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visioni militant(i)

“L’hai visto Diaz?”, “ma tu che ne pensi?”, “si però hai letto che ha scritto Agnoletto?”… E’ inutile negare che in questi giorni, sondando un po’ di compagni, si sia respirata, prima ancora che uscisse nelle sale, più di qualche perplessità intorno all’ultimo lavoro di Daniele Vicari. Visto che invece a noi nonostante alcuni limiti il film è piaciuto, e non poco, vorremmo provare a spiegarne i motivi. Vicari sceglie di raccontare quanto accadde durante quei fatidici tre giorni del luglio 2001 concentrandosi sull’assalto della scuola Diaz e sulle torture inflitte agli arrestati nella caserma di Bolzaneto, dedicando oggettivamente poco spazio alle manifestazioni che precedettero quegli eventi e all’omicidio di Carlo. Più di qualcuno ha mosso le sue critiche partendo proprio da questa scelta paventando così un rischio di “decontestualizzazione”, un ragionamento che sinceramente non ci trova d’accordo per tutta una serie di ragioni. Su tutte il fatto che, sembrerà un’ovvietà ma forse ogni tanto occorre ricordarlo, un film è… un film. Ed ha pertanto i suoi linguaggi ed i suoi tempi che lo rendono un oggetto narrativo peculiare rispetto ad altre forme espressive come ad esempio un documentario, una fiction o un reportage. E sono proprio questa immediatezza e questa fruibilità a renderlo un media così potente. Chiedere ad una pellicola di un’ora e mezza l’esaustività di un saggio politico sarebbe come chiedere ad un romanzo storico la completezza di un tomo universitario. Immaginatevi se Elsa Morante nello scrivere “La storia” avesse dovuto parlare non solo di Ida, Useppe e Nino, ma anche di tutte le ragioni economiche, sociali e politiche che determinarono lo scoppio della seconda guerra mondiale o l’avvento del fascismo… sai che polpettone indigeribile ne sarebbe venuto fuori. Bisognerebbe dunque chiedersi se l’inevitabile parzialità su cui Vicari ha scelto di puntare la telecamera sia, di per se, significativa. E secondo noi lo è. Immaginiamo che dovendo affrontare una questione come questa il regista si sia trovato di fronte a due possibilità: optare per un film “a tesi” ed assumersi così il compito di spiegare il perché di quello che è successo la notte del 21 luglio, oppure raccontare il più oggettivamente possibile i fatti lasciando questo onere allo spettatore, e ci sembra evidente che la strada imboccata dal regista sia stata proprio quest’ultima. Attraverso un film corale giocato sui flashback dei diversi protagonisti che per un ragione o per l’altra finiranno per passare la notte alla Diaz lo spettatore assisterà alla brutalità di 300 bestie in divisa che si accaniscono contro dei civili inermi. Per chi quei giorni li ha vissuti oppure per un compagno che fa politica tutto questo potrà sembrare anche ovvio, ma immaginiamo quale effetto dirompente possano avere quelle sequenze per lo “spettatore medio” cloroformizzato da decenni di angelizzazione mediatica delle cosiddette forze dell’ordine. E qui sta uno dei meriti enormi del film. Altro che Maresciallo Rocca, altro che Decimo distretto, altro che Squadra di Polizia, altro che ACAB… nel film di Vicari non si salva nessuno. Non ci sono “mele marce” da togliere dalla cesta, sono tutti marci, sono tutti macellai, soprattutto chi li comanda. Anche Santamaria, che veste i panni del vicequestore Fournier e che mostrerà qualche perplessità sulle regole d’ingaggio adottate, alla fine ne esce fuori come un ignavo, un pavido che gira con la maglietta della Folgore e che di fronte alle urla dei torturati abbassa la testa e fa finta di niente. E sinceramente poco importa se, come scrive sempre Agnoletto, nella descrizione della catena di comando non emerge la figura di De Gennaro o se durante le riprese il produttore abbia mandato il copione al capo della Polizia. A nostra memoria non c’era mai capitato di vedere il potere esecutivo dello Stato descritto in questi termini, svelato nella sua faccia più brutale. Quella vera. Con uno stile asciutto e per nulla reticente Vicari non “allude”, non “lascia intuire”, ma decide di mostrare tutto. Le sequenze sulle torture e le umiliazioni a Bolzaneto sono pugni nello stomaco che fanno salire un odio che non può e non deve spegnersi. Soprattutto in un Paese che fra due anni vedrà queste bestie tutte prescritte confermando come da tradizione che lo stato non può che assolvere se stesso. Sempre Agnoletto nella sua recensione sul Manifesto (leggi) ha fatto poi notare che nel film mancherebbero i nomi dei politici “mandanti” (Fini, Calderoli, ecc). Sinceramente questa ci sembra la mancanza meno significativa e l’averla sollevata mostra quanto, a distanza di 11 anni, il buon Agnoletto non abbia ancora capito un cazzo di quel che successe a Genova. Pensare che un governo in carica da poche settimane potesse allestire un’operazione di tal fatta significa essere inetti o in mala fede, quindi per onestà intellettuale a quella lista andrebbero quantomeno aggiunti i nomi di chi governò l’Italia negli anni precedenti (D’Alema, Amato, Fassino, Bianco, Diliberto e il suo G.O.M. ecc. ecc.). Ma anche in tal caso ne verrebbe fuori una lettura piuttosto provinciale ed “italocentrica” che spiega davvero poco di quei fatti. A meno che non si voglia credere che quello fu un un ritorno al passato ordito da qualche revanscista nostrano e non un passaggio verso una ridefinizione anche militare del ruolo dello Stato nei confronti del “nemico interno”. Senza soffermarci troppo su questo aspetto che ci porterebbe troppo lontano crediamo che fu anche l’incapacità del GSF di cogliere quanto stava avvenendo e di leggere la fase a consegnare migliaia di persone inermi alla mattanza di Stato, dunque se fossimo in Agnoletto come in molti altri che di quel movimento si fecero dirigenti di Genova eviteremmo anche solo di parlare, vista la responsabilità che portano sulle spalle. Cosi come eviteremmo di accusare qualcuno di essere commerciale e poi promuovere il proprio libro nello stesso articolo. Tornando al film crediamo quindi che fatta eccezione per alcuni passaggi che proprio non ci convincono, come la lettura della questione “black bloc”, DIAZ meriti proprio d’essere visto e, possibilmente, discusso.

 

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54 comments to visioni militant(i)

  • Frank

    A me il film è piaciuto solo in parte. Le immagini sono forti, la rabbia nel vederlo è tanta e ci vuole parecchio a riprendersi dopo la visione. Però non basta, un film del genere sarebbe andato bene nel 2002. A più di dieci anni di distanza mi aspettavo qualcosa in più. Fermo restando il valore sociale di un film che andrebbe proiettato nelle scuole per mostrare le violenze della polizia in quello che vorrebbe definirsi come uno stato democratico, sembra un documentario ri-recitato come si faceva qualche anno fa negli episodi di “ultimo minuto”. Tutto è schiacciato sulla brutalità poliziesca, in un mix tra ACAB e la Passione di Cristo, come va di moda adesso. Agnoletto o no, le responsabilità dei personaggi storici sono male evidenziate, c’è il solito attacco ai black block cattivi e il copione è copincollato dagli atti giudiziari. Quello che non è preso da lì, ad esempio la storiella d’amore e la scena della riunione del Social Forum, fa letteralmente cascare le palle. Insomma se un film non ha la capacità di guardare oltre la mera cronaca sono meglio e più forti le immagini di repertorio. “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” rimane qualcosa di molto lontano.

