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ACCADEVA OGGI…

19 June :
1953 i due cittadini statunitensi Ethel ed Julius Rosenberg, simpatizzanti comunisti e di religione ebraica, vengono giustiziati negli USA dopo un processo farsa che li ha condannati come spie dell'Unione Sovietica.

STATS

L’osceno al centro della scena

Dovremmo fare tutti un po’ di sana autocritica, noi per primi. Per anni abbiamo sottovalutato Matteo Salvini tratteggiandolo come un razzista meschino e imbecille intento a giocare con le ruspe, complice forse quell’espressione non proprio sveglia che si porta dietro. In realtà, però, il leader leghista, pur confermando in pieno di essere un razzista estremamente gretto, sta dimostrando quantomeno di sapersi muovere politicamente. Nel giro di pochi anni ha liquidato l’eredità ingombrante (e imbarazzante) di Umberto Bossi e della sua famiglia di traffichini, trasformando la Lega da partito “nordista” e “secessionista” a partito populista con ambizioni nazionali e portandola dal 4 al 17%. Dopo di che ha regolato i conti nel centrodestra, ponendo di fatto fine alla leadership ventennale del suo ottuagenario fondatore e riuscendo paradossalmente laddove la sinistra antiberlusconiana aveva fallito per anni. Continua a leggere »

Lo stadio della Roma e l’aroma dello stadio.

A Roma, in Procura, devono essere davvero dei gran burloni. La Raggi non ha fatto nemmeno in tempo a postare urbi et orbi il suo messaggio di giubilo per l’imminente inizio dei lavori dello Stadio che questa mattina i carabinieri hanno eseguito nove arresti “per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione nell’ambito del progetto per l’impianto di Tor di valle” (leggi). Tra i politici e i “prenditori” fermati ci sono alcuni nomi pesantissimi: come il costruttore Luca Parnasi (proprietario dell’area), il vicepresidente del Consiglio Regionale Adriano Palozzi (Forza Italia), l’ex assessore regionale al Territorio Michele Civita (PD) e il presidente dell’Acea Luca Lanzalone, vicino alla Raggi e grande mediatore tra la giunta e la cordata interessata all’ennesima operazione speculativa (leggi). L’aroma dello stadio della Roma è dunque lo stesso di tutte le speculazioni che hanno devastato questa città, altro che aria nuova. Continua a leggere »

L’opposizione possibile al populismo

 

Ci fosse stato Cottarelli, sarebbe stato tutto molto più facile. La sinistra sarebbe comunque scomparsa, divorata dal populismo a quel punto straripante, ma avremmo potuto inserire il pilota automatico della lotta “al governo delle banche” o qualcosa del genere. Il governo populista complica notevolmente le cose. Non è solo il consenso popolare di cui gode, il problema: una quota importante (maggioritaria?) di questo consenso è, in un modo o nell’altro, consenso di classe, voto di classe. Con questo consenso dobbiamo imparare a farci i conti. Ma c’è dell’altro. L’attuale governo incarna, in maniera distorta, la critica allo status quo di larga parte delle classi subalterne del paese. L’alternativa materiale a Conte è Cottarelli, non il comunismo. Era evidente già prima del tentato golpe euro-presidenziale, ma dopo quel passaggio se ne ha l’empirica certezza. Di più, quel passaggio traumatico ha veicolato questa certezza persino nei disinteressati alla politica, cioè nella società reale. La situazione è dunque per ora la peggiore per chi decide di porsi sul terreno dell’opposizione. La possibilità di venire accomunati allo statu quo ante è fortissima, diremmo una quasi certezza. Al momento il fronte contrario al populismo è esclusivamente l’accrocco euro-liberista di Berlusconi e Renzi-Gentiloni, coalizioni declinanti senza più credibilità nel paese (grazie al cielo). Continua a leggere »

Soumaila e la coscienza (ri)pulita del buon borghese.

Questa mattina, in un lungo articolo sul Corriere della Sera, Giovanni Bianconi ricostruisce le ore che hanno portato all’arresto del quarantatrenne accusato dell’omicidio di Soumaila Sacko. Secondo una delle firme più prestigiose (e per di più “progressista”) del quotidiano, tutta la vicenda sarebbe dunque da derubricare nella cronaca nera di provincia. Un “fattaccio” legato più al modus vivendi di un disadattato che abita in una zona notoriamente degradata e alla sua idea distorta di proprietà privata, che non ai grandi temi evocati in questi giorni: come lo sfruttamento, il razzismo o la criminalità organizzata. Insomma, si tratterebbe di quella che Guccini avrebbe definito come “una piccola storia ignobile”. Continua a leggere »

Dicono i muri

Hanno scritto che si era trattato di una sparatoria, ma quando qualcuno spara alle spalle ad un uomo disarmato non è una sparatoria: è un’esecuzione. Hanno scritto che c’era stato un tentativo di furto, ma cercare lamiere in una fabbrica abbandonata per costruirsi una baracca non è rubare: è tentare di sopravvivere in un paese di merda dove vieni pagato pochi euro al giorno per spezzarti la schiena nei campi. Da una parte e dall’altra ora stanno provando a specularci sopra politicamente, dimenticandosi che sono stati loro gli artefici e i complici di questo “ritorno al passato”. Hanno riportato i rapporti di lavoro all’ottocento, hanno reintrodotto la schiavitù e l’hanno chiamata modernità. Soumaila Sacko era un bracciante nero nell’Italia del XXI secolo, era un militante sindacale dell’USB, era un proletario, uno di noi, ed è stato assassinato per questo motivo. Ma prima o poi il nostro giorno verrà, ne siamo certi, e quel giorno pagheranno caro… e pagheranno tutto.

