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STATS

La classe e le categorie, i privilegi contro i diritti

 

Premesso che non è certo con la liberalizzazione dei taxi – o dei farmaci di fascia C – che il governo risolverà, anche in minima parte, la crisi di domanda e di reddito che sta attanagliando i lavoratori italiani, due parole su questi fantomatici “scioperi” dei tassisti le vorremmo pur dire. Perché, al di là del merito della questione, il discorso pubblico che stanno portando avanti politici e media stravolge completamente la realtà e rischia di fare più danni di una qualsiasi di queste battaglie per la difesa dei privilegi delle mille categorie italiane.

Anzitutto, qui si parla a gran voce di sciopero dei taxi, ma quello che stanno mettendo in piedi i tassisti è molto più simile alla serrata padronale che non ad uno sciopero. E si, perché a scioperare sono i lavoratori dipendenti, non i padroni, e i tassisti quello sono: padroni. Anzi, padroncini per meglio dire, come i camionisti. Sono proprietari del proprio mezzo di produzione, il taxi, e sono anche proprietari della licenza con cui possono svolgere la propria professione. Decidono loro quando e come andare a lavorare, non devono rispondere a nessuno, se non a loro stessi, del proprio operato. Non sono equiparabili neanche alla categoria dei lavoratori autonomi. Sono dei veri e propri padroncini, che dunque non possono mettere in atto alcuno sciopero verso altri padroni, ma semmai possono dare vita a reazioni di categoria esattamente come stanno facendo, cercando di salvaguardare i propri privilegi, come tutte le categorie e professioni chiuse. Non rischiano nessun licenziamento per gli scioperi fatti, men che meno alcuna precettazione. Quella è roba da lavoratori, non da padroncini.

Altra piccola differenza – fondamentale –  rispetto alla deprimente retorica pubblica, è che i tassisti sono una categoria, i lavoratori che hanno protestato e scioperato in questi mesi sono parte della classe. Ovviamente non staremo qui a sottolineare l’evidente differenza, però sui giornali i tassisti vengono equiparati alle tante altre “lobbie” che stanno protestando contro i tagli del governo. Come i lavoratori, come i pensionati. Ormai lavoratori e categorie rientrano nello stesso ambito, nella stessa situazione sociale, e dunque vengono trattati allo stesso modo. Come abbiamo visto, però, se proprio vogliamo catalogare i tassisti in una classe, è quella dei padroni e non certo dei lavoratori.

Terzo punto da sottolineare, i tassisti stanno “lottando” per la difesa dei propri privilegi, ma dai media e dai politici questo viene specularmente equiparato ai lavoratori dipendenti che lotterebbero per mantenere i propri privilegi guadagnati in questi anni. Non sfiora neanche per la testa a qualche esponente della sinistra – parlamentare e non – ribadire che i lavoratori dipendenti lottano per i propri diritti, e non per la salvaguardia di qualche privilegio. Mentre i diritti dei lavoratori che lottano riguardano tutta la cittadinanza, e soprattutto tutti i lavoratori, i privilegi che cercano di mantenere i tassisti riguardano solo loro e la loro categoria chiusa ad ogni cambiamento.

 

 

Altro grande assente dal discorso pubblico è che a nessuno è venuto in mente di trovare una soluzione al problema taxi con la mano pubblica. Non sarà certo portando a due (2) il numero massimo cumulabile di licenze che cambierà qualcosa rispetto alla questione taxi. Men che meno, quello di concentrare tutte le licenze nelle mani di qualche grande imprenditore, come ad esempio Montezemolo, al fine di creare grosse aziende private di taxi. Quello che però forse ci avvicinerebbe alla soluzione sarebbe che lo Stato, tramite qualche sua azienda pubblica, decida di cumulare le licenze e offrire un vero servizio pubblico dei taxi, così come lo fa, o lo dovrebbe fare, con i vari servizi pubblici di linea come i treni, gli autobus, le metropolitane e i tram. Perché i taxi no? Per quale motivo è impossibile ragionare su un servizio pubblico dei taxi, anche affiancato da una serie di operatori privati, ma che almeno garantisca lo spostamento in taxi a prezzi accessibili e controllandone la frequenza e l’offerta? In quel caso si che i tassisti diverrebbero lavoratori dipendenti, e ogni loro eventuale sciopero sarebbe lo sciopero della classe e non di una categoria.

Ma questo nell’Italia di oggi è impensabile, assolutamente impossibile proporlo. Addirittura provocatorio, e la completa assenza di una proposta simile rende benissimo chiaro il panorama politico attuale e le sue proposte.

E allora ci troviamo come oggi, coi tassisti che vengono paragonati ai pensionati nella difesa dei propri privilegi. Ma c’è una cosa che possiamo, anzi dobbiamo, imparare dai tassisti: e cioè che la lotta dura, il cosiddetto sciopero selvaggio, il blocco delle città, alla fine porta sempre ad ottenere risultati, riesce sempre a riequilibrare i rapporti di forza e portare a proprio vantaggio le trattative. Certo, i tassisti non rischiano lo sciopero, i tassisti non devono rendere conto a nessuno, per loro è molto più facile: cadono sempre in piedi. Ma una certa creatività e incisività nelle lotte dei lavoratori non farebbe per niente male e porterebbe sicuramente a risultati migliori che i vari sciopericchi di 3 ore dei mesi passati.

