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e dopo il 14 (dicembre) è arrivato il 15 (ottobre)…

A mente fredda e con gli occhi decongestionati proviamo buttare giù alcune prime e parziali riflessioni su quanto è successo ieri a Piazza San Giovanni. Cominciamo col dire che in piazza non c’erano nè buoni nè cattivi. Così come non c’erano i black bloc infiltrati, i poliziotti provocatori, gli ultras fascisti… o gli extraterrestri venuti da Marte a rovinare il corteo. Chi, anche a sinistra, oggi ripropone questa chiave di lettura: o non è in grado di “leggere” quello che sta accadendo in questo Paese o, molto peggio, lo ha capito ma fa finta di niente pur di seguire i propri interessi di bottega. Prestando il fianco, in entrambe i casi, a chi già da ieri sera reclamava a gran voce “pene severe” per i compagni e le compagne arrestate. In realtà, almeno per come la vediamo noi, è accaduto quello che era già successo il 14 dicembre scorso. La piazza ha esondato e scavalcato ogni struttura, gruppo, sindacato o partito; ha ignoranto accordi presi in riunioni o assemblee di cui forse neppure era a conoscenza e ha praticato la propria rabbia spontaneamente e nell’unica forma concreta in cui gli era possibile. E nel farlo ha resistito coraggiosamente  per ore e ore alle cariche della polizia. Provare quindi ad accollare quello che è successo a questa o quell’altra organizzazione, come oggi fanno alcuni giornali, ci pare un esercizio inutile oltre che sbirresco. Così come ci sembra inutile attardarsi dietro al perbenismo ipocrita di quei “sinceri democratici” che inorridiscono di fronte a un cassonetto bruciato, ma poi plaudono alle proteste che incendiano le città del resto del mondo. Di questa sinistra “presbite” che vede bene le rivolte solo quando divampano in lontananza non sappiamo proprio cosa farcene. Crediamo invece che il nodo intorno a cui ragionare, almeno per chi vuole “abolire lo stato di cose presenti” sia non tanto chi abbia acceso il cerino, o perchè l’abbia acceso, quanto piuttosto il fatto che la prateria abbia preso  immediatamente fuoco. C’è un pezzo importante del nuovo proletariato metropolitano che si rende disponibile al conflitto, alla lotta. Forse non sarà centrale nella nuova composizione di classe, però è indispensabile. Fuori da ogni moralismo, dunque, la riflessione che gli scontri di Piazza San Giovanni, così come quelli di Piazza del Popolo, impongono al movimento di classe è come evitare che questa radicalità venga dissipata. Come riuscire a trasformare questa rabbia “corta” in un progetto di trasformazione sociale. Magari partendo con l’assumere in pieno il peso della nostra inadeguatezza.

il fatto è che noi nun semo indignati… a noi ce rode proprio er culo!

 

PS: nella pagina Re-post abbiamo aggiunto il condivisibile comunicato sulla giornata del 15 ottobre dei No-Tav.

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108 comments to e dopo il 14 (dicembre) è arrivato il 15 (ottobre)…

  • pamela

    USCIRE DALLA GABBIA, CREARE, ORGANIZZARE LA NOSTRA RABBBBIA…..AUMENTA LA CRISI, AUMENTA LA LA REPRESSIONE, AUMENTARE LA LOTTTTTAAAAAAAA. SALUTI RIBELLI E SEMPRE A PUGNO CHIUSO.

  • Jmr

    MIE CONSIDERAZIONI SULLA GIORNATA DI IERI, 15 OTTOBRE

    Con ancora negli occhi il fuoco dei simboli del capitale e nella gola il sapore acro dei lacrimogeni, provo a buttar giù sotto forma di elenco alcune piccole considerazioni sulla giornata di ieri, 15 ottobre 2011.

    Una giornata globale di mobilitazione contro il capitale ha avuto a Roma il suo apice con scontri di una violenza inaudita e per certi versi sorprendente. Un gruppo nutrito (diverse migliaia) di manifestanti è scesa in piazza con l’obiettivo dello scontro fisico. Ho visto uno spezzone gigantesco determinato a trasformare la consueta sfilata della “gauche plurielle”, a posteriori sempre elogiata come si esalta un orso bianco in uno zoo, in una presa di parola inedita, scioccante, dissacrante. E se questo parola non era un discorso articolato in cui elencare, come in una stanca litania, le nostre richieste, se questa parola emergeva solamente come un incomprensibile suono gutturale, per questa volta è sufficiente così. Uno “sgrunt” urlato ai quattro venti, incomprensibile ai più, ma ben chiaro a chi come noi è costantemente vittima di ogni politica.

    Non sto ad ammorbare su chi oggi esercita la reale violenza, su chi la subisce giornalmente, su chi è marginale, in una società in cui stare oltre i margini è diventata consuetudine. Non sto neppure a sottolineare come siano false e stancamente giustificatorie le considerazioni secondo cui quella di Roma era una sparuta minoranza che ha agito contro la maggioranza, cancellando di fatto i temi proposti dal Movimento nel suo complesso.

    Quello che voglio affermare è che anche in Italia ieri si è rotto un tabù: il tabù della violenza come male supremo, la necessità del “dover dire” anche quando non c’è nulla da dire. Questo mondo è irriformabile e chi ne subisce le storture sempre più terribilmente, ha solo la possibilità di abbatterlo per disegnare un’alternativa possibile. E se ieri questa alternativa non si è per nulla intravista, se quello che è emerso è solo un riot discriminatorio e nichilista è perchè non si prova a leggere la realtà dietro le nebbie di una cultura del potere che ci ha pervaso.

    Molte persone, molte di voi, vanno dicendo da tempo ( in maniera a mio parere errata) che in Italia dormiamo e che accettiamo tutto senza ribellarci. Ebbene, ora che il 15 ottobre la ribellione è stata finalmente praticata, cosa avete da dire? Molte altre, inoltre, vanno elogiando le rivolte di altri stati ( dalla Grecia alla Francia, dai Paesi Arabi agli Stati Uniti), salvo poi prendere fortemente le distanze da ogni istanza minimamente ribelle in Italia. E’ probabilmente ora di uscire dall’ambiguità di dire che siamo impotenti di fronte ai giochi di potere del palazzo e poi di fronte al palazzo in fiamme scateniamo la caccia al colpevole, al violento, al riottoso.

    Molte altre cose ho visto e vorrei dire e raccontare.
    Ma voglio chiudere con questa immagine: in pullman verso Roma, all’andata, di fronte al consueto clima da allegra scampagnata di gitanti fuori porta della domenica, mi son sorpreso a pensare all’inutilità delle manifestazioni/sfilate in cui crediamo di aver “comunicato” le nostre istanze di nuovo mondo, salvo poi venir schiacciati dal monopolio mediatico-semantico del giorno dopo. Ebbene al ritorno finalmente non la pensavo così.
    Abbiamo fatto un passo avanti o uno indietro per cambiare questo mondo? Non lo so. Ma credo che è stata messa in atto una progressiva trasformazione dell’immaginario collettivo. E mi sembra abbastanza

    Gianmaria

  • Remo

    Volontarismo, ribellismo, di cos’altro è intrisa questa celebrazione dello spontaneismo? Avete un approccio emozionale alla politica: siete sicuri di essere Comunisti?
    “La piazza ha esondato” cosa? La piazza? Ma cosa è la piazza? Ma quali categorie usate? In quale bignami del marxismo avete trovato questo concetto? Ma fatemi capire quale sarebbe lo sbocco politico del riot? No davvero vorrei saperlo. La piazza 150 persone?
    Ma quale prateria: ma davvero mettete sullo stesso piano il 14 dicembre con ieri?
    L’occasione di ieri era un’altra: aprire un percorso, una mobilitazione permanente, ampliare lo spazio politico. In una battuta: non rendere un corteo una processione di residuati ideologici.
    Ancora ste manfrine movimentiste, la piazza, il riot, ripijateve…

  • z

    Ciao,
    seguo Militant da diverso tempo ma non ho maai lasciato un commnento, stavolta però mi sembra giusto farlo, soprattutto perchè non condiviso l’analisi fatta.
    Mi spiego..
    Non mi scandalizzo di fronte alla violenza che sia un’auto bruciata piuttosto che la risposta ad una carica delle guardie, ma vi smebra la stessa cosa?
    Ieri ero al corteo e ho visto scene veramente imbarazzanti.. ragazzini che sfondavano i bandoni di un supermarket ( ci sta che il proprietario fosse anche un cingalese scampato ad un CIE..)oppure sfondare la vetrina delle Poste.
    Al di là dello sbocco politico che può trovare il Riot, su questo possiamo aprire una discussione e trovarsi in totale disaccordo.
    Il punto stavolta è un altro: una cosa è sfondare la vetrina di un negozio ( fatto da gruppetti di decine di persone)un’altra è rispondere e resistere alle cariche della polizia ( fatto da centinaia di compagni)come in San Giovanni.
    Il 14 dicembre con la manifestazione di ieri non ha un gran collegamento..
    La riprova?
    Dovevamo “non tornare a casa” e invece siamo tutti (o quasi) davanti al PC a lasciare post e commenti.

    Ciao
    z

  • Mastino

    Anche se a roma non sono riuscito ad andarci (pentendomene tantissimo)sono contento che finalmente la rabbia sia sfociata, rimanendo un po sorpreso dalle persone che all’interno della manifestazione si incazzavano contro chi mostrava al mondo come si deve fare una manifestazione.
    Ovviamente la violenza nelle strade è nemica dei politici che oggi si accalcavano per aver un posticino in televisione per dire la solita manfrina di sempre…capisco che vorrebbero vedere sfilare un corteo come a New York zitti e fermi dove solo scendendo dal marciapiede venivi arrestato, o come a Londra dove si spingono un po con la polizia sperando che poi i padroni si commuovino, come in Spagna dove c’era aria di festa..mi chiedo che cavolo avevano da festeggiare!!??forse l’aumento della disoccupazione giovanile??…
    sti indignati devono capire che si gioca il nostro futuro e che nn si cambia cantando se no ora eravamo tutti ricchi!!
    Solidarietà ai ribelli;)

  • daniele

    A bello, la mobilitazione permanente CERTI compagni la fanno da sempre e non devono aspettà la giornata intergalattica mondiale per portarla avanti…

    certo è stata un’occasione per molti, molti che si sono un pò stufati del solito rituale…
    “ma che vuol dire” te lo dico a te… ampliare lo spazio politico… a chi a Casini?
    A voi ve dà fastidio QUESTO governo, quindi invece de fa i cortei metteteve d’accordo per le liste delle prossime elezioni…

    tra l’altro io manco ho partecipato agli scontri perchè non eravamo scesi in piazza per fare quello ma garantire l’incolumità dei “nostri” partecipanti.
    Ma fare come (dispiace fare la spia) i COBAS (vabbè, per non parlare di SEl e roba varia) che urlano dal camion che se non la finiscono quelli travisati e coi caschi vanno loro a fare il cordone insieme alle guardie per mandarli bevuti, sinceramente ci vuole del fegato e sopratutto stai fuori di testa.

    Chi pensava alla solita sfilata vuol dire che non ha il polso della frustrazione che molte realtà di movimento, comitati, lavoratori e lavoratrici provano…

    Il problema vostro è che se questo spontaneismo a un certo punto trova convergenze e si organizza non sapete più dove piantare le bandierine…

  • operaio san basilio

    @ Remo nel luglio del 1962 migliaia di operai giovani e “terroni” si scontrano per ore con la polizia a Piazza Statuto. L’Unità del 9 luglio li definì “giovani scalmanati”, “teppisti”, “anarchici” (ti ricorda qualcosa?) perchè avevano rovinato lo sciopero della FIOM (chissà se pure quello era un “percorso”). I parrucconi della sinistra ufficiale non avevano capito di trovarsi di fronte all’operaio massa, a quel soggetto sociale che avrebbe messo in discussione il dominio del capitale prima di essere sconfitto dalle bombe dello stato, dalla repressione e dalla ristrutturazione… quindi evitiamo la saccenza libresca di chi deve dare lezioni di marxismo o di comunismo. Poi che solo 150 persone siano riuscite a tenere per ore una piazza di 42700 metri quadri (6 campi di calcio) non si può proprio sentire

  • Militant

    Nella pagine Re-post abbiamo aggiunto il condivisibile comunicato dei No-tav sulla giornata di ieri: http://www.militant-blog.org/?p=5835

  • riflessioni di un compagno del bpc sul 15 ottobre

    L’Italia nel mediterraneo

    Diego Negri*

    La giornata del 15, la sua preparazione, le sue mille differenziazioni, con i diversi uffici stampa, percorsi, iniziative, con il numero delle bandiere, con le riunioni interminabili, con le scalette per gli interventi, si è risolta immediatamente dentro la battaglia di piazza San Giovanni, dove in modo anonimo, una parte di quella generazione precaria ha manifestato in modo diretto la sua indignazione al presente, rompendo ogni schema.

    Stanno già vomitandoci addosso, analisi sociologiche, gare alla dissociazione o critiche a se si fosse fatto in questo modo o nell’altro…
    E’ divertente leggere la quantità di termini con cui sono stati appellati i ragazzi di piazza san giovanni: teppisti, criminali, black bloc, terroristi, ecc… ma la lista potrebbe essere molto più lunga, come sempre si parla di tutto per non parlare di nulla.
    Sta succedendo una cosa semplicissima, esiste ormai da diverso tempo una porzione sociale in questo paese che è di fatto esclusa da ogni meccanismo, sociale, politico, partecipativo. Si parla molto di precarietà, ma chi deve cambiare un lavoro ogni settimana, chi effettivamente non riesce ad arrivare alla fine del mese, chi è costretto a dover vivere sul sistema di credito delle precedenti generazioni, chi vive ogni giorno sulla propria pelle l’autorità del controllo poliziesco, oggi ha come unico mezzo, la rottura degli schemi, perché non ha collocazione. Dove dibattiti su violenza-non violenza, sinistra-destra (in un sistema bipolare dove gli interessi sono i medesimi), appaiono come vecchi arnesi da museo della storia.
    Non è l’affermazione di una programma, ma è semplicemente reazione ad una situazione data.

    Dove non vi è programma e neppure organizzazione, ma è semplicemente movimento dinamico, non fatto di assemblee, di determinati codici linguistici, di ripartizioni al Cencelli come micro parlamentini, è movimento con la m minuscola. E’ una fiammata, ma è sicuramente un calore che l’Italia non provava da diverso tempo. Un altro elemento importante è stata la rottura del piano della rappresentazione. Nessuna area o organizzazione potrebbe o avrebbe potuto sovra determinare questi eventi, può solo assecondare o combattere, ma non determinare.

    Se è suggestivo lo slogan siamo il 99%, bisogna considerare che dentro questo 99% presenta settori che hanno tempi e modi diversi di esprimere la loro condizione e reazione al presente.

    Se esiste un problema di prospettive, di fronte ad una crisi che mette in discussione le certezze degli ultimi 30 di plastica, questa non deve diventare un alibi per non scorgere le dinamiche che oggi attraversano la società. La generalizzazione della precarietà oggi investe quote sempre più consistenti di quel 99%, che chiede lavoro, casa, reddito, saperi, e anche se in forma indiretta un diverso futuro. Esiste un reale problema di partecipazione e protagonismo diretto, non mediato e non rinchiuso in meccanismi ormai incapaci di dare risposte nel qui e ora a queste nuove generazioni. Cosa che non può ridursi a discutere per le prossime manifestazioni di robusti servizi d’ordine (di fatto pensati contro i manifestanti) o a negare le scadenze nazionali, occorre avere la pazienza, la fantasia di saper dare voce a chi oggi vive e subisce la generalizzazione della precarietà. La velocità con cui si è messo in moto il mondo, provocato da una accelerazione causata dalla crisi, mette in discussione molto, dal piano generale a quello particolare, chi avrà la capacità di capire questo, potrà sperimentare forme, pratiche, organizzazioni di “valore d’uso” per tutti.

    Poco tempo fa nelle piazze indignate spagnole e greche si leggeva un cartello che recitava: facciamo piano altrimenti svegliamo gli italiani. Oggi si può dire che la Grecia, la Spagna e il sud del Mediterraneo sono un pò più vicini all’Italia.

    *BolognaPrendeCasa

  • alex

    Mi risulta molto strano però associare le rivendicazioni degli scontri, il fatto che non si rispettino accordi, l’indipendenza delle “menti militanti”, il coraggio e la forza da usare a proprio piacimento perchè la “piazza può rispondere con violenza” e il fatto che si insorga sempre quando ci sono altre migliaia di persone che non la pensano così.
    Questo non è un agire da persone coraggiose o coerenti, ma da vigliacchi. Che si scenda in piazza senza attendere o coinvolgere le persone che non vogliono averci nulla a che fare.
    Nel senso che, se ce rode er culo, grattamoselo…

  • Francesca

    Prima di tutto,
    complimenti per l’azione di piazza. Davvero. Anche se non vi condivido, devo ammettere che siete stati bravi.
    Vi scrivo qui in una maniera che voi non condividerete, cioè pacifica. Perchè ho il sincero bisogno di capire. Di capirvi.
    Sono una donna di 37 anni. Sono stata alla contestazione del trattato di Maastricth 16 anni fà. Sono stata a Genova 2001. E ho fatto tanti di quei presidi e cortei col casco in testa che non ve li racconto.
    Non mi definisco una democratica perbenista.
    Non milito ormai da diversi anni.
    Oggi sono arrabbiata. Sono arrabbiata che non mi sia stata data l’opportunità, ieri, di arrivare fino in fondo al corteo nei modi che io e altri 299.900 persone avevamo scelti perchè alla fine s’è trasformato in guerriglia.
    Condivido il fatto che non esiste un progetto politico in cui canalizzare la rabbia.
    Non condivido che ieri in piazza sia accaduto quello che è accaduto il 14 dicembre. In quella piazza lo spontaneismo ha pervaso i più. Ieri no.
    Se siete dei rivoluzionari, se volete davvero cambiare lo stato di cose esistenti, sarete anche amanti della verità.
    Se siete dei rivoluzionari, amerete senz’altro discutere di tattica e strategia. Bè, ieri siete stati bravi. Ma avete sbagliato. Non metto in discussione l’uso della violenza. Tatticamente siete stati miopi e vi siete dati la zappa sui piedi da soli.
    Cercate di fare aggregazione attraverso la violenza? Temo che i soggetti che aggregherete avranno non poche difficoltà a trasformarsi da soggetti sociali in soggetti politici.
    Tra l’altro, ieri non avete aggregato. Vi siete solo riuniti spontaneamente tra consimili, gente che già la pensava come voi.
    Mi auguro che la vostra strategia rivoluzionaria non si riduca a questo. Non sarebbe gratificante per la vostra stessa integrità di rivoluzionari.
    Poi mi dico: chissà se questi ragazzi pieni di rabbia così come ne ero piena io dieci anni fà avranno mai il coraggio di non approfittarsi parassitariamente di una manifestazione creata soprattutto col contributo di tante di quelle strutture che, per quanto vi fanno schifo, non vorreste neanche avvicinarvici per respirare la stessa aria?
    Perchè per una decina che avete aggregato ieri, migliaia non ne verranno la prossima volta. e così via, se continuerete così. Finchè alla fine non ci ritroveremo di nuovo col solti corteuccio depresso e scalcinato, tra i soliti 4 gatti perchè tutto il resto, il grosso perbenista e borghese non scenderà più in piazza per paura della violenza di pochi. E allora, dove aggregherete?
    Da rivoluzionari, siete piuttosto ipocriti a dire che ci inorridiamo dei cassonetti bruciati. Cassonetti? La devastaqzione ha raggiunto ben altro che i cassonetti. Un uomo ha perso due dita per una bomba carta che voi avete lanciato nello spezzone di SEL. A mano che non giudichiate l’uomo “cassonetto” perchè militante di SEl..allora abbiamo due punti di vista sostanzialmente differenti nel guardare il mondo. Irrimediabilmente inconciliabili.
    Concludo col pippone della vecchia e vi avverto: ora ne giote. Fra 10 e più anni non ne gioirete più. Ma la saggezza non è virtù dei giovani. Spero che almeno quei 4 vecchi rincoglioniti che vi educano rinsaviscano e si levino dalle balle.

  • tree

    giudizio negativo riguardo a ieri, così come per l’articolo. Spiego il perchè: “non c’erano i black bloc infiltrati, i poliziotti provocatori, gli ultras fascisti…” forse è più corretto dire che lo scrivente non li ha visti piuttosto che farsi portatore della verità..”In realtà, almeno per come la vediamo noi, è accaduto quello che era già successo il 14 dicembre scorso.” Mi dispiace ma il 14 era moolto diverso. Il 14 si marciava verso i palazzi del potere, dopo quello che era successo in parlamento, piazza san giovanni che valenza ha ? Che senso ha menarsi con altri che stanno perdendo come “noi”? Che senso ha se è fine a se stesso ? E ancora: “La piazza ha esondato e scavalcato ogni struttura, gruppo, sindacato o partito” ma quale piazza.. al massimo 400-500 esaltati..”Ha praticato la propria rabbia spontaneamente e nell’unica forma concreta in cui gli era possibile.” Bella forma concreta bruciare auto di poracci. Già non concepisco il bruciare suv e negozi, ma bruciare anche piccole utilitarie mi sembra il colmo, è subdolo, vigliacco. “E nel farlo ha resistito coraggiosamente per ore e ore alle cariche della polizia.” Resistendo per ore a cosa ? L’unica carica è stata a viale manzoni, dalla metro all’incrocio con via merulana(?), il resto mi è sembrato tutto tranne “resistenza” alle cariche, ma a chi vogliamo prendere in giro ? E’ stato un attacco chiaro in piazza san giovanni !

    Mi dispiace dire che la rabbia non è stata assolutamente convogliata in azioni VERAMENTE concrete, coraggiose. E’ stata solo una rissetta fra scalmanati che si divertono a menarsi con i poliziotti, il brutto è che in mezzo c’erano anche 15 enni fomentati col cambio nello zainetto.
    Che amarezza, un’occasione persa, una figura di merda.

