Moriremo precari?

Moriremo precari?

Tutti troppo occupati a condannare ipocritamente l’azione dei compagni e delle compagne di Action di mercoledì scorso, o a parlare dalla casa a Montecarlo di Tulliani, nessuno (o quasi) ha fatto caso a un trafiletto pubblicato mercoledì scorso a pagina 29 del “Corriere della sera”. Nell’articolo si legge che l’Inps ha deciso di oscurare la proiezione della futura pensione dei lavoratori parasubordinati (cioè i precari con contratti co.co.co e co.co.pro, i collaboratori occasionali, i lavoratori dipendenti con partita iva individuale) e di dichiarare solo l’ammontare dei contributi da loro versati. Il motivo? Ce lo spiega lo stesso presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua: «Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale». Col sistema previsto per i lavoratori precari, infatti, anche se essi non perderanno nessun anno di contribuzione, i trattamenti da loro maturati non arriveranno neanche alla pensione minima: si tratta, semplicemente, di contributi pagati inutilmente, perché porteranno ad avere una pensione inferiore a quella che spetta anche a chi non li ha mai versati. Gli iscritti alla gestione separata Inps (cioè i lavoratori para-subordinati) sono circa 4 milioni: 4 milioni di persone, dunque, che pur lavorando e versando contributi non avranno, nel futuro, alcuna pensione. E a dire che nel passato le sirene del neoliberismo avevano provato a convincere che la “flessibilità” del lavoro fosse meglio, perché avrebbe permesso di gestirsi meglio i propri tempi, la propria vita, ecc. ecc.: idea condivisa e sostenuta anche dal centro-“sinistra”. In pratica, chiacchiere su chiacchiere per fregare milioni di persone.
E, ovviamente, in un paese normale una notizia del genere davvero provocherebbe un sommovimento sociale. Invece essa non ha avuto alcuna eco mediatica, non è stata commentata da quel ministro del lavoro Sacconi che si riempie  strumentalmente la bocca con la parola “terrorismo”, non è stata ripresa come primo servizio dai tg. Niente di niente: per 4 milioni di persone il fatto di non avere una pensione sarà, tra qualche decina di anni, una sorpresa.
Nessuno, poi, che indichi una via di uscita a questa situazione: ogni prospettiva di cambiamento del sistema attuale è completamente bandita dal discorso pubblico e coloro che provano a proporla sono descritti come delinquenti, terroristi, sovversivi, ecc. ecc.. Basti pensare che sul “Corriere” la notizia è commentata solo dall’Ania, cioè dell’associazione di tutte le imprese assicuratrici italiane (…) che, come logico, «ha chiesto di andare verso un’informazione completa, per rendere consapevoli i giovani della necessità di integrare la pensione pubblica». Nessuno mette in dubbio il precariato come sistema, nessuno ricorda che la pensione è un diritto dei lavoratori, al massimo si danno consigli su come rendere un po’ meno dura questa situazione. Le pensioni integrative sono sempre più pubblicizzate (sarà capitato a molti di vedersele proposte anche all’ufficio postale) e si mira sempre più a diffondere la convinzione che basta tirare un po’ la cinghia, basta fare qualche altro sacrificio, basta pagare qualche altra assicurazione/pensione varia, e poi anche noi avremo una vecchiaia dignitosa. Quando poi quasi tutti avremo una pensione integrativa, cominceranno a dirci che è inutile pagare ANCHE i contributi all’Inps, che sarebbe meglio abolirli e che sarebbe più “conveniente” se le pensioni fossero tutte private: e qualcuno magari si convincerà pure che è vero. Minori costi per i datori di lavoro e per le imprese, minori costi per lo Stato, maggiori profitti per le imprese assicuratrici, meno diritti per i lavoratori: la ricetta neoliberista avrà così la sua completa realizzazione.
E chi è, poi, il terrorista?