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L’efficienza produttiva e i servizi pubblici

 

Possono far finta di capire o di approvare certe proteste per esclusivo tornaconto politico. In vista di momenti politico/elettorali delicati, poi, possono addirittura cavalcare e sponsorizzare certi movimenti o aree politiche apparentemente distanti od opposte. Ma alla fine ci ricascano sempre. Parliamo ovviamente di Repubblica, organo del grande capitale e della grande borghesia, e in particolare di questo articolo:

Si può far finta di appoggiare i movimenti per l’acqua pubblica, i beni comuni, le battaglie progressiste, ma alla fine i propri referenti sociali presentano il conto e pretendono le dovute ricompense. Questo articolo ne rispecchia fedelmente gli intenti e gli obiettivi.

Veniamo al dunque. Repubblica ripete il solito ritornello neoliberista: i servizi pubblici inefficienti vanno tagliati, chiusi, soppressi o sostituiti. In poche parole: eliminati. Basando tutto il ragionamento sullo spreco di risorse. Non produrrebbero vantaggi economici per chi li gestisce. Nel particolare dell’articolo, oggi tema peraltro molto discusso, la questione viene posta in maniera molto semplice: i trasporti pubblici in perdita vanno chiusi. Ricordiamocelo, quando alle prossime elezioni cittadine Repubblica cavalcherà la retorica dei beni comuni e dei trasporti pubblici in funzione anti-Alemanno. Ricordiamocelo.

Il disastro culturale e politico di questo paese produce continuamente mostri ideologici impossibili da abbattere in questa fase. Uno dei quali, è la storiella che i servizi pubblici che non sono in attivo economico dovrebbero essere o chiusi o ristrutturati. Come se un servizio pubblico si pagasse con il costo del biglietto, o la tariffa stabilita, e non con la tassazione generale che tutti i lavoratori pagano allo Stato.

Il servizio pubblico deve produrre in perdita. E’ pubblico apposta. L’ATAC, ad esempio, non deve guadagnare, e dunque riprodursi, con il costo del biglietto. E così la sanità non va pagata col ticket, gli asili nido non vanno costruiti con i soldi della retta mensile dei genitori, le ferrovie non devono guadagnare con i soldi del biglietto e così via. Questi servizi sono già stati pagati con le tasse. Lo Stato, che riceve e gestisce la tassazione, poi dovrà provvedere a ridistribuire sul territorio, tramite servizi pubblici, l’equivalente delle tasse che paghiamo. Il costo di un biglietto di una corsa in autobus non sarà mai di 1 euro o di 2 euro, ma quella corsa in autobus noi l’abbiamo già pagata con le nostre tasse. Dovrebbe essere gratuita per l’utente. Il biglietto è un incentivo al miglioramento del servizio, ma non può essere la cartina tornasole su cui far quadrare i conti. Le aziende pubbliche che offrono servizi pubblici devono produrre in perdita. Sarà lo Stato poi che ripianerà queste perdite gestendo le entrate fiscali.

Nell’articolo sono presenti discorsi di questo tipo: Sperperi che sono sotto gli occhi di tutti e che si ripetono da anni, senza che nessuno faccia qualcosa per eliminarli; Bus e treni… mezzi vuoti. Collegano zone periferiche nelle grandi città e piccoli paesi, ma il più delle volte bus e treni viaggiano senza passeggeri; Nel mio paese, Legnago, provincia di Verona, 25.000 abitanti, un servizio di trasporto con pulmini della APTV fa girare mezzi perennemente vuoti, se si esclude qualche corsa per ospedale e cimitero con la metà dei viaggiatori rappresentata da anziani; e cose così.

Ribadiamo: lo Stato deve garantire i servizi pubblici anche se questi sono utilizzati, a volte, da un numero ridotto di persone. Numero peraltro bilanciato benissimo (eufemismo) dall’enorme quantità di persone che viaggia in sovrannumero su pochi mezzi pubblici e scadenti.

Il bilancio di un’impresa pubblica che offre servizi fondamentali ai cittadini non deve essere basato su criteri di economicità, e soprattutto questi criteri non devono basarsi sul costo del biglietto, tagliando, tariffa, ecc.. del servizio pubblico. Altrimenti non è servizio pubblico ma servizio privato: chi ha i soldi se lo paga chi non ce li ha resta a casa.

