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Ancora su Landini e ricomposizione di classe

 

Il dibattito suscitato intorno alla nostra riflessione sull’eventuale nuovo soggetto politico a sinistra del PD e guidato presumibilmente da Landini non va perso per strada. E’ importante chiarire alcuni passaggi del nostro articolo, e ancor più importante portare avanti una riflessione che per forza di cose non può esaurirsi in poche battute o pochi articoli. Per questo occorre precisare che: non stiamo appoggiando, né idealmente né tantomeno concretamente, alcun soggetto politico riformista o socialdemocratico; non abbiamo alcuna fiducia né in Landini né in quella dirigenza politico-sindacale che probabilmente comporrà il nuovo soggetto politico; la stessa fase politico-economica che stiamo attraversando rende impossibile la nascita di un sincero riformismo progressista, motivo per cui tale eventuale soggetto, anche laddove fosse animato dalle migliori intenzioni, si scontrerebbe con l’impossibilità di qualsiasi “riformismo operaio”. Queste considerazioni, ovvie per quanto ci riguarda, evidentemente vanno rimarcate visti i dubbi emersi dal dibattito seguito all’articolo. Continua a leggere »

I mercati contro Dilma, ovvero: nel dubbio vediamo come reagisce il nostro nemico

 

Siamo ancora in attesa di un qualche commento sulle recentissime elezioni da parte di tutti i brasilianologi che questa estate convincevano le masse a non guardare i mondiali di calcio. Ma d’altronde, la facile profezia espressa a luglio si è puntualmente avverata: il triplice fischio della finale mondiale ha trasformato il Brasile da posto più interessante nel mondo a buco nero geografico. Nel mentre, non possiamo che essere contenti del risultato di domenica, per due motivi. Certo Dilma Rousseff non è un nostro punto di riferimento politico, ma l’alternativa, quella stessa alternativa sponsorizzata da media ed opinione pubblica mainstream, era decisamente peggio, e avrebbe impresso al Brasile quella svolta liberista che Washington tenta da anni di avviare nel continente latinoamericano, l’unico (e ultimo) territorio ancora non sottomesso alle ragioni del liberismo statunitense, asiatico o europeo. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti

E’ in libreria, ormai da qualche mese, la seconda ristampa de “Il gruppo Bilderberg”, l’ultima fatica editoriale di Domenico Moro, un libro di cui ci sentiamo di consigliare vivamente la lettura. Il volume vanta notevoli meriti, su tutti quello di sgomberare finalmente il campo da tanta letteratura complottista sull’argomento e riportare l’analisi su più salde basi storico-materialistiche. L’attività sessantennale del Gruppo Bilderberg, ed insieme ad esso quello della Commisione Trilaterale, vengono così descritte ed analizzate dall’autore non come l’attività segreta di una setta di iniziati che decide sui destini del pianeta, quanto  piuttosto  “come camera di compensazione e di composizione delle inevitabili contraddizioni tra le varie fazioni capitalistiche che hanno continuato ad identificarsi con gli Stati nazione più forti”. Continua a leggere »

Un indicatore per domarli

Su Il Sole 24 Ore di qualche giorno fa è uscito un articolo intitolato “Italia e Germania divise dal «Nawru»” che, nonostante a tratti sia poco comprensibile per i non addetti ai lavori, nel succo rende bene l’idea di uno di quei tanti indicatori che sono tutto tranne che roba da economisti per gli effetti che comportano sull’economia reale. L’oggetto del pezzo è il cosiddetto Nawru, definito dall’autore dell’articolo come uno dei perni, che si vedono poco e di cui non si parla poi così tanto, dell’intera concezione monetaria e economica – fiscale e di bilancio – dell’Unione europea.
L’acronimo sta letteralmente per “Non Accelerating Wage Rate Of Unemployment” e rappresenta il tasso di disoccupazione di equilibrio tale da non generare aumenti eccessivi nei salari che potrebbero provocare inflazione. In pratica, è il tasso di disoccupazione giusto per far stare tutti buoni, quello che presuppone un “esercito industriale di riserva” abbastanza grande da ridurre al minimo i rapporti di forza in favore dei lavoratori che altrimenti potrebbero avanzare richieste in termini di migliori salari e condizioni di lavoro. Continua a leggere »

Le parole della Carovana: intervista ad un compagno di ritorno dal Donbass

 

Di seguito, riportiamo un colloquio che abbiamo avuto con un compagno della rete Noi Saremo Tutto, di ritorno dalla Carovana Antifascista nel Donbass. Una specie di intervista che speriamo possa servire a rispondere a quelle domande, sospetti e più o meno legittimi dubbi sulla lotta antifascista in Ucraina e sulla natura della Carovana Antifascista. Un’opinione che non vuole essere né un report della Carovana, né la posizione ufficiale di NST, quanto delle impressioni a mente fredda sulla delicata iniziativa di cui siamo stati protagonisti e co-organizzatori. L’opinione informale di un compagno che ha potuto vedere con i propri occhi, sentire con le proprie orecchie, toccare con le proprie mani, una lotta antifascista nel cuore dell’Europa liberista. Un contributo in più, secondo noi importante, per farsi un’idea più precisa di quello che sta avvenendo nel Donbass. Buona lettura… Continua a leggere »

La sinistra del lavoro di Landini

 

Da tempo leggiamo un po’ ovunque di una possibile scesa in campo di Landini alla guida di un nuovo soggetto politico. Il segretario della FIOM si starebbe affermando come il leader per risollevare le sorti della sinistra “a sinistra” del PD, ricompattando le varie correnti in vista di una sinistra capace di rimettere al centro del discorso politico il lavoro. Per ora siamo solo alle indiscrezioni e alle maliziosità dei media, e il soggetto in questione smentisce qualsiasi coinvolgimento in progetti politici di tale natura. Sarebbe però un’ipotesi intrigante, che vale la pena commentare. Se non altro, per dire prima ciò che magari potrebbe essere interpretato come solite valutazioni “col senno del poi”. Continua a leggere »

Cronache di lotta dallo sciopero dei facchini

 

Non sappiamo se la lotta pagherà, ma di certo oggi è stata una giornata che possiamo dire riuscita su tutti i fronti. Parliamo di quel che è accaduto a Roma, con la consapevolezza di una mobilitazione importante anche nel resto dell’Italia “logistica”, quei nodi della produzione sempre più cuore pulsante del profitto capitalista nei paesi a “capitalismo maturo”. Sin dalle 8 di mattina più di trecento persone, facchini, driver, compagni, occupanti di case, hanno bloccato l’accesso agli stabilimenti della logistica di via di Salone, centro della zona industriale romana. Uno sciopero che non è stato soltanto un appuntamento di lotta per i lavoratori del settore logistico, ma che ha visto prodursi due sinergie decisive per la possibile generalizzazione politica delle vertenze sindacali:

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