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2 September :
1945 - Il Vietnam dichiara la sua indipendenza e forma la Repubblica Democratica del Vietnam (Vietnam del Nord).

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A un anno da Ferguson. Alcuni spunti di riflessione su #BlackLivesMatter e sul movimento degli afroamericani negli Usa

Tanta gente nera, tanti fratelli neri conoscono queste tattiche fasciste per averle subite di persona, conoscono anche troppi casi, anche troppe situazioni in cui gente nera, giovani fratelli neri, sono stati abbattuti a fucilate e assassinati da questi poliziotti, e sanno che la situazione si va facendo di giorno in giorno più insostenibile. [...] Intanto, i tribunali razzisti d’America giustificano le brutalità e gli assassini commessi dalla polizia ai danni dei neri e della gente di ogni razza. [Bobby Seale, gennaio 1970]

Philadelphia, 28 agosto 1964: più di 300 feriti e quasi 700 arresti. Watts, 11-17 agosto 1965: 7 giorni di scontri, 34 morti, più di mille feriti, più di tremila arresti. Detroit, 23-27 luglio 1967: 43 morti, quasi 2000 feriti, più di 7000 arresti, 2000 edifici distrutti. Ferguson, 9-25 agosto 2014. Ferguson, 9-11 agosto 2015.
Per uno strano caso della storia, le principali rivolte dei neri statunitensi – quelle non determinate da eventi eclatanti (l’uccisione di Martin Luther King o le assoluzioni dei poliziotti responsabili degli omicidi di alcuni neri), ma dalla reazione alle quotidiane sopraffazioni  – sono avvenute quasi tutte d’estate. E anche questa, ormai giunta al termine, è stata una stagione calda sul fronte dei cosiddetti Afro-American riots. L’ultimo episodio, pochi giorni fa, il 19 agosto: a St. Louis (Missouri), un poliziotto bianco ha ucciso un diciottenne nero, Mansur Ball-Bey, descritto dai conoscenti come un ragazzo di buona famiglia, recentemente diplomatosi,  con un lavoro part-time. Continua a leggere »

Perchè oggi è necessario stare al fianco di Degage

 

Martedì mattina, alle 6.30, hanno sgomberato Degage, studentato occupato ormai più di due anni fa da un gruppo di giovani studenti, lavoratori e disoccupati, che si erano uniti nel bisogno di trovare insieme una casa. Degage era nato così, a partire da un gruppo di studenti dei collettivi universitari che, tra chi non voleva più pagare l’affitto perché non più disposto a dare 500 euro per una stanza e chi voleva uscire di casa senza rinunciare allo studio per un lavoro sottopagato o in nero, si erano uniti e avevano dimostrato che organizzandosi e lottando contro le contraddizioni della nostra città una soluzione, un’alternativa, è ancora possibile. Questo gruppo così eterogeneo, sia politicamente che soggettivamente, ha dato sin da subito una spinta e un’accelerazione decisiva alle lotte cittadine, nonchè a quell’insieme di compagni e “situazioni” che ancora ci ostiniamo a chiamare “movimento”, magari augurandoci che attraverso la ripetizione sragionata di un termine di giunga infine alla fatale reificazione.   Continua a leggere »

L’incubo Expo. Da incubatore del Jobs act a Zona economica speciale

 

Che l’Expo sia stato un progetto pilota volto alla riforma del mercato del lavoro, derubricando la contrattazione nazionale in favore di apposite contrattazione speciali, istituendo il lavoro gratuito e/o volontario, sancendo il licenziamento economico, eccetera, non lo scopriamo di certo oggi ed è stato il cuore del ragionamento che ci ha spinti alla manifestazione del primo maggio a Milano. Un progetto da cui conseguentemente è scaturita la riforma denominata “jobs act”, basata proprio sulle novità in tema di mercato del lavoro sperimentate all’esposizione milanese. Fosse anche la più bella fiera mai vista, basterebbe questo fatto a decretarne la totale nemicità per gli interessi della popolazione lavoratrice, che proprio all’Expo deve l’abolizione del contratto nazionale a tempo indeterminato (sostituito dal contratto “a tutele crescenti”), a cui sono seguite tutta una serie di bazzecole accessorie come l’abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Per di più l’esposizione, lungi dall’essere interessante, si presenta come immane boiata turbocapitalista ad uso e consumo del turismo benestante. Continua a leggere »