Non mettiamo in discussione – si fa per dire – la possibilità che un privato offra servizi in concorrenza con l’ente pubblico, anzi che ne offra addirittura di migliori. Ma se lo Stato si pone in concorrenza con il privato su chi guadagna di più dal servizio offerto, chi svolgerà allora il compito di offrire il servizio pubblico verso chiunque, senza distinzioni di censo, di categoria, di classe, di reddito? Questo è ciò che vuole Repubblica. Ricordiamocelo.

P.S. Riportiamo anche questo interessante articolo che ci dice come i trasporti pubblici dovrebbero essere completamente gratuiti, cosa che incentiverebbe l’uso del mezzo pubblico a discapito dell’automobile e soprattutto non graverebbe sui bilanci delle aziende del servizio pubblico: http://www.anordestdiche.com/senza-categoria/trasporto-pubblico-gratuito/

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22 comments to L’efficienza produttiva e i servizi pubblici

  • Drugo

    Nelle aule delle facoltà di economia fino a 6-7 anni fa ancora si riusciva a trovare (molto sporadicamente) qualche professore che sosteneva questo ragionamento durante lezioni base di economia politica (niente di marxista o rivoluzionario..erano semplici keynesiani).
    Adesso i corsi base di economia politica sono monopolio personale di docenti neoliberisti (a titolo d’esempio di pensi all’attuale sottosegretario allo sviluppo economico) che dalla prima all’ultima lezione del corso si scagliano contro i servizi pubblici in generale e formano i potenziali futuri “tecnici” della politica economica a vedere il servizio pubblico come un’azienda che deve scannarsi con i suoi concorrenti privati: fare profitto, su profitto, su profitto.
    La parola d’ordine è il mark-up…e si fottano gli utenti che hanno già pagato il servizio con le tasse.

    Complimenti bell’articolo e grazie per il link finale!

  • treee

    ancora ci provano a farci credere che i buchi di bilancio siano causati dai chi non paga il biglietto.. quando all’atac c’è un impiegato ogni 4 autisti e tutta la famiglia alemanno (+ giardiniere, guardia del corpo, ex mssini) come dirigenti strapagati..

  • mirko

    ma il problema infatti non sarebbe l’ essere in attivo o in passivo ma altri due:
    1) che il servizio sia efficiente (cioè serva degnamente l’utenza che ne deve fruire/raggiunga gli obiettivi previsti)
    2) non sprechi soldi/risorse (questo lo può fare anche il privato in attivo, per esempio)
    In sostanza il problema non è tanto (o cmq non solo) che sul bus si paghi un biglietto di tre euro o che sia gratis perchè lo paghi con le tasse, ma che i bus servano bene l’utenza e non ci siano migliaia di impiegati nullafacenti e soprattutto inutili.
    Tra l’altro credo che utilizzando internet si potrebbero fare miracoli per rilevare le esigenze (ad esempio di trasporto casa-lavoro) ed effettuare una programmazione sulla loro base: avremmo bus pieni dove serve quando serve, e per il resto soluzioni diverse (ad es pullmini in altre fasce orarie). Sarebbe anche una programmazione flessibile.

  • Sandro

    Laciando stare repubblica dal discorso (che personalmente trovo giusto) il biglietto va pagato semplicemente perché una parte del costo del servizio deve essere sostenuta da coloro che effettivamente ne usufruiscono. Accantonando ipoteticamente le inefficienze burocratiche-amministrative (clientelismi, cariche e assunzioni inutili)è giusto che il biglietto venga pagato da chi usufruisce il servizio affinché chi non lo usa non ne venga aggravato. Esempio: 90% del costo a carico atac 10% a carico del cittadino usufruente. Se il servizio fosse gratuito anche i cittadini che non “consumano” pagherebbero quel 10%. Il bilancio non dev’essere nè in attivo nè in passivo, dev’essere 0. e ciò è in linea con l’articolo che riportate: “Nonostante la parola gratis faccia supporre che il sistema sia in perdita, in realtà spesso i costi dell’emissione dei biglietti e dei controllori è pari ai guadagni dati da biglietti e abbonamenti, quindi c’è anche un vantaggio economico per l’azienda gestrice.

