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Parla Daniele Vicari, regista di Diaz

Come preannunciato in un commento di alcuni giorni fa, scritto in calce al post/recensione del film Diaz e in seguito all’intervento del regista Daniele Vicari, pubblichiamo oggi la trascrizione dell’intervista che lo stesso Vicari ci ha rilasciato alcuni giorni fa. Brevemente, la spiegazione dei due motivi principali che ci hanno spinto a contattarlo. Prima di tutto ci interessava avere una sua opinione non mediata sulla lunga serie di polemiche che hanno investito il film; in secondo luogo, ci premeva sottoporre all’attenzione di Vicari alcune domande e riflessioni che sono emerse dal dibattito nato dopo la nostra recensione. Da qui, dunque, l’esigenza di contattarlo, capire e soffermarci anche su alcune spiegazioni inedite e sui retroscena del film. Chiudiamo questa breve introduzione ringraziando ancora Daniele e augurandoci di poter presto allargare questo tipo di riflessioni ad un pubblico molto più ampio di quello che frequenta questo blog.

***************************

11 anni fa la Diaz. Oggi un film che ne ricostruisce dettagliatamente le terribili sequenze. Il paese ha atteso troppo oppure ancora non è maturo per un impatto del genere che riapre ferite mai lenite?


«Cominciamo col dire che 11 anni sono forse troppi per riaprire un fatto di questa portata. Dopo la sentenza di I grado del novembre 2008 praticamente si è smesso di parlare di Genova, della Diaz e in un certo qual modo anche di Carlo Giuliani. Dal canto mio, è dal giorno dopo i fatti del G8 che tento di strutturare la sceneggiatura per dare voce a quanti non la ebbero in quelle giornate. Il primo progetto di sceneggiatura risale al 2003, ed era semplicemente il tentativo di scrivere la storia di Edoardo Parodi, un amico di Carlo Giuliani che proprio la mattina del 20 luglio scelse di non rimanere a Genova; la sera seppe della morte dell’amico, tornò a Genova frastornato, pieno di colpe. Passò mesi di forti depressioni e poi, a 6 mesi dalla morte di Carlo, il 2 febbraio 2002, morì di miocardite acuta. Un fatto insolito per un ragazzo di 22 anni; l’autopsia svelò in seguito tracce di gas CS, gli stessi usati nelle giornate genovesi…»

Il tuo film si è caratterizzato per avere attirato forti polemiche, su tutte quella con Vittorio Agnoletto che accusava te e Procacci di collusione con gli apparati di PS.


«La polemica di Agnoletto, anzitutto, non è nuova. Appena si seppe dell’uscita del film (maggio 2011) già cominciò una sorta di tiro a bersaglio nei confronti miei e di Procacci, poiché durante un’intervista al Festival di Cannes Procacci dichiarò che non avrebbe avuto problema alcuno a far leggere la sceneggiatura ai vertici della PS, visto che il nostro è sempre stato un lavoro alla luce del sole. Una polemica sterile, quindi; ipotesi tra l’altro suffragata dal fatto che per le divise, i mezzi e tutti i dettagli che riguardano la Polizia bisogna chiedere autorizzazione ai suoi capi, e nelle regole d’ingaggio di questo do ut des vi è anche la messa a disposizione della sceneggiatura del film. Nulla da nascondere, dunque, tantomeno il nostro sdegno per quella sospensione dei diritti democratici che ancora oggi segna l’incedere di tante persone.»

Rimaniamo nel campo delle polemiche mosse al film. È stata palesata una forte acredine dovuta all’omissione dei nomi dei responsabili e dei mandanti politici della mattanza alla scuola Diaz. Col senno di poi è stato un errore oppure rimani convinto della scelta fatta?


