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3 July :
1969 Rivolta di Corso Traiano a Torino. Forti cariche di polizia accompagnano una manifestazione operaia, è l'inizio anticipato dell'Autunno caldo

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Libertà l’ho vista dormire nei campi coltivati…/2

Dopo le condanne della Cassazione nei confronti dei compagni che parteciparono alle giornate di Genova del 2001, abbiamo volutamente aspettato prima di commentare. Abbiamo preferito ragionare a mente fredda e guardandoci un po’ in giro. Anzitutto, come abbiamo già fatto, salutiamo con un sorriso di complicità il rifiuto di due compagni – condannati rispettivamente a 13 e 15 anni di galera – di accettare la pena loro inflitta. Che dire…Buona fortuna fuggiaschi!

Tuttavia, uno dei condannati, al quale mandiamo un forte abbraccio, si trova già dietro le sbarre del carcere di Rebibbia, dove sono già stati fatti due presidi di solidarietà. Quello di domenica scorsa, particolarmente rumoroso da entrambi i lati delle sbarre, ha visto intervenire in grande stile ben due blindati e svariate macchine della polizia, arrivati per disperdere la cinquantina di compagni presenti. Strano? Evidentemente no. La prima cosa che salta agli occhi di tutta questa vicenda è infatti l’assoluta mancanza di solidarietà militante agli arrestati. Certo, c’è stata un’efficace campagna mediatica e d’informazione, che abbiamo appoggiato convintamente,  ma chiaramente non bastava. I presidi, almeno quelli fatti a Roma, sono stati a dir poco deludenti. Cinquanta persone la mattina, forse un centinaio la sera, in due appuntamenti vissuti con noia e scarsa partecipazione emotiva, più per un dover esserci che un volerci essere con tutta la propria rabbia. Non dovrebbe stupirci più di tanto: sono diversi anni infatti che la lotta alla repressione è stata derubricata a tematica secondaria da parte del movimento, e il più delle volte appaltata ad aree politiche che invece ne hanno fatto la bandiera della propria diversità. Per l’ennesima volta, in realtà, il discorso sulla repressione è servito a dividere piuttosto che unire le varie anime politiche. Facendo ragionamenti sulla testa dei condannati, senza mai tentare la strada dell’unità e disperdendosi in mille rivoli nei quali siamo giustamente scomparsi.

Ma facciamo un passo indietro. Sui fatti di Genova chiunque ha preteso di prendere parola facendolo in alcuni casi in modo opportuno e dignitoso, in altri – la maggior parte – decisamente no. Noi abbiamo raccontato la nostra Genova in occasione del decennale di quelle giornate (leggi), e non è quindi necessario ritornare con una riflessione politica che ormai, a più di dieci anni di distanza, potrebbe risultare fastidioso parlarsi addosso fra “reduci”.

Come ogni critica che si rispetti, però, la nostra è prima di tutto un’autocritica, che rende decisamente stucchevole e fuori luogo recriminazioni e lamentele di ogni sorta: già, perché per troppo tempo ci si è lamentati e per troppo tempo si è recriminato sia sul risultato di quelle giornate, sia sulle conseguenze della repressione politica che le ha caratterizzate, visto che di questa si tratta.  Una repressione politica a cui servono dei capri espiatori, quali sono appunto i compagni arrestati. La medesima logica giuridico-politica messa in piedi per il 14 dicembre 2010 e per il 15 ottobre 2011: di fronte all’impossibilità di avviare una campagna repressiva su vasta scala, si è preso nel mucchio e gli si è accollato ogni responsabilità, guardandosi bene dal politicizzare (e quindi dal contestualizzare) le varie vicende.

Come è stato detto, abbiamo perso, e quando si perde, il nemico si tiene gli ostaggi, e ne fa quel che ne vuole. La “giustizia” non è, ovviamente, uno strumento “terzo” e imparziale, ma un concetto determinato dai rapporti di forza esistenti in un dato momento e in una dato contesto; è quasi inutile ricordarlo, ma nel corso degli anni il conflitto di classe ha espresso ben altri livelli di scontro e di violenza politica, pagando – in proporzione – decisamente meno dei compagni arrestati in questi anni. Se oggi il potere decide di calcare la mano, andarci pesante e comminare pene assurde come se nulla fosse, non è certo per la cattiveria individuale del giudice di turno, ma più precisamente perché oggi la giustizia – e dunque la politica – possono permettersi cose che in anni precedenti non potevano permettersi. Proprio perché i rapporti di forza non glielo consentivano.

Ed è perfettamente inutile stupirsi oggi: francamente non abbiamo mai avuto dubbi sull’esito di questo processo, politico – bene specificarlo visto che di questo si tratta -, non perchè ci piacciano i tarocchi o le sfere di cristallo, bensì perché è palese la natura di quest’operazione politica costruita cavalcando la tigre di carta del giustizialismo, che ormai conosciamo bene, visto che è lo stesso che in occasione della rivolta del 15 ottobre dello scorso anno è riuscito a farsi largo tra i cordoni dei compagni che non vi hanno resistito e che ha spianato la strada alla repressione, mentre tanti erano civilmente impegnati a stabilire chi poteva – e chi no – accomodarsi nel buon salotto del chiacchiericcio.

