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Innanzitutto tranquillizziamo Cristicchi, che sul suo profilo facebook si è lamentato «della gente che nemmeno ha avuto il buongusto di vedere lo spettacolo». Aggiungendosi tra l’altro a uno degli admin del suo profilo, che ha scritto «nessuno dei manifestanti ha ritenuto fosse importante assistere in prima persona a ciò che erano venuti a contestare per scoprire se stavano dicendo o no la verità, e nessuno ha accettato l’invito a rimanere per assistere allo spettacolo». Ecco, vedete, il discorso non è complicato: gli spettacoli teatrali hanno una sceneggiatura, e uno una sceneggiatura può leggersela anche senza sedersi su una poltrona del teatro di Scandicci. Agli interessati, consigliamo di fare la stessa cosa che abbiamo fatto noi: scaricarsi la sceneggiatura (la trovate qui) e leggersela. Ci stupisce, davvero, che non vi sia venuto in mente che potessimo aver fatto una cosa tanto semplice: quando facciamo una cosa, NOI siamo sicurissimi di dire la verità. Del resto, non affermiamo di aver letto la sceneggiatura come omaggio al fratello figlio unico di Rino Gaetano che non criticava i film senza prima averli visti: anche se non avessimo letto il testo, Cristicchi ha parlato così tanto ai media nelle ultime settimane che sappiamo benissimo cosa stia mettendo in scena.

Vogliamo, però, proporre un’ulteriore riflessione. Se c’è, infatti, un risultato davvero significativo della contestazione a «Magazzino 18» di giovedì scorso, questo è l’emergere su facebook e ogni tipo di social network di posizioni fasciste e nazionaliste spicciole tra quanti difendono lo spettacolo e il suo autore. Facile, per noi, affermare «ve lo avevamo detto». Ma, forse, dovrebbe essere proprio Cristicchi a porsi qualche domanda. Per chi svolge il ruolo di utile idiota se il risultato del suo spettacolo è quello di dare spazio e visibilità a nazionalisti e vecchi e nuovi fascisti?

Qui sotto riportiamo una carrellata di screenshots presi da facebook, con qualche nota sugli utenti che scrivono i commenti.

Iniziamo con Giorgio M.D.L., che tra i likes su facebook ha Forza Nuova Catania, Movimento sociale d’azione, il Centro documentazione della Rsi, ecc. Qui in un commento vicino a quello di una tale Jo P., che pensa che le donne siano un qualcosa che vive in funzione dei loro uomini e che le donne, le compagne, non partecipino alle contestazioni o non siano in grado di elaborare pensieri antirevisionisti (alla faccia di antisessismo ed emancipazione).

Una concezione delle donne come individui deboli, da difendere paternalisticamente che, del resto, è piuttosto comune tra gli ammiratori di Cristicchi. Lo dimostra anche Roby P., uno che vive a Roma e che, oltre che di Cristicchi, è fan del leghista Matteo Salvini:

Passiamo poi ad Andrea Z., che mostra tutta la sua confusione affermando che l’esodo istriano sarebbe stato uno sterminio di massa.

Ci siamo inizialmente chiesti quale possa essere il livello di intelligenza di una persona che pensa che un esodo possa essere fatto da persone sterminate (il lungo viaggio dei morti viventi? La lunga marcia degli zombie?), ma poi ci siamo dati la risposta! Trattasi, scrive lui stesso, di un «uomo libero» che si riconosce nell’«idea sociale del Duce» (?). Aaaah ecco!

Singolare, poi, che una persona che non si dichiara fascista pubblichi sul suo profilo queste affermazioni:

C’è poi Marco C., il nazionalista fascista, che proclama «Istria Fiume Dalmazia né Slovenia né Croazia»:

Veniamo ora a Cesare M.: foto profilo in divisa, lui stesso proclama di essere un parà della folgore. Un rappresentante (degno) dell’esercito italiano, dunque. Una persona dai ragionamenti veramente profondi, che dell’antisessismo e dell’antiomofobia ha evidentemente fatto dei valori fondamentali della sua esistenza, come dimostrano questi commenti:

Si tratta, del resto, di uno che, sempre su fb, si dichiara vicino a Forza nuova/Movimento sociale-Fiamma tricolore. Qui un altro exploit del nostro parà – che questa volta tenta una rima argutissima («Un Para’ un bucio de culo supplementare te fa… così dalla testa poi anna’ a caca’»), accompagnato da Francesco C. che invece chiede di proclamare l’illegalità dell’Anpi.

Del resto, quello di disprezzare l’Anpi sembra essere uno sport abbastanza diffuso tra i fans di Cristicchi, come dimostra anche Lorenzo D.:

Non fa mistero della sua fede fascista neanche Michele C., altro paracadutista della Folgore, che ci preannuncia un futuro ritorno:

Da notare, tra i suoi likes su facebook, Forza Nuova Roma, Alba dorata, Sono nazionalista e amo gli animali (?), Benito Mussolini…il duce…un uomo che ha fatto grande l’Italia, ecc. ecc.

Un vero e proprio drappello sono i fans di Cristicchi che hanno a che fare con la Folgore e l’esercito italiano. Prendiamo ad esempio il commento di Leonardo G., che potrebbe anche sembrare più pacato di altri. Poi si vanno a guardare i suoi likes e si scoprono pagine come I giovani fascisti italiani e Associazione combattenti X Flottiglia Mas:

Si appella invece a Dio Fabrizio R., anche lui vicino alla Folgore, uno che del fascismo ne ha fatto un caposaldo:

Esplicito anche Michele V., che propone come soluzione lo squadrismo (mentre, sul suo profilo, condivide immagini di Fn contenenti biglietti di sola andata per la ministra Kyenge col motto «In Italia non servono ministri per l’integrazione, ma in Congo servono medici»):

Il link che ha condiviso corrisponde a questo video .

Il profilo il fascismo di Benito, invece, non ha bisogno di ulteriori commenti.

Ogni argomento, poi, è buono per certe persone per parlare un po’ male degli immigrati, il loro nemico pubblico numero 1. Si parla di foibe e di esodo? E perché non cogliere anche l’occasione per tirare fuori i famosi crimini dei clandestini?

Dunque fascisti orgogliosi, beceri nazionalisti, sessisti senza speranza, razzisti manifesti: è questo il pubblico di estimatori di Cristicchi. È alle loro posizioni che spettacoli come questi danno legittimità e spazio pubblico. È a loro che servi: ci hai mai riflettuto, Cristicchi?

