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25 May :
1944 Fallisce l'Operazione Rösselsprung con cui i nazisti intendevano eliminare Josip Broz Tito, leader della resistenza jugoslava.

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Le spietate contraddizioni del capitalismo reale

 

«Questa borghesia è illuminata finché qualcun altro paga la bolletta della luce», diceva Valentino Parlato. Parafrasando, possiamo dire che questo liberismo straccione, di cui si riempie la bocca la classe dirigente europea, è illuminato finché lo Stato ne consente i margini di profitto. Fuori da questa costruzione artificiosa definita “libero mercato” c’è la dura realtà dei fatti, quella per cui l’economia privata europea può reggersi solo a patto di essere costantemente sovvenzionata con denaro pubblico, protetta da rigidissime legislazioni fondate sulla competizione, e legittimata dall’ideologia del “privato è bello” smentita da tutti – tutti – i fatti economici. Questo ci dicono i 115 miliardi di denaro pubblico versati a fondo perduto nelle casse delle (privatissime) case automobilistiche tedesche. Una notizia che si perde nel mainstream quotidiano ma che, al contrario, ha la forza di svelare il reale funzionamento del modello produttivo liberista. Continua a leggere »

La necrosi della sinistra di fronte alla sfilata italiana di Trump

 

Mercoledì – domani – Donald Trump arriverà in Italia. Il presidente più odiato dalla sinistra imperiale ci arriva, come sappiamo, carico di buoni propositi: dopo aver foraggiato il terrorismo internazionale con 110 miliardi di dollari in armamenti, aver ricompattato il fronte islamico-reazionario contro il nemico iraniano (cioè il nemico palestinese, libanese, siriano, e soprattutto russo), omaggiato Israele e le sue colonie con la visita a Gerusalemme, eccolo giungere nelle retrovie imperiali per disporre i suoi voleri, d’altronde già chiariti nel precedente incontro. Il cabaret quotidiano riservatoci da Trump è il frutto di due tendenze contrapposte: da una parte, come ricorda Fulvio Scaglione, le politiche di Trump sono in totale continuità con quelle democratiche di Obama (ma questa continuità è sapientemente celata dai democratici di tutto il mondo); Continua a leggere »

Accoglienza e repressione del Partito Chiesa

 

Il Partito democratico conferma, con la marcia di Milano guidata da Giuseppe Sala e presidiata da tutta la federazione lombarda del partito, la sua natura politica di istituzione totale. Come la Chiesa, nel suo seno vorrebbero essere ricondotte le esigenze del governo e quelle dell’opposizione; gli interessi delle élite finanziarie e le ragioni del lavoro; l’accoglienza dei migranti con la repressione della legge Minniti. Lungi dal costituire una contraddizione, la natura onnicomprensiva del Pd è in realtà un progetto politico di “governamentalità”, secondo un lessico foucaultiano. E’ un’arte del governare, in cui dovrebbero trovare posto tutte le esigenze della realtà, e in cui ogni contraddizione materiale viene piegata agli interessi dell’europeismo neoliberale. Continua a leggere »

L’eterogenesi dei fini dell’anticomplottismo militante

 

Tra fake news e ossessione anticomplottista, viviamo un’epoca segnata apparentemente dallo scontro senza quartiere tra la “verità” e i suoi nemici. Ma la piega che sta assumendo il dibattito chiude ogni spazio di manovra dialettico sulla questione. Perché se i limiti naturali del complottismo sono evidenti, quelli dell’attuale crociata anti-complottista sono più perfidi, anzi, addirittura più pericolosi. Perchè alla base dell’attuale fioritura complottista (se effettivamente esiste tale fioritura, cosa tutta da dimostrare) c’è una presa di coscienza, sempre più generalizzata, che tra le verità ufficiali e la realtà materiale esiste uno scarto, una distanza, una frattura non più colmata dalla fiducia. Tra la realtà così com’è e la realtà come viene raccontata dalle narrazioni legittimate a farlo, questo scarto è d’altronde sempre esistito. Continua a leggere »

La battaglia di Caracas: il potere popolare e la guerra non convenzionale

 

