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15 June :
1975 Alle elezioni regionali il Pci raccoglie il 33% dei consensi

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Lottare, organizzarsi, agire! 21 maggio manifestazione contro il GHS!

Questa mattina insieme ai compagni del Fronte della Gioventù Comunista abbiamo manifestato contro la sede romana della Pfizer, mentre un gruppo picchettava l’ingresso un altro ha raggiunto il tetto della multinazionale calando uno striscione contro i brevetti e per la libertà di accesso alla prevenzione a alla cura per tutti e tutte. Verso la manifestazione contro il Global Health Summit di venerdì 21 a Roma
Contro padroni e multinazionali non basta la sfilata, azione diretta e organizzata! Continua a leggere »

21 Maggio: agire localmente, pensare globalmente

Ieri nei giardini di Piazza Vittorio si è tenuta un’importante e partecipata assemblea cittadina per preparare la mobilitazione nazionale contro il Global Health Summit. Per chi si fosse perso qualche passaggio lo scorso 7 aprile, in occasione della Giornata mondiale della Salute, il governo italiano e la Commissione europea avevano infatti rilanciato dai propri canali ufficiali l’appuntamento di Roma inserendolo nell’agenda del G20 a presidenza italiana. Continua a leggere »

Il Governo Draghi, ossia la lotta di classe dall’alto… whatever it takes.

 

Oltre ogni ragionevole previsione il tintinnio delle casse di Bruxelles e il machiavellismo di Renzi – o opportunismo, fate un po’ voi – sono riusciti nel miracolo politico di disarticolare la maggioranza del governo Conte e di rimescolare tutta, ma proprio tutta la geografia parlamentare. Governo Conte che certamente non vantava la più solida delle maggioranze, per l’appunto, ma che quantomeno si teneva saldamente aggrappato alla figura dell’omonimo e al suo inspiegabile consenso popolare, allontanando lo spauracchio della crisi di governo con lo spauracchio ancor più grosso della crisi pandemica. Con il collasso dell’equilibrio precario governativo, quello che era il fantasma europeista di Draghi, agitato dai salotti buoni e dai loro megafoni editoriali ogniqualvolta si prefigurasse una crisi di governo, è diventato infine carne e sangue e ci viene servito, senza il minimo imbarazzo, sub specie patriottica. Continua a leggere »

PCI: cosa è stato e cosa ne rimane

Con questo piccolo documentario di nostra produzione esordisce il “Militant Tube”, ovvero il tentativo di provare ad utilizzare in maniera continuativa anche il linguaggio dei video nella nostra “battaglia delle idee”. E quale occasione migliore se non il centenario della fondazione del PCdI. Un centenario che ha fatto parlare e continua a far parlare tante persone, forse anche troppe. Continua a leggere »

Giuseppi e il bomba

 

La commedia all’italiana che da anni si è impossessata, ormai, della politica istituzionale del Paese sta offrendo, in questi giorni, un altro spettacolo, che non abbassa la qualità della nostra grande tradizione teatrale. Due gli attori principali, secondo il classico copione (un “evergreen”, sempre molto efficace) degli antagonisti-litiganti, così diversi eppure così simili. Il primo è Matteo Renzi, un attore già da tempo sulle scene, nonostante l’ancor giovane età: di fatto nato sul palcoscenico, con importanti punti di riferimento teorici alle spalle, ultimo epigone di una grande scuola teatrale, quella democristiana, da tempo in declino, non tanto a livello di contenuti (che di fatto riescono ancora a imporsi, anzi: più di prima!), quanto di personale politico, molto scaduto negli anni. Lo stesso Renzi rappresenta un’evoluzione/involuzione del teatrante democristiano, alla ricerca di un equilibrio molto sottile tra la promozione degli interessi della sua parte politica e l’esaltazione di un personalismo esasperato (tanto che a Firenze era conosciuto con un efficace nomignolo: “il bomba”). Continua a leggere »

Al bivio della protesta: insistere, rilanciare, o tornare a giocare alla politica

 