  • Marco

    Chi non la pensa come voi ”non capisce un cazzo”… complimenti! il paragone con la Morante è imbarazzante, lasciatevelo dire.
    C’è modo e modo di manifestare il proprio dissenso verso un articolo… su un fatto come questo non si poteva prescindere dal far vedere un minimo contorno della vicenda.. 300mila persone a genova perchè? erano tutti vandali impazziti? o zombie lobotomizzati come quelli della riunione nel film? x piacere ragazzi non si tratta di polpettoni sarebbero bastate 4 immagini messe in fila…
    ”poco importa se, come scrive sempre Agnoletto, nella descrizione della catena di comando non emerge la figura di De Gennaro”… a beh poco importa già, il nostro non è un paese che ha bisogno di capire le responsabilità oggettive dei vertici… poco importa anche sorvolare sulla prescrizione a cui andranno incontro tutti i macellai in divisa vero?
    per quanto riguarda le responsabilità politiche, sorvolo ma la visita di Castelli alle caserme non l’ha certo inventata Agnoletto!
    e comunque Agnoletto può parlare eccome, altro che evitare visto che lui non ha raccontato verità a metà nel suo libro… non si tratta di essere fans ma di essere obiettivi, c’è chi scrive atti di denuncia veri e chi fa un lavoro che riesce a non essere scomodo per nessuno… a voi la scelta ”compagni”

  • D

    agnoletto ancora parla!?

  • skantonato

    Premetto che il film l’ho visto solo ieri sera, e quindi ancora non l’ho del tutto “metabolizzato”, probabilmente avrei bisogno di qualche giorno in più per dare un giudizio più compiuto (magari mi riprometto di tornarci tra qualche giorno). Comunque provo lo stesso a fare alcune riflessioni, per così dire, a caldo.
    Il film complessivamente mi è piaciuto, e trovo anche che sia comunque utile per far conoscere al grande pubblico (spero abbia molti spettatori nei giorni di programmazione, come spero rimanga nelle sale abbastanza a lungo), anche se solo una parte, ciò che è successo a Genova in quei giorni. Ho portato al cinema anche mio figlio di 14 anni ed è rimasto molto attento nella visione e il film lo ha incuriosito, tanto da fargli nascere molte domande che mi ha fatto dopo la visione, discutendo con me molto a lungo ieri sera sui i fatti di Genova e non solo su quelli della Diaz.
    Detto questo,cose che trovo comunque importanti,credo anche che il film abbia evidenziato dei limiti. Credo che il regista e gli sceneggiatori siano rimasti schiacciata nella morsa di volersi attenere scrupolosamente agli atti processuali e non voler fare un documentario. In questo modo ne è uscito fuori qualcosa che non accontenta chi voleva fosse più documentato il contesto complessivo di quei giorni a Genova (ma anche dei mesi che lo hanno preceduto, non dimentichiamo che poco prima c’erano stati i fatti di Napoli)non riuscendo però neanche a realizzare la poetica cinematografica (il neorealismo è rimasto lontano da questo film). Se immagino qualcuno che va a vedere il film e che non conosce i fatti complessivi, il contesto storico, il clima politico, i fatti della Diaz rappresentati nel film gli appariranno come qualcosa a se stante, una sorta di corto circuito nelle istituzioni, qualcosa sfuggito di mano e che ha dato il gioco in mano al “lato oscuro della forza” (per parafrasare qualcosa di cinematograficamente ben noto).
    Credo anche che molti di noi, sopratutto quelli che a Genova in quei giorni c’erano, abbiano voglia che si sappia e si ricordi ciò che è successo, prima e durante, e che quindi vorremmo che ogni occasione non sia persa per raccontare tutto, questo forse è il motivo vero che ci fa sentire scontenti. E’ anche vero, come qualcuno ha già detto, che lo strumento cinema ha i suoi limiti oggettivi e non può, e forse neanche deve, raccontare tutto.
    Concludo ricordando, molti di noi lo sanno benissimo, per dovere storico, che a Bolzaneto in quei giorni non furono portati soltanto gli arrestati della Diaz e che il film, forse per evitare eccessiva crudezza (e forse anche qualche altro problema)non mostra torture molto più atroci inflitte agli arrestati.
    P.S. sia io che anche altri che sono andati a vedere il film in questi giorni, abbiamo notato la presenza nelle sale di appartenenti alle forze dell’ordine (ovviamente in borghese, chissà se in servizio o fuori servizio) con anche episodi di provocazioni. Non amo la dietrologia, ma…

  • lorenzo

    è ovvio che dietro quello che è successo a Genova si nasconde una regia internazionale, in cui l’italia occupava una piccola parte indipendentemente dal governo che vi fu (vedi Napoli qualche mese prima), ma la responsabilità assoluta di Fini e altri di AN, che si trovava alla questura di Genova, in qualità di capo di governo che sostituiva Berlusconi, è palese. Come sono sempre stati palesi i rapporti tra vertici delle forze dell’ordine e MSI-AN.
    Il punto sta nel fatto che il regista ha dichiatato spesso che il suo film si basa esclusivamente su verità processuali: bene, nelle carte però i nomi dei vertici della polizia si fanno eccome! Quindi non citarli lo vedo come paraculismo.
    Quanto agli attacchi ad Agnoletto sono esagerati e pretestuosi, tra l’atro mi è capitato di vedere il film proprio ieri con la presenza di Vicari che ha risposto alle sacrosante critiche di Agnoletto definendolo “stalinista”, bel tipo Vicari.

  • Operaio San basilio

    @ Marco,
    A) chi continua a pensare e a voler far credere che Genova sia stata orchestrata dal governo Berlusconi e che si sia trattato dunque di un rigurgito fascista dimostra di non aver capito un cazzo di quelle giornate. Il Governo Amato è rimasto in carica fino al 11 giugno del 2001, e tu credi che siano bastate 5 settimane per organizzare tutto? Berlusconi al massimo ha potuto rompere i coglioni sulle mutande appese ma l’addestramento dei reparti, la loro scelta e la linea di condotta da seguire erano in preparazione da molti mesi. Tanto per ricordarne una le relazioni del Sisde che parlavano dell’impiego di “palloncini ripieni di sangue infetto di AIDS” sono di parecchi mesi prima, e chi c’era allora al governo? Chi era il ministro degli interni? E ancora, chi governava quando a Napoli il 17 marzo la polizia fa le prove generali?
    B) Di fronte ad un film come Diaz la questione dei nomi mi pare un dettaglio che per quanto importante resta però tale… un dettaglio. Infatti dubito fortemente che uno spettatore qualsiasi, magari poco più che bambino all’epoca, si sia presentato in sala con il block notes per appuntarsi i nomi dei vertici della polizia. E dubito pure che alla fine del film qualcuno sia uscito avendo come prima premura quella di ricordarsi i nomi dei vertici della polizia. Quello che emerge e che rimane impresso è invece il coinvolgimento di tutta la catena di comando nell’operazione di annichilimento messa in piedi in quei giorni, cosa che viene descritta senza remore. Sinceramente mi pare questo il dato significativo su cui concentrarsi.
    C)sulle responsabilità politiche di chi guidò quel movimento al macello dissipando un patrimonio politico enorme, beh mi sembra ci sia davvero poco da aggiungere.

  • renzo

    a proposito di responsabilità internazionali e coordinamento dei servizi segreti su quello che è accaduto a genova, rimando all’ottimo articolo di Ramon Mantovani, che tira qualche frecciatina indirettamente ad Agnoletto.

    http://ramonmantovani.wordpress.com/2011/07/07/genova-la-vera-storia/

  • Francesco

    Io sono sostanzialmente d’accordo con la vostra analisi del film; mi trovo però in disaccordo su un punto, e cioè quello in cui dite un film è un film, ragion per cui non gli si può chiedere di contestualizzare i fatti della Diaz e di Bolzaneto. Premesso che pure per me pecca un po’ nella contestualizzazione, non tanto per ciò riguarda i discorsi politici, ma più sull’emotività (pressocchè assente) che uno s’aspetterebbe di vedere negli occhi e nelle azioni di persone che il giorno prima hanno visto la polizia uccidere un proprio compagno, secondo me non si può dire che va bene un film anche se decontestualizza. Io ricordo che nel caso de Il cuore nel pozzo, il massimo esempio di decontestualizzazione dei fatti storici (da voi più volte molto giustamente criticato), il giudizio era esattamente il contrario a quello che date per il caso di Diaz. Certo, un conto è la violenza di chi da sempre ci opprime (come in Diaz), un altro è la violenza di chi dopo anni d’oppressione si libera e scatena una rappreseaglia, se non giustificabile quantomeno comprensibile. Non voglio paragonare i due film, ma quantomeno il metro di giudizio dovrebbe essere sempre lo stesso, a mio avviso.
    Per tutto il resto sono d’accordo con voi, ma aggiungerei solo un aspetto: è vero che il film non può che generare odio (giusto) verso le guardie, ma rischia di avere anche un effetto negativo, ovvero una paura enorme nel partecipare a cortei e mobilitazione proprio a causa della violenza delle guardie. Come 11 anni fa la loro violenza procurò odio ma anche gravi danni psicologici, ragion per cui molti di quelli che subirono tale violenza non sono mai più andati a un corteo, anche oggi potrebbe avere lo stesso effetto su una larga fascia di sfruttat* non ancora pronti (mentalmente intendo) allo scontro contro i padroni e i loro servi. Per questo secondo me sarebbe indicato accompagnare alla visione del film, una contestualizzazione di quei giorni, ma anche soprattutto un discorso sulla necessità di ribellione e rivolta allo sfruttamento, all’oppressione e alla violenza non solo delle guardie ma di tutto questo sistema infame chiamato capitalismo.