Possiamo semmai avanzare un paio di considerazioni su quello che l’accusa e l’imputazione di “devastazione e saccheggio” comporta e significa nelle dinamiche che quotidianamente ci troviamo a vivere.

Si è già detto altrove e con giusta audacia della nuova tendenza dello Stato ad autoassolversi tramite la devastazione e il saccheggio delle vite dei nostri compagni, meno si è detto dell’origine politica di questo nuovo teorema giudiziario che sembra ad oggi difficile da smontare. Per anni le magistrature italiane hanno tentato di calunniare e criminalizzare i movimenti attraverso la diffamazione della loro forza collettiva; il che tradotto è stato il tentativo di ascrivere ogni forma di lotta politica autorganizzata come un’associazione a delinquere. È stato il caso dei movimenti per il diritto all’abitare (qui a Roma tutti ricorderanno il processo ad Action per associazione a delinquere), del movimento dei disoccupati napoletani (rei di aver creato una sorta di “associazione a delinquere finalizzata all’estorsione di lavoro”), fino al caso ben più noto e chiacchierato del processo al Sud Ribelle. Ebbene, la compattezza con cui sono state affrontate queste infamie giudiziarie hanno di fatto smontato il teorema associativo nei tre gradi di giudizio (a volte anche prima) previsti dal nostro ordinamento e dal codice di procedura penale. La frammentazione che spesso rimproveriamo alle lotte in Italia – che hanno portato ad un indiscutibile indebolimento dell’intero sistema-movimento – ha dato modo ai nostri carcerieri di “frazionare” gli impianti accusatori e di affrontare la repressione dopo fatti di piazza da un punto di vista non più collettivo ma individuale. Dopo Genova, dieci pagano per tutti. E pagano non perché gli venga contestato un reato squisitamente politico (come quello associativo, che indirettamente riconosce all’imputato l’appartenenza ad una socialità diffusa che rappresenta una controparte politica – per quanto minoritaria), ma perché accomunati dalla devastazione di vetrine, derubricando lo scontro di piazza ad un mero gesto di vandalismo che di politico sembra non avere nulla.

La seconda considerazione, poi, riguarda il clima in cui la sentenza della Cassazione si è presentata all’opinione pubblica. La comminazione di queste pene ai compagni è stata la prosecuzione di un’accurata strategia tesa a regalare un senso di equità della giustizia italiana. La sentenza Diaz, come quella del caso Aldrovandi, sono tutti esempi di condanne esemplari a cui era difficile potesse sfuggire la chiusura del processo per il G8 genovese. L’unica differenza, semmai, va ricercata negli avanzamenti di carriera che hanno interessato le alte cariche della PS (veri mandanti e colpevoli di quelle giornate), proporzionali al “sacrificio” di alcune (le solite) mele marce. Una condotta che ben conosciamo e che ha spesso aiutato lo Stato nella sua arringa difensiva dopo essersi fittiziamente autoaccusato.

Abbiamo considerato la giustizia come “manovrabile”, o influenzabile in base all’opinione pubblica formata dai cittadini, al magistrato bravo e in quello meno bravo, scordandoci che la magistratura non rispecchia altro che i rapporti di forza che vengono stabiliti dal livello del conflitto presente nella società.

Comunque, sono ormai inequivocabili le vesti che indossa lo stato al guinzaglio del capitale quando prova a raccontarci che i macellai della Diaz e di Bolzaneto sono stati puniti, e a pochi giorni di distanza, cerca maldestramente di mettere un punto definitivo – quanto pericoloso – alla storia di Genova parlandoci di “devastazione e saccheggio” e di qualche mela marcia da ambo le parti. Per lo stato, insomma, Genova è finita, e tutto sommato nel migliore dei modi. I colpevoli sono da entrambe le parti e vengono condannati con eguale perizia. Non può certo stupirsi, e anzi dovrebbe quasi rallegrarsene, chi in questi anni ha seguito l’onda politica del giustizialismo, del partito di Repubblica, delle sirene di Di Pietro e Travaglio o del grillismo galoppante, e delle tante correnti politiche che anteponevano il rispetto della legalità alla giustizia politica.

Noi, che non ci stupiamo, abbiamo il compito di non lasciarla finire così.

