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giugno 23rd, 2010 controculture, memoria 9 Comments

Nei giorni scorsi abbiamo letto una piccola polemica, che in un certo senso potrebbe anche non interessarci: alcuni giovani del Pd hanno scritto una lettera a Bersani chiedendo di smettere di usare il termine “compagni”. Non ci sorprende, semmai ci sorprendiamo che qualcuno abbia ancora il coraggio di definire “compagni” i giovani del Pd. Riteniamo, però, che le loro parole siano un segno dei tempi: se c’è qualcosa di peggiore e più pericoloso del revisionismo di destra, è il revisionismo che si presenta come di “sinistra”. Da coloro che si presentano come di “sinistra” nascono mostri: Pansa docet.

dal blog dello storico Angelo D’Orsi

Abbiamo letto e ascoltato la notizia piccina piccina, ma di quelle che fanno discutere – come suol dirsi: cinque “giovani dirigenti” del Pd hanno indirizzato una perentoria richiesta al segretario del partito, Pier Luigi Bersani, esprimendo un forte “disagio”. Ohibò! E perché mai? Perché il partito non fa abbastanza sul serio l’opposizione al regime del Cavaliere? Perché ha avallato iniziative pericolose dell’avversario? Perché si piega troppo sovente ai dettami del Vaticano? Perché neppure in politica estera sa far sentire autorevolmente una voce diversa da quella dell’abbronzato e inerte Frattini? Macché. Il disagio di questi giovani – che un giorno, sta’ a vedere, diverranno leaders nazionali – nasce da “parole e comportamenti che guardano in maniera ingiustificatamente romantica al passato”.

E che vorrà dire? – si chiederanno i miei lettori. Difficile da decifrare, in effetti; ma se si va alla cronaca delle ultime ore si scopre l’arcano: nella riunione del partito tenuta a Roma il 20 giugno sui temi della risposta alla crisi economica, un attore, Fabrizio Gifuni, ha tenuto un (ahilui, applaudito) intervento esordendo con (ahilui doppio, applauditissimo) “compagne e compagni”. Non l’avesse mai fatto. Non solamente i giovanetti che dichiarano di avere l’età del Pd (sono da invidiare, per un verso, da compatire, per un altro), ma alcuni dirigenti dell’area cattolica, sono insorti. Che linguaggio datato! Che mancanza di rispetto per le diverse “sensibilità” presenti nel partito! Che inutile romanticismo! Che grottesca nostalgia di un passato che non può e non deve tornare! Nostalgia: è questa la parola che è stata usata, con una chiosa che si spinge fino ad adombrare l’ipotesi del fallimento: “nostalgia” – scrivono i giovani “democratici” – “che acceca la nostra prospettiva del partito e del paese”.

Insomma, siamo a questo. Chi faccia una capatina sul sito web de “l’Unità” potrà constatare come il dibattito sia scattato immediatamente. E scoprire che accanto a coloro ai quali la parola “compagno” fa venire una crisi di orticaria, molti altri sono venuti allo scoperto protestando, con argomenti storici, lessicali, etici, politici. Quanti bollano l’appellativo “compagno” (e derivati, femminile e plurale) come politicamente improponibile, sono i più recenti zelatori del “nuovo”.

Il nuovo che dovrebbe fare piazza pulita di tutto ciò che la memoria e la storia ci consegnano: dai simboli ai nomi, dalle tradizioni politiche a quelle culturali, dai testi di Marx a quelli di Gramsci. Che, infatti, si esitò a inserire nel “gotha” del Pd alla sua fondazione, e che, mentre è oggi l’autore italiano più studiato nel mondo, viene perlopiù ignorato non soltanto dai “giovani” ma dalla stessa leadership: come non ricordare Veltroni quando, festeggiando il cinquantenario della Fondazione Gramsci, nel 2000, ebbe a sentenziare: “Gramsci non ci appartiene più. Siamo oltre. Non siamo più a metà del guado!”?