«Beh, diciamo che il contraddittorio non si nega a nessuno, tantomeno il diritto di manifestare il proprio dissenso o la propria amarezza per alcuni dettagli specifici. Ritengo, però, che non si sia colto in pieno il significato politico di questa scelta. Proviamo ad essere schematici. In primis, la bufera che avrebbe anticipato l’uscita di un film con nomi e cognomi di chi, in quelle stanze, aveva optato per la mattanza alla Diaz avrebbe significato ancorare l’intera pellicola ad una cronaca, ad una ricostruzione che avrebbe visto nella citazione di De Gennaro, Fini e Fournier l’apice del film, indebolendo il resto della sceneggiatura e la denuncia che questa, neanche troppo tra le righe, gridava. In secondo luogo, il dovere di citare alcuni nomi tra i mandanti politici dell’operazione avrebbe imposto, per dovere di correttezza, l’uso di nomi e cognomi di almeno altre 130 persone che sono state i protagonisti (non certo secondari) di quanto accadde nella Diaz. E da questo punto di vista potrebbe anche darsi che non tutte le persone chiamate in causa avrebbero dato il consenso a rivivere, seppur indirettamente, questa vicenda; il che avrebbe inficiato la costruzione, se non addirittura la messa in onda, del film. Ultimo motivo, e forse più importante, è quello legato alle vicende processuali nate in seguito al primo grado di giudizio, nel novembre 2008. Bisogna infatti ricordare che è tuttora in discussione l’effettivo coinvolgimento dei capi della polizia; il prossimo giugno la Cassazione dovrà esprimersi in merito e probabilmente anche questa vicenda giudiziaria, come le altre che hanno interessato i fatti del G8 genovese, si risolverà con una deresponsabilizzazione degli apparati politici e militari. Questo, in prospettiva e al momento di scegliere o meno sull’utilizzo dei nomi, significherebbe che la ricostruzione da me proposta nella pellicola non troverebbe una fondatezza nelle carte giudiziarie; e nel caso avessimo usato i nomi dei vari De Gennaro, Fini e Fournier, ciò avrebbe implicato l’immediato ritiro del film dalle sale cinematografiche e la conseguente impossibilità, dunque, di raccontare una verità che deve essere resa nota nella sua cruda integrità».

Anche la “questione” di come si è trattato l’argomento Black Bloc ha fatto molto discutere. In particolare, in una delle scene finali, sembra quasi si voglia dare credito all’ipotesi che vedeva la giustificazione politica del massacro della Diaz nella presenza di appartenenti al blocco nero tra le mura della scuola.


«Anche in questo caso si preferisce guadare il dito e non la luna. Il film è girato in modo da dare dei precisi segni. Ad esempio Etienne (uno dei ragazzi del blocco nero, ndr) è convinto che la mattanza della Diaz fosse stata architettata per scovare lui ed i suoi amici; ma la sua compagna, Cecìle, non crede a questo pretesto politico, anzi è lei a scrivere sul muro della scuola Don’t clean up this blood, ovvero Non lavate questo sangue – impersonando dunque la stragrande maggioranza di quelli che, nei fatti della Diaz, hanno solo visto il brutale volto dello Stato. E poi, avendo avuto già modo di sentire questa obiezione mi piacerebbe chiedere a chi tanto la sbandiera: e se così fosse – ovvero che la polizia cercava i Black Bloc e questo era il reale motivo del blitz alla Diaz – possiamo comunque ritenere questa vergogna più giustificabile? Credo che faccende di una tale delicatezza, anziché essere usate come semplici grimaldelli per una sterile polemica, debbano essere discusse e problematizzate; e questo è stato il mio impegno.»

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29 comments to Parla Daniele Vicari, regista di Diaz

  • Ludom

    Finirete per mandarmi a vederlo questo film! Io volevo solo risparmiarmi un incazzatura in più, del tutto superflua nel mio caso. Però davvero se siete così seri da tornare su argomenti che generano dibattito, se rendete conto dei vostri conti e mille “euri” vi sembrano abbastanza, mandatemi un numerino di ccp che magari altri 50 fanno comodo. Ho cercato in tutto il sito ma un sono bono, sono in su con gli anni!
    Oh, bimbi, occhio, che con questi pezzi di merda al governo magari fra un mese un ve li posso manda’!

