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Siria: la santa alleanza

Più passa il tempo, più Assad resiste e più diventa difficile continuare a raccontare il conflitto siriano attraverso la dicotomia buoni/cattivi che tanto piace ai lettori e ai telespettatori del nord del mondo. Ieri per la seconda volta in pochi giorni Israele ha bombardato la capitale di uno stato sovrano senza che la comunità internazionale muovesse un dito. Ora, provate a fare uno sforzo di fantasia e immaginate cosa potrebbe accadere se dei caccia decollati da Damasco colpissero Tel Aviv, o se anche solo ne violassero lo spazio aereo. Nel frattempo anche sulla grande stampa iniziano a moltiplicarsi gli articoli come quello di Lorenzo Cremonesi pubblicato ieri dal Corriere (leggi) in cui appare sempre più chiaro come la presenza jihadista in Siria sia tutt’altro che episodica o marginale. Stanno così emergendo i contorni di una “inedita” santa alleanza che così come accaduto per la Libia vede dalla stesso lato della barricata i paesi imperialisti, una buona fetta dell’islam politico e, ahinoi, una certa opinione pubblica “progressista” sempre più incapace di proporre una propria visione del mondo. Com’era il detto? Dimmi con chi vai, e ti dirò chi sei…

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5 comments to Siria: la santa alleanza

  • Brigante

    La situazione internazionale al momento suscita più che altro un grande senso di impotenza per tutti coloro che ritengono la lotta all’imperialismo una sfaccettatura della lotta di classe. I conflitti sono diventati sempre più asimmetrici, uno stato come Israele può permettersi di bombardare senza conseguenze la capitale di un altro stato, Assad realisticamente verrà eliminato e la storia borghese proseguirà il suo corso in maniera ineluttabile. Ce ne sono molte di domande interessanti ma al momento quella più importante è un banale “che fare”. Il movimento pacifista è scivolato inesorabilmente verso posizioni borghesi, non si vedono margini di opposizione che vadano oltre i compagni che si spendono al limite delle possibilità personali, la sponda istituzionale, se mai è esistita, è stata completamente smontata e al di fuori delle istituzioni l’opposizione non riesce ad essere minimamente efficace. Insomma, rabbia e rodimento di culo!

  • illeggibile la suddivisione buono/cattivo banale che si vede troppo spesso nei giornali italiani e sacrosanto pure il ragionamento su israele, i jihadisti e soprattutto la comunità internazionale e “l’opinione pubblica progressista”…

    non vorrei fare spammaggio, ma vi consiglio una bella intervista che ci ha concesso Gabriele Del Grande: http://firstlinepress.org/la-guerra-in-siria-facciamo-il-punto-con-gabriele-del-grande/ sarebbe anche questa un buon punto di discussione

  • Vassili Zaitsev

    L’opinione pubblica progressista c’è l’ha già la propria visione del mondo: una bestiale ignoranza su tutto ciò che riguarda la politica internazionale (consiglierei a tuti la visione di Telesur, la televisione “gramsciana” voluta da Chavez, per capire quanto spazio viene dato a questo argomento da chi vuole relamente la diffusione di una coscienza di massa) unita però al politicamente corretto e alla religione dei diritti umani, che tutto giustifica e a cui tutto si deve piegare.
    Ecco allora che Obama(che sta ripetendo pari pari la sceneggiata del governo Bush sulle armi chimiche) non può che essere “ontologicamente” buono in quanto nero (ma sarebbe stato lo stesso con la Clinton in quanto donna)
    Ecco allora che nelle stragi di bestie mercenarie islamiche si vedono “le masse in rivolta che fanno la storia” e altri deliri ferrandiani assortiti…
    Purtoppo questo mix ideologico è assolutamente egemonico anche tra compagni a noi più vicini, lo si è visto in occasione della guerra di Libia.
    Questo tipo di “sinistra” sta diventando l’involucro del dominio imperialista, ebbene che ce ne rendiamo conto il prima possibile.

  • Brigante

    Per formazione personale non ho gli strumenti per giudicare in maniera scientifica i complessi avvenimenti degli ultimi 2-3 anni in medio-oriente. Per cui mi limito a delle osservazioni.
    L’Islam ha rappresentato per molti anni, direi dai ’60 in poi, per l’occidente imperialista una forza anti sistema. Con tutte le contraddizioni proprie di una visione religiosa, ha coagulato la rabbia delle popolazioni colonizzate e sfruttate che, in assenza di una coscienza proletaria frutto di decenni di civiltà industriale, hanno trovato “nell’oppio” la via per ribellarsi. Non di meno, bisogna considerare che proprio all’interno del movimento islamico sono sorte analisi materialiste del contesto storico che hanno strutturato la lotta contro i sistemi di potere coloniali, sebbenem per motivi strutturali, le rivoluzioni siano sempre rimaste in qualche misura monche e, il movimento islamico, sia scivolato verso posizioni jahadiste. Tuttavia il potenziale rivoluzionario rappresentato da milioni di persone è rimasto immutato.
    In un contesto del genere, le cosidette primavere arabe sono il ritratto di un tentativo di normalizzazione del movimento islamico in chiave filo-occidentale. L’occidente saturato dal consumismo sfrenato ha la necessità di trovare nuovi mercati da inondare con beni di consumo, necessità che supera in questo momento quella di reperire manodopera a bassissimo costo. Prendere le redini delle parti del movimento islamico più filo-occidentali e guidarle alla presa del potere è stato il mezzo più naturale per “guidare” le nazioni medio-orientali verso una democrazia consumista borghese.

  • Lorenzo

    Il movimento (catto-buonist-)pacifista è morto e, pur essendo questo un brutto segnale, dopotutto forse è bene così!
    Per combattere l’incomprensibilità generalizzata – grazie allo sforzo di politicanti e media – del sistema di guerra sempiterna, la quale apparente, superficiale incomprensibilità genera la tolleranza silente da parte delle masse (in)operose e distratte, il movimento va sostituito e non aiutato a risorgere.
    Siam partiti col “portare la guerra in casa” (i Weathermen, per quanto controversi e minoritari) e ci ritroviamo a fare il tifo per i ribelli che combattono il dittatore con cui si son fatti orrendi e consapevoli affari di Stato fino al giorno prima…
    Per me al “banale “che fare”” che tutti quanti noi/altri inquieta occorre rispondere con l’altrettanto banale ma necessaria unità delle lotte. Ad esempio, dire NoMuos implica dire no all’imperialismo, facendo leva anche su istanze ambientaliste e territoriali (e mantenendo alta l’attenzione antifascista, viste certe carnevalate in salsa nazionalista organizzate da CasaPound & soci).

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