La strana hit parade dei governi reazionari…

Non avevamo fatto in tempo ad anticiparla che, puntualmente, è arrivata la dichiarazione del segretario del Prc che definisce il neonato governo pentaleghista come quello più a destra della storia. Se quello presieduto da Conte è il peggiore di sempre, ci chiediamo allora dove vadano collocati, in questa speciale hit parade, i governi anticomunisti di Scelba e Tambroni e degli operai ammazzati nelle piazze. Oppure quelli che preparavano i golpe e commissionavano le stragi ai servizi e ai fascisti. Continua a leggere »

Il governo e il gioco dell’Oca

E così, alla fine, si ritorna al punto di partenza, con la giostra della politique politicienne che in poche ore ha fatto l’intero giro per tornare dov’era partita, impossibilitata a trovare una via d’uscita da quel “bipopulismo imperfetto” fotografato dalle elezioni del 4 marzo. Ogni attore in commedia potrà finalmente ricominciare a recitare la sua parte laddove l’aveva lasciata: la Lega e i Cinque Stelle potranno tornare a promettere mari e monti facendo i conti senza l’oste di Bruxelles, il Pd potrà riprendere la faida interna che dovrebbe portare alla nascita del nuovo partito à la Macron, Forza Italia potrà continuare lentamente ad estinguersi nella speranza che Berlusconi prima o poi resusciti e la sinistra-sinistra potrà ricominciare ad inveire sui social contro “il governo più di destra dalla caduta del regime fascista” cercando così di esorcizzare la sua scomparsa dalla società reale.  Continua a leggere »

Tanto tuonò che piovve

Nel tentativo di salvaguardare il rispetto dei vincoli europei da parte dell’Italia ieri sera Mattarella ha fatto un favore enorme tanto a Salvini quanto a Di Maio, traendoli d’impaccio e regalando loro un capitale politico che, se non sono stupidi (e, ahinoi, non lo sono), potranno agevolmente incassare di qui a qualche mese, quando il paese sarà nuovamente chiamato alle urne. E quando il frame entro cui si giocherà la partita elettorale sarà quello dello scontro verticale (ovviamente fittizio) tra popolo ed élite, tra sovranità democratica e diktat europei, con buona pace di quanti vorrebbero ricondurlo sull’asse orizzontale centrodestra vs centrosinistra. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Dogman, di Matteo Garrone

 

In una periferia sospesa e irriconoscibile, ma proprio per questo immagine di ogni periferia di ogni latitudine, si trascina la vita di una comunità umana che di comune non ha più niente. C’è il prepotente, il bottegaro, il fancazzista, l’arricchito e il disperato; e poi c’è Marcello, tolettatore di cani, attratto da questa piccola società alienata di cui, al tempo stesso, prova repulsione. Il bisogno di riconoscersi in una comunità lo rende effettivamente diverso, carico di sentimenti in un contesto che ha dileguato ogni possibile esistenza in comune. In questo microcosmo post-umano Marcello ricerca e subisce il rapporto con Simoncino, ex pugile e coatto di quartiere. Il rapporto è fondato esclusivamente sulla prepotenza, laddove in Marcello vorrebbe esserci un po’ di sincera (?) amicizia. Non è così che però vanno le cose nella periferia. Simoncino costringe Marcello a seguirlo nei suoi piccoli furti, a rimediargli la cocaina, ad accompagnarlo nella sua solitudine, odiato dal resto del quartiere ma al tempo stesso “rispettato” perché violento. La legge della forza, intesa come sopraffazione fisica, è l’unica legge della periferia, che annulla ogni vera solidarietà tra esclusi. Provato dal continuo sadismo nei suoi confronti e ormai espulso dalla “comunità” di quartiere, Marcello esploderà nella sua vendetta contro l’ex pugile, sfogando tutta la sua alienazione che si presenta anche come ultimo sussulto di umanità, attraverso la catarsi della violenza estrema e irreparabile. Continua a leggere »

La lunga attesa della sinistra elettorale

Dal 4 marzo, non appena ha iniziato a prendere forma l’abbraccio populista fra i 5 stelle e la Lega, buona parte della sinistra elettorale si è seduta sulla riva del fiume convinta di veder passare da li a breve il cadavere di quanti, pur convinti progressisti, avevano votato per il movimento di Di Maio. Il refrain con cui molti commentavano il successo grillino era che quei voti “erano nostri”, che “fossero solo in prestito” e che prima o poi “ce li saremmo ripresi”. Continua a leggere »