  • Militant

    @ Ludom

    Mah, sai, crediamo che ci sia stato un dibattito per il momento troppo appiattito sulle polemiche senza che poi questa lunga riflessione al vetriolo sia mai servita ad allargare invece (come crediamo debba essere) il dibattito su schermi e sensibilità meno avvezze a fatti e riflessioni che per gli addetti ai lavori sono a volte scontate. Quindi, si, lo consigliamo ma soprattutto vorremmo che alla visione del film faccia seguito una problematizzazione della vicenda e dei nodi politici che a questa si accompagnano.

    saluti

  • Mastino

    ovviamente dal punto di vista del regista si puo essere daccordo sulle motivazioni che lo hanno spinto a non fare nomi, anche se per molti un film di denuncia sarebbe stato bello.
    penso che forse il tempo trascorso prima del film possa aver aiutato perche subito dopo ai fatti molta gente non avrebbe capito le motivazioni che spingevano tanta gente a manifestare e alcuni in modi violenti come i black bloc, dove per la prima volta facevano la loro apparizione in italia , forse qualcuno avrebbe potuto prendere posizione con le forze dell’ordine. con la crisi e la gente che aumenta sempre piu nelle piazze a potuto tottare con mano la violenza che la polizia ha con tutti indistintamente ragione o no…in questo modo comprende in parte cosa puo essere stato genova o la scuola in quel periodo, parlo per chi per esempio non era a genova. questo ovviamente è un mio punto di vista.
    cmq in un modo o nell’altro ha colpito tutti il fatto che dopo 11 anni il dibattito sia acceso ne è una prova..

  • lupa

    La mia critica continua ad essere su un particolare, secondo me tutt’altro che marginale, che da quanto ho letto finora non è molto venuto fuori. Vicari parla di scandalo, vergogna ecc. comunque facendo riferimento all’ambito dell’eccezionalità e dello stupore (incazzato e sdegnato) contro quanto è avvenuto. Addirittura nella locandina del film, come incipit, è riportata la frase di A. I. : ” La più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”. Ecco, questo non è vero. Contro i suoi nemici politici gli stati occidentali hanno sempre adoperato questo tipo di violenza fino ad arrivare alla tortura. Un esempio.. Parigi 1961, migliaia di algerini francesi che manifestano contro il coprifuoco (all’interno delle vicende della guerra algerina) vengono sequestrati in uno stadio, massacrati di botte, portati in questura e torturati, alcune decine annegati nella Senna! Solo un esempio. Poi certamente il Genova 2001, la Diaz hanno rappresentato un salto nell’uso POLITICO della violenza degli stati occidentali contro i propri nemici. Ma in questo non c’è scandalo, questa è la realtà che viviamo e di cui ha senso provare a fare un’analisi poltica e militante. Lo scandalo, lo sdegno e i falsi miti sulla democrazia capitalista lasciamoli all’intellighenzia borghese!

  • Ile

    Bhè oddio, salto nell’uso politico della violenza degli stati occidentali contro i proprio nemici… se pensiamo alle torture inflitte ai militanti e alle militanti delle br in prigione, bolzaneto è stata poca cosa. Ma “Diaz” fa sembrare, come dice lupa, che si tratti davvero della più grave sospensione dei diritti in un “paese occidentale” (definizione che mi fa rabbrividire… e che un compagno si rifiuterebbe di vederla apporre sulla locandina del proprio film… un liberal-democratico, ovviamente, ci si trova invece a suo agio) nel dopoguerra.

  • guido

    parlando del fatto che nn faccia nomi e cognomi,volevo dire e chicazzosenefrega!per ragioni anagrafiche nn ho vissuto i fatti di genova,ma il volto del potere italiano non è affatto nasosto nel film,anzi è declinato abbastanza bene:è quello con i baffetti la sigaretta in bocca che chiama i giornalisti mentre si pulisce le scarpe,è quello austero di chi viene chiamato a risolvere situazioni critiche(ricorda qualcuno?)e organizza un macello per fare carriera,è quello che nasconde la prove,è colluso con i giornalisti,agisce in modo cialtrone,violento,superficiale e abusa del proprio ruolo..servono davvero i nomi??basta accendere i tg a cena e ti ritrovi davanti le stesse facce,a volte anche quando giri per strada..è l’italia,e gran parte dei suoi timonieri..sbaglierò diagnosi ma agnoletto è in piena sindrome del reduce,lui solo ha visto e lui solo ha il diritto di raccontare..

  • Ile

    @guido
    io non so chi te ricorda a te quello che “viene chiamato a risolvere situazione critiche”, ma se ti ricorda La Barbera, ti ricorda la versione della polizia.