 

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51 comments to Dimmi con chi vai…

  • Alessandro

    E’ veramente triste passare da Sanremo all’essere l’utile idiota di una banda di neofascisti e nazionalisti vari, negazionisti e revisionisti di regime legati dal filo rosso dell’anticomunismo. Cosa porta un uomo del genere a ridursi in questo modo? Soldi? Probabile, in fondo questa paccottiglia fascistoide ha il suo giro di denaro. Forse ha perso l’ispirazione, dalla Rai non arrivavano più soldi, e si è buttato a destra sperando in qualche facile guadagno. O forse sperava nella notorietà che poteva portargli uno spettacolo contestato, e soprattutto contestato da sinistra. L’artista di sinistra che rompe gli schemi, che tratta di temi scomodi. Chissà quanto fa fico nel suo ambiente di nullafacenti, artistoidi senza ispirazione, maitres a penseer che non convincono più neanche i propri familiari. Ancora più triste leggere il su facebook, e devo dire che gli screenshoot non rendono il giusto onore all’intelligenza dei commentatori. I peggiori sono quelli che cercano di dare una copertura storica alla polemica. Questi citati qui sono soliti fascisti, in fondo. Ma quello che stabilisce i confini dell’Italia da un racconto di Plinio; quell’altro che dice che l’Istria era tutta italiana e non c’erano popolazioni slave; un terzo che confonde gli infoibati con tutti i morti del conflitto tra Jugoslavia e potenze dell’asse; ce n’è di tutti i colori. Tristezza.

    • ATTILIO

      Una precisazione: tra “tutti i morti del conflitto tra Jugoslavia e potenze dell’asse” sono anche da contare quelli tra jugoslavi stessi. Cioè, per esempio, tra gli ustascia (croati alleati dei nazifascisti) e i cetnici (monarchici serbi alleati degli anglo-americani come lo erano gli stessi partigiani di Tito e da questi sanguinosamente decimati). Non a caso le stesse denominazioni (ustascia, cetnici) si ritrovano nel corso delle varie “pulizie etniche” che sono avvenute tra croati e serbi, tra bosniaci serbi, bosniaci croati e bosniaci mussulmani, tra kosovari serbi e kosovari albanesi, nel corso degli anni ’90 quando la morte di Tito e la scomparsa del suo pugno di ferro fece esplodere in maniera sanguinosa la forzosa e fittizia unità della Jugoslavia, stato federale che metteva insieme culture, lingue e religioni che nei secoli si erano sempre combattute.
      La storia è complessa, non è mai o rosso o nero. Dipende da chi la scrive (i vincitori) e da chi la vuol leggere, spesso a modo suo.

  • Susanna

    ..avete visto il suo ultimo post?

    “I miei compagni comunisti farebbero bene, io credo, ad accettare la responsabilità, a prepararsi a scontare, dato che questo è l’unico modo per cancellare quella macchia rossa di sangue che è ben visibile sul rosso della loro bandiera”.

    Pier Paolo Pasolini, tre anni dopo la morte del fratello Guido nell’eccidio di Porzùs

    (Da “Un paese di temporali e di primule”, Guanda)

    ..che dire, così s’è veramente smascherato…ecco dove puntava, a criminalizzare e basta!

    BUFFONE!

  • socrates

    Io fossi Cristicchi due domande me le farei.
    E soprattutto rispedirei immediatamente al mittente la solidarietà ricevuta in queste ore dalla peggio feccia fascista/razzista (Casaggi, Fronte nazionale, FDI…)
    Non mi sembra per ora abbia sentito questa esigenza,anzi.
    Penoso.

  • Che il Libro dei Ceffi fosse l’equivalente telematico degli assorbenti igienici non è una novità.
    Il campionamento di materiali pubblicati qui merita se mai un approfondimento in peius, perché fornisce un’immagine oltremodo ottimistica circa le competenze ed i “valori” dei sudditi dello stato che occupa la penisola italiana.

    Va anche ricordato che Firenze è una città in cui le istanze “occidentaliste” sono sempre rimaste confinate a miserabili conventicole capaci soltanto di mangiare spaghetti e, negli ultimi tempi, di collezionare caterve di verbali per affissione abusiva -compiuta probabilmente usando come colla murale proprio gli avanzi degli spaghetti.
    Venire a ciarlare di foibe in un contesto del genere è servito soltanto ad insegnare alla controparte un ottimo ed economico sistema per liberarsi in via definitiva degli avversari politici.

  • Bravo Cristicchi

    ‘…Simone Cristicchi, che con il suo spettacolo mette in scena il peggior revisionismo storico volto a legittimare il nazionalismo italiano anti-slavo…’

    E chi lo dice? Nientepopodimeno che una tal Claudia Cernigoi, cui avete affidato la recensione dello spettacolo? Claudia ‘Cernigoi’… cognome di origine slava… come di origine slava sono i cognomi dei suoi compagni di avventura creatori di diecifebbraio.info… Certo, un po’ come affidare la recensione del ‘Mein Kampf’ ad una delle ragazze del Bund Deutscher Mädel… ma son dettagli che stranamente a voi risultano del tutto irrilevanti.

    Tranquilli, non sono uno dei (cito) ‘fascisti orgogliosi, beceri nazionalisti, sessisti senza speranza, razzisti manifesti’ che secondo voi compongono il ‘pubblico di estimatori di Cristicchi’. In effetti non son nemmeno un estimatore di Cristicchi, ma ne ho apprezzata l’iniziativa. Perche’ son anche figlio e nipote di alcuni tra coloro che sono argomento di questo spettacolo. E forse fareste meglio a sentire le storie di chi c’era e che ha vissuto tutto questo sulla propria pelle che non andare ad abbeverarvi da testi ed autori sloveni. Chi c’era, e non era fascista – era solo italiano. E ‘piu’ fascista quel ‘noi saremo tutto’ di quanto poteva esserlo la maggior parte degli esuli essa insieme.E son piu’ becere nazionaliste le artificiose ricostruzioni storiche prodotte da quella tal Sig.ra Cernigoi (Narodni Dom e via dicendo) dei commenti di quattro ‘fascisti orgogliosi’ su Facebook.
    Soprattutto, fareste meglio a dedicarvi a questioni molto piu’ attuali – a cio’ che voi stessi vivete in prima persona, problemi del mondo attuale, cose per le quali non dovete dipendere da punti di vista di terzi interessati che finiscono per denigrare in seconda istanza anche il vostro operato. Questa e’ la vostra missione. Non quella di scavare in un passato vergognoso affidandovi solo ad una delle campane. Cibatevi del vostro pensiero e della vostra esperienza, non delle opinioni interessate altrui.