  • quechua

    chi ha vissuto genova difficile andrà a vedere questo film..anche perchè..ancora che si pagano i biglietti del cinema?…e allora mi viene pure il dubbio…pagate pure il canone? avete una tv?

    se poi questi soldi andassero agli arrestati, famiglie e feriti invece che alle cravatte e bmw di santamaria e company..allora pure pure.

    i cinema pieni di chi? sbirri, militanti e critici cinofili…il resto? c’è vanzina, scherzi a parte e i film scaricati da emule.

    bah…ancora con questo ottimismo nei confronti del classe media…ops…BORGHESIA.

    qui si pensa a come affrontare gli idranti e la nuova legge anti resistenza-passiva..e voi state a pensare ancora a de gennaro e placanica.

    per quanto mi riguarda, la mia genova cinematografica si chiama “DETOUR”.

  • Alessandro

    Premesso che ancora non ho visto il film, e che parlandone in giro con compagni ci sono visioni discordanti, vorrei però dire qualcosa sulla discussione…

    Ho letto che Agnoletto può ancora parlare…ma stiamo scherzando? Agnoletto ha costruito sulle giornate di Genova la sua carriera politica; ha mandato allo sbaraglio, lui e Casarini in primis, centinaia di migliaia di persone perchè non avevano capito un cazzo di quello che si stava preparando, reiterando minacce di guerre semiotiche o simboliche a cui il Capitale ha risposto con la guerra vera; si è fatto eleggere, sfruttando l’onda emotiva post-Genova al parlamento europeo, dopodichè nessuno l’ha mai più visto nel movimento.

    Non è una colpa “mortale”, ma dopo Genova un compagno con un ruolo come il suo avrebbe dovuto dire: “ok, ho sbagliato e mi assumo l’onere di aver organizzato male le giornate di Genova, è un errore mio e del resto della dirigenza dell’allora Genova Social Forum. Ammetto lo sbaglio e mi ritiro, quantomeno mi prendo un grosso periodo di pausa”. E invece niente, trasmissioni su trasmissioni a discettare di movimento come se nulla fosse successo. Ma non scherziamo.

    Ho letto poi di responsabilità dei governi, di centrosinistra o di centrodestra. Ora, a parte l’evidente responsabilità del centrosinistra quale referente politico che ha organizzato il G8 di Genova, preparandolo e sperminetandolo al summit di Napoli di marzo, rimane il fatto che quello che è successo è stato determinato da logiche completamente “altrove” rispetto ai partitini politici presenti nel nostro parlamento. Dopodichè, l’organizzazione materiale dell’evento è chiaramento responsabilità del centrosinistra. Questo non tanto per assolvere il centrodestra, quanto per evidenziare le responsabilità e il ruolo di determinati schieramenti politici. A Genova si è visto come non esistono schieramenti politici di centrodestra o centrosinistra, sono solo due fazioni del capitale che ha Genova difendeva se stesso. E l’ha fatto aiutato anche dall’errore madornale di dirigenze di movimento che invece di improvvisarsi leader politici avrebbero fatto meglio a leggersi qualche libro in più e a capire che fase politica si stava aprendo con genova e che risposta il Capitale si stava preparando a dare. Sono errori che d’altronde si commettono anche oggi, dopo 11 anni, perchè le dirigenze di movimento sono le stesse, e nessuna di loro, sottolineo nessuna di loro, ne ha metabolizzato le responsabilità, gli errori, le colpe. Tutti sono usciti salvi da Genova, coperti dal corpo di Carlo Giuliani e le violenze della DIAZ, quando dopo Genova andava avviata una riflessione che non c’è mai stata. Gli unici a ri-leggere la situazione politica sono stati i Wu Ming che, nonostante anche loro a Genova furono fra i protagonisti, presero atto mesi dopo di un fallimento, politico più che militare.
    Dopo 11 anni, rimangono i soli che l’hanno fatto. Gli altri ancora cercando di vivacchiare nelle assemblee di movimento, con 11 anni di più e le rughe che avanzano..

  • behemoth

    a quechua beato a te così duro e così puro.
    quanno fai la rivoluzione facce ‘n fischio che s’accodamo.
    chi c’ha le adidas ovvio nun entra. e manco chi scrive cor computer…
    va a lavorà va’…

  • Angela

    Che Agnoletto chiede al film quello che lui e il suo partito non han detto e fatto è il massimo della codardia. Cosa ha fatto quello schifo di partito se non i capitalizzare elettoralisticamente genova 2001 estendendo la sua coperta ai disobbedienti, ecologisti, ong… ben piazzatesi poi nelle istituzioni locali e nazionali.?
    Se solo avessero avuto consapevolezza della sospensione della democrazia altro che dichiarazioni, ben altro avrebbero dovuto mobilitare.Ma loro unico orizonte è il buco dell’urna e Genova ,per loro, è stata una parentesi, e giù a fare da sponda ai partiti, ai media nell’attaccare i Blak Bloc

  • Mario

    I conti non tornano.
    Esce un film che non fa nomi e cognomi nè di politici nè della catena di comando. Che fa vedere la sceneggiatura in anticipo al capo della polizia.
    Esce una critica al film di Agnoletto, che invece fa nomi e cognomi.E che chiede perchè delle omissioni.
    E Militant, invece di porre e rilanciare le stesse domande, spara merda su Agnoletto? Ed esalta il Film? Lo consiglia? Cosa è? Una marchetta per il potente produttore e il suo amico regista?
    Forse perchè è bello essere trandy e in compagnia di Corriere, Repubblica, stampa, Fabio fazio e tutto il carrozzone che esalta il film?
    Noto delle strane coincidenze da anni. Su cui forse vi invoterei a riflettere.
    1. Ogni volta che Agnoletto fa nomi e cognomi vi è una contemporaneità di pesantissime minacce nei sui confronti, diciamo dal “sistema… e attacchi frontali da aree antagoniste… perchè?
    2. Nel libro di Agnoletto, oltre a esserci i nomi e cognomi, ci sono chiaramente descritte le responsabilità di destra e sinistra. Provate a leggerlo. Non è un caso che i vari Dandini, Fazio o Santoro si siao rifiutati di pubblcizzare il suo libro. Forse non tutti sapete cosa è accaduto ad Agnoletto dopo Genova a causa del fatto che in 11 anni non ha mollato l’osso e ha continua a fare nomi e cognomi. Vive blindato. Minacce continue, Strane visite di servizi e difensori dell’ordine. Furti ripetuti di materiale… ma per i”veri” ricvoluzionari tutto cio’ non conta! E allora viva Procacci, viva Vicari e viva tutto il carrozzone x fare la rivoluzione… Siete proprio una delusione compagni.
    3.