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38 comments to La classe e le categorie, i privilegi contro i diritti

  • Bob

    sono perfettamente d’accordo, ecco per una cosa.. non e’ vero’ che i camionisti sono proprietari del loro mezzo di produzione, nella maggior parte dei casi e’ il quello che fine chiamato ‘pandroncino’ che detiene il mezzo di produzione. Nel caso dei camionisti quando si e’ fortunati si viene pagati a giornata e spesso co ritmi di lavoro massacranti…

  • tree

    Giú il cappello, L’articolo definitivo sulla “”"liberalizzazione”"”" taxi.

  • tree

    non ho capito se mi è stato cancellato il commento (e se sì perchè) o se era un problema di mozilla.
    In tutti i casi sono d’accordo su tutto.

  • Militant

    E’ notizia di poco fa che è stata tolta dal pacchetto di liberalizzazioni la questione taxi. Non saranno i notai, ma i tassisti continuano ad avere un potere straordinariamente enorme nei confronti di ogni governo. Neanche Monti è riuscito a liberalizzare i taxi, il che è tutto dire.

    @ Bob
    E’ vero, nel caso dei camionisti c’è anche chi subappalta la licenza e fa guidare altre persone. E’ un fatto però che non toglie nulla al “principio” del discorso, visto che molti camionisti guidano direttamente il proprio camion, e che quando si tratta di decidere (o di protestare) scendono in campo i padronicini direttamente, non certo i lavoratori sottopagati e al nero.

  • Wolf

    Le dinamiche della crisi portano mobilitazioni ovunque, sono pienamente d’accordo sul fatto che un’adunata di 100 taxinari è piu incisiva di 500 mila persone che scendono in piazza (vedi il 15), spesso anche a causa di una certa sinistra che voi compagni di militant fate bene a definire “a-sinistra”. Mi piacerebbe chiedervi cosa ne pensate invece di cio che sta avvenendo in Sicilia
    A Pugno chiuso!!

  • Manfredi

    Sono d’accordo con la sostanza dell’articolo, però un conto è dire che le liberalizzazioni non risolvono l’attuale crisi di domanda, un altro è immaginare che quelle misure la aggravino addirittura, nella misura in cui favoriscono processi di concentrazione del capitale e dunque rafforzano il potere contrattuale del padronato contro la classe dei lavoratori.

    Sapete meglio di me che questa ondata di liberalizzazioni massacrerà gruppi di lavoratori autonomi e piccoli imprenditori, gettando questi individui nella classe dei lavoratori subordinati (ma prima ancora in quella dei disoccupati), mentre questa moltitudine di piccoli capitali verrà risucchiata dai gruppi più grandi.

    La questione è complessa e non ho ancora un’idea chiara. Penso comunque che questo elemento debba essere tenuto in considerazione, anche con riferimento alla questione dei tassisti. All’interno, ovviamente, di quella prospettiva di “vero servizio pubblico” che avete perfettamente spiegato nell’articolo.

  • Diego

    Permettetemi di dire, da vostro lettore affezionato, che quest’articolo pare scritto con troppa fretta. Ma di quali privilegi stiamo parlando? Ma l’avete mai conosciuto un tassista? Un tassista si porta a casa uno stipendio grosso modo uguale a quello di un operaio di medio livello, considerando che la licenza, quando non passa di padre in figlio, si compra. E non parliamo di spicciolini, ma di soldoni che servono mutui. Si potrà obiettare che comunque persiste quella differenza di fondo col lavoro salariato. Si è vero. Ma è una differenza tutta formale. Questa è gente che porta avanti famiglie, niente di più. Allora mi si obietterà che ci sta chi sta peggio di loro. Ma questo non avrebbe senso. Dico questo perchè mi pare davvero una forzatura catalogare tassisti e padroncini nella categoria dei padroni. Rientrano semmai in una piccola borghesia che con questi provvedimenti rischia sempre più la proletarizzazione.
    Nulla da obiettare sul fatto che le rivendicazioni e la mobilitazione di queste categorie è tutta a sfondo reazionario, corporativo. Capeggiati da nuovi e vecchi fascisti. Ma che devono fare questi qua? Devono chiedere il servizio pubblico di taxi? L’averte detto stesso voi che sarebbe null’altro che provocatorio. La verità è che questo governo sta scaricando, tutti, tutti davvero tranne il padronato, quello vero. E se noi comunisti non ci poniamo il problema dell’alternativa non ci possiamo poi lamentare del movimento dei forconi.

  • Diego

    P.s. completamente d’accordo con Manfredi

  • Rosso

    In parte è vero, ma ciò che dite contiene delle imprecisioni. La maggior parte di quelli che protestano hanno ancora un mutuo da pagare alle banche per l’acquisto della licenza. Sono per la maggior parte lavoratori dipendenti che con i loro risparmi e l’”aiuto” delle banche hanno deciso di acquistare un mezzo di produzione. Certo, se ce la faranno, diventeranno padroncini, ma finché devono pagare il mutuo non lo sono. Provo a spiegarmi. Se assumiamo che i lavoratori siano costretti a vendere la loro forza lavoro, io credo restino costretti anche nel momento in cui posso utilizzare un mezzo di produzione, ma devono dare i loro profitti ai veri padroni(le banche). Se non assumiamo ciò stiamo sostenendo che il capitalismo non costringa i lavoratori a vendere la forza lavoro in un senso rilevante, cioè per un tempo considerevole. Ognuno può avere il suo mezzo di produzione, e quindi non essere più proletario, grazie ad un mutuo. E’ la differenza che intercorre tra costrizione sincronica e diacronica. Il post mi sembra un pò una semplificazione…

  • Ludom

    Ed io con ambedue.

