Il fascismo come fonte di legittimazione (come volevasi dimostrare)

Il fascismo come fonte di legittimazione (come volevasi dimostrare)

 

Ha parlato anche il lider Massimo, chiarendo il concetto che andiamo (certo non da soli) dicendo da tempo: «Rischio Austria anche da noi, pronti a intese per il governo». Ecco come il fascismo slitta di significato e si trasforma nel più performante strumento di legittimazione dell’euroliberismo. L’alternativa alle forze ordoliberali di tutta Europa, ci dicono, è il ritorno del fascismo. Ritorno di cui, ovviamente, non c’è traccia nelle forme in cui viene descritto (non c’è alcuna “ri-nazionalizzazione delle masse” alle porte, e le politiche xenofobe presentate come cifra politica del fascismo in realtà vengono applicate dai democratici di tutta Europa – Minniti docet); manca il fascismo reale, sussunto completamente nelle logiche europeiste, ma il fascismo immaginario serve come riconoscimento retroattivo dell’assenza di alternative. Oltre la coalizione neoliberale (“democratici” e “conservatori” di tutto il continente), occhio, c’è Hitler; per quanto possono starvi sulla palle Renzi o Berlusconi, meglio loro che Ciano e Farinacci. Va da sé che se l’alternativa fosse davvero tra Casapound e il Partito Democratico, qualche dubbio potrebbe pure venirci sul frontismo come risposta tattica alla minaccia fascista. Ma questa alternativa, nella realtà, non è all’ordine del giorno. Il primo è il partito egemone in Europa – nelle sue versioni “di destra” e “di sinistra”; il secondo racimola lo zerovirgola nelle elezioni generali così come nella società. Si dirà che il pericolo fascista viene oggi rappresentato dal populismo xenofobo à la Lega nord. E’ vero: il problema non è tanto il “fascismo”, quanto una mobilitazione reazionaria di massa alimentata dalla crisi liberista. Ma questa viene allevata in casa da quelle stesse forze che si presentano come alternative al populismo (Forza Italia da noi, la Merkel in Germania, Rajoy in Spagna, Sebastian Kurz in Austria, eccetera: tutte forze liberali che integrano nelle loro coalizioni e nei loro programmi l’estrema destra di cui si dicono “alternativi”).

In tal senso, la dinamica austriaca e i suoi riflessi italiani sono a dir poco paradigmatici. Il Berlusconi austriaco (Kurz) si allea con il Salvini locale (Strache) presentandosi come “freno all’antieuropeismo”, e D’Alema propone come soluzione “alla deriva austriaca” quella di allearsi con il Pd, che nel frattempo vorrebbe allearsi col Berlusconi originale per “frenare il populismo di Lega e M5S”, di cui il massimo esponente italiano (Salvini) sta nella stessa coalizione elettorale di chi dovrebbe “frenarlo”. Non sono i paradossi della politica italiana, né stranianti eterogenesi dei fini: è un calcolo politico preciso e soltanto superficialmente paradossale. Più si rafforza l’immagine del fascismo, più si rafforzano elettoralmente le posizioni del “centro” della politica. Il risultato è quello di silenziare ed estromettere alternative progressive al sistema stesso, presentate tutte invariabilmente come “populiste”, quindi reazionarie, quindi fasciste:

Se nel primo Novecento è servito alla repressione delle classi popolari, e nel secondo Novecento alla repressione delle avanguardie politiche comuniste, nel XXI secolo questo serve alla legittimazione retrospettiva della democrazia liberale quale unico ambito politico della ragionevolezza. Anche gli argomenti per combatterlo vanno dunque calibrati in tal senso (gli arnesi, invece, rimangono sempre quelli)

Il risultato di tutto questo sarà il Gentiloni bis. Gentiloni come felice mediazione tra il “nuovo fascismo” e “la rigidità finanziaria dei paesi del nord”. Poco importa che il nuovo fascismo è interno alle coalizioni liberali, e che la presunta rigidità finanziaria sia la normale gestione europeista dell’economia continentale. A dileguarsi sono i dati di realtà, la sostanza dei processi economici e politici. Ci rimane una realtà virtuale in cui lo scontro è tra Hitler e Adenauer. Che le due espressioni politiche abbiano governato per anni insieme, in funzione anti-comunista, dopo la guerra, è un particolare volutamente dimenticato. L’importante è gridare al “ritorno del fascismo”.