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28 comments to Libertà l’ho vista dormire nei campi coltivati…/2

  • Lorenzo

    “Facendo ragionamenti sulla testa dei condannati, senza mai tentare la strada dell’unità e disperdendosi in mille rivoli”

    Personalmente neppure so chi siano i condannati, e se appartengano a una qualsiasi area. Non ne preferisco uno ad un altro, so solo che li hanno incastrati e resi capri espiatori, e tanto mi basta. I numeri (dei compagni presi e degli anni comminati) parlano da soli, non serve neppure esser militanti per capire quanto grottesca e drammatica assieme sia la faccenda. Se pure gli altri si svegliassero, invece di votare Vendola o sognar la Syriza itaGLiana, oggi avremmo la possibilità di vivere giornate di resistenza più attiva, fattuale e combattiva, ed assieme credo comunicativa. I quattro gatti rimasti comunicano invece solo solitudine, torto, fallimento. Provocano addirittura maggior fastidio, scatenando pretese borghesi di silenzio e pace sociale. Si avverte nell’aria indignazione, ma pure accettazione. I due irreperibili non hanno accettato la condanna – noi sì, per loro! Sta bene l’autocritica, ma la responsabilità di ciò non è soltanto di chi non ha saputo (ri)costruire qualcosa dopo la disfatta, ma soprattutto di chi mai ha pensato di dovervi partecipare. Se a decine di migliaia firmano le petizioni, ma ai presidi ci si ritrova in 50 (ho partecipato a suo tempo a blocchi stradali imbarazzanti, con numeri anche inferiori), non è soltanto perchè i più abbiano qualcosa di meglio o di più urgente da fare. Sebbene Monti l’abbia formalmente dichiarata (relativamente al mondo del lavoro), la guerra fra le classi non è evidentemente ancora stata percepita da parte di chi dovrebbe farlo, così restando essa a senso unico, e la gente aggrappata alle stesse false sicurezze, a tessere che andrebbero stracciate. Che si svegli dunque una buona volta chi fino a ieri ha contribuito a condannar l’incazzatura, o a dividere in aree invece che ad unir le pratiche, e che si osi soffiare sul fuoco culturale della rivolta invece di pianger commossi e nostalgici sul latte versato. Posso capire che se si sta ricercando una qualche parvenza di progettualità serva un’unità d’intenti, ma per esprimere solidarietà non è necessario guardarsi in faccia o in tasca per riconoscersi: dovrebbe esser naturale ritrovarsi.

  • Nello

    Che significa “grillismo galoppante”?
    Ho visto parecchi “compagni” agli spettacoli di Grillo…
    E poi bisognerebbe almeno leggerlo il programma semplice del “grillismo galoppante”.
    Le condanne sono sproporzionate questo è sicuro ed è vero che certe sentenze riassumono i rapporti di forza ma, questo sicuramente sembrerà provocatorio, chi combatte può vincere o perdere e quando perde lo deve accettare magari combattendo da dentro ma lo deve accettare.
    Chi affronta la politica con tutti i mezzi che ritiene necessari per raggiungere il proprio obbiettivo non deve scappare come un delinquente qualsiasi.
    Darsi alla fuga equivarrebbe ad ammettere di aver sbagliato la lotta e la forma.
    Quando si combatte ci si deve assumere oneri ed onori.
    Altrimenti ci si può comportare come un grillino qualsiasi che combatte a parole e da tastiera, non andando al corpo a corpo col nemico o distruggendo a qualsiasi titolo tutto quello che incontra incustodito sulla propria strada salvo poi piangere se il nemico reagisce.
    Ribadisco che sono d’accordo per la sproporzione delle pene.
    Oggi è il compleanno di Nelson Mandela…

  • ribio

    nello. scappare dalla galera è combattere. accettare la galera borghese è da coglioni. le pene non sono sproporzionate. sono ingiuste, assurde, vergognose, repressive, dittatoriali e tutto il resto. quando si combatte non ci sono onori, è giusto e basta.

  • rebeldia

    @Nello, quindi mentre le guardie la fanno franca, i compagni devono finire in galera, con pene sproporzionate, pescati nel mucchio , tanto per dare il solito segnale, colpirne uno educarne cento.Forse, da questo e tanto altro, ci si differenzia dai grillini, loro credono nella magistratura borghese, noi no !Poi se si legge il programma di Grillo,ma quale è, quello di evitare il confronto, il dibattito,farsi confezionare slogan da esperti del settore della comunicazione? Per favore, appena non sarà più funzionale al sistema, il comico verrà disintegrato come Bossi,ora purtroppo per noi serve solo a togliere forza e consensi ad una sinistra confusa e rappresentata da troppi opportunisti,professionisti del disagio, di certo però noi non ci affidiamo alla magistratura,per avere il consenso delle masse .

  • Alessandro

    @ Nello
    “Grillismo galoppante” significa esattamente credere che il sistema economico-politico-sociale, depurato dagli agenti tossici che lo alterano, funzionerebbe benissimo. Riportato al fatto in questione, la giustizia, se amministrata “bene”, funzionerebbe benissimo e sarebbe veramente imparziale e “giusta”, a prescindere dal contesto socio-economico che la governa.

    Grillismo galoppante significa anteporre la fedeltà assoluta alla legalità rispetto all’azione politica. La presunta legalità è la pietra angolare attorno al quale organizzare qualsiasi discorso politico.

    Questo e non altro è il grillismo. Non altro perchè, non avendo un programma e una visione del mondo più complesse, si limitano a questo: esattamente la medesima retorica che riempie i giornali e i partiti di ogni schieramento, di ogni fede o orientamento politico, di ogni parrocchia. Basterebbe questo a dimostrare la sua assoluta complementarietà al sistema.