  • Ile

    Per legge le licenze dei taxi NON possono essere vendute e comprate, ma devono essere DONATE: quei 200mila euro, dunque, sono passati di mano in mano completamente in nero e al di là di ogni legge. Non vedo per quale motivo me ne dovrei dispiacere.
    Detto questo, io 200 mila euro potrei metterli insieme solo vendendo gli organi di buona parte dei miei amici e familiari. Si può chiedere un mutuo? Certo, a 1000 euro al mese ci metterei circa 20 anni ad estinguerlo. Se i taxisti guadagnassero come un operaio mi chiedo: 1. chi glielo fa fare di aver chiesto un mutuo; 2. di cosa campano se 1000 euro al mese se ne vanno in mutuo.
    Probabilmente, QUELLO CHE DICHIARANO è pari ad un’entrata normale, QUELLO CHE GUADAGNANO IN NERO è molto di più.
    Detto questo, visto che sono propositiva, la mia proposta è: lo Stato si ri-compra la licenza (a quanto? bella domanda, visto che quelli che dicono di averla pagata 200 mila euro hanno violato la legge) e ci mette a lavorare delle persone come statali. Che, a quel punto, di certo non faranno pagare 100 euro la corsa fiumicino-pigneto.

  • Militant

    Il contraddittorio è interessante e stimolante.

    Anzitutto, quando parliamo di padroni o padroncini non stiamo parlando sempre e comunque di “ricchi”. Parliamo della possibilità di disporre della propria forza-lavoro autonomamente. Gestiscono cioè autonomamente il proprio lavoro, senza alcun vincolo con il capitale. Questo non vuol dire che i tassisti non siano lavoratori. Tutti sono lavoratori, anche Marchionne o Berlusconi lavorano. Ma non sono lavoratori dipendenti, subordinati cioè al capitale.

    Detto questo, quindi, pensiamo che i tassisti non siano “ricchi”, ma di certo non stiamo parlando di salariati. Sono, inequivocabilmente, dei benestanti. Persone che portano come minimo a casa 2.000 euro al mese, al netto dei vari mutui (dunque parliamo di 3.000/4.000 euro al mese lorde)
    Ricordiamo, fra parentesi, che accendersi un mutuo equivale a divenire proprietario di ciò che si compra. Infatti l’acquisto è definitivo al momento dell’accensione del mutuo; dopodichè, il debito lo si ha con la banca, no con chi ti ha venduto il bene. Se io mi compro una casa, la casa diventa di mia proprietà anche se continuo a pagare il mutuo.
    Quindi le licenze sono di esclusiva proprietà del tassista, non della banca. Al di là di ogni discorso sui mutui.

    Le varie situazioni di vita dei tassisti, poi, non ci interessano. Nel senso che sono comuni a tutti i lavoratori. Se la mettiamo sul piano personale non ne usciamo più. Dire che il tassista mantiene tutta la famiglia cosa vuol dire? Nel senso, andare a cercare i casi personali non crediamo che porterà molto avanti la discussione. Anche noi abbiamo amici tassisti, e conosciamo oltretutto molti tassisti compagni.
    Mica sono tutti stronzi! Il fatto è che stanno portando avanti una “lotta” in difesa di privilegi monopolistici e individualisti che viene fatta passare come opposizione ai tagli del governo Monti.

    Se i tassisti hanno basato i loro ragionamenti economici sul fatto di costruirsi la pensione vendendo la loro licenza, perchè alla fine matureranno pensioni ridicole (anche perchè evadono schifosamente), se la prendessero con loro stessi, o con lo Stato che non garantisce pensioni dignitose, non arroccandosi nei loro privilegi di categoria.

  • Josip

    completamente d’accordo con voi..non per niente il loro leader e’un fascio riciclato.. e paragonarli a operai mi sembra proprio una cazzata…cioe’ questi possiedono il loro mezzo di produzione e parlano di difendere i diritti?..ma per favore…solamente torna comodo equipararli a chi VERAMENTE non ha diritti in quanto dipendente,sfruttato e precario.

