INFOSHOP AUT-LET

Il vostro carrello è vuoto
Visitate il negozio

APPUNTAMENTI

PAGINE FACEBOOK: MILITANT


Collettivo Militant

NOI SAREMO TUTTO


Rete Nazionale

MILITANT AUT-LET


Infoshop

ACHTUNG BANDITEN


Festival Antifascista

Caracas Chiama


Rete di solidarietà al Socialismo del XXI secolo

Assemblea romana NO GUERRA


Con il Donbass antinazista

SOCIAL

pagina twitter Profilo Twitter pagina twitter Canale Youtube abbonati alle notizie Rss Feed Rss

STATS

ACCADEVA OGGI…

25 December :
1996 - Nella notte fra il 25 e il 26 dicembre affonda un battello di immigrati che cercava di raggiungere le coste siciliane. Le vittime sono 283: si tratta della più grande tragedia navale avvenuta nel Mediterraneo dalla fine della seconda guerra mondiale. Viene ricordata come la Strage di Natale

Il ritorno del maestro del new crime americano: Don Winslow, Missing. New York

 

In Italia Don Winslow si è affermato colpevolmente in ritardo. Pubblicato da Einaudi a cominciare dal 2008, sono usciti in questi anni diversi romanzi scritti almeno un decennio prima. Oltretutto, la pubblicazione non ha rispettato l’evoluzione narrativa dello scrittore, facendo uscire prima i libri più recenti e solo in seguito alcuni lavori pubblicati addirittura negli anni novanta. Per questo qui da noi la scoperta di Winslow è stata un (benefico) choc culturale: da dove veniva questo autore, quale il suo passato artistico, e soprattutto come faceva a sfornare anno dopo anno libri che rasentavano la perfezione narrativa? In realtà, appunto, anno dopo anno sono arrivate le edizioni Einaudi, non i suoi romanzi, frutto di un lavoro ormai ventennale. La definitiva affermazione di Winslow ha imposto la correzione di tale politica editoriale. Missing. New York è uscito nel 2014 negli Stati Uniti e immediatamente tradotto e pubblicato in Italia. Per fortuna, aggiungiamo, perché l’ultima fatica narrativa dell’autore ne descrive la sua evoluzione stilistica. Continua a leggere »

Resistere è vincere, Cuba ha vinto!

Coerentemente con quanti sostengono che la Storia procede per strappi e salti in questi giorni i rapporti tra la Isla Grande e il vicino imperialista nordamericano hanno registrato un’indubbia accelerazione, anche se siamo convinti che per comprendere la reale portata di quanto sta avvenendo bisognerà aspettare ancora qualche mese. In queste ore le dichiarazioni di Raul e Barack Obama hanno finito per monopolizzare la scena mediatica globale e visto che i fatti sono ormai noti a tutti eviteremo di tornarci sopra in questa sede. Più interessante ci sembra invece provare a riflettere “a caldo” sulle ragioni che hanno determinato questo cambio di rotta da parte dell’amministrazione statunitense dopo oltre 50 anni di guerra economica contro la rivoluzione cubana. Continua a leggere »

Su Benigni e il suo stucchevole buonismo cristiano aveva già detto tutto De Andrè

 

Poche cose irritano più del Benigni nazional-populista che spiega quanto siano belli i buoni sentimenti cristiani, la grandezza di Dio e la forza dell’amore racchiusa nei dieci comandamenti. Il tragitto del comico toscano descrive molto bene quello della sinistra un tempo “comunista”, oggi liberista. Da Dante alla Costituzione, dal tricolore al Risorgimento all’inno di Mameli, nel corso di questi anni Benigni ha fatto incetta di tutto l’armamentario nazionalista interpretandolo in chiave “democratica”. Cedendo ogni volta qualcosa in più al pensiero unico, oggi ha compiuto un passo in avanti, quello di dare nuova linfa alla Bibbia e al cristianesimo. Intendiamoci, Benigni è un campione del palcoscenico, è un ottimo attore e riesce ad orchestrare uno spettacolo coinvolgente come pochi in Italia e in Europa. Quello che dice però è paccottiglia di seconda mano, tornata in auge grazie al costante cedimento culturale delle sinistre. Continuare con la retorica degli italiani “brava gente”, del carattere progressista del Risorgimento, del messaggio cristiano inteso in chiave sociale, spingendo su un nazionalismo illuminato fondato sui valori della Costituzione o della Magistratura, poteva andare bene in altre epoche a noi remote. Fino a qualche decennio fa sarebbe stato deriso e marginalizzato, estromesso da quell’ambiente culturale progressista decisamente più avanti dell’ideologia ottocentesca del buon nazionalismo in salsa religiosa. Continua a leggere »

La boxe proletaria nel ventre della bestia

 