  • eleonora

    Mi dispiace, ma io non credo che chi abbia veramente voglia di cambiare le cose si abbandoni ad impulsi distruttivi momentanei. Io penso che se davvero si è stanchi di tutta questa merda che ci circonda, dei padroni, bisogna avere coraggio di le televisioni, i cellulari, di smettere di andare a fare spesa (una bella settimana in cui nessuno va al bar e vedete le reazioni, altro che incendiare una camionetta), di paralizzare l’italia con un bello sciopero generale, che duri giorni, e che è stato efficace in Grecia molto più degli scontri in piazza. Il problema è che dobbiamo rinunciare anche noi alle sigarette, alla birra, alle droghe che alimentano un mercato nero che piace tanto ai nostri potenti (a meno che non vengano autoprodotte), ai mutui. La violenza è una strada semplice, ma la usano quelli che non riescono a pensare ad altro e soprattutto non pensano che se la cosa diventa davvero seria, e scomoda al potere, ci mettono un attimo a spazzare via i rivoltosi. Guardate quali sono stati i risultati delle rivolte del 68, dei movimenti operai, traviati dal “benessere” a cui ci si è abbandonati, e calpestati dopo neanche 40 anni. Soprattutto non si fa onore al movimento tav, assimilandolo alle vicende di ieri, perché in Val Susa la gente si sta impegnando da vent’anni, e gli episodi di violenza sono stati solo marginali: lì c’è costanza, coraggio, volontà e PERSEVERANZA.

  • Mastino

    Non capite che il nummero nelle manifestazioni ormai nn gli frega piu..fanno quello che vogliono..quando le manifestazioni venivano fatte nei anni 70 forse colpivano oppinione pubblica e politici che ancora aveva un po di ideali…ora le manifestazioni pacifiche servono ai partiti per farsi belli e prendere voti alle prossime ellezioni…
    il 13 di ottobre a bologna un gruppo di manifestanti nel tentativo di entrare nella sede di banca italia è stata caricata, una ragazza nel tentativo di scappare nn ha visto una mangannellata che gli arrivava alle spalle che gli ha rotto 4 denti…vedete di aprire gli occhi e di indignarvi per le ingiustizie che ogni giorno nei ultimi 10 anni subiamo…

  • Militant

    Cara Francesca parafrasando un vecchio proverbio: non c’è peggior analfabeta di chi non vuol leggere, e capire. Tanto che in poche righe sei riuscita ad accollarci l’organizzazione degli scontri di ieri, il ferimento di un militante di SeL e la frustrazione delle legittime aspirazioni di 299900 persone. Per curiosità, ma da dove scrivi… da Via Genova.

    PS evitaci la retorica reducista del tipo “se ve lo dico io che sono stata a Genova” perchè oltre al fatto che c’eravamo anche noi è davvero fastidiosa

  • eleonora

    Mi dispiace, ma io non credo che chi abbia veramente voglia di cambiare le cose si abbandoni ad impulsi distruttivi momentanei. Io penso che se davvero si è stanchi di tutta questa merda che ci circonda, dei padroni, bisogna avere coraggio di le televisioni, i cellulari, di smettere di andare a fare spesa (una bella settimana in cui nessuno va al bar e vedete le reazioni, altro che incendiare una camionetta), di paralizzare l’italia con un bello sciopero generale, che duri giorni, e che è stato efficace in Grecia molto più degli scontri in piazza. Il problema è che dobbiamo rinunciare anche noi alle sigarette, alla birra, alle droghe che alimentano un mercato nero che piace tanto ai nostri potenti (a meno che non vengano autoprodotte), ai mutui. La violenza è una strada semplice, ma la usano quelli che non riescono a pensare ad altro e soprattutto non pensano che se la cosa diventa davvero seria, e scomoda al potere, ci mettono un attimo a spazzare via i rivoltosi. Guardate quali sono stati i risultati delle rivolte del 68, dei movimenti operai, traviati dal “benessere” a cui ci si è abbandonati, e calpestati dopo neanche 40 anni. Soprattutto non si fa onore al movimento tav, assimilandolo alle vicende di ieri, perché in Val Susa la gente si sta impegnando da vent’anni, e gli episodi di violenza sono stati solo marginali: lì c’è costanza, coraggio, volontà e PERSEVERANZA.

  • Francesca

    Ho toccato un nervo scoperto..

    “Cominciamo col dire che in piazza non c’erano nè buoni nè cattivi. Così come non c’erano i black bloc infiltrati, i poliziotti provocatori, gli ultras fascisti… o gli extraterrestri venuti da Marte a rovinare il corteo”.
    E allora se non è stato neanche babbo natale, ve la siete accollati da soli la rivendicazione.

    “La piazza ha esondato e scavalcato ogni struttura, gruppo, sindacato o partito; ha ignoranto accordi presi in riunioni o assemblee di cui forse neppure era a conoscenza e ha praticato la propria rabbia spontaneamente e nell’unica forma concreta in cui gli era possibile. E nel farlo ha resistito coraggiosamente per ore e ore alle cariche della polizia”.
    La piazza? Stata parlando di quella numerosissima piazza che s’è dispersa mentre un 150 persone facevano gli scontri a Piazza san giovanni?
    Inoltre da questo devo dedurre che si parli di spontaneismo. Ma se si parla di spontaneismo, le bombe carta si sono costruite da sole e si sono lanciate eroicamente sempre da sole verso i loro obiettivi? no, perchè una bomba carta non la costruisci di punto in bianco durante un corteo. Devi sicuramente deciderlo a priori di portertele in corteo.

    “C’è un pezzo importante del nuovo proletariato metropolitano che si rende disponibile al conflitto, alla lotta”.
    E ditemi, sarebbe stato questo nuovo pezzo importante del proletariato a prendere l’iniziativa? No perchè, mi ripeto, le bombe carta non si costruiscono da sole durante un corteo.

    Come sono certa che avrete capito, non ho fatto riferimento a Genova per lucidarmi le medaglie sul petto. Che pure sono billanti e numerose.
    Felice di restituirvi un fastidio che ieri mi avete fatto vivere in modo decisamente più radicale.

  • Bardo

    Queste luride canaglie

    Queste luride canaglie che stanno facendo stragi di donne e bambini libici, in bombardamenti quotidiani che partono dall’Italia, che durano da 173 giorni (quasi sei mesi!) e ancora stanno continuando; queste luride canaglie che commettono i loro crimini quotidiani con l’avallo del Presidente della Repubblica Napolitano che ha fatto sua la mostruosa menzogna dell’ “intervento umanitario” (i transfughi del comunismo sono sempre i peggiori, non dimentichiamolo mai); queste luride canaglie che si sono strettamente associate in un’unica famiglia imperialista al peggior nemico del genere umano, gli Stati Uniti d’America; queste luride canaglie che mettono in salvo le banche e rendono ormai infernale la vita quotidiana della povera gente su cui scaricano la crisi indotta dai mestatori della finanza; queste luride canaglie che temono come la peste che l’ira popolare possa travolgerli e fargli fare la fine del marcio regime di Mubarak; queste luride, schifose canaglie, osano parlare di “violenza” che ci sarebbe stata nel corso del grande corteo romano di un milione di manifestanti. Fanno il loro mestiere, loro e tutti i mass media asserviti, a partire dal quotidiano di Scalfari. I ladri e gli assassini gridano sempre: al ladro! e all’assassino!

    Ma quello che più ci riempie di indignazione è il verso pappagallesco che gli epigoni della “via italiana al socialismo” e dell’ “altro mondo possibile” fanno alla borghesia monopolistica italiana e a tutti i suoi rappresentanti politici che siedono nel Parlamento nazionale e dal quale loro sono stati esclusi a elettorali calci nel sedere. Il peggiore pappagallo di tutti è stato il discepolo pugliese di Bertinotti che ci ripugna finanche di nominare.

    Noi li abbiamo visti a San Giovanni in Laterano i giovani con i caschi e i volti coperti combattere eroicamente contro i guardiani dell’ordine borghese, tenerli in scacco per quattro ore, assaltare i loro mezzi blindati. Saranno loro, domani, in prima fila a dare l’assalto finale allo stato borghese da abbattere, saranno principalmente loro, a rinnovare la tradizione dei giovani rivoluzionari che distrussero, armi alla mano, il regime fascista.

    16 0tt. 2011
    Amedeo Curatoli

    http://lanostralotta.org/?p=279

  • Operai di San Basilio

    Come facevo notare in un commento precedente Piazza San Giovanni ha una superficie di 42700 metri quadri (6 campi di calcio) e quattro vie d’accesso amplissime. Sostenere che siano state sufficienti “150 persone” a tenerla per diverse ore di fronte ad uno spiegamento di diversi blindati, idranti e agenti in tenuta antisommossa equivarrebbe a sostenere che ieri abbiamo assistito alle termopili dei “blecche blocche”. A dire il vero mi era parso di vedere Leonida con la felpa nera… che cosa non si fa per nascondersi la realtà…

  • Frank

    @ Francesca

    1) Relativamente al primo punto tu riduci ai black bloc infiltrati, ai poliziotti provocatori, agli ultras fascisti e a questo blog la rosa di realtà (esclusi marziani e babbo natale) che aveva interesse a scontrarsi in piazza san giovanni? Spero vivamente di no. Comunque i compagni del blog saranno contenti di questa sopravvalutazione numerica, con quei numeri forse avrebbero già preso il potere a quest’ora.

    2)Ha già risposto bene Operaio di San Basilio. Poi queste lagne le avevamo già sentite dopo il 14 dicembre.

    3)Le bombe carta immagino che uno se le porti per tanti motivi, tra cui l’autotutela. E se tutti quelli invischiati negli scontri di San Giovanni fossero stati armati di bombe carta altro che madonnina rotta, sarebbero cascate tutte le statue sopra la basilica.

    Per quanto riguarda le tue medaglie, beh, passa il tempo a lucidartele quanto ti pare. E portale anche alle passeggiate che oggi chiami cortei così tutti le possiamo vedere ammirati. Però poi spostati che abbiamo da scrivere la nostra di storia, non quella di quando eri giovane tu. E non rompere i coglioni a chi ha vent’anni e la forza di fare quello che voi non avete mai fatto o non ce la fate più a fare perché siete vecchi, delusi, impauriti, arresi o così maturi da risultare ormai marci e stucchevoli. Per voi c’è il campeggio, ma non a Piazza Sangiovanni grazie.

  • Ile

    150 persone… o.O: http://www.youtube.com/watch?v=KT9LFuhr36M&feature=share

    (questo era, ovviamente, solo uno dei 4 lati della piazza)

  • ehgia.

    uhm, ma sabato eravate così incazzati perchè l’italia non ha sovranità monetaria e sovranità legislativa? :)

    bah, quanto energie (riuscire a tenersi la piazza per ore e ore non capita tutti i giorni) sprecate contro i fuochi fatui del vero potere (bilderberg, trilaterale, commissione ue, lobbyes, think tanks, speculatori&investitori internazionali).

    e mario draghi (quello che nel 2008 ha scambiato 40 miliardi di euro in titoli di stato con merda tossica delle banche) esponente di seria A del potere se la ride e vi prende per il culo.

  • Militant

    @ tutti gli “indignados” di ieri e dell’articolo:

    -Quale sarebbe il passaggio, nel nostro commento alla manifestazione di ieri, dove esprimiamo gioia o contentezza per ciò che è successo?
    -Dove, precisamente, diciamo che abbiamo sperato che le cose finissero così, e che tutto sommato è andata bene?

    Ecco, cerchiamo di tornare alla ragione e non dire la prima cazzata che passa per la testa, imboccati dai vari media di regime.

    Andiamo con ordine, e questo commento è conclusivo, nel senso che se si continua a non capire saremo costretti a chiudere i commenti. Non a censurare chi non la pensa come noi, cosa che, come sapete bene, non abbiamo mai fatto e non stiamo facendo ora; ma non si possono accollare azioni, frasi, discorsi e pensieri senza la minima capacità di capire e di leggere le cose scriviamo e diciamo in faccia ai compagni che incontriamo nella nostra strada.

    Detto questo, veniamo al punto.

    Per settimane c’è stato un “coordinamento 15 ottobre” in cui venivano discusse le modalità di gestione della piazza di ieri. In quella sede, e non altrove, è stato riportato, da un gran numero di strutture politiche, la volontà di evitare il solito corteo “sfilata”, la manifestazione “pacifica” e “comunicativa” e basta. Cercare, quantomeno, di sfilare vicino ai palazzi del potere se proprio si voleva evitare qualsiasi tipo di conflitto.
    Niente di tutto questo è stato accolto, niente di tutto questo è stato anche solo minimaente discusso, per delle chiusure politiche che fanno vergogna solo a riferirle (e non le riferiamo solo perchè abbiamo rispetto per quei percorsi). Marginalizzando, di fatto, quelle opzioni politiche, e scegliendo la strada del corteo anestetizzato.

    Dopodichè, nell’incomprensione generale e nella disorganizzazione più totale, si è scesi in piazza lo stesso. Solo che tutti, ma proprio tutti, sapevano benissimo cosa sarebbe successo in quella piazza. Sapevano perchè *immaginavano*, per vari motivi: per la volontà di una grande parte della piazza di emulare il 14 dicembre; oppure per la necessità storica di dare una risposta a tutto ciò che avviene nel paese e nel mondo e che non trova mai la nostra risposta adeguata; oppure, più semplicemente, perchè da mesi monta questo clima da grande attesa (e accollarlo alle singole strutture è veramente poco intelligente).

    Tant’è, la data era “calda”, lo sapevamo tutti, ma nessuna struttura politica si è presa la briga di organizzare quella rabbia, dargli uno sbocco politico, cercare di dare degli obiettivi politici sui quali sfogare la volontà manifesta di una grande parte dei compagni di praticare il conflitto politico. E infatti – come volevasi dimostrare – quella rabbia si è espressa lo stesso, ma nelle forme sterili e prepolitiche del riot metropolitano, più ultras che politico. E’ stata una merda? Può essere benissimo, e non stiamo qui a negarlo.

    Stiamo qui però ad affermare 2 cose:

    1) In piazza chi ha praticato il conflitto sono stati i compagni, quelli che si rompono il culo tutti i giorni nelle strade, nelle piazze, nelle assemblee e nelle manifestazioni (andatevi un pò a leggere, a mo di esempio, il comunicato dei NO-TAV). Non gli anarchici e basta, non i black bloc di Repubblica, non gli infiltrati della polizia o dello stadio. C’erano anche queste “situazioni”? Certo, è ovvio e qualcuna l’abbiamo anche vista, ma il dato è che non hanno determinato nulla della giornata di ieri, ma tutt’al più si sono accodate e hanno seguito le volontà di una parte della piazza.

    2) La responsabilità di tutto ciò che è accaduto è solo ed esclusivamente nostra, non di altri. Siamo stati noi compagni, *noi movimento* a non dare una visione politica e un indirizzo preciso a chi già sapevamo voleva sfogare quella rabbia in quel modo. Non trovando altre soluzioni, l’hanno sfogata nel modo che ritenevano più opportuno, e cioè negli scontri “stile stadio”.

    Nelle settimane precedenti andava intercettata quella domanda fortissima di conflitto sociale. Non l’abbiamo fatto, pazienza.
    Ma adesso si deve ripartire da qui, dal prendere atto che ormai c’è parte di quella piazza (grande, enorme, migliaia di persone, e chi c’era se ne è potuto tranquillamente rendere conto, altro che 150, ma come si può anche solo minimamente pensare una cosa del genere?) che non segue più alcuna indicazione data dalle strutture politiche. E il futuro, se non agiamo in tempo, e cercando – umilmente – di capire ciò che è successo ieri, si riproporrà tale e quale a ieri. Manifestazioni nazionali che verranno “rovinate” dalle incursioni sempre più grandi di larga parte di spezzoni che hanno necessità di sfogare così la propria vita repressa dal precariato, dalla disoccupazione e dall’assenza di alternative sociali, economiche e politiche.

    Serve l’alternativa politica che dialoghi anche con quella piazza, non chiudersi a riccio dando ascolto a Repubblica (infatti l’organo più incazzato, viste le mire politiche che aveva su quel corteo e che ci dovrebbero far riflettere) e credendo nella storia degli infiltrati politici o dei gruppetti di anarchici che hanno scatenato il finimondo.

    Da quando facciamo politica ci sono ad ogni manifestazione il gruppetto di anarchici che prova a dare fuoco al bancomat, a rompere la macchina, ecc. Perchè da due anni queste azioni trovano terreno fertilissimo fra i giovani e meno giovani delle periferie urbane? Vogliamo continuare a ignorare lo scollamento fra realtà sociale e progetti politici per sempre?

    Vogliamo davvero continuare a pensare che c’era un corteo bravo e buono e legittimo, e un altro corteo cattivo e illegittimo? Questa mentalità da questurini del cazzo ci ha rotto i coglioni. Tutte le modalità di espressione di quel corteo erano legittime, non c’erano cortei dei buoni e cortei dei cattivi, cortei legittimi e illegittimi, cortei di serie A e cortei di serie B. E l’errore è stato credersi più degni di altri a manifestare. E’ stato anche un errore unificare i cortei, se le distanze politiche erano così grandi, scontentando di fatto tutti, quelli che volevano praticare il conflitto da quelli che volevano arrivare a San Giovanni.
    Ma non c’era chi aveva più o meno legittimità a stare la dentro, perchè chi ci ha messo il culo e la faccia a costruire quei percorsi non stava solo nel corteo “pacifista”, ma anche nell’altro spezzone.

    Se le cose sono andate male, non è stato per un corpo estraneo alla piazza immesso nel ventre del corteo. E’ stato perchè parte di quella piazza ha deciso di non stare più al gioco. Nel modo peggiore possibile, sicuramente.
    Ripartiamo da qui, o continuiamo a dare colpe e a scovare i mostri per non perdere la simpatia in Draghi, in Repubblica o nel Vendola di turno?

  • mic

    veramente che si “disperda la radicalità” di un gruppazzo che risolve la propria presenza politica nel contesto del 15 operando in quel modo non credo sia una gran perdita. ho girato parecchio il corteo, visto anche dei filmati fatti da diversi punti di vista per avere una opinione un po’ meno parziale e vi domando: davvero pensate che gli scontri abbiano avuto un consenso nel corteo? che siano stati portati avanti da un numero significativo di persone? al di là della disperante incapacità di relazionarsi col resto della piazza, della assoluta mancanza di volontà di comunicazione, le persone coinvolte sono state ben poche, con una folla di curiosi a guardarsi la scena a distanza, tutt’altro scenario rispetto al 14 dic.
    Non parliamo poi dei paragoni con piazza dello statuto del ’62. Ieri gli operai che ho visto se acchiappavano uno che poteva anche sembrare un incappucciato lo corcavano.
    non c’è solo un vuoto di prospettiva, c’è anche una scarsità nella partecipazione che rende la metafora della prateria inadatta a spiegare i fatti. e poi sul discorso buoni-cattivi: si può dire che chi ha cercato e preparato gli scontri ha fatto una cazzata che ha tolto spazio e agibilità a chi stava in piazza in altri modi o bisogna giustificare qualunque stronzata?
    oggi il risultato di chi ha portato avanti gli scontri è la smobilitazione non dei partitelli agonizzanti, di cui mi interessa poco, ma di un movimento che sarà limitato e confuso ma che finora è stato reale e capace di portare un po’ di aria nuova

  • daniele

    Io non capisco davvero qual’ è il problema di chi voleva protestare pacificamente.

    1)Vorrei sapere quali sono le vostre “idee” e pratiche per contrastare la precarietà che fa vivere una vita di stenti e piena di rancore

    2)Vi siete mai mossi per contastare qualche mostro nocivo che vi costruivano sotto casa? (inceneritori, aeroporti, ferrovie, discariche)

    3)Vi sieti messi a fare i banchetti per l’acqua pubblica..2 mesi prima del referendum e poi naturalmente siete spariti perchè non avete nessuna intenzione di creare dei comitati che ralmente tengono sotto controllo la qualità delle acque e l’effetto che l’urbanizzazione crescente ha sulle falde acquifere (leggi=tra un pò se bevemo tutti l’acqua in bottiglia)…qualcuno diceva che OLTRE al referendum deve esserci un movimento che cerchi di mantenere un CONTROLLO POPOLARE di tutte le questioni “pubbliche”…se non c’è mobilitazione i cosiddetti governanti ci si puliscono il culo con la firmetta

    4)Nessuno chiede che tutti si uniscano agli scontri, quantomeno si capisca la situazione di merda in cui siamo e non ci si metta a fare gli infami…
    qualcuno degli indignados sta inviando i propri video alle guardie per fare bere i compagni…. bene!

    5)Il disagio si manifesta anche in questo modo

    6)Rompere una vetrina non equivale a manco uno degli accordi che i sindacati, a cui SICURAMENTE le (vostre) istanze di “cambiamento” si rivolgono, hanno firmato e concordato con i signori confindustriali negli ultimi 20 anni.

    7)Mettete i piedi per terra e cercate di sporcarvi col fango di un’esistenza negata.

    8)I cortei sono fatti anche così, avete avuto 15 anni per farli in un certo modo, dove anche se solo si guardava male una banca o un’agenzia interinale ti si castravano i neuroni in automatico….

    9) A chi chiama vigliacchi i compagni….ma c’eri tu davanti alle guardie?

    10)Parlano di 1 milione di euro di danni, una cifra che una manciata di padroni evade dal fisco o estorce ai lavoratori con contratti infami ruba in un anno…
    Per me state sullo stesso piano.