  • oibò

    non mi censurate

    sempre più distante dalle idee militant,che peccato.
    allora.
    se tu lavori e decidi di lavorare….se bravo o sei sbagliato?
    a volte non capisco che mondo vogliate, se fatto di regole e allora tutti d’accordo o la rottura totale del tutto e un mondo senza lavoro??
    utopia, almento ai giorni d’oggi.
    quindi, a me dei tassinari non frega un cazzo.
    facessero quello che vogliono, non interferiscono nella mia vita e se vogliono fare le alleanze o la guerra allo stato…agirei solo nel secondo caso.
    il padroncino è condannato perchè vive di rendita?
    e se suo padre si è fatto il culo in modo onesto,non va bene lo stesso?allora io occupo una casa, poi mi sfrattano,allora lavoro, mi prendo un mutuo, mi compro una casa con il sudore di una vita, quando muoi la lascerò a mio figlio..e lui verrà definito un padroncino, un borghese??non ci siamo secondo me.
    innanzitutto perchè andate ancora dietro a disegni fatti da massmedia e lavaggi del cervello.vi fate un idea del tassinaro di roma o grandi metropoli, dimenticando quello dei paesini, che farà si e no 3 corse a settimana.quello come campa?
    quello ha una macchina intestata?
    grazie al cazzo, è la sua e non è servizio quando vain vacanza o al mare.cioè ha deciso di girare con una macchina bianca sia per la famiglia che per il lavoro.meglio mi sento allora per chi invece ha una macchina solo per uscire il sabato sera.
    boh.
    militant, mi sembra che a volte vogliate attaccare a tutti i costi solo per immettere zizzania dove anche lontanamente sembra che ci siano figure di destra o giù di li.i tassisti, come la foto, spesso sono di destra…e allora non si appoggia la lotta?
    invece di analizzare che anche li.come sempre, scazzottate tra sindacati e lavoratori,
    il governo avrà anche ceduto, ma credo più per il rischio di ordine pubblico che per la forza della lobby taxi, come ha ceduto ai ferrovieri per non paralizzare il sud italia, come cederà ora se i benzinai o trasportatori minacceranno la marcia su roma.

  • Militant

    @ Oibò

    Non capiamo perchè avremmo dovuto censurare il tuo sconclusionato commento. Finchè non si insulta, qua possono intervenire tutti, ma proprio tutti…
    Nel merito, molte delle cose che dici non hanno davvero senso. Cosa c’entra, infatti, il padre di famiglia che si compra la casa col sudore della fronte e poi la lascia al figlio col problema tassisti? E perchè dovremmo considerare questo un padroncino? Come vedi, stai mischiando cose a caso che non c’entrano nulla.

    Per cercare di farti capire qualcosa, faremo un esempio diverso dai tassisti: quello dei commercianti.
    Vogliamo dire che il commerciante, quello che ha un negozio in città non sia un lavoratore? Non sia uno che lavora duramente dalla mattina alla sera, e magari non è neanche ricco? Nessuno direbbe queste cose, a meno che non abbia una visione ideologica della vita per cui lavora solo l’operaio e chi non è operaio non è un lavoratore.

    Il discorso è molto più analitico e, se vogliamo, scentifico. A differenza dei lavoratori dipendenti, i commercianti – come i tassisti – dispongono della loro forza lavoro e la gestiscono come gli pare. Questa sembrerebbe una differenza di poco conto, invece è centrale.
    Infatti, mentre la giornata lavorativa del lavoratore dipendente prevede una certo tot (ad oggi circa la metà – 4 ore su 8 ) di lavoro non retribuito che va a costituire il profitto del capitalista, il tassita, o il commerciante creano profitto per loro stessi. Dunque sono i padroni di loro stessi. Il tassista guadagna tutto ciò produce. Dunque, guadagna tanto in proporzione a quello che lavora.
    E non mettiamo in mezzo mutui, figli a carico, mogli inattive, nonni e parenti in casa, che sono problemi che hanno tutti i lavoratori…non capiamo infatti perchè il mutuo ce lo dovrebbero avere solo i tassisti.

    Detto questo, però, stiamo andando troppo sullo specifico e sull’astratto, e non ci interessa neanche tanto.

    Nel concreto, i tassisti sono una categoria chiusa e privilegiata. L’unico strumento che ha lo Stato per spezzare l’egemonia di questa, come di altre, categorie, è quello di offrire lo stesso servizio pubblico di queste categorie. I tassisti possono pure continuare a rimanere categoria, ma accanto a loro lo Stato mi mette il suo bel taxi di linea, che costa poco e che nn mi frega i soldi sulla corsa, che non evade, che ha degli orari precisi, ecc…insomma mi ci mette a fianco il servizio pubblico che dovrebbe essere garantito ed economico. Come per tutti gli altri servizi.
    Perchè allora i tassisti vedono come il fumo negli occhi questa soluzione, e ogni volta bloccano le città e danno vita a fenomeni di ribellismo individualista e di casta assolutamente da condannare? Proprio perchè questo spezzerebbe la loro essenza, cioè il loro privilegio di operare da categoria chiusa in regime di monopolio.
    E allora, permetti che secondo noi i tassisti sono assolutamente paragonabili, in questa visione delle cose, al padrone?

    p.s. Non è assolutamente un caso, come dice Josip, che la maggior parte di loro sia di destra e abbia contribuito alla vittoria di Alemanno a Roma e quella del PDL nelle varie elezioni politiche. Perchè costituiscono la base sociale di quell’aggregato politico, perchè è il fascismo, storicamente, che ha creato le categorie chiuse, ha istituzionalizzato le professioni e ha cercato l’adesione al regime tramite la mediazione dell’adesione alla professione. Quello che succede oggi non è altro che il prodotto storico di decenni di mantenimenti di privilegi di classe e di categoria.

