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ACCADEVA OGGI…

3 December :
1984 - A Bophal, in India, dagli impianti della Union Carbide (ora Dow Chemical) vengono liberate 40 tonnellate di gas velenosi. Moriranno 20000 persone mentre gli intossicati saranno 500000. nessuno di loro ha ricevuto un risarciimento

STATS

Al bivio della protesta: insistere, rilanciare, o tornare a giocare alla politica

 

Dopo circa tre settimane di mobilitazione siamo ad uno snodo determinante. Le, anzi la manifestazione di Napoli dello scorso 24 ottobre, al di là delle sue notevoli ambiguità di fondo, ha segnato un passaggio politico a suo modo decisivo. Dopo dieci mesi di politica a distanza, di testimonianze inconcludenti, di riunionismo telematico e di sostegno al governo Conte, la situazione si è rimessa in movimento. Potere del conflitto. Ovviamente ciò che abbiamo visto in queste settimane è davvero troppo poco per incidere davvero sulla realtà e sulla coazione a riperdere della sinistra del paese. È un’evidenza talmente ovvia da non dover neppure essere ricordata. Eppure, è tutto ciò che abbiamo in questo momento. L’alternativa l’abbiamo vista: da febbraio a ottobre la sola idea di manifestare gettava nel panico le organizzazioni e i militanti. Figuriamoci quei settori sociali annichiliti dalla crisi, privi di sponde politiche e di orizzonti ideali alternativi al disciplinamento emergenziale. Ha poco senso allora lambiccare sui limiti di questa mobilitazione, di per sé, come detto, evidenti: siamo tutti vaccinati alla critica politica per intravederne i problemi. Molto più senso assume l’idea di provare a fare politica nella mobilitazione, spingendola fino alle sue estreme conseguenze, superando se stessa. Facendo i conti con quel che c’è, non con quello che vorremmo ci fosse. Questa è la ragion d’essere del nostro investimento nella costruzione di questo movimento.   Continua a leggere »

Lockdown or not lockdown… is that the question?

Le mobilitazioni che in questi giorni hanno attraversato le strade di Roma così come quelle di altre città hanno giustamente ribadito a gran voce e a più riprese la distanza siderale che le separava dalle piazze dei cosiddetti “negazionisti”. Una lontananza umana e culturale, prima ancora che politica, dalle pulsioni irrazionali di chi, di fronte ad un’epidemia che stravolge lo status quo, non riesce a far altro che rimuovere il problema fino a negarlo, arrivando al punto di prendersela con quei medici e quegli infermieri che quotidianamente si adoperano per contrastarlo. Continua a leggere »

Tu ci chiudi? Tu ci paghi!

«This morning i woke up in a curfew»

Burnin’ and lootin’


Neanche cinque mesi dall’apertura della fase di “convivenza” con il Covid-19 che ci risvegliamo tutti – come cantava il re del reggae – sotto l’ennesimo “coprifuoco”. Cinque mesi di sostanziale amnesia rispetto alla gestione disastrosa della crisi Covid-19. Cinque mesi di sostanziale rimozione di quella “seconda ondata” che, se ci riflettiamo un attimo, sotto lockdown era il mantra quotidiano su tutti i giornali, secondo solo al “quando arriverà il vaccino?”. Adesso le fredde statistiche, più che le considerazioni ragionate, hanno preso per i capelli quanti gridavano “vittoria” – riaprendo le discoteche ma vietando i cortei – e fatto scomparire – fateci caso – tutto quell’indistinto magma negazionista e social-confuso che abbiamo visto, nostro malgrado ma con grande interesse di psichiatri e antropologi in erba, sfilare in città. Continua a leggere »

Il Covid, la “sinistra radicale” e Gagliardini

24 giugno 2020, e la ventisettesima giornata di un campionato appena ricominciato dopo il lockdown e in uno stadio Meazza completamente vuoto per via delle norme anti Covid si affrontano Inter e Sassuolo. Al diciottesimo del secondo tempo, mentre la squadra di casa è in vantaggio di una lunghezza, Lautaro Martinez entra in area dalla sinistra e passa il pallone indietro a Lukaku, l’attaccante belga tira di prima intenzione e sulla miracolosa respinta del portiere emiliano il pallone capita tra i piedi di Roberto Gagliardini. Il centrocampista nerazzurro si trova solo, a porta vuota, a poco più di un metro dalla rete e, incredibilmente, sbaglia, e manda il pallone contro la traversa e divorandosi un gol già fatto. Ecco, se dovessimo immaginarci una rappresentazione plastica della cosiddetta sinistra radicale italiana oggi, l’errore di Gagliardini ne sarebbe un esempio quasi perfetto. Continua a leggere »

L’autunno freddo e noi

Non era mai accaduto, dal secondo dopoguerra ad oggi, che il Pil italiano crollasse del 10% nel giro di qualche mese. E questo a soli pochi anni da una crisi, quella iniziata nel 2008, da cui il paese già stentava ad uscire. Tradotto in soldoni questo significa che, se anche il prossimo anno dovesse verificarsi il cosiddetto “rimbalzo” del 5%, come auspicano gli osservatori più ottimisti, ci ritroveremmo comunque con un prodotto interno lordo inferiore del 4% a quello di 13 anni fa. Continua a leggere »

Un’estate italiana

È fine agosto quando i principali quotidiani del Paese lanciano la notizia-bomba dell’estate: il presidente (“dittatore”, lo chiamano loro) della Corea del Nord, Kim Jong-un, sarebbe in coma, prossimo alla morte: la fonte – si badi bene – è la Corea del Sud, quindi quanto di più attendibile in materia. Infatti passano pochi giorni e il baldo Kim ricompare in pubblico, addirittura fumando una sigaretta, come per dire: “Alla faccia di chi mi vuole male”. «Repubblica», anziché vergognarsi (sentimento che presuppone, però, due variabili rare: dignità e consapevolezza) se la cava ridacchiando: “Kim è vivo, ma è la Corea del Nord a non stare tanto bene”. Continua a leggere »

PD e “movimenti”. Per provare ad uscire da un equivoco.