    Un saluto

    • La propaganda “occidentalista” ha il suo nucleo nella scotomizzazione degli eventi.
      Le foibe e la cacciata da Istra e Dalmacija dei sudditi dello stato che occupa la penisola italiana presentati come masso erratico della storia contemporanea, dovute al fatto che “i comunisti” si sono alzati una mattina ed hanno deciso di farla finita con quei mandolinisti cialtroni che gli impestavano le coste.
      Invece si è trattato del prezzo, in verità assai mite rispetto a quello imposto ad altri, per aver esercitato per oltre vent’anni nelle aree interessate un colonialismo d’accatto intriso di un mal celato suprematismo razziale.
      A completamento del tutto, la classe politica di allora ficcò i propri sudditi in una tragedia mondiale e cercò di sfilarsene senza pagare dazio a nessuno quando la sconfitta era ormai chiara.
      In questo contesto, lo stato che occupa la penisola italiana fece aggredire dalle proprie forze armate un Regno di Yugoslavia che nei decenni precedenti si era fatto di tutto per destabilizzare. E l’aggressione avvenne quando già la Wehrmacht si trovava sulla strada di Belgrado, cosa che aggiunge all’impresa quel tocco di maramaldesca viltà che è una costante delle imprese militari perpetrate dal “paese” dove mangiano spaghetti.
      Queste e non altre furono le premesse, che i cristicchi di vario ordine e stipendio solitamente dimenticano di ricordare.

      • ATTILIO

        “si è trattato del prezzo, in verità assai mite rispetto a quello imposto ad altri, per aver esercitato per oltre vent’anni nelle aree interessate un colonialismo d’accatto intriso di un mal celato suprematismo razziale.” Scusa “Io non sto con Oriana” ma mi è difficile girare le tue convinzioni alla mia famiglia che abitava nelle isole del Quarnero da alcuni secoli.
        Circa il prezzo da pagare, ricordo un palestinese che disse “se l’occidente voleva risarcire gli ebrei per l’olocausto, poteva dargli la sua di terra, non la nostra”. Non so se ti senti italiano/a, ma le colpe degli italiani sono ricadute solo su una parte di essi. Ti sembra giusto? Uno storico, Gianni Oliva, che certo non ha mai taciuto sui crimini fascisti (ma anche dei militari italiani in genere), dice che l’Italia, oscurando gli esuli istriani, ha voluto far credere (a se stessa prima di tutto) che la guerra l’avesse vinta e non invece persa come è stato. Condivido.

  • Militant

    @ Bravo Cristicchi
    A parte il fatto che il lavoro di Claudia Cernigoi, come degli altri storici triestini, va giudicato nel merito delle ricerche storiche, e non da cognome più o meno italiano, più o meno slavo. Questo è il tipo di razzismo più schifoso perchè ammantato da presunti intenti democratici. E infatti, nel merito delle ricerche storiche, nessuno ha mai potuto controbattere ai lavori degli storici triestini, proprio perchè inappuntabili dal punto di vista storiografico. E dunque ci si scaglia sul cognome, sul luogo di nascita, ecc…complimenti.

    In secondo luogo, alla contestazione, fra i compagni di Noi Saremo Tutto, c’erano diversi istriani, gente che sa in prima persona cosa ha significato il fascismo di confine, la dominazione italiana, le vicende del dopoguerra. Anche da questo fronte, dunque, non si passa: noi il curriculum ce lo abbiamo a prova di bomba.

    Terzo punto: nessuno di noi nega nulla, nè le foibe nè il cambio di cittadinanza. Stiamo solo smontando le retoriche nazionaliste anti-slave che vorrebbero descrivere il fenomeno “foibe” come episodio delle pulizia etnica slava contro le popolazioni di lingua italiana, e l’esodo come un olocausto, mentre fu semplicemente (e tragicamente, certo), uno spostamento di popolazione durato dieci anni a seguito del ritorno dell’Istria allo Stato Jugoslavo. Infatti l’Istria è sempre stata slava, sin da prima della creazione dello Stato vero e proprio, e posta sotto dominazione austroungarica. La parentesi italiana era, appunto, una parentesi, che non prova nulla dal punto di vista storico di una presunta naturalità italiana di quelle terre.
    Il carattere peculiare della terra istriana è essere terra di confine, eterogenea, multilingue e multiculturale, da sempre. La forzata italianizzazione di quella penisola ho portato alla risposta partigiana finita la guerra. Risposta cruenta, che non giustifica le vendette sommarie, che ci furono, ma che le spiega in un contesto storico opposto a quello che Cristicchi vorrebbe promuovere.

  • Susanna

    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-658ea170-f57f-4f3f-9b7c-a5e019d984d2-tg1.html

    per chi si è perso il tg1 di oggi…

    “350mila italiani vittime dell’esodo forzoso”

  • ATTILIO

    “Infatti l’Istria è sempre stata slava, sin da prima della creazione dello Stato vero e proprio, e posta sotto dominazione austroungarica. La parentesi italiana era, appunto, una parentesi, che non prova nulla dal punto di vista storico di una presunta naturalità italiana di quelle terre.
    Il carattere peculiare della terra istriana è essere terra di confine, eterogenea, multilingue e multiculturale, da sempre”.
    Analisi equilibrata, senza dubbio …. A parte la contraddizione tra “essere sempre stata slava” e “essere eterogenea, multilingue e multiculturale, da sempre”. Chissà che qualche austriaco non possa rivendicare l’Istria per sè! O che lo stesso non possa fare il Governatore ZAIA (in quanto erede dei Dogi …)! In fin dei conti entrambi sono stati “padroni dell’Istria” per più tempo sia dell’Italia che della Jugoslavia! Comunque se durano Slovenia e Croazia … il tempo lavora per loro! Contiamo comunque sul fatto che, essendo entrate nella U.E., si ricordino ancora di rispettare la biodiversità culturale istriana!

  • Militant

    @ Attilio
    Ma che ragionamento è? Le dominazioni sono, appunto, dominazioni. Con questo ragionamento, allora dovrebbero tornare all’Italia anche la Libia e la Somalia, e chissà che qualcuno non le rivendichi, prima o poi.
    Nel Novecento, per fortuna, si è affermato il concetto dell’autodeterminazione dei popoli. Una terra viene amministrata secondo le volontà dei propri residenti, che si dotano delle proprie strutture politiche. Ed è stata proprio l’Italia, in barba ai principi di Wilson sull’autodeterminazione, a violare il concetto base della futura “società delle nazioni” accaparrandosi territori che non le appartenevano, fra cui l’Istria (e decine di isole Greche, addirittura fino alla Turchia, per non dire delle pretese sull’Albania). Una volta sconfitta, a quelle popolazioni, in maggioranza slave, è stato chiesto di quale paese volessero essere cittadini, se jugoslavi o italiani. Ma quel territorio cambiò amministrazione, esattamente come tutti gli altri territori coloniali amministrati dal regno italiano. Punto.
    E questo non significa giustificare alcun nazionalismo opposto solo perchè anti-italiano, men che meno quello attuale croato o sloveno, ma ribadire alcuni principi storici. Non dimentichiamoci che anche la stessa città di Trieste, fino a tutto il fascismo, era bilingue, di un bilinguismo represso nel sangue non solo dal fascismo, ma dagli stessi governi liberali pre-fascisti. Altrettanto non può dirsi di Rijeka, che però venne in seguito conquistata dal regno d’Italia. E allora che facciamo, rivendichiamo diritti pure su Rijeka? Da questi ragionamenti a quelli sul colonialismo buono il passo è brevissimo, diremmo quasi inesistente.
    Diciamo piuttosto che in un rapporto tra Stato povero (la Jugoslavia) e Stato meno povero di lei (l’Italia di allora), la gente preferiva venirsene in Italia. Così come le popolazioni di una parte del trentino vogliono andare in Austria, quelle lombarde emigrare in Svizzera, e via dicendo. Se dall’altra parte del confine, invece dell’Austria, ci fosse il Camerun, questi impeti irredentisti li vorremmo davvero vedere.