  • Militant

    Che poi, piccola aggiunta, giustificare privilegi di categoria citando qualche esempio di brava persona all’interno della categoria stessa lascia il tempo che trova. E’ un pò come quando si analizza il ruolo e la funzione storica della chiesa e ci sono quelli che ti rispondono che esistono anche bravi preti; s’è per questo, esistono anche padroni simpatici (o proprio rivoluzionari, come Feltrinelli)…

  • Manfredi

    Quando la quasi totalità della sinistra italiana ha appoggiato con entusiasmo l’aggressione alla Libia, voi Militant, assieme a pochi altri, avete unito coraggio e lucidità nel qualificare quell’operazione militare come aggressione illegittima. Per farlo, avete tenuto distinti due piani: da un lato c’era un giudizio su Gheddafi, anche severo con riferimento agli anni più recenti, ma dall’altro c’era la spregiudicata osservazione dei fatti, ossia la piena consapevolezza della natura imperialistica dell’aggressione in atto.

    Quella lucidità va conservata anche ora, su faccende molto più vicine a noi, e forse proprio per questo più difficili da analizzare. Il fatto che i fasci ostentino una ferrea opposizione ad un non meglio precisato mondo bancario non ci ha mai impedito di elaborare una nostra diversissima opposizione al sistema finanziario, perfettamente incastonata nel quadro della lotta di classe. Per lo stesso motivo penso che abbiamo tutti gli strumenti per opporci alle liberalizzazioni, anche dei taxi (penso al discorso sul servizio pubblico che fate, o alla posizione sacrosanta di Ile sull’evasione fiscale), senza paura di dovere, per questo, appoggiare interessi di pochi, e poco simpatici, privilegiati.

    La questione dei taxi può essere un’ottima occasione per spiegare bene da quale punto di vista ci si può opporre all’attuale sistema, e alla crisi che quel sistema ha prodotto. Non la sprechiamo per marcare divisioni tra chi subisce, oggi, tutti i danni di una organizzazione selvaggia della società. A cosa servono le liberalizzazioni, se non ad ampliare le disuguaglianze? E se la pensiamo così, diciamo chiaramente che siamo contro tutte le liberalizzazioni, perche abbiamo in mente una organizzazione della società diversa da questa, e migliore.

  • Rosso

    Il problema dei mutui, secondo la mia visione, c’entra eccome. Provando a scendere sul vostro terreno e a parlare dei commercianti, possiamo dire che, chi non l’ha ereditato, un negozio se l’è pagato con il mutuo. Ora, voi sostenete che i lavoratori dipendenti sono legati al capitale e costretti a vendere la loro forza lavoro e pure a farsi estrarre plusvalore (anche se su questo concetto delle perplessità sono state espresse anche da marxisti e, io credo,a ragione). Sono d’accordissimo con voi. Fin qui tutto corretto.
    Ora immaginiamo un operaio che dopo anni di lavoro attraverso risparmi e mutuo e si acquista la sua attività: un negozio. Io sostengo che, mentre il negoziante vende le sue merci e deve ripagare il mutuo, egli continua ad essere costretto come lo era prima a vendere la sua forza lavoro. L’indipendenza di cui voi parlate non esiste se io devo pagare ai padroni una somma di soldi mensilmente, non esiste perchè non posso decidere autonomamente quando aprire, chiudere e come comportarmi. Per vivere devo continuare a lavorare per pagare gli interessi al capitale.
    Se al contrario assumiamo che una persona appena acquista la proprietà di un negozio attraverso mutuo, diventi padrone e non sia più costretto a vendere la forza lavoro, stiamo dicendo che tutti, o quasi, i proletari non sono costretti, perchè un’alternativa accettabile esiste.

  • patpiro

    vi prego di nn scrivere delle cose che nn sapete.. nn fate come la maggior parte degli italiani che parla per sentito dire.. le licenze taxi sono cessione di azienda e si pagano le tasse allo stato.. sia quello che cede che quello che compra.. le tasse sono carissime circa il 20 per cento per chi cede e il 3 per chi compra.. il servizo taxi come fa intendere il vostro articolo si chiama municipalizzazione.. cioe il comune prende le licenze le macchine la manutenzione gli stipendi e tutto il resto da pagare.. cosa che nn si puo fare perche i comuni nn hanno nulla in cassa.. se poi volete delle spiegazioni ulteriori mi potete contattare.. ma nn scrivete cose che nn sapete..

  • espomax

    io nn vi capisco…ma perche’ “privilegi”?ma quali sarebbero i miei privilegi?
    io nn ho privilegi,e’ complicato spiegare con un mess quali siano i meccanismi di questo lavoro che sono “atipici”,qui’ nn ce’ una via di mezzo,nn ce’ un “fare spazio”,qui…o cosi’ o distruggi un lavoro.

    funziona cosi’ in tutto il mondo,in quei pochi posti che costa meno i taxi hanno aiuti,sovvenzioni,che permettono l’abbassamento delle tariffe,noi no,nn abbiamo nessun aiuto.

    qui’,il costo taxi nn e’ economico,si,nn lo e’,nn lo sarebbe nemmeno il biglietto del bus se nn avesse gli aiuti dagli enti pubblici,il prezzo del taxi e’ un prezzo “reale”.

    privilegi….inizio a lavorare tutti i giorni alle 17 e finisco alle 05 (12 ore in macchina)+ 1 ad andare e 1 a tornare a casa fanno 14 al giorno,nn scelgo io i turni ma sono imposti,nn posso ammalarmi,nn ho mutua,no ferie,no 13′,no….nulla.

    vi confondete con le cifre del valore della lic. che’ e’ l’unica cosa di positivo che abbiamo,l’unica,e che cmq. anche qui’….x farne capire i motivi…ci sarebbe da scrivere x ore.

    massimo.