  • ciccio

    noi il film l’abbiamo trovato potente
    non è un film fatto x noi
    non entra nei cazzi nostri piu di tanto
    chiaramente manca tutto
    manca la verità che noi altri abbiamo vissuto sulla nostra pelle
    manca a noi che ancora portiamo indelebili il segno della ferita
    non è un film schierato
    racconta dei fatti
    ineluttabili
    li racconta senza sconti
    senza tesi
    li racconta
    con forza
    con violenza
    li racconta bene..x essere una fiction…
    questo è
    una fiction
    con tutta la potenza che una fiction puo avere
    che mai basterà a noi che li eravamo e quei fatti li abbiamo vissuti e magari anche un po creati…
    ma il film è bello
    ed è buono che ci sia
    che giri il mondo
    che emozioni le persone…
    è un film importante
    sopratutto x quelli che non erano li.
    baci

  • quechua

    è vero io indosso adidas e scrivo sul computer..hai capito tutto.
    però a genova ci sono arrivato dopo napoli, gotenborg e dopo praga..e li avvano già sparato..

    http://www.youtube.com/watch?v=-CtaBZg2S-M

    http://www.youtube.com/watch?v=yPjMs4VFa9g
    http://www.youtube.com/watch?v=RzPzh4OJwBY&feature=related

    bush e prodi….e già..mettici pure bertinotti và..
    ora invece tutti professori a parlare di world bank, bce, spread, federal, equitalia.
    http://www.youtube.com/watch?v=Gj7A-j5b3ug&feature=relmfu
    http://www.youtube.com/watch?v=scqtL3HUNHQ&feature=related

    poi dopo arrivano le torri gemelle e tu ancora che esalti un film, te la prendi con agnoletto, fini, de gennaro, la lilliput..loro sono formiche in confronto..come ora la val susa dove vige la legge marziale all’israeliana, detenuti, torture..e i camion e trivelle di caterpillar.
    vogliamo parlare di genova 11 anni dopo?
    i cazzi nostri li sappiamo, ma voi che vivete di racconti e passaparole continuate ad andare dietro a chi fà bere 43 persone ad albano..tattiche militari? (giusto un ultimo esempio)
    a genova ci sono stati i 10 anni….voi c’eravate?
    sapete niente di supporto legali di Op e tante altre situazioni..ora internazionali?

    la rivoluzione si fà da sempre..ma voi aspettate qualcuno che vi dà il via..
    se continuate così rimanete indietro..o già lo siete.
    ma non è rivolto a militant..ma a quel behemoth.
    baci anche a voi.

  • Frank

    A me sembra che la breve recensione di Valesio sul Fatto di qualche giorno fa centri abbastanza il punto: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/diaz-mancano-veri-cattivi/204507/

  • [...] essere il motore che muove ognuno di noi ogni giorno. Sul film in sé, mi sento di condividere la recensione di Militant, un po’ meno quella di Scurati sulla Stampa… perché una proiezione non potrà mai [...]

  • Un compagno

    “i cazzi nostri li sappiamo, ma voi che vivete di racconti e passaparole continuate ad andare dietro a chi fà bere 43 persone ad albano..tattiche militari? (giusto un ultimo esempio)”

    Quechua, trovo tutto ciò abbastanza assurdo. “Andare dietro a chi fa bere 43 persone ad albano..”. Mi sa che di orizzontalità e movimenti territoriali conosci ben poco pure che te sei fatto praga, gotenborg, valsusa e genova.

  • Francesco

    Un contributo alla discussione: l’intervista al regista realizzata a Padova dopo la proiezione e il dibattito in sala.

    http://ilcorsaro.info/in-movimento/469-intervista-a-daniele-vicari,-regista-di-diaz-il-mio-film-fa-parlare-i-fatti

  • Giovanni

    le critiche mosse a Vicari in cui si denuncia il suo presunto silenzio dovuto a paura e/o interessi commerciali a proposito delle responsabilità dei singoli personaggi sono semplicemente ridicole. I film a tesi sono una cosa disgustosa, anche se dicono la verità. Il nome di Fini è irrilevante in un’opera cinematografica, anzi, può essere estremamente dannoso nell’economia filmica. Il massimo che è concesso a Vicari è suscitare il desiderio di saperne di più dello spettatore riguardo a quello che è accaduto, un racconto autoconcluso è da evitare a tutti i costi.
    Ottima la recensione di Militant. Ringrazio e giro.

  • Giovanni

    A proposito della questione Black Block, che da quello che leggo risulta ostica anche per Militant, la scelta di Vicari è stata la seguente. Il fatto che ci potessero essere o meno i bb all’interno della Diaz cambia un grammo di quello che è successo? Perché questa è la linea della destra italiana, una violenza che tutto sommato va capita. Vicari si scaglia contro questa porcata dicendo chiaramente che rompere una vetrina non rende legittima la tortura. Personalmente dico anche che le scene con i bb francesi sono forse le migliori per uso dello spazio e compostezza.

  • I.b.

    Ma secondo me la vostra analisi sarebbe giusta se questo film fosse passato in prima serata su rai uno…ma finirà che buona parte del pubblico che lo vedrà sia già bene o male, piu’ o meno schierata, e con una certa idea…

  • lupa

    Premettendo che Agnoletto è personaggio per cui posso nutrire solo disprezzo, in effetti, politicamente credo che Diaz sia un film molto ambiguo. Sto pensando al “Non li tengo più” riferito agli uomini del 7°, oppure a come viene affrontata la questione BlackBlock. Le questioni fondamentali(potere politico, questione violenza) vengono appositamente lasciate nell’ambiguità. Il punto però è che mi sembra che non venga colto (per come può coglierlo un film che ovviamente non è un saggio) il nocciolo di quello che è successo a Genova nel 2001: la guerra e la tortura perpretrate dalle forze imperialiste non più solo fuori dai confini dell’occidente, ma anche al loro interno nei confronti dei propri “cittadini”. Fatto che è il frutto dei mutamenti radicali apportati nello scenario politico dall’attuale fase imperialista. Il film invece sembra voler testimoniare lo scandalo che tali “negazioni dei diritti”, tale “abusi di potere” siano avvenuti contro cittadini di paesi democratici (pensate alla figura del giornalista della gazzetta di Bologna o alla continua menata sulla stampa). Ancora una volta una lettura che, gridando lo scandalo, ammicca alla presunta superiorità del diritto democratico europeo, in questo caso violato. Ancora una volta dimenticando come l’Europa colonialista e imperialista ha da sempre torturato, depredato, stuprato e assissinato le popolazioni extraeuropee. E come Genova 2011 rappresenti solo un’adeguamento della forma guerra e delle tecniche di repressione alla fase del capitalismo globale in cui i confini tra Primo e Terzo mondo non esistono più. Poi, registicamente il filmè fatto molto bene e, oggettivamente, le manganellate e le ossa rotte non possono, in nessun modo, essere ambigue.

  • Lorenzo

    Non ho visto il film, nè andrò a vederlo.
    Vorrei mettere a confronto il commento di ciccio…
    “non è un film fatto x noi (…)
    chiaramente manca tutto (…)
    ma il film è bello
    ed è buono che ci sia
    che giri il mondo
    che emozioni le persone…
    è un film importante”

    …con quello dell’amareggiato Guadagnucci, o con il seguente:
    “Ci siamo incontrati con Domenico Procacci e Daniele Vicari, abbiamo chiesto loro di poter visionare la sceneggiatura del film sulla Diaz, come è stato possibile fare al capo della polizia Antonio Manganelli. Alla risposta negativa del produttore e del regista, abbiamo preso atto della loro scelta e confermato tutte le nostre perplessità”
    Resoconto film sulla Diaz
    http://www.veritagiustizia.it/altro/resoconto_film_sulla_diaz.php
    Siam messi male, gente.

  • Marcello

    Io non capisco davvero perché criticare sempre e comunque. Il film è un cazzotto allo stomaco, punto.

  • daniele

    @Quechua
    spero di non capire mai chi sei…
    che c’entra albano caro il mio simpaticone?
    chi è che fa bere 43 persone?

    Ma perchè non ce lo spieghi te come se fanno le cose?
    Ah già, mettere insieme due spicci,socializzare la miseria, uscire dal sistema… il suicidio è molto più dignitoso

    Sei patetico, come il fatto che te sei fatto tutta la via crucis (goteborg, praga, napoli,ti sei dimenticato nizza e davos ecc.) senza capire che era un movimento che non andava da nessuna parte, così come Genova e le grandi masse informi contro la guerra.

