Dax Odia Ancora – Presidio 7 Maggio a Piazza Cavour

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7 MAGGIO / PIAZZA CAVOUR / ORE 10.00

Si chiude così il capitolo giudiziario relativo alla notte del 16 marzo2003, la notte in cui morì Dax, assassinato dalle lame fasciste, mentre aisuoi compagni ed amici accorsi al pronto soccorso dell’ospedale San Paolo toccarono le cariche di polizia e carabinieri.
Già in via Brioschi la presenza massiccia dei mezzi delle forzedell’ordine aveva di fatto rallentato l’arrivo dei soccorsi. Dopo che leambulanze avevano portato via Davide ed un altro compagno gravementeferiti, un plotone di poliziotti si presentò in tenuta antisommossa per”contenere la disperazione” dei presenti, provocazione culminata poi concariche e manganellate all’interno dell’ospedale.Prima le risate sprezzanti di fronte al dolore di chi aveva appena appresola notizia della morte di Dax, poi un’aggressione, premeditata efinalizzata a renderci inermi per impedire qualsiasi tipo di reazione.Hanno approfittato della situazione per compiere una mattanza contro quei”rossi di merda” da sempre detestati, “uno di meno”, “vi ammazziamo tutti”,spingendosi fin dentro ai reparti dell’ospedale per rincorrere chi tentavadi sottrarsi alla loro furia. Il “caso” ha voluto poi che le telecamere delpronto soccorso a quell’ora non funzionassero e non abbiamo così potutodocumentare in diretta i pestaggi selvaggi e le urla delle personearrestate, dopo essere state picchiate a sangue. Un bilancio fatto di voltitumefatti, teste aperte, braccia e denti rotti, sommati alla tragica mortedi Davide.

Già all’indomani della mattanza era pronta la grottesca versione delquestore Boncoraglio per giustificare l’operato dei propri uomini: “Stavamosolo impedendo che i ragazzi portassero via la salma.” Giustificazioniaberranti, quasi a cercare di dipingerci come selvaggi o barbari (cosaavremmo dovuto fare con la salma?) immediatamente avvallate dalla stampainsieme al tentativo di trasformare un omicidio politico in una “rissa trabalordi”. Un chiaro tentativo di far calare il silenzio su quella che fu,nei fatti, una piccola Diaz milanese.
Il capitolo giudiziario rappresenta un’altra ferita aperta Le indagini, infatti, portarono alla sbarra quattro compagni e treesponenti delle forze dell’ordine. La sentenza d’appello, emessa nelfebbraio del 2008, ha confermato la condanna ad un anno ed otto mesi perdue compagni e il risarcimento complessivo di oltre 100.000 euro. Ha inoltre portato alla piena assoluzione dei membri delle forze dell’ordina,che in primo grado avevano visto la condanna di un poliziotto a quattromesi per abuso d’uffico (ripreso da un video amatoriale mentre manganellavauna persona a terra) e di un carabiniere a sette mesi per il possesso diuna mazza da baseball (reato caduto in prescrizione). Nulla hanno contatole testimonianze del personale medico-sanitario che ha assistito allecariche indiscrinate dentro e fuori il pronto soccorso, intervenendotempestivamente per curare i numerosi feriti. Ancora meno hanno pesato leevidenti lesioni riportate dagli amici e dai compagni di Davide, gli unici,invece, ad essere stati condannati. Lo stato si assolve stravolgendo la verità nelle aule dei tribunali,aggiungendo alle violenze di quella notte le menzogne della sentenza.
Da Genova al San Paolo: la giustizia porta la divisa Le sentenza d’appello ha evidenziato ancora una volta come la giustiziaitaliana funzioni a senso unico, applicando due pesi e due misure sullabase di chi deve andare a giudicare: i suoi servi in divisa o chi manifestadissenso.
Il processo del San Paolo, ha visto come al solito assolti i”tutori della legge” da tutte le loro accuse, nonostante vi fossero proveevidenti rispetto a quello che era stato il loro reale operato fatto diviolenza premeditata e brutalità. Così come nel processo per la mattanzaalla scuola Diaz durante le giornate di Genova del luglio 2001, quelprincipio di concorso morale con cui sono state comminate condannepesantissime ai tanti compagni arrestati non vale per gli sgherri indivisa, tanto che uno dei due poliziotti indagati per aver percosso unapresona inerme a terra (quello che bloccava il compagno mentre l’altroagente infieriva) è stato assolto in primo grado, in quanto non potevaessere a conoscienza dell’operato del collega(!). Si tratta di una prassi ormai consolidata in cui stato e magistraturacolpiscono chi si ribella attraverso capi d’imputazione gravissimi, fondatisu castelli accusatori fragili e privi di fondamento, mentre chi indossa ladivisa ha la piena certezza della totale impunità. Se non addirittura,come nel caso di Genova, di scandalose promozioni di grado per i massimiresponsabili della sostanziale sospensione dei diritti delle giornate delluglio 2001. Questo la dice lunga su quanto questi siano processi politiciin cui la magistratura emette sentenze politiche…
Costruire la solidarietà! Riaffermare la verità!
Con l’avvicinarsi della chiusura del processo sui fatti del San Paolo,ribadiamo con ancora più forza la verità su quella notte nera. Sottoprocesso non ci sono solo i quattro compagni – che in caso di confermavedrebbero le condanne diventare definitive – ma la memoria e il ricordo diun pezzo di storia di questa città, una ferita che da allora non si è mairimarginata. Il bisogno di riaffermare la verità su quanto accadde il 16marzo va di pari passo con la necessità di squarciare quella cappa disilenzio che stato, magistratura e stampa hanno cercato di calare su questavicenda come su quelle di Carlo Giuliani, di Federico Aldrovandi, diMarcello Lonzi, fino al recente omicidio avvenuto alla Stazione Centrale ilsettembre scorso, in cui due agenti della PolFer hanno picchiato a morte unclochard. La verità non è scritta nelle sentenze della magistratura, edè nostro preciso compito portarla alla luce attraverso la mobilitazionecontro le derive securitarie ed autoritarie di cui questi episodi sono ladiretta conseguenza. Il fuoco dell’inverno greco, a seguito della morte di Alexis, haevidenziato come alla brutalità delle forze dell’ordine si sia tuttichiamati a dare una risposta: stringendoci a tutti i compagni e le compagnecolpiti dalla repressione e ribadendo che senza giustizia non ci potrà maiessere pace!
Oggi come ieri, teniamo alta la solidarietà e facciamone un’arma darivolgere contro stato, magistratura e i loro servi in divisa.Non dimentichiamo! Non perdoniamo