UNA CARICA DI INGIUSTIZIA

UNA CARICA DI INGIUSTIZIA

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Roma, 31 luglio 2009

Mentre la maggior parte dei romani va in vacanza, alcune centinaia di senza casa e di attivisti dei movimenti di lotta per il diritto all’abitare si sono dati appuntamento sotto il palazzo della Regione Lazio a via della Pisana; un appuntamento pubblico, l’ennesimo dall’inizio del 2009, a testimoniare che l’emergenza casa a Roma non va in vacanza. Poco dopo le ore 13 i manifestanti – giunti in massa per protestare contro il “pacchetto edilizia” della Regione Lazio, reo di finanziare ulteriormente i grandi costruttori senza prevedere nessuna misura atta ad attenuare la dilagante piaga dell’emergenza abitativa – sono stati duramente dispersi dalle forze dell’ordine, la cui condotta di piazza non ha minimamente tenuto conto della numerosa presenza di donne e bambini presenti al momento della carica. La violenza messa in campo dalla celere romana non ha impedito, comunque, l’irruzione di un gruppo di attivisti nel palazzo del Consiglio, con conseguente ed immediata occupazione della Sala degli Etruschi, sede della Commissione Casa; in questa situazione si è verificata la seconda (e sconcertante) carica dei carabinieri in tenuta antisommossa, una “caccia all’uomo” tra i corridoi del palazzo del Consiglio, una vera e propria operazione di rastrellamento e censura del dissenso. Il clima, insomma, sembra non essere cambiato dalle giornate del G8 romano. “Ancora una volta si pensa di coprire l’incapacità di far fronte all’allarmante livello dell’ emergenza abitativa  con pratiche e metodi repressivi tentando di criminalizzare le voci portatrici di dissenso e denuncia” – così si legge nella dura presa di posizione del Coordinamento cittadino di lotta per la casa – “intollerabile ed indecente il comportamento delle forze dell’ordine che senza scrupolo alcuno continuano ad adottare pratiche indegne di una democrazia”, un’accusa senza mezzi termini alla violazione del diritto di dissentire su una questione che riguarda un’ampia fetta della cittadinanza capitolina. Parole di sdegno anche dagli altri componenti della Rete dei movimenti romani per il diritto all’abitare (BPM e COC). La giornata si chiude con alcuni fermi, molti feriti e tanta rabbia; un pacchetto “ben confezionato” per gli attivisti romani. La reazione dei manifestanti non si è fatta attendere: dopo il blocco di tre ore di via della Pisana, il blocco del grande raccordo anulare e una pressione costante sui consiglieri e gli assessori regionali (Tibaldi e Nieri su tutti), i movimenti hanno strappato un incontro con il presidente Marrazzo, subito prodigo di parole distensive che hanno lasciato comunque insoddisfatte le centinaia di senza casa.
Roma rivive il clima della censura a tutto campo, altro che estate romana; una manovra – quella di stamani – che va di pari passo con la decisione (sempre di oggi) del Tribunale del riesame sulle misure cautelari applicate a molti attivisti dei movimenti sociali in seguito agli scontri del 10 luglio scorso: conferma delle firme e negazione del trasferimento fuori da Roma. Una misura severa, un braccio di ferro impari: a partire dalle giornate torinesi di contestazione al G8 dell’università, la penisola (e Roma in particolar modo) è stata teatro di una sproporzionata reazione repressiva contro i movimenti sociali; una battaglia a senso unico, condotta non sulle pratiche ma sulle idee messe in campo nei conflitti delle metropoli. Sintomo che i nervi toccati sono scoperti e vulnerabili.
Sul versante dell’emergenza casa, la Rete romana ha lanciato per domani un presidio sotto il tribunale di Piazzale Clodio per le ore 9.00 quando, lontano da occhi indiscreti, si discuterà al chiuso delle aule la convalida dei fermi: un chiaro monito a chi pensava di fermare la lotta ed imbavagliare il dissenso. Domani, a sostegno dei fermati, la cittadinanza romana griderà vergogna a chi strumentalizza il conflitto sociale, ribadendo che i veri criminali da fermare sono i numerosi costruttori finanziati dalle istituzioni che lasciano sfitti 270 mila alloggi nella sola capitale in un momento in cui l’emergenza abitativa è la colonna portante della crisi che ci investe.