questione Lega all’ordine del giorno

 

La Lega Nord è sempre stata un’organizzazione di destra. Inoltre ha sempre viaggiato, sebbene in maniera altalenante, su percentuali elettorali importanti, sfiorando a volte il 10%, e comunque stabilmente sopra il 5 a livello nazionale, senza contare le percentuali in doppia cifra praticamente inamovibili al nord. La sensazione che oggi rappresenti qualcosa di radicalmente differente è però palese. In effetti, oggi la Lega Nord è qualcosa di diverso, rappresenta uno sviluppo politico imprevisto e potenzialmente deflagrante. Fino alla svolta maroniana, cioè al processo di riorganizzazione dovuto al fallimento politico della precedente dirigenza avviato dal 2011, la Lega Nord era la propaggine locale di una forza politica nazionale, il centrodestra di Berlusconi. Una posizione collaborativa ma secondaria, visti sia il suo peso elettorale che la sua natura localistica. Una sorta di CSU bavarese, espressione regionale di un contenitore nazionale di centrodestra. Una posizione subalterna, dove la radicalità verbale era destinata a raccogliere elettoralmente la pancia sociale poco convinta del “moderatismo” berlusconiano. Inoltre, la Lega Nord era un partito unicamente territoriale. Sebbene presente in molte regioni, la visione politica e il punto di vista generale del soggetto era spendibile esclusivamente attorno al discorso autonomistico/scissionistico. Impossibile da tali presupposti farsi forza politica generale: costituiva pervicacemente l’espressione della volontà autonomistica (o più prosaicamente anti-statale) di determinati pezzi sociali del nord, soprattutto del nord-est. Continua a leggere »

Movimenti e rappresentanza politica: il caso Podemos

Da diverso tempo il caso Podemos – il partito politico nato dall’esperienza del movimento degli “indignados” in Spagna – sta tenendo banco nelle discussioni di movimento. A ragione, vorremmo sottolineare, perché il caso si presta ad una molteplicità di letture affatto attuali e dirimenti per la situazione italiana. Interpretare il caso spagnolo è allora opportuno, perché può insegnarci qualcosa, per cogliere i limiti e le potenzialità di tale esperimento, insomma per generare una discussione capace di smuovere le secche politiche dei movimenti italiani. Movimenti costantemente stretti tra rifiuto della rappresentanza e crisi del politico, una vuoto di volta in volta riempito dalle peggiori imitazioni del concetto di sinistra. Continua a leggere »

Il modello Tor Sapienza che rischia di prodursi nel futuro

 

I fatti di Tor Sapienza sono noti ai più solo attraverso il racconto giornalistico. Chiunque abbia avuto la possibilità (e il coraggio politico) di interfacciarsi direttamente con quella realtà, scavalcando narrazioni mediatiche e verità di comodo, interagendo direttamente con la gente del quartiere, sa bene quali dinamiche abbiano prodotto i fatti della scorsa settimana. I palazzi di viale Giorgio Morandi, seppur nella loro specificità, rappresentano una situazione tipica di tutte le altre periferie romane. Quelle periferie sorte ai margini del Raccordo o chilometri fuori da questo, in un’espansione infinita e disordinata che sta covando una bomba sociale di proporzioni storiche. Dato per assodato che ormai la questione Tor Sapienza è per noi chiusa e l’impossibilità di parlare con quella parte del quartiere acclarata, potremmo però tentare di tirare fuori da questa esperienza la capacità di intervenire nella prossima periferia in sommossa. E’ per questo, perché possa servire da esperienza, che bisognerebbe cogliere i punti nodali di questa situazione. Sgomberando il campo da alcuni dubbi che un giretto a Giorgio Morandi toglierebbe anche al più chiuso ideologicamente dei compagni. Continua a leggere »

