Sconforti nostrani e speranze oltre frontiera…

Sconforti nostrani e speranze oltre frontiera…

Capita, a volte, di perdere di vista le priorità, il senso più generale di ciò che accade nel mondo e nella politica. Capita, e questa settimana è stata segnata dal rigurgito degli amici delle guardie (casa clown). Capita, perché quello è il loro ruolo, soprattutto sotto elezioni; figuratevi in questo triste periodo storico che ci tocca subire, una campagna elettorale permanente che non lascia spazio alla politica ma solo ad una lunga e ininterrotta rappresentazione propagandistica della stessa. E per di più a Roma, città-laboratorio delle nuove destre neofasciste in questi ultimi dieci anni. E dunque, assolvendo in pieno al loro ruolo di “distrattori politici”, ecco i telecamerati del terzo millennio rispuntare fuori dal nulla a cui li aveva relegati l’assunzione di massa nelle fila comunali. Soldi a palate, incarichi di rilievo, assunzioni facili: il neofascista da ribelle in bretelle era passato a mesto impiegato bibliotecario, o quadro amministrativo, o portaborse remunerato…insomma, non era più il tempo della rivoluzione come il vento: era giunto il tempo del lavoro che nobilita l’uomo.

Poi le strategie politiche di chi li comanda cambiano, le elezioni premono, e anche un semplice avvicendamento cittadino diventa test di rilevanza nazionale, sui cui si giocano poltrone e governi. Figuratevi poi con l’ingombrante presenza di alcuni decisivi referendum a giugno. E’ arrivato il momento, dunque, di alzare la tensione, cavalcare le paure della gente, aumentare l’insicurezza sociale e politica. Ecco scendere in campo i neofascisti. Che hanno poi sostanzialmente anche il compito accessorio, ma non meno importante, di farci prendere denunce a palate. Insomma, i classici due piccioni con una fava: teoria degli opposti estremismi tanto cara a chi governa e denunce a chi fa politica contro la giunta comunale disastrata della banda Alemanno. Noi poi, in questo giochetto, ci caschiamo sempre. Un po’ perché la nostra agibilità politica va difesa in ogni contesto e in qualsiasi modo, un po’ perché l’antifascismo pensiamo vada sempre e comunque vivificato anche nel suo aspetto militante, finiamo per cadere nel trappolone preparato dal governo cittadino e nazionale: quello di venire equiparati a loro politicamente.

Sgombreranno la loro finta “occupazione”? E allora bisogna anche sgomberare un’occupazione del movimento, facendo passare il messaggio che la lotta per la casa sia una cosa portata avanti dai compagni e dai camerati, dunque via agli sgomberi bipartisan.

I neofascisti aggrediscono a picchiano degli studenti di un liceo romano? E allora via alle denunce ai compagni, colpevoli di aver organizzato un corteo per rispondere politicamente (e non coi video stile digos) ai neofascisti. E via dicendo, il copione è sempre lo stesso e uscirne non è facile. Non è facile perché, sull’onda degli eventi, crediamo che le parti in gioco siano tre, e cioè noi, i neofascisti e le istituzioni poliziesche e politiche, non riuscendo a capire che invece sono solo due: da una parte noi, il movimento, dall’altra chi governa questa città, che utilizza i neofascisti come appunto distrazione nei momenti di difficoltà politica.

Bene hanno fatto dunque a Napoli. Il responsabile è il PDL, non solo i neofascisti. Le responsabilità politiche di chi accoltella i compagni non sono solo nelle bestie che sferrano la coltellata, ma nei mandanti politici che creano ad arte la situazione, che li imboccano e li proteggono. Noi dobbiamo capire le responsabilità politiche.

Detto questo, per fortuna, le nostre energie non si esauriscono nella semplice caccia al neofascista. Noi siamo altro. Proprio per questo stiamo dentro la costruzione del “convoglio restiamo umani”, la missione politica che stiamo costruendo per tornare in Palestina, attraversare il valico di Rafah ed entrare nella striscia di Gaza. Stiamo dentro al percorso avviato da Free Palestine (http://freepalestine.noblogs.org/) per tornare nei luoghi vissuti da Vittorio Arrigoni, per tornarci ad un mese dalla sua uccisione e per tornarci per le commemorazioni della Nakba (il giorno che gli arabi commemorano per ricordare la cacciata dai territori palestinesi dopo la seconda guerra mondiale).

Proprio per questo, non possiamo non sottolineare il grande e significativo gesto del governo egiziano di riaprire, dopo più di quattro anni, il valico di Rafah alla popolazione palestinese. E’ un evento. Un evento perché concede un po’ di respiro alla popolazione palestinese. Un evento perché imprime chiaramente una discontinuità nella politica egiziana, una discontinuità positiva, che ci fa ben sperare; non è cambiato il potere egiziano, sempre retto dai militari, ma probabilmente la forza della piazza sta ora strappando piccole conquiste prima impensabili. Un evento, infine, perché è un chiaro colpo all’autorità imperialista israeliana. Nessuno, al mondo, ha la forza e le capacità di disobbedire a Israele. L’Egitto con questa apertura lo sta facendo; senza contare l’importante mediazione che ha reso possibile il riavvicinamento fra Fatah e Hamas proprio in questi giorni, e che produrrà un accordo fra i due partiti proprio al Cairo.

Insomma, lontani dalla melma nostrana, qualcosa sta cambiando. C’è vita oltre frontiera. Speriamo solamente sia contagiosa.