    La Storia è fatta anche di nomi e cognomi, che sono importanti per ricostruire gli eventi e le responsabilità.
    Tacerli può andar bene in una fiction, non per una memoria storica.

    Vatte a aprì sto agriturismo anarcobiologico e invitace a tutti.

  • quechua

    cerco di mandare avanti i commenti di frank, lorenzo e francesco.

    intervista:

    “Hai preso in considerazione la paura che è stata espressa da certe persone che questo tuo film possa scatenare un sentimento collettivo contro la polizia?

    Non credo, ho molta fiducia nell’intelligenza delle persone, credo che guardando questo film si provi molto dolore più che rabbia. Penso che se noi non facciamo saltare fuori questo dolore che tutti abbiamo dentro, il pericolo vero è quello lì. Io sento intorno a me che c’è qualcosa che non va, un film ci permette anche di guardare in faccia queste cose. Credo che sia una cosa tosta, soprattutto per i poliziotti che hanno fatto queste cose e hanno passato la loro vita a nasconderle. Sicuramente è una cosa tosta, però dobbiamo guardarla in faccia. Ogni tanto qualche poliziotto mi contatta, mi manda dei messaggi, mi dice: “Io non sono come loro, non sono quel tipo di poliziotto”. Poi c’è una circolare del ministero che vieta ai poliziotti di parlare del film, è una situazione molto difficile; questa circolare è conosciuta perché un sindacalista l’ha passata a un giornale ed è allucinante.

    Per girare questo film hai avuto problemi a trovare fondi e anche una casa di distribuzione, sei addirittura dovuto andare a girare in Romania: hai avvertito un blocco da parte delle istituzioni italiane?

    Il mio produttore, che ha fatto più di 60 film, ha avuto all’inizio dei grandissimi problemi, per la prima volta nella sua carriera si è sentito dire: “No, non ce la mandare la sceneggiatura”. Gli è bastato sentire il titolo… Infatti il film abbiamo dovuto rimandarlo di un anno, cercavamo fondi in maniera differente, non riuscivamo a trovare nulla, ma Procacci ha comunque deciso di andare avanti e di farlo. Una volta che siamo partiti con le riprese un po’ si è sciolto questo iceberg; per esempio una cosa che mi ha fatto veramente molto piacere, lo dico senza retorica, è che il Mibac – il ministero dello spettacolo – valutando la domanda ci ha dato un contributo microscopico, perché per un film costato 8 milioni un contributo di 400.000 euro è un ventesimo, ma che considero simbolicamente un fatto di un’importanza capitale, perché è lo Stato che ci dice: “Fate bene a girare questo film, è giusto farlo”. E lo Stato siamo noi.”"”

    *

    a queste 2 domande io sottolineo delle cose.
    il regista pensa che facendo uscire rabbia e dolore si raggiunga un’innalzamento della coscienza, aumenti il senso della giustizia.
    secondo me, invece, immagini e storie tristi e sadiche aumentano un senso di impotenza e pessimismo, creando incapacità nel reagire e diminuendo consensi di piazza e numeri a future manifestazioni.
    poi accusiamo chi durante scontri e altro si defila, lasciando i soliti 200 al confronto e alle beghe giudiziarie.
    questo film mette paura e conferme a chi milita, e che se non convinto fino in fondo potrebbe abbandonare la lotta, cosa già successa dopo proprio genova, lasciando strascichi e vuoti nei movimenti, lasciando una generazione spezzata in 2.
    è qui che capisco le critiche e l’essere contento di questo film, perchè il 20enne e appena 30enne che non ha vissuto genova, che ora infiamma le piazze indignate, si è sentito per 10 anni incapace di reagire e incapace di individuare le linee guida scappate, rifugiate, litigiose, confuse se non latitanti.

    sulla seconda domanda invece credo che sia ancora più grave sottolineare che lo STATO non ti ha aiuta finanziaramente.
    400 mila euro sono pochi????
    e tu regista, in base ad aiuti economici del governo, ministeri ti lamenti pure?
    immagino tutti sanno le difficoltà per mandare avanti situazioni di movimenti, da supporti legali a l’esistenza di controinformazioni, solo su contributi amichevoli e di offerta, e questi..attori in primis..si lamentano pure?!

    infine io dico…
    11 anni di buio ed esce n film..e il popolo, o il lato politico colpito è contento.
    bene, servono 10 anni.
    questo è il tempo necessario per poi fare uscire un film inutile, soprattutto ora nell’era del digitale, di sky, di internet, dove l’offerta del cinema è sempre più bassa.
    quindi tutti voi site convinti che un film del genere sia utile, da proiettare nelle scuole..così “terrorizzi” da subito un possibile manifestante o ribelle…”scatenando” una guerra di vendetta e di abuso su abuso..sperando che la massa o popolo si renda conto che dentro i cie e le carceri avvengono cose….che tra 10 anni un altro film dirà…e che nel 2020…altri ragazzi vedranno altri film che diranno che sulla luna e su marte esistono…bla bla…e nel 2030 un altro film dirà che per colpa di quello e questo….bla bla bla.

    il problema è DELEGARE ad estranei, attori e registi, il racconto di eventi che fanno indietreggiare il presente, frena il contesto storico attuale…
    creare scogli su cui difendersi e proteggersi..invece di spingere ad uno slancio in avanti…ad affrontare e sconfiggere il male di adesso..che è ancora più forte di 10 anni fà.

    mi sembra come l’esempio del doping…che sta sempre più avanti dei controlli antidoping…
    e gli sportivi muoiono uno ad uno…

    p.s.
    sui 43 di albano, la mia era una provocazione.
    ben vengano azioni comunitarie, ma non capire che una denuncia indebolisce e decima il movimento..
    è come perseverare…
    avevo scritto qualche giorno prima della manifestazione di non cadere in provocazioni e scontri creati ad hoc, invece si è voluti pure andare sotto casa del tiranno..allontanando quella massa che domani potrebbe prendere le distanze.

    attenzione!

    http://www.corriere.it/cronache/12_aprile_18/il-sindaco-di-rifondazione-basta-no-tav-marco-imarisio_9432a982-8914-11e1-a8e9-f84c50c7f614.shtml

  • [...] http://www.militant-blog.org/?p=6765 Condividi questo articolo:ShareTweetvar addthis_config = {"data_track_clickback":true};Pubblicato da Franz_MiM il 18 aprile 2012.Articoli collegati: [...]

  • marco

    certo che un film è…un film; ma ha dei contenuti, una storia, un linguaggio, dei significati (espliciti o no), dei ritratti umani, uno sfondo ambientale e storico…niente di tutto ciò è neutro e pare proprio che, nel caso di “Diaz”, sia stato pre-visionato dalla Polizia.
    Suggerisco pertanto , accanto al bollino “consigliato da Militant”, di aggiungerne un altro :”approvato dalle guardie”…
    E c’è pure qualcuno, qui , che ha il coraggio di sputare su Agnoletto
    ma fatemi il piacere…
    PS. per quel che conta, ero a Genova, 2 punti in testa .

  • behemoth

    Scrivo a caldo, appena tornato dal cinema.
    Ho letto Agnoletto. E anche Guadagnucci.

    Il film è un buon film per essere un film italiano.
    Sono d’accordo con Guadagnucci sul fatto che è un film del 2002. Il problema è che non c’è stata nessuna altra pellicola a illuminare quel buio in questi 11 anni, e quindi, perché siamo in Italia, va bene così.
    Va bene un film di stampo neorealista che mostra ciò che è accaduto alla Diaz e a Bolzaneto, senza porsi ulteriori problemi. Va bene un film che in qualche modo consente a riflettere e a discutere su ciò che è stato rimosso. Un film che fa stare in silenzio per mezz’ora le persone che non c’erano, non sapevano nulla o appena appena di quello che era successo.

    Secondo me è un film per chi non c’era come ha detto Ciccio e una boccata d’aria nell’Italia del pubblico cloroformizzato di fronte alle rappresentazioni angeliche come scrive Militant.