  • Operaio San basilio

    Non capisco l’ultimo commento, cosa ci sarebbe di condivisibile nell’articolo di Repubblica? Fatto salvo il discorso su eventuali sperperi, inefficienze e quant’altro, il principio è che se abito in un paesino sperduto sul cucuzzolo della montagna ho (o meglio, dovrei avere) lo stesso diritto alla mobilità di chi abita al centro di una grande città. E chi se ne frega se l’autobus gira mezzo vuoto tutto il giorno. Così come ho diritto all’acqua corrente, all’energia elettrica, alla linea telefonica, ad un presidio medico facilmente raggiungibile, ad una scuola di ogni ordine e grado, ecc. ecc. E se fosse anche che per una famiglia di una frazione minuscola si renda necessario tirare un cavo dell’adsl, mettere una palina o fare l’allaccio al sistema idrico, questa cosa va fatta al di la del fatto che risulti “economica”. Le spese le copro con una tassazione fortemente progressiva. Anche il ragionamento che il trasporto pubblico gratuito andrebbe a gravare anche sui cittadini non “usufruenti” mi pare poco centrato perchè non tiene conto di tante altre “utilità” difficilmente monetizzabili. Mettiamo che io faccia le consegne con un furgoncino; avere la città decongestionata dal traffico quanto tempo mi fa risparmiare? Quante consegne in più riesco a fare al mese? Come faccio a quantificare questo vantaggio? Oppure, abbattendo le polveri sottili e l’inquinamento quanto risparmia il servizio sanitario nazionale per la cura di malattie bronco-polmonari? Quanti posti letto mi si liberano? E di esempi del genere se ne potrebbero fare mille.

  • Ile

    @Sandro
    Nella tua logica bislacca questo ragionamento vale anche per gli ospedali e la sanità? Se stai male qualcosa devi pagare perchè non è giusto che quello che sta bene paghi anche per te?

  • Ile

    @Sandro
    … e vale anche per la scuola? chi ha figli un po’ la deve pagare affinchè io che non ce li ho non debba pagare anche un servizio di cui non usufruisco?

    … e vale anche per le spese elettorali? Se vai a votare un po’ devi pagare perchè non è giusto che io che (spesso) non ci vado debba pagare anche per un servizio (montaggio/smontaggio cabine, personale del seggio, stipendi delle forze dell’ordine impigate, pulizie) di cui non usufruisco?

  • D-Fens

    Secondo me un minimo di criterio economicistico va comunque tenuto in conto, proprio per evitare che i buchi di bilancio portino poi acqua al mulino di chi vuole la privatizzazione ad ogni costo (con risultati comunque scadenti, vedi ferrovie dello stato).

    e di sprechi in italia, in effetti ce ne sono. Remember TAV?
    Il tratto che sarebbe passato sopra una preesistente ferrovia, sprechi di denaro pubblico ad ingrassare i soliti noti.

    Detto questo anche a me piacerebbe che il biglietto dell’autobus sia gratuito, ma è vero pure che c’è chi, come chi evade il biglietto, evade anche le tasse, e quindi utilizzerebbe un servizio “a scrocco” proprio alla faccia di chi paga, eccome.

    Quindi da una parte ci vorrebbe uno stato di polizia fiscale, non nei modi del manipolo di usurai chiamato Equitalia (arroganti coi piu’ deboli e zerbini coi potenti), ma quantomeno a tirare fuori i milioni di euro che ogni giorno vengono evasi, con controlli capillari.

    E comunque di sprechi in effetti, ce ne sono anche all’atac. Cazzo, l’amministratore delegato prende 600mila (sei-cen-to-mi-la) euro all’anno.
    50mila al mese, come due salari e mezzo annui.

  • Brigante

    Penso che uno dei concetti più forti su cui ha puntato l’egemonia liberista degli ultimi 20 anni, è che tutto è misurabile in soldi. L’efficienza di un’azienda? Si misura dal fatturato. L’efficienza di un dipendente? Da quanto guadagno produce per l’azienda. L’efficienza di uno Stato? Dai propri bilanci. In quest’ottica è stato completamente annientato uno dei concetti più chiari, netti e rivoluzionari del pensiero marxista: la differenza tra valore di scambio e valore d’uso. Un autobus che collega la periferia con la città e viaggia con 3 passeggeri, potrà anche essere una perdita economica ma non è uno spreco, perchè per quei tre cittadini rappresenta l’unico mezzo di trasporto.