    Alla prossima

  • Anna

    TRovo che la vostra analisi sia più che condivisibile e soprattutto sincera. Ieri ero presente al corteo ma l’associazione studentesca con cui sfilavo non ci ha nemmeno avvisati di quanto stava accadendo poche centinaia di metri più avanti, purtroppo.Ai soliti benpensati, chiederei di dimostrare un minimo di onestà intellettuale in più, quella necessaria per capire che:
    - per fotuna la giornata è finita così. La volontà dell classe politica ed economica che si appresta a sostituire B. è quella di strumentalizzare la rabbia degli “indignati” italiani. Non a caso da Draghi a Montezemolo tutti condividevano le ragioni della protesta.Ed io, che voglio cambiare veramente questa società, non credo certo di trovare in Vendola una sponda adeguata.
    - non è possibile sostenere e solidarizzare con le rivolte di mezzo mondo ma strillare se in Italia si accendono scintille di ribellione. Come pensate siano stati rovesciati tutti i regimi da 2 mila anni a questa parte, con le buone maniere?!
    - ho passato la giornata di ieri per lo più con i miei colleghi d’università. Quando ho saputo quanto stava accadendo sono corsa in Piazza S. Giovanni. Non ho trovato “i black block”, ho trovato davvero un numero impressionante di gente chiaramente non abituata allo scontro ma INCAZZATA NERA. Del resto sarebbe inmprobabile che poche centinaia di persone riuscissero a ridurre Roma in tale stato.
    Qualcuno si deve fare due domande..

  • Militant

    @ Mic
    “davvero pensate che gli scontri abbiano avuto un consenso nel corteo?”
    - No, non in tutto il corteo, ma in una parte non piccola, minoritaria ma non marginale. Certo, oggi è difficile farla emergere, visto l’attacco mediatico senza precedenti anche dall’interno del movimento. Oggi siamo tutti pacifisti.

    “che siano stati portati avanti da un numero significativo di persone?”
    - Evidentemente…

  • paolo

    cara militant ti seguo sempre con affetto, ma stavolta non sono d’accordo con te.

    non entro nel merito di post che cercano di segnare i buoni ed i cattivi, perchè questo è un compito che lascio volentieri ad altri, ma due parole due sul tuo post le spendo.

    intanto perchè per come la vedo io di similitudini col 14 dicembre ne vedo poche. Ricordo il bellissimo manifesto che avevate fatto qualche giorno dopo utilizzando una foto che da sola vale più di tante parole: dietro a chi faceva gli scontri in piazza del popolo c’era una generazione in carne ossa e frustrazioni. Ieri gli specialisti del riot dopo aver preso piazza san giovanni se si fossero girati a un certo punto avrebbero visto il vuoto dietro di loro. Tra l’altro per raggiungere cosa? in quella confluenza tra via emanuele filiberto e piazza san giovanni non mi sembra ci siano elementi cosi simbolici.

    in secondo luogo perchè parlare di piazza che esonda quando le proporzioni tra chi ha scelto lo scontro e chi non lo ha scelto sono cosi evidenti, probabilmente da adito ad alcune interpretazioni di chi vi vede “contenti” del risultato della giornata.

    detto questo sono concorde con voi sul fatto che probabilmente le divergenze emerse nel “cordinamento 15 ottobre” che non hanno trovato nessun punto di accordo, probabilmente avrebbero avuto dovuto dar vita a cortei diversi, in modo da evitare ulteriori incomprensioni e lacerazioni.

  • La cosa che mi colpisce sempre di più è la totale assenza di un qualsiasi feedback nella realtà sociale dopo tutti i cortei di protesta, violenti o nonviolenti che siano. Possiamo scendere in piazza in un milione di persone a dire una cosa e tutto viene immediatamente assorbito nel teatrino di una dichiarazione del politico di turno al telegiornale. Il sistema politico-mediatico mi sembra impermeabile ad ogni dimostrazione. Questa cosa ha francamente stancato ed è il motivo principale per cui sono rimasto a casa sabato. Ora tutti a parlare del fatto che la violenza avrebbe bloccato la “splendida riuscita del partecipatissimo corteo” : scusate ma mi spiegate che cazzo avremmo ottenuto se tutto fosse andato secondo i piani degli organizzatori? Scusate la bassezza della considerazione, che può sembrare in effetti terra-terra, però dobbiamo porci anche delle domande sull’efficacia delle cose che facciamo e non solo della questione dei buoni-cattivi nei cortei. Forse sarebbe stato meglio organizzare più cortei in diverse città o fare singole azioni contemporanee e diffuse? Sinceramente non ne ho idea, so solo che questa cosa della grande scadenza a Roma la vedo ormai sterile.

  • un compagno

    Intervengo per la prima volta sul sito,che seguo da tempo,pur non facendo parte del collettivo e pur non condividendo la totalità delle tesi espresse,per cercare di sviluppare una breve riflessione sui fatti di sabato.
    Cercherò di essere il più franco possibile,partiamo da un fatto:chi frequenta più o meno attivamente l’ area della militanza romana sapeva perfettamente che qualcosa sarebbe successo.
    Sono quindi sceso in piazza senza escludere ed anzi prendendo apertamente in considerazione il ricorso alla violenza.
    Esperienza alla quale non sono nuovo avendo alle spalle anche qualche anno di stadio,sponda giallorossa.
    Tuttavia sono fermamente convito che,come in tutti gli ambiti della vita,anche nel ricorrere alla violenza serva serietà.
    Mi permetto di consigliarvi due testi da inserire velocemente nella “cassetta degli attrezzi”:
    1-”Creare due, tre molti Viet-Nam. È la parola d’ordine”
    2-”La guerra di guerriglia e altri scritti politici e militari”
    Entrambi di Ernesto Guevara de la Serna,meglio noto come “el Che”.
    Che Guevara in questi testi sostiene,ovviamente semplifico,che la violenza per risultare giusta (cioè per essere avvertita come legittima) ed efficace (cioè per essere produttiva di risultati) debba essere logica ed ideologica.
    Logica cioè organizzata.
    Ideologica cioè motivata.
    Sabato non si è assistito a niente di tutto ciò.
    Un conto è dire:assaltiamo il parlamento in quanto sede unica di rappresentanza del capitale.
    oppure:attacchiamo la polizia in quanto articolazione militare dello stato borghese.
    o ancora:distruggiamo le banche in quando avanguardie del capitalismo predatorio.
    E magari farlo,non dico con ordine,ma con un idea organizzativa di fondo.
    Altra cosa è mettere in mostra lo spettacolo di sabato:macchine bruciate,strutture distrutte,negozi assaltati (uno,l’ho visto con i miei occhi,con i proprietari dentro che si stavano cagando sotto).
    In una parola (e credetemi mi costa una fatica immane dire la stessa cosa della massa di porci che dalla mattina alla sera ci vomita addosso merda dalla tv):la barbarie.
    Cioè non la violenza in vista di un obiettivo. e non dico la dittatura del proletariato ma un obiettivo qualsiasi.
    Ma la violenza per la violenza,fine a se stessa.
    Senza peraltro che nessuno dei protagonisti abbia accettato e accetti il minimo confronto su niente.
    E allora così no.
    Se il tutto deve ridursi a una botta de vita una tantum per sfogare la rabbia contro questo mondo di merda,una sorta di happy-hour insurrezionalista,non ci sto.
    e credo non dovrebbe starci nessuno che abbia un minimo di cervello.
    per il resto non auguro ovviamente la galera a nessuno ma una lunga e accurata riflessione quella si,di quella ce n’è bisogno.

    Ps:mi auguro che nessuno s’illuda di avere messo in ginocchio la polizia o cose simili.
    Chiunque abbia un minimo d’esperienza si renderà perfettamente conto del fatto che sia l’iniziale spiegamento di forze a piazza San Giovanni che gli interventi in netto ritardo a via Cavour e a Via Labicana sono il segnale netto della volontà di chi avrebbe potuto ma non ha voluto.

  • behemoth

    Zoom out: movimento romano, il ’77, Autonomia Operaia.
    Zoom in: movimento italiano, 15102011, autonomie.

    Assioma: ragionare su violenza-non violenza è inutile. Ragionare su come viene praticata la piazza e come viene inquadrata dai frame mediatici è fondamentale.
    Assioma: il consenso “reale” partecipativo si crea nei luoghi di lavoro, nelle università, nei luoghi di aggregazione (non mediati da un dispositivo elettronico). il consenso di opinione può invece avvenire nel web.

    è evidente che ci sia una divergenza di pratiche tra chi cerca il consenso reale e il consenso di opinione. Non si può andare a una manifestazione sperando in un “mi piace” di facebook.
    Il rischio è la formazione di due estetiche narcisiste: da una parte – guarda quanto siamo belli, colorati, noi così innocui e buoni.
    da un’altra -abbiamo fatto vedere a tutti quanto siamo arrabbiati, finalmente.
    Scusate la semplificazione di entrambe le posizioni.

    Riguardo la posizione degli innocui e colorati: a parte i delatori, a parte chi si sente critico e autonomo e poi usa le stesse parole di repubblica.it, capisco l’insoddisfazione di non essere riusciti a praticare la piazza a proprio modo e magari senza essere innocui ma solamente molto decisi (della serie: non c’è niente da festeggiare!).

    Riguardo la posizione degli arrabbiati c’è un problema da affrontare:
    zoom out: ’77.
    Un movimento che ha creato zone di contropotere territoriali nelle città.
    Ogni sabato scontri al centro di roma (e altre città anche) per contendersi un piazza negata, per manifestare rabbia per la morte di un compagno, per un sacco di cose.
    Il problema è che oltre le centocinquantamila persone del 12 marzo ’77 non si va,( e non si andrà mai) quando la tattica è attaccare la polizia o le sedi di partiti politici.
    Il movimento poi è soprattutto metropolitano, non si estende, non riesce a essere capillare (c’è in qualche città più piccola, ma è poca cosa).

    Oggi si può anche arrivare allo stesso livello di pratica di piazza (pratica costruita con il consenso reale cioè con assemblee, volantinaggi nei quartieri, occupazioni di case etcetera), ma questa “cosa” HA PERSO. E non si può dire che è stato solo per colpa di eroina, carriarmati, sovradeterminazione br). Ha perso forse perché il soggetto sociale su cui poggiava, e chi praticava quelle lotte erano più studenti, disoccupati, marginali vari che operai old style (un po’ anche per il contesto produttivo romano) non era massa e non era in grado di ragionare politicamente oltre un certo feticismo dello scontro. Non era in grado di ragionare politicamente anche con altre aree politiche (tutti merde e venduti e servi del pci) e di farsi contaminare.
    Per farsi contaminare intendo oggi ragionare anche sul consenso di opinione, ovviamente senza perdere la radicalità, ma giocando in maniera strategica su cosa serve adesso e cosa non serve anche a livello del collega di lavoro non politicizzato o del tipo pacifista senza capire bene cos’era il pacifismo riot di Gandhi.
    Bisogna essere in grado di respirare l’aria fuori dai nostri collettivi e fuori dalle persone che già sono d’accordo con noi, senza voler forzare quando non è necessario.
    Poi che uno sfogo di rabbia ci possa stare, ok. Pure due.
    Per me è più tremendo un corteo festoso nel clima sociale che si respira oggi che un corteo disordinato e incazzato.
    Però in futuro non conviene usare la rabbia come giustificazione di una politica.

  • Sandor_Krasna

    Per la serie “peli superflui”, ci pensa l’ineffabile Luca Telese a riassumere in poche righe tutte le ragliate della stampa mainstream in argomento:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/16/i-black-bloc-e-la-zona-grigia/164279/
    Non c’è da meravigliarsi, visti i trascorsi biografici di questo individuo, ma se una roba così la scrive un giornale considerato “progressista” il “consenso di opinione” l’abbiamo già perso.

  • Remo

    Operaio di San Basilio:

    Coi corsi e ricorsi storici non andiamo tanto distante: da quanto tempo ascoltiamo invece la manfrina che la classe operaia non esiste più? E poi tutta la crema movimentista negriana (roba di SEL) arriva alla Sapienza, e davanti Landini fa: “scusate ci eravamo sbagliati”. Ci stanno gli audio. Ma per quanto tempo ci hanno detto che eravamo parrucconi, residuati del ‘900? Coi corsi e ricorsi non andiamo lontano. Se in piazza ieri c’era un soggetto sociale nuovo staremo a vedere; ma l’analisi. In questo sito sono apparse analisi e contributi di un certo tipo, sono state usate “categorie”, si è usato un metro per ciò che accadeva all’estero: ammonendo, a ragione, sui possibili sviluppi e mantenendo sempre un tono dubitativo. Tutto qui. La saccenza onestamente in questa circostanza non mi pare la mia, ma ci rendiamo conto che stiamo al culto dello spontaneismo? Il riot per il riot. Il lato politico della questione è confinato all’ultimo rigo ed è che non c’è un dato politico: “Come riuscire a trasformare questa rabbia “corta” in un progetto di trasformazione sociale”.

    Sulla questione movimento. E’ un po’ troppo semplicistico dire il percorso cittadino di preparazione non è andato come volevamo e quindi saluti e baci: liberi tutti. Non si possono scialacquare i coglioni con l’orizzontalità, le pratiche condivise, e poi ognuno fa quello che kazzo gli pare. E chi è che martella i coglioni da 20 anni con l’orizzontalità? Tre giorni fa FdS cattiva perché aveva agito non rispettando il movimento, poi il movimento decide di fare delle cose che non ti piacciono e allora viva la spontaneità? Non ti piaceva la prospettiva delle tende, legittimissimo, manco a me piace: ma te sul piatto che c’hai messo? Politicamente cosa si è creato? O si ragiona in termini concreti o famo la gara a chi piscia più lontano. Non si è creato nulla, dai su “rabbia corta” significa nulla, lo possiamo dire? Se no siamo soreliani, sciopero, ginnastica rivoluzionaria, etc. Un approccio emotivo alla politica.

    Sui 150: sono quelli che hanno acceso il cerino, poi ieri, come allo stadio, ti trovi la strada sbarrata non è che ti tiri indietro. Non è che buoni motivi a sto mondo a cercarli uno non li trova, solo che se si risponde all’istinto, all’emotività, non andiamo tanto lontano.

    A scanso di equivoci dico un paio di ovvietà: richiedere l’intervento dei blu o tanto peggio consegnare chiunque sia, è un comportamento da infami. Il nodo non è buoni o cattivi, violenza sì, violenza no. Ma è creare sbocchi, dare un senso alle cose che si fanno.

    Quanto a sto povero Daniele col terrore delle bandiere: tesoro gli accordi li fai te, a me il Partito mi piace, la pianificazione mi piace, te invece che sei un sottoprodotto della cultura post novecentesca dei riot, ti piace il “gesto”, sfogarti, e strillare. Hai pubblicato su Fb il video del corteo dove i tuoi amichetti ti possono riconoscere dalle scarpettine mentre corri contro i blindati col volto travisato? Ti hanno riconosciuto gli amichetti tuoi? Daje: quando fai i riot sei ancora più fiko.

  • Francesca

    La radicalità dell’azione di quella che vi ostinate a chiamare la “piazza” non veniva dalle periferie proletarie non politicizzate.

    scrivete: Manifestazioni nazionali che verranno “rovinate” dalle incursioni sempre più grandi di larga parte di spezzoni che hanno necessità di sfogare così la propria vita repressa dal precariato, dalla disoccupazione e dall’assenza di alternative sociali, economiche e politiche.
    Hanno la “necessità” di “sfogare” la propria vita repressa? e credono di essere gli unici al mondo? e tutta quella parte della piazza (la stramaggioranza) che non si è aggregata agli scontri? eravamo tutti borghesi che non volevano sporcarsi le mani? Ho sentito addosso il mio corpo l’odio di quella parte della piazza, la parte minoritaria che ha pensato che non gliene fregava nulla del fatto che ci fossero persone che non sanno e non vogliono confrontarsai con uno scontro militante di quel genere! anche quella volontà và tutelata! E se quella parte minoritaria della piazza non riesce a contenere la propria rabbia da doverla per forza “sfogare” in piazza, siamo di fronte a un bel problema di autoreferenzialità ed egoismo. Altro che lotta di classe! Sabato c’è andata di mezzo gente che non era preparata e che aveva la volontà di manifestare ed ha le pezze al culo tanto quanto la gente che deve “sfogare”.
    Io non sono la loro madre. Io non mi devo preoccupare che sfoghino la loro rabbia in qualche modo. Mi devo preoccupare di costruire percorsi politici che arrivino all’obiettivo. E sabato lo abbiamo distrutto. Sarebbe stata noiosa la manifestazione? Pazienza. Era la volontà della stragrande maggioranza della piazza e tu la devi rispettare.

  • Manfredi

    Cari Militant,

    intervengo per dire che – questa volta – non mi sento in accordo con voi (e mi dispiace). Per non ripetere cose già scritte nei commenti precedenti, sono sostanzialmente d’accordo con ‘remo’, ‘z’, ‘tree’ e ‘un compagno’: il 15 (ottobre) non è mai stato così lontano dal 14 (dicembre). Il punto è che penso sia errata la vostra convinzione che i gruppi anarchici “non hanno determinato nulla della giornata di ieri, ma tutt’al più si sono accodati e hanno seguito le volontà di una parte della piazza”.

    L’apice del fallimento della giornata di sabato sta nel luogo dove sono esplosi i disordini, ossia nel fatto che quella rabbia di cui voi parlate nel post si è scaricata a Piazza S.Giovanni, nel nulla, laddove non c’era alcun significato politico. Tanto era superfluo portare il corteo a S.Giovanni per i comizi e le feste, quanto è stato superfluo prendersi a pizze con le guardie per niente, nel niente. Perché non provare a raggiungere i luoghi che hanno un significato politico? Perché non scaricare quella rabbia verso i responsabili dell’attuale, drammatica, situazione sociale? Che cazzo c’entra Piazza S. Giovanni con le misure di austerità contro cui dovevamo concentrare l’attenzione, nostra e di chi i cortei li vede da fuori?

    Mi piacerebbe far confluire nel movimento la rabbia di chi perde il lavoro, di chi è costretto a sacrifici folli e inutili per campare con dignità. E invece quelle persone, sabato, hanno visto un movimento cieco scagliarsi contro tutto e tutti. Qui il problema non è violenza-non violenza. Il problema è tutto politico: sabato ha avuto il sopravvento chi pensa che bisogna sfasciare tutto, banche e negozi, ma anche automobili, chiese, aziende pubbliche. Tutto. Io non la penso così: non me la prendo con lo stato sociale, con le religioni. Per me non si “abolisce lo stato di cose presenti” sfasciando un’immagine della Madonna. Anzi. Dunque non penso che “In piazza chi ha praticato il conflitto sono stati i compagni”. Quelli non saranno mai miei compagni.

    Ci tengo a partecipare al dibattito sul vostro blog per il rispetto che nutro verso il vostro lavoro, e vorrei capire perché voi – che avete sempre dimostrato una rara lucidità – racchiudete nella parola ‘compagni’ gente che con voi condivide solo lo scontro con le guardie.

    Saluti

  • linearotta

    Al di là delle discussioni sul bene o sul male e sul manicheismo del 2011 in Italia che lasciano il tempo che trovano, se qualcuno mi puo’ rispondere, avrei qualche domanda:
    - com’è che tutto ritorna un po’ sempre a sta dialettica post-romantica dei compagni che “coraggiosi” “resistono” per ore?
    cioè si è letto tutti emilio salgari ma siamo anche nel terzo millennio e magari uno si aspetta anche discorsi diversi del tipo guarda un po’ come ce l’abbiamo duro
    - perchè bisogna sfasciare le macchine piccole, tipo una punto ed una yaris, che comunque ho visto bruciare.. alla fine io c’ho una yaris vecchia di 12 anni e non credo proprio che sia un simbolo di ricchezza e se per caso me la bruciavano non è che potevo proprio ricomprarla..?
    - perchè è stata sfasciata la vetrina di un fioraio? e quella delle poste?
    - perchè si son buttate bombe carta in mezzo al corteo di altre persone che manifestavano? era uno sbaglio o si voleva magari zittire con forza e prepotenza l’opinione altrui?
    - come mai si è scelto di impedire alla gente di riunirsi in piazza s.giovanni? di solito sta roba, cioè impedire che la gente si aggreghi la fanno gli sbirri e non di certo sedicenti compagni che pare abbian capito già tutto..

    magari se uno risponde si legge bene le domande (che non ho chiesto perchè si brucia un suv od una camionetta od una banca..)

    grazie cicci

  • Lorenzo

    Son decenni che partecipo a passeggiate inutili e sempre più rassegnate, a capo sempre più chino, osservando la mia gente frantumarsi, disgregarsi, non capire e non capirsi. E’ semplicemente ovvio che qualcuno a un certo punto si rallegri del fatto che alcuni soggetti abbiano il coraggio di alzare la testa: dovremmo farlo finalmente tutti quanti, consapevolmente. O dovremmo forse cedere al mito della nonviolenza e farci nuovamente martiri, come a qualche ex-lillipuziano forse ancora piace? C’è chi, come Jacopo Fo, si rallegra nel prender bastonate e vorrebbe prendersene sfilando nudo (cfr. G8: abbiamo sbagliato a Genova? http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/27/g8-abbiamo-sbagliato-a-genova/147967/ ); c’è chi, come le Tute Bianche/Disobbedienti, predilige la ““sceneggiata” in favore di telecamera” (cfr. G8 di Genova, mistero italiano http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/21/g8-di-genova-mistero-italianoquattro-domande-senza-risposta/146639/ ) e chi, come Wu Ming, la definisce “evoluzione dell’autonomia”; c’è infine chi non ne può più di tutte queste pantomime e vede finalmente lo scoppio d’una rivolta, una resistenza attiva ed esuberante, come in Val di Susa. Ma la differenza coi No Tav è grande e grave: dove là vi è stata coesione e solidarietà, compattezza ed unità nella lotta, qui gli infami spuntano come funghi! Tutti pronti ad accusare, a puntare il dito, ad invocar la polizia contro ai compagni; da Gramellini fino ai Cobas, a quanto pare. E’ questo che più di tutto fa male, stavolta. Questa gente non si vede mai, ma quando appare pretende di dettar le regole; la propria modesta borghese indignazione li porta al pascolo senz’accorgersi che la prateria è già in fiamme da decenni, perchè tanti altri stanno già patendo più di loro guerre, sfruttamento, repressione, crisi.
    Leggo che qualcuno si preoccupa che i borghesucci non torneranno più a sfilare in piazza…come se a noi potesse fregarcene qualcosa di loro e del loro destino! E’ proprio il contrario: sarò IO a non tornare mai più a passeggiare con questi nonviolenti a parole che si trasformano in violenti nei fatti, che non concepiscono che la sola violenza è quella del Potere che essi per primi tollerano ed approvano, che hanno abbracciato la narrazione dominante portando alla confusione e infine all’estinzione il movimento no-war. Non c’è tempo di indignarsi, ha titolato un telegiornale. E’ così: non c’è più tempo, è troppo tardi. Non siamo noialtri fuori posto: siete voialtri in ritardo.