    • ATTILIO

      “si è affermato il concetto dell’autodeterminazione dei popoli.” Allora, bastava far votare un referendum anzichè indurre 300000 (ma fossero stati anche di meno) a lasciare le proprie terre dopo aver esercitato l’opzione per la cittadinanza italiana. Ti ricordo che non si trattava di “coloni” ma di popolazioni autoctone residenti da secoli in quei luoghi. Basterebbe un piccolo giro nei vecchi cimiteri dei paesi per scoprire sia la multiculturalità che la presenza storica italiana (concordo “non esclusiva”). Non vorrei offendere la sensibilità di nessuno ma la mia famiglia viveva più che decorosamente nei propri paesi e non ha certo scelto per convenienza di andare a stare per qualche anno in un campo profughi di un paese sconfitto in una guerra. A proposito, Rijeka si chiamava Fiume anche nelle cartoline ai tempi dell’Austria, come Cres/Cherso, Opatja/Abazia, Mali Losinj/Lussinpiccolo, Pula/Pola. Ma l’Austria era certamente tollerante verso le multiculturalità e non imponeva il tedesco …

  • Militant

    Certo che si chiamava Fiume, così come Paris la chiamiamo Parigi, London Londra, e così via. Per una grande parte del secolo l’autarchia linguistica portava a italianizzare i nomi stranieri. Detto questo, così come a Rijeka c’era una corposa minoranza italofona, così a Trieste c’era una corposa minoranza slavofona. E così come Trieste è rimasta italiana vista la sua popolazione a maggioranza italiana, così Rijeka è passata alla Jugoslavia vista la sua maggioranza slava.
    Che l’Istria fosse popolata anche da italofoni, e dal 1920 al 1945 da italiani, è evidente, senza scomodare cimiteri. Quel che è difficile da capire è perchè questa minoranza linguistica avrebbe dovuto vantare diritti di primogenitura su quei territori e propositi di amministrazione statale. Ma il punto non è assolutamente questo, non stiamo dibattendo su quale Stato sia quello migliore per quelle terre: sono quelle popolazioni, semmai, ad avere diritto di parola in merito.
    Stiamo invece parlando di vent’anni di dominazione coloniale fascista dalla quale le popolazioni, italiane e jugoslave, si sono liberate nella guerra di Liberazione. Ed è in quel contesto che si spiegano le violenze, gli episodi delle foibe, e lo spostamento delle popolazioni. Magari – magari – senza il fascismo o il dominio liberale, non ci sarebbe stata bonifica etnica delle terre di confine, o la guerra mondiale, o l’invasione nazifascista alla futura Jugoslavia, o i campi di concentramento fascisti in territorio jugoslavo, ecc. Insomma, se una vendetta personale non è mai giustificata, spiegare che avvenne in un contesto di dominazione ventennale in cui i padroni erano gli italiani e gli “schiavi” gli slavi (da cui l’origine del nome “slavi”), forse aiuta a inquadrare quelle vicende in un’ottica differente da quella proposta da Cristicchi e ribadita in questi anni da tutte le destre.

  • Bravo Cristicchi

    @Militant e supporter

    E’ semplicemente abominevole cio’ che vi hanno inculcato. Almeno l’umilta’ di non pretendere di avere ragione a tutti i costi sarebbe apprezzabile. Fatevi magari una bella gita sociale a Capodistria, Pirano, Parenzo, Umago… fate caso ai Leoni di San Marco che vi guardano da ogni angolo e valutate voi. Si’, perche’ @Attilio non parlava di cartoline stampate a Roma… parlava di stampe viennesi. Coi nomi italiani. Di una regione che parlava veneto. Non una lingua slava, tranne qualche pastore e qualche capra dell’interno. Sentire parlare di ‘minoranza linquistica’ riferendosi a quella italiana in Istria fa venire i brividi. Talmente minoranza che gia’ sulle navi austriache a Lissa si parlava veneto… con equipaggi formati in larga parte anche dalle terre di cui voi cosi’ dozzinalmente e presuntuosamente andate cianciando. E continuare a sentire questi discorsi persino incapaci poi di distinguere tra Stato e Nazione, tra fascismo e nazismo, ecc. ecc…. lo stesso. ‘Che l’Istria fosse popolata anche da italofoni, e dal 1920 al 1945 da italiani’… ‘anche’… davvero, fa venire i brividi.
    Magari, poi, prima di riempirvi la bocca e la testa con concetti come ‘campi di concentramento fascisti’ in territorio jugoslavo, forse dovreste ricordare che gli ustascia tutto erano fuorche’ italiani.
    Ah, e… quanto all’autodeterminazione dei popoli, alla mia famiglia e’ stato tolto il diritto di esprimersi in merito tramite un colpo di pistola e l’incendio di una meta’ della casa in cui abitava da circa un secolo.

    Un saluto

  • Brigante

    @Bravo Cristicchi
    Con tutto il rispetto per le questioni personali, in cui in maniera sacrosanta sono in gioco dei fattori emotivi e affettivi, non si può pretendere di estendere un caso particolare alla situazione generale. Per lo stesso motivo, il nipote di un militante di Salò potrebbe dire: “A mio nonno i partigiani hanno tolto il diritto di esprimersi tramite un colpo di pistola”. Lungi da me (e questo voglio sottolinearlo mille volte) equiparare un fascista di Salò alle popolazioni che in maniera incolpevole si trovarono in mezzo al marasma del confine orientale! L’esempio intende sottolineare semplicemente che se si vuole avere uno sguardo storico si deve allargare lo sguardo, uscire dalla narrazione in prima persona, e provare ad inquadrare gli avvenimenti all’interno del contesto in cui avvengono. Ciò significa: quello che è successo alla tua famiglia sarà stato ingiusto e terribile, ciò non toglie che il principio di autodeterminazione dei popoli è stato pienamente rispettato nelle vicende istriane. Provo a farti una domanda: se oggi un cittadino italiano reclamasse a gran voce di voler ottenere la cittadinanza di una nazione extracomunitaria al posto di quella italiana, secondo te non avrebbe bisogno di permessi di soggiorno per rimanere in Italia? In alternativa non verrebbe espatriato? Bene ora considera la situazione attuale, in piena epoca di pace, e calala in un contesto post-bellico.

