Il governo della chiesa

Il governo della chiesa

 

Continuando l’analisi di quello che, almeno sulla carta, si presenta come il peggior governo dal 1861 ad oggi, peggio ancora dei governi liberali di fine ottocento con Crispi e Sonnino a intrallazzare nei palazzi del potere, non possiamo non commentare il fatto che, dopo decenni di tentativi, la chiesa è finalmente entrata direttamente in politica. Non tramite un suo partito, come la DC; neanche con una qualche forma di pressione esterna: no, la chiesa è entrata direttamente nel governo.

Lorenzo Ornaghi, nuovo ministro dei beni culturali, è rettore della Cattolica e vicedirettore del settimanale cattolico Avvenire; Renato Balduzzi, ministro della salute, è presidente del Movimento ecclesiale di Impegno Culturale, nonché direttore del bimestrale Coscienza; Andrea Riccardi, ministro per la cooperazione, è il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, nonché esponente di Comunione e Liberazione. A questi si aggiunge ovviamente il cattolicissimo Monti, che prima ancora di parlare con Napolitano affidava le sue inquietudini alla chiesa, e oggi è andato ad incontrare direttamente il Papa per la benedizione pontificia.

Non a caso, tutti questi esponenti, più i molti altri che non sono stati fatti ministro ma che prenderanno parte, come sottosegretari e direttori dei ministeri, al nuovo governo, erano presenti al convegno di Todi del mese scorso, il convegno che sancì il momentaneo riposizionamento politico della gerarchia cattolica. A suggello di questa ispirata compagine governativa, arrivava immediata la benedizione della chiesa per bocca del cardinal Bertone. Se mai avessimo avuto dei dubbi…

Ormai non fa neanche più specie il servilismo di Repubblica, che ieri esaltava la benedizione vaticana come sintomo di un governo giusto. Proprio quelli che fino a ieri si dimenavano contro le ingerenze cattoliche in politica, cianciavano di laicità e di indipendenza delle istituzioni e cose del genere.

Insomma, sarà il governo dei sacrifici e dell’austerity, del lacrime e sangue e della lotta alle caste: intanto, però, saranno i banchieri, i generali e la chiesa a decidere dove e cosa tagliare. Finanza, Esercito e Vaticano potranno dormire sonni tranquilli…