  • Chi glielo spiega a quello che ha avuto l’utilitaria bruciata che “C’è un pezzo importante del nuovo proletariato metropolitano che si rende disponibile al conflitto, alla lotta”? Glielo spiegate voi che c’entra questo con un “progetto di trasformazione sociale”? Quando stamattina è dovuto andare a lavorare a piedi secondo voi ha pensato al “progetto di trasformazione sociale” o a quanto è stronzo quello che gli ha bruciato l’auto? Chi gli impedisce di pensare che se questa è l’alternativa meglio cento volte Berlusconi? Non è che queste sono solo parole vuote, dietro alle quali si nasconde l’illusione di guidare una grande rivolta di popolo, mentre guidate solo un gruppetto di ragazzotti desiderosi di menare le mani e la cui squadra di calcio giocava in trasferta?
    L’Italia sarà un paese migliore quando sapremo proporre al paese (compreso il proprietario dell’utilitaria di cui sopra) un’alternativa democratica e credibile, finché l’alternativa saranno le auto bruciate non possiamo lamentarci di avere Larussa o Di Pietro.

  • yayo

    se in fondo a via cavour avessimo girato a destra verso piazza venezia e montecitorio.. le frigne dei benpensanti sarebbero state le stesse, ma ci saremmo portati dietro almeno metà del corteo e degli sfruttati di questo paese..

    quindi qui o c’è un problema di prassi o c’è un problema di teoria, su tutti i siti antagonisti se fa finta de gnente e si dice con quanto eroismo i compagni hanno combattuto per ore in piazza san giovanni, non è questo il problema, il problema è che c’eravamo dati altri obiettivi, che evidentemente però non erano alla nostra portata..

    salyut!

  • Lupo

    Concordo pienamente con l’analisi fatta dai compagni di Militant, nella quale si mette a luce in pieno il fatto di come certa sinistra continui ancora a professare delle teorie del tutto fuori luogo pur di apparire sana davanti all’opinione pubblica e davanti ai media. Invece che chiedersi per quale motivo un corteo autorizzato non sia stato fatto entrare a Piazza S.Giovanni (la polizia ha caricato brutalmente su via Merulana), si continua a parlare di Black Block di sbirri infiltrati e di ultras fascisti. Dalle testimonianze di questi signori si dice che alcuni manifestanti si sarebbero rifugiati dentro casapound, si parla di poliziotti a fare da palo mentre il blocco nero spaccava banche e vetrine. si dice di alcuni manifestanti con tatuaggi simboleggianti il fascismo e la sua mitologia…
    Insomma tutte cose indimostrabili e assurde, chi cerca oggi di mascherare la rabbia sociale con gli infiltrati e con i fascisti sta solo nascondendo la propria inadeguatezza alla situazione attuale in cui viviamo. Le mie parole esprimono gli stessi concetti e le stesse analisi portate avanti dai compagni di Militant e da tutti quelli che sabato erano li in piazza ed hanno visto con i propri occhi quello che realmente è accaduto. Chi pensava che al 15 ottobre come una sfilata avrebbe fatto meglio a restare a casa! Il bilancio lo si lasci fare a tutte quelle realta che stanno lavorando per la costruzione di un processo politico unitario, un progetto chiaro, un progetto che dice esplicitamente che il debito non si deve pagare, che i soldi alle missioni militari non si danno piu, che le aziende e le banche vanno nazionalizzate. Che si voglia o no le piazze di tutta Europa chiedono questo e gli inganni e le chiacchiere stanno a zero. A PUGNO CHIUSO!!

  • @Daniele:
    1) Avrei voluto saperle anch’io le idee, poi qualcuno ha cominciato a tirare bottiglie molotov e non si è capito più un cazzo.
    2) Sì, contro inceneritori di auto e motorini
    3) Giusto. Cosa proponi tu?
    4) Se avessero bruciato la mia di auto sarei molto contento di scoprire chi è stato e che mi risarcisse, il fatto che un principio di tutela valga indipendentemente se la vittima di un abuso sia il sottoscritto o chiunque altro è un principio solidaristico alla base della società civile. Definire invece infame chi denuncia qualcun altro alla polizia è tipico della più tradizionale cultura mafiosa. Poi fai tu…
    5) Il disagio si manifesta in tanti modi, compreso picchiare i propri bambini o la propria compagna. Ciò non significa che chi compia tali atti sia un criminale.
    6) E siccome ce l’hai con i sindacati sfasci la macchina ad un poveretto qualunque? Mi sembra il ragionamento per cui gli israeliani, dopo secoli di persecuzione antisemita, adesso hanno ragione a vendicarsi sui palestinesi. Non sarai mica Netanyahu?
    7) Sicuramente metterà i piedi per terra quello a cui hanno bruciato l’auto o il motorino…
    8) Mah, siamo sicuri che il problema dell’ultimo ventennio sia stato quello che in piazza non si tiravano le mololov? Non è piuttosto che il problema è stato che al governo ci sono andati quelli che nel ventennio precedente tiravano le molotov in piazza e che poi sono diventati paladini del conservatorismo più integralista?
    9) Su questo hai ragione: ci vuole un bel coraggio a compiere un’azione, sapendo che quello che otterrai è il compiacimento di Larussa. Io non avrei mai il coraggio di fare qualcosa che renda contento Larussa…
    10) Peccato che quel milione di danni non lo pagheranno i capitalisti evasori, li pagheranno i proprietari delle auto e dei motorini che non possono permettersi pure l’assicurazione per atti vandalici…

  • s

    Voglio vedere cosa accadeva invece se il corteo avesse sfilato pacificamente, colorato, con canti e balli, musici, giocolieri, vendola che rilascia interviste, beppe grillo e il popolo viola soddisfatti.

    Vedo e sento gente che si lamenta 365 giorni all’anno. Perché non si fa come in Grecia, come in Spagna, come a Zurigo, come nelle Honduras, come in Azerbaizan, come alle Hawai, sciorinando nomi di località esotiche dove, là si che ci sanno fare. Guerriglia 24/7/365.

    E invece no. Qui da noi sono sempre (nell’ordine) tutti stronzi/infiltrati/ultras/fasci/disadattati. Sono sempre 150, sono sempre in torto marcio.

    Ci sono state tante azioni lungo il corteo che personalmente non condivido (senza delegittimarle), se non altro perché hanno la capacità di rievocare scenari catastrofici, che l’italiano medio non ne vuole manco sentire parlare.

    Però a questo punto mi sorge un dubbio: chi è il nostro referente? A chi ci rivolgiamo? Di chi ci preoccupiamo? Dello stronzo con il SUV in via Cavour?

    E gli *altri*, quelli buoni, bravi e simpatici quali referenti hanno?

  • Lorenzo

    Vorrei anche aggiungere: a questo punto – un momento in cui è necessario fare chiarezza – ricordiamoci degli ‘amici’! Ovvero di coloro i quali sulla pelle dei compagni hanno fatto il bello e il cattivo tempo ed iniziato la divisione fra buoni e cattivi assieme agli Agnoletti e ai Bertinotti: il signorino ci riprova…
    “Questa gente, sono i nostri nemici – strilla nel suo cellulare Luca Casarini”
    http://www.repubblica.it/politica/2011/10/16/news/dossier_black-bloc-23310785/
    Questa gente – mi riferisco adesso ai Disobbedienti/Tute Bianche – diceva di quest’altra gente le stesse cose al tempo di Genova 2001. Prima dichiaravano guerra, poi preparavano la sceneggiata mediatica (ma le botte furono vere) e dicevano che la colpa era d’altri e che gli sbirri non erano stati ai patti. Ma neanche nei cartoni animati!
    A proposito di Carlo Giuliani hanno detto tutto e il contrario di tutto, pur di approfittarsi del cadavere: o che “Era uno di noi – dice Matteo Jade, tuta bianca genovese – un giovane che assieme a molte migliaia e’ sceso in piazza per dire no al G8 e al suo dispiegamento militare.”( http://www.piazzacarlogiuliani.org/pillolarossa/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=36 ), oppure invece “Lo conoscevamo poco, qualche volta lo incontravamo al bar Asinelli. Era un punkabbestia, uno
    di quelli che non hanno lavoro ma portano tanti orecchini, uno che vuole entrare senza pagare, uno che la gente perbene chiama parassita. Gli faceva schifo il mondo e non aveva niente a che fare con noi dei centri sociali, diceva che eravamo troppo disciplinati.”

    (Matteo Jade, leader delle tute bianche genovesi, diretta radiofonica 20/07/01 http://untori.noblogs.org/post/2007/11/14/raccolta-di-citazioni-sul-g8/ )
    Mi domando: li paga qualcuno per promuovere il divide et impera?

  • eleonora

    Bene, vi chiederei di leggere questo:
    http://www.repubblica.it/politica/2011/10/17/news/black_bloc_piani-23345453/index.html?ref=HRER3-1
    Può essere una montatura anche questa dichiarazione, ma vi chiedo: possiamo pensare che ci sia un progetto di guerriglia? E’ pensabile che coloro che si lasciano incendiare dalle passioni e dagli impeti violenti verranno arruolati? Io chiedo di iniziare a pensare come si vuole agire. Vi chiedo per una volta, di avere una visione di lungo periodo, che cosa si spera di ottenere con un’eventuale guerra, che cosa si è ottenuto dopo la rivoluzione francese, il regime di Napoleone III?, che cosa si otterrà dopo la disfatta di Gheddafi (se ci sarà), un altro che farà finta di raccogliere le istanze della popolazione? chi vende intanto le armi ai guerriglieri di tutto il sud del mondo? a chi conviene che ci siano le guerre? Un popolo incendiato ed incendiario è facilmente manipolabile da banche e da un sistema fin troppo freddo e lucido, a meno che non si voglia far la guerra coi sanpietrini.

  • tree

    alzare la testa vuol dire sfasciare utilitarie ? Vuol dire menarsi con i poliziotti nell’utilissima piazza san giovanni..? Ma che tocca legge !

  • Non Un Passo Indietro

    Penso che quando si arriva ad istigare alla delazione verso i compagni presenti in Piazza San Giovanni ci si trova oramai ad un punto di non ritorno tale da dover per forza di cosa disarticolare ogni possibile unità d’intenti con certe categorie “nuoviste” presenti in piazza sabato.

    Il dato di fatto da rimarcare è il numero elevatissimo di persone pronte allo scontro e la presenza, attorno a queste, di chi, pur non partecipando attivamente, è rimasto approvando su tutta la linea quello che stava succedendo…

  • Lorenzo

    Indymedia è ormai illeggibile, sembra che il Popolo Viola, Arancione o di quale altro cavolo di colore sia (il rosso e il nero se li son dimenticati) ne abbia preso possesso. Speriamo che Militant non faccia la stessa fine.
    Auguri a tutti, specie a chi subirà la repressione dello Stato ed ai quali dovrebbe andare la nostra solidarietà…che non ci sarà, dal momento che siamo tutti divisi come mai prima. Che tristezza.
    Ricordo a tutti i 10mila compagni che sfilarono da tutta Italia a Milano nel 2006 per tirar fuori gli sfigati ingabbiati nel corso degli scontri fra autonomi e polizia. Altri tempi. Oggi è tutta una gara a chi più e meglio prende le distanze.

  • MauMau

    Indignati?
    davvero e’ questo il termine che dovrebbe esprimere la rabbia e direi la reazione ad uno stato di sofferenza generale?
    Peccato davvero che qualcuno abbia deluso Il compagno Draghi, la confindustria, la santa sinistra “educata e perbene” e tutti gli altri maitre a penser di un movimento dal pensiero debole, mediatico-modaiolo.
    Oggi pare siano tutti “indignados” ed in fondo che fastidio danno?
    Sono solo dei bravi ragazzi figli di mamma un po’ delusi! …beh forse qualcuno non e’ proprio indignato, forse qualcuno e’ veramente incazzato, forse questo qualcuno non e’ un un “figlio di mamma”, forse ha deciso di dare un senso concreto alla propria rabbia, giusto o sbagliato che sia questo senso ha il pregio di essere vero! oppure, vogliamo cambiare questo stato di cose con il solito strabismo da pensionato in panchina che smadonna contro tutto e tutti e poi invoca ordine e disciplina!
    E voi sirene indignate della politica da vetrina, dei fini equilibrismi di schieramento, angeli non violenti della politica “perbene”, ebbene si! proprio voi…che cosa direte quando questa crisi mordera’ anche il vostro culo? che direte quando a far casino non saranno piu’ solo i ventennni, non piu’ solo i nostri figli da tempo abbandonati alla propria frustrazione e dolore per una vita persa in partenza? Quando i “violenti” saranno operai, metalmeccanici, disoccupati, precari e quantaltro, parlerete anche di loro come “pochi violenti, facinorosi e guastafeste” ”
    La festa e’ finita!

  • daouda

    La verità è che per riuscire a far esplodere quel che deve esplodere ed uccidere chi merita di essere ucciso in Italia non c’è nessuno capace di farlo.
    Questo è il dramma.
    Chi resiste contro gli infami merita rispetto e stima( da voi a chi è militarmente organizzato ) ma per vincere bisogna avere le idee giuste e in generale non ce le avete manco per il cazzo(voi e loro).

    Se non avessi lavorato sarei venuto a divertirmi ( evitando le proprietà private altrui diversamente dagli infami che pretendo giustizia ma non sono disposti a darla, MERDE! ) ma i vostri sproloqui sulla presa di coscienza fanno pena come faceva pena questa manifestazione di ingenui.

    Bisogna essere ontologicamente la ri-voluzione. La vittoria è sempre ORA.
    Allora, si che si giugnerà a fare zompare le teste giuste ed alla vittoria collettiva, definitiva e terminale.
    Ma questo è un discorso che voi comunisti non capirete mai,provocando confusione, e sinceramente ciò mi provoca un certo tipo di rammarico.

    Vabbè,sti cazzi…

    p.s. la proprietà PUBBLICA non esiste che come artificio oppressivo.Calcolando quindi l’estorzione fiscale che subiscono i lavoratori privati ( autonomi e dipendenti ) i danni a cassonetti e strade e muri non sono imputabili a chi decide di riprendersi del proprio; danni che creano disagio ma non sono “invalidanti” affatto per il resto della comunità.
    Ci si ubriaca alle volte , azione stupida e dannosa… si distruggono le vie alle volte, azione stupida e dannosa…ma non si venga a rompere il cazzo che non si sia nel giusto perché questi discorsi li fanno i coglioni.

  • rebeldia

    Se ancora qualcuno crede che la passeggiata sotto il sole, sentendo musica raggae possa disturbare i potenti della terra e non solo Berlusconi, forse ha perso qualche passaggio della storia degli ultimi 10 anni.Non esiste piu’ spazio ne dialogo, quando si accordano per firmare una porcata come quella del 28 giugno, che di fatto taglia spazi e visibilita’ ai sindacati di base, quando tutto l’arco politico Vendola compreso accetta le rigide regole della BCE, distruggendo di fatto il servizio pubblico, scuole sanita e welfare,sentir parlare di comizio e palchi fa’ capire tutta l’impotenza che di fatto esprime l’attuale panorama della sinistra.Parlare con enfasi delle rivolte in Egitto e dimenticare i 300 e passa morti vuol dire essere solo dei fottuti ipocriti, qualcuno piu’ famoso di me disse che la ”rivoluzione non è un pranzo di gala”, ed allora sara’ il caso che qualcuno inizi a riflettere da che parte stare.Sono consapevole che non basta un pomeriggio di fuoco per sovvertire il sistema capitalista e le sue regole brutali, ma il tempo delle chiacchiere e dei proclami è finito, da genova sono passati 10 anni e la nostra situazione sociale è davvero peggiorata, e pensare che il problema siano migliaia di ragazzi frutto di questo sistema immondo mi sembra solo espressione di ipocrita vigliaccheria.Vivere in quartieri dormitorio, dove l’unica aggregazione è un centro commerciale porta a ribellarsi, come visto a Londra, ma almeno questi ragazzi non hanno rubato ne TV al plasma ne IPOD di quel fottuto martire che da poco ci ha lasciato.

  • Fra

    in culo rode a tutti/e

    ma paragonare la VERA rivolta del 14 dicembre scorso,
    con lo sfogo organizzato a tavolino del 15 ottobre, mi pare completamente fazioso e strumentale.

    Sono più che sicura che quando arriverà il momento di doverci veramente difendere questi individui cosi tanto bravi nella guerriglia non ci saranno.

    e comunque anche la guerriglia è un vecchio sistema che è facilmente strumentabile, in fatti ora i potenti stanno godendo.

    il 14 dicembre era chiaro a tutti, dai compagni ai politici, dai media ai cittadini che era stata una rivolta di piazza. invece Sabato no, nessuno lo pensa.

    quelle che è successo Sabato è nulla in confronto a quello che può succedere se i “pacifisti” si incazzano.

  • Lorenzo

    @Fra:
    Vorrei che ragionassimo di questa ultima tua espressione: “quello che è successo Sabato è nulla in confronto a quello che può succedere se i “pacifisti” si incazzano…”
    Per come la penso io sono proprio i pacifisti oltranzisti il problema; i lillipuziani, quelli che “sfiliamo nudi, così si vede che non siamo cattivi, che non cerchiamo lo scontro”, come Jacopo Fo. Ma chi dovrebbe vedere (e giudicare) cosa? Lo sono sempre stati il problema, ma oggi lo sono ancora di più. Nei ’70 c’era il servizio d’ordine che difendeva il corteo, oggi vorreste il servizio d’ordine a difendere banche e ministeri. Siamo così schiavi dei media e delle strumentalizzazioni politiche e mediatiche da arrivare ad organizzare sceneggiate male concordate con la polizia come la guerriglia finta di Genova 2001, trasformatasi poi in guerriglia vera ed infine in mattanza; o da arrivare ad estremi assurdi come l’aggressione romana a colpi di casco a quel povero ragazzino colpevole d’aver lanciato qualcosa ai carabinieri in quella giornata di rivolta dicembrina. Ci rendiamo conto? Pacifisti dei miei stivali, GIA’ dovreste stare incazzati, altro che indignazione! L’indignazione è borghese tanto quanto la speranza! Si può sicuramente discutere dell’organizzazione dei cortei, ma questo rinnovato senso civico che vi spinge a fare arrestare i compagni è una infamia, una vergogna! Mai avevo visto orrori simili fino ad oggi! Te lo dico io come finirà: a botte in piazza fra noialtri, come tu stessa auspichi. Cosicchè la daremo completamente vinta al Potere, che sul nostro eterno dividerci impererà. Meglio così forse, chè tanto assieme non si va da nessuna parte, ed io con vendoliani, ex-bertinottiani, disobbedienti et similia manco ci voglio andare.

  • Francesca

    Di Pietro invoca: torniamo alla legge reale!http://www.repubblica.it/politica/2011/10/17/news/reazioni_corteo-23358219/
    cazzo! proprio un successone politico!
    E infatti sabato mi chiedevo com’è che le guardie non caricassero come al loro solito.
    Nelle vostre analisi da soggetto politico proletario metropolitano spero che abbiate preventivato la possibilità oggi concretissima che all’innalzamento del livello dello scontro di piazza seguirà l’innalzamento del livello della repressione di stato.
    Dare a un cavaliere psicotico la possibilità di accumulare potere potrebbe essere il risultato dell’eroica e coraggiosa resistenza della piazza dei mille giovani dalle speranze frustrate (che, detta fra noi, questo è il linguaggio che si usava nei cinegiormali degli anni ’30..)
    Le avanguardie presenti sul territorio devono fare i conti con l’organizzazione della tattica del conflitto e farla confluire in una strategia che possibilmente non s’ispiri al principio del ” ‘ndo cojo, cojo”.
    E queste non sono certo le parole di un’ indignata.

  • Lorenzo

    @Francesca:
    Ok, dunque riassumiamo:
    1) siccome siamo governati da mentecatti (oltre a mafiosi e varia altra criminalità), dobbiamo stare attenti a non farli incazzare.
    2) siccome siamo osservati dai borghesi, e dai media che quei borghesi leggono, dobbiamo stare attenti a non fare incazzare neppure loro.
    3) siccome siamo circondati da cattopacifisti nonviolenti, dobbiamo stare attenti a non fare incazzare neppure questi.
    4) siccome siamo circondati ed infiltrati dagli sbirri/bestie di Genova 2001, dobbiamo stare attenti a non rifare incazzare anche loro.
    Morale: gli incazzati – e con fondati motivi! – saremmo noi, ma non possiamo perchè c’è troppa altra gente che dobbiamo stare attenti a non fare incazzare.

  • MauMau

    L’indignazione e’ un sentimento che non mi appartiene!
    se ci fossimo preoccupati della risposta repressiva degli apparati dello stato dagli anni ’60 in poi non avremmo a avuto le lotte operaie, l’autunno caldo, la stagione dei movimenti e nemmeno tutte quelle conquiste salariali e non, che ora ad una una si stanno smantellando grazie al ruolo di primo piano di quelle anime belle che dentro e fuori il parlamento parlano in nome leggono il conflitto in atto come un party alla moda, creativo e colorato, divertente e politicamente corretto, ma molto e molto…educato!
    Peccato per lorsignori, la rabbia e l’odio per questo stato di cose non sara’ mai educato e pacifico per chi ha davvero poco o nulla da perdere!
    rretto

  • Francesca

    @Lorenzo: vedo che non perdi occasione per continuare a non voler capire e a non voler ragionare. Banalizzi tutti i discorsi che sto tentando di farvi arrivare. Bene. Affar tuo e di quelli come te.
    Io sono per un’incazzatura ben canalizzata e cosciente. Qualcun altro per i riot stile adolescenziale, capitino dove capitino e se ci và di mezzo qualcun altro che non è preparato e non è militante e si becca un san pietrino in testa o un lacrimogeno in bocca o una bomba carta nello spezzone, io sono giovane ribelle e fico e mi porto a casa un bel ricordo che potrò condividere un giorno coi miei nipoti: c’ero anch’io!
    Contenti voi. E con questa vi saluto.