  • Militant

    @ Bravo Cristicchi
    Ciao, ti linko il luogo dove è nato, ha la famiglia e molti amici un compagno del nostro collettivo

    https://maps.google.it/maps?q=unije&ie=UTF-8&ei=MlvtUu-CG4bL4wSUkIGABg&ved=0CAkQ_AUoAQ

    Pensa pure che il nonno materno, cercando di scappare dalla Jugoslavia, è stato intercettato in mare e ucciso. Nel 1959. Un luogo dove mezzo cimitero cittadino porta il suo cognome. Dunque, prima di parlare di isolette, cittadine, di capre e di pastori, inizia ad aprire un buon libro di storia. Magari proprio di Claudia Cernigoi, o di Alessandra Kersevan, o di Sandi Volk.

    Ora fai un bel respiro e fai ciao con la manina. Per te è l’ultimo commento su questo blog.

    • ATTILIO

      Forse non ho capito bene: il nonno materno di un compagno del vostro collettivo “cercava di scappare nel 1959 dalla Jugoslavia”?
      E perchè? Non si trovava bene?

      Conosco bene Unije, so quanto è bella e so anche che è sempre stata abitata da popolazioni di lingua slava.
      La stessa cosa non si può dire del resto del comune di Lussinpiccolo (di cui amministrativamente faceva e fa parte). E nemmeno di tante altre località della costa istriana e del Quarnero. Ciò (la prevalenza linguistica slava) avveniva invece nell’interno sia dell’Istria che nei villaggi all’interno delle isole.

      Fatto sta che è un dato non contestabile l’esodo in quanto tale.
      Potrei citarti ad esempio l’isola di Cherso che nel censimento (austro-ungarico, non mussoliniano) del 1910 contava 7980 abitanti che nel 2001 (Croazia) si erano ridotti a 3184, nonostante che la vecchia Jugoslavia avesse ampiamente favorito l’immigrazione interna da altre zone per ripopolare località quasi desertificate.

  • Luca

    Nel numero di novembre-dicembre 2013 de “La Voce di Fiume” (che si autodefinisce “Notiziario del Libero Comune di Fiume in Esilio”, nientepopodimeno) si dà largo spazio allo spettacolo di Cristicchi, che viene anche intervistato. Conclude l’intervista in maniera trionfale: “Io mi sentii parte della grande famiglia istriana-fiumana e dalmata dal giorno in cui varcai la soglia del magazzino 18″. Bene, dall’autodeterminazione dei popoli siamo arrivati all’autoderminazione di Cristicchi. Quest’ultimo, se possibile, è persino peggio di Pansa, che almeno, quando capì che avrebbe tratto vantaggi a fare il salto della quaglia, ci si impegnò sfornando un libro l’anno, nonostante fosse stato smerdato già dopo il primo… Cristicchi – e questa è la cosa più triste – adesso parla degli esuli perché ha capito che avrebbe venduto bene questo argomento, come ieri aveva fatto con i malati psichiatrici o con i minatori. Domani passerà ad altro, molto probabilmente un argomento indiscutibilmente “de sinistra”, per riconquistare il suo pubblico pagante. E lascerà i giuliano dalmati a fare quello che hanno fatto negli ultimi decenni: rosicare come castori.

  • ATTILIO

    Caro Luca:
    “lascerà i giuliano dalmati a fare quello che hanno fatto negli ultimi decenni: rosicare come castori”
    Devi aver avuto un brutto periodo se la tua mente offuscata riesce solo a partorire un linguaggio simile.
    Ma sono generoso: NON auguro neanche a te di trovarti nella situazione di cui, senza sapere, blateri.
    L’Italia dicono sia fatta di santi e navigatori. Leggendoti credo sia anche terra di parlatori del nulla che lo fanno solo perchè hanno la lingua in bocca.

  • Luca

    Dai Attilio, non te la prendere, TORNERETE!! Ti aiuto fornendoti un’utile cartina per i movimenti logistici:
    http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/01/14/foto/rosiko_il_gioco_da_tavola_alla_romana-75889115/1/

  • Carlo

    @ Bravo Cristicchi
    Ti sei qualificato subito, commentando l’origine del cognome di Claudia Cernigoi, definendolo “cognome di origine slava..”, quindi sei pronto quest’anno al passaggio alla classe quarta, vero?
    più della metà dei cognomi, a Trieste, porta un segno del fatto che i confini in realtà non siano mai esistiti, e che questo fatto, che tanto ti sconvolge, in realtà non sia mai stao un problema.
    partite sempre da quello, avete altro da dire?
    la Cernigoi è una donna, giornalista, coraggiosa e sopratutto molto ben informata, prova, se ci riesci, a confutare le sue opinioni in maniera civile, senza offendere, con argomentazioni serie e fondate, ma dubito che tu ne sia capace, nei passi successivi parli di pecore, è tutto in salita per te, mi sa…
    magari, prova almeno a leggere Point Lenana, credo tu non sappia nemmeno cosa sia, ma ti aiuterebbe nella crescita e ti tornerebbe utile quando frequenterai le medie,datti da fare.
    troverai in questo libro delle nozioni semplici, che tu ignori, capirai, forse, quante nefandezze abbiano compiuto gli italiani “in trasferta”, dall’Africa a Lubiana, mentre sul blog di Giap (immagino ora la tua faccia…ma si tratta di storia, non di fiction televisa, la sai la differenza, vero?) potrai finalmente intendere l’origine dell’affisso “Dei Legionari” dato a Ronchi, paese vicino a Monfalcone, e comprendere quanto artificiosa e falsa sia la storia di Fiume Italiana da sempre, fiaba cui tutti gli scienziati come te hanno sempre creduto…..
    ne hai di cose da fare, vedi?
    p.s.: grazie Militant, per aver dedicato questo spazio per smascherare le intenzioni di questa farsa del cantante di Sanremo.

  • Brigante

    Comunque vorrei solo far notare come sia facile far scivolare la discussione verso direzioni che erano completamente diverse da quelle del post! Il post pone un problema: lo spettacolo revisionista di Cristicchi va ad aggiungere altro liquame al mare di merda che già sparge la varia feccia nazionalista. Tant’è che sui social, dove il “filtro” sociale a volte viene disinserito dalle persone, viene fuori il vero “animo” di molti sostenitori. Che la questione del confine orientale sia un terreno fertile per strumentalizzazioni nazionaliste e revisioniste non è una novità. Semmai è indicativo che questa botta ulteriore venga da un intellettuale che il dire comune vorrebbe “de sinistra”. Poi possiamo parlare per ore della storiografia sull’esodo, sulle foibe, sui confini pre-bellici, possiamo pure arrivare a capire se l’homo di neanderthal che abitava in Istria mugugnava in italiano, in veneto o in “slavo”. Ciò non toglie che Cristicchi si trovi comunque in compagnia della merda nazionalista e fascista.

