APPUNTAMENTI

catalunyaara_roma

MILITANT AUTLET


Infoshop
www.militantautlet.com
T-shirt, felpe, cappelli, giacche e sciarpe per sostenere le spese dell’attività politica.

Donazione Paypal

La lotta paga, ma ha anche un costo. Non riceviamo finanziamenti, non abbiamo trattorie, nessuno ci paga manifesti, striscioni o trasferte. Tutta la nostra attività politica è finanziata con l'autotassazione e la vendita delle magliette. Se pensi che il nostro impegno meriti un piccolo sostegno, non indugiare. Anche un piccolo contributo economico è per noi una grande forma di solidarietà politica.

PAGINE FACEBOOK: MILITANT


Collettivo Militant

NOI SAREMO TUTTO


Rete Nazionale

MILITANT AUTLET


Infoshop

ACHTUNG BANDITEN


Festival Antifascista

Caracas Chiama


Rete di solidarietà al Socialismo del XXI secolo

Comitato per il Donbass Antinazista


Coordinamento Operaio Ama


SOCIAL

pagina twitter Profilo Twitter pagina twitter Canale Youtube abbonati alle notizie Rss Feed Rss

ACCADEVA OGGI…

25 June :
1876 Cavallo Pazzo sconfigge Custer a little Big Horn

STATS

La sostanza politica del terrorismo

 

Scrive Carlo Rovelli sul Corriere (22 giugno) un articolo di apparente buon senso sul terrorismo. Perché ci indigniamo tanto e ci spaventiamo, si legge, per un fenomeno che fa decisamente meno morti degli incidenti stradali? Se un crimine è sempre tale, «perché non ci commuoviamo egualmente per altre morti causate da crimini?» Segue una sacrosanta lista di crimini altrettanto efferati per cui scarseggia tale commozione sociale: donne uccise da mariti gelosi; neri americani uccisi da poliziotti; operai uccisi da direttori dei cantieri, e altri esempi simili. Il motivo, scrive sempre Rovelli, è nella spasmodica attenzione riservata alle morti per terrorismo da parte di media e politici. Ogni morte violenta dovrebbe allarmarci altrettanto, eppure così non è. Relegate nei trafiletti di cronaca nera, le scabrose narrazioni sulle nefandezze omicide riemergono solo se il protagonista è “il terrorista”, svelando peraltro un certo sostrato razzista della nostra cultura massmediatica. Altrettanto giustamente, Rovelli ribalta l’assunto per cui tale spazio viene dedicato al terrorismo perché spaventa la maggior parte della popolazione: «sentiamo il terrorismo toccarci personalmente perché politici e media gli dedicano estrema attenzione». E’ una paura indotta capace di generare insicurezza diffusa, in un circuito politicamente funzionale alla gestione della sicurezza nella società liberale post-democratica. Continua a leggere »

Per l’indipendenza della Catalunya!

 

Il prossimo 1 ottobre la Catalunya tornerà a pronunciarsi sulla propria liberazione nazionale. L’ennesimo passaggio di lotta capace di inceppare i meccanismi del governo liberista-nazionalista di Madrid e dell’intera Unione europea. Ne parleremo domani – giovedì 22 giugno – al Corto circuito coi compagni delle Cup (Candidatura d’unitat popular) e della Sepc (Sindacato studentesco dei Paesi catalani), e cioè con quella parte della sinistra rivoluzionaria catalana con cui nel corso degli anni abbiamo intessuto i maggiori rapporti politici proprio perché, distanti da ogni massimalismo parolaio, hanno saputo organizzare le lotte di classe catalane dentro la battaglia della rivendicazione nazionale e contro l’Unione europea liberista. Pur nella loro peculiarità, le Cup (e Endavant in particolare) costituiscono forse l’esempio più alto al quale la sinistra marxista oggi può riferirsi in Europa. Continua a leggere »

Tempo di elezioni, tempo di costituenti

 