Dopo circa tre settimane di mobilitazione siamo ad uno snodo determinante. Le, anzi la manifestazione di Napoli dello scorso 24 ottobre, al di là delle sue notevoli ambiguità di fondo, ha segnato un passaggio politico a suo modo decisivo. Dopo dieci mesi di politica a distanza, di testimonianze inconcludenti, di riunionismo telematico e di sostegno al governo Conte, la situazione si è rimessa in movimento. Potere del conflitto. Ovviamente ciò che abbiamo visto in queste settimane è davvero troppo poco per incidere davvero sulla realtà e sulla coazione a riperdere della sinistra del paese. È un’evidenza talmente ovvia da non dover neppure essere ricordata. Eppure, è tutto ciò che abbiamo in questo momento. L’alternativa l’abbiamo vista: da febbraio a ottobre la sola idea di manifestare gettava nel panico le organizzazioni e i militanti. Figuriamoci quei settori sociali annichiliti dalla crisi, privi di sponde politiche e di orizzonti ideali alternativi al disciplinamento emergenziale. Ha poco senso allora lambiccare sui limiti di questa mobilitazione, di per sé, come detto, evidenti: siamo tutti vaccinati alla critica politica per intravederne i problemi. Molto più senso assume l’idea di provare a fare politica nella mobilitazione, spingendola fino alle sue estreme conseguenze, superando se stessa. Facendo i conti con quel che c’è, non con quello che vorremmo ci fosse. Questa è la ragion d’essere del nostro investimento nella costruzione di questo movimento.   Continua a leggere »

Lockdown or not lockdown… is that the question?

Le mobilitazioni che in questi giorni hanno attraversato le strade di Roma così come quelle di altre città hanno giustamente ribadito a gran voce e a più riprese la distanza siderale che le separava dalle piazze dei cosiddetti “negazionisti”. Una lontananza umana e culturale, prima ancora che politica, dalle pulsioni irrazionali di chi, di fronte ad un’epidemia che stravolge lo status quo, non riesce a far altro che rimuovere il problema fino a negarlo, arrivando al punto di prendersela con quei medici e quegli infermieri che quotidianamente si adoperano per contrastarlo. Continua a leggere »

Tu ci chiudi? Tu ci paghi!

«This morning i woke up in a curfew»

Burnin’ and lootin’


Neanche cinque mesi dall’apertura della fase di “convivenza” con il Covid-19 che ci risvegliamo tutti – come cantava il re del reggae – sotto l’ennesimo “coprifuoco”. Cinque mesi di sostanziale amnesia rispetto alla gestione disastrosa della crisi Covid-19. Cinque mesi di sostanziale rimozione di quella “seconda ondata” che, se ci riflettiamo un attimo, sotto lockdown era il mantra quotidiano su tutti i giornali, secondo solo al “quando arriverà il vaccino?”. Adesso le fredde statistiche, più che le considerazioni ragionate, hanno preso per i capelli quanti gridavano “vittoria” – riaprendo le discoteche ma vietando i cortei – e fatto scomparire – fateci caso – tutto quell’indistinto magma negazionista e social-confuso che abbiamo visto, nostro malgrado ma con grande interesse di psichiatri e antropologi in erba, sfilare in città. Continua a leggere »

Il Covid, la “sinistra radicale” e Gagliardini

24 giugno 2020, e la ventisettesima giornata di un campionato appena ricominciato dopo il lockdown e in uno stadio Meazza completamente vuoto per via delle norme anti Covid si affrontano Inter e Sassuolo. Al diciottesimo del secondo tempo, mentre la squadra di casa è in vantaggio di una lunghezza, Lautaro Martinez entra in area dalla sinistra e passa il pallone indietro a Lukaku, l’attaccante belga tira di prima intenzione e sulla miracolosa respinta del portiere emiliano il pallone capita tra i piedi di Roberto Gagliardini. Il centrocampista nerazzurro si trova solo, a porta vuota, a poco più di un metro dalla rete e, incredibilmente, sbaglia, e manda il pallone contro la traversa e divorandosi un gol già fatto. Ecco, se dovessimo immaginarci una rappresentazione plastica della cosiddetta sinistra radicale italiana oggi, l’errore di Gagliardini ne sarebbe un esempio quasi perfetto. Continua a leggere »

L’autunno freddo e noi

Non era mai accaduto, dal secondo dopoguerra ad oggi, che il Pil italiano crollasse del 10% nel giro di qualche mese. E questo a soli pochi anni da una crisi, quella iniziata nel 2008, da cui il paese già stentava ad uscire. Tradotto in soldoni questo significa che, se anche il prossimo anno dovesse verificarsi il cosiddetto “rimbalzo” del 5%, come auspicano gli osservatori più ottimisti, ci ritroveremmo comunque con un prodotto interno lordo inferiore del 4% a quello di 13 anni fa. Continua a leggere »