  • Francesca

    Un’ultima cosa: se ai rivoltosi fanno tanto schifo i “pacifisti” e chi oltre a loro ritiene che in questo momento storico sono necessarie tappe di condivisione pacifica di alcune piazze non attigue ai palazzi del potere, ha il dovere di non aggregarsi più a queste frange di borghesi pappamolle. A ognuno la sua piazza. A ognuno il diritto di andare fino in fondo con le pratiche che ritiene più giuste.
    Gli scontri di sabato sono stati prodotti fisicamente con le forze dell’ordine. Ma erano orientati contro di noi, quella parte stramaggioritaria di corteo che è stata tanto odiata dagli eroici rivoltosi.
    Berlusconi, Draghi e tutta la compagnia hanno sicuramente gradito la sponda che gli è stata offerta e presto ci faranno sapere i modi in cui riterranno di utilizzarla.

  • MauMau

    Mia cara Francesca tu sei per…UNA INCAZZATURA BEN CANALIZZATA E COSCIENTE, ah si? davvero originale e intuitiva!
    Quindi tu detti le regole dell’essere e del divenire? decidi delle emozioni e della testa di 300 persone in marcia, non ti sfiora nemmeno il dubbio che la prima espressione di un sentimento di rivolta e’ la rabbia e la violenza, hai mai leto un libro di storia?
    E tu quale sorta di contributo hai dato o intendi dare per canalizzare e dare consapevolezza a questa rabbia?
    Non bastano di certo le tue noiose moralette da popolo viola per crescere nela consapevolezza politica.
    A me interessa davvero poco la solita lagna sui violenti cattivi, non mi risulta che nel resto del mondo distribuiscano profumate violette a chi manganella!
    Magari sforzati di fare uno straccio di analisi su cosa sta’ succedendo in questo paese e non solo, sarebbe magari piu’ utile a tutti!

  • MauMau

    Cara Francesca, che stupidaggine la tua dicotomia pacifisti -violenti. Non hai nessun senso della storia, i tuoi sono solo giudizi morali e non politici dei fatti in questione. La violenza o la non violenza non sono sempre scelte praticabili quando ti caricano con un blindato! mentre la violenza dello stato, del mercato, delle banche quella si che non puoi fare a meno di subire ogni giorno.
    La giornata del 15 era gia’ stata decisa diversi giorni prima dal solito comitato d’affari al governo e non solo, qualcuno come al solito deve dimostrare di essere un uomo d’ordine, vedi Dipietro, Pd e non solo, siamo gia’ in campagna elettorale ed ognuno fa i suoi giochini, che noia e che nausea aggiungo io!
    La cosa che piu’ mi urta non sono di certo “quattro giovani guerrieri sull’orma del bisonte”, ma il vuoto di riflessione e di analisi dell’esistente, a meno che per te il pascolare per le vie di Roma lanciando fiori sia una soluzione politica piu’ degna di altre.

  • Fra

    @Lorenzo

    Certo, espando il mio pensiero troppo concentrato nella precedente conclusione.

    Quello che mi preoccupa è la disorganizzazione della violenza dei “pacifisti” che come tu hai sottolineato con ottimi esempi può risultare incontrollabile e pericolosa.

    Sono dell’avviso che un movimento di cosi grande impatto popolare va “lentamente” adeguato alla piazza, non gettato immediatamente nel panico dello scontro, perché molte persone non sanno come comportarsi in situazione delicate.

    Cerchiamo di essere un po più prudenti e responsabili, bisogno ricominciare un po da capo, questo movimento è troppo giovane e trasversale ha bisogni di fare qualche passo prima di comprende cose che magari per voi (noi) sono scontate. Ancora non è in grado di distinguere le schegge impazzite o gli infiltrati dal blocco autonomo.

    Anche io non voglio mai più vedere scene infamanti come la consegna di un compagno alle guardie, però sono cose che possono capitare se non si collabora a costruisce un movimenti dalle basi.

    Ripeto, a tutti/e rode il culo.
    ma facciamolo rodere anche e per bene ai fascisti del governo e del capitalismo che non vedono l’ora che il movimento si spacchi sul nascere.

  • @MauMau: l’analisi dell’esistente più immediata e semplice è che oggi, grazie alle violenze di Sabato, il potere che a parole vorresti combattere è più forte. Non è un giudizio morale, è un mero rapporto causa effetto. Finché ti sfuggirà questo rapporto sarai il miglior alleato, consapevolmente o meno, dei tanti Cossiga contemporanei a cui non par vero che lo slogan “Dopo di noi il caos” possa ancora funzionare nel 2011 nonostante tutto…

  • MauMau

    Un movimento e’ tale perche’ non ha una sola testa, un solo cuore, ne una sola direzione. Il termine “indignados” e’ stato usato come minimo comun denominatore di tante anime, una operazione mediatica ha creato un movimento buono e politicamnte corretto da anteporre ad una specie di congrega violenta e feroce, Il compagno Draghi solidarizza, ovviamente, con i “buoni indignati”, uno dei papi neri della finanza benedice e assolve i bravi ragazzi colorati.
    Ed ora che ne facciamo dei nostri figli “cattivi” e violenti, li sediamo tutti? li chiudiamo nella riserva?
    Non credo che nessuno possa pensare seriamente che a fronte di questa situazione non solo italiana si possa pretendere un opposizione sterilizzata e profumata.
    La violenza e la rabbia sono un dato politico non facilmente ignorabile oggi, se non altro di sicuro fa piu’ notizia di una passeggiata collettiva nel sole di Roma.
    Detto questo, non amo vedere i miei compagni, i miei figli arrestati, feriti, ne giustificare la rabbia come soluzione politica, ma se non troviamo presto un modo per uscire allo scoperto, per parlare e per fare, rimarrano sempre e solo giornate come questa.
    Questa… http://www.youtube.com/watch?v=URNJbdGmrmk, chi se la ricorda?
    Non si tratta di

  • Lo'

    Non capisco proprio il senso di contrapporre la violenza tout court da una parte e le passeggiate romane con musica reggae, trampoli e canne dall’altra. Si tratta di uno stupido ricatto retorico che non sta in piedi.
    Alternative politiche forti estranee sia alla violenza nichilista sia alla sfilata in trampoli colorata esisterebbero eccome. Ciò che manca è la capacità politica di strutturarle e realizzarle. Ciò che manca è un coordinamento unitario di tutte le forze che si riconoscono su una piattaforma seria e determinata (che per forza di cose dovrà escludere tutte le componenti che anche solo parzialmente si lasciano materialmente e psicologicamente risucchiare entro la logica bipolarista, ovvero entro il centro-sinistra di oggi e di domani). Un coordinamento serio di queste forze avrebbe in seguito anche la capacità di produrre organizzazione, incisività decisionale centralizzata e quindi un servizio d’ordine capace di isolare ogni componente impazzita che pratica forme insensate e distruttive di violenza.

    La violenza priva di fini politici meditati e coordinati, che si scatena contro obiettivi assurdi è pura vigliacchera che con la rabbia sociale non centra nulla. Affermare il contrario significa offendere chi davvero soffre ogni giorno lo sfruttamento, la precarietà e la desolazione prodotta dal sistema e che prova a trovare soluzioni politiche collegiali e condivise alla merda in cui siamo precipitati.

  • NIC

    Lorenzo sono con te al 100%…basta con questo pseudopacifismo di fronte a logiche che massacrano donne vecchi e bambini ci si lamenta per qualche blindato a fuoco o per qualche sanpietrino…
    che pena!!

  • Mastino

    Io come lavoro faccio il barista in un bar di Bologna e parlando oggi con la gente non mi sembra che siano stati cosi scontenti di come è andata la giornata, sarà che a bologna ci sono veramente pochi bigotti che pensano che il pacifismo sia il meccanismo che potra portare a un miglioramento nostro o globale.
    La violenza/rabbia è un sentimento che sabato accomunava tanta gente presente e molta che non poteva esserci che è sfociata in quel modo giusto o sbagliato che sia ben venga si potra non essere daccordo ma vedere gente che manda filmati ai celerini o che accusa un centro sociale o l’altro fa veramente schifo e mi sa che godone di piu il potere se i manifestanti fanno cosi o se distruggono tutti, “se propio dobbiamo parlare di infiltrati mi sa che dobbiamo cercarli in quelle file pacifiche di cui gli ingenui si vantano di aver partecipato”.
    Quando vi leveranno anche la minestra dalla bocca cosa farete andrete a cantargli una canzone??spero di nn perdermela

  • Amt

    Ho difeso con chiunque ciò che abbiamo fatto in piazza il 14 Dicembre, spiegando che non si poteva leggere quella manifestazione con le chiavi di lettura vecchie che usavano i giornali (ricordiamo tutti Saviano e la sua lettera ‘chi ha tirato un sasso lo ha tirato contro il movimento’) e che non permettevano di capire cosa fosse successo realmente. Il 14 Dicembre la violenza era un sintomo, e per la prima volta il corteo intero non è scappato dalle cariche. Chi non era in prima linea faceva i cordoni per quelli che rimanevano davanti, non c’era premeditazione, c’era un sentimento puro e spontaneo di una generazione al limite della sopportazione, c’erano i ragazzi, gli aquilani, quelli di terzigno, quelli della fiom e tutti gli altri che ora va di moda etichettare ”indignati”.

    Quello che è successo il 15 Ottobre invece è un’altra cosa. Gruppi organizzati che avevano l’unico scopo del riot con le guardie. La violenza era premeditata e fine a se stessa, infatti nessuno dei non-organizzati in piazza resisteva alle cariche delle camionette.

    Dico una cosa banalissima, si voleva che finisse così. Si sapeva che a Termini erano arrivati ragazzi con fionde e maschere antigas e liquido infiammabile negli zaini. Se avessero avuto a cuore l’ordine pubblico, avrebbero fatto dei filtri, ma ovviamente sapevano e speravano finisse in caciara, e hanno fatto sì che il corteo appoggiato dall’opinione pubblica venisse rovinato.

    Ha senso mettere a ferro e fuoco Roma per un pomeriggio, e poi tornarsene a casa propria la sera? Sono rimasto molto perplesso da come quel centinaio di ragazzi organizzati abbia pianificato il riot fine a se stesso, nessuna intenzione di violare zone rosse, ma solo guerriglia con le guardie. Lasciando perdere la visione che i media offrono in questi casi, e che porta a fare il tifo per l’ordine e per il poliziotto che scappa alzando le mani, vorrei sapere se sono l’unico che sabato non si è identificato minimamente con quella situazione di conflitto.

  • Militant

    Ringraziamo tutti i compagni dell’importantissima discussione che sta avvenendo su questo blog. Noi quando facciamo certe analisi ci mettiamo tutta la passione possibile, probabilmente riportando anche “troppo” dei percorsi cittadini e nazionali che meritano di essere dibattuti, soprattutto da chi certe riunioni e assemblee e percorsi se li vive davvero, non parlando solo dal computer.
    Per questo ringraziamo dell’intelligenza dimostrata, e speriamo che si continui su questa strada, cercando di essere consapevoli delle posizioni di ognuno, delle nostre come di coloro che ne hanno diverse e/o opposte.
    Un saluto a tutti

  • zez

    ciao ragazzi!
    Condivido pienamente le vostre posizioni riguardo alla strumentalizzazione mediatica nonchè politica del movimento indignados, e alla poca incisività della manifestazione allegra e pacifica; taluni sono veramente convinti che manifestare con qualche cartello ironico, con un sottofondo di musica reggae possa cambiare il mondo. Una generalizzazione se volete, ma credo che renda abbastanza l’idea. D’altra parte non sono convinto neppure che devastare una banca, incendiare auto, o picchiarsi con le forze dell’ordine sia una strategia utile. Non voglio fare sciocchi moralismi, e devo dire che in un certo senso ho apprezzato di più l’integrità ideologica dedita hai fatti della falange, che la moltitudine pacifista strumentalizzata e inebetita dai vari “leader politici” che si riempono la bocca di un nulla propagandistico.
    Detto questo vorrei confrontarmi con voi su una questione di strategia e di metodo, prendiamo l’esempio della banca: secondo voi è più utile far in modo che una banca bruci (in modo che il giorno dopo nuovi soldi possano essere spesi nel virtuoso ciclo capitalista per ricostruirla e renderla di nuovo operativa)senza intaccare il suo valore intrinseco di crear debito- o è più utile svuotarla di significato e di importanza creando un un movimento che BOICOTTI la banca?
    Sono fermamente convinto che la potenza di un qualcosa sia data dall’importanza di significato che noi le diamo! bruciandola gli diamo molta importanza! togliendole i soldi convincendo i correntisti a chiudere il conto erodiamo il suo potere e la banca chiuderà da sola.
    Concludendo, credo come voi che questa sia una guerra, vi domando e mi domando quindi, se una strategia economica può far più male di una strategia fisicamente violenta e distruttiva.
    La mia strategia riassunta è: BOICOTTAGGIO MEDIA BANCHE MULTINAZIONALI, BANKRUN, SCIOPERO DELLE TASSE DIRETTE e INDIRETTE, SCIOPERO LAVORATIVO, SCIOPERO DEI MEDIA, ACQUISTO PRODOTTI A KM 0,INFORMAZIONE TRASPARENTE LIBERA DA QUALSIASI INTERVENTO DI PSEUDO POLITICANTI,CREAZIONE DI MONETE ALTERNATIVE SULLO STILE GIACINTO AURITI, DIALOGO. Che dite sono più idealista dei pacifisti in piazza??
    non sono nulla se mi impongo, sono tutti voi se mi confronto!
    ZEZ

  • Daouda

    Vedi che è?
    Non tanto e non troppo il fatto che è ovvio che dalle stronzate ideologiche provengono le stronzate fattuali, ma il fatto che c’è ‘r fomento.
    Io sono sta cazzo de rivoluzione! Tu la sei! Eppure io la sono ma l’odore de merda nun cambia. Quanno te giri te la merda persiste.
    Nun c’è un cazzo da esse contenti.
    Perché per quante bombe si metteranno, per quanti ne ammazzeremo, dov’è il fascio veramente se non dentro de noi?A che grado di persvasività reifichiamo il sistema?
    Quindi basta cò sti pavoneggiamenti.
    Lo studio in tempo non rivoluzionario è prassi.
    Essere non è apparire, ed è antecedente a fare.
    Fanculo i colori quindi; la verità non ha colori né errori per definizione.Il vostro Marx sembra tanto un feticcio alla borghese.

    x zez:

    Giancinto Auriti fu un signoraggista.Decisamente da evitare.
    Mi dai lo spunto comunque per far presente che , per quel che ho potuto sapere, parecchi slogan erano casapoundisti.Indipendentemente dalla loro presenza, ciò è tutto…scrivere…

    p.s. il riot? ma che cazzo è il riot? Eddaje!

  • federico

    sono d’accordo con AMT. la violenza è un linguaggio e va usato bene. sabato è stato usato come sfogo. il governo vi ha lasciati sfogare per recuperare consenso di fronte al pubblico catodico. è una vergogna e una menzogna paragonare la violenza di sabato all’egitto, la tunisia, la val susa. io ho un approccio pacifista, ma non escludo la violenza a priori. ma in egitto, in tunisia, in val susa, la resistenza era appoggiata dalle masse e aveva obiettivi concreti. sabato l’assalto generalizzato a banche, macchine, semafori, camionette e statuine è stato idiota, politicamente. non importa se siete “tanti”, se vi credete moltitudine. 5000 o 20.000, sono numeri ridicoli. non è con la violenza di pochi che costruirete il cambiamento sociale. il cambiamento, o lo si fa assieme, lentamente, nel tempo, sul territorio, vivendo accanto a quelli che non ci piacciono, curiosi del mondo e delle sue complessità, oppure non arriva per procura, grazie all’avanguardia di pochi che una volta l’anno spaccano tutto. la verità è che il cambiamento sociale è faticoso, mentre una giornata di rabbia (una sola, mica mesi interi, come in egitto e tunisia) è liberatoria, libera lo stress della vita di merda che si conduce. la verità è che questa violenza, che io cerco di comprendere, è solo lo specchio di un malessere sociale che così espresso non porta da nessuna parte. ho paura che tra violenti e pacifisti ci sia anche una differenza di classe: chi è davvero senza futuro si mette tra i violenti, chi è solo preoccupato di perdere il futuro che ha, si mette tra i pacifisti. sento l’odore di una spaccatura tra poveri/proletari/cognitari/precari violenti e borghesi indignati e preoccupati ma “pacifisti”. se questa divisione monta, i movimenti rimarranno al palo per i prossimi dieci anni, perché io non credo all’insurrezione popolare. vi faranno il vuoto attorno, come già sta accadendo. abbiate il coraggio di ammettere che politicamente la violenza è inutile (anche il corteo carnevalesco). smettetela di scazzarvi tra voi e prendervela con Vendola e compagni e via avanti. ignorateli. date vita a progetti di vita alternativi, positivi, studiate le forme nuove di protesta che emergono dalla spagna e dagli stati uniti. state nelle piazze, datevi il cambio, rimanete all’aperto, non per distribuire volantini, ma per discutere in assemblee pubbliche le vostre questioni, le vostre idee. mettetevi in discussione, non prendetevi sul serio, non troppo. inventatevi cene collettive in mezzo alle strade, nuove forme di occupazione. l’europa è piena di nuovi modelli da seguire. c’è un linguaggio da reinventare, modelli novecenteschi da abbandonare. mettetevi in gioco, giocate di più. scusate, sembra che venga qui in questo vostro spazio a fare il maestrino. non volevo. è solo una sollecitazione. non condivido per nulla lo sfascio indiscriminato e senza obiettivo di sabato. voi potete scrivere mille distinguo sulle diverse anime di chi sabato ha scelto la violenza, ma il messaggio che è passato è uno solo, e non per colpa dei media. avete dimenticato la lezione di indymedia? don’t hate the media. Be the Media. se conoscete i linguaggi dei media, non potete poi assecondarli. Be the media non significa starsene sui propri forum a discutere, significa uscire fuori e influenzare l’agenda degli altri media, imporre la propria agenda, essere visibili e raggiungibili e tradurre le proprie idee su tutti i mezzi possibili. costruire media tattici. sono uscito incazzato e amareggiato da sabato. ma non sono un delatore. vi abbraccio e spero di vedervi inventare qualcosa di nuovo, tornare in mezzo alla società, invece che ai margini.

  • kaspar

    voi vi credete militari e attaccate la “sinistra ipocrita” ricordandole che “la rivoluzione non è un pranzo di gala” dimenticate che
    1. esiste una gran parte di sinistra che non vuole essere definita pacifista e che non condanna affatto la violenza per principio, anzi, se gli scontri fossero avvenuti ad esempio per forzare un cordone li avrebbero appoggiati.
    2. i pacifisti e i fricchettoni ci saranno sempre, è anche loro diritto stare nelle piazze, non condividere i loro mezzi non significa rovinare un corteo che conta anche la loro presenza (l’obiettivo è il capitale non gli altri compagni)
    ma il VERO punto del discorso è : le dichiarazazioni qui e su infoaut presentano un quadro molto preciso, e cioè che gli scontri a san giovanni miravano a boicottare il dibattito di fine corteo, e NON assaltare i palazzi del potere (le banche e gli uffici del ministero sono stati solo un contorno di passaggio). mi pare che questo sia un punto di non ritorno e che segni in maniera irrimediabile la divisione del movimento.