  • Alessandro

    Io credo che, quando rileviamo certe critiche, certe mancanze, certe eterodossie rispetto alla nostra perfettissima ortodossia comunista-sovversivo-leninista-ribelle-ecc, stiamo facendo caso al fatto che DIAZ è un film destinato alla grande distribuzione? Un film destinato ad essere visto da milioni di italiani, ad entrare nelle case della gente, a parlare alla gente vera, ai lavoratori, alle casalinghe, ai pensionati, ecc..e non ai quattro compagni sparsi in giro per l’Italia?

    Mi spiego ancora meglio: se io e il mio collettivo facessimo un film, allora ci inserirei tutta la mia visione materialistica dello sviluppo storico, tutte le dinamiche della lotta di classe, ecc…ma rimarrebbero a vederlo io, i miei compagni e forse nemmeno tutti i miei parenti.

    Questo film, invece, che riporta addirittura l’orripilante dicitura di amnesty international, nella sua moderazione socialriformista, è destinato a portare un messaggio ben preciso (lo stato tortura chi si ribella), a un pubblico più vasto di quanto potremmo raggiungere noi in secoli di militanza superivoluzionaria.

    Se permettete, mi tengo il film di Vicari, anche a costo di sorbirmi qualche moderatismo “liberal-democratico” di troppo, conspaevole che siamo in Italia, e nel 2012.

    p.s. Soprattutto, dopo il silenzio assoluto rispetto all’uscita di film fascistoidi, filo-statali, antisocialisti, antidemocratici, oscurantisti e complottosti, come “ACAB” e “Romanzo di una strage”, venire qui a criticare DIAZ è veramente lavoro certosino di tafazzismo. Ma continuiamo così. Siamo i più forti di tutti.

  • guido

    ile
    no infatti mi ricorda il governo tecnico che s’è insediato quest’estate..situazione d’emergenza e tecnici al potere..è una costante degli ultimi anni..

  • Ile

    Potrei sbagliarmi, ma credo che “Diaz” al cinema non abbia superato i 400mila spettatatori (o almeno aveva superato di poco i 200mila nelle prime settimane… mo non so a che punto stia). La puntata di Blu Notte di Lucarelli sul G8, nel 2007, fece 2.161.000 spettatori, con uno share del 11,41%. Giusto per capire la differenza che passa tra quello che si vedono le casalinghe (??) e i lavoratori e quello che, comunque, al cinema si vanno a vedere i compagni e i simpatizzanti. Perchè se uno sceglie di spendere 5-6-7-8 euro per vedersi “Diaz” un’idea in merito già ce l’ha.

  • Ile

    Tra l’altro, non vorrei neanche che la presunta casalinga che si va a vedere “Diaz” al cinema e scopre che “lo stato tortura chi si ribella”, cominci a pensare che allora sia meglio non ribellarsi: non se sa mai quello che potrebbe succedere…

  • Ile

    Che poi andandosi a guardare gli indici dello share si scoprono cose curiose… tipo che il documentario “Black Block” (è scritto male proprio il titolo, non so perchè), mandato in onda su rai3 alle 23.45 (!!) di domenica 15 aprile, ha fatto più di 500 mila spettatori… immagino molto meno politicizzati di quelli che sono andati al cinema a vedersi “Diaz”… e che fa a scrivere al “Giornale” un articolo così: http://www.ilgiornale.it/spettacoli/rai_si_schiera_black_block/17-04-2012/articolo-id=583401-page=0-comments=1

  • tronco

    Beh intanto complimenti per l’intervista. Mi sembrano tutte argomentazioni piuttosto solide. Io avrei fatto qualche domandina su alcune scelte di regia che non mi sono piaciute al limite, cmq grazie.

  • nouad

    A me il film è piaciuto, politicamente e da un punto di vista cinematografico. Anche l’intervista è efficace, puntuale. Toglie forse, il film dico, il clima di assurda macchietta creato dall’eterno portavoce del movimento dei movimenti, che scimmiottando la voglia di scendere in guerra si guadagnò il quarto d’ora televisivo e diede a polizia e governo il pretesto per armare il 7 celere che non esisteva e venne creato all’uopo. Il film salta anche Napoli, il corteo caricato dal governo di centro sinistra, banco di prova per testare chi scendeva in piazza. ma ad un film non si può chiedere tutto. forse un accenno che c’era un prima lo si poteva dare, ma il film c’è, bello, duro, filologico (i nomi non li fa ma non è difficile riconoscerli).

