Chi ti vuole addormentato l’ero non ti fa mancare…

Chi ti vuole addormentato l’ero non ti fa mancare…

 

Qualche giorno fa al Pigneto sono apparsi questi manifesti. Troviamo la provocazione a dir poco geniale. Ma si tratta davvero di una provocazione? Al di là delle ipotesi giornalistiche, che lasciano il tempo che trovano, il dubbio si è insinuato anche fra gli stessi compagni: un’intelligente provocazione o un manifesto che esprime un’esigenza concreta? Il fatto poi che questi manifesti siano apparsi in un quartiere ad elevatissima densità di spaccio ha reso la vicenda ancora più oscura.

Noi siamo convinti della prima ipotesi, quella dell’intelligente provocazione. Il problema però è proprio il dubbio. Solo il fatto che un manifesto del genere sia considerato plausibile (magari condannabile, ma comunque verosimile), la dice lunga rispetto al rapporto che nel corso degli anni si è andato instaurando con le droghe. Una sorta di tic mentale che impedisce un ragionamento equilibrato sull’uso e l’abuso delle sostanze.

In questi anni numerosi quartieri romani sono stati letteralmente invasi dalle droghe, leggere o pesanti che fossero. Fenomeno peraltro simile a quello di molte altre città italiane, dove l’utilizzo delle droghe, e in particolare della cocaina, è divenuto frequente e trasversale. Mentre però un tempo la lotta contro l’eroina costituì un luogo ricompositivo, una battaglia comune e condivisa che unificò, sulla questione specifica, le aree politiche più disparate, oggi un discorso del genere risulta molto più difficile da articolare.

Anni fa non si faceva fatica ad individuare nella circolazione dell’eroina un piano preciso del capitale per annientare i movimenti e le lotte di classe. Non si faceva fatica a individuare i responsabili, diretti e indiretti, di questa economia sommersa e rigogliosa che arricchiva i soliti noti e spegneva lentamente l’energia dei movimenti. Si aveva chiaro il quadro generale e come comportarsi in merito.

Oggi questo discorso è divenuto molto più complicato e fumoso. La nuova droga del capitale è divenuta la cocaina, droga che rientra perfettamente nel discorso capitalista sulla “produttività” quale bene assoluto quale tendere. La cocaina aumenta i guadagni di chi la produce e di chi la vende, e aumenterebbe la produttività di chi la consuma. Musica, cinema e cultura popolare hanno fatto il resto, sdoganando e rendendo appetibile una droga distruttiva tanto quanto l’eroina. Contestualmente, negli ultimi anni (da qualche tempo effettivamente un po’ meno), si è andato anche articolando un discorso sull’antiproibizionismo che ha confuso ancora più le carte in tavola. Per cui ci ritroviamo oggi che un discorso chiaro ed evidente sulle droghe è difficilissimo da articolare. Se a questo sommiamo le contraddizioni in seno al popolo, il risultato è l’effetto straniante che produce in noi un manifesto del genere.

Eppure, oggi aprire un discorso sul consumo e l’abuso di sostanze stupefacenti è più che mai necessario e attuale, proprio perché nel frattempo è diventato trasversale a tutti gli altri ragionamenti politici. Lavorare nei quartieri popolari delle grandi metropoli oggi è divenuto impossibile senza un discorso sulle droghe. I quartieri sono permeati dalla cultura della droga; parlare – e interagire – con chi spaccia è divenuto sempre più una costante per chi fa politica nei territori. Una costante necessaria, sia chiaro, perché le contraddizioni popolari non possono essere evitate, ma vanno affrontate con gli strumenti giusti e l’approccio politico adeguato.

Questi e altri ragionamenti ci sono sembrati lampanti appena abbiamo visto il manifesto. Se la provocazione andava in questa direzione, ha senz’altro raggiunto il risultato.