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ACCADEVA OGGI…

25 April :
1945 La liberazione

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Quel silenzio politico che non ci possiamo permettere

 

Sulla “questione migrante” continueremo a sbatterci la testa per gli anni a venire. E’ in atto un movimento epocale, che probabilmente scardinerà alcuni presupposti su cui vengono basati elementi di diritto pubblico e diritto internazionale, determinati modelli economici e di welfare state, e certi assunti politici un tempo dati per assodati. Due le posizioni inutili riscontrate fin’ora, d’altronde le uniche due ammesse dal sistema politico-mediatico: chi, da una parte, vorrebbe impedire il fenomeno (bombardando navi, bombardando i paesi di provenienza dei migranti, costruendo “centri di accoglienza” nei paesi di partenza, ecc.); e chi, dall’altra, basa tutto il ragionamento sull’umanitarismo cattolico dell’estrema accoglienza senza se e senza ma. Schiacciato tra posizioni xenofobe e cattolico-umanitarie, il dibattito politico, soprattutto a sinistra, non riesce a “politicizzare”, appunto, la questione, cioè spiegarla, comprenderla, e avviare forme di soluzione credibili. Continua a leggere »

Achtung Banditen 2015, zona infestata da partigiani

Perché essere antifascisti? Oggi a 70 anni da quel lontano 25 aprile del ’45 la domanda sembrerebbe pertinente. Potremmo rispondere cavandocela con il richiamo ai partigiani, alla guerra di liberazione. Oppure potremmo parlare delle stragi degli anni 70, delle bombe nelle piazze e nelle stazioni, dei compagni assassinati sotto casa. Sicuramente è anche per questo che siamo antifascisti, ma la memoria non è la sola né può essere l’unica ragione per spiegare una scelta di campo netta e irreversibile. L’antifascismo però non è ricordo, liturgia o vuota retorica, è soprattutto lotta perché i fascisti, proprio come le guardie, i magistrati o gli altri apparati dello Stato non sono altro che uno strumento utilizzato dalla classe dominante che nei quartieri e nelle curve si atteggiano a ribelli, ma che nei momenti decisivi ritrovi sempre dalla parte del potere costituito. Dall’altra parte della barricata. In un momento storico come questo, in assenza di un movimento anticapitalista forte capace di sfidare la crisi e i diktat dell’Unione Europea, il fascismo e la sua demagogia in tutta Europa strisciano anche nei quartieri delle masse popolari arrivando a contendere apertamente quello che una volta sarebbe stato il nostro blocco sociale di riferimento. Diventa così necessario tornare ad essere presenti là dove sta la nostra classe e riprendersi agibilità, egemonia, spazio politico. Continua a leggere »

Ciao Mimmo!

 

Oggi il capitalismo dorme sonni più tranquilli e si sente più sicuro nella sua aggressione al proletariato, alla natura, ai nostri corpi e al mondo che ci circonda. Un evento improvviso, inspiegabile e infame ha portato via Domenico Vasapollo, dirigente della Rete dei Comunisti e militante comunista. In questi momenti soffriamo la maledizione di non credere ai paradisi e agli inferni. Non sappiamo dove sia adesso Mimmo, non possiamo avere la certezza che stia in un mondo migliore di quello per cui aveva sempre lottato, nelle battaglie ambientaliste e anticapitaliste, nella promozione attiva delle idee del Socialismo del XXI secolo, nella lotta sindacale. Il ricordo della sua gioia di vivere, della fiducia in un futuro da costruire insieme e delle gabbie da rompere quello no, non ce lo può togliere nessuno. Sventolano le bandiere rosse, si alzano i pugni chiusi.

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Expo 2015: tutti i perché della lotta

 