  • Luca

    Ciao a tutti, in altri tempi, più saggi di questi attuali, il posto del Collettivo Militant lo avrei definito “assolutamente normale”, quasi “pacifico”. Nei tempi che stiamo vivendo diventa invece un post “illuminante” e di questa cosa, sinceramente, me ne dispiaccio. Ma ci anche veramente, anche qui dentro (cioé tra i lettori di questo blog), qualcuno che si arrampica affannosamente sugli specchi, inventando elucubrazioni teoriche (la riforma renderebbe questi lavoratori autonomi vittime di grandi concentrazioni aziendali!) e pratiche (i tassisti poveri padri di famiglia costretti a sfangare per arrivare a fine mese!!) per difendere i tassisti?? Ma veramente non c’è un limite all’assurdo? Adesso difendiamo i tassisti, nonostante – per dirne solo una – Alemanno dica tutti i giorni “è roba mia!!”. Nonostante – soprattutto quelli romani – appartengano a una categoria peggiore dei fascisti: gli opportunisti. La Rossanda una volta ricordò i tassisti che strombazzarono quando alle amministrative di Roma vinse il Pci… Certo, ci sono pure tassiti di sinistra, non lo nego, ma che vuol dire? Solidarietà al loro disagio (politico, non vertenziale, rispetto alla riforma), ma che vuol dire? Direbbe Benigni: “Pure Hitler avrà aiutato una volta una vecchietta ad attraversare la strada…” Per dire: non fanno testo, né statisticamente, né politicamente, mi dispiace per loro. Piuttosto, ci dovrebbe rodere che misure draconiane contro i tassisti vengano portate avanti da un pacchetto di “liberalizzazioni”, perché – da comunisti – vorremmo andare nella direzione esattamente contraria. Nello specifico, come suggerito dal post: creazione di un’azienda comunale di tassisti che proponga prezzi competitivi rispetto al servizio privato. All’interno di quest’ultimo, inoltre, togliamo le licenze a tutte quelle merde che si sono macchiate di reati passati in giudicato, soprattutto quelli particolarmente abbietti come stupro e violenza contro persone più deboli.

  • Militant

    @ Manfredi

    Ma infatti non crediamo assolutamente che le liberalizzazioni siano una strumento per migliorare l’economia, la concorrenza o la qualità dei prodotti e dei servizi erogati, anzi…
    Sul caso dei tassisti ovviamente neanche la liberalizzazione fatta in questo modo risolverà alcunchè. Stiamo mettendo il punto sul fatto che vengono scambiate per proteste di classe manifestazioni di categoria.

    Detto questo, il pacchetto di liberalizzazioni delle professioni fatto dal governo Monti ha prodotto che adesso i professionisti saranno obbligati a fare il preventivo prima della prestazione. Il nulla del nulla, e ce lo stanno facendo passare come attacco alle professioni…

  • tree

    certo che leggere di imprenditori che si lamentano del rischio di impresa è veramente “strano”..

  • Militant

    Esatto Tree…stanno facendo passare il normalissimo rischio d’impresa di un padroncino come sfruttamento, mutui che non riescono a pagare, ecc…l’assurdo dell’assurdo. A questo punto, anche un qualsiasi normale imprenditore di una qualsiasi normale fabbrica ha le rate da pagare, i mutui da onorare, addirittura gli stipendi da retribuire ai propri lavoratori…poverini…poi ci sono pure le tasse, diamine sono proprio sfruttati…a sentire questo “patpiro” devono addirittura pagare il 3% di tasse sulla licenza! Ma stiamo scherzando! Qui siamo oltre la requisizioni socialiste, siamo allo stato di polizia tributaria!

  • Mastino

    Ciao sono daccordissimo con voi, è risaputo che i taxisti vivono meglio di molti lavoratori, molti di loro investono i soldi in attività gestite dalla moglie, il fatto che non hanno tredicesime e altri piccoli privilegi sicuramente non li mette in difficolta, ricordando che verrebbero pagate dallo stato quindi da soldi nostri.
    Se analizziamo lo stato dei lavoratori oggi paragonandoli a quella dei taxisti capiremmo meglio quello che militant a parer mio vuole dire, io che sono uno dei tanti lavoratori nelle mie condizioni prendo 680 euri al mese lavorando 35 ore settimanali e che in due anni di lavoro 13 e 14 come le ferie non li ha mai visti, inizierei da domani a fare il taxista.
    Quindi è inutile diffendere i taxisti capendo che quello che loro vogliono è mantenere lo stato delle cose senza varianti perche economicamente gli conviene a loro e solo a loro, PENSATE CHE SCENDERANNO IN PIAZZA SE LEVANO L’ALTICOLO 18 DELLA COSTITUZIONE?

  • eb

    sono un affezionato lettore di militant…e figlio di un tassista milanese.
    Mi fa molto dispiacere leggere alcuni commenti e soprattutto sentire la parola “padroncini” associata a gente che, per esperienza personale, lavora dieci ore al giorno in una macchina con un mutuo da 200 mila euro da pagare e la casa ipotecata per 20 anni per riuscire a tirare a fine mese…
    perché di questo si tratta…non di fare i soldi….mi sembra che in questo periodo si stia creando una sorta di odio verso la categoria a causa di tutti i media e annessi che sparlano ormai quotidianamente dei tassisti come se fossero il peggior male del paese…
    mi sembra proprio che stiate fomentando una guerra tra poveri…
    Purtroppo sono consapevole che la maggior parte dei tassiti ,soprattutto a Roma, sono fascisti e vanno a braccetto con alemanno..ma penso che generalizzare sia sempre sbagliato.