  • ATTILIO

    Caro Luca, non ti preoccupare: io ci torno tutti gli anni, a volte anche più volte all’anno. Io non ci sono nato ma amo le terre di origine da secoli) della mia famiglia.
    Quando ho scoperto questo blog ho creduto di trovare un posto dove discutere di argomenti che mi interessano, non solo dell’esodo degli istriani eventualmente, ma magari di come si possa nella sinistra (di cui sono certo di far parte) uscire da quegli stereotipi che evidentemente, purtroppo, per qualcuno risultano ancora immutabili.
    Non mi riferisco a te, tranquillo: tu (se un giorno vorrai) potresti solo uscire dal ristretto modo di pensare per slogan degli ultras calcistici. Niente di più.

  • Luca

    Guarda, Attilio, il mio commento all’articolo voleva fornire un valore aggiunto, per quanto piccolo: la conferma di come il Cristicchi protagonista di questi giorni si venda molto bene anche su riviste e giornaletti della parte più destrorsa della comunità degli esuli. Se sfogli quelle riviste e quei bollettini – ma magari già li conosci – trovarai tutto un campionario di rivendicazioni revansciste, di nostalgismi fascisti e di vero razzismo. Lì in mezzo sguazza pure Cristicchi, che ha deciso di cavalcare fino in fondo questa sua piccola operazione politica, dal forte ritorno personale. Altro che “questione umana”. D’altronde, ci sono mille testimonianze di come buona parte (magari non tutta) della comunità degli esuli abbia un rimpianto ben preciso: non solo ritornare in possesso dei propri beni immobili, ma ritornare in quelle terre replicando la posizione di dominio a cui li avevano abituati venti anni di fascismo. Se questo sentimento, invece, a te non appartiene (tutt’altro), tanto meglio!

    • ATTILIO

      Cristicchi è OVVIAMENTE un artista professionista. Come tale si comporta nella scelta dei propri temi.
      Non fa parte del “mondo degli esuli istriani”.
      Il suo spettacolo è stato solo l’occasione per sollevare un velo su vicende per troppo tempo taciute.
      E non dal vecchio PCI (che di suo ci ha messo tanto nel demonizzare che lasciava, PER PAURA, un paese comunista come la Jugoslavia). Forse almeno ci si doveva chiedere perchè perfino gente come il fratello di mia madre che aveva combattuto per 3 anni nelle formazioni partigiane di Tito ritenne di dover lasciare il suo paese (SUO PERCHE’ LO ERA DA SECOLI E NON DA 20 ANNI!), dove aveva casa, amici e lavoro, per andare a farsi insultare in Italia come “fascista” e a vivere in un campo profughi.
      Il PCI dicevo non era al governo. Furono invece i democristiani da De Gasperi in poi a seguire “la ragion di stato”, per la quale al mondo occidentale (di cui l’Italia era parte) faceva comodo esaltare Tito come terzomondista e antisovietico (il nemico del mio nemico è mio amico …) per colpire indirettamente l’URSS in tempi di guerra fredda.
      Chi ci rimise furono quindi i più deboli. La storia dell’esodo istriano mai comparve sui libri scolastici di storia e ancora oggi moltissimi non sanno nemmeno dove si trova l’Istria.
      In questa carenza si inserì la destra (da sempre opposizione) che strumentalizzò le vicende in chiave di propaganda e bacino elettorale.
      Oggi, gli istriani vedono in Cristicchi uno che finalmente “PARLA DI LORO” dopo decenni di silenzio e diffusa ignoranza da parte di tutti.
      A chi può dare fastidio?

  • salvatore

    Piano piano i giochi si stanno scoprendo. Barnas, coautore della sceneggiatura e autore del libro “Ci chiamavano fascisti. Eravamo italiani”( Mursia) ha appena pubblicato sulla pagina facebook dello spettacolo una foto di un articolo di “Libero” dal titolo “Contestano Cristicchi per giustificare le foibe”. Stanno facendo volutamente il gioco della destra più becera e nazionalista. Meno male che loro dovevano aprire un dibattito franco, onesto e su fondato su serie letture storiche.
    https://fbcdn-sphotos-e-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash3/t1/p370x247/7769_556599114447452_138947116_n.jpg

  • sandi

    Io credo sarebbe ora di smettere di parlare di “esuli”, di “istriani”, di “slavi”, di “italiani” indistintamente. Nelle organizzazioni degli esuli è attiva una minima parte degli esuli, che hanno però il riconoscimento di “rappresentanti” di tutti da parte dello stato (con conseguenti finanziamenti ecc.). Tutte le categorie citate hanno al loro interno divisioni di classe, che determina anche il contenuto che danno alla loro appartenenza nazionale, regionale o altra. Tanto meno sono utili a capire qualcosa i casi personali, che non possono essere che personali appunto, e non generali ne generalizzabili. Quindi, quando Attilio parla di istriani in quei termini rispetto allo spettacolo di Cristicchi si riferisce alla dirigenza delle organizzazioni degli esuli, non degli esuli (ne tanto meno degli istriani, che non erano e non sono tutti italiani, italofoni o chiamali come vuoi) in toto. Come non tutti gli esuli erano italiani, la grandissima maggioranza non erano fascisti e solo una piccola minoranza ha pretese revansciste (la dirigenza e chi era proprietario di beni notevoli – industrie, aziende, proprietà agricole – da notare che l’80 % dei beni reclamati apparteneva/iene a un 10% dei richiedenti). Come non si può generalizzare i motivi per cui se ne andarono, anche visto che alcuni se ne andarno subito, altri quasi 15 anni dopo (e altri ancora più tardi).
    Invece lo spettacolo di Cristicchi ha porprio l’intento di far passare la cosa come un moto patriottico (per restare italiani), omologare tutti come “italiani”, che è esattamente quello che pretendono di far passare i dirigenti delle organizzazioni degli esuli (gli “esuli di professione”) per legittimarsi come rappresentanti di tutti gli esuli se non adirittura degli istriani in quanto tali (con il sottinteso che chi oggi vive in Istria non è un istriano doc, visto che quelli doc. se ne sono andati tutti con l’esodo, ma degli intrusi, degli immigrati, usurpatori).

