APPUNTAMENTI

MILITANT AUTLET


Infoshop
www.militantautlet.com
T-shirt, felpe, cappelli, giacche e sciarpe per sostenere le spese dell’attività politica.

Donazione Paypal

La lotta paga, ma ha anche un costo. Non riceviamo finanziamenti, non abbiamo trattorie, nessuno ci paga manifesti, striscioni o trasferte. Tutta la nostra attività politica è finanziata con l'autotassazione e la vendita delle magliette. Se pensi che il nostro impegno meriti un piccolo sostegno, non indugiare. Anche un piccolo contributo economico è per noi una grande forma di solidarietà politica.

PAGINE FACEBOOK: MILITANT


Collettivo Militant

NOI SAREMO TUTTO


Rete Nazionale

MILITANT AUTLET


Infoshop

ACHTUNG BANDITEN


Festival Antifascista

Caracas Chiama


Rete di solidarietà al Socialismo del XXI secolo

Comitato per il Donbass Antinazista


Coordinamento Operaio Ama


SOCIAL

pagina twitter Profilo Twitter pagina twitter Canale Youtube abbonati alle notizie Rss Feed Rss

ACCADEVA OGGI…

24 September :
1979 - Prospero Gallinari viene gravemente ferito e catturato a Roma dopo una sparatoria con la polizia. Gallinari è uno dei componenti del nucleo brigatista che sequestrò Aldo Moro

STATS

“Torturavo per il bene dell’Italia”

«Fui prelevato dalla questura, bendato e caricato su un furgone. Mi introdussero in una stanza, mi spogliarono e mi legarono alle quattro estremità di un tavolo, con la testa fuori. Qui, accesa la radio al massimo, iniziò il “trattamento”. L’istinto è quello di agitarti nel tentativo di prendere aria, ma riesco solo a ingoiare acqua. “De Tormentis” dava gli ordini. Dopo un po’ che tieni la testa a penzoloni i muscoli cominciano a farti male e a ogni movimento ti sembra che il primo tratto della spina dorsale ti venga strappato dalla carne».
Non è il racconto di un torturato di una dittatura militare dell’America Latina, ma sono le parole di un ex militante delle BR Enrico Triaca, catturato il 17 maggio 1978 a Roma e sottoposto subito dopo l’arresto da una squadra speciale dell’Antiterrorismo a pratica di waterboarding per alcuni giorni.
Enrico Triaca subito dopo il trattamento speciale denunciò pubblicamente in sede processuale la pratica di tortura a cui era stato sottoposto ma ottenne una condanna a 1 anno e 4 mesi per calunnia nei confronti dello Stato.
Questo episodio come tanti altri, rimangono nel silenzio più totale per molti anni, ma negli ultimi tempi il muro del silenzio eretto dall’apparato si è andato sfaldando sempre più.
Alcuni degli aguzzini , in primis il famigerato De Tormentis, eteronimo di Nicola Ciocia, capo della squadretta di torturatori Ucigos  ha rilasciato alcune interviste in cui orgogliosamente confessa l’infame servizio: “Torturavo per il bene dell’Italia”.
Potremmo dire che nel nome dell’Italia si sono commessi i peggiori crimini e gli esempi non mancano di certo: come  i seviziatori fascisti che durante la Resistenza rastrellavano  i villaggi spargendo morte e terrore, torturavano  nelle segrete di Via Tasso gli antifascisti, oppure chi vigliaccamente metteva le bombe negli anni ’70, nelle banche, nelle Stazioni, nelle piazze per conto dello Stato in funzione antipopolare e per tentare di reprimere il grande movimento di operai e studenti che facevano tremare il comitato di affari della borghesia e il suo apparato statale.
Ieri 18 giugno 2013 si è tenuta l’udienza preliminare presso la Corte di appello di Perugia per decidere sulla richiesta di revisione del processo per calunnia  presentata da Enrico Triaca. La Corte di appello si è espressa favorevolmente ed è stata  fissata per il prossimo 15 ottobre la prima udienza in cui saranno chiamati come testimoni Nicola Rao, giornalista, autore del libro Colpo al cuore, in cui per la prima volta viene citata la testimonianza di Nicola Ciocia, alias Professor De Tormentis, capo della squadretta di torturatori, Salvatore Rino Genova, funzionario di polizia, già condannato per le torture praticate contro un gruppo di militanti delle BR nel 1982 e che ha raccolto la testimonianza del Professor DeTormentis sulla tortura contro Enrico Triaca, il giornalista Matteo Indice, giornalista del Il secolo XIX che nel 2007 raccolse le prime ammissioni sull’esistenza di una squadretta speciale sotto il comando del Ministero degli Interni specializzata nella tortura dei prigionieri politici. La Corte di Appello si è riservata di ascoltare in un secondo momento Nicola Ciocia, in quanto nelle testimonianze che si avranno in prima battuta  la posizione del Ciocia/De Tormentis potrebbe tramutarsi da testimone a indiziato. Un gruppo di nostri compagni era presente all’udienza per sostenere la battaglia di Enrico Triaca  e perchè riteniamo che sia giunta l’ora di trattare l’argomento della repressione e della tortura negli anni’70, svuotarlo da ogni contenuto vittimistico e dargli la sua reale collocazione, declinabile nella legge generale  della lotta di classe e del conflitto senza esclusione di colpi che lo Stato e il suo apparato mette in campo contro tutto ciò che viene ritenuto un pericolo alla sua esistenza. Allora le bombe, le uccisioni selettive, i carceri speciali, la militarizzazione costante, la logica securitaria sono state la risposta sistematica  al ciclo di lotta di classe più significativo e più alto che il  nostro paese abbia conosciuto.
Ma nostro compito è anche  denunciare, fare opera di memoria su quello che tra il 1978 e il 1982 è successo nel nostro paese, sull’operato dello Stato “democratico”, sulla decisione presa ai massimi vertici politici di organizzare una squadra speciale addetta agli interrogatori sotto tortura dei prigionieri politici, gruppo che operava al diretto servizio del Ministero degli Interni.
Va contrastata, altresì, a nostro avviso, l’idea di trattare la  la storia di questi anni, come un argomento da analizzare staccato dal presente storico, o come una gita stimolante al museo della storia. Noi pensiamo  che lo Stato non abbia mai  dismesso questo apparato, anzi abbia mantenuto una continuità anche fisica negli uomini che hanno gestito la struttura repressiva nel nostro paese. Basti pensare alla vicenda Genova/Bolzaneto, in cui alcuni dei dirigenti della polizia protagonisti  delle infami giornate del G8 erano dirigenti all’epoca dei fatti di cui si sta parlando.
Noi ci saremo e ci vogliamo stare in questa campagna per liberare gli anni ’70 dalle ipocrisie, dalle menzogne dei tanti ignavi, per rompere il muro del silenzio e dell’omertà. La nostra non è una battaglia rivolta al passato con spirito nostalgico: la nostra è una battaglia volta  a camminare nel presente con passi lunghi e ben distesi, sapendo che il sentiero che una nuova leva di rivoluzionari incontrerà lungo la strada dell’emancipazione dalla barbarie capitalista è costellata di tanti sacrifici e difficoltà, tutti però necessari.