  • eb

    ps
    in piazza quando cercavano di togliere l’articolo diciotto molti tassisti ci sono scesi eccome,gli stessi che erano presenti ale manifestazioni della fiom….al fianco degli operai…
    e comunque non è nella costituzione…

  • Carunchio

    Compagn@, approfitto del dibattito sulla questione della componete di classe delle recenti proteste per chiedervi un’opinione sul cosiddetto “Movimento dei forconi”. So bene che occorrerebbe un post specifico, ma mi sembra un argomento vicino a quello che state trattando qui tra commenti e articolo.

  • Rosso

    Continuate a confondere le mele con le per, ma va bene così. Una cosa sono gli stipendi, un’ altra il mutuo. Il mutuo si paga ai padroni. Se io domani decido di fare un mutuo, oggi son proletario e domani padrone perchè posso usare un mezzo di produzione? A chi li devo dare i soldi però? Ma che analisi avete della realtà?

  • Brigante

    La cosa assolutamente grave è che dai vari commenti si intuisce che c’è una profonda confusione sul concetto di classe! L’appartenenza di classe è qualcosa che esula completamente dalla condizione economica! Se un imprenditore fallisce ed è sul lastrico non diventa improvvisamente un proletario! Se un operaio ultra-specializzato guadagnasse 3000euro al mese (seee magari!) non diventerebbe improvvisamente un borghese! L’appartenenza di classe e i rapporti che intercorrono tra le varie classi sono definite dai rapporti di produzione. Chi possiede i mezzi di produzione estraendo il plusvalore e chi lavora in maniera dipendente. Nei testi di Marx e di Lenin (in particolare Stato e rivoluzione) la medesima logica è applicata alla categoria contadina che, secondo la visione chiamiamola ortodossa (lasciando per un attimo da parte Mao), non avrebbe potuto maturare una coscienza rivoluzionaria non perchè fossero ricchi ma perchè non direttamente parte della classe proletaria. Sono concetti che su un blog come questo dovrebbero essere banali, ma forse è un bene che vengano fuori perchè, evidentemente, c’è bisogno di ripartire dall’abc!!!

  • leo

    ciao a tutti compagni. bell’articolo, interessante e interessanti anche tutti i commenti. penso che la questione vada affrontata in chiave sia di una visione classista che di una visione sociale, quest’ultima quella a cui si rifanno coloro che scrivono di tassisti oppressi dai mutui che non riescono ad arrivare a fine mese ( anche se io credo che siano veramente pochi) o portano esempi personali di gente che si “rompe” il culo 14 ore al giorno. non dobbiamo minimamente preoccuparci di questo, la categoria dei tassisti va abbattuta come qualsiasi altra presente oggi nella società e come vanno distrutti l’ordine sociale e delle cose oggi esistente. è per questo fine che noi lottiamo dunque sarebbe inutile disperderci tra discussioni su dover o no appoggiare i tassisti, perchè, solo se a certe condizioni… è ovvio che non vanno appoggiate le rivendicazioni di una classe definibile padronato che tende a mantenersi tale( su questo non c’è alcun dubbio) ed è altrettanto ovvio che il fiume rivoluzionario spazzerà via anche questa classe privilegiata. tutti quei tassisti da voi citati come poveracci o come compagni non esiteranno un momento ad unirsi ad esso se davvero la condizione SOCIALE che sopportano oggi è così tragica, dato che l’ideale che noi portiamo è di libertà, uguaglianza e solidarietà. l’importante è continuare nella lotta. inoltre sono inutili quei commenti che giudicano questa riforma sugli effetti sociali che avrà, quando mai si è vista un’azione portata avnti da uno stato capitalista che abbia giovato realmente ai lavoratori tutti o alle rivendicazioni socialiste, se dopo questo avvenimento molti tassisti diventeranno proletari rinfoltiremo le nostre file e saremo forse ancora più forti per il domani, altrimenti sarà una delle tante vessazioni e contraddizioni del capitale. scusate la lunghezza, avrei altro da dire ma lo farò solo se vorrete commentare. continuiamo ad offrire un ideale di vita e di società alternativa (anche ai tassisti) e vinceremo…lentamente ma vinceremo. solo una cosa a brigante: i contadini hanno realizzato insieme agli operai le più grandi rivoluzioni davvero socialiste della storia grazie alle loro predisposizione sociale anche se non di classe… un saluto anarchico. daje compagni!