    @Sandro
    Il concetto di collettività è esattamente quello di contribuire, tutti, in maniera equa alla gestione di beni e servizi collettivi. Il contrario è l’individualismo, in cui ognuno si fa carico di sè e per sè.

  • GSX

    Trovo allucinante il commento di Sandro, più che altro per la motivazione di “giustizia sociale” che dà alla sua posizione…qualche rapida domanda: da chi è costituita la maggioranza degli “utenti” del servizio di trasporto pubblico? chi è che può maggiormente permettersi ad esempio l’ecopass come misura anti-smog o il pagamento delle le strisce blu per non costruire altri parcheggi?

    Condivido tutto il contenuto dell’articolo, in particolare l’evidenza data alla posizione di Repubblica, uno degli organi principali dell’egemonia culturale di cui parla Brigante (soprattutto per la sua penetrazione nei cervelli a sinistra).

    Oltre a mettere l’accento su come fra gli sprechi segnalati dai “cittadini” ci siano grandi opere pubbliche la cui realizzazione non è richiesta certo dalle persone, volevo evidenziare un punto a partire dall’articolo in questione.
    La reazione alla crisi di sfiducia nella rappresentanza e nei partiti tradizionali con queste illusioni di partecipazione: l’esempio di “segnalaglisprechi” di Repubblica non è l’unico, se si pensa che Monti con una strategia simile tenta di creare il consenso per avallare gli ennesimi tagli (già pronti e non certo subordinati alla partecipazione delle persone): il servizio “segnalasprechi” del governo ha raccolto già più di 100.000 segnalazioni e si parla di altri miliardi di tagli alla spesa pubblica fra cui alcune voci “segnalate dai bravi cittadini”…
    http://www.governo.it/scrivia/RedWeb_Form.htm

    E il discorso sull’illusione di partecipazione e democrazia diffusa/diretta si potrebbe molto allargare, anche guardando ad altri paesi…la “big society” di David Cameron è un esempio lampante…

  • GSX

    il link è sbagliato, quello giusto è questo:
    http://www.governo.it/GovernoInforma/spending_review/index.html

    Cito:
    “Martedì 29 maggio si chiude la consultazione pubblica sulla spending review. Più di 130.000 cittadini e associazioni hanno scritto al Governo segnalando inefficienze e sprechi e proponendo soluzioni per razionalizzare la spesa pubblica.”

    “Nel complesso, la spesa pubblica “rivedibile’’ nel medio periodo è pari a circa 295 miliardi di euro. A breve termine, la spesa rivedibile è notevolmente inferiore, stimabile in circa 80 miliardi.”

  • Sandro

    Scusatemi, ero un po’ ubriaco e mi sono espresso male:
    1) sono d’accordo con il giudizio di militant su repubblica.
    2) sono contrario alla privatizzazione dei servizi fondamentali, il mio discorso vale esclusivamente per il caso del trasporto pubblico. Se da domani il servizio fosse totalmente gratuito, ma non fosse gestito in maniera efficiente (efficiente nel senso che non raggiunge tutti gli utenti che hanno bisogno) qualcuno pagherebbe per un servizio che non riceve (e continuerebbe a usare la macchina). Se da domani invece il servizio diventasse efficiente in tal senso e tutti lasciassero a casa la macchina che il biglietto esista o non esista è la stessa cosa, in un caso lo si paga a parte nell’altro attraverso le tasse.
    Tornando alla nostra triste realtà: appoggio la campagna “acab” perché la vicenda è vergognosa e il rincaro va a colpire solo le persone che necessitano davvero del servizio, ma in linea di massima se il biglietto c’è, va pagato (che se non ci fosse lo pagheremmo comunque). E ho citato il bilancio perché fosse positivo ci sarebbe profitto da parte dell’azienda, fosse negativo non ci sarebbe equità (e chi non si può permettere di pagarlo? tassazione fortemente progressiva come riportato su)

  • Ile

    Perchè gli ospedali e le scuole dovrebbero essere “più fondamentali” del servizio pubblico? chi lo stabilisce? se uno ha il trasporto pubblico come unico mezzo per andare a lavorare, non pensi che sia altrettanto fondamentale di un ospedale?
    E poi quando scrivi “Se da domani il servizio fosse totalmente gratuito, ma non fosse gestito in maniera efficiente (efficiente nel senso che non raggiunge tutti gli utenti che hanno bisogno) qualcuno pagherebbe per un servizio che non riceve”: non è così anche per gli ospedali e per la scuola?