21971 letture totali 6 letture oggi

16 comments to “Torturavo per il bene dell’Italia”

  • tronco

    Del resto anche le rivelazioni dei fascisti rispetto allo stupro di Franca Rame strappano il già trasparente velo di Maya che voleva coprire le violenze di quegli anni: quando il tribunale brasiliano si espresse su Cesare Battisti, in molti storcevano il naso, dicendo che “non era la stessa cosa che in America Latina, che da noi c’era la democrazia”, la storia sembra invece dare tristemente torto a tanti che-anche in buona fede magari- si bevvero questa rilettura pacificata della storia.
    I militanti che negli anni ’70 scelsero la lotta armata (secondo me sbagliando) reagirono ad un clima e degli imput da parte dello Stato che con la democrazia non c’entravano niente, le paronie sul colpo di stato non erano teorie complottiste dei “grillini” di allora, ma drammatiche realtà che le avanguardie (e non solo) vivevano sulla loro pelle.

  • francescomaria primerano

    le guardie in qualsiasi periodo sono stati sempre torturatori

  • Vittorio Antonini

    Testimonianza di Enrico Triaca, già militante delle Brigate Rosse, arrestato il 17 maggio 1978 e sottoposto a tortura fisica e psicologica, letta dallo stesso Enrico all’incontro svoltosi il 10 novembre 2012 all’ex Cinema Palazzo (Roma), dal titolo:
    ” IL CAPPUCCIO DELL’INFAMIA. Dagli anni ’70 alla Diaz alle condanne a morte dei senza diritto: la guerra dello Stato Democratico al nemico interno “.