L’Esposizione universale che comincerà il 1° maggio e terminerà il 31 ottobre si intitolerà “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita”. Sostituendo le parole pianeta e vita con il termine capitalismo, appare evidente come la vetrina dell’Expo rappresenti il crogiolo di tutte le contraddizioni, l’ennesimo gigante fieristico che serve a rilanciare gli interessi capitalistici italiani e non solo. L’azionariato di Expo spa è composto per il 40% dal Ministero dell’Economia, per il 20% dalla Regione Lombardia, il 20% per il Comune di Milano, il 10% per la Provincia di Milano e il 10% dalla Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato. Dunque a partecipazione in maggioranza pubblica mentre partner ufficiali quali Enel, Telecom, Fiat-Chrysler, Intesa-San Paolo, Samsung e Selex (facente parte del Gruppo Finmeccanica) parteciperanno in misura minima per quanto riguarda le spese, ma in misura enorme per quanto riguarda i profitti e visibilità. Parliamo di un Consiglio di amministrazione presieduto dalla vicepresidente di Confindustria che è anche a capo del Gruppo Bracco (operante nel settore chimico farmaceutico). Perfino il terreno su cui sorge, circa 100 ettari, è di proprietà della Arexpo Spa (divisa in quote tra Regione, Comune di Milano, Comune di Rho, Provincia e Fondazione Fiera), la quale ha ceduto i diritti di superficie al grande evento fino al 2016. “Portano soldi, fanno girare l’economia”: questa l’opinione comune. Soldi a chi? Stiamo parlando di soldi pubblici che porteranno a valorizzare i grandi capitali privati Continua a leggere »

Il fondo della Regione genera mostri

 

Ormai è da parecchio che in Italia abbiamo a che fare con i fondi europei. E questa lunga esperienza ci ha insegnato molto in termini di sprechi, mancato utilizzo delle risorse, gestione mafiosa degli appalti e scarsi risultati per i pochi destinatari degli interventi finanziati dall’Ue. Una lezione che abbiamo imparato tutti, soprattutto quelli che avrebbero potuto/voluto accedere ad esempio ad interventi per la formazione o per il lavoro ma che non hanno potuto farlo perché le informazioni erano vaghe o assenti, i requisiti troppo stringenti, i fondi erano finiti (salvo poi scoprire che rimanderemo all’Unione Europea buona parte dei soldi non spesi) e così via. Motivo per cui oggi, dopo poco dalla partenza dei primi interventi della “programmazione europea 2014-2020”, ci siamo presentati con le liste dei disoccupati e precari di Roma e l’Usb sotto la sede della Regione Lazio per chiedere un incontro con i referenti regionali dei finanziamenti europei e far presente che a questo giro la vigilanza su che fine faranno i fondi europei avverrà dal basso. Cosa piuttosto lecita se si pensa che gli interventi a cofinanziamento europeo rappresentano attualmente la quasi totalità delle azioni mirate all’occupazione e quindi quasi l’unica speranza per un non occupato di sfruttare fondi pubblici per ottenere formazione gratuita o progetti per l’inserimento occupazionale. Oltre al fatto che ai suddetti non occupati che contribuiscono con le proprie tasse a fornire i circa 10 miliardi l’anno che l’Italia da all’Ue può legittimamente non star bene veder sparire quei soldi senza nemmeno avere in cambio interventi per il lavoro o per il sociale. E questo è il primo punto, più materiale. Continua a leggere »

L’anti-marxismo congenito del pensiero post-strutturalista

 

Ci accorgiamo con colpevole ritardo di una pubblicazione illuminante, sebbene dai tratti filosofici marcati e quasi per addetti ai lavori, sul ruolo che il pensiero post-strutturalista francese ha avuto riguardo alla costruzione di un paradigma politico anti-marxista, raccolto da una parte dei movimenti sociali dal ’68 in avanti. Un problema affatto attuale, visto che un certo modus pensandi, per così dire, è ancora alla base dell’azione politica di parte dei movimenti sociali. Continua a leggere »

Il sinistra sociale di Giuliano Pisapia

 

Fra scandali, grandi eventi, sparatorie e boutade elettorali, Milano è oggi al centro della cronaca politica del paese. La città lombarda rispecchia pienamente il senso di rovina che avvolge il paese Italia, e il suo sindaco ne rappresenta pienamente l’apice. L’intervista rilasciata al Corriere della Sera del 15 aprile chiarisce l’ineffabile weltanschauung politica delle forze della sinistra socialdemocratica. Una visione pienamente in linea con la controrivoluzione neoliberale in corso. Siccome Giuliano Pisapia viene da Democrazia Proletaria prima, Rifondazione poi, e oggi al governo della città tramite Sel (non un parvenu dell’ultima ora insomma), e siccome Sel è il socio di maggioranza della “coalizione sociale” di Landini, le sue parole vanno pesate anche per interpretare l’indirizzo politico di un contenitore che vorrebbe dare rappresentanza alle forze “a sinistra” del Pd. Insomma, Pisapia non è un Fassina qualunque, è uno che in certi meccanismi decisionali conta, e contano ancor di più le sue parole. Continua a leggere »