Varie ed eventuali: il meglio e il peggio della settimana giornalistica/2.0

Varie ed eventuali: il meglio e il peggio della settimana giornalistica/2.0

 

Eccoci con la nostra settimanale rubrica degli orrori apparsi sui giornali di questa settimana. Settimana molto densa, bisogna dire; eviteremo di riportarvi tutto quello che è uscito riguardo NOTAV e dintorni, di cui ci siamo già occupati abbondantemente. In questi ultimi giorni però due chicche giornalistiche meritano davvero la nostra attenzione: la prima, una notizia, riportata sui media con il consueto spirito critico che contraddistingue i diversi quotidiani, soprattutto gli unici due letti nel paese, Repubblica e il Corriere, riportava le parole del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco .

Secondo il raffinato economista, il problema per cui gli italiani non hanno lavoro, quando cel’hanno è in nero, precario e/o senza diritti, o bene che vada è sottopagato, è perché lavorano poco, in pochi e per poco tempo. Uno scherzo? Neanche per sogno! Visco dichiara: Lavorare di più, in più e più a lungo! Non sappiamo in quali scuole il Nostro abbia appreso l’economia (presumiamo Bocconi, l’unica università del paese deputata a sfornare classe dirigente), ma di certo dev’essergli tragicamente venuto a mancare il professore proprio nei momenti clou. A ben guardare, Visco non fa altro che ripetere concetti ormai divenuti orazione collettiva: manca il lavoro perché agli italiani non va di lavorare, perché c’è un mercato del lavoro chiuso e anacronistico, le imprese non sono libere di investire e/o di licenziare (in questo caso, i due termini sono sinonimi), siamo troppi protetti, la colpa è dei super garantiti e/o ruba pensioni (sinonimi anch’essi..) e via dicendo. Niente di nuovo, la solita narrazione.

Vediamola:

–          secondo Visco, dovremmo lavorare di più. Eppure, gli italiani sono fra i lavoratori che lavorano di più in Europa

–          Sempre secondo Visco, dovremmo lavorare in più. Siamo d’accordo, anche noi siamo per l’obiettivo di eliminare la disoccupazione e realizzare la piena occupazione. Eppure, come abbiamo visto in una nostra recente ricerca (https://www.militant-blog.org/?p=6256) la disoccupazione reale in Italia si aggira intorno al 15%, la più alta d’Europa dopo la Spagna (che però ha altri metodi di calcolo statistico). Se il problema fosse davvero la penuria di mano d’opera, avremmo esaurito il dilemma della disoccupazione e il problema sarebbe quello, semmai, di ingegnarsi su dove diamine trovare altri lavoratori.  Invece le imprese e lo Stato continuano a licenziare, lamentandosi però che manca mano d’opera.  La logica secondo il neoliberismo…

–          Visco, infine, ci ricorda che dovremmo lavorare anche più a lungo. Eppure, anche qui, la tragica scomparsa del professore d’economia del governatore della Banca d’Italia ha fatto più danni di quanto pensassimo. Basterebbe leggersi i giornali: gli italiani sono già il popolo che va in pensione più tardi d’Europa. Per come stiamo messi oggi, la pensione la vedremo, se va bene, a 68 anni. Cosa intenda di preciso Visco per lavorare più a lungo ci è ignoto, a meno che non voglia mettere a lavorare anche gli ottantenni col catetere.

L’ingombrante problema dei quotidiani è che queste dichiarazioni sono state salutate da un coro di Evviva! e L’avevamo detto!, Bravo! Rimarcando il servilismo da cani da guardia del regime liberaliberista, senza nessuno che dicesse qualcosa, facesse un obiezione, anche solo logica; qualcuno che ricordasse come i disoccupati stanno aumentando, non diminuendo, e che dunque i lavoratori vorrebbero lavorare, ma sono le imprese che non assumono o licenziano perché non sanno più a chi vendere tutta la roba che producono. Vabbè…

 

Veniamo all’altra preziosità giornalistica apparsa proprio ieri; questa volta un’analisi, anzi, un commento, a firma Federico Fubini sul Corriere (http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/1BW4/1BW44Q.pdf). Secondo questo avveduto giornalista(!), i cittadini greci, invece di prendersela con la Merkel, con Sarkozy o coi poteri occulti, dovrebbero ringraziarli. Anzi, dovrebbero ringraziare tutti gli stati e i cittadini europei, che stanno regalando di tasca propria 22.400 euro a testa ai cittadini greci. Qui i cliché liberisti riportati sono così numerosi  che ne abbiamo perso il conto: anzitutto, il giornalista fa intendere, con scontate figure retoriche, che i cittadini greci domani riceveranno 22.400 euro a testa. Donati gentilmente da altri cittadini, quelli del resto dell’Unione Europea, che si sono accordati per non far fallire lo stato greco. Fatichiamo a trattenere le mascelle dalle risate. Questi 130 miliardi di euro vanno diritti nelle tasche delle banche, delle finanziarie e dei fondi d’investimento che detengono obbligazioni emesse dal governo di Atene. Nessun cittadino greco vedrà mai un solo euro di quei supposti 22.400 che dovrebbero domani trovarsi sul proprio conto in banca. Su una cosa però il Fubini ha ragione: a donare questi 130 miliardi di euro alle banche europee che hanno investito in Grecia sono i cittadini dell’Unione Europea. Però, anche qui, ci sono due errori da sottolineare con la matita blu. Il primo, i soldi non vengono presi indistintamente dai cittadini, ma dai lavoratori dell’Unione Europea tramite i tagli al welfare e l’aumento dell’età pensionabile. Secondo, che anche i lavoratori greci stanno partecipando in prima persona al rifinanziamento dello obbligazioni del governo greco, nella partita di giro che vedrà poi il governo d’Atene donare questi miliardi alle banche francesi e tedesche più esposte rispetto alla Grecia. In pratica, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale, due banche, stanno prendendo i soldi dai lavoratori europei per rigirarli ad altre banche, che sono (ma guarda tu il caso), le principali azioniste proprio della BCE e dell’FMI. In questa partita di giro Atene non c’entra nulla, men che meno i cittadini greci. Più la Grecia viene “salvata” più si impoveriscono i lavoratori greci ed europei, perché in realtà ad essere tratto in salvo è il credito delle banche europee nei confronti della Grecia. Quei 130 miliardi sono finiti nella contabilità delle banche tedesche, francesi, olandesi e italiane. Altro che ringraziarle, i lavoratori greci fanno bene come hanno fatto in questi mesi: in banca si entra solo con la molotov in mano.

Alla prossima settimana