Ecco, ora la traversata del deserto del fu-comunismo è finita. E mentre davvero nei paesi dell’Est europeo, devastati dal “nuovismo” dell’ultracapitalismo, emergono nostalgie di un mondo senza libertà, ma con molte garanzie sociali, qui da noi, non si è contenti della collezione di sconfitte politiche che dalla “Bolognina” in avanti il PCI, rinnegatore di se stesso, ha inanellato, privo di una linea e di una autentica leadership, oscillante ad ogni stormir di fronde, imitatore del partito di plastica berlusconiano.

Da noi, baldanzosamente, si vuole “andare avanti”: su quale strada? Non si sa. L’importante, a quanto pare, è “innovare”. E bruciare i vascelli alle proprie spalle, cancellando la storia di un movimento, quello comunista italiano, che non può essere chiamato a condividere, sic et simpliciter, i crimini di quello staliniano, come i suoi stessi attuali dirigenti, si sono precipitati a fare, inseguendo o addirittura precedendo l’avversario, ammettendo implicitamente e talora esplicitamente le proprie “colpe”. Assolute e irredimibili, nel loro giudizio; a meno che si cambiassero nomi, simboli, e, appunto, persino il lessico politico.

Ma se colpe ci sono state, allora, è grottesco pensare che cambiando la forma si cancelli la sostanza; e se non ci sono (soltanto) colpe, dunque, perché gettare alle ortiche una tradizione nobilissima? Perché disconoscere il ruolo fondamentale di lotta al fascismo, di costruzione della Repubblica – fin dalla sua carta costituzionale, i cui lavori furono presieduti da un comunista integerrimo e “duro” come Umberto Terracini –, di difesa della legalità e della democrazia contro le trame golpiste e gli attacchi terroristici? Contro i tentativi di forzature costituzionali, condotti a più riprese, per esempio, da quella DC di cui ora l’area cattolica nel Pd si proclama erede…

Non si può che provare sconforto davanti alle proteste dei giovani del Partito Democratico: i quali, a quanto pare, nulla sanno e nulla vogliono sapere di quel passato. Loro sono “post”. Noi che siamo “pre”, ci permettiamo di offrire un consiglio: studino. Si mettano sui libri. Cerchino i documenti. Vadano negli archivi. O almeno nelle biblioteche. Troveranno di che appagare le loro curiosità, se ne hanno, di che nutrire la loro ingenua ignoranza, di che colmare lacune di cui hanno solo in parte la responsabilità. E li invitiamo innanzi tutto a fare una pur sommaria ricerca sul termine incriminato: “compagno”.

La sua etimologia, i suoi tanti impieghi linguistici, la sua “romantica” bellezza: compagno vale assai più, semanticamente, di amico, su un certo piano; o di marito (o moglie), su un altro. Compagno è la persona con cui compartisci beni, materiali e spirituali. Compagno è colui (o colei) con cui dividi il pane; ma, aggiungo, pure le rose, spesso. Compagno è chi tu percepisci accanto anche quando è lontano e irraggiungibile. Compagno è chi è in stato di empatia con te: sente, soffre, gioisce degli stessi avvenimenti, pur se si trova a migliaia di chilometri di distanza dal luogo in cui tu sei. Compagno è alleato, amico, sodale: tuo concittadino, tuo familiare, tuo convivente: nelle idee, nei sentimenti, negli ideali; o nella pratica quotidiana. Compagni, prima ancora di dichiararsi, ci si avverte reciprocamente, ci si riconosce, come nell’innamoramento.

Se un altro percepisce nei tuoi stessi termini un’ingiustizia, commessa su altri, una situazione di disuguaglianza, di sfruttamento, di oppressione: ecco un compagno. Così era. Così sarà, finché v’è chi crederà nei valori – questi “sacri” davvero – della triade Liberté Egalité Fraternité. Per crederci non è necessario essere “comunisti”, come non lo erano i rivoluzionari del 1789. Se quei giovani contestatari non lo sentono, mi dispiace per loro. Non per questo noi rinunceremo a servirci di quella parola, che, evidentemente, a loro non si addice. E che essi non meritano.