    Agnoletto un po’ lo capisco, però lui non capisce la macchina cinema e l’impossibilità di mettere dentro il mondo intero. Poi forse dovrebbe anche un po’ interrogarsi sulle sue scelte, come tutti, di allora. Mi sembra interessante questa sua pervicace insistenza sulla distinzione tra gsf e black bloc, quando il film, ci piaccia o meno, parla di diritti umani violati. Punto. Se lì dentro c’è Heidi o Gambadilegno non importa. Qualcuno dirà che stiamo parlando di diritti borghesi qualcuno che stiamo svelando la falsa coscienza della democrazia borghese.

    Invece l’accusa di “film commerciale”? Forse il difetto del film è proprio qui, ma all’opposto di come lo intendono Agnoletto e Guadagnucci. Io l’avrei visto più commerciale, un film del 2012 se appunto un film-denuncia fosse stato già girato. Un film più coinvolgente da vedere, mantenendo tutta la sua radicalità. Un film che restituisse il clima reale di Genova in quel 21-21 luglio, cosa che non riesce assolutamente a fare, i manifestanti sono delle macchiette senza anima, non si percepisce lo stato di terrore, rabbia, paranoia di quei giorni…sui volti delle persone non solo in quello che dicono. Avrei seguito meno personaggi e mi sarei più concentrato sulle loro storie (la tedesca o un altro manifestante, il giornalista e fournier), avrei tagliato personaggi ridondanti che servono solo come testimonianza, il vecchio cgil, i black bloc, tizi del gsf (non perchè non servono ma perché per come sono rappresentati non aggiungono nulla), meno linee narrative ma più sviluppate, più significative.

    Comunque dopo la porcata di Romanzo di una strage…

  • Ile

    Fra non poter mettere tutto il G8 e scegliere – INVECE – di dedicare diversi minuti a quello del gsf che si scopa una mezza deficiente che se ne andava in giro a ballare con la sua chitarra di merda manco 24 ore dopo che avevano ammazzato Carlo c’è un abisso. Non potendo rappresnetare tutto, Vicari ha fatto delle scelte: un movimento enorme ridotto a qualche scontro e a qualche macchina incendiata e un bel primo piano del culo della cretina. Sono scelte.

  • behemoth

    Vicari non mi sembra tanto interessato alla rappresentazione del movimento. Mi sembra focalizzato su ciò che è avvenuto all’interno della scuola e della caserma. Questa è la scelta principale.

    Poi tutto è opinabile: nel senso che per gli anarchici, per gli autonomi, per i fricchettoni, per i rifondaroli, per i qualunquisti, ci saranno sempre troppe rappresentazioni delle altre categorie e troppo poche della loro.

    Secondo me il fatto che il tipo si scopa la mezza deficiente non racconta nulla. è quello il problema. non che il tipo si scopi una tipa un’ora dopo la morte di carlo (magari è successo…ma che significa..che mi vuoi dire con questa scena…?). il problema è che la morte di Carlo di vede appena. tutto è accennato. niente è approfondito.

    Quello che interessava era lo schock di Diaz e Bolzaneto, cosa che avviene per chi non è stato lì dentro, per chi non è stato a Genova, per chi l’ha solo sentita nominare. Il film fa il suo lavoro. Poi ripeto, per me è un film liberale che parla di diritti calpestati. Non è un punto di vista militante, ma è ottimo in un Italia medievale.

  • Operaio San basilio

    Sono d’accordo con Behemonth, non è un film sul “movimento dei movimenti” è un film su quello che è successo alla Diaz e poi a Bolzaneto, delle volte sembriamo matti.

  • Frank

    Senza il “movimento dei movimenti” semplicemente non ci sarebbe stata nessuna Diaz e nessun Bolzaneto. Quindi se lo scopo era raccontare quello rimane un film che, nella migliore delle ipotesi, è approssimativo.

  • Operaio San basilio

    Dienticavo, quando siamo tornati al Carlini dopo che avevano ammazzato Carlo (e la notizia era già circolata)e dopo ore e ore di scontri feroci abbiamo beccato gente che s’era appena alzata o che faceva la giocoleria. In quei giorni a Genova c’era di tutto un po’, fra cui anche chi era venuto esclusivamente per fare campeggio, ma non mi sembra che il film dipinga questi “frikkettoni” come l’anima del movimento o pretenda di rappresentarlo attraverso loro. Mi sembra che tutto sia solo funzionale a far incrociare traiettorie diverse facendole convergere in un modo o nell’altro alla Diaz. Continuo a restare perlesso davanti al livore di certi commenti quando meno d’un mese fa è uscito un film veramente di merda con Mastrandrea che santifica Calabresi e quasi nessuno ha detto un cazzo. Mah?!

  • Ile

    Sì, ma io non è che penso che vicari se lo sia inventato, sia chiaro. Vicari ha fatto delle scelte narrative: rispettabilissime, per carità. Ma secondo me sono scelte che possono piacere a un liberale, non ad un militante politico. Vorrei scrivere un commento lungo ma non ho tempo.

    Cmq, a proposito del film di giordana, ieri sera al tibur era finiti i biglietti per diaz tipo un’ora prima dello spettacolo. La metà degli spettatori, invece di spostarsi di 1 km ed andarselo a vedere al jolly, preferiva entrare a vedersi giordana. Questo giusto per far capire la consapevolezza politica del pubblico.

  • Condivido tutto o quasi di quello che dite in questo articolo. Quasi perchè non ho capito quale è il problema sui Black Block. Trovo il film onesto, anche perchè non è un caso se sono ringraziato alla fine del film :) et posso assicurarvi che la storia del ragazzo BB che stava per dormire alla Diaz e ha preferito passare la notte nel bar chiuso e molti altri detagli, sono veri. Il fatto che i detti BB non sono presentati come una banda di infiltrati manipolati e fascisiti è già molto più intelligente che la solita canzone post-tutte bianche.

  • @ Serge, il riferimento ai Black Bloc era legato al fatto che almeno a noi è sembrato che nel film fosse suggerito un qualche nesso di causalità fra la presenza dei BB e l’assalto alla Diaz, per precisione il pezzo in cui lui butta la maschera e dice “cercavano noi”. Per come la vediamo questa è stata invece una scusa ex post che in qualche modo ha trovato sponda anche in alcuni pezzi consistenti di movimento. Pur non condividendo molte di quelle pratiche ci sembra evidente che questo nesso di causalità non ci fosse proprio. Lo scopo era annichilire, impaurire, annientare molto spesso accanendosi proprio sulla parte meno militante dei cortei.

  • Flora

    Agnoletto non capì, e non capisce ancora adesso che quel vasto movimento contro la globalizzazione capitalista aveva radici profonde si radicava in ampi strati di popolazione, non era il movimento delle rochstars e, non potevano permettere che dopo il Chiapas, Seattlle continuasse. Andava distrutto annichilito nel corpo e nella psiche.
    Sporco lavoro che toccò al governo italiano prima con il centro sinistra a Napoli poi a Berlusconi a Genova.
    Il movimento, nella sua maggioranza, non era preparato nè culturalmente, nè organizzativamente e il prezzo fù altissimo: una pietra tombale che solo la crisi di oggi riapre e rimette il mondo con i piedi per terra. E, questo non và sacrificato all’altare di una giornata di geometrica potenza.
    Agnoletto vuole “i nomi” di quei giorni come se 40 anni di stragismo non abbiano insegnato nulla o meglio si è introiettato così profondamente l’arma di distrazione di massa sganciata dalla socialdemocrazia nostrana e fatta propria dagli adepti della “sinistra” nelle sue diverse eccezioni, sempre lì a verificare e indicare servitori e servizi deviati con immancabili “provocatori” di turno.
    La gestione del dopo-Genova fù catastrofica si assecondò l ‘alibi blak-block su cui si avvitò il dibattito condotto dai mainstreem e dal ceto politico, Rifognazione allungò la coperta della rappresentanza sui leaders no-global, il movimento finì e poco dopo anche Rifognazione morì nelle braccia del centro sinistra.