  • Alessandro

    Io ancora devo vedere i film italiani in cui si dimostra che lo stato tortura e reprime. Se mi fate i titoli di qualche film uscito per la grande distribuzione dal 1990 ad oggi, allora avete ragione voi. Ma, se non me li fate, allora per favore tacete.

  • Alessandro

    Ah, p.s. DIAZ è il secondo film italiano per numero di paganti al botteghino dopo “from rome with love”, stante ai dati del corriere della sera. Sicuramente un film di nicchia….

  • Ile

    Non è un film di nicchia rispetto alle poche persone che vanno al cinema, non in assoluto sulla popolazione italiana. Per la precisione:

    - prima settimana: 666.020 euro di incasso, per 99.602 spettatori;

    - seconda settimana: incasso di 612.059 euro, pari a 102.388 spettatori;

    - terza settimana: circa 66mila spettatori [nella stessa settimana, "to rome with love" guadagnava... 4.23 milioni di euro!!!!!]

    Dire che Diaz sia il secondo film italiano (il film di woody allen è un film italiano, tra l’altro?) non significa nulla se non si accompagnano dei numeri.

  • Ile

    Anzi rettifico coi dati ufficiali di boxoffice, visto che appunto stiamo parlando di numeri:

    Incassi Diaz – Non pulire questo sangue
    Primo Weekend Italia: € 664.000
    Incasso Totale* Italia: € 1.629.000
    Ultima rilevazione:
    Box Office di domenica 29 aprile 2012
    (http://www.mymovies.it/film/2012/diaz/)

    CONFRONTO (con un film che non ho tirato in ballo io):
    Incassi To Rome With Love
    Primo Weekend Italia: € 2.806.000
    Incasso Totale* Italia: € 5.694.000
    Ultima rilevazione:
    Box Office di domenica 29 aprile 2012

    In particolare, nella prima settimana era settimo: http://www.mymovies.it/boxoffice/italia/top20/?weekend=22/04/2012
    Nella seconda ottavo: http://www.mymovies.it/boxoffice/italia/top20/?weekend=29/04/2012

    Se lo vogliamo considerare un film che è stato visto da casalinghe e lavoratori, da persone che non hanno un’idea politica su Genova lo possiamo fare. A me, però, sembra una finta… E lo dico con rammarico eh… però partiamo dal presupposto che NON si tratta di un cinema per un grande pubblico e non per difetti intrinseci nel film, ma semplicemente perchè il grande pubblico non spende soldi per vederselo.

    Detto questo, non credo ci siano film usciti per la grande distribuzione che dimostra che lo stato tortura chi si ribella. Nello specifico, però, non lo fa manco diaz, visto che i torturati e i repressi sono in gran parte persone che hanno fatto tutto meno che ribellarsi e che stavano lì per “caso” (il giornalista di destra, il vecchio della cgil, l’uomo d’affari francese che non trova un albergo, giornalisti vari, la ragazza che tanto era rimasta colpita dal 20 che il 21 non era scesa in piazza, ecc.).