Ogni elezione si tira dietro la sua necessaria escalation di costituenti più o meno “rosse”. E’ il richiamo della foresta elettorale, quello per cui alla “domanda di sinistra” dovrebbe corrispondere un’offerta conseguente. Si moltiplicano allora i contenitori, tutti certo aperti ed eterogenei, in grado di offrire quello che gli elettori chiedono da tempo: una sinistra che faccia la sinistra. C’è la sinistra radicalmente socialdemocratica e keynesiana; c’è quella umanitaria e pacifista; ci sono le varie sinistre comuniste, quelle imperiali e quelle anti-imperialiste; ci sono quelle rosa, rosé, arcobaleno. Ce n’è insomma per tutti i gusti, per tutte le teorie e per tutti i programmi. Ancora nel 2017 tutto lo spettro del marxismo trova in Italia il suo riferimento politico, ciascuno lamentandosi della mancanza di una proposta “veramente marxista”, ognuno presentandosi come vero e unico comunista. Continua a leggere »

Schizofrenia liberista sul diritto di sciopero

 

Il padronato è andato completamente in tilt sullo sciopero di venerdì scorso proclamato dai sindacati conflittuali. Con una compattezza senza precedenti – segno inequivocabile della riuscita dell’iniziativa – tutta la borghesia centrosinistra e centrodestra ha lanciato la sua vandea anti-sindacale. Andando completamente nel pallone, nella stessa pagina, negli stessi servizi al telegiornale, negli stessi commenti politici, si dichiarava prima l’esigua minoranza delle sigle promotrici (che, a detta loro, non rappresentavano alcunché nel mondo del lavoro), subito dopo dichiarando il blocco generale delle metropoli. Delle due l’una: o quei sindacati non rappresentano nulla, o i lavoratori hanno aderito in blocco. Ma la schizofrenia padronale ha raggiunto il livello massimo nel tentativo di delegittimare le ragioni stesse dello sciopero: non c’erano motivi comprensibili, dichiaravano all’unisono destra e sinistra, Repubblica e Corriere, Ichino e Camusso. Continua a leggere »

Fascisti, sciacalli e dettagli.

Da qualche giorno sulla Tiburtina, a Roma, sono comparsi i manifesti di casapound che vedete qui sopra. Dal punto di vista politico potremmo dire che non c’è niente di nuovo sotto il sole caldissimo di questo inizio d’estate. Se anche la sindaca Raggi subito dopo lo schiaffo elettorale ha “pensato bene” di giocarsi la carta “emergenza migranti” per recuperare qualche consenso, figuriamoci cosa può fare chi dello sciacallaggio sociale a fini elettorali ne ha fatto uno stile di vita. Continua a leggere »

Ius soli o della demenza fascista

[Italiani si nasce...ma non erano contro lo Ius soli?]

«Diritto al lavoro non ce lo abbiamo noi non ce lo avranno loro»: questo uno degli slogan utilizzati ieri da Forza nuova nelle proteste contro l’approvazione della legge sul cosiddetto “Ius soli”. Uno slogan che racchiude tutti i caratteri della reazione, sia quella manifesta del neofascismo, sia quella mascherata della Lega nord e partiti affini. Potrebbe essere la parola d’ordine elettorale di tutto un campo della politica, che va dal Pd alle frattaglie neofasciste, a pensarci bene. Il problema non è la povertà infatti, così come non è mai stato, per questi partiti, la disoccupazione, il lavoro precario, la scomparsa dello Stato sociale e dei diritti di cittadinanza. Il problema è il povero, il disoccupato, il precario, il lavoratore impoverito. E il migrante, ovviamente. Anzi, il migrante prima di ogni altro, visto che giace in fondo alla catena alimentare capitalista, soggetto fondamentale e, proprio per questo, reietto socialmente e giuridicamente. Ma nonostante ciò è davvero rivelatore questo lapsus gridato per le strade di Roma, per cui il problema non è il “diritto al lavoro”, ma impedire ad altri di raggiungere questo diritto, nel frattempo scomparso dai radar “degli italiani”. L’esclusione e la differenza si presentano come caratteri distintivi della reazione.