    L’elemento “eccentrico” del grillismo sono le sparate di Grillo, le parolacce, la retorica del noi siamo i più onesti del mondo. Non il suo programma, perfettamente identico a quello del PD e del PDL.

  • Destroy

    Tra altro sembra che Grillo si unisca con DiPietro .DiPietro colui che insieme ad altri al tempo fece di tutto per evitare che si aprisse una inchiesta per le responsabilita’ politica di quei fatti . Vengono arrestati con pene da regime Argentino ingiuste ,assurde ,ignobili mentre chi ha torturato , massacrato e ucciso rimane libero ……………………………………………..

  • decathlon

    e madonna non si può dire mezza cosa e giù tutti di brutto.
    magari nello ha usato una metafora descrittiva di uno scontro.
    il concetto “forza” è la strada, il riot, i mezzi, numeri e pratiche usate durante manifestazioni, e quando la strada si accontenta appunto di tirare qualche sasso e bruciare 2 cassonetti, o peggio si presenta in 200 sotto la cassazione, con donne e bambini al seguito, ecco che lo stato schiacciasassi ha più coraggio ed alza il tiro vedendo davanti il nemico debole…

    “non andando al corpo a corpo col nemico o distruggendo a qualsiasi titolo tutto quello che incontra incustodito sulla propria strada salvo poi piangere se il nemico reagisce”

    parere personale.

  • rebeldia

    @decathlon:stavolta non ti capisco, non mi sembra che a Genova si sia verificato uno scontro di piazza, fatto di piccoli gruppi,in realtà,di fronte all’arroganza del potere, con le sue zone rosse e la chiusura totale di ogni forma di dissenso,con l’occulta, ma mica tanto regia del nero FINI,la massa, non poche persone,ha reagito, ognuno con le sue caratteristiche fisiche,le sue modalità e la sua organizzazione.Se vogliamo ridurre Genova 2001 ad una scaramuccia, allora vuol dire che in questo decennio il sistema ha lavorato pesante,riuscendo a disgregare anche chi a Genova c’era oppure ha solidarizzato con chi , resistendo ,ha voluto impedire la distruzione attuale di ogni forma di dissenso e di difesa dei diritti civili. Anche a Roma , il 15 ottobre, si è parlato di poche centinaia di ragazzi, in realtà la piazza rimase piena e viva fino alla sera, solo che tanti preferirono accomodarsi sotto il palco di Rifondazione e compagnia bella, sindacati di base compresi,piuttosto che mantenere il presidio nella ‘nostra’ piazza s. Giovanni.Come sempre poi i media, tanto per cambiare, diedero una rappresentazione falsata, contribuendo all’isolamento dei compagni arrestati e alla demonizzazione di un dissenso , che solo la repressione, buona in Italia, da condannare in Siria e nel resto del mondo,ha definitivamente sottomesso.Quanto a Grillo,se non fosse stato utile al regime, nessuno gli avrebbe dedicato ore ed ore sui mezzi d’informazione, se vogliamo in grande, è quello che hanno fatto con Vendola, lo stesso contiguo al potere, ma innocuo.Ogni tanto si crea un personaggio,per poter così togliere consenso all’antagonismo reale e non di facciata.

  • Icho Melnik

    Io personalmente non sono mai stato in carcere. Dai racconti dei compagni che ci sono passati l’impressione che ho avuto è di un ambiente alienante, sopratutto sei ha la coscienza politica o semplicemente l’intelligenza per capire che sei là non per quello che hai (eventualmente)fatto ma per una ritorsione dello Stato. Quindi di per se non augurerei a nessuno il carcere.

    Detto ciò una volta che in manifestazione usi mezzi che per lo Stato borghese sono illegali ti sei messo automaticamente e volontariamente al di fuori della legalità di questo Stato, quindi non vedo perché dovresti accettare una punizione in base ai principi di tale legalità, sopratutto nel caso di una ritorsione di tale portata.Questo pensiero probabilmente sarà passato nella menti di molti, anche dei compagni arrestati. Da qui a sfuggire alla punizione il passo è lungo, sopratutto perché ci vogliono le palle per accettare il fatto che in Italia non torneranno più(se sono all’estero) e dovranno rifarsi una vita intera abbandonando abitudini,vita quotidiana e sopratutto affetti. Evidentemente, in rapporto alla proprio vita (c’è chi ha figli) e all’entità delle pene, qualcuno a preferito fare questa scelta drastica.

    Dopo tutte queste considerazioni non posso quindi che augurare buona fortuna ai compagni in fuga ed esprimere la mia ammirazione per il loro coraggio.

  • decathlon

    rebeldia.
    forse mi sono espresso male o hai frainteso.
    la forza di piazza che può spostare l’ago della bilancia di un processo deve avvenire nelle ore, giorni o massimo 2 mesi prima del verdetto, cosa che non è avvenuta, ma anzi hanno elemosinato firme dalla classe “borghese”..il peggio del peggio.
    ovvio che a genova c’è stata guerriglia
    ma tanto è inutile parlarne ancora

  • Lorenzo

    “anzi hanno elemosinato firme dalla classe “borghese”..il peggio del peggio.”