    • ATTILIO

      caro/a SANDI, quando parlo degli “esuli istriani” parlo di un popolo, della genti, di individui, uomini e donne. Non parlo delle organizzazioni (che in ogni caso sono diverse e non unica) nè di sedicenti rappresentanti.
      Quello che si fa fatica a capire ancora è che non si può sempre “buttare in politica”.
      Se così fosse avrebbero avuto ragione i governi del dopoguerra che, nel superiore interesse della “ragion di stato” hanno ritenuto di “sacrificare” gli esuli istriani per rafforzare (non solo non minare) l’immagine della Jugoslavia di Tito (nemico del mio nemico URSS e quindi mio amico). Ma i popoli sono i popoli, le persone sono le persone e meritano comunque attenzione e rispetto.
      Circa i beni immobili, quelli degli esuli sono serviti a pagare i danni di guerra che tutta l’Italia sconfitta (intesa come la nostra comune Italia) doveva ripagare alla Jugoslavia.
      Non mi sembra che qualcuno si sia posto il problema economico del come socializzare il danno subito.
      Ripeto: invece di fare piazzate sul palco di Cristicchi perchè non avete mai cercato di PARLARE con i profughi istriani per cercare di saperne di più? Non voglio credere che chi si professa democratico e di sinistra non sia abbastanza umile da ritenere di poter ampliare la propria conoscenza su qualcosa che manca totalmente sui libri di scuola. Una mente aperta (o almeno curiosa) non dovrebbe limitarsi a rileggere solo le versioni che già conosce, magari a cura di giornalisti/pubblicisti (così si definisce sul suo sito ufficiale Claudia Cernigoi) che potrebbero essere di parte.

      «La causa fondamentale dei problemi è che nel mondo moderno gli stupidi sono sicuri di sé, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi»
      «gli uomini si abituano a tutto con una spaventevole rapidità»
      BERTRAND RUSSELL

  • Brigante

    Attilio, ripeto quello che ho già scritto prima: non si può pretendere di utilizzare dei casi singoli per effettuare un’analisi storica. Quei territori, in seguito alle vicende della seconda guerra mondiale, furono assegnati alla Jugoslavia. Questo su due basi:
    - Dal punto di vista della sovranità, è assurdo ritenere che l’Italia potesse accampare più diritti della Jugoslavia su quei territori. E questo per ragioni sia storiche che, per quello che conta, etniche.
    - L’Italia faceva parte dell’alleanza che attaccò e devastò l’Europa intera. Perse la guerra. Pagò anche in termini territoriali questa sconfitta.
    Alla popolazione fu posto un quesito: visto che quelli erano diventati territori jugoslavi, dal punto di vista amministrativo potevano scegliere se prendere la cittadinanza jugoslava pur preservando cultura, lingua ed usanze (questo lo sottolineo, non ci furono tentativi di omologazione o assimilazione culturali) oppure se scegliere di conservare la cittadinanza italiana. Se avessero scelto la cittadinanza italiana avrebbero dovuto trasferirsi in territorio italiano. Mi spieghi dov’è la violazione dei diritti umani o del principio di autodeterminazione dei popoli? In parole semplici, senza tirare in mezzo i casi personali.

  • Militant

    C’è un tic mentale che si riaffaccia sempre e che identifica il razzismo di chi difende le vicende degli esuli come legittimi “proprietari” del territorio istriano. Quando tal “Bravo Cristicchi”, chiaramente un provocatore arrivato qua sopra da chissà quale fogna, se ne esce con ” Di una regione che parlava veneto. Non una lingua slava, tranne qualche pastore e qualche capra dell’interno”, non sta sparando una cazzata personale, ma si rifà a una determinata retorica tramandata negli anni dalle associazioni degli esuli. E infatti è vero che i pastori parlavano sloveno mentre le classi dirigenti parlavano italiano (ma fino ad un certo punto, ovviamente), ma l’Istria era, appunto, terra di pastori e di pescatori, e la stragrande maggioranza era appunto formata da lavoratori della terra e dediti all’allevamento, o alla pesca. La differenza di classe coloniale è stata imposta durante il fascismo, per cui ad un certo punto le classi dirigenti, le elitès culturali, i ceti benestanti, erano “italofoni”, mentre la grande maggioranza del “popolo”, soprattutto dei paesi dell’entroterra, era “slavofono”. E’ la stessa differenza riscontrabile in ogni esperienza coloniale, non solo italiana ovviamente: le classi dirigenti perfettamente assimiliate alla “madrepatria” coloniale, sia perchè da lì provenienti sia perchè accomodanti verso il padrone; il resto della popolazione lavoratrice che tramanda i propri riferimenti culturali “storici”, dunque anche la lingua. Dinamica riscontrabile anche nel territorio triestino: nella città prevalevano popolazioni di lingua italiana, mentre il diretto entroterra era a maggioranza linguistica slava. Motivo per cui la Jugoslavia ad un certo punto chiese anche l’amministrazione del territorio di Trieste, proprio per la sua maggioranza linguistica.

    Dunque, quando qualche fascistello parla di qualche capra e di qualche pastore che parla sloveno, è vero. Peccato che l’Istria era terra formata da quella gente, e non da altra. E questo non costituisce una “diminutio”, ma al contrario rende onore a quella terra di lavoratori, e chiarisce il distacco tra le classe colonialiste e quelle residenti. Senza contare che i pastori, come li si definisce, erano anche le popolazioni italofone di quella terra che non appartenevano alle classi dirigenti. Non bisogna mai cioè assecondare il terreno dello scontro su cui vorrebbero portarci le posizioni nazionaliste: non c’erano slavi contro italiani, o viceversa, ma popolazione lavoratrice – italiana e jugoslava – e classi proprietarie, queste per la maggior parte italiane. E lo scontro era trasversale e non etnico. Come infatti si vide nella guerra partigiana.

  • ATTILIO

    “chiaramente un provocatore arrivato qua sopra da chissà quale fogna”.

    L’ultima volta che ho sentito questi termini andavo ancora alle superiori, ma nenche nelle ultime classi.

    “non c’erano slavi contro italiani, o viceversa, ma popolazione lavoratrice – italiana e jugoslava – e classi proprietarie, queste per la maggior parte italiane. E lo scontro era trasversale e non etnico.”

    Quindi mi stai dicendo che hanno ragione i partiti destrorsi a indicare gli esuli istriani come vittime del “comunismo”?
    Credevo che oggi solo più Berluska usasse questi termini ….
    Purtroppo mi convinco sempre più che il tempo sia passato invano,non solo per gli esuli istriani, ma per l’Italia. La speranza di una sinistra moderna, consapevole degli errori passati e pronta alle nuove sfide di oggi è ancora lontana da realizzarsi.
    I “vecchi revisionisti” come Occhetto e/o Bertinotti (non Fini o La Russa) hanno avuto un’alta onestà intellettuale ma hanno lasciato dietro di loro un evidente deserto culturale.
    Peccato.
    Per gli esuli istriani non cambia nulla, per la sinistra italiana invece è una grossa occasione persa.
    Non cambia nulla nemmeno per la ex Jugoslavia, dove è tutto un fiorire di movimenti nazionalistici, leghe localistiche e neonazisti e i pochi ex combattenti ancora in vita sono sbeffeggiati dai nuovi ustascia o dai nuovi cetnici.

