Il golpe suave di Tsipras

Il golpe suave di Tsipras

 

Nonostante il 61% dei no, un minuto dopo lo storico risultato referendario i si hanno preso possesso della direzione politica della trattativa greca. Tsipras il greco, attraverso un sottile quanto malcelato atto di forza paragonabile a un golpe suave, ha messo il bavaglio al voto popolare imponendo la trattativa ad oltranza cedendo tutte le posizioni che la valanga dei no ai diktat della Ue avevano conquistato. Ripresentando un documento addirittura peggiorativo del precedente poi rifiutato dal Fmi. Accomodato Varoufakis alla porta, si da ora l’avvio alla privatizzazione delle risorse strategiche del paese, in primo luogo del porto del Pireo, seguito dagli aeroporti e dalle ferrovie. Una svendita degli assets pubblici che cadranno così direttamente in mani straniere: cinesi nel caso del Pireo, tedesche (guarda caso), nel caso degli aeroporti. Si procederà all’innalzamento dell’età pensionabile e all’aumento dell’Iva. Ma soprattutto, si cederà sulla questione dell’avanzo primario nel bilancio dello Stato. E noi che ci lamentavamo per il pareggio di bilancio in Costituzione. Un bilancio in attivo in una fase recessiva porta con sé il corollario dei drastici tagli alla spesa pubblica che il governo greco dovrà forzatamente attuare, pena il mancato raggiungimento dell’obiettivo. La Grecia è in dirittura d’arrivo per la firma del terzo Memorandum d’intesa con la Troika. Smentendo ogni promessa elettorale e i fiumi di retorica che hanno condito l’approssimarsi del referendum. Un risultato ragguardevole dopo una vittoria elettorale più unica che rara, capace di coprire le spalle anche al più scalcinato dei governi. Un capitale di consenso dilapidato in poche ore, talmente repentino da non sembrare sospetto.

Siamo di fronte, in effetti, al teatro dell’assurdo, secondo la descrizione di Stathis Kouvelakis su Contropiano. Nel migliore dei casi, all’eterogenesi dei fini. Invece di rafforzare la posizione greca, il referendum l’ha paradossalmente indebolita. E questo per l’esclusiva volontà del premier Tsipras, che infatti ha portato Syriza alla spaccatura e probabilmente nei prossimi giorni alla formazione di un nuovo governo spostato a destra con l’ingresso delle componenti centriste. L’evoluzione delle prossime ore ci dirà se Syriza sarà pronta a sfiduciare Tsipras, o acconsentirà ad un accordo peggiore dei primi due Memorandum d’intesa firmati da Pasok e Neo Demokratia. Dopo tale plebiscito popolare, tutta la vicenda scadrebbe nel grottesco se non fosse da anni una tragedia senza proporzioni.