Angelo d’Orsi

(22 giugno 2010)

9 Responses to “Compagni, una parola che i giovani piddini non meritano”

  • compagno 23giugno2010

    Se un giorno se danno foco da soli je offro la benzina anche se nun cio una lira
    saluti comunist

  • Ile 23giugno2010

    L’esistenza del pd è sempre più grottesca… la settimana scorsa si sono lamentati perchè il tg3 ha dato troppo spazio alle posizioni della Fiom per quanto riguarda Pomigliano. Come si fa ad essere di sinistra e votare Pd?

    http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/201006151451-eco-rt10203-fiat_gruppo_senatori_pd_a_zavoli_nei_tg_spazio_solo_a_fiom

    (AGI) – Roma, 15 giu. – Un gruppo di senatori del Pd ha scritto al presidente della Rai Sergio Zavoli per segnalare “una palese mancanza di rispetto circa l’informazione sul mondo sindacale nella sua interezza da parte di tutti i principali telegiornali Rai e in particolare del Tg3″ per cio’ che riguarda la vicenda del piano Fiat per Pomigliano. I senatori imputano ai tg di avere dato conto solo delle posizioni della Fiom. La lettera, di cui da’ notizia un comunicato, e’ stata firmata, da Benedetto Andragna, Emanuela Baio, Franca Biondelli, Carlo Chiurazzi, Lucio Alessio D’Ubaldo, Mariapia Garavaglia, Antonino Papania, Paolo Rossi e dal senatore dell’API Claudio Gustavino. “Uno spazio soverchiante e’ stato dedicato alle posizioni assunte dalla Fiom Cgil, senza alcun contraddittorio o riferimento a posizioni alternative, se non in misura irrilevante, assunte da altre componenti del sindacalismo che invece rappresentano la stragrande maggioranza dei lavoratori italiani e degli stessi dipendenti della Fiat di Pomigliano”, si legge. “Dispiace – concludono i senatori – che, in un momento come quello attuale, segnato da una profonda crisi, i cittadini italiani, e dunque i lavoratori, non possano sempre contare su un’informazione il piu’ possibile completa. Siamo sicuri che queste considerazioni troveranno ascolto in lei, presidente, maestro di un giornalismo corretto e imparziale”.

  • Bro 24giugno2010

    Complimenti per l’articolo…COMPAGNI!

  • Mauro* 24giugno2010

    Che tristezza! Fra i “giovani” dell’Udc e quelli del Pd…trovate le differenze!

  • Francesco 24giugno2010

    Sono d’accordo con loro, definirli ancora compagni sarebbe un insulto al passato! L’attuale sinistra di palazzo ha segnato un vuoto abissale con i presupposti della sinistra storica, ora è normale che questa attitudine si riflette pure nella terminologia! tra non molto li chiameremo cameratti anche a loro!

  • GM 24giugno2010

    I giovani del PD son solo l’ennesima ondata di maneggioni che sperano di trovare lavoro tramite raccomandazioni varie o che, avendolo già, mirano a sentirsi parte di qualcosa che vada oltre il loro essere dei semplici proprietari di cose.
    Menomale che poi sono i partiti di sinistra a non voler cercare punti di contatto, questi ragazzini vengono colti da convulsioni se solo li sfiora l’idea di essere accomunati ai pericolosi comunisti…
    Democristiani di merda.

    L’aggettivo “democratico” nel nome del loro partito ha la stessa credibilità di “libertà” in quell’altro.

  • filo 24giugno2010

    i giovani del pd…. ma li avete visti c’ hanno vent’ anni e ne dimostrano 50…sono vecchi dentro.
    se è da giovani che si è incendiari non oso pensare quando saranno vecchi cosa diventeranno…

  • Alessandro 24giugno2010

    a parte che i goivani del pd sarebbero i quarantenni del partito…madonna che merda de partito il giorno che sarò costretto a votare uno dei due sceglierò il pdl

  • KEVIN 28giugno2010

    Perchè quelle merde della giovane italia? Ex area An? Ma ne vogliamo parlare? Sono uguali a questi altri schifosi che a vent’anni già si vestono giacca e cravatta, si sentono già onorevoli, partono dall’università, passano a consiglieri municipali e se gli va bene schizzano verso l’alto fino al parlamento…arrivisti di merda!

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