  • zez

    x daouda: Giacinto Auriti ha realizzato l’esperimento SIMEC che non è esattamente signoraggio, ed è stato l’unico a denunciare la frode del signoraggio presso tribunale …magari non era esattamente un compagno, ma ha avuto una buona idea.se hai altre info linka!:-)
    zez

  • Lorenzo

    @Francesca:
    Perdona il ritardo nella risposta. Non volevo banalizzare il tuo pensiero, ma provocare una riflessione ulteriore riguardo alla nostra generale ed immutabile impotenza e dipendenza da altri poteri. Ovviamente non amo i riot urbani “stile adolescenziale” e le violenze gratuite, e comprendo che la commistione di più metodi di stare in piazza possa creare casini, ma dovresti farci capire cosa intendi per “un’incazzatura ben canalizzata e cosciente”. Io intenderei una diffusione di consapevolezza fondata anche su solide basi culturali, ma purtroppo non vedo tale qualità e tali basi culturali in quelle persone che citando Gandhi si scagliano – fisicamente o via internet – sui ‘violenti’ infiltrati o presunti tali, magari già promettendo vendetta alla prossima manifestazione (Fra, 17 ottobre 2011 at 16:39). Ma ci rendiamo conto di come ci siamo lasciati dividere e prendere per i fondelli? E a dividerci non sono stati i black bloc, ma l’antiberlusconismo, il legalitarismo alla Travaglio/Di Pietro, la posizione sempre più difensiva/in ritirata assunta da partiti, sindacati, associazioni e movimenti, la morte del popolo no war, la vittoria definitiva della narrazione del sistema di potere. Non è rimasto più niente di sinistra in questo paese, neppure i cervelli o le coscienze, se così facile è spingere i servi democratici alla delazione e alla richiesta della galera per dei ragazzini! Le spiegazioni di Fra mi hanno convinto, vero è che “un movimento di cosi grande impatto popolare va “lentamente” adeguato alla piazza” e che troppi non son preparati nè gradiscono l’alto livello del conflitto portato allo scontro, ma non sarà con botte e delazioni inter nos che otterremo buoni risultati.
    Il “rapporto causa effetto” di cui parla Coloregrano, poi, dipende strettamente dalla forza dei media (e della nostra servile, psicotica dipendenza dagli stessi) – intaccata solo un poco dal mediattivismo e dalla controinformazione – e dall’esistenza di una grande massa di cerebrolesi fasciodemocratici che comunque non cureresti nè convinceresti con dei sit-in (in Spagna spazzati via egualmente a manganellate, con il solo risultato di apparire dei martiri, cosa che a me personalmente non interessa, ai cattopacifisti forse sì). Oggi i provocatori sono i black bloc, così come ieri, senza necessità di violenza alcuna, era considerato tale (esperienza personale) Giulietto Chiesa che intervenendo alla Festa dell’Unità e criticando i dirigenti si prese insulti a palate da parte dei ‘compagni’ diessini. Come si dialoga con l’altra sinistra (quella ancora aggrappata ai partiti, la parte più moderata dei movimenti), se neppure sembra che parliamo la stessa lingua?! Questa lontananza fu messa bene in evidenza, e senza giudizio borghese, sui media mainstream in una lontana occasione che torna però utile rispolverare, poichè anche oggi la mancanza di comprensione a sinistra è la stessa:
    “”Vergogna, Vergogna”, “Assassini, fuori dal corteo”. Il servizio d’ordine li ha spintonati lontano. Il fatto ha richiamato altri giovani e visto che la contestazione cresceva Fassino, dopo poche decine di metri è uscito dal corteo mentre il confronto fra i militanti diessini e i centri sociali continuava. “Avete bombardato Belgrado, non potete stare qua”, dicevano i contestatori. “Nessuno mi può impedire di manifestare” ribattevano i diessini. La tensione montava senza nessuna regia e nessun controllo.
    Una tensione creata da un’incomunicabilità totale prima ancora di un dissenso politico, con un ragazzo che al cordone dei Ds strillava: “Avete aperto i Cpt” riferendosi ai Centri di permanenza temporanea per i migranti e con i militanti del partito di Fassino che si domandavano cosa fossero questi Cpt. Due linguaggi, due culture inconciliabili che alla fine sono venute alle mani.

    A Roma per la pace contestati Fassino e i Ds
    I militanti della Quercia costretti ad abbandonare il corteo
    mentre il serpentone sfilava per ore nel centro della capitale
    http://www.repubblica.it/2004/c/sezioni/politica/iraqita1/corteopace/corteopace.html
    Quelle culture sono ancora oggi inconciliabili, e lo saranno sempre di più finchè la crisi peggiorerà e però resteremo schiavi del teatrino di partiti, media e sindacati e a tutti non sarà chiaro il livello di conflitto e di rifiuto dell’esistente che si rende necessario per opporvisi.
    Questo non significa approvare in toto la metodologia adottata da alcuni sabato (cosa che peraltro non fa nessuno, da Militant a Baruda passando per Mazzetta ed altri siti alternativi cui faccio riferimento), ma è necessario imparare – se ancora non lo abbiamo fatto in tutti questi anni! – a comprendere le cose piuttosto che abbandonarsi al linciaggio mediatico repubblichino, gramelliano e dipietrista! Militant già lo fa: nel rallegrarsi delle rivolte londinesi, ad esempio, non c’è onanismo ma consapevolezza delle contraddizioni costruite da questo sistema. Il punto è: se qualcuno per protestare contro il capitalismo vuole fare delle passeggiate cantando e ballando mentre altri vogliono – o debbono, sono costretti a – sfasciare tutto (oggi come ieri: l’autonomia non è nata nel 2001…!) è evidente che c’è un problema culturale! Che in mezzo non troviamo più nulla, nessun elemento/gruppo di coesione, nessuna cultura unificante (ah, l’internazionalismo!). Perciò, infine, confermando la solidarietà a tutte le vittime della repressione di Stato, umilmente sostengo che agli sfasciatutto andrebbe detto: al prossimo giro stiamo più attenti/responsabili, scegliamo meglio gli obiettivi, rendiamoci conto che in mezzo a noi ci stanno pure persone che normalmente non sfilano coi centri sociali; ma che nel frattempo le masse mezze addormentate e mezze indignate, ballerine e canterine si studino la storia del ’900 dei rivoluzionari…che si leggano Erri De Luca almeno, se non riescono a far di meglio!

  • Alberto

    Non sono un “compagno”, non lo sono mai stato e mai lo sarò. Vorrei però dire la mia. Gli scontri violenti (non solo quelli di Roma, ma anche tutti quelli che sono stati e, purtroppo, saranno) non sono MAI una cosa giusta. Chi si è abbandonato alla violenza, imbrattando muri, incendiando automobili, distruggendo camionette, altro non ha fatto se non del male a quelli che definisce “fratello”, “compagno”, “proletario”. Che c’entra il povero diavolo a cui è stata incendiata la Opel Corsa del ’96? Che c’entra il barista che lavora come una bestia notte e giorno per portare a casa i soldi alle volte appena sufficienti ad arrivare a fine mese, e ora deve spendere un capitale per ripulire i muri da scritte e danneggiamenti? “Ci sono le assicurazioni”, direte. Ma sapete bene che un’assicurazione paga il valore del bene al momento della sua distruzione: la Opel Corsa, se non erro, è valutata meno di mille euro. Al proprietario quindi, FORSE verrà rimborsata questa cifra, totalmente inutile per permettergli l’acquisto di una nuova auto. E magari è un lavoratore che deve pipparsi 50 km al giorno per recarsi al posto di lavoro, senza poter utilizzare i mezzi pubblici. Che c’entrano i poliziotti, che dopo 25 anni di lavoro arrivano a prendere 1200 euro mensili, e sono lì non perché vi odiano, ma perché gli è stato ordinato, non diversamente da come ai vostri “compagni” operai viene ordinato di montare il tal pezzo di automobile per 8-10 ore al giorno? A che scopo la violenza? La vostra idea, per forza di cose, deve essere del tipo “lotta armata per arrivare al potere”, violenza che genera il cambiamento. Ma se così è, cosa vi differenzia da una qualsiasi ideologia sanguinaria, che si impone -o cerca di imporsi- a un popolo scavalcando le garanzie faticosamente conquistate nei secoli e che rispondono al nome di “democrazia”, per sostituirla con un “non mi piace come vanno le cose, le cambierò a suon di devastazioni.”. Voi sarete “compagni”, ma i vostri metodi sono i medesimi utilizzati dalle grandi tirannie della terra, nere o rosse che siano, tirannie che rispondono alla sola logica del “non mi piace, quindi lo distruggo/uccido.”

    Non voglio insultarvi, né voglio che voi insultiate me. Non sono qui per far cagnara. Sono qui per cercare disperatamente, nel mio piccolo, di far sentire la mia voce e il mio pensiero, che in questo momento grida “abbassate i toni, non fate in modo che un altro povero diavolo, che sia manifestante, poliziotto o semplice passante venga ucciso nel nome di una rabbia inconcludente.”

    Con speranza.

    Alberto.

  • linearotta

    2011 ancora per pochi mesi. poi 2012. Nel mondo succede di tutto, e non è che bisogna fare un riassunto.
    Non si potrebbe magari spostare la discussione su una domanda storica: che fare? pigliarsi a mazzate tra di noi?
    fare a gara a chi ce l’ha piu’ grosso?
    o magari che ne so prendere spunto da varie cose dette e propositive e piazzarsi lì sbam in piazza, nelle strade e creare quarcosa, foss’anche un risotto alla zucca? fossa’anche la difesa dei braccianti dei pomodori al sud?
    che poi tutto questo puo’ anche andare di pari passo con tutti i livelli de lotta, soprattutto diretta con obbiettivi (ex. TAV), ma magari complementare la propria azione con qualcosa che ogni tanto piglia bene e non è solo sfogo ormonale.. almeno per me il tempo dei brufoli è finito da un pezzo..

    de de de

  • rebeldia

    Continua la disinformazione dei media, ma almeno un risultato positivo di quella giornata possiamo ricavarlo: da sabato tutte quelle organizzazioni politiche( penso ai vari PC dei lavoratori, Alternativi,ecc.) e organizzazioni sindacali oltre che di falsa opposizione sociale, che nei giorni scorsi , inneggiando alle rivolte nel mondo arabo e non solo, parlavano di portare la rivoluzione in Italia, saranno di sicuro screditate dai veri indignados, non i pacicomunisti, ma quelli che ormai nulla hanno da perdere e da chiedere, ma solo rovesciare.Piangere il giorno dopo,inveire per gli incidenti, isolando migliaia di ragazzi, la cui unica colpa è quella di non accettare questa societa’ alienante e sfruttatrice, avra’ finalmente fatto capire chi sono i professionisti del disagio, quelli che da anni sopravvivono sulle sofferenze di un proletariato ormai senza futuro e speranza.Ora non resta che ripartire, cercare di incanalare tanto disagio verso un percorso comune, con tutti quelli che si rifiutano di ascoltare la solita litania del governo di sinistra piu’ buono della destra, non lasciandoli soli alla merce di delatori e repressione dello Stato, perche’ non sono marziani ma solo figli nostri, a cui è stato negato il futuro.

  • Un Compagno

    Sono sempre stato sulla barricata, sempre presente, sempre nella componente aggressiva. Ma sabato scorso ho visto cose che non c’entrano nè con la ribellione nè con la rivoluzione. Bruciare automobili di persone normali e distruggere ex-caserme. è ridotta così la lotta di piazza? Una volta si puntava almeno a qualcosa, la violenza era mirata; e adesso la lotta è divenuta fine a se stessa e la mia città è distrutta. Anzi, ritengo che una delle cose più sensate sia stata detta dal sindaco (fascista) di Roma: “Ora gli indignati sono i Romani; un romano non avrebbe mai fatto questo a Roma”. è stata data una scusa per poter operare contro i centri sociali nell’approvazione di tanti, molti più di prima, e ciò che una volta era il fulcro dell’attività di ribellione popolare ora è il nemico teppista, l’ultras, il black block. Io non sono mai stato nulla di questo, sono un compagno e un cittadino e la mia rabbia va contro lo stato e il malgoverno, non contro le strade di una città che verrà poi ripagata con i soldi nostri. Proprio qui sta il punto. Bruciando automobili di civili non si fa la rivoluzione. La si fa con il popolo, non contro il popolo.

  • Mario

    un saluto ai compagni di Militant.
    Credo che sabato siano accadute tante cose, diverse tra loro e spesso non comunicanti.
    Gli incappucciati che spaccavano vetrine e davano fuoco alle macchine lungo il corteo sembra siano gruppuscoli che ora nessuno si revendica e che fossero azioni spontanee di qualche coglione.
    Mentre le persone incappucciate pronte ad una giornata calda e al confronto con la polizia viste sui fori imperiali sicuramente un coordinamento ce l’hanno avuto.
    Personalmente sono sceso inpiazza aspettandomi un nuovo 14 Dic, un corteo incazzato pronto anche a confrontarsi con la polizia, a riscaldare quest’inizio d’autunno, ma in manieria più o meno spontanea, ero curioso di tastare la rabbia e la voglia di farsi sentire. Purtroppo anche molta gente incazzata e determinata, si è vista scavalcare da questo famoso “blocco nero” che ha trascinato la giornata verso obbiettivi non solo non condivisibili, ma incomprensibili! Lo scontro per lo scontro con le guardie personalmente mi sembra più da ultras che da militante. Utilizzare Piazza San Giovanni come scenario, quando era il punto di arrivo di tutti gli altri manifestanti, pacifici, che te staranno pure sur cazzo, ma non tutti si meritano de rimane stritolati tra chi fa i scontri davanti e le guardie che caricano a buffo da dietro.
    Per chi poi si è unito agli scontri a San Giovanni, è chiaro che esiste un malessere, la rabbia, la frustrazione che per scaricarle non c’è niente di meglio che tre ore de scontri con le guardie; ma non penso che l’obbiettivo politico era di scaricare tutti insieme lo stress per essere almeno per altri 10 giorni sorridenti a raccontarcelo.
    Se invece c’è gente che pensa che questa sia la strada da prendere, sempre e comunque, in qualsiasi situazione, d’ora in avanti, mi sembra una proposta miope, sterile, solo piena di rabbia, che conosciamo e c’abbiamo tutti, ma non mi sembra il modo giusto di usarla.
    Per chi raccoglie foto e pubblica con l’intento de mannà bevuto qualcuno, senza parole…. solo vergogna.
    Per gli Indignados di ieri sera all’Infedele, spero nn ve li siate persi, se questi sono il nuovo soggetto politico, te credo che li applaude pure Draghi e Obama,
    sembravano usciti da un film di Verdone.

  • Fra

    @Lorenzo
    @Militant

    felice di aver potuto esprimere la mia opinione e di aver contribuito alla discussione, ne ho tratto spunti interessanti.

    Grazie e buona lotta a tutti/e

  • Lorenzo

    Vedo che continua a scrivere gente che ancora non ha capito che nessuno fa il tifo per gli sfasciatutto. Leggete, per favore, gli interventi precedenti (specie quelli a firma Militant), prima di intervenire; così possiamo provare ad andare avanti invece di tornare indietro. Qui si sta dicendo che gli sfasciatutto hanno uno o più motivi per esistere, che sono già e sempre storicamente esistiti ma non semplicemente perchè esiste la stupidità (mai sentito parlare dei ‘Days of rage’ di Chicago?), che qualcuno avrebbe dovuto meglio indirizzarli, e che invece di dar loro addosso ciecamente, magari spingendoli al gabbio come i peggio criminali (che stanno invece ben piazzati in Parlamento), sarebbe bene, se si è di sinistra, comprendere ciò che accade, per mutarlo. Altrimenti facciamo come a Londra ed invochiamo la repressione contro le bestie, gli altri diversi da noi, piazzandoci su di un bel piedistallo borghese. Però allora finiamola di inneggiare a rivolte che non vogliamo realmente e che non saremmo in grado di sostenere.
    O tutti assieme ci rendiamo conto del peso dell’orrore che quotidianamente collettivamente sosteniamo, e superiamo una buona volta la strumentale, eterna diatriba violenza/non violenza, che ci si ritorce sempre contro costringendoci ad essere il solo oggetto del controllo di coerenza e moralità che non spetta invece mai – chissà perchè! – ai veri criminali, oppure continuiamo a litigare convinti che sian meglio le passeggiate dei riot o viceversa.
    C’è da fare un passo avanti, non indietro, tutti quanti; in direzione ostinata e contraria rispetto a quella che lassù vogliono che prendiamo.

  • rebeldia

    Il primo passo in avanti da fare, unitariamente, ae ci si considera compagni è avviare una campagna di boicottaggio del giornale Repubblica, mai visto un simile atteggiamento inquisitorio, verso dei giovani, che magari per rabbia e frustazione possono aver tenuto comportamenti pericolosi, verso altri manifestanti. La voglia di far tintinnare le manette , usando il pretesto di Berlusconi, rischia di abbattersi anche su di un ceto sociale, che non dispone ne di mezzi ne di un pool di avvocati famosi.

  • [...] E dopo il 14 (dicembre) è arrivato il 15 (ottobre) [...]

  • Lorenzo

    Concordo con te Rebeldia, è un primo piccolo passo, anche se non credo saremo in tanti a compierlo; così come temo mancheranno forti manifestazioni di solidarietà con i poveretti arrestati.
    Nel mio piccolo ho già proposto di spedire all’indirizzo propinato da Repubblica visualdesk@kataweb.it fotografie non di black bloc ma di quel che vi pare, come minuscola forma di protesta individuale: i puffi, La Russa, tutto andrà bene. ;-)

  • Rancid

    Bella la discussione bello tutto. Ma mi sembra che per arrivare a un punto qui c’è bisogno di un confronto fra chi quella giornata ha organizzato soprattutto. Non per escludere eventuali opinioni ‘da fuori’ dal novero della discussione, ma perché sono convinto che il modo di stare in piazza di alcuni spezzoni specifici – per non parlare delle rivendicazioni a metà di questi giorni – è stato a dir poco controproducente. Sottolineare le troppe storture di sabato è un compito che va innanzitutto declinato come autocritica. E’ allora è molto poco edificante leggere che si accusa chi fa anzitutto autocritica (ma anche chi critica l’operato dei compagni senza trasformarsi in delatore, e lo fa qui e non in questura sia chiaro!) di essere servo della ‘mentalità borghese’ o di qual’altro feticcio si voglia riproporre usando categorie vetuste e logore, attrezzi inutilizzabili. Anzi: è ridicolo. Il momento è troppo importante per ragionare in questi termini. Ciò che è scaturito – e continua a rifluire quale prodotto immediato e diretto del 15 Ottobre – è una marea montante di merda e un po’ per uno bisogna mandarla giù, digerire e pensare a un modo per ricominciare.
    Ci sono stati secondo me due errori che pesano come macigni:
    1) Pensare di poter stare in piazza ognuno a modo proprio e in fin dei conti ognuno per sé: se c’era gente che aveva l’idea di sabotare il corteo (e questa percezione – e ribadisco PERCEZIONE- è molto diffusa) avrebbe fatto meglio a rimanere a casa od organizzare un appuntamento alternativo;
    2) Pensare di poter governare, o peggio pensare di accodarsi senza poi assumersene la responsabilità, a frange che sappiamo bene avere scopi, visioni, obiettivi e valori diversi dai nostri (a buon intenditor poche parole). E, compagni, non sono quelle frange lì la grande novità della “rabbia sociale”, su questo credo che si potrebbe aprire un dibattito radicalmente altro, che parla di metri di valutazione un po’ più realisti.
    Se la migliore apologia delle ridicolaggini da dilettanti della politica che ho visto l’altro giorno in piazza è quella di chi dice “doveva finire in un comizio”, sottintendendo “meglio invece che sia finita così” allora mi sa che qui si va proprio fuori da ogni schema di ragionamento minimamente ragionevole e condivisibile quantomeno dal sottoscritto.
    I risultati immediati della giornata sono sotto gli occhi di tutti, quelli a lunga scadenza preoccupano anche prescindendo da qualsiasi “mentalità borghese” o da qualsiasi frame del potere: la nostra agibilità politica non è qualcosa che si possa mettere a repentaglio così alla leggera, nemmeno se ci si trovi in un momento (come quello presente) che capisco essere psicologicamente logorante, si ritengano le opzioni politiche dei gruppi “rivali” meno valide o non praticabili e non si abbia la voglia, la fantasia o la forza di proporre noi per primi un’opzione alternativa alla loro.
    Un saluto a tutti

  • Rancid

    Una precisazione importante: non sto qui a caricare responsabilità sul groppone di nessuno, sia chiaro, tantomeno sul Collettivo Militant, che seguo da sempre con attenzione e da sempre stimo. Ho però l’impressione che stavolta l’analisi sia ‘zoppa’ in molti punti, e quello che propongo vuol essere con voi una più serrata autocritica, per ripartire meglio domani, non lo sbranarsi a vicenda per rimanere intrappolati nel 15 ottobre.

  • Gesù

    Apro il mio piccolo contributo salutando il dibattito fin qui prodotto come un sintomo di per sé indicativo della necessità – comunemente avvertita – di andare oltre lo stereotipo di Repubblica e la gara alla delazione. Motivo per il quale non riprendo le analisi fin qui evidenziate, perché hanno già avuto il merito e il limite di affrescare la composizione (sociale e politica) del corteo del 15, analizzandone l’eccedenza e la rabbia e perdendosi un po’ nel livello di proposta politica, troppo spesso ridotto al semplice “intercettare e organizzare la rabbia”.

    Quoto invece un parte significativa del ragionamento sopraesposto da Rancid, quello che mette in discussione la pratica del’obiettivo del 15 ottobre, riducendo la portata politica della giornata ad un fallimento del progetto politico di una delle soggettività politiche in piazza. Parliamo sempre di pars costruens e destruens, dell’aspetto delle rotture fine a se stesse e della rottura critica, della costruzione *altra* della proposta politica. Ecco io credo che oltre ogni glorificazione della piazza e ogni giusta interpretazione della rabbia sociale, non si possa non ammettere la mancata pratica di un obiettivo. Avrebbe dovuto essere il tentativo di deviare verso i “palazzi del potere”? Non credo, non lo avrei ritenuto prioritario; avrebbe dovuto essere la determinazione di un percorso differente di parte del corteo? Forse, ma il livello conflittuale di tante soggettività di movimento si è attestato più su una dimensione comunicativa che non radicale (senza che ciò equivalga al depotenziamento del messaggio, sia chiaro, ma è altro rispetto alla suggestione del conflitto diffuso); cosa sarebbe dovuto essere? Evidentemente, come è stato detto qui prima di me ed in molte altre sedi di dibattito pubblico, la pochezza del movimento è oggi quella di non essere guida e volano di questa rabbia; la responsabilità politica, che investe tutto l’arco movimentista, è quella di lasciare *acefala* quella che molti hanno definito l’accumulazione delle rabbie. Oltre qui non avanzo, come dicevo, sul terreno della proposta politica perché credo che sia prematuro vista la complessità della problematizzazione nata intorno alla giornata di sabato; a sottili o meno sottili analisi politiche faranno da contraltare anche specificazioni sociologiche di questa piazza, come è giusto che sia. Solo dopo, allora, potremmo avere la capacità di guardare la prospettiva di questa nuova febbre sociale.

    E’ per questo, dunque, che nella prima valutazione di Rancid io scorgo un nodo politico importante. La piazza (nelle sue mille sfaccettature e complessità) si assume il protagonismo della ribellione; la pratica, la respira, la collauda. Ma stia attento chi in questo scorge la piena del fiume rabbioso e precario, ormai incontenibile e allora doverosamente da indirizzare. Le pratiche di riot e riappropriazione non sono un fenomeno diffuso ed indipendente dai grandi appuntamenti (soprattutto nazionali) lanciati dai movimenti; oggi, ad alcuni giorni da piazza S. Giovanni, non si è avuta notizia di riot, riappropriazioni, esplosioni sociali e simili. L’errore politico (e quindi l’errore nel praticare l’obiettivo politico) sarebbe pensare esplosa questa rabbia, e credere che il movimento – ripeto, scavalcato interamente dalla dinamica di piazza – abbia il compito ora di canalizzarla in un qualsivoglia percorso di politicizzazione.

