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ACCADEVA OGGI…

2 April :
1948 A Camporeale (Palermo), viene ucciso il segretario della Confederterra, il sindacalista Calogero Cangialosi, e feriti nello stesso agguato 2 militanti che lo accompagnavano, Vito Di Salvo e Vincenzo Liotta. Cangialosi è il 36° dirigente sindacale ucciso in 2 anni, nella sola Sicilia.

STATS

Per non tornare al mondo di prima. La sinistra di classe e l’esigenza di tornare a pensare insieme

 

Il prolungarsi indefinito della crisi epidemica e sanitaria sta mutando il mondo che eravamo abituati (e rassegnati) a conoscere. La storia sembra essersi rimessa inaspettatamente in moto. Una frase sentita molte volte in questi anni, eppure mai come oggi prossima alla realtà. Le classi dirigenti dei principali paesi occidentali (e non solo) hanno subìto l’epidemia, rincorrendo l’evoluzione del virus sempre un attimo dopo gli eventi. Negazionismo e drammatizzazione sono parte di una stessa retorica, fatta propria da politiche inadeguate a reggere l’urto della realtà. L’incidenza di una epidemia di questo tipo avrebbe, forse, lasciato interdetto qualsiasi potere: inutile oggi riempire le fosse del senno del poi. Per quanto, sia detto esplicitamente, la gestione dell’emergenza sanitaria ha còlto impreparato un intero sistema di relazioni sociali non solo per la sua carica catastrofica naturale – cioè incontrollabile – ma anche perché si è scontrata frontalmente con un modello di sviluppo determinato. Se il virus appare un fatto naturale, la gestione sanitaria dell’emergenza è sicuramente un fatto politico, che svela il carattere anti-umano delle politiche liberiste di questo trentennio. Continua a leggere »

Il desiderio dell’uomo decisivo

 

Che Mario Draghi trovi sostegno in un certo ambiente economico, è nelle cose. Che su Mario Draghi stia convergendo tutta la politica italiana, è un’altra cosa. Dal Pd alla Lega al vasto mondo della critica keynesiana, il quadro politico sembra chiudersi attorno alla soluzione migliore per tutti (o quasi: l’unico a rimanere col cerino in mano sarebbe Conte, e con lui il M5S). I motivi di questo interesse sono facilmente intuibili. Meno i problemi politici che verrebbero a generarsi dall’unità nazionale attorno all’uomo delle banche. Continua a leggere »

Giravolte europeiste


 

Tra le tante vittime mietute dalla “crisi Coronavirus”, ne contiamo una che ci sembra di poter annoverare, con l’approfondirsi delle contraddizioni, tra le più celebri: quella del dogma neo-liberista. Una “vittima ideale” – facciamo attenzione – e non reale, come le ormai migliaia di vite scomparse dall’inizio della propagazione del virus nella nostra traballante società. Società che sembra assumere sempre di più le sembianze di un edificio marcio, irrimediabilmente danneggiato alle fondamenta. Solo che, in questo caso, a rendere la struttura fragile e prossima a rovinare non è un’imprevedibile emergenza sanitaria, quanto un ciclo di riforme economiche ben definito nel tempo – le riforme del sistema sanitario attuate a partire dagli anni ’90 – e nello spazio – l’Europa “pre-crisi” (ma esiste un pre-crisi da un decennio a questa parte?). Non tutti i mali, tuttavia, vengono per nuocere o meglio, non tutte le vittime – specialmente quelle del campo avverso – generano un moto di commozione. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Il Ministro – L’esercizio dello Stato, di Pierre Shoeller

 

Uscito nel 2011 in Francia ma solo nel 2013 in Italia – anche per questo forse ignorato da distribuzione e pubblico – ci piace riproporre questo film di Pierre Shoeller, regista di scuola “dardenniana” (fratelli Dardenne che non a caso sono i produttori della pellicola). Lo riproponiamo non a caso in questi giorni, per la forte connessione con le vicende della politica ai tempi del virus. Continua a leggere »

Il virus della comunicazione

 

La battaglia della comunicazione ai tempi del Coronavirus l’hanno vinta sicuramente loro, per il momento: le cronache “leggere” (quelle cioè che oggi valgono una delle prima posizioni sui siti dei maggiori quotidiani) ci dicono che dieci giorni fa si sono ritrovati in 3.500, in Francia, per il raduno annuale dei Puffi che, tra l’altro, rappresentano notoriamente la metafora di una società comunista. Non sappiamo altrove (ci sarebbe bisogno di uno studio più approfondito), ma in Italia l’intera vicenda del Coronavirus è stata giocata dal ceto politico unicamente sul piano della comunicazione: qual è lo stile comunicativo migliore per ottenere il maggior ritorno possibile in termini di consenso? Non è cinismo, a ben vedere, ma la logica conseguenza di una distanza ormai incolmabile tra la cittadinanza e QUESTA classe politica, che cerca ogni appiglio a cui aggrapparsi, come il barone di Münchhausen al suo codino, soprattutto in uno dei Paesi in cui più forte era, in passato, l’incidenza delle ideologie e in cui più veloce – ma non indolore – è stato il loro accantonamento. In un contesto del genere, spiace dirlo, ogni imprevedibile catastrofe (e il virus in questo modo è stato descritto, a onta del buon senso) fornisce un grande appoggio al governo in carica, che ben felicemente può assumersi “l’onere” di salvatore della patria, da un lato richiedendo ai cittadini restrizioni alle proprie libertà, dall’altro imponendo una sorta di solidarietà nazionale alle opposizioni. Continua a leggere »