Nei giorni scorsi abbiamo preso pubblicamente una posizione piuttosto netta sui comportamenti giudiziari dell’enfante prodige della politica cittadina e questo ci ha fatto “guadagnare” qualche attenzione da partedella Digos romana, arricchendo così l’intera vicenda, già piuttosto triste di suo, di tutte quelle sfumature che separano il grottesco dal ridicolo. Ora che la polemica si è un po’ raffreddata, soprattutto sui social, vorremmo però tornare sulla questione per provare a affrontare quello per noi è il vero nodo politico che sottende tutta questa vicenda, ossia il collateralismo al Partito Democratico di alcuni pezzi di quello che una volta avremmo chiamato movimento. Sgomberiamo immediatamente il campo da possibili equivoci, non abbiamo alcuna velleità di tirare fuori scomuniche o giudizi di natura moralistica. Qui non stiamo parlando di “tradimenti”, carrierismi o cose del genere, che pure nelle storie anche piccole della sinistra di movimento non sono mai mancate, quanto piuttosto di scelte politiche che nel corso del tempo immaginiamo siano state attentamente ponderate e che, però, proprio per questo, crediamo vadano criticate con estrema nettezza. Continua a leggere »

Parlare ai nostri!

Mentre la carica virale sembra progressivamente scemare – prova il verticale crollo dei contagi fuori da ogni ragionevole dubbio – quella padronale sembra seguire una traiettoria inversamente proporzionale. Anche se a pagarne le conseguenze rimangono sempre “i soliti”, la straordinarietà della crisi del Coronavirus è stata proprio nell’aver colpito trasversalmente, almeno in un primo momento, l’intera società. Accanendosi economicamente sui ceti popolari, aveva comunque aggredito politicamente chi in quel momento teneva le redini del gioco: padronato, nell’accezione più ampia del termine, in primo luogo. La tipica situazione in cui, aldilà di tutti i limiti soggettivi, il repentino mutamento delle condizione oggettive apre nuovi e inediti margini di movimento. Purtroppo, come sappiamo, questi margini non sono stati così ampi, almeno per la sinistra di classe. La sostanziale mancanza di reattività di questa stessa sinistra ha determinato infatti la momentanea assenza, non diciamo di conflitto, ma di resistenza attiva (aldilà di singole e importanti, ma non incisive, vertenze) ai tentativi di Governo e Confindustria di gestire la crisi a loro favore. Continua a leggere »

Costruiamo la nostra Fase 2

 

Domani saranno passati circa tre mesi dall’inizio della crisi epidemica e dall’entrata in lockdown del Paese. Tre mesi che, come scriveva qualcuno che di rivoluzioni ne capiva, potrebbero davvero valere come anni, a dimostrazione che il tempo della politica non scorre mai in maniera lineare. La crisi epidemica ha avuto quanto meno il “merito” di dimostrare, qualora ce ne fosse ancora il bisogno, l’assoluta insostenibilità del sistema economico dominante. Da anni la comunità scientifica ammoniva sulla inevitabilità di un evento pandemico di questa portata e quello che era in discussione non era tanto il “se”, ma piuttosto il “quando” si sarebbe manifestata una nuova pandemia. E questo perché la corsa all’accumulazione capitalistica tende a generare le condizioni sociali ed ecologiche affinché eventi del genere si verifichino con sempre maggiore frequenza. Eppure le classi dominanti si sono dimostrate sorde a questi appelli, ed anzi hanno contribuito a rendere ancora più fragili i sistemi sanitari nazionali attraverso i processi di spoliazione e privatizzazione che sono stati portati avanti in questi decenni di controriforme neoliberiste, tanto dalla destra quanto dalla cosiddetta “sinistra”. Continua a leggere »

Il pensiero inutile di fronte alle lotte di classe

 

Sulla rivolta di Minneapolis, nel frattempo tracimata in ribellione sociale in tutto il paese, si sono come di consueto formati due campi ideologici della sinistra inutile. Da una parte il rioters di professione, immarcescibile prodotto dell’Occidente post-novecentesco, a cui la rivolta americana provoca brividi di godimento proprio perché ne valorizza il lato “impolitico”, “disorganizzato”, “insorgente” e, quindi, svincolato completamente da quel Novecento che, al contrario, presentava la politica come fatto mediato da un pensiero e da un’organizzazione strutturati; al lato opposto il “marxista” smaliziato, pronto a derubricare le rivolte americane a “riot” in quanto non ne scorge l’azione politica consapevole di un qualche “partitocomunista” o “sindacatodiclasse” alle sue spalle o alla sua testa. Ambedue questi atteggiamenti raccontano della crisi della sinistra, almeno di quella italiana. Continua a leggere »