consigli (o sconsigli) per gli acquisti

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altai

Dopo dieci anni i Wu Ming tornano nel mondo di Q. E anche se questo non è, come ampiamente anticipato dagli autori, il seguito del suddetto libro, è impossibile non aver provato la morbosa curiosità di andare a vedere qual è il collegamento, l’escamotage letterario, il riferimento che ricolleghi il primo all’ultimo libro dei fortunati autori “senza nome”. Almeno per chi quel primo romanzo, Q, lo aveva ammirato, ne era rimasto estasiato, affascinato dall’incedere degli eventi storici e dalle avventure dei suoi protagonisti; da quel modo di raccontare la storia, che ne faceva capire le dinamiche più intime meglio di qualsiasi libro scolastico o universitario su quel periodo. Insomma, se Q è a tutti gli effetti un capolavoro, e lo scorrere del tempo ne aumenta le qualità, il suo seguito, anche se non definibile così, non può che partire nel peggiore dei modi. Le aspettative anzitutto, che gravano come un macigno su di esso. Aspettative sia da parte della critica, sia da parte del singolo lettore che in ogni caso leggerà tale libro confrontandolo con il primo. Operazione ovviamente sbagliata, ma altrettanto automatica nella mente di ogni sognatore, di ogni lettore di narrazioni, perlopiù epocali come quelle descritte in questi due romanzi. Dunque i Wu Ming decidono di rischiare, di giocarsi effettivamente il tutto per tutto. Inutile stare a mettere le mani avanti, se poi nella fascetta del libro si afferma che è arrivato l’epilogo di Q. Ed è giusto così, un rischio calcolato, anche se bisognerebbe indagare quanto sia la parte di scelta culturale e letteraria in tale fascetta, e quanto invece il richiamo commerciale del loro primo fortunatissimo libro. Ma ormai il dado è tratto, e le ragioni scompaiono nella scommessa azzardata dagli autori. Ma veniamo al libro…
Altai si legge rapidamente, in maniera ossessiva, il rincorrersi incontrollato degli eventi e la capacità di narrarli è ormai una costante acquisita degli autori, e il libro scorre via piacevolmente. E’ vero, non è né può essere un seguito di Q. Meglio così, è la cosa più giusta e intelligente. Sarebbe stato ancora meglio non fare nessun richiamo al primo libro, nessun rimando anche sentimentale. La storia evitiamo anche solo di accennarla, visto che dopo le prime 29 pagine iniziano le inaspettate peripezie del protagonista, dunque non vogliamo anticiparvi nulla, neanche gli antefatti esposti nella quarta di copertina che secondo noi dicono già troppo, svelano già piccoli segreti che è meglio scoprire pian piano. Possiamo solo dire che lo sguardo storico adesso è tutto proteso verso oriente, dalla decadenza veneziana all’enorme impero ottomano, con tutto il suo carico di incontri e scontri etnici e religiosi, culturali e politici. In tutto questo però si sente perennemente il richiamo di Q. Un richiamo voluto ma non esplicitato. Si sente nell’aria, tra le righe, nei pensieri del protagonista che rimandano a quell’intreccio di lotte contro il potere già protagonista nei pensieri di Gert dal Pozzo. Un richiamo che è nell’aria, che è presente nei pensieri dei due protagonisti di ieri e di oggi. Anche se per motivazioni, calcoli e vicissitudini diverse, i due personaggi centrali di questo e del primo libro sono lo stesso unico attore che si muove tra le maglie del potere, nella duplice figura di servo e manipolatore del potere. Due figure in fondo uguali, protagonisti sostanzialmente di due destini simili. Scaricati dallo stesso potere che difendevano a spada tratta, si ritrovano a chiedersi qual è la ragione di tanto male e tanta fatica. Due attori spaesati, che alla fine si ritrovano a non sapere più per cosa hanno combattuto, per cosa hanno rischiato, se ne valeva davvero la pena. Senza ricordi e con innumerevoli vite alle spalle, il discorso di fondo, la morale delle due storie sembra esattamente la stessa. Però non è definita, e in fin dei conti spetta al lettore, ad ogni lettore trovarla, e capire qual è il senso delle battaglie combattute e degli ideali portati avanti. Ed ognuna delle possibili definizioni può essere quella giusta. Dunque, consigliamo la lettura di questo libro, ma leggetelo senza avere in mente Q. E’ un approccio sbagliato, sia perché la storia parla di tutt’altro, sia perché la forza narrativa presente in Q è difficilmente eguagliabile. Anche se poi, alla fine del romanzo, il mondo di Q riemergerà con tutta la sua forza e i due lavori potranno intrecciarsi. Ma è un passaggio possibile solo alla fine, non preventivamente. Sta a voi scoprirlo.