  • Alessandro

    I mezzi pubblici (e cioè trasporto metropolitano, treni, aerei, navi) dovrebbero essere gratuiti. O, al massimo, estremamente accessibile verso chiunque.
    Non vorrei fare riferimenti impropri, ma in Unione Sovietica erano praticamente gratis anche i voli interni!
    Rimanendo nel capitalismo più bieco, la metropolitana di Città del Messico è praticamente gratuita. Cosa l’equivalente di 10 centesimi di euro, ed è molto poco anche la…ed è lunga centinaia e centinaia di kilometri ed è la quinta più affollata del mondo.
    Questo tanto per chiarire che di esempi di mezzi pubblici gratuiti esistono e non per questo mandano in fallimento le aziende pubbliche che erogano tali servizi. Puntare su i mezzi pubblici è una scelta politica, e se la si fa i soldi ci sono eccome.

  • quechua

    un ragionamento “capitalista” è dire….portiamo i fili elettrici, portiamo l’acqua, portiamo la corriera.

    qui chi campa meglio ed equo sono proprio i paesini sperduti, che con una corriera portano i figli e bambini alle scuole la mattina presto e li riporta a casa per pranzo.

    poi mi viene da pensare a chi sottolinea il messico,
    quindi si prende come esempio il messico, con 10 omicidi al giorno, una guerra civile, narcos e paramilitari che torrorizzano i quartieri, polizie e militari corrotti e torturatori..

    però il biglietto è basso e le linee sono tante.

    a ok. questo è l’obiettivo di un mondo migliore.

    bah. militant..che succede? già si pensa al mare e alle chiappe chiare?

    ultima cosa.

    azione acab, ok.
    ma il grosso che usa i mezzi (massa immigrante?)
    loro fanno sacrifici, stanno zitti, non si lamentano..
    nemmeno se qualche nazistello distrugge i negozi o accoltella un loro parente.

    prendere esempio.

  • Operaio San basilio

    quindi la corrente elettrica in casa e l’acqua potabile sarebbero il frutto degenere del capitalismo? Ma chi sei, il ragazzo della via gluck? O ti colleghi da internet da una caverna?

  • Andrea

    Mio padre mi racconta sempre che quando fecero le autostrade e misero i caselli dicevano che li avrebbero tenuti solamente per ripagare i costi delle loro costruzioni. Ancora stanno lì, dopo 50 e passa anni, con le loro code kilometriche.

    Da piccolo ricordo che quando fu deciso che anche i mezzi ATAC potevano essere sponsorizzati tramite pubblicità, vendendo vari spazi sulle fiancate, i politici dell’epoca dissero che andava fatto e che ciò avrebbe provocato una riduzione del costo del biglietto. Non mi sembra che ciò sia avvenuto, in compenso, ormai è difficile distinguere autobus pubblici da quelli privati (mi riferisco ai Cotral in particolare) ormai totalmente ricoperti da pubblicità d’ogni sorta.

    Visto che sono ormai sull’onda del revival, non c’entra niente ma c’entra sempre, Franco Sensi in una famosa intervista in prima pagina sul Messaggero disse che garzie ai primi contratti televisivi e ai relativi abbonamenti pay-tv avrebbe abbassato i prezzi del biglietto allo stadio. Anche lì, niente.

    Altro esempio più importante, quello dei ticket sanitari: ti faccio pagare ma il servizio e le code non ci saranno più. Niente, uno paga e il servizio è quello che è.