    Manco l’avessero chiesto loro! A deca…e mollaci.
    Le metafore nell’intervento di Nello le hai viste tu: interpretazione originale, ma fuori luogo a parer mio.
    Il concetto bislacco per cui “chi combatte può vincere o perdere e quando perde lo deve accettare” fa acqua da tutte le parti, non considerando tutta una serie di fatti, non dettagli, non ultimo dei quali è il fatterello che a rischiare la galera non siamo nè io, nè te, nè Nello.
    Stiamo appunto qui a dimostrare con i nostri argomenti e ragionamenti non travaglieschi, non dipietreschi che “darsi alla fuga” NON equivale affatto “ad ammettere di aver sbagliato la lotta e la forma”. Sta bene l’autocritica ma non esageriamo, il punto è che questa maledetta, inquietante, grave sproporzione – i soliti due pesi e due misure – che chiunque (media borghesi inclusi) ha dovuto forzatamente ammettere NON la possono pagare quattro sfigati compagni nostri. Punto. Darsi alla fuga si rende pertanto necessario.
    E’ semmai “salvo poi piangere se il nemico reagisce” un classico ragionamento da ipocriti fascisti borghesi, storicamente piazzati alla finestra a giudicar la vita e le opere altrui, la propria essendo inutile e servile, ma chissà perchè giudicante e soddisfatta.

  • decathlon

    lorenzo, le firme non le hai chieste tu o forse non le hai neanche firmate, ma 30mila si….e il movimento o quello che si vorrebbe formare ha delegato qualcuno a rappresentante di ciò.
    io ti/vi mollo, ogni tanto torno qui solo per dare un mio parere, mi sforzo nel cercare riflessioni o altro, ma vedo che è tempo perso, siete fatti tutto con lo stesso stampino…altro che “non omologati”.
    aldilà di tutto, a genova c’è stata guerriglia con almeno 3mila caschi e 3mila soldati…
    eppure levando gli stranieri, vorrei sapere quanti caschi continuano da 10 anni a questa parte a scendere in piazza e sfidare il dominio.
    tu sicuramente si, come tutti quelli che giudicano e commnentano qui, altrimenti che senso ha la parola “militant”.
    oggi un altro fiore per carlo, al fianco fino alla fine, fino all’ultima carica!

  • Lorenzo

    Decathlon, possiamo certamente parlare degli argomenti che metti in campo in chiave autocritica, ma dobbiamo saperne parlare. Fai troppa confusione.
    Ti ripeto che, tanto per cominciare, non sono i fuggiaschi ad aver “elemosinato firme dalla classe “borghese””: è quel che resta della cosiddetta società civile ad aver deciso di partecipare ad un tentativo di controinformazione solidale, partito dal Movimento. Non vedo cosa ci sia di male in questo, sinceramente: il G8 è stato evento che ha toccato e scosso per ovvi motivi anche la gente normale, mica solo i militanti.
    Son dalla tua parte nella richiesta d’uno scatto di dignità dal basso, ma non puoi pensare ad improvvise rivolte organizzate in un paese totalmente assorto come è questo, che s’ostina a non voler conoscere legittimando l’orgoglio becero dell’ignoranza (come rimarcano i Wu Ming) e tollera silenziosamente provocazioni fasciste/sbirresche più o meno indecenti (una e due).
    Come reagire a tutto questo non sono io a doverlo dire, sarebbe bello che almeno i compagni lo capissero da soli.