Da qualche mese l’esercito degli Stati Uniti sta preparando un’inedita esercitazione militare in Brasile, con il pieno appoggio del presidente Michel Temer, subentrato a Dilma Rousseff dopo un golpe istituzionale lo scorso agosto. Con il significativo slogan di “America Unida”, il prossimo novembre le forze armate statunitensi mostreranno i muscoli, e coordineranno unità speciali dell’esercito peruviano e colombiano in territorio brasiliano. L’esercitazione si svolgerà nella città di Tabatinga, non lontano dal confine con la Bolivia (dove lo scorso 17 agosto Evo Morales ha inaugurato la prima scuola militare antimperialista latinoamericana) e a poca distanza dal Venezuela[1]. Dopo la smilitarizzazione delle Farc-Ep in Colombia (la più grande organizzazione guerrigliera nel paese e un possibile alleato della resistenza popolare venezuelana in caso di conflitto militare), gli Stati Uniti approfittano del momento di crisi del blocco progressista latinoamericano per riprendere il controllo militare dell’area. In quest’ottica, il ritorno di governi neoliberisti in paesi come il Brasile e l’Argentina ha infatti riaperto la strada all’utilizzo delle forze armate ufficiali in territorio latinoamericano, che così potranno supportare il lavoro sporco realizzato da attori “non convenzionali” già attivi nello smembramento della resistenza popolare del “continente rebelde” (come le organizzazioni paramilitari e il narcotraffico). Continua a leggere »

Giustizia coloniale

 

Dei tanti fatti che potrebbero definire i contorni del razzismo che permea in profondità la cultura occidentale, due in particolare in questi giorni illuminano sui retaggi coloniali del nostro paese, anzi: del nostro “emisfero occidentale”, come avrebbe detto Hannah Arendt, tronfia sostenitrice della supremazia liberale dell’Occidente sul resto del mondo. Scopriamo ieri mattina, in un trafiletto ignobile nascosto nelle pagine interne dei peggiori quotidiani illuminati, che Amedeo Mancini, il fascista di Fermo responsabile della morte di Emmanuel Chidi Nnamdi, è stato scarcerato. La morte di un uomo, se commessa da un bianco ai danni di un non bianco, vale per il nostro codice circa dieci mesi di carcere. Tanti ne ha dovuti scontare il fascista fermano, dopo aver patteggiato nel dicembre scorso una condanna di quattro anni. Al danno della mancata punizione per la morte di un uomo, la beffa della completa spoliticizzazione della vicenda. Ancora ieri, per tutti i media Amedeo Mancini era “l’ultrà”, non il fascista. Continua a leggere »

Da Santone a eroe

 

Ancora parla, questo Giovanni Santone. Parla sempre di più: intervistato da televisioni e giornali, ormai simbolo di quella memoria pacificata che è il mantra ideologico sugli anni Settanta. Ovviamente, la pacificazione funziona solo nel verso della legittimità verso le morti provocate dallo Stato (“erano i tempi”, si dice seriosi e certi dell’assoluzione); per le morti prodotte dalla lotta di classe la pacificazione non è ancora prevista. Poverino, il Santone si lamenta di esser finito a fare il salumiere a Isernia. E’ il segno dei tempi, quello per cui oggi a uno come Santone avrebbero dato la medaglia e promosso sul campo. Quarant’anni fa, fu costretto (solo) al trasferimento. E intanto Giorgiana Masi continua ad essere insultata da questa pappa informe che racconta lei come semplice manifestante e lui come onesto poliziotto, magari infiltrato, ma “erano i tempi”. L’importante è negare il contesto politico, stravolgerlo, piegarlo alle necessità del potere, ridurlo impoliticamente a fenomeno generazionale o culturale, traviato da qualche “cattivo maestro” in servizio permanente. E così Giorgiana Masi trova la morte ogni 12 maggio, se non ci fossero i compagni a ricordare il suo assassinio per mano dello Stato, dei suoi vertici politici come dei suoi agenti infiltrati. Era la lotta di classe, inutile recriminare. Ma vale per tutte e due le parti in gioco.  Continua a leggere »

La traversata del deserto è appena cominciata

 