    Le giornate del 14dicembre e del 15ottobre hanno evidenziato il sintomo di un malessere, non una febbricitante società civile la cui “temperatura sociale” fa ammalare il paese e lo condanna ad una netta inversione di tendenza.

    Assumiamo questi dati politici, come altri già metabolizzati, e allora procediamo bene.

    P.S. Invito Rancid, che conosco personalmente e a cui va il mio saluto, a condividere su questi schermi le analisi che ha avuto la premura di inviarmi in forma privata; credo che il dibattito ne gioverebbe e le sue articolazioni offrirebbero spunti di riflessioni e critica più ampi rispetto alla mia singola interpretazione.

  • Rancid

    Innanzitutto una grazie ai compagni di Militant per mettere a disposizione questo spazio di discussione, questa arena, senza la quale sarebbero sicuramente più lenti e farraginosi i tempi del dibattito, che pure assume una valenza strategica fondamentale in questo momento. Di qui la mancata sintesi delle considerazioni che vorrei porre alla vostra attenzione, frutto di una riflessione quasi immediata sul 15 Ottobre.
    In ultima analisi, i fatti del 14 Dicembre scorso, così come quelli recenti del 15 ottobre, definibili come ‘tumulti di piazza’ e che altrove verrebbero apostrofati più semplicemente “riots”, vanno letti a mio avviso in una prospettiva di lungo respiro, per non dire di lungo periodo, e prestando attenzione tanto al contenuto formale che a quello sostanziale-valoriale. Il termine ‘organizzazione’ è probabilmente il primo da mettere in questione: lo scandalo della pubblica opinione si è concentrato infatti prevalentemente su questioni di carattere organizzativo. Tra queste tre in particolare mi sembrano emergere, di cui la prima endogena per così dire a quella parte pure radicale del movimento che non ha preso parte direttamente agli scontri e alle devastazioni, la seconda espressa dai meno radicali e più autenticamente ‘indignados’, la terza dalle autorità e da coloro che non hanno partecipato affatto.
    La prima fa riferimento al problema della mancata organizzazione o della non appropriatezza del modo in cui i tumulti hanno avuto luogo: andavano organizzati prima, bisognava dargli una significazione politica (p. es. raggiungere i ‘palazzi del potere’) od ancora evitare pericoli come l’incendio di auto durante il corteo. La seconda si è concentrata tout court sulla appropriatezza della violenza nel contesto della manifestazione del 15 ottobre: questa posizione è stata espressa prevalentemente da quelle sigle che ritenevano opportuno che il corteo terminasse regolarmente e che poi si approntasse una sorta di accampamento permanente, come in Israele, Spagna ecc. La terza, che appare prevalente tra coloro che non hanno preso parte al corteo, fa riferimento alla questione organizzativa in due distinte accezioni: si lamentano da una parte la mancata organizzazione di un servizio d’ordine che avrebbe potuto (sic) allontanare i ‘facinorosi’ ed evitare scontri e devastazioni, dall’altra la mancata azione preventiva delle forze dell’ordine nei confronti degli stessi ‘facinorosi’.
    La questione formale-organizzativa e la questione valoriale-sostanziale sono strettamente intrecciate: le opinioni di cui sopra sono infatti espresse da soggetti che valutano diversamente la qualità, la sostanza della violenza. La prima posizione valuta positivamente la violenza solo ove abbia il pregio di essere organizzata e assuma una valenza politica immediatamente spendibile; la seconda valuta la violenza negativamente facendo appello al contesto: come detto la si vede fuori luogo e anti-strategica nel momento in cui impedisce la continuazione regolare del corteo e il fine del camping di protesta; la terza valuta negativamente la violenza antisistemica, ma chiama ad una maggiore repressione delle forze dell’ordine e del resto dei manifestanti (della ‘maggioranza’ dei manifestanti) nei confronti dei violenti, appellandosi dunque ad un uso maggiore della violenza sistemica.
    Entrambe le questioni – formale e sostanziale-valoriale – caratterizzano le tre posizioni anti-riot e sembrano essere inquadrate in una prospettiva ‘presentista’ e criticare quanto avvenuto per gli effetti sull’immediato presente. Tutte e tre le posizioni espresse sembrano dunque esprimere una fede, seppure diciamo di ‘sostrato’, nella efficacia di azioni politiche alternative ed organizzate sulla trasformazione del presente: il corteo pacifico con violenza organizzata finale, il corteo pacifico non violento con camping finale, il corteo pacifico poiché ‘scremato’ degli ‘elementi violenti’ dall’azione preventiva delle forze dell’ordine.
    Coloro che oggi si attestano sulle difensive non condividono questa fede: contestano quanti all’interno del movimento chiamano a una organizzazione dei tumulti e quanti si attestano sulla seconda posizione, sulla base di due assunti che mi sembrano molto interessanti: il primo è che ci sia una ‘eccedenza’ in determinazione, in spregiudicatezza, in rabbia, da parte dei ‘riottisti’ rispetto a tutti gli altri manifestanti, il secondo è che questa eccedenza non sia organizzabile né controllabile politicamente, dunque non politicamente spendibile.
    Arrivo dunque al punto: organizzazione e significato della violenza politica sembrano dibattersi tra cattiva infinità/autoreferenzialità e significazione strategico-temporale/efficacia. L’anti-storicismo sembra trionfare. Se la prima modalità sembra rifiutare del tutto una profondità strategica, discorsiva, effettiva ai fenomeni di riottismo, giustificandoli per così dire ‘per partito preso’ (la distruzione della proprietà è giusta/le ‘forze del disordine’ sono nostre nemiche); la seconda, che pure vorrebbe questi fenomeni spendibili politicamente, li vede male organizzati e inefficaci qualora non conseguano i loro effetti nell’immediato presente.
    Mi sembra necessario proporre un terzo modo di inquadrare le questioni organizzativa-formale e sostanziale-valoriale, e dunque il discorso dei fenomeni del riottismo tout court. Questo terzo modo recupera in qualche modo tanto una efficacia strategica che un respiro temporale al riottismo, agendo al tempo stesso tanto sulla sua significazione politica che sulla sua efficacia politica.
    Il primo passo da compiere è quello di situare il riottismo italiano. Sarebbe troppo lunga una descrizione genealogica di queste frange del movimento, e anche di scarsa utilità. Faremo meglio a cogliere il riottismo come un dato invece dal quale partire, per de-contestarlo e cercare di coglierne la valenza politica e culturale. Mi sembra che la nuda azione dei riottisti segua due direzioni e assuma nell’immediato due significazioni: la prima è la distruzione di proprietà, dunque la dissipazione di valore nel senso economico del termine. La seconda è il rifiuto dell’autorità dello Stato, incarnata nel contesto del corteo dalle forze dell’ordine: la divisa viene vista come bandiera e baluardo di un ordine politico da rovesciare, combattendo innanzitutto con ogni mezzo di offesa i difensori armati di quell’ordine.
    Il secondo passo è di ri-contestare la nuda azione per cercare una profondità significativa che non sembra essere colta in pieno né dai fautori del riottismo né tantomeno dai suoi detrattori. Questo secondo passo richiede di spostarsi per un attimo dal campo analitico a quello normativo/ipotetico, o meglio situarsi tra i due campi. Il momento storico è quello di un sistema politico/economico neoliberista che ha appena provveduto all’ulteriore esproprio collettivo di ricchezza comune per un trasferimento massiccio della stessa in mani private, a un ulteriore potenziamento, insomma, del principio ispiratore che gli è proprio. In questa dinamica è ricompreso anche un ulteriore ‘ritiro dello Stato’ e della politica tout court: Ministeri senza fondi, ospedali e scuole chiusi, servizi postali in tilt, organici ridotti all’osso, tribunali che non riescono ad espletare le funzioni loro affidate per carenza e di organico e di fondi. In questo quadro il riottismo si inserisce contestando anch’esso i residui dello Stato, dunque della politica com’è (innanzitutto attraverso lo scontro frontale con i difensori armati dell’ordine) e combattendo la logica della proprietà privata (attraverso la dissipazione di valore economico). L’ipotesi da cui partire (ed eccoci nel campo normativo) è che la classe politica procederà nei prossimi mesi, nei prossimi anni, forse nei prossimi decenni nella strada intrapresa, rimarcando ancora di più il tema della sicurezza (prima di tutto sicurezza dei beni privati) e attuando politiche repressive del dissenso sempre più restrittive. Probabilmente verrà proposto qualcosa di simile alla tessera del tifoso per i manifestanti, potrebbe trattarsi ad esempio di liste dei facinorosi ‘noti’ sulla base delle quali procedere a restrizioni preventive della libertà personale in vista di manifestazioni di piazza od altri eventi importanti. Sulla base del sacro ed inviolabile principio della sicurezza della proprietà si procederebbe dunque a restringere sempre di più le libertà civili, giungendo ad una contraddizione sempre più insanabile – ché per pescare i pochi bisognerà controllare di più i molti – tra questi due principi, che sono poi quel cuore dicotomico e contradditorio della strana convivenza tra giustificazione dell’autorità pubblica e difesa del privilegio privato che sin dagli albori dello Stato capitalista ha segnato la storia di questo modello. Se non nel rovesciamento dell’ordine stesso, l’esplosione della contraddizione potrebbe inverarsi in una disaffezione sempre maggiore di coloro che oggi guardano con perplessità ai mezzi del riottismo, ma che ne condividono in linea di massima i presupposti – e al tempo stesso in una più strenua difesa dell’ordine medesimo da parte di coloro che già oggi condannano senza se e senza ma mezzi e fini del riottismo. In una parola, la contraddizione uscirebbe dal politico per pervadere il civile, contribuendo a un aumento del pure già presente principio di segregazione (quartieri rossi, centri sociali, piazze politiche ecc.), e terminando forse in una guerra civile.
    Si è fatto un gran parlare della cosiddetta ‘tirannia intergenerazionale’, partendo dal principio che bisognerebbe sforzarsi di consegnare alle generazioni future un ambiente, una società e, non ultimo, una politica migliore di quella che ci viene consegnata dalle generazioni precedenti. La riflessione che si impone a questo punto è: se condividiamo almeno un’idea, e cioè che l’ordinamento sociale e politico attuale va rovesciato del tutto, quale regalo sarebbe più giusto fare a quelle generazioni che ci succederanno in vista di questo scopo ultimo, una situazione pacificata chiudendo occhi e bocche davanti alla rapina e all’ingiustizia, o una situazione di conflitto permanente, sempre pronta a precipitare in guerra civile?

  • daouda

    x Zez: il signoraggio è una stronzata perché le banche centrali sono istituzioni di diritto pubblico.
    Se lo stato stampasse denaro sarebbe una jattura.Giusta invece la denuncia della riserva frazionaria, coem la critica della moneta digitale.
    Ma il problema è la misinterpretazione del concetto di denaro e moneta.

    x Alberto: ripassa un’altra volta , se veramente ti preme comprendere, perché sta pippa è indigeribile ora.
    Ce sò dù paggine de messaggi e ancora non hai capito de che se stà a scrive realmente?
    E poi basta.
    Non voi inzurtà ma vieni a dì che qua ce stanno o coglioni o delinquenti frusrati. Manco io sò communista, manco per il cazzo, ma te ciài proprio na faccia da culo che non finisce più…

    __

    Premesso che finalmente si entra nei termini della questione e parlare del come sarebbe dovuto andare ad una certa non ha più senso, ci sono due cose che vorrei indagare o perlomeno far notare.

    1)A-priori è scontato che ogni agibilità o la si guadagna ( e la di deve matenere per non perderla ) o la si riceve ( rimanendo in bàlia dell’altrui arbitrio).
    Questo è cruciale.

    Io non credo che sia chiaro né in che campo ci si trovi né quale sia la vera propria forza.

    2)Parlare di opzioni alternative sembra come il doversi vendere sul mercato; si dovrebbe evadere da questa logica definitivamente.

    3) Si sà che la rabbia della piazza non ha senso da sola ed ogni emozione, ogni scontro ma soprattutto ogni risultato è sempre strumentalizzabile da chi,oltretutto, è più forte di noi.
    Per riuscire a far questo , per riunire il respiro all’efficacia, bisogna sapere cosa bisogna fare ma soprattutto PERCHE’.
    E’ questo un altro problema che incombe : troppi rietrano del tutto in un loop autoreferenziale illogico senza aver provato nulla di quel che affermano e si creano il proprio castello di opinioni codificate.

    Le masse ( la cui influenzabilità è nota, ovvia )non sentono mordente…

    La frammentazione delle iniziative,troppo spesso marginali e scisse, la proliferazione delle sette politiche e delle sigle con progetti autonomi è anch’essa un segnale della confusione impera.

    Mi permetto un commento a Rancid, su quel che scrivi nella seconda perte del tuo secondo messaggio.

    Innazitutto quelle che dici essere ipotesi sono certezze.Sarà così.

    a) la distruzione di proprietà è distruzione di libertà.Bisognerebbe danneggiare colui il quale non ha proprietà ma vive tramite la proprietà altrui.

    Di conseguenza il sistema non difende la proprietà, ma la possibilità della propria vita parassitaria nei vari capitalismi ( intreccio tra : sistema corporativista/socialismo lasalliano e liberismo usurario/liberalismo individualista ).

    Ecco che la distruzione dello stato e dei suoi rappresentati è ipso facto distruzione di parassiti e quindi liberazione/riappriopriazione di proprietà ( o plus-valore) mentre la distruzione delle proprietà non ha senso né mai lo avrà.

    Anche perché secondo questa logica ogni prodotto comprato ed usato, in questa epoca, andrebbe distrutto.
    Non che non possa essere una strada impercorribile la completa distruzione del benessere attuale, ma bisognerebbe esserne un poco più convinti e non prendersi per il culo.

    Una cosa può essere giusta in un determinato contesto e non altrove per determinate regole, mai per principio, dacché il principio è sempre valevole.

    Quindi la distruzione di proprietà come atto di guerriglia può aver un valore, altrimenti no.

    b) Il civile ed il politico sono scissi non si sà perché e ciò è del tutto illogico. Questa convinzione fraudolenta ci lega ai militanti , ai movimenti, ai colori e quindi alle proposte, ai modi, ai progetti.
    Dobbiamo smetterla di dire le cose al plurale, la strada è una sola e tale è per necessità logica.
    Come il tempo libero non è meno oppresso del tempo lavorativo,ugualmente la vita militante non è più politica della vita quotidiana.

    L’arretramento di cui tratti è quindi mal posto e poi è cosa troppo difficile poter arguire su una chissà quale guerra civile essendo troppe le variabili sociologiche mancanti ed imprevedibili. Non è detto difatti che essa non sia già tenuta da Loro in conto come , anzi, da Loro incentivata, oltretutto.

    saluti

  • Lorenzo

    Riporto quel che circola sul web, ovvero che:
    per giovedì 20 ottobre alle 17 è stato convocato un presidio in solidarietà con gli arrestati durante la manifestazione.
    L’appuntamento è al Gianicolo, all’altezza dell’Anfiteatro, sopra al carcere di Regina Coeli dove son rinchiusi i fermati (uomini).

  • Lorenzo

    Ci tengo a sottolineare che è questa la differenza fra noi e loro: mentre noi discutiamo per cercar di capire, loro costruiscono, falsificano, sbeffeggiano ed inventano per cercare di incularci. E non sto parlando del Giornale di Berlusconi… E’ proprio vero che alla fine tutti i nodi vengono al pettine.

    “MI DITE DOVE E QUANDO L’HO SCRITTO??????”
    Repubblica e i tweet inventati
    http://baruda.net/2011/10/19/repubblica-e-i-tweet-inventati/

    “Alla fine magari si scoprirà che è diventato il simbolo della «distruzione» di Roma durante la manifestazione di sabato, perché voleva solo rimorchiare.”
    IL VERO VOLTO DEL RAGAZZO SIMBOLO DEGLI SCONTRI DI ROMA DI SABATO
    «Er pelliccia» cercava on line le ragazze «Per incontri passionali»
    http://www.corriere.it/cronache/11_ottobre_18/pelliccia-er-ritratto_8a688fde-f977-11e0-bc4b-5084eabf7820.shtml

  • Claudio p

    A chi farnetica sulla violenza. Ma se nessuno ha il coraggio di cacciare la mafia dai quartieri (anche di Roma), sennò non si spiega perchè gli speudo rivoluzionari non vanno ad assaltare le ville, le bische, le centrali di spaccio presenti e vicine alle loro case. Ma quelli so pericolosi davvero. Ma è più facile spaccare la vetrina di un negozio, bruciare un’auto di uno sventurato che quel giorno l’ha lasciata li. Oppure attaccare un blindato, ma il poliziotto è anche un lavoratore( ah dimenticavo le guardie so tutte n’fami). Per poi dire no io non non c’entro, ero li per spegnere l’incendio, roba da fighetti metropolitani e pure vigliacchi. Io che ho ho vissuto altri momenti che molti ritenevano e ritenevo propizi al capolgimento dello stato delle cose, vi dico chiaramente che lo scontro sul terreno militare contro lo stato, lo vince lo stato. E che altre forme di lotta e disobbedienza civile sono più efficaci. Se poi uno ritiene che è meglio adottare metodi violenti allora si faccia le sue manifestazioni,e stia lontano dai cortei degli altri pacifici incazzati e con tanti rodimenti de culo.

  • Daniele

    Gli scontri di sabato sono stati un segnale (scomposto, sotto certi punti di vista “errato” o “immaturo”) nei confronti di chi negli ultimi 15 anni ha cercato di creare un blocco politico/sociale/ELETTORALE basato su convergenze tra ale sinistre di cgil/fiom partiti, partitini, listarelle, e centri sociali, collettivi studendteschi e movimenti territoriali.

    Probabilmente è andato bene per un pò (anche se gli obbiettivi che si sono raggiunti con questi atteggiamenti io non li ho visti affatto @Claudio p)…

    Ora, forse, probabilmente, chi lo sa?, questo schema pare essere saltato.
    Lungi dall’esaltare comportamenti che spesso risultano folkloristici più che politici, credo che il dato sia questo.
    Bisognerà vedere se si tratta di un fuoco di paglia, tanto per rimanere in tema.

    E comunque se fossi nei cosiddetti manifestanti pacifici direi agli organizzatori “Ma dove cazzo mi avete fatto venire?” visto che il problema è stato anche che i cosiddetti organizzatori hanno chiuso gli occhi di fronte ai problemi nati già all’interno della costruzione del corteo.
    L’incapacità di gestione si è vista.

  • Rancid

    @Claudio non credo proprio, abbi pazienza se la metto in questi termini, che il compito che i militanti oggi si debbano prefiggere sia quello di assurgere a nuove forze dell’ordine e dare la caccia ai mafiosi. E poi vorrei che il Collettivo Militant su questo esprimesse una valutazione forte che ci eviti di dover confrontarci ancora con l’opinione che il poliziotto possa essere valutato elemento neutro, al pari di qualsiasi altro lavoratore. Su questo vorrei ribadire una posizione già espressa su questo blog che non sembra però aver trovato riscontro né apparentemente sostenitori, e cioè che limitare la cesura tra ‘noi’ e ‘loro’ alla logica ACAB è una stronzata colossale, non perché i PS non siano nemici, ma perché non sono i soli “lavoratori nemici”, attendendoci invece dietro le quinte una sterminata massa di specialisti e tecnocrati vari, quella scienza serva del potere che in fin dei conti è l’anima tecnologica del potere odierno. Certo, invocare una resistenza nei quartieri a logiche fascistoidi e anti-sociali – quali quelle spesso praticate dai mafiosetti di quartiere – mi sembra auspicabile, ed anzi la diffusione della resistenza a tutti i livelli, preso anche atto di quello che Daouda ci ricorda, e cioè che la separazione tra politico e civile, tra Stato e Società, è sempre un artificio. Tuttavia, e qui rispondo a Daouda, su quell’artificio, anche 50 anni dopo i rilievi di S. Woolin, il potere continua a riproporre logiche ed etiche della separazione, lo sai bene, e non possiamo non confrontarci con il ‘comune sentire’, se è vero che primariamente su quello esplica i suoi effetti la nostra azione, e su quello fa leva il potere per inasprire la repressione. Mi trovi un po’ scettico sulla tua assunzione lockiana circa l’equivalenza tra libertà e proprietà, ma tengo particolarmente ad argomentare questo punto perché ci sono categorie che ritengo non si siano elaborate a sufficienza e che tu poni con una certa ambiguità. Innanzitutto avrai capito, ne sono certo, che un conto è ragionare come ho fatto sopra su un frame giustificatorio allungando le prospettive e ponendosi necessariamente sul campo delle ipotesi, sul campo normativo, altro è prendere atto degli elementi fattuali che man mano vengono a svilupparsi e integrarli in una strategia che non sia più solo discorsiva, ma che voglia istruire o costruire azione politica. Non mi schiero per partito preso per la distruzione di proprietà e valore non finalizzata, perché credo che il fine, quella distruzione, possa trovarlo in sé, in una sorta di riedizione in piccolo del processo di distruzione creativa che la macchina del capitalismo transnazionale pratica a cicli, ogni volta che sentiamo parlare di crisi. Su questo vorrei che tu mi rispondessi. Non intendo polemizzare, sia ben chiaro, quanto invece anche con te sforzarmi di capire meglio, soprattutto se ci sono punti deboli nella costruzione di cui sopra.
    Un saluto a tutti

  • Lorenzo

    @Claudio p:
    A farneticare sei pure tu. Adesso la Mafia la dovrei sconfiggere IO manifestante? Di fronte alla Mafia e alla violenza dello Stato siamo del tutto impotenti, per questo ci toccano o le inutili passeggiate o i controproducenti riot.
    Vediamo però dunque quali sarebbero queste efficaci “altre forme di lotta e disobbedienza civile”, può darsi che pure i pacifisti nonviolenti finalmente si siano rotti le palle del solo infinito passeggiare mentre tutt’attorno divampano crisi, guerre e repressione! Se i duri sono vigliacchi, i puri di cuore sono ipocriti e inefficaci come pochi altri.