  • rebeldia

    Vorrei tornare su di un post precedente, quello riferito alla manipolazione dell’informazione, allo scopo di demonizzare regimi e suoi leader, vedi Assad,e mi chiedo non sarebbe il caso, invece di continuare a sognare di rivolte di piazza e insurrezioni ormai improbabili, di stabilire delle priorità nelle nostre lotte, invece di disperdere energie in tanti rivoli.Se mettiamo ad esempio come riferimento e nemico principale l’attuale modello sociale , imposto da una certa cultura , americana, ossia del disfacimento del pubblico in favore del privato, del mancato rispetto dell’ambiente e dell’arricchimento a danno degli altri, forse invece di inseguire improbabili leader( Grillo e Vendola), si riuscirebbe ad incanalare rabbia e determinazione.Se non capiamo o combattiamo l’origine di tutti i mali,credo sia inevitabile l’abbandono di tanti compagni, sfiniti dall’esistenza quotidiana sempre più misera, dalla mancanza di speranze per il futuro.Se si riuscisse a creare un fronte, privo di ambizioni elettorali, ma ricco di rabbia e organizzazione territoriale, forse non assisteremo più a manifestazioni di poche centinaia di persone, o arresti indiscriminati.Torno con la mente al 15 ottobre, se quel giorno, la maggioranza dei manifestanti, senza aggredire fisicamente le forze dell’ordine, avessero presidiato in massa la piazza,usandola come simbolo, ossia da qui non ce ne andiamo, magari si sarebbe dato un segnale politico importante.Ma per fare questo occorre organizzazione,e questo non lo dico io, semplice compagno, ma Lenin,rispetto a tanto spontaneismo , che con tutta la sincera solidarietà, di fronte alla repressione dello stato, di sicuro farà finire altri compagni in carcere. Ma se tra di noi,non si ha la piena comprensione delle priorità, allora siamo destinati alla sconfitta,dispersi in mille battaglie ma scollegate tra di loro.Quindi,comprendere che il nemico non è solo un governo fascista,ma soprattutto chi detta le regole, che poi è lo stesso che semina morte e predominio in giro per il mondo.Ai compagni che si rifanno all’internazionalismo delle lotte, chiedo solo di capire che se non iniziamo dalla nostra terra, dalla nostra nazione ( non parlo di nazionalismo)a concentrare le forze, difficilmente possiamo poi sperare di legare le nostre rivendicazioni a quelle dei proletari di tutto il mondo.Quindi, non sostegno ad Assad ma irriducibile lotta contro capitale finanziario, militare, strategico, insomma l’ imperialismo.Se qualcuno in tutto questo, continua a vedere collusione con la destra,o con i rossobruni di nuovo tornati di moda, posso solo dire di andare con la mente a quando negli anni 70 si era schierati da una sola parte,senza se e senza ma e l’aver abbandonato tale visione della politica, con la sinistra riformista, ha portato alla distruzione di un patrimonio umano e di militanza di cui oggi ne paghiamo le conseguenze.Pienamente d’accordo con Lorenzo, mentre a Decathlon dico solo che nessuno possiede la verità, se pensi che la rivoluzione si possa organizzare uno o due giorni o mesi gli scontri di piazza, allora non comprendi ne la forza militare dello stato, capace di inseguire per oltre 30 anni militanti comunisti, per poi arrestarli, ne la composizione disomogenea della nostra società, dove tutti ormai navigano per proprio conto, cani sciolti senza guida, questa si una vittoria del capitalismo.

  • rebeldia

    http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Denver-killer-mascherato-fa-strage-alla-prima-di-Batman-12-morti_313522523913.html è questa la società merdosa . capace di generare mostri e devastazione mentale, a cui dobbiamo rassegnarci, in futuro, questa è la democrazia che quelle teste vuote dei militari vorrebbero esportare , spacciandola per civiltà e progresso?

  • decathlon

    @rebeldia
    non ho mai parlato di organizzazione in 2gg o 2 mesi
    anzi tutto il contrario, che c’è gente che da anni “vegeta” lontano da parlamenti e movimenti di ambigui elementi e ora forse è l’unica realtà, o come dici te, individualità capace di dare alternativa o rifugio ai tanti.
    vorrei chiedervi a riguardo della situazione spagnola allora.
    ora a queste manifestazioni si stanno unendo “polizie locali (municipale), vigili del fuoco, e altre vigilanze pubbliche e private.
    ieri notte, come potete vedere nei filmati, oltre che sabotare più di 90 furgoni della loro celere, c’è stata una prima linea di pompieri che ha bloccato cariche e degenerazioni, peccato però che dopo una trattativa per un loro compagno fermato, si sono fatti da parte e la polizia ha rastrellato fino alle 4 di notte.
    quindi vi chiedo?
    in italia, ad una possibile manifestazione in stile 15 ottobre, oltre ai cobas che mandano bevuti e consegnano compagni alla digos, ci dovremmo ritrovare al fianco municipale, provinciale, vigili del fuoco, security, ncc e compagnia bella?
    mi spiace, ma ho paura che in spagna si stia preparando un colpo di stato militare di stampo fascista, se non estrema, sfruttando l’ondata degli indignados e la crisi sociale.
    spero di sbagliarmi, ma ancora una volta vogliamo vedere del rosso anche quando non c’è, e l’unico rosso spagnolo che sventola è quello dei torero e dentro le loro schifose corride.
    vediamo se nelel giornate di lotta successive madridsi trasformerà come atene, con tanto di beri contro rossi, o asturiani/baschi/catalani contro franchisti e falangisti.

    http://www.youtube.com/watch?v=b4aTgoQcnYI
    http://www.youtube.com/watch?v=B9PuNCWo1B8
    http://www.youtube.com/watch?v=_9YfR5rZprw&feature=relmfu

  • Nello

    questo è il programma http://www.beppegrillo.it/iniziative/movimentocinquestelle/Programma-Movimento-5-Stelle.pdf
    e questo è qualcosa che mi è sempre piaciuto http://www.youtube.com/watch?v=aJfKCn1bUMM
    Bisogna guardare in faccia gli altri per scoprire quello che vogliono e sognano ed io vedo tanta gente che vuole un mondo più vicino al “grillismo” se per “grillismo” si intende più giusto.
    Comunque è sempre un piacere leggere Militant.