  • eb

    @leo
    La vedo, purtroppo, durissima la possibilità che arrivi il fiume rivoluzionario di questi tempi e in questa schifo di società… con la maggior parte delle persone della mia età (21) che sembra inebetita dalla tv mentre con la scusa di governi tecnici stanno cercando di far ripiombare la società a 50 fa e azzerare tutte le conquiste che sono state fatte in anni di lotta…e nel frattempo non mi capacito il fatto di gioire se alcune categorie vadano in rovina…
    Comunque, nonostante tutto, sono uno di quelli che nel fiume rivoluzionario ci crede ancora e l’unica cosa che mi conforta di questi tempi è che creando nuove sacche di povertà ed aumentando esponenzialmente il numero di precari e disoccupati questi nuovi oligarchi messi a capo del paese non facciano altro che aumentare il disagio sociale, e spero proprio che prima o poi qualcuno in più di ora si renda conto del fatto che non si può andare avanti così ad essere presi per il culo da quattro riccastri bastardi…e magari qualcosa succederà….sperem!

  • leo

    @eb
    caro eb come dici tu siamo d’accordo sui fini che dobbiamo dare alle nostre vite e alle nostre lotte. scrivo solo per dirti che proprio perchè queste riforme e ciò che verrà anche dopo puntano a tornare indietro è nostro dovere rivoluzionario puntare sempre più avanti attivandosi realmente in prima persona. e non si tratta di gioire sulla rovina di una categoria in quanto chi fa il tassista non ha una colpa in quanto tassista ma in quanto parte di un modo di essere tassista, modalità che purtroppo è imposta da questa società ingiusta ma ovviamente molti ci si trovano bene e ne traggono un profitto relativamente e eticamente “sbagliato”. non so se mi sono spiegato bene e se hai inteso ciò che ti voglio dire… l’articolo è chiaro su questo punto e anch io nel commento di prima… l’alternativa sull’organizzazione del proprio lavoro e della propria vita va fatta conoscere anche ai tassiti come a tutti gli altri… solo, purtroppo, non vedo attualmente un corpo sociale dei tassisti disposto a questo, dunque non appoggio personalmente le rivendicazioni che fanno in questo caso che si limitano a voler mantenere i propri “privilegi sociali”. che queste liberalizzazioni non siano la risposta l’ho già detto ma anche il mantenimento dello stato di cose attuale è totalmente sbagliato. non te preoccupà che il fiume prima o poi arriva dobbiamo essere tutti le gocce che lo provocano. un grande saluto a te!

  • Anto

    Ciao, non sono molto d’accordo e vorrei spiegarti il perché. Premetto che pure Marx diceva che anche la classe dominante andava liberata dal rapporto di produzione capitalistico; che l’uomo scisso in sfruttatore e sfruttato andava ricomposto. Poi, credo che le cose siano un pò cambiate, in queste ultimi 50 anni…, appiattendo ed omologando un pò tutti. Intanto nemmeno i dipendenti sono sempre solo dipendenti; un dipendente statale (che al pomeriggio spesso lavora in nero…per il mutuo della macchina della figlia e per le vacanze: campanello d’allarme evasione fiscale?) si divide il plusvalore creato nella fase della produzione (oggi la delocalizzazione ha cambiato un pò le cose); un operaio di fabbrica lo produce il plusvalore; questo operaio di fabbrica talvolta lavora in nero oltre l’orario ma il più delle volte no perché é distrutto; i tassisti (non sono un punto di riferimento per nessuno) a volte hanno il mutuo (una sorta di affitto perenne) che gli da la proprietà ma non é una proprietà incondizionata ma condizionata dal mutuo che devi pagarti (se vendi il taxi i tuoi soldi vanno alla banca e se ti rimane qualcosa sei fortunato), a volte sono in affitto (in gestione) a volte sono parte di una cooperativa, a volte sono dei benestanti che hanno investito così. Succedeva che in certe realtà (dipendenti pubblici compresi i portuali, roccaforte comunista) ti prepensionavano (a spese della collettività) e con i soldi compravi un taxi per far lavorare tuo figlio. Le storie sono anche queste, a prescindere dal fatto che molti di questi personaggi a noi contemporanei siano degli stronzi.
    Da parte mia ho lavorato sia come dipendente che come imprenditore, e mi sembra che a livelli diversi siamo tutti ad alimentare il sistema. Diciamo che siamo tutti soggetti (a parte i livelli altissiimi dell’imprenditoria, cioé dirigenza telecom, fiat, post-eni, ecc…) al capitale e tutti lo facciamo sopravvivere, così da una parte ci lamentiamo delle ingiustizie mentre dall’altra preghiamo che rimangano in piedi, perché in qualche modo ci fanno mangiare. Guai, infatti a discutere di chiudere una fabbrica inquinante “i posti di lavoro a rischio”…30 anni fa la gente parlava della necessità di liberarsi dal lavoro, oggi si prega per sottoporsi a 9 o 10 ore di massacro, ecc…. magari in nero. E il problema non é solo il sindacato venduto perché a me, 20 anni fa i sindacalisti dicevano che si stava perdendo omogeneità sociale ed era difficile riunire le persone. Poi bisogna rilanciare i consumi, quindi inquinamento, sfruttamento, ecc…. Il fatto é che anni fa c’era il progetto del socialismo ed una strategia per raggiungerlo oltre la produzione per il profitto, un modello altro, mentre oggi non c’è un cazzo, per cui ci si costruisce delle illusioni su chi danneggia chi ma in realtà ci siamo tutti dentro fino al collo.
    Perché non parliamo dei medici (protetti più dei panda) che operano in nero? E dei professionisti in genere? Se i tassisti sono brutti questi cosa sono?
    Con amicizia…

  • tree

    un brutto piu’ un altro brutto fanno due brutti.. non zero.

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