  • rebeldia

    @Lorenzo: hai ragione, qui partendo dal’esito almeno per me scontato di una manifestazione, siamo finiti al fatto di dover sconfiggere addirittura la delinquenza organizzata, tipo la mafia, anche di piccolo cabotaggio, usando magari le forme pacifiche dei finti indignados, lanciando dei palloncini colorati sotto il naso di un boss, armato di 357 magnum. Vabbe’, la rete è bella perche’ libera, ma un limite alle farneticazioni ci vuole.Io, a mente spero piu’ lucida dei giorni scorsi ho ricavato la sensazione che in molti, ipocritamente hanno rimosso i giorni precedenti la manifestazione,quando gia’ con gli scontri, anche se di minor intensita’ davanti a Camera e Senato, si parlava a quel tempo di manovra finanziaria,il clima pur se con minor partecipazione, era quello tipico di chi voleva reagire e non coi fiori o con queste palle di tende, tanto coreografiche, ma puntualmente sgombrate dalla polizia.Quindi, che adesso in tanti, non tutti per fortuna, si stupiscono della deriva della manifestazione, dimostra che questa organizzazione del 15 ottobre neanche conosce la realta’ del nostro contesto sociale, la rabbia crescente tra i vari soggetti massacrati da un sistema politico sempre piu’ vessatorio, oppure come credo e come inizia a girare in rete, per misero opportunismo politico, Vendola forse potrebbe spiegarci meglio,ed ha pensato che mostrare il volto buono dei vari indignados potesse garantire in futuro un posticino caldo tra le stanze della politica che conta e garantirsi una serena vecchiaia.Nei mesi scorsi,decine di volte masse incazzate hanno dimostrato nelle varie citta’ la loro rabbia, quindi pensare che la giornata di sabato scorresse tranquilla , mi fa pensare che in molti, davvero resistenti dovremo uscire al piu’ presto da questa organizzazione, ognuno con il suo percorso.A fatica ho letto tutti i vari commenti, spesso interessanti, ma tutti privi di quella concretezza, necessaria in questa fase storica.Continuare a chiedere incontri, dibattiti, assemblee, mentre il sistema politico europeo massacra le classi piu’ deboli vuol dire solo abbreviare l’agonia di chi ormai ha perso ogni speranza e non chiede piu’ una svolta politica, poi fatta da chi, ma solo la formazione di un fronte , che lontano da politica e sindacato non proprio genuini, sappia garantire un minimo di sopravvivenza.Per questo , l’esempio dei NO TAV è emblematico, di fronte ad un’aggressione dei poteri economici europei, una parte di popolazione, con il proprio corpo e pure qualche sasso, sta di fatto bloccando uno scempio ecologico.Quindi, mettiamo da parte velleita’ ormai impraticabili, pensare di trattare alla pari con una classe dominante arrogante e insensibile fara’ perdere solo tempo, mentre organizzare ovunque in Italia una resistenza fisica di fronte ai soprusi che siano una discarica, oppure la chiusura di un ospedale, potra’pur se non vincente dare la sensazione che il popolo reagisce davvero e non con le parole spese in centinaia di assemblee.Cazzo, l’esempio lo abbiamo in casa , finiamola di scimmiottare paesi e usanze che non sono le nostre,pensare che sia l’internazionalizzazione delle lotte la soluzione, vuol dire condannare generazioni intere alla miseria.Infine,lo stupore per l’inasprimento dello stato con leggi speciali,mi pare alquanto ingenuo,lo stato gia’ dispone di leggi emergenziali, ne sanno qualcosa chi ha subito le perquisizioni in questi giorni, quindi nessuno stupore, ma solo prendere atto che ad ogni rivolta fa seguito una repressione,ma questo non puo’ essere un deterrente,pensare di afferrare una spada senza tagliarsi, fa capire che in troppi ancora hanno molto da perdere, ed allora si preferisce scaricare la propria frustazione su quei ragazzi, che pur senza un minimo di progetto sociale, hanno messo in campo una rabbia, che in altri tempi si chiamava odio di classe, ormai sopito.Un saluto.

  • Antonello

    Partiamo dal presupposto che siamo tutti inadeguati. Non c’erano due piazze, questo è vero. Ma ci sono state forme di lotta non condivise. Non condivisa da tutti è stata l’impennata verso l’assalto ad alcuni obiettivi. Non condivisa da tutti è stata la scelta di manifestare politicamente senza additivi “militari”. La differenza sta nel fatto che il 99 per cento del corteo non ha condiviso l’impennata, continuamo a chiamarla così. E’ difficile dire quanta dose di spontaneità ci sia stata, ma sicuramente si comprende che la struttura dell’intervento era organizzata e nessuno, sembra, lo nega, visto che si sapeva da giorni non il dettaglio ma che sarebbe successo qualcosa. Non parliamo di buoni o cattivi, di violenti e nonviolenti. Chi vuole lo faccia ma si tratta di concetti impolitici come e al pari, consentitemi di dirlo, della pretesa che la rabbia debba sempre essere dimostrata sempre e ovunque con azioni rabbiose. E, ben inteso, non solo non c’è niente di politico nel bruciare auto e devastare negozi, a fronte di una crisi gemeralizzata che sta degradando anche la classe media, ma addirittura, è pleonastico dirlo, aliena persino sostegni al movimento. E poi se non si debbono accettare lezioni moralistiche, allo stesso tempo non si possono accettare lezioni e pretese di superiorità da parte di chi dice che era incazzato solo chi lo ha manifestato con certe azioni. Come se il corteo fosse composto da anime belle dedite a passeggiate.
    Quindi, sicuramente non era questa l’intenzione, ma con l’”impennata” è stata prevaricata la maggioranza dei manifestanti che, a torto o ragione, concordavano con con la dimensione di un corteo politico senza assumersi unilateralmente la responsabilità di provocare cariche. Tanto più che non era escludibile a priori che l’incidente avrebbe potuto crearlo il governo dando apposite istruzioni alla polizia. Ma provocare la polizia ed esporre tutto il corteo, piaccia o meno che lo si dica, significa imposizione, nella fattispecie di pochi su tanti.
    Detto questo credo che siamo condannati ad una ricomposizione. Non possiamo permetterci divisioni. Ma, se siamo tutti responsabili, riusciremo a darci regole condivise. Persino l’analisi che esprime il comunicato dice fondamentalmente che la “rabbia corta” non ha un progetto. Come non ce l’he del resto nessun altro. Se vogliamo governare e includere questa rabbia all’interno di un progetto vogliamo una cosa giusta. Se continuerà ad esserci chi la considera un valore di per sé e la caldeggerà come strumento di pressione non andremo da nessuna parte. Come non andremo da nessuna parte se di converso continuerà ad esserci chi la guarderà e l’analizzerà con un’ottica di fatto “razzista”, oserei dire classista.

  • [...] E dopo il 14 (dicembre) è arrivato il 15 (ottobre) (Militant, Roma) [...]

  • [...] E dopo il 14 (dicembre) è arrivato il 15 (ottobre) (Militant, Roma) [...]

  • Valerio

    Militant io ero in piazza San Giovanni e me ne sono scappato con un’amica incinta e altri quattro codardi come me perché pensavo, vigliaccamente, a difendere la mia vita. Io sono un senza palle perché non sono sceso in piazza con il casco e con il resto dell’armatura per attaccare il potere fascista. Io sono un fascista di merda, perché non sono un compagno e non ho mai creduto alle figurine politiche di ieri e di oggi. Io sono tre giorni che stupidamente mi interrogo sugli eroi che hanno reso grande una manifestazione di conigli come me per capire perché. Perché ci siano tanti conigli convinti che ballare e sfilare di fianco a un carro reggae, farsi qualche canna e scrivere dei cartelli ironici sia utile alla lotta contro il sistema. Perché, se non ci fosse stata la grande guerra, fare una manifestazione che verrebbe strumentalizzata dai di pietro e dagli altri fascisti come lui che dicono di essere comunisti. Perché a me coniglio non verrebbe mai in mente di alzare le mani contro qualcuno? Perché a me coniglio piace farmi sfruttare per più di otto ore al giorno e per tutta la mia giornata e la mia vita? Perché sono un coniglio forse.

  • Lascia

    Io leggo Militant perchè me piace il simbolo!

    E non dite che è O.T.

  • Militant

    @ Valerio, risparmiaci la lirica. Se eri a San Giovanni ti sarai accorto che tutto è iniziato perchè la polizia ha caricato con i blindati le migliaia di persone che stavano in piazza. Ti sarai anche accorto del fatto che i caroselli impazziti dei “tutori dell’ordine” hanno rischiato più volte di falciare decine di persone. E se non ti sei accorto di niente… beh, forse è il caso che rallenti con le canne. Ti rendono distratto.

  • Osso

    Cari compagni(spero di potervi chiamare cosi,sempre se per voi viste le posizioni che a breve diro,mi considererete un compagno).
    Ho letto con molto interesse qui sul sito di militant e su altri siti gli accesi scambi di opinione(che a volte pur troppo diventano veri e propri attacchi, vere e proprie invettive che sfociano quasi nel violento) e ovviamente mi sono fatto un idea…
    Una mia idea che vorrei con voi condividere, per lo meno provarci…
    Allora sabato ero nel corteo, come spesso faccio, anche avendo una mia posizione preferita ovviamente giro per diversi spezzoni dei cortei, proprio per tastare le sensazioni e le pulsioni delle varie identita e molteplicita del movimento…
    Detto questo, ho assistito a scene davvero pietose..Come a voi piace(perhce a me no, dividero il corteo come voi avete fatto in buoni e cattivi).
    Stando in mezzo ai “buoni” ho visto gente serena, convinta, ma anche ,dal mio punto di vista, poco “incisiva”, poco “radicale” e non parlo del modo di manifestare ma delle idee che proponevano…Sono stato vicino allo spezzone “dei cattivoni” e ho visto scene molto belle e scene davvero pietose…ma davvero pietose…
    Una tra tutte, un ragazzo molto giovane(chiaramente senza posizioni politiche precise) distruggere e incendiare una macchina chiaramente proletaria e per proletaria intendo di gente comune, di precari,di lavoratori…E’ chiaro che li di blocco nero non c’e nulla…ne metodologia ne morale, ne posizioni politiche..
    Parlo di blocco nero perche in realta alcune persone in quel blocco di cattivoni davvero utilizzavano quella che è la vera metodologia del blocco nero…
    E’ qui stanno le azioni “sane” e le virgolette dicono molto(se pur non condivisibili ma almeno comprensibili no?!)..
    Intendo l’attacco simbolico a banche, distributori, simboli del capitalismo sfrenato e sfruttatore tipo agenzie interinali..
    Qui non voglio creare unulteriore divisione ovvero blocco nero buono/blocco nero cattivo, non volgio nemmeno fare il maestro, voglio solo dire la mia opinione e spero di esser libero di farlo…
    La domanda che molta gente dovrebbe farsi è:
    1)Cosa è realmente il blocco nero, chi lo pratica, cosa vuole, cosa ottiene..
    2)Nel corteo di sabato è stato veramente praticata la tattica del blocco nero?
    Invece nessuno si è fatto ste domande ma hanno tutti pensato a far arrestare compagni e ragazzi, studenti chiaramente lontani da certe posizioni politche…
    Do le mie risposta:
    1)Il blocco nero come tattica rientra nelle varie tattiche appunto che si possono utilizzare in corteo..
    Quindi basta parlare di organizzazione, di setta, di cose strane..è una tattica e basta..
    In genre nella grande maggioranza delle parti del mondo(ma in italia tutto è sempre diverso e mistificato) utilizzano maggiormente queste tattica anarchici-libertari, ma anche altri gruppi di altra matrice politica a volte utilizzano il blocco nero…
    Nel vero blocco nero c’e morale..altissima morale, ovvero non recare danni a persone, distruggere solo simboli e dico SOLO del capitalismo o che rappresentino autorita..
    Inoltre il vero blocco nero preferisce attacare i simboli e non le forze dell ordine a meno che non siano loro ad attaccare..
    Poi,soccorso e appoggio logistico al resto del corteo..
    Molti black bloc fungono da veri e propri paramedici con limone, malox,acqua, colliri al fine di aiutare il resto dei manifestanti..
    Supporto e aiuto in caso di arresto…
    Spesso sono poprio loro a salvare la gente dalle braccia delle forze dell ordine…
    Questo è quello che so, quello che ho imparato e visto in altre nazioni in cui ho vissuto, tipo germania, repubblica ceca..
    E che è possibile vedere anche su youtube(a voi indignati piaccino molto ste cose da social network no? e allora perche non andate a informarvi realmente?), cose che accadono in america, in grecia…
    Ora la domanda 2..
    No a Roma sabato non c’era solo chi praticava il reale blocco nero…
    In mezzo c’erano ragazzi, studenti,operai che ingenunamente o no non sta a me deciderlo hanno agito sbagliato hanno agito male..Hanno colpito stupidamente o avidamente cose che non dovevano esser colpite..
    Ma c’era gente che sapeva quello che faceva..c’era una forte morale in loro..
    Non è stata alzata mano contro nessuno, sono stati colpiti sono simboli del potere economico, che ogni giorno sfruttano e distruggono realmente le nostre vite…
    Questo ho visto..questo ho sentito e questo volevo condividere con voi, per cercare di andare avanti e di finirla in Italia co sta maledetta storia falsata del blocco nero..
    Garantisco per quello che ho potuto vivere personalmente che solo qui accade..Si mistifica si mescola si comunica male.
    Poi si puo discutere se volete, ma intanto invito a tutti quelli che non hanno mai avuto a che fare con il blocco nero di andarsi ad informare, vedere, sentire..e cercare di comunicare, capire…
    Poi si puo dissentire ovviamente, si puo non condividere e non praticare, ma cercare di capire..
    Andate a vedere video in cui il blocco nero aiuta, soccore, il resto dei manifestanti, in cui si scaglia contro i simboli del capitalismo in modo preciso, attento,e mirato…
    Aspetto un vostro confronto, una vostra opionione, di chiunque volgia iniziare qui con me un discorso di comprensione e di dialogo..
    Per cercare di ripartire, di capire e utilizzare al meglio ogni qual tattica si vuole…
    P.s Una cosa devo dirla però: VERGOGNOSO SPETTACOLO QUELLO DI VEDERE COMPAGNI ARRESTATI PER COLPA DI MANIFESTANTI COSI DETTI “PACIFICI”…MANDARE GENTE IN GALERA(SEPPUR HANNO SBAGLIATO ALCUNI) E’ PIU VIOLENTO DI QUALSIASI MACCHINA O VETRINA ROTTA!!!
    CORDIALI SALUTI A TUTTI A PUGNO DESTRO ALZATO..
    CORDIALMENTE.
    UN ANARCHICO, UN VOSTRO FRATELLO,E SPERO DI POTERMI DEFINIRE UN VOSTRO COMPAGNO

  • Distruggere la città, le macchine, bruciare cassonetti, negozi, vetrine, ecc. non fa altro che accrescere il Pil. Mi sembra una stronzata distruggere cose che poi il capitale ricostruirà a discapito del nostro habitat e delle risorse del popolo.

    Doversi mischiare a chi marcia pacificamente è una prevaricazione. Ed è anche vigliacco nascondersi tra civili inermi. Non c’è niente di anarchico nel calpestare le libertà degli altri.

    Menarsi con le guardie lo si poteva fare in altri posti, senza rompere il cazzo a chi manifestava. A Genova, e il 14 dicembre, almeno c’era un fantomatico obbiettivo, la zona rossa, ma ieri l’obiettivo quel’è stato, cari compagni-strateghi?

    Ovviamente altra cosa è lo scontro con i mercenari assassini addestrati… Anche se è evidente che nel 2011 la disparità di forze è incolmabile, ma presupponiamo che sia bene che ci sia una conflittualità con le forze repressive dello stato, pur nella sterilità di risultati “militari”, pare importante a livello di propaganda. Denigra lo stato e lo avvicina al collasso. Temo che ieri però questo non sia avvenuto… la polizia non ha represso un granché, sembrava piuttosto lasciar fare… a fatto giocare i ragazzini per poi avere i suoi argomenti il giorno dopo…

    Pacifica o violenta, un tipo di manifestazione o un’altra non cambierà l’esito dello scontro ormai. Non siamo più nel biennio rosso, che le armi ce le avevano ugualmente le guardie che i compagni e il popolo, ora la disparità di forza è incolmabile. L’importante è manifestare, perché ci si incontra, si discute e si socializza. Cosa che altrimenti è sempre più difficile. Si socializza anche in mezzo agli scontri, anzi forse più in mezzo agli scontri, si crea solidarietà intergenerazionale, cosa difficilissima altrimenti in altri contesti, attualmente. E poi la discussione ci fa evolvere, ci coscenzializza maggiormente, quindi ci rende più forti nella nostra lotta contro il capitale, prima individualmente e poi collettivamente. LE PROPOSTE: continuiamo a partecipare, instauriamo assemblee permanenti nei condomini, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle palestre, nelle associazioni, decine e decine in ogni dove, anche perché se sono poche saranno sempre prese in ostaggio dalla burocrazia dei “compagni” autoritaristi, lavoriamo per arrivare ad un vero sciopero generale ad oltranza, facendo fuori i pseudo-sindacati che devastano la vita dei lavoratori a favore del capitale, fondiamone di nuovi, di libertari e continuiamo a manifestare, sempre di più, sempre in piazza, scontri o non scontri, violenza o non violenza, non c’è più tempo per fare gli schizzinosi…

  • se gli aggiungi l’h faccio miglior figura… :)

  • comunque l’analisi di cosa è successo in piazza, per quello che ho visto io, e rivedo da giorni, è quantomeno un pò fantasiosa! ho passato 6 ore in piazza san giovanni a fare lo streaming live (se vi va di vederlo teleaut.blogspot.it) di tutto quello che è successo e ho un ora di materiale ripreso a mano, in mezzo al delirio. non c’è bisogno di mettersi le medaglie ma le mani degli ultimi 15 le ho fatte tutte, e non solo in italia. ieri la polizia non voleva investire nessuno, tanto è vero che i blindati avanzavano in circolo, e ho le immagini di brusche frenate per evitare la gente. se siete in grado di distinguere un assetto da un altro a me è parso chiaro che l’ordine era di lasciar fare. se a genova l’ordine era “massacrare!”, ieri l’ordine era, “contenere e far durare gli scontri il più possibile, ma in un area ridotta e senza reprimere troppo, così noi passiamo per buoni, parliamo bene dei manifestanti borghesi, e creiamo lo spauracchio del “nuovo terrorismo….” e così è stato.. tant’è, non ce ne frega niente di quello che dice maroni, però il punto che ci avvicina alla vittoria… io non lo vedo

  • daouda

    Rancid senza dubbio bisogna saper comprendere l’influsso che certi aggregati, che certe suggestioni hanno, sia per riuscire a comunicare con profitto sia per riuscire a risolverle.

    Rispondendo a quel che mi chiedi io credo che la distruzione di proprietà fittizie sia una liberazione della vera proprietà.
    Non che c’entri tanto il PIL in sé che dovrebbe venir ridotto a pura amenità statistica ( il famoso paniere…) e la cui crescita non è altro che la costatazione del consumismo e dell’indebitamento di una collettività, destinate a pagarne il fio negli anni futuri.
    Il problema è che la proprietà non ha nulla a che fare con la libertà in sé poiché comporta un limite.
    Quindi che si intenda libertà come volontà pseudo onnipotente, ossia una potenzialità mentale-discorsiva-corporea ( dove la “parola” è la continuità/contiguità tra la psiché ed il corpo ) di ogni individuo o di un qualche gruppo, non mi trova molto concorde poiché fondamento della proprietà è il limite, ed il limite dà per conseguenza il privato, sia giuridicamente che analiticamente dacché ognuno è privato rispetto all’altro.
    Ecco allora che il discorso si sposta solo ed unicamente sulla giustizia e sulla relazione di questa con la proprietà.
    Per quanto a me appaia illogico per come è esplicato da Marx, il concetto plus-valore specifica appunto che si ha un’espropriazione e quindi un’ingiustizia da parte del padrone sul lavoratore.
    Il dibattito invece si sposta sempre su punti morti, tra innumerevoli distinzioni laterali, per il semplice fatto che si usa una terminologia impropria, troppo carica di pathos ed ormai ritenuta indiscutibile.
    L’artificio del concetto di “proprietà collettiva dei mezzi di produzione” ne è il più complesso ed il più immediato esempio dato che esso si appoggia abusivamente su quello di bene comune mentre una proprietà dei mezzi di produzione collettiva oltre ad essere collettivamente impossibile, comporterebbe un monopolio che in sé stesso favorirebbe la nascita dello statuale, cosa che gli anarco-comunisti non sono ancora riusciti a comprendere.
    Infatto lo stato è un monopolio territoriale , arbitro incontestabile dello stesso ed esso, il pubblico , è un abuso di proprietà.
    Quel che Marx ha detto sulla presa del potere dello stato tramite la sua democratizzazione o la sua conquista fu del tutto illogico anch’esso per il semplice fatto che ogni entità non può essere in atto ed in potenza sotto lo stesso rapporto nello stesso momento.Insomma non si può essere oppressi dallo stato e rivoluzionari dello stesso nello stesso momento e rapporto.

    La strategia risente inevitabilmente di questa confusione.

    saluyi

  • red-kim

    chi è pensionato ha diritto di riposare!!!!!!!
    ma sti politicanti pensionati decidessero di ritirarsi e lasciare il posto ai giovani con voglia di fare ,non sarebbe meglio?( già ci sarebbe meno disoccupazione)
    eppoi, bustarelle=pizzo=tangenti, non sono la stessa cosa?le devi pagare per lavorare,perchè come con i mafiosi anche ai politici corrotti devono essere confiscati i tutti i loro beni(avremmo meno debito pubblico)

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