  • Ile

    Nel programma di Grillo, accanto a cose populiste e giustizialiste, ci sono cose talmente di destra che mi fa rabbrividire il solo pensiero che qualcuno possa linkarlo qui. Penso che sia allo stesso livello del programma di casa pound come indice di condivisibilità.
    Detto questo, uno che vuole l’abolizione del valore legale del titolo di studio è un nemico di classe. E come tale va trattato.
    Per non parlare poi di punti come questo: “Politica sanitaria nazionale di tipo culturale per promuovere stili di vita salutari e scelte di consumo
    consapevoli per sviluppare l’autogestione della salute (operando sui fattori di rischio e di protezione
    delle malattie) e l’automedicazione semplice”… scaricare sul cittadino la responsabilità del mantenimento della sua salute è uno dei cardini del neoliberismo, come dimostra la storia degli Usa dagli anni ’80 a oggi.
    Poi ci sono cose come queste, che non sono solo IMMORALI, ma anche CRIMINALI: “Informare sulla prevenzione primaria (alimentazione sana, attività fisica, astensione dal fumo) e
    sui limiti della prevenzione secondaria (screening, diagnosi precoce, medicina predittiva),
    ridimensionandone la portata, perché spesso risponde a logiche commerciali”

  • treee

    Detto questo, uno che vuole l’abolizione del valore legale del titolo di studio è un nemico di classe. E come tale va trattato.
    Di che classe però ?

  • Ile

    Della classe degli operai che hanno voluto un figlio dottore.

  • decameron

    Testo distribuito a Genova il 20 luglio 2012, in piazza Alimonda, nell’undicesimo anniversario della sommossa di Genova, dell’omicidio di Carlo e della repressione statale; e ad una settimana dalla sentenza della Cassazione romana che ha confermato le condanne per 5 imputati.

    GENOVA E’ FINITA? NIENTE E’ FINITO…

    Venerdì scorso la Cassazione romana si è espressa definitivamente sul processo per i fatti di Genova, confermando le condanne per 5 imputati su 10, con pene altissime.
    Cosa rimane 11 anni dopo? Carlo non c’è più, decine d’anni di carcere e una rimozione storica collettiva.
    Ma benché ci sia ormai ben poco da fare, forse qualcosa si può ancora dire, foss’anche solo perché i compagni non entrino in prigione con la stessa indifferenza che negli ultimi anni hanno avuto attorno.
    Genova appare finita, o quasi. La nostra storia è stata riscritta e noi abbiamo lasciato che così fosse.
    E’ finita con una manciata di capri espiatori seppeliti da più di 50 anni di galera, quegli stessi che fin da principio vennero indicati come i “più cattivi” tra i “cattivi” oggi pagano il conto per tutti.
    Forse è giunto il momento, per quanto tardivo, di chiedersi cosa e quanto abbiamo fatto per evitare che questo accadesse.
    Quanto è stato grave parlare di infiltrati, di regie occulte, dividere o comunque accettare le divisioni tra buoni e cattivi, pacifici e violenti? Quanto è stato vincente a livello processuale non affiancare una difesa politica a quella tecnica e a livello di movimento continuare per anni a sostenere i 25 imputati sulla base della resistenza in via Tolemaide, quando era evidente che buona metà di essi erano accusati invece di avere attaccato deliberatamente (perchè questo fecero in migliaia a Genova, attaccarono). Porre insistentemente la priorità sulle nefandezze delle forze dell’ordine, sull’interruzione del Diritto, non ha contribuito forse a creare il clima per cui infine pagassero (chi formalmente, chi realmente) quelli che hanno “esagerato”, da entrambi le parti? E non ha ancora una volta creato l’illusione che lo Stato possa essere qualcosa di diverso da quella banda di ladri e assassini che è sempre stato nella storia?
    In tanti negli anni abbiamo provato a fare qualcosa. Sicuramente non abbastanza. Ma la storia l’abbiamo riscritta anche noi, e a nostro discapito.
    Non è più il momento per riaccendere le polemiche sulle responsabilità soggettive. Non oggi, non in questa piazza.
    Ogni compagno, a prescindere dalle aree d’appartenenza, può onestamente affrontare le proprie, di responsabilità.
    A noi oggi interessano le nostre. Perché nessuno, noi compresi, in questi anni è stato in grado di costruire un appoggio reale, pubblico, e di lunga durata di fronte agli attacchi della Magistratura. E se la solidarietà, per avere un senso, dev’essere concreta e deve riaffermare il contenuto della lotta, allora quello che abbiamo fatto ha avuto ben poco significato.
    Certo, tenere i compagni fuori dalle galere non è affare semplice, ma un movimento che non sa difendere se stesso e non prova nemmeno a difendere la dignità del proprio percorso e la dignità dei suoi prigionieri vale davvero poco.
    Infatti di Genova è rimasto poco o nulla: rimane la frustrazione attuale, le spaccature infinite, qualche culo seduto su comode poltrone e qualche pensione da parlamentare. Eppure le banche incendiate all’epoca sono bruciate ancora, e sono le stesse che oggi governano l’Europa e ci impongono esistenze sempre più misere, eppure la rabbia esplosa allora verso le istituzioni finanziarie e i suoi guardiani cova nuovamente oggi in milioni di persone nel mondo. La devastazione e il saccheggio continuano ad essere la realtà quotidiana che subiamo. Forse allora le fiamme di Genova non avevano tutti i torti. Eppure non abbiamo saputo difenderle.
    Questa è la nostra prima responsabilità ed è ciò che ci riempie di frustrazione.
    E rabbia, tanta rabbia. Rabbia che non trova come esprimersi, rabbia frustrata. Rabbia che desidera giustizia.
    Canepa, Canciani, inquisitori vari e inquirenti tutti, forse vi sentite sereni, al sicuro, senza vergogna, ma sappiate che per noi non è finita. Genova per noi non finirà mai.
    A volte, ai nemici della libertà, quali voi siete, torna indietro qualcosa della guerra che hanno condotta ad essa. Non siamo noi a dirlo, è la Storia che, di tanto in tanto, lo dimostra.
    Se, presto o tardi, un nuovo movimento reale rimetterà in discussione le basi intere di questa società infernale, allora questo movimento dovrà farsi carico anche di questa giustizia che è l’unica che oggi siamo in grado di concepire. Se così non sarà, queste parole, così come il desiderio di molti, saranno l’ennesima espressione della nostra impotenza.
    Marina, Alberto, Ines prendete la nostra solidarietà e il nostro affetto per quello che valgono, per voi si aprono le porte delle galere, e forse questa complicità potrà suonarvi vuota retorica. Sappiate che portiamo con noi tutto il peso di questa consapevolezza.
    Jimmy, Vincenzo, non sappiamo dove siete e non ci interessa. Quel che sappiamo è che lo Stato vi dichiara ricercati, irreperibili, presto latitanti. Ebbene, si fotta. Si fottano tutti.
    Correte, compagni, correte.
    E buona fortuna.

