Se il mondo vi odia ci sarà un perchè

Se il mondo vi odia ci sarà un perchè

(da contropiano.org)

A Milano un gruppo di giovani contesta la presentazione di ‘Acab’, il film di Stefano Sollima in uscita nelle sale da venerdì. Un film ruffiano e falsamente neutro sulla violenza delle forze dell’ordine giustificata dall’isolamento e dall’odio che la società nutre nei loro confronti

Da decenni ormai la promozione delle forze dell’ordine passa dalle fiction tv, in particolare da quelle promosse dalle reti ammiraglie di Rai e Mediaset. I protagonisti sono sempre poliziotti, carabinieri, finanzieri buoni, scrupolosi, solidali. Ogni tanto qualche agente violento o corrotto, sempre opportunamente scoperto e braccato dai propri commilitoni, contribuisce a riprodurre lo stereotipo della ‘mela marcia’ come caso isolato.
Ma ora a dar manforte alle fiction televisive arriva un film diretto da Stefano Sollima e ispirato al libro del giornalista Carlo Bonini, di Repubblica. Un titolo accattivante per il film che uscirà nelle sale italiane venerdì, distribuito in ben 300 copie. Un titolo – “Acab”, acronimo di “All cops are bastards”, tutti gli sbirri sono bastardi – che serve soprattutto ad attrarre l’attenzione di chi nei confronti delle forze del cosiddetto ordine non nutre proprio grandi simpatie.
Una aspettativa, quella destata da uno slogan usato sempre più dagli ultras degli stadi, dai movimenti giovanili e antirepressivi di tutto l’occidente, che chi vedrà il film si vedrà negare. Perché “Acab” è un film che descrive un gruppo di celerini violenti e spregiudicati in forza al Reparto Mobile di Roma, per in qualche modo giustificarli. La loro è descritta come una reazione – esagerata ma comprensibile – all’odio che la società nutre nei loro confronti. Una chiave di lettura contestata da chi con la violenza degli apparati di sicurezza ha ed ha avuto a che fare in questi anni. E’ per questo che in questi giorni alcuni collettivi della sinistra antagonista hanno deciso di “partecipare” alle presentazioni del film promosse in varie città d’Italia con gran presenza di telecamere e cronisti.

Ieri sera una ventina di aderenti al collettivo Zona Autonoma Milano (Zam) ha vivacemente contestato la presentazione di ‘Acab’ organizzata alla libreria Feltrinelli di corso Buenos Aires nel capoluogo lombardo. I giovani hanno acceso fumogeni e torce sul lato opposto della libreria blindata da un nutrito cordone di carabinieri. I manifestanti hanno esposto anche due striscioni: uno recitava ‘La vita reale non è un film’ e l’altro ‘Se il mondo vi odia ci sarà un perché’. I giovani, parlando “a nome di tutte le vittime dei soprusi delle forze dell’ordine”, hanno distribuito un volantino ai passanti e ai pochi giornalisti che si sono degnati di attraversare la strada. Un volantino in cui si affermava che “Acab è tutti i giorni, è un tatuaggio inciso sulla pelle, una maglietta sfoggiata a testa alta, una scritta su un muro, uno stile, un motto che dilaga nelle piazze, è un odio transnazionale e transgenerazionale che cresce spontaneo sui corpi di ragazzi e ragazze che non hanno bisogno di vedere questo film per sapere il livello di mistificazione e falsità”. Ad un certo punto un gruppo di manifestanti ha deciso di entrare in libreria e porre alcune ‘domande’ a regista e attori. Gli interventi dei manifestanti hanno ricordato alcune delle vicende più significative e gravi che hanno visto per protagonisti gli appartenenti alle forze dell’ordine: da Carlo Giuliani ad Aldo Bianzino, da Federico Aldrovandi a tanti altre vittime di una violenza spesso brutale, ingiustificata, impune.

All’interno della libreria la kermesse è continuata indisturbata, alla presenza del regista e di alcuni attori, entrati da una porticina sul retro. «Non è un film a favore dei poliziotti, ma un lavoro sull’odio che c’è nella nostra società in cui viviamo, sull’intolleranza che proviamo tutti noi girando nelle nostre città. Un film duro – spiega in questi giorni il regista ai giornalisti che lo intervistano – La durezza è solo fare i conti con una parte di noi che tendiamo a comprimere». Dichiarazioni generiche, che coprono una operazione di propaganda abbastanza scoperta. Basta leggere come alcune agenzie di stampa descrivono il film per smontare la presunta neutralità del film di Sollima. Ecco quella dell’Adnkronos: “’ACAB’, acronimo di ‘All Cops Are Bastards’. Motto coniato dal movimento skinhead inglese, e 40 anni dopo adottato dalla guerriglia urbana in piazza e negli stadi di tutto il mondo: dall’altro lato della barricata, i celerini, ovvero i «poliziotti bastardi». Diretto da Stefano Sollima, il deus ex machina (da presa) di ‘Romanzo criminale La serie’, ‘ACAB’ sta addosso a tre poliziotti di vecchia data, Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro e Marco Giallini, l’ex collega Andrea Sartoretti e una recluta, Domenico Diele, districandosi tra una professione che non è solo mestiere, ma ragione di vita: cameratismo e fratellanza, disciplina e rigore, e soprattutto il rispetto delle regole, regole che non sempre coincidono con la Legge”. Ancora più significativo è un passaggio di un lancio dell’Ansa: “Secondo Sollima (…), Acab non è neppure un film che vuole parlare delle colpe dei poliziotti durante il G8 alla scuola Diaz di Genova, definita, forse non a caso da Giallini nel film, come «la più grossa stronzata della nostra vita, macelleria messicana». «Non è così. Non è un contraltare al film ‘Diaz’ di Vicari che andrà al Festival Berlino – spiega Sollima -, ma un altra cosa. Quando tu vedi che questi poliziotti picchiano dei romeni che a loro volta hanno fatto violenza contro un negro, tu ti dici, guardandoli, che stanno facendo bene. Insomma queste cose è come se levassero la museruola al rottweiller che è in ognuno di noi». Sulla tipologia dei poliziotti, spiega ancora il regista, «non si può parlare che ci sia un’omogeneità della loro estrazione politica. Certo una certa attitudine a fare questo lavoro c’è, non puoi certo mandare delle ballerine alla stadio». (…) Uno dei produttori, Marco Chimenz, rivela che (…) «comunque da parte delle forze dell’ordine non ci è arrivato alcun ostacolo, anche se probabilmente scontenteremo molti di loro». Pierfranceso Favino che nel film interpreta il Cobra, con una casa piene di busti del Duce e katane, spiega in conferenza stampa la sua verità. «Quando ti ritrovi a fare un ruolo con tanto di casco e scudo e con gente che davanti ti sputa, un po’ cambi la tua visione delle cose. Insomma ti puoi definire pacifista quanto vuoi, ma solo fino a quando qualcuno bussa alla tua porta e minaccia la tua famiglia».

Un film neutro? Non sembra proprio…

http://www.youtube.com/watch?v=_Ns1y5jg-UQ