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Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: Contro i beni comuni di Ermanno Vitale

Con estremo ritardo recensiamo Contro i beni comuni. Una critica illuminista di Ermanno Vitale, pubblicato da Laterza nella collana “Saggi tascabili”. Uscito nel 2013, forse ci sarebbe sfuggito se non l’avessimo trovato citato nelle pagine conclusive di Utopie letali. Contro l’ideologia postmoderna  (pp. 228-231), in cui Carlo Formenti, criticando la «moda “benecomunista” che seduce la sinistra» argomenta giustamente che «dire né pubblico né privato sia come dire privato» e che «l’ideologia benecomunista sia omologa all’ideologia della domanda di nuovi diritti, e come entrambe restino ancorate al paradigma liberale». Continua a leggere »

La protesta dei lavoratori Atac, la creazione del capro espiatorio e la strada verso la privatizzazione del trasporto pubblico

Un mese fa,  in un invito alla discussione collettiva sulla giunta Marino e la situazione che si sta determinando a Roma (leggi), scrivevamo che il sistema di malaffare emerso con l’inchiesta di Mafia capitale – ma da anni  intuito da tutti i romani – era il prodotto proprio di un galoppante processo di privatizzazione, che ha portato il Comune a esternalizzare gran parte dei suoi servizi essenziali e a dar vita a una guerra per gli appalti di cui oggi si intravede il risultato. Trascorso meno di un mese, sul fronte delle privatizzazioni la situazione è, se possibile, peggiorata: sono, infatti, iniziate le danze che porteranno – prevedibilmente – alla privatizzazione di Atac, la società di proprietà comunale concessionaria del trasporto pubblico nel comune di Roma in cui sono occupati circa 12mila lavoratori (di cui gli autisti sono circa 5.800). Continua a leggere »

L’impotenza di fronte al degrado di Roma

Il degrado cittadino è tanto palese quanto la ritrosia della sinistra radicale nel farci i conti. Da mesi sopravvive un Comune che non ha più ragion d’essere; da anni la città vive un declino sociale che non ha pari nella storia recente della città. Un declino che è stato appaltato alla narrazione di “Romafaschifo”, alle inchieste del Corriere, alle indignazioni dei fogli del regime palazzinaro Messaggero e Il Tempo, alle piccole costanti vandee quotidiane di una plebe romana votata alla reazione contro il bersaglio facile, immediato, che sia l’immigrato o l’autista Atac di turno. Tutti parlano, per lo più a sproposito, sentono in dovere di dire la propria sul tragico declino romano, tranne la sinistra, che sul tema riesce ad assumere un atteggiamento di altezzosa distanza culturale davvero inspiegabile, una dichiarazione di resa culturale e politica anche qui senza precedenti. E non parliamo dell’a-sinistra delle cosche politiche cittadine, quella lottizzata del Pd o di Sel, della fu Rifondazione e altri piccoli e grandi gruppi di potere territoriale, ma della nostra sinistra, quella dei movimenti sociali, dei collettivi politici, dei sindacati conflittuali, dei centri sociali. Le denunce di “Romafaschifo”? Tutta melma reazionaria; gli autobus che non passano? Non è un problema che ci riguarda; la sporcizia invadente? Sono ben altri i problemi della città; il traffico caotico ad ogni ora del giorno? Comprati la bici. E così via, voltandosi dall’altra parte pur di non fare i conti con la propria incapacità di esprimere un punto di vista generale sulle cose che sappia affrontare anche questi temi. Continua a leggere »

L’impossibile politica. Note critiche sull’estasi del conflitto

 

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Anni di accomodamento riformista e di convergenze democratiche dei movimenti hanno prodotto, per reazione, una salutare rottura epistemologica. Contro ogni ipotesi centrosinistra, è stata rimessa al centro l’alterità totale tra istanze di classe e governo liberale, tanto nella forma conservatrice quanto per quella presuntamente democratica.  La pappa maleodorante della presunta analogia di interessi tra partiti liberisti e movimenti sociali ha lasciato il campo al confronto tra amico e nemico, dialettica non sintetizzabile e che produce necessariamente il conflitto quale presupposto stesso del rapporto contraddittorio messo in piedi dalla politica. E’ il conflitto sociale lo strumento attraverso cui discernere gli amici dai nemici, il campo della nemicità da quello delle alleanze; e l’unico linguaggio possibile fra i due poli della politica schmittiana, riproposta in chiave rivoluzionaria, è lo scontro immediato, non condizionato cioè dal compromesso politico. E’ importante comprendere le premesse da cui proviene questa reazione igienica all’ortodossia riformista “dirittocivilista”. La crescita del movimento no-global, pur nella sua importante capacità di aggregare consensi, portava con sé il cancro dell’accettazione di un unico pensabile sistema di produzione, su cui intervenire semmai in chiave redistributiva, piegando la politica ad arte del compromesso sociale. A cavallo degli anni Duemila, la distanza che separava istanze rivoluzionarie da questo neo-riformismo in salsa cristiana non poteva essere più grande. Continua a leggere »