Non è stato solo Lenny Bottai, sabato scorso a Las Vegas, a tenere alto l’onore della boxe antifascista. Anche Leonard Bundu ha cercato l’assalto al cielo pugilistico, sfidando per il titolo mondiale WBA Keith Thurman. Purtroppo anche per Leonard è andata male, sconfitto dopo una battaglia di dodici difficilissime riprese. La sconfitta non cancella però l’impresa, quella di andarsi a giocare il titolo in casa del favorito, in un contesto dove per vincere devi stravincere e non solo giocartela. Non è questo l’importante. Il fatto decisivo è che Lenny e Leonard hanno portato al grande pubblico il risultato di un lavoro di anni, quello dei compagni e dei proletari che da tempo hanno fatto della boxe uno dei terreni di socializzazione e di riappropriazione dei territori degradati delle periferie metropolitane. Soprattutto in questi ultimi anni la boxe è lo sport dei proletari, degli antifascisti, di chi lotta per le strade e sul lavoro. Lenny e Leonard sono i vertici di un movimento costruito nel tempo e con la fatica, ma che finalmente si impone come parte di una cultura umana più generale, inclusiva, edificante, spezzando quel pregiudizio culturale che vede nel pugilato uno sport per “picchiatori”, sovente “fascisti”, comunque violenti. Leonard Bundu, esattamente come Lenny Bottai, sono nostri eroi, figli del popolo, che si impongono sulle scena sportiva senza l’inutile carico di odio imposto dal racconto mainstream statunitense.  Con il sorriso sulle labbra e la consapevolezza di essere non eroi individuali, ma vertici di un movimento e di una passione collettiva, fanno di più loro per la causa antifascista di tanti soloni della chiacchiera politica. Onore a loro, al loro coraggio e alla loro dedizione.

Le ragioni economiche della lotta al TAV

 

In questi anni le ragioni della lotta all’Alta Velocità ferroviaria sono state sviscerate e introiettate da tutto quel mondo che si oppone alla logica delle “grandi opere”. Anni di studi hanno certificato senza alcuna possibilità di smentita dell’inutilità di determinate grandi opere, TAV su tutte. Noi, che non siamo mai stati pregiudizialmente contrari alle grandi opere di ammodernamento infrastrutturale, non possiamo che condividere l’avversione all’alta velocità, soprattutto in val di Susa. Ma il motivo principale per cui anche noi lottiamo contro il concetto di alta velocità è, in buona sostanza, diverso da una certa retorica ambientalista che circonda l’opposizione ad ogni opera rilevante. Per noi il motivo principale della lotta al TAV è di carattere economico-sociale, che sottende una visione politica precisa. L’enorme quantità di denaro necessaria al supporto dell’alta velocità viene trovata spostando i fondi destinati al trasporto locale-pendolare per destinarli a questi treni per ricchi. In sostanza si smantella uno dei cardini costituzionali più importanti, quello per cui lo Stato deve garantire il diritto alla mobilità, soprattutto per i lavoratori, deviando fondi pubblici per la costruzione di mobilità esclusiva, di classe, privilegiata. Le cifre di questa distorsione illegale le ha date ieri Sergio Rizzo sul Corriere della Sera. Continua a leggere »

La partita di Renzi e il futuro dell’Europa

 

Renzi ha capito che la sua sopravvivenza politica si gioca in Europa. Per quanti effetti speciali possa mettere in campo in Italia, il suo futuro politico non dipende dal Parlamento, dalla “sinistra PD”, dal patto del Nazareno o dall’elezione del capo dello Stato. Oltre che il primo ministro, un altro che sembra averlo compreso è Eugenio Scalfari. L’editoriale di ieri, domenica 14 dicembre, è in questo senso oltremodo esplicito: “la partita dell’Italia si gioca interamente in Europa”. L’aspetto interessante sta tutto nell’uso dell’avverbio “interamente”, che descrive finalmente un ragionamento politico compiuto da parte di un personaggio che, sebbene da posizioni opposte, sembra aver capito la vera posta in palio dei prossimi mesi e anni. Renzi deve convincere la Commissione Europea per poter sopravvivere in Italia. Solo dalla UE possono arrivare quegli strumenti economici – dunque politici – capaci di mantenere a livelli accettabili quel consenso elettorale che altrimenti si sarebbe eroso da tempo. Ma per concederli, l’Unione Europea deve avere la sicurezza di avere mano libera per le proprie politiche produttive. Deve cioè poter usufruire dei territori posti sotto la propria competenza, senza intoppi determinati dai problemi di consenso dei vari governanti locali. Continua a leggere »

Con la guardia en alto!

Questa notte sul ring dell’MGM di Las Vegas si è disputato il match valevole per la semifinale del titolo superwelter IBF tra Jermall Charlo e Lenny Bottai, l’orgoglio della Livorno proletaria, nonchè il nostro. Purtroppo non è andata come tutti speravamo, ma Lenny, almeno per noi, ha vinto comunque. Con quella maglia contro il jobs act sfoggiata poco prima del gong. Con la sua falce e martello mostrata al mondo intero proprio dal ventre della bestia. E con la testa alta e il muso duro di chi sa bene che la vita proprio come la boxe non è altro che un succedersi di round. Incassare, incassare. Tenere duro, non cedere. E colpire al posto giusto, nel momento giusto. Forza Lenny, un figlio del popolo non perde mai.