  • Alessandro

    Esatto Flora! Ma quali nomi dei colpevoli, sono 60 anni che sappiamo i colepvoli, i loro nomi, i loro referenti politici, il loro contesto storico…servono davvero due o tre nomi “tecnici” a cui accollare tutta la responsabilità di aver eseguito degli ordini stabiliti da altri? I nomi li trovassero i processi…per la gente comune è più importante che ciò che è avvenuto è avvenuto in Italia per mano di dentrosinistra e centrodestra piuttosto che per mano di De Gennaro o di Fini, figure assolutamente inutili (perchè intercambiabili, perchè pedine) nel discorso generale…

  • Lob

    http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/04/15/giacomo-russo-spena-diaz-caro-agnoletto-ti-sbagli-di-grosso/

    Mark Covell scrive: 17 aprile 2012 alle 03:20

    From the horse’s mouth as we say in London:)

    My name is Mark Covell. i am the English journalist that was almost killed at Diaz. I have been working with Procacci, Vicari and fandango since May of 2009 concerning the creation and production of the film, Diaz:Don’t Clean up this Blood.

    This article is one of the few to print the truth about why the names were changed. My name has been changed and i have an actor called Pietro Ragusa playing my story in the film.

    Vittorio, who is a very good friend but was misinformed about the reasons and so was the comitato of truth and justice run by Enrica. When the script was sent to the chief of police in early 2011, it was for the reasons that Fandango did not want to be sued by the convicted Diaz police. Fandango where also aware that Diaz was and still is a legal case involved in process. Only in June this year will Cassazione finally rule on Diaz.

    Enrica thought that Fandango were ‘appeasing the police’ by showing the script to Manganelli. I no doubt that Manganelli was shocked by the script and he knew it would be very damaging to the reputation but decided not sue. His views of the film remain private but i am such he has much on his mind about Diaz and how to resolve it.

    Vittorio attacks Fandango about the detail of facts from the real case documents. Yes Fandango could of spent much time putting all the detail and knowledge but this strategy would of lost the audience and the film would of been a failure. Correctly, Vicari sticks to the basic facts in telling the story without switching off the audience but manages to convey the very powerful message of what the police did to me and my friends.

    As for me, I met Procacci and Vicari in may 2009 in Genova. They both asked permission from myself, Lena, Neils, Mina and Lorenzo (some of the main characters from Diaz). Up until that time, no-one had made a documentary or film that covered all the facts and evidence. What really impressed me was the commitment and investment of money into the project. Making Diaz would become the hardest and most complicated film that Fandango has ever made. But Procacci and Vicari had been waiting a long time to make this film because it was so important to tell.

    What further impressed me was that fandango normally receive 100 film scripts but only two or three scripts were ever developed into films. Diaz had no script in 2009 but Procacci was willing to order one of his best scriptwriters to write script and it took over two years to complete before filming could begin!

  • Ludom

    @ Quechua
    Scusami Quechua ma che vuoi dire con quel link? Che in Valle si incrina il movimento per lo spazio lasciato a “inaffidabili”? Domando sinceramente.

  • Alessandro

    Ho visto ora il film al cinema.
    Secondo me vanno distinti due piani: uno, la critica del film; l’altro, i contenuti politici che un film come questo inevitabilmente si porta dietro.

    Dal punto di vista filmico è un bellissimo film. E’ fatto bene. Non è un documentario, ma ha la forza del documentario sommata alla bravura della recitazione. E’ girato e recitato bene. Incrocia storie, tempi, fatti, epressioni in un insieme omogeneo, ma al tempo stesso riesce a descrivere storie e vite diverse che si intrecciano. Salvando unicità della situazione oggettiva con la soggettività di chi la viveva in prima persona in quel momento.

    Secondo poi, è un film anti-retorico. Genova poteva essere raccontata in tanti modi, eppure non è stato mai fatto. Essendo stato un evento impressionante, in cui la realtà, come si suol dire, superava la fantasia, negli anni immediatamente successivi si è lasciato parlare le immagini reali. Si sono cioè prodotti lavori documentari. Ed era giusto così. Oggi, a dieci anni, era necessario girare un film. Soprattutto, in un film che non scadesse nella retorica.

    In un film, raccontare eventi storici così complessi è sempre ostico. Il film inevitabilmente deve costituire una sineddoche, deve cioè raccontare una parzialità per poter suscitare l’idea del tutto, deve cioè, tramite una narrazione particolare , rendere intellegibile il tutto. E il film di Vicari fa proprio questo. Non potendo raccontare tutto, sceglie di raccontare un episodio che segna quelle giornate e gli da un senso. E’ la scelta è quella della violenza brutale delle guardie, dell’attacco a freddo e premeditato ai manifestanti. Senza sconti, senza comprensione, senza artificiosi espedienti retorici o ideologici che potessero in qualche modo giustificare ciò che è avvenuto la dentro. Non si salva nessuno anzi, la crudezza di certe immagini lascia davvero basiti.

    Dal punto di vista politico, poi, ci sono altre considerazioni da fare.
    Non era un film su Genova, quindi non era necessaria nè ricercata alcuna narrazione, descrizione o approfondimento su quel movimento (che, essendo eterogeneissimo, non poteva essere raccontato in un film così).
    Le scene delle assemblee io le ho trovate assolutamente veritiere. Piccoli scazzi su minchiate, discussioni di notte a parlare del nulla; nervosismo; tentativi di rimorchio, ecc…tutte scene già viste in milioni di assemblee in ogni parte d’Italia.
    E’ veritiera anche l’inconspaevolezza della maggior parte dei manifestanti rispetto a ciò che stava succedendo. Credo che almeno il 70% della gente andata al g8 di Genova si sia accorta davvero cosa stava accadendo una volta tornata a casa, i giorni seguenti. Quindi, anche da questo punto di vista, nessuna reticenza o falsità.

    L’unica nota stonata, però, che andava in qualche modo inserita, sono le responsabilità della politica. In nessun momento del film si capisce che dietro la violenza della polizia c’è il disegno politico. Non si tratta di fare nomi, si tratta di individuare le responsabilità oggettive, e questo manca. Poteva essere inserito, anche senza fare i nomi di persone, partiti o aree politiche particolari, il fatto che ciò che si è prodotto non è stata per esclusiva volontà delle forze dell’ordine (dirigenti, graduati o guardie semplici, poco importa), ma perchè c’era una regia politica trasversale che ha determinato tutto ciò.

    Questo nel film manca, ma forse è l’unica cosa che non convince. Per il resto, un grande film. Soprattutto perchè, in Italia in questi tristi anni, ne vedremo ben pochi di tale livello.

  • [...] di degnissimi e bla bla bla.   Comunque vi rimando a due recensioni:   1) quella del sito:   http://www.militant-blog.org/?p=6765#more-6765   (attenuata dal commento di tale FRANK)   2 ) quella de ‘Il fatto quotidiano’:   [...]