  • Operaio San basilio

    Confesso di rimanere sempre più perplesso di fronte al livore con cui si tende a commentare “Diaz” e mi sembra che a volte ci si dimentichi che è un film e non un documento politico o una tesi congressuale di un qualsivoglia partito. Ancora un po’ e si rimprovererà al regista di non aver tenuto debitamente conto dell’analisi leninista dello Stato o lo si accuserà di non essersi letto con la dovuta attenzione i grundrisse. Sarò matto io, però continuo a ritenere che il cinema, almeno quello vero, sia essenzialmente un’altra cosa rispetto a un volantino o a un qualsiasi altro strumento di propaganda. E la sua forza sta proprio in questo. Le domande che mi porrei sono: il film riesce a scuotere lo spettatore? riesce a far emergere in lui delle domande rispetto alla vicenda che racconta? in altre parole, riesce a farlo pensare da sè? Se la risposta a queste domande è positiva allora il film, pur con tutti i suoi limiti, è un film riuscito. Altrimenti no. Personalmente credo che debba essere questo il metro con cui giudicare un film come Diaz. Quanto alla questione dei numeri del boxoffice messa così mi sembra mal posta, anche perchè la diffusione di una pellicola è la somma di tante cose: i biglietti al cinema, i passaggi in televisione, il noleggio privato, il download da internet. Insomma per quanto mi riguarda ciò che identifica se un film è destinato o meno al grande pubblico non è tanto se compete o meno col kolossal hollywoodiano ma il taglio con cui è girato. Si tratta insomma di una scelta eminentemente narrativa. Ed anche in questo caso la domanda rispetto a Diaz è: questo “compromesso commerciale” nuoce alla capacità di denuncia, oppure l’amplifica arrivando a un pubblico altro rispetto a quello dei militanti? In ultimo una confessione imbarazzante: il mio regista preferito non è mai stato comunista e dubito pure che abbia mai letto Marx. Anzi la leggenda metropolitana vuole che si sia addirittura candidato a sindaco per i repubblicani nella sua città natale, Carmel. Si dice addirittura che nel 1951 abbia sostenuto la candidatura di Heisenhower e nel 1972 quella di Nixon. Eppure questo non gli ha impedito di girare quelli che personalmente considero autentici capolavori del cinema “impegnato” come Mystic River, Million Dollar Baby e Gran Torino. Che faccio, le catalogo come contraddizioni in seno al popolo?

  • Ile

    A parte che io non ho alcun livore verso “diaz” e daniele vicari (o almeno, non ce lo avevo prima che decidesse di commentare in modo ironico e presuntuoso i commenti di quanti, legittimamente, hanno fatto al film alcuni appunti…), non capisco attraverso quale lente dovrei commentare un film se non attraverso quella della militante politica. Questo sono. Se fossi una critica cinematografica lo commenterei in modo diverso, ma non mi posso improvvisare.
    Poi per me ovviamente il cinema E’ anche uno strumento di propaganda quando va a toccare dei temi politici: e infatti “Diaz” E’ uno strumento di propaganda e per questo in molti suoi aspetti non mi convince. Non dico che sarebbe stato meglio se non fosse mai stato girato, ma rivendico la possibilità di criticarlo senza che il regista derida queste critiche e senza che nessun interlocutore la butti in caciara (tirando fuori l’analisi leninista dello stato).
    In questa ottica, alle tre domande (riesce a scuotere lo spettatore? ecc) rispondo sì (anche qui però sottolineo che le cose che più potrebbero scuotere lo spettatore – piercing strappati, mano strappata, ecc: insomma, la vera e propria tortura fisica, non solo quella – non meno grave – psicologica), ma secondo me sono domande malposte rispetto alla portata politica del film. Io personalmente ritengo SBAGLIATO coinvolgere sul dolore e, in particolare, sui sentimenti di empatia verso le VITTIME: è un coinvolgimento che dura poco e che tende ad allargare a tutti il ruolo di vittime. Fa pensare da sè lo spettatore? Sì e no: all’uscita io ho sentito commenti del genere “ma la violenza è sbagliata da ogni parte, pure quella dei manifestanti”. Secondo me questo dimostra una cosa: che si tratta di un film che vanno a vedere delle persone che hanno delle idee in merito e che ne escono rafforzate nelle loro idee. E per questo dico che NON è un film destinato al grande pubblico. Ed è per questo che dico anche che se “Diaz” è stato visto al cinema per il momento (perchè la versione da scaricare è pessima – altrimenti non sarei andata al cinema – e perchè il noleggio ancora non è in funzione) da un numero di persone che sono la metà di quelle che, una domenica notte, hanno visto in tv “black bloc” (che, diciamolo, è un documentario molto meno mediato: del resto è la base reale del film di vicari), significa che E’ possibile, anche nell’Italia del 2012, fare cose non mediate.
    Del resto, la gente non è deficiente e non penso che le si debbano propinare versioni “semplificate” delle cose. Che poi, vorrei capire se Vicari ha fatto alcune scelte narrative per rivolgersi ad un pubblico che non è solo quello di militanti, o perchè – nella sua legittima autonomia di regista – gli andava di farlo così.