    compagne e compagni che non dimenticano

  • Lorenzo

    A me piacerebbe che gente come Nello la piantasse di fare propaganda politica di bassissimo livello e che non la si lasciasse passare così agevolmente grazie a due righe di complimenti poco credibili.
    Il movimento – giusto per fare un esempio d’attualità – attacca compatto in Val di Susa…e Grillo dove sta? Sempre dalla parte di chi rifiuta la cosiddetta violenza dei cosiddetti black bloc, così come i falsi compagni di SeL (“anche dal fronte No Tav di Sel, la consigliera regionale piemontese Monica Cerutti, esponente della segreteria nazionale del partito di Vendola, ha sottolineato che “la violenza danneggia chi dissente pacificamente dall’opera”"), o si è svegliato?
    Anch’io io vedo tanta gente che vuole un mondo più vicino al “grillismo”: così è poichè questa gente è per molti, troppi versi politicamente impreparata, facilona, ingenua, suggestionabile ed inconsapevole – esattamente come quelli che interpretarono il voto alla Lega Nord come un’azione di protesta, mentre i compagni da decenni andavano già preparando la controffensiva culturale. E’ inutile perciò che tu t’offenda: continuerai a sentir parlare di “grillismo” con toni quantomeno critici finchè immutate saranno le basi culturali di quello pseudo-movimento, già ampiamente analizzato da un punto di vista di classe, ad esempio da Carmilla (Non sottovalutare Grillo http://www.carmillaonline.com/archives/2012/05/004307.html ).

  • treee

    non è l’argomento principale e quindi non mi sembra il caso di divagare troppo, ma all’università si acquisiscono capacità e non titoli, quindi che problema c’è ad eliminare il valore legale di un titolo ? Anche tu ile riproponi la stessa solfa di alcuni gruppi studenteschi ?

  • Ile

    Non so di quale gruppi studenteschi parli, nè di quale solfa. Non sono più all’università, quando ci stavo facevo politica pure lì, quindi è possibile che io riproponga “la stessa solfa di alcuni gruppi studenteschi”.
    Fatto sta che io PRETENDO che la mia laurea valga quanto quella di un laureato alla luiss. Non so se lo sai, ma l’abolizione del valore legale del titolo di studio porterebbe alla conseguenza che si assumerebbe non per titolo di studio, ma per università in cui si è conseguito. Inoltre, non esisterebbero più programmi, piani di studi e requisiti stabiliti dallo Stato. Ma so che tu non ci arrivi, non mi stupisce.

  • tree

    Motivazioni un po’ deboli..ad oggi la tua laurea per un concorso pubblico vale quanto una laurea presa alla lumsa,alla Niccolò cusano,ai cavalieri di malta. la questione ranking è una prima formulazione sicuramente sbagliata.

  • Ile

    Ed è giusto che la mia laurea valga quanto quelle. Partiamo tutti dallo stesso livello e POI facciamo il concorso pubblico, che misura le nostre conoscenze (ovviamente, in un mondo in cui ci siano concorsi pubblici…). Ma io quel concorso, quel colloquio lo voglio fare come quelli della luiss. Non so se rendo.

  • Ile

    Cmq me dispiace, ma io non ce riesco a parlà con uno che sputa sopra alle (poche) conquiste del proletariato.

  • tree

    Noto solo ora che il commento di qualche giorno fa non è andato “a buon fine” l idea che c era dietro è sostanzialmente l abolizione del valore legale per competere tutti in base alle reali conoscenze e non a qualità e quantità di titoli avuti.

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