  • Vittorio Antonini

    Ed a proposito del “contenuto vittimistico” o della “gita stimolante al museo della storia”:

    Intervento finale di Vittorio Antonini, detenuto politico condannato all’ergastolo, all’incontro svoltosi il 10 novembre 2012 all’ex Cinema Palazzo (Roma), dal titolo
    ” IL CAPPUCCIO DELL’INFAMIA. Dagli anni ’70 alla Diaz alle condanne a morte dei senza diritto: la guerra dello Stato Democratico al nemico interno “.

    http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=OI_ne-Qm4QI

  • Ile

    Non è esattamente vero. La polizia è addestrata per far male, ad agire nel disprezzo di chi si trova in una posizione di inferiorità, a sfogare i propri istinti nella consapevolezza di essere impuniti. Non sono mele marce o casi individuali, è il modo in cui sono addestrati.
    Detto questo, la tortura a cui sono stati sottoposti compagni e oompagne negli anni ’70 e ’80 è qualcosa di più: è una strategia per distruggere il momento più alto di lotta di classe in Italia. Waterboaridng, manganelli inseriti nelle vagine, elettrodi attaccati ai testicoli: dire “sono sempre stati torturatori”, secondo me, fa perdere di vista la specificità del periodo storico.

  • I nominativi dei miltanti che hanno dichiarato di essere stati “torturati” (evidentemente c’è anche chi non lo ha detto…), oltre a quelli del collettivo Barona di Milano in occasione della indagine milanese sull’omicidio Torregiani (Sisinnio Bitti, Umberto Lucarelli, Roberto Villa, Gioacchino Vitrani, Annamaria e Michele Fatone presenteranno un esposto alla Autorità Giudiziaria), sono Alberto Buonoconto, Enrico Triaca, Luciano Farina, Nazareno Mantovani, Francesco Giordano, Maurizio Iannelli, Michele Galati, Elisabetta Arcangeli, Ruggero Volinia, Fernando Cesaroni, Luciano Farina, Gianfranco Fornoni, Armando Lanza, Ennio Di Rocco, Stefano Petrella, Anna Maria Sudati, Cesare Di Lenardo, Emanuela Frascella, Antonio Savasta, Emilia Libera, Giovanni Ciucci, Alberta Biliato, Roberto Vezzà, Paola Maturi, Giovanni Di Biase, Annarita Marino, Lino Vai, Sandro Padula, Giustino Cortiana, Daniele Pifano, Arrigo Cavallina, Luciano Nieri, Giorgio Benfenati, Aldo Gnommi, Federico Ceccantini, Adriano Roccazzella. Per questi fatti nessuno è stato dichiarato responsabile, mentre Cesare Di Lenardo si trova tuttora in carcere senza avere mai usufruito di neppure un giorno di permesso dal gennaio del 1982. Nel 2012 la Polizia di Stato ha scelto per dirigere la nuova “Scuola di Formazione per la Tutela dell’Ordine Pubblico” il prefetto Oscar Fioriolli, il quale sottopose a tortura Elisabetta Arcangeli arrestata il 27 gennaio 1982 (“Li sta interrogando Fioriolli. Il nostro capo, Improta, segue tutto da vicino. La ragazza è legata, nuda, la maltrattano, le tirano i capezzoli con una pinza, le infilano un manganello nella vagina” cfr. Ex Commissario DIGOS Salvatore Genova su L’Espresso del 6 aprile 2012). Nel gennaio 2013 Oscar Fioriolli è stato arrestato per sospetta corruzione in appalti pubblici.

  • kam

    Dobbiamo recuperare una lettura materiale, concreta, della storia della lotta di classe nel nostro paese e in generale nei paesi occidentali dal dopo guerra ad oggi, contrastando la visione molto spesso moralistica o che si concentra sulla generalità dei comportamenti repressivi, senza distinguere periodi storici, motivazioni politiche e contesti sociali. L’apparato dello Stato modella i suoi comportamenti e le linee guida della prevenzione e repressione in merito agli attori in campo, alla forza di un processo sociale. La stagione degli anni’70 è da questo punto di vista paradigmatica, fa scuola. In quegli anni l’apparato dello Stato ha messo in campo la più alta concentrazione di mezzi repressivi e non, con la collaborazione decisiva del vecchio PCI, per avere la meglio sul più grande e prolungato movimento sociale e politico che la storia del dopoguerra abbia mai conosciuto. La Tortura è stato solo uno dei tanti mezzi di questa offensiva.

