La politica fantasma

 

I fatti di ieri hanno un responsabile materiale e uno ideologico: Marco Minniti e il Partito democratico. Eppure – meraviglie della politichetta – proprio il Pd, direttamente o attraverso il nugolo di “organizzazioni umanitarie” contigue al partito, ha cercato, cerca e in molti casi riesce, ad intestarsi parte dell’indignazione popolare per quegli eventi, declinandola nella polemica contro la giunta Raggi. La quale ha, al contrario, un altro tipo di responsabilità, forse non meno grave di chi ha armato materialmente e ideologicamente la mano degli squadroni della morte che ieri hanno imperversato nel centro di Roma. La sua assenza, addirittura il malcelato disinteresse, di fronte a una città che ricordava più il Cile o il Messico di quarant’anni fa, segnano in qualche modo un punto di non ritorno, una dichiarazione di resa. L’assenza della politica genera il mostro di una polizia che diventa in tutto e per tutto attore politico. Tra poliziotti impuniti, media complici, amministrazione comunale assente e il vasto apparato tecnico-ideologico della Ong a rappresentare il contraltare umanitario alla violenza repressiva, ad essere stata sgomberata insieme ai rifugiati ieri è stata proprio la politica. Tutta la vicenda è costretta dentro uno schema binario che impedisce ogni tipo di soluzione progressiva: da una parte lo Stato e la sua repressione, dall’altra la “ongizzazione” delle ragioni sociali dei migranti. Un tempo fatti clamorosi come quelli di ieri sarebbero stati il naturale palcoscenico della politica e dei suoi protagonisti. Ci sarebbe stata una corsa ad occupare una posizione, qualsiasi essa fosse. L’assenza di questo ci racconta di un mondo che è tramontato, non si sa quanto definitivamente. Ma la ritirata storica della politica dalla gestione del territorio e della sua popolazione non farà che alimentare situazioni come quelle di ieri. Siamo solo ad agosto ma già s’intravede un autunno di eventi speculari, di caccia al migrante utilizzata come metadone sociale, arma di distrazione e di assuefazione di massa, elettoralmente appagante. Sabato ci sarà una prima risposta a tutto questo, ma sarà un percorso lungo.