Il nostro sciopero sociale, tra le ferite delle borgate popolari

Il nostro sciopero sociale è passato tra le piaghe della crisi delle borgate, dei quartieri popolari, sempre più attraversati da rigurgiti rabbiosi da sottrarre al populismo dell’estrema destra. In particolare, insieme alle strutture presenti nel territorio di Cinecittà – Carc, Corto Circuito, Spartaco, Lottantuno, USB – stiamo dando vita ad una lista di lotta per i disoccupati del territorio, uno sportello sociale che ha l’ambizione di organizzare chi un lavoro non riesce a trovarlo ma per questo non decide di arrendersi alla “svolta individuale”. La possibilità di una mobilitazione costante, politica, intorno alla tematica del lavoro e della disoccupazione, è la nostra scommessa per il futuro, almeno su un piano sociale-territoriale. Venerdì ha segnato l’avvio di questo percorso, che vedrà una grande assemblea di quartiere allo spazio sociale Lottantuno giovedì 27 novembre, alle ore 18.00. Proprio per questo, evitando le solite, ma assolutamente legittime, concentrazioni comuni, abbiamo preferito declinare il nostro contributo allo sciopero sociale in chiave territoriale attorno alla tematica del lavoro. Continua a leggere »

Il laboratorio Tor Sapienza ovvero la nostra incapacità di incidere nelle contraddizioni popolari

 

Non siamo di Tor Sapienza né in questi giorni siamo passati a vedere quello che succedeva. Non abbiamo dunque alcuna voglia di consigliare o solo commentare quello che sta avvenendo. Allo stesso modo, però, abitiamo le altre decine di periferie cittadine, quanto o più degradate del quartiere di Roma est, quanto o più attraversate da razzismi striscianti, da risentimenti populistici, da contraddizioni vere e presunte che potrebbero esplodere da un momento all’altro lasciandoci pericolosamente afoni di fronte a una destra che non aspetta altro che cavalcare il risentimento popolare in chiave razzista. E’ dunque di questo che dovremmo discutere, di come impedire sul nascere la possibilità di questa deriva pericolosa. Sabato ci sarà un primo tentativo di raccogliere politicamente i mille rivoli del degrado delle periferie, un tentativo che se dovesse riuscire sarebbe un passo in avanti verso il baratro di un front national all’italiana. Continua a leggere »

Alfano e le armi: quando “Distretto di Polzia” è nelle strade d’Italia…

Davvero curiosa la parabola di Angelino Alfano alla guida del Ministero degli Interni. Passerà ai posteri come il ministro sotto la cui gestione l’ordine pubblico è stato mantenuto con randellate agli operai e ai movimenti: e fin qui nulla di nuovo, siamo d’accordo. Operai ternani, alluvionati carraresi, solo per citare gli ultimi casi, fino a risalire allo sgombero coatto dell’occupazione abitativa nel quartiere romano di Montagnola, ad aprile 2014, poco meno di 2 mesi dopo il suo arrivo al Viminale.  Continua a leggere »

Le interlocuzioni riformiste

Qualche giorno fa indicavamo come utile alla causa – anche “rivoluzionaria” – il ritorno di un “partito del lavoro”, magari riformista, ma che fosse capace di riorganizzare politicamente la classe dandogli una prospettiva storica oggi completamente venuta meno. Un auspicio che obiettivamente si scontra con l’impossibilità oggettiva di un ritorno ad un riformismo socialdemocratico: nella neolingua liberista “riforma” ha sostituito il concetto di “controriforma”, per cui oggi qualsiasi riforma è un effettivo passo indietro per i diritti economici, sociali, politici dei lavoratori. D’altronde, un riformismo senza riforme è destinato immediatamente al fallimento, e oggi non c’è alcuno spazio per la mediazione politica basata sulla parziale redistribuzione dei redditi, sia per cause oggettive che soggettive. E’ però bene rifuggire da qualsiasi determinismo storico, e quello che accadrà in futuro sarà solo la nostra capacità – o incapacità – politica a stabilirlo. Continua a leggere »