  • [...] Triaca, il tipografo delle Br sottoposto a waterboarding dal poliziotto dell’Ucigos Nicola Ciocia A Perugia il processo alle torture di Stato di militant blog.org Dalle torture a Bilderberg, l’ambigua posizione dell’ex magistrato Ferdinando Imposimato [...]

  • Fa specie pensare che proprio quegli anni dall’altra parte del mondo si stava consumando un dramma molto simile: quello dei desaparecidos. I cui torturatori erano addestrati dai servizi segreti Usa. Forse può essere un ulteriore spunto per individuare quella che Militant definisce come reale collocazione storica dei fatti.

  • em

    La verità è anche una pratica sociale: il movimento argentino degli escraches

    «Escracher» è un termine dello slang urbano di Buenos Aires che ha per significato il verbo mostrare, smascherare e che in gergo capitolino potremmo tradurre con sputtanare pubblicamente. L’espressione è stata coniata durante le azioni di denuncia pubblica dei responsabili diretti del terrorismo di Stato coinvolti nelle torture della dittatura militare che dal 1976 al 1983 ha governato il Paese. Periodo nel quale furono commessi circa 2.300 omicidi politici e circa 30 mila persone scomparvero (desaparecidos), 9 mila delle quali accertate dalla Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas.

    Questi personaggi venivano affrontati nel loro spazio sociale di vita, sotto le loro abitazioni, davanti ai posti di lavoro, nei quartieri dove abitavano, nei bar e locali che frequentavano, affinché tutti sapessero e conoscessero il loro passato. L’escrache era in sostanza una denuncia pubblica dell’identità e delle gesta del torturatore. Un modo per stanarlo dall’anonimato, per rompere il muro di gomma del silenzio, l’opacità corriva dell’omertà d’apparato e l’ipocrisia delle istituzioni. Un’azione sociale di verità che i movimenti argentini hanno definito «pratica di memoria sovversiva».

    Un’esponente di quel movimento racconta così l’escrache: «dopo aver accertato l’identità e il curriculum delle azioni e del ruolo avuto dal torturatore, gli attivisti vanno nel quartiere dove abita e parlano con i vicini spiegando loro le ragioni dell’iniziativa di denuncia, chiedendo anche a loro di parteciparvi. Tutti sono invitati davanti al domicilio in modo che tutto possa divenire visibile e udibile. La facciata del palazzo viene ridipinta, in genere di vernice rossa, mentre le murgas e i tamburi accompagnano i manifestanti equipaggiati di trombe, megafoni e cartelli che raccontano la storia e le gesta del torturatore».

    fonte: http://insorgenze.wordpress.com/2012/03/07/torture-della-repubblica-il-movimento-argentino-degli-escraches-un-esempio-di-pratica-sociale-della-verita/

  • Lorenzo

    “Quando è in gioco la sopravvivenza della comunità, si deve accettare per forza un compromesso e deve essere ammessa l’esistenza di una ‘zona grigia’, a cavallo tra legalità e illegalità, dove gli operatori della sicurezza possano agire per sventare le minacce più gravi. I neofiti della legalità non lo capiranno mai ma questo compromesso è anche l’unica cosa che, in condizioni di emergenza, possa salvare lo stato di diritto e la stessa democrazia”.
    (Angelo Panebianco, Il compromesso necessario – Corriere della Sera, 13 agosto 2006)

  • Enrico

    Il Sig. Panebianco ci conferma che la “democrazia” è valida fino a che tutti tacciono e accettano? Mi sembra troppo comodo: io sono democratico finche tutti fanno ciò che dico.
    Se deve essere “ammessa” una “zona grigia” per quale inspiegabile motivo, viene ancora negata a 30 anni di distanza? Perchè LO STATO DI DIRITTO non ha il coraggio e la forza di rivendicarsela?.
    In un dibattito sulla tortura un Compagno ebbe “l’ardire” di dire che anche la democrazia fa uso della tortura, un Costituzionalista lo rimproverò dicendo che: non è vero, nel momento in cui si pratica la tortura uno stato non è più democratico.
    Panebianco a mio avviso fa una pericolosa affermazione, e mi conferma che la democrazia così come la conosciamo non esiste, è virtuale, fasulla.
    Inoltre la “zona grigia” non appartiene soltanto a momenti di particolare pericolo per lo stato di diritto e la democrazia, ma come vediamo dalla cronaca di tutti i giorni è perennemente attiva, è perennemente protetta e assolta dal potere.

    Enrico Triaca

Lascia un Commento

  

  

  

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>