    Infine, Vicari ha scelto – glielo riconosco, coraggiosamente e meritoriamente – di fare un film su un argomento che ha scosso il movimento, che ancora lo scuote dopo 11 anni, che ha costituito un trauma e un punto di non ritorno. Le critiche mi sembrano così scontate che le risposte impermalosite non capisco proprio come possano venir fuori.

  • Alessandro

    Credo che, dopo 10 anni e passa, il movimento e soprattutto i suoi dirigenti non abbiano ancora fatto i conti con Genova. Non hanno capito un cazzo di ciò che è stato quel passaggio, e stiamo ancora vivendo una interminabile fase post-genova in cui ripetono i medesimi errori.
    Dunque, se questa presa di coscienza non c’è stata da chi aveva il dovere e le possibilità di farla, per quale ragione dovrebbe essere il compito di un film? Oltretutto, di un film commerciale, non di un documento politico video?
    Vicari non aveva il compito nè il ruolo di fare alcuna sintesi politica, di tirare somme, di ragionare su genova, ecc…
    Ha però scelto di raccontare *un* aspetto, una particolare punto di vista, che però racchiudesse alcuni significati di quelle giornate. Possiamo dire che è un aspetto ristretto, parziale, ecc…e possono essere tutte critiche plausibili, ,a nonostante ciò lui le ha fatte, altri no. Il problema, qui come altrove, è di chi ha taciuto, di chi ancora vive di quel ricordo senza analizzarlo, di chi non ha fatto nulla in questi dieci anni per spiegarsi e spiegare genova, e però ora critica il film di Vicari.

    Vicari non è un militante dei movimenti antagonisti. Aspettarsi da lui quello che altri non hanno avuto la forza, l’intelligenza e il coraggio di fare è quantomeno ingeneroso. Ma soprattutto, continueremmo a riprodurre quell’errore che ancora ci contraddistingue, e da ben prima di genova: noi non sbagliamo mai, sono sempre gli altri che sbagliano e se il mondo non va come vogliamo la colpa è del mondo e non nostra e delle nostre scelte politiche.

    Genova poteva essere raccontata in molti modi: scegliere di narrare la faccia terrorista dello stato è un modo. Forse non il più giusto, ma le alternative quali sono?

    Io sono andato a vedermi il film in un cinema al Trieste-Salario. La sala era piena, soprattutto c’erano un sacco di giovani e giovanissimi delle comitive di zona (cioè di una zona ricca-fichettina di Roma). Cosa potevano capire di Genova queste persone? Nulla, però dopo la proiezione del film di sicuro almeno l’empatia culturale con le guardie, tramandata da decine di fiction e film televisivi, quella almeno è stata smontata. Dal film si esce con un sano odio verso le guardie e lo stato che tortura. Non sarà un atteggiamento politicamente edificante, ma sicuramente meglio delle guardie buone, simpatiche, socievoli e aiutapopolo che passano in televisione.

  • Lorenzo

    A cosa serve vedere “Diaz”: boh!

    Primo maggio: scontri Torino, carica della polizia
    http://www.youreporter.it/video_Primo_maggio_scontri_Torino_carica_della_polizia

  • Gesù

    no, però non scadiamo nelle statistiche boxoffice, sennò vuol dire che non abbiamo capito molto…

    …un film, e dunque uno stimolo al telespettatore, non può e non deve essere misurato e comparato con altri titoli…cioè, se guardiamo i botteghini allora i film di Vanzina sono la cosa più vista (il che la dice lunga sulla cultura media italiana), eppure trasmette un beato cazzo al telespettatore..

    ..credo invece che un film prima diventa un *caso* e poi un fenomeno di massa, non viceversa come stranamente sta acacdendo alla pellicola di Vicari; e tutto è ancora più strano e cupo perché proprio da Sinistra arrivano le voci più miopi e imbarazzanti di critica sterile.

    ..chiediamoci perché quei 4cojoni di Rifondazione di Pordenone – non avendo nulla da fare visto che non se li fila nessuno in Italia, figuriamoci a Pordenone – hanno contestato il film di Vicari e hanno fatto scena muta quando è 1uscito quel film di merda che è *Romanzo di una strage*; Diaz, non un tomo enciclopedico, mostra i fatti specifici di una giornata a tutti nota ma difficilmente ricostruita a dovere. Questo è il punto, il fine e il merito.