L’inutile frustrazione della sinistra elettorale

 

Il partito grillino ha perso le elezioni comunali, momento elettorale che, favorendo la personalizzazione concentrata sul “candidato sindaco”, si presenta oggettivamente faticoso per un soggetto politico che fa del voto d’opinione il suo punto di forza. Ma il M5S paga anche sue responsabilità manifeste: non tanto (o non solo) errori legati alla campagna elettorale più o meno azzeccata o i passi falsi come a Genova. Il problema principale è che più tempo scorre, più il bluff populista perde di appeal perché “costretto” sempre più a misurarsi col potere. Da movimento anti-sistema (almeno così percepito dalla popolazione elettorale) a partito di governo: una traiettoria che lascia dietro di sé molte delle capacità elettorali pentastellate. Detto questo, oltre all’astensionismo strutturale, l’altro dato importante espresso dalle elezioni comunali è la rimonta delle forze di “centrodestra”. La parziale disillusione verso i Cinque stelle non apre alcun margine di recupero per le sinistre, anzi, quei voti in libera uscita grillina sembrano tornare all’ovile forzaleghista. Continua a leggere »

Sconfitta del “populismo”?

 

A cavallo delle Alpi le veline liberali esultano senza ritegno: battuto il populismo! In realtà, le ragioni della contestazione globale contro i ceti dirigenti liberisti appaiono più forti che mai. In Francia il partito di sistema En Marche! vince le elezioni meno partecipate della storia repubblicana. In Italia la chiara sconfitta Cinque stelle avviene in presenza della peggiore affluenza elettorale degli ultimi decenni. Non siamo in presenza di alcun “recupero” della politica tradizionale allora. Al contrario, se c’è un dato comune alle elezioni tenute contestualmente in Francia e in Italia è proprio il rafforzamento della disaffezione e del disincanto popolare. Le ragioni del “populismo” sono ancora tutte sul terreno e acquistano forza, con buona pace di chi vede in un momentaneo spostamento di voti interno alla borghesia una rivincita di classe. Lo riconosce anche Massimo Nava sul Corriere della Sera: «il successo è determinato dalle debolezze degli avversari, oltre che dalle regole del gioco. Milioni di voti al Fn, oltre ai voti dell’estrema sinistra e socialisti, avranno pochi seggi, ma restano un serbatoio di protesta e opposizione. L’altra faccia della Francia, povera e delusa, non si riconosce nel nuovo blocco sociale che sostiene il giovane presidente». Continua a leggere »

La Ue impone il Pd dispone, ovvero della tragicomica farsa della legge elettorale

 

Soffocata nella culla per colpa dei soliti franchi tiratori: questa la versione ufficiale sul fallimento dell’accordo sulla nuova legge elettorale. Ma il voto segreto che diventa palese svela l’ipocrisia della politica e le ragioni materiali che animano gli schieramenti in campo. Al Pd renziano serviva la legge elettorale proposta, per due ragioni: la prima, impedire un governo Cinque stelle, cosa possibile solamente riscoprendosi proporzionalista; la seconda, andare velocemente alle urne impedendo così a un governo Pd in scadenza (quello Gentiloni) di votare una “legge di stabilità” che avrebbe come minimo dimezzato il suo consenso elettorale. Ma dall’Unione europea, per bocca dei suoi probiviri nazionali Prodi e Napolitano, è arrivato il diktat inaggirabile: quello di Gentiloni è il miglior governo possibile per approvare senza ritardi né polemiche una legge che dovrà tagliare miliardi di spesa pubblica. Continua a leggere »

Correvo pensando ad Anna: la presentazione

 

Venerdì avremo l’onore e il privilegio di presentare il libro di Pasquale Abatangelo (qui la nostra recensione). Sarà la prima presentazione romana, non a caso organizzata al Corto circuito: i fili della storia trovano sempre la strada per riannodarsi, almeno simbolicamente. La gelida distanza che separa la storia raccontata nel libro dalle miserie della sinistra attuale rende la testimonianza di Pasquale un imprescindibile documento di storia. Correvo pensando ad Anna dispone alla comprensione degli anni Settanta, dei significati che assume di volta in volta la lotta di classe, delle sofferenze dei rivoluzionari, diverse e speculari in ogni epoca. Ma il libro di Pasquale non è solo un documento di storia, e la presentazione romana non vuole essere il semplice ricordo di un’esperienza politica e umana. L’obiettivo è allora quello di parlare del nostro tempo attraverso la vicenda e le riflessioni contenute nel libro. Continua a leggere »