La rissa in famiglia: i rapporti perversi tra Casapound e Polizia in via del Casale di San Nicola

Il dirigente di piazza degli scontri di via del Casale di San Nicola, Adriano Lauro (nella foto a destra in camicia bianca), è un nome che potrebbe dire poco ai compagni più giovani. Per chi invece ha vissuto le tragiche giornate di Genova, questo nome è impresso indelebile nella memoria collettiva di una giornata, quella del 20 luglio 2001: “Bastardo! Lo hai ucciso tu, lo hai ucciso! Bastardo! Tu l’hai ucciso, col tuo sasso, pezzo di merda! Col tuo sasso l’hai ucciso! Prendetelo!”, gridava l’allora giovane vicequestore Adriano ad un manifestante in piazza Alimonda. Una piazza ormai svuotata di gente e in cui giaceva in una pozza di sangue, non coperto e attorniato da agenti di Polizia il corpo senza vita di Carlo. E quel grido, l’estremo insulto alla morte di Carlo Giuliani, è rimasto negli occhi e nelle orecchie di quella generazione, uno dei simboli di quelle drammatiche giornate. Ne ha fatta di strada Adriano Lauro, fino a diventare alto dirigente di Polizia. Ne ha fatta di strada anche il figlio (evitiamo di riportare il nome visto che il personaggio si sarebbe ritirato dalla vita politica), militante di Casapound almeno fino al 2013. Continua a leggere »

«Da qui non ce ne andiamo». I richiedenti asilo di via Visso e il trasferimento a Casale San Nicola

Ritorniamo sui recenti fatti di Casale San Nicola, chiedendoci: ma chi c’è dall’altra parte? Chi sono questi «profughi» di cui tutti i giornali parlano? Come ha chiarito il prefetto Gabrielli, a dover essere trasferiti nella ex scuola Socrate sono alcuni «richiedenti asilo», provenienti da San Basilio. Già questo dovrebbe far suonare dei campanelli di allarme sulla non aderenza alla realtà dei timori che il loro trasferimento suscita: si tratta, infatti, di richiedenti asilo che da mesi vivono nel campo di accoglienza di via Visso, una traversa della Tiburtina dopo Rebibbia. Continua a leggere »

Prima le villette a schiera poi i rifugiati: Casapound a difesa del padrone

 

Nel comprensorio di borghesissime villette a schiera di Casale San Nicola, orrendo neoquartiere abusivo dell’ultimo scampolo di borghesia evasora riuscita ad arricchirsi un attimo prima della crisi, stretto tra gli altri due borghesissimi quartieri di La Storta e L’Olgiata, il Comune di Roma ha deciso di ospitare temporaneamente alcuni rifugiati politici extracomunitari, persone in fuga dalle guerre che l’Occidente ha scatenato in giro per l’Africa e il Medioriente. Questioni lontanissime dagli interessi di questa borghesia pezzente, se non che oggi il frutto di quelle scelte politiche sta ricadendo nel cuore della metropoli europea. Le aggressioni militari, da fastidioso cicaleccio giornalistico preserale, cominciano a spargere i propri miasmi fin dentro le case degli italiani, e questo non è tollerabile per questi berlusconiani della prima ora oggi traghettati nel leghismo razzista. Le nostre villette a schiera non si toccano. A dar manforte alla protesta, già di per sè fascista senza bisogno dell’intervento esogeno, la presenza di Casapound, come sempre in prima fila quando si tratta di garantire il sacro diritto all’italianità della proprietà. E come sempre, l’atteggiamento della polizia in presenza del padronato nelle sue molteplici forme si fa più ossequioso, modesto, dialogante, irreprensibile. Le esilaranti scene di ieri meritano una riflessione. Continua a leggere »