Il voyeurismo necrofilo

 

Che i media generalisti si stiano trasformando in accessori al servizio della perversione social, è un fatto da qualche anno sempre più evidente. Le pagine dei principali siti d’informazione sono sempre meno contenitori, per quanto ideologicamente schiarati, di notizie, e sempre più raccoglitori di likes e retweet. Sempre più le colonne destinate alle stronzate folkloristiche assumono centralità in quanto portatrici di valanghe di condivisioni che determinano la quantità di pubblicità e dunque di introiti delle maggiori testate nazionali. Tale fenomeno non può che riversarsi sulla carta stampata, imponendo una gerarchia delle notizie capovolta, per cui la priorità viene data non all’importanza oggettiva dell’evento ma alla sua potenziale “condivisibilità”. Se sommiamo questo fenomeno al contestuale obiettivo dei media mainstream, cioè quello di sviare l’attenzione dagli eventi centrali per focalizzarla sugli aspetti, nel migliore dei casi, sovrastrutturali della vita quotidiana, è possibile comprendere quale sarà il livello dell’informazione social del futuro, una valanga inarrestabile di notizie inutili su cui concentrare l’attenzione della grande maggioranza della popolazione. Continua a leggere »

Il ruolo italiano nel caos libico

La vicenda libica, dalle prime manifestazioni contro Gheddafi ad oggi, dovrebbe rappresentare il paradigma del modus operandi delle potenze occidentali nei territori non subordinati ai propri interessi geopolitici. Ancor più della Siria, che ne ricalca per filo e per segno la dinamica, l’evoluzione e la sua probabile conclusione, con buona pace di quella sinistra imperiale che ancora oggi legittima ogni forma d’interferenza straniera negli affari interni di un paese (ex)sovrano. Un’interferenza sempre a senso unico, ovviamente: dal ricco verso il povero; dall’occidente verso l’oriente; dal neoliberismo verso forme sorpassate di produzione capitalistica da adeguare nel ritmo e nella qualità. Stupisce come l’espansione dello Stato islamico in Libia non venga immediatamente collegata all’ingerenza occidentale dal 2010 in avanti negli affari del paese, perché proprio da questa deriva, così come la formazione e l’espansionismo islamico nel Medioriente deriva dallo smembramento di determinati Stati sovrani (dall’Iraq alla Siria). Sembrerebbe un’ovvietà e in effetti lo è per gli analisti più informati, siano essi di destra o di sinistra, difensori o meno dello status quo imperiale. Continua a leggere »

La furia dei senesi rovina lo spettacolo del Palio?

Hooligans provenienti dal Nord Europa? Ultras ubriachi che impediscono alle famiglie di portare i bambini allo stadio? Teppisti ingestibili che turbano l’ordine pubblico? Ma no! Rispettabili cittadini senesi delle contrade del Nicchio, del Montone, dell’Onda e della Torre che, alla fine del Palio, hanno dato vita ad una rissa che ha coinvolto decine di persone (vedi): una manifestazione delle antiche rivalità tra contrade, che non può essere ricondotta a problema di ordine pubblico. Però “stranamente” – ma anche finalmente, diciamo noi – non abbiamo visto i telegiornali aprire per giorni con queste immagini, né repubblica.it presentarle come prima notizia: i teorici dello sport senza antagonismi e del sedersi sul seggiolino allo stadio senza lasciarsi andare a manifestazioni scomposte, gli apologeti dello sport visto in televisione, quelli che considerano una terribile violenza da biasimare persino rovesciare un cestino dell’immondizia, stavolta hanno taciuto. Continua a leggere »

Ferragosto greco

Pubblichiamo questo commento sugli ultimi avvenimenti in Grecia, frutto di una riflessione collettiva da parte di alcuni compagni, tra cui uno del nostro collettivo, che sono stati ad Atene nell’ultimo mese e  che hanno toccato con mano la situazione in seguito al referendum.

Negli ultimi due giorni, per i pochi sfortunati che anche sotto l’ombrellone leggono il giornale, è stato scritto un nuovo atto della tragicommedia greca.
Nella notte tra il 13 e il 14 agosto il parlamento ellenico ha approvato il terzo piano di aiuti, corredato dal terzo pacchetto di misure che l’Eurozona ha preteso come prova della “buona” volontà. Buona per modo di dire dato il contenuto delle misure. Continua a leggere »