    Facciamo le strisce blu (grazie Rutelli grazie) così i cittadini pagano il parcheggio ma cde ne saranno di più anche gratuiti. Ad oggi, conviene fasse portà via la macchina in doppia fila…

    Però del resto “aumentiamo le tasse all’università per migliorare i servizi”: hanno ridotto gli orari delle biblioteche, chiuso i contratti per gli abbonamenti alle riviste di ricerca, messo il turnover al 10-20%.

    Tutto questo per dire che, tornando all’ATAC, i mezzi passano comunque e andrebbero presi “liberamente”, ecco diciamo così, non gratis ma “liberamente”, perché non è vero che uno li prende gratis, li ha già strapagati.

    Mò vado a fa “er succio” a qualche auto-blu, se la trovo, che pure quello c’appartiene.

    Non si tratta di essere comunisti, basta essere un minimo intelligenti, non eccessivamente se no magari poi ce diventi davero e ti potresti spaventare.

    Saluti a pugno chiuso.

  • Alessandro

    @ quechua
    No deficiente, l’esempio del Messico era per dire che anche un paese demmerda come quello c’ha i mezzi di trasporto semi-gratuiti. Era semplice da capire…evidentemente non per te

  • stefano

    Secondo me sarebbe il caso di intervenire un minimo sulla questione dei rifiuti e sulle vertenze territoriali attorno a discariche ed inceneritori.
    Questi giorni a Riano ed Albano stanno avvenendo cose gravi, i compagni (parlo di Riano) sono pochi e ieri c’è stata anche una provocazione organizzata dai fascisti di CPI…la situazione non è tranquilla e si sente il menefreghismo della metropoli che,tra l’altro,stenta a rendersi conto di avere un ruolo enorme nella faccenda: materiale (la monnezza che produce Roma viene stipata fuori il GRA) e politica (a Roma nessuno fa intervento sulla gestione impazzita e il business dei rifiuti).
    Il 16 di questo mese stiamo organizzando una assemblea nazionale a Fisica (La Sapienza) tra le comunità resistenti e i comitati popolari che difendono i propri territori dalla speculazione e dal grande affare della monnezza (assolutamente non secondo a qualsiasi treno ad alta velocità o impianto di potenza come giro di soldi e implicazioni socio-politiche).
    Insomma già non vi interessa più “esportare lo spirito della valle??”
    Senza polemica, è chiaro che anche soltanto un intervento sul blog o una mano nel propagandare un evento è ben accetta e non esige alcuno sforzo da parte vostra.

    Roma ce soffoca e se ne frega.
    Provincia che lotta

  • Militant

    Caro Stefano,
    come ti sarai certamente accorto – visto che a giudicare dai commenti ci segui con costanza – il nostro non è un blog di informazione che insegue la notizia, ma è un blog di un collettivo politico, che fa politica, che nei suoi limiti cerca di seguirsi in prima persona le questioni. Quando proponiamo un post lo facciamo perchè abbiamo parlato di determinate questioni e ci sentiamo pronti per prendere una posizione. Stai certo che lo faremo, prima o poi, anche per Riano e per altre questioni apparentemente territoriali.
    Però, ripetiamo, non siamo un sito in cui ognuno può mettere il suo comunicato per poi scatenare commenti flame a secondo delle questioni che vengono giudicate “calde”. Non siamo l’ansa.it del movimento. Se preferisci blog di attualità, puoi frequentarli, ma non lo puoi pretendere da noi.

  • quechua

    il punto militant è più complesso.
    se non hai la possibilità di frequentare centri sociali o assemblee, per qualsiasi motivo, distanza provinciale, lavoro
    ti rimane la manifestazione e qualche blog.

    altro problema romano da sempre sostenuto dal dopo indymedia.
    si lotta per comunicati, per commenti, per facebook e i risultati “negativi” si vedono.
    non si riesce ad avere una base a mò di ansa, ovvero quotidiana e in tempo reale, a volte manca anche l’analisi del dopo.

    su riano, come avevo già scritto, le bevute di albano hanno impaurito un movimento agli inizi, spero che si riprenda per rifiuti e monnezza la linea guida, perchè poi l’estate sarà il letargo per molti.

  • [...] giorni a Roma contro il DDL Fornero, così, per svuotarmi un po’ la testa volevo citare un articolo pubblicato 2 settimane fa sul blog del Collettivo Militant che ho letto in uno dei miei giri [...]

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