Le curve, la retta e la quarantena della politica. Stare a casa non basta/1

E’ davvero complicato provare a prendere parola collettivamente rispetto “all’emergenza coronavirus” con il clima di opinione che si è generato in questo paese. Da giorni siamo tutti letteralmente investiti da un flusso unidirezionale di informazioni da parte del circuito mediatico e da quello politico che sembra non avere fine e che sta alimentando un senso di ansia e di insicurezza diffuse che difficilmente avremmo potuto immaginare soltanto un mese fa. A questo flusso “istituzionale”, che si dirige dall’alto verso il basso, si aggiunge poi la cacofonia delle decine e decine di post, tweet, meme, appelli, video e messaggini WhatsApp che quotidianamente ognuno di noi riceve orizzontalmente dai contatti della propria “infosfera” social e che, coerenti con il mood dominante, come in un sistema di forze danno comunque come risultante quello della estrema drammatizzazione della situazione. Sia ben chiaro, non vogliamo certamente negare la serietà dell’epidemia in corso, ma non vogliamo nemmeno cedere allo storytelling della catastrofe “naturale” , e quindi “imprevedibile”, con cui si sta cercando di depoliticizzare la situazione, nascondendone le cause sistemiche e alimentando un clima da “unità nazionale” che serve soltanto a nascondere le responsabilità politiche più che a individuare come uscire da questa situazione. Continua a leggere »

L’uomo e la natura

 

Ti dirò una modesta verità.
Se l’uomo, microcosmo di follia,
usa pensarsi come un tutto – io sono
parte di quella parte che in principio era tutto,
della tenebra che partorì la luce,
la luce superba che adesso a madre Notte
contende lo spazio e il rango antico.
Ma senza mai riuscirvi; per quanto si cimenti
resta incollata ai corpi e prigioniera;
dai corpi emana, rende belli i corpi
e ogni corpo ne ostacola il cammino.
Spero perciò che non ci vorrà molto
e con i corpi perirà anche lei.
[JOHANN WOLFGANG GOETHE,
FAUST]

 

Tra le molte cose positive del virus, una sta lavorando sottotraccia: la crisi radicale dell’idealismo di fronte agli eventi della natura. Quell’idealismo che distingue, in forme varie e contraddittorie, tutto il pensiero medio della sinistra antagonista, si è arenato di fronte agli sconvolgimenti che operano su di un piano della realtà materiale che l’uomo, nonostante i sofismi della ragione, non riesce a governare e non potrà mai farlo del tutto. Ci hanno provato, i vari Agamben e Fusaro, a ricondurre il tutto alle diverse articolazioni della teoria del complotto: il primo replicando la supercazzola biopolitico-governamentale attraverso cui il capitale internazionale starebbe disciplinando popolazioni riottose (fa ridere, ce ne rendiamo conto: eppure è questo che si raccontano nei dipartimenti universitari dell’Occidente “impegnato”); il secondo, sulla scorta di Giulietto Chiesa e delle scie chimiche, affermando esplicitamente che il virus è uno stratagemma americano per colpire l’economia cinese. La straordinaria distanza tra la realtà e la rappresentazione proposta da questi soloni della polemica (con tutte le variabili intermedie, sia chiaro), ha immediatamente derubricato questo pensiero, fino a ieri però considerato dignitoso e “radicale”, a sciocchezzaio a-morale. Non è mai troppo tardi, potremmo dire. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti. Ritorno a Reims.

A volte capita di imbattersi senza nemmeno volerlo in libri che si rivelano molto più interessanti di quanto non si immaginasse quando li si è presi in mano. Ritorno a Reims, di Didier Eribon e pubblicato in Italia nel 2017 per i tipi della Bompiani è sicuramente uno di quei casi. Si tratta di un lavoro difficilmente catalogabile perché lo si potrebbe approcciare come un piccolo saggio di sociologia sulle trasformazioni delle classi popolari francesi, oppure, senza per questo sbagliare, potrebbe essere letto tranquillamente come l’autobiografia di un proletario cresciuto in un ambiente pieno di pregiudizi che si ferma a riflettere sulla propria omosessualità e sul percorso di soggettivazione e “reinvenzione di sé” che l’ha portato a scappare dall’ambiente sociale della sua infanzia e della sua adolescenza, fino a farne, come lui stesso si definisce, un “transfugo di classe”. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: La linea del fuoco, di Manolo Morlacchi, Mimesis 2019

È una storia di militanti e di guerrieri, di donne e uomini che hanno combattuto per liberarsi di una dittatura e che hanno combattuto perché credevano nel socialismo: due attitudini non sovrapponibili, ma collegate. È anche una storia complicata, chiaramente, perché si tratta di vicende latinoamericane, con il portato di variabili che, noi vecchi europei, fatichiamo a comprendere.

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Di Veltroni e d’altri revisionismi

 

Da qualche anno l’approssimarsi del 22 febbraio ci costringe allo stillicidio revisionista della memoria condivisa. In questo, Veltroni si è ritagliato un ruolo di primus inter pares, di agitatore e facilitatore della riconciliazione, artefice di buoni sentimenti e ricongiungimenti familiari. Quest’anno la parte del morto a pretesto è toccata a Sergio Ramelli. Povero Ramelli verrebbe da dire, sicuri che neanche lui approverebbe l’uso pacificato della sua memoria, la violenza sulle sue idee e sulle ragioni della sua morte, da parte di una politica viscida che banchetta sul cadavere del neofascista per ragioni politiche aliene al ricordo del caduto e di quegli anni. Ma Veltroni è una macchietta di se stesso: critico mancato, regista fallito, scrittore frustrato, comunista per accidente. Lasciamolo dunque nel suo mondo di risentimento mascherato. Continua a leggere »