Sabato c’è stato un grande corteo cittadino, nonostante i media unificati abbiano scientemente oscurato la notizia. E’ stato un grande corteo tenuto conto delle circostanze, ovviamente. I numeri dichiarati, circa 10.000 persone, più realisticamente forse qualcosa di meno, raccontano comunque di una sfida vinta sul piano della partecipazione. Una sfida vinta nonostante tutto remasse contro la mobilitazione. A cominciare dalla sentenza della Corte dei conti sul mancato danno erariale, con le conseguenti dichiarazioni dell’assessore al patrimonio Mazzillo, che rischiavano di ammorbidire la volontà di partecipazione di quel pezzo sociale sotto attacco delle “politiche di risanamento finanziario” del Comune. Così non è stato, ribadendo un’evidenza tipica di questi ultimi tempi: nessuno più si fida delle istituzioni, soprattutto quando promettono scenari “rosei” verso quel mondo del sociale costantemente sotto attacco e costantemente “fregato” dalle politiche del rigore neoliberale. Ma la manifestazione non è stata vincente solo sul piano numerico. Anche la notevole trasversalità politica della mobilitazione ha contribuito alla sua riuscita. Sabato è scesa in piazza la sinistra cittadina. Una sinistra ancora in affanno, minoritaria, legata a ristretti bacini sociali e ancora senza una strategia politica definita, ma comunque espressione autentica di quel pezzo di sinistra di classe ancora presente in città. Una sinistra sociale e fuori dai partiti, ancora debolissima ma non per questo assente. Un fatto non da poco, considerati i tempi in cui viviamo. Continua a leggere »

Alle radici del nostro presente

 

Questa Storia di Lotta continua è uno dei ragionamenti più importanti che è possibile leggere sugli anni Settanta, ancora oggi. E’ una storia quasi in presa diretta, scritta nel 1978, pubblicata nel 1979, e nonostante ciò in grado di esplorare in profondità gli anni Settanta come davvero poche altre opere sull’argomento. Il tentativo di sciogliere il nodo gordiano degli anni Settanta, come ripetuto varie volte, non produrrà risultati significativi fuori dalla lotta di classe. Detto altrimenti, sarà solamente un nuovo e duraturo ciclo di lotte politiche che saprà darsi da sé gli strumenti culturali e politici per razionalizzare l’esperienza del decennio ’68-’77, assumendo e, al contempo, liberandosi da quel vincolo. Eppure questo dato di fatto non ci assolve dall’onere della ricerca della comprensione di quel decennio. Non per mero interesse storiografico, quanto per necessità politica. In questa ricerca, favorita in tal senso dal quarantennale del Settantasette, non per caso ci siamo imbattuti in due storie di Lotta continua. Perché, nonostante le differenze che idealmente ci distanziano da quella storia, Lotta continua fu il soggetto che più consapevolmente produsse riflessioni su se stesso e sul contesto socio-politico di quegli anni, il movimento-partito in cui più apertamente trovarono sede confronti tra posizioni politiche diversificate; in altre parole, Lotta continua fu il soggetto di movimento degli anni Settanta più assimilabile a un partito, inteso nel senso migliore, e al tempo stesso maggiormente attraversato dalle istanze di movimento. E questa strutturazione si riverbera ancora oggi, lasciando dietro di sé una mole di materiali, di riflessioni, di documenti, talmente preziosi da farne una delle fonti privilegiate nella comprensione di quegli anni. Continua a leggere »

Rosso è il sangue che scorre nelle arterie della metropoli antifascista


Giunto alla sua quinta edizione, il Festival antifascista cittadino Achtung Banditen prosegue nella sua geometrica capacità di moltiplicare i propri orizzonti politici, culturali, narrativi, sociali. Ad un possibile e in qualche modo fisiologico logoramento, il Festival ha saputo rispondere cambiando faccia, dilatandosi nel tempo e nei contenuti, rilanciando la sfida di un appuntamento antifascista metropolitano in grado di reggere l’urto della post-modernità, dell’a-fascismo istituzionale, del populismo reazionario. Non era facile, bisognava escogitare soluzioni adatte alla desolazione culturale e alla repressione politica di questa Italia democratica. La strada scelta è stata quella di espanderne i contenuti: l’antifascismo è ormai un concetto talmente abusato quanto abbandonato. L’abuso retorico ne ha stravolto il significato sovrapponendolo a quello di “democrazia liberale”, rischiando di trasformarlo in una sorta di inutile false flag neoliberale; il suo abbandono concreto ha al contrario ri-plasmato una Repubblica fondata sull’assenza antifascista, relegata alla memorialistica e all’antiquariato intellettuale. Per noi, al contrario, l’antifascismo è ancora una categoria necessaria, se declinata nelle contraddizioni vive dell’Italia del XXI secolo. Ecco perché questi due mesi ininterrotti di iniziative antifasciste hanno avuto come obiettivo quello di ridefinire un campo di appartenenza. Continua a leggere »