19 ottobre… libere tutti, liberi tutte!

19 ottobre… libere tutti, liberi tutte!

Mentre pubblichiamo questo post ci stiamo dirigendo a via della Lungara, sul Lungotevere, all’altezza del carcere di Regina Coeli dove a breve si terrà l’udienza di convalida dell’arresto per 6 compagni e compagne arrestati dopo gli scontri sotto il Ministero dell’Economia lo scorso 19 ottobre.

Nel ribadirgli la nostra incondizionata complicità e solidarietà, vi lasciamo con una lettera di Davide Rosci (compagno ancora in carcere per i fatti del 15 ottobre 2011) che ci è giunta in questi giorni. Una lettera che Davide ha scritto partendo dall’adesione alla campagna per Enrico Triaca (il cui epilogo giudiziario si è consumato martedì 15 ottobre a Perugia), ma in cui ha poi speso parole e riflessioni sulla lotta alla repressione di Stato e sull’invito ad una ricomposizione di classe che non lasci nessuno e nessuna in mano ai nostri carcerieri. Crediamo che, in attesa dell’udienza di stamane, sia il modo migliore per testimoniare la nostra parzialità di giudizio.

LA LOTTA DI CLASSE NON SI PROCESSA!

 

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Grazie alla corrispondenza che sto portando avanti con i compagn* del Collettivo Militant sono venuto a conoscenza dell’appello per la costruzione di una campagna nazionale contro la repressione e la tortura di Stato. Con questa ennesima ed importantissima iniziativa aggiungiamo un tassello alla lotta che come compagni siamo chiamati a portare avanti. Appoggio pertanto con convinzione ed invito tutti a farlo.

Parlare di repressione e non restare mai indifferenti è la strada maestra da seguire. Informare il popolo italiano su determinate tematiche, dare ampia risonanza e sputtanare i casi di malapolizia (come il caso di Enrico Triaca) sono, insieme al sostegno alle vittime di abusi, i mezzi più idonei per sconfiggere questo cancro che noi tutti abbiamo conosciuto fin troppo bene sulla nostra pelle. La strategia che lo Stato porta avanti è nota a noi tutti: colpire chi si oppone alle politiche e alle decisioni di chi governa e ci ha portato in una crisi epocale, per intimorire il resto della popolazione potenzialmente rivoltosa. Le condanne pesantissime che noi abbiamo subito per gli scontri del 15 ottobre del 2011 sono un esempio lampante. E mentre i tribunali rispolverano leggi fasciste, lo Stato italiano utilizza strumenti sempre più raffinati per isolare e criminalizzare chi ha la forza di non piegare la testa.

Bisogna reagire!

Consentirgli di condannare nel silenzio altri compagni così come hanno fatto per i fatti di Genova 2011 significherebbe darla loro vinta. Il loro obiettivo è isolare ogni ribelle.

Cosa fare, quindi, oggi che si ripresentano momenti di rottura? Compagn*, la risposta è una sola: dobbiamo stringerci intorno, usare l’arma della solidarietà e ricordarci che nessuno è libero se non lo siamo tutti. Ben vengano quindi 10, 100, 1000 campagne nazionali come quella lanciata, ma car* compagn* è giunto il momento di fare il salto di qualità e costruire, tutt* insieme, un movimento dei movimenti che unisca tutte le realtà che vogliono arginare la deriva repressiva.

L’ho detto e lo ripeto, nessuno di noi singolarmente può vincere questa partita, ma insieme l’obiettivo è a portata di mano. D’altronde perché marciare divisi se siamo tutti sotto attacco? Dai fratelli NO TAV, passando per i collettivi studenteschi fino ad ogni singola individualità: l’obiettivo di questo Stato fascista e borghese è di annientarci. Non facciamo il loro gioco; e se il loro scopo è colpirci tutti, allora rispondiamo tutti insieme. La sinistra antagonista negli anni ’70 e ’80 ci ha insegnato cosa significa lottare e noi oggi, che siamo gli eredi di quelle esperienze rivoluzionarie, abbiamo l’incarico di dare a questo paese una vera forza capace di opporsi non solo all’apparato repressivo ma al sistema capitalista che giorno dopo giorno impoverisce questo paese e l’Europa intera.

Sappiamo che non sarà facile unire tutti sotto un’unica bandiera, ma iniziare a confrontarci, discutere, ritrovarci tutti insieme alla manifestazioni, creare una rete che informi chi è interessato a sposare un progetto – sono i primi passi per dare vita a quell’entità che tutti aspettiamo e che nessuno ha il coraggio di avviare.

Dal buio di questa cella vorrei tanto darmi da fare e lavorare al vostro fianco, ma sono costretto ad attendere; state comunque sicuri che la prima cosa che faro da libero sarà quella di tornare in prima linea, con voi.

La lotta rende liberi!