  • Francesca x Caso

    io penso che Diaz sia stato utile, soprattutto in un paese in cui dal 2001 in poi si sono susseguiti fiction e film con sbirri buoni e bravi superintelligenti che sono anche biologi (da distretto di polizia, carabinieri e RIS vari)…e anche per smontare questa dicotomia legalità illegalità in cui tutto ciò che è legale e buono e giusto (posizione affermatasi per colpa delle correnti sinistroidi).
    Detto questo per me, a livello cinematografico, vale poco. Poi non la voglio mettere sul grande pubblico o sul piccolo che mica voglio fare l’elitaria o cose del genere, non era questo che intendevo. Solo che appunto voleva cogliere un certo target (molto vasto come vanno in giro a dire anche molti compagni), bene l’ha fatto ma io che devo dire che mi è rimasto dentro perchè ha colpito il “target” ? (ma come parli? direbbe un vecchio Moretti, ormai rincretinito, o forse lo è sempre stato)… non è che le cose funzionano sempre in codice binario alla facebook, cioè o ti piace o non ti piace… Nei film come in tutto puoi apprezzare certe cose, altre non concepirle proprio, certe si rivalutano, altre scadono. Non sempre si possono prendere le cose per blocchi contrapposti piacere/dispiacere, amore/odio, male/bene… ragionare così mi sembra abbia sembre qualcosa di teologico e astratto…
    Riprendendo il discorso… per far meglio la mia posizione smonto il film in due maniere, cioè attraverso i contenuti che veicola: macrocontenuti e microcontenuti(questi sottesi, romanzati, un pò striscianti).
    I macrocontenuti emersi in maniera palese sono quelli della violenza della polizia, della paura e dell’orrore di stare dentro un sistema in cui i controllori per il fatto stesso che sono controllori diventano assassini per chi si ribella, servi di grandi poteri che affamano vite e depauperano gli stili di vita… Questo è passato e l’ho apprezzato.
    Ora arriviamo ai microcontenuti, alle scelte stilistiche,allo spessore dei personaggi, alla maniera in cui essi vengono raccontati e la sottile linea di significati che fanno emergere.
    La sceneggiatura sceglie di dividere in due gruppi i ragazzi dentro la Diaz, ci sono i disobba che saranno teste calde ma vengono presentati come allegri ragazzotti coi rasta intenti a lasciarsi alle spalle il casino dei giorni precedenti e tre coglioni(questa è l’impressione ultima) che sarebbero i black block che il regista fa scampare alle botte.. è una scelta questa, non solo divide ma ripropone ancora una volta una dicotomia tra manifestante che le botte non se le “meritava” del tutto (o per niente come evidenziato bene nel caso giornalista, vecchio e persino l’imprenditore!) e i cattivoni black block che c’erano sul serio là dentro ma loro le botte mica se le sono prese.. e strisciante ma passa quasi inosservata ‘sta cosa…e poi dopo che i tre tornano alla scuola e vedono il sangue, dopo la scena a effetto della scritta “dont clean up this blood” il “black block” di colore se ne va coi sensi di colpa perchè sente la colpa del fatto che stavano cercando loro..questo mi ha fatto girare le palle. Questa è una cosa voluta sebbene passi in sordina.. Un film sul G8 per me non avrebbe dovuto proporre le solite categorizzazioni dei più beceri media main stream, ai quali siamo così assuefatti che spesso si finisce per non riconoscere che la gatta nel lardo ci ha lasciato lo zampino, non nel lardo ma nel nostro cervello in questo caso…
    E’ per questo vorrei vedere e sentire oggi linguaggi e immaginari altri, di costruzioni di memorie dal basso che siano autonome e nuove, che siano libere a avvulse da influenze da cui nemmeno un film denuncia riesce ad uscire.
    Io voglio stare a fianco a chi si ribella e non starò a guardare se è vestito di nero o se sembra Arlechino e la memoria di chi si è ribellato che la scriva chi veramente si è assunto questo coraggio: ecco perchè ha senso solo l’autoproduzione e la libera circolazione di idee, film e contenuti negli spazi liberati delle città e non dentro un cinema della Warner.

  • Daniele Vicari

    Bello questo dibattito su Militant, mi sembra abbastanza vivace. Anche Serge Quadruppani partecipa, ciao Serge! E anche Mark, Hi Mark!

    Mi piacciono pure quelli che pensano che io sia un liberale di merda, che collaboro con la polizia, che sono contro il movimento, che spreco denaro pubblico, che sono uno stronzo, un “magnapane” a tradimento e pure bruttarello. E quelli che dicono che il film doveva essere fatto nel 2002, nel 2005, nel 2020, o che io sarei dovuto nascere nel 1999 o nel 2999
    sulla luna andata fuori dall’orbita della terra.

    Ringrazio pubblicamente quelli che a Pordenone hanno fatto un bel sit-in contro di me con tanto di bandiere NoTav e Rifondazione, perché ho fatto il primo e unico film che racconta al mondo intero le cose belle accadute dentro la scuola Diaz e a Bolzaneto, ma non c’ho messo dentro un paio di fondamentali “leader” del 2001, quindi me lo merito. Grazie a quelli che tanto sanno già tutto e pure di più, ma in questi dieci anni se le sono tenute ben strette certe verità, o le hanno raccontate al circoletto degli amici, o in bei libri che parlano malvolentieri dei 40 tedeschi arrestati alla Diaz, perché c’è la la vaga possibilità che siano BB; grazie anche a quelli che non hanno voglia di fare un clik per sapere i nomi degli imputati ma hanno bisogno di essere imboccati con il cucchiaino di plastica e lo sbrodolino, o che magari pensano che gli spettatori siano tutti idioti e quindi bisogna somministrare loro informazioni “giuste” con la flebo. Insomma grazie a tutti davvero, e senza ironia.

    Daniele Vicari

    Ps: nel link qui sotto, rispondendo ad una videochat ho scritto alcune considerazioni che magari possono interessarvi.

    http://www.tg3.rai.it/dl/tg3/articoli/ContentItem-c886a518-55a0-46fa-b952-86ecaa408436.html

  • Militant

    Ciao Daniele, grazie per essere intervenuto.

    A breve(domani) pubblicheremo l’intervista che ci hai rilasciato pochi giorni fa; sarà un’altra opportunità per entrare in merito al dibattito che si è sviluppato su questi schermi, analizzando inoltre i punti che la maggior parte di coloro che hanno visto il film hanno giudicato più “critici”.

    Da parte nostra, un grazie per la disponibilità e per il lavoro che hai proposto – sul quale ci siamo espressi in questo post.

  • lorenzo

    incredibile la risposta spocchiosa del regista, perché lui è stato il primo regista al mondo che ha raccontato in in film le violenze del g8, quindi va solo elogiato, idolatrato e ringraziato. Le critiche invece sono solo indegne accuse di invidiosi presuntuosi portatori di verità…. ma per favore Vicari, abbassa la cresta.

    ps. non hai veramente capito un cazzo del sit-in a Pordenone davanti al cinema, fatto con l’intento di collegare la repressione di ieri a genova con quella di oggi contro il movimento no tav, ma tu invece credi di essere un novello pasolini perseguitato dalla sinistra “stalinista” (come l’hai definita tu), povero.

  • Daniele Vicari

    Lorenzo, vedo che rivendichi un’azione talmente ridicola da meritare solo dell’ironia, ma l’ironia ti brucia e ti risenti violentemente solo perché non hai argomenti. Visto che conosci il significato di quella manifestazione fatta contro di me, contro la mia presenza in quel festival, prova a spiegare perché su quel volantino non c’era un attacco “al potere” ma un attacco a Diaz, cioè a un film che racconta cosa il potere può fare ai corpi e alle menti di persone inermi che dormono in una scuola. Lo fa con tutti i limiti che ha, ma lo fa. Forse quei militanti di Pordenone sono improvvisamente diventati dei critici cinematografici? oppure si sono convinti che il mio film è, com’è insinuato in quell”articolo, frutto di collaborazione con le forze dell’ordine? Io non sono Pasolini, ma tu prova a non essere un piccolo Vijinskj (dai, non t’arrabbiare, scherzo!).

  • quechua

    di sabato sera mi leggo militant su internet e non sò se è uno scherzo o no, il regista risponde a 4 commenti, tanto fossero critiche di autorevoli personaggi o altro.
    vorrei però dirti solo una cosa..caro regista:
    grazie a te che hai fatto questo film, che sicuramente ora avrai più soldi di me, sicuramente una vita migliore, più comoda e più allegra.
    io dopo genova ho avuto amici che sono entrati in terapia, chi è scappato fuori italia per sempre, uno si è suicidato.
    grazie vallo a dire a loro, a tutti quegli anonimi che hanno cercato di cambiare un mondo di merda, ma sono stati lasciati soli, come chi ora dopo il 15 ottobre si farà dai 3 a 15 anni di galera.
    vai a dire grazie alle famiglie, fidanzate, amici, fratelli di quella gente.
    non accetto da te ironia o altro.
    mi fai schifo come tutti quelli che si sono fatti fottere da questo paese di merda e continuano ad abbassare la testa.

  • gino

    “mi fai schifo come tutti quelli che si sono fatti fottere da questo paese di merda e continuano ad abbassare la testa.”

    Questo blog ha l’unica pecca di essere frequentato da disadattati antisociali del cazzo.

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