    Il resto, per me, è polemica sterile che fa le pulci senza motivo; troppo spesso, poi, se le famo tra de noi…dice bene Alessandro, trovateme un film dal ’90 ad ogi che mette sul banco degli imputati lo Stato. Allora ne riparliamo.

  • Ile

    Ah bhè, se vogliamo un film che mette sul banco degli imputati lo Stato allora pure “Romanzo di una strage” ce lo mette.

    Io non capisco davvero perchè uno non possa criticare serenamente un film e dovrebbe eleggere Vicari a nuovo apostolo del cinema. Cioè uno potrà pure essere libero di parlare di quello che Alessandro riconosce essere “un aspetto ristretto, parziale, ecc” o dobbiamo per forza far finta che il film sia perfetto? E’ parziale? Bene, se riconosciamo che lo è, possiamo anche parlare del perchè lo è?
    Perchè Vicari fa il regista, non è il suo ruolo, non è il suo compito, ecc. Ma noi invece facciamo politica e il ruolo è proprio il nostro. Cerchiamo di non dimenticarcelo.

  • quechua

    http://www.militariforum.it/forum/forumdisplay.php?18-Le-Forze-Armate-in-TV

    vorrei dire tante cose ma me le tengo per me.
    conosci il nemico e distruggilo.
    senza se, senza ma e senza carezze.
    no justice no peace!
    non dimenticatelo mai.

  • perplesso

    Il primo ad esprimere soddisfazione per la promozione è il dirigente del Partito Democratico Massimo D’Alema. «Ho preso atto della positiva decisione del presidente del consiglio di nominare il prefetto Gianni De Gennaro autorità delegata per la sicurezza della Repubblica e della sua sostituzione, nel ruolo di direttore generale del Dis, con l’ambasciatore Giampiero Massolo, la cui designazione mi é stata preventivamente comunicata ai sensi della legge 124 del 2007» dichiara alle agenzie di stampa l’attuale presidente del Copasir, il Comitato Parlamentare per la Sicurezza. «Auspico – sottolinea D’Alema – che le scelte compiute consentano la prosecuzione di quella collaborazione che ha caratterizzato in questa legislatura i rapporti tra Parlamento e governo nella delicata materia della sicurezza nazionale e dell’intelligence». «Sono certo – prosegue il leader del PD – che il prefetto De Gennaro, nel nuovo incarico istituzionale, potrà efficacemente portare avanti il suo impegno nell’attuazione della riforma delineata dalla legge 124 (…)».

  • quechua

    Durante la puntata Sergio Segio rispondendo ad una domanda sul rischio di una ripresa del terrorismo ha replicato: «Dipenderà dalla risposta che darà lo Stato…». E poi: «Mettere in campo l’esercito, militarizzare il territorio come in Val di Susa è campo minato e sbagliato, perchè questo è il modo migliore per alimentare il terrorismo». Perchè proprio a Genova la ripresa del terrorismo? «A Genova perchè è la città del G8, è la città degli avvenimenti delle torture nella scuola Diax e alla caserma Bolzaneto, che sono una ferita aperta». è stata la replica di Segio per il quale i fatti del luglio 2001 «per le nuove generazioni corrispondono alla perdita di una innocenza come lo fu per la precedente generazione la strage di piazza Fontana. Ferite che producono cattivi sentimenti e cattive azioni». In collegamento durante l’intervista c’era anche Sabina Rossa, figlia di Guido, sindacalista della Fiom ucciso dalle Br a Genova. Mi auguro che non esista un caso Genova – ha argomentato Rossa- Il G8 ha lasciato ferita profonda nella città, e credo che occorra assunzione di responsabilità e chiarezza fino in fondo per non compiere l’errore già fatto. Ereditiamo da quegli anni un quadro, un contesto mai chiarito».

  • Gesù

    a parte la polemica di oggi sui quotidiani, dopo l’intervista a Segio…

    …linko un breve corsivo di InfoAut sulla nomina di de Gennaro a Sottosegretario di Stato con delega ai servizi…

    http://www.infoaut.org/index.php/blog/editoriali/item/4712-siete-stato-voi

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