  • sandi

    Caro/a Attilio
    le organizzazioni sono diverse, divise sulla gestione dei soldi che lo stato italiano eroga, ma unite nell’indirizzo revanscista e nel parlare, come fai tu, di popolo (per la verità esiste una organizzazione, che si chiama Circolo Istria e che ha posizioni molto diverse dalle altre, di cui fanno parte italiani, sloveni e croati, esuli e non, e che proprio per questo è tenuta in disparte). Parlare di popolo (in genere istriano, negando agli attuali abitanti dell’Istria il diritto di starci e di chiamarsi istriani) significa proprio quello che dicevo: omologare tutti in funzione dell’interpretazione dell’esodo come “plebiscito d’italianità”. Per poter poi rivendicare (da parte di quel 10 % che di fatto costituisce la dirigenza di tali organizzazioni) di ritornare ad essere “padroni” – dei beni, ma anche in termini più ampi – nella terra che, in quanto rappresentanti del suo unico e vero popolo, gli apparterrebbe. Lo scrivono chiaramente nelle loro riviste, opuscoli, dichiarazioni. Dalle quali emerge anche che si tratta di organizzazioni fasciste o parafasciste, al di la dell’affiliazione partitica dei suoi membri (Ballarin, presidente della più importante, l’ANVGD, parla di sangue e suolo – ricorda qualcosa? – Lacota, presidente di quella più destra, si accompagna a negazionisti dello sterminio nazista e ristampa opere fasciste sulla questione Venezia Giulia,…). Quanto alla questione dei beni la Jugoslavia ha restituito un migliaio di immobili (esiste l’elenco particolareggiato) ad altrettanti esuli dopo il trattato di Osimo, e da quello che so diversi altri al momento della seccessione slovena e croata hanno riavuto i loro immobili. Altri ancora non hanno mai perso i loro beni immobili, sia perché parte della famiglia è rimasta in Istria sia per altri motivi. Per il resto la questione è regolata dai vari accordi internazionali ed è oggi una questione tra stato italiano ed esuli. E’ vero che periodicamente stato italiano e/o organizzazioni degli esuli hanno preso in giro la gente (e ancora lo fanno) raccontando che avrebbero potuto riavere i beni, ma non è mai stato così. Come è vero che ad alcuni – prova ad indovinare a chi? – lo stato ha versato degli indennizzi.
    Le organizzazioni dei profughi sono nate proprio per “buttarla in politica” e continuano a farlo, anche tramite Cristicchi. Se non volessero “buttarla in politica” farebbero altro, con i soldi (non pochi) che prendono: ricerche, raccolta di testimonianze, ….. E invece nulla, se non la ripetizione delle vecchie tesi sulla cacciata degli italiani in quanto tali. Hanno adirittura boicottato le ricerche sul tema, tanto che studiosi che nel 1980 (sessant’anni che non se ne parla? – e poi vorrei ricordarti “La città dolente”, film sull’esodo da Pola del 1947!) avevano osato fare ricerca sul tema uscendo dall’interpretazione canonica (e tutta politica) hanno visto stroncata la loro carriera di ricercatori (tranne uno che però ha abbandonato prudentemente il tema).
    Quanto al parlare con gli esuli lo faccio quasi quotidianamente, con gli esuli però, non con gli appartenenti alle loro organizzazioni. Anche di compagni (veri, non “di sinistra”) che sono personalmente o di famiglia profuga ce ne sono molti, per fortuna. E tanto per concludere ti allego quello che della vicenda hanno scritto due esuli doc, che credo possa essere utile anche per capire la vicenda Cristicchi e quello di cui fa parte.
    Guido Miglia, ex dirigente del CLN di Pola, scrive il 16.3.76 su La Voce Giuliana (organo di una delle organizzazioni delgi esuli) “.. Credo fermamente che il nostro esodo è stato invece favorito …. da tutte le forze conservatrici e fasciste italiane, in funzione polemica verso le sinistre che allora erano unite nel “Fronte popolare”; si trattava di dimostrare che da un Paese confinante, a regime comunista, scappano tutti, i borghesi e i ricchi, ma anche gli operai, i piccoli impiegati, i contadini, i pescatori. Il nostro esodo divenne un fatto di politica interna italiana, di scontro fra partiti, e finì per ridare fiato ai fascisti risorgenti, che si servirono del nome di Trieste per fermare il corso della storia italiana, per resuscitare l’odio nazionalistico al confine orientale ….”. Così invece si esprime riguardo al Comitato nazionale Venezia Giulia e Zara, predecessore dell’attuale ANVGD, Riccardo Zanella, ex presidente dello Stato Libero di Fiume (alle elezioni del 1921 il suo partito autonomista ebbe il doppio dei voti del fronte che sosteneva l’annessione all’Italia, ma il suo governo venne rovesciato da un colpo di stato fascista nel 1922 e Fiume annessa all’Italia nel 1924): ” [Il CNVGZ] apre la strada alle voglie di molti di quei pirati e speculatori politici tratti …. dal corpo morto del fascismo per riportarli con i denari del governo antifascista di nuovo alla ribalta travestiti da legittimi, sovrani e disinteressati rappresentanti di quei profughi istriani, fiumani, dalmati, che proprio essi avevano per vent’anni oppresso e perseguitato come servi, arnesi o mercenari del fascismo…. covo di fascisti, di squadristi, di collaboratori dei tedeschi, di picchiatori, di oppressori e di calunniatori di professione degli antifascisti…” (Lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri del 22.10.1947).
    Vedi, il problema non è riconoscere le sofferenze di chi si è fatto anni ed anni di campi profughi o di difendere la ex Jugoslavia dicendo che tutto era perfetto (se fosse stato così oggi la Jugoslavia esisterebbe ancora e sarebbe un “paradiso” socialista), il problema è che si vuol far passare un racconto di quanto accaduto funzionale a rilegittimare il nazionalismo più spinto, a far passare dietro il paravento degli “interessi nazionali” quelli della classe dominante e a presentare come criminale ogni e qualsiasi tentativo di quelli che stanno sotto di ribaltare il mondo e costruirne uno nuovo a loro confacente. Tramite lo spettacolo di Cristicchi la vicenda dell’esodo viene utilizzata esattamente per questo (assieme a molte altre cose).
    Mi scuso per la prolissità

    • ATTILIO

      La questione non è la prolissità, piuttosto i riferimenti storici.
      I territori sono sempre stati multietnici. Non esistono quindi “ISTRIANI VERACI”. Tutti lo sono in eguale misura. Detto questo, fino al 1918 la questione non si pone, in quanto il dominio austro-ungarico tollerava tutte le etnie, tutte le lingue.
      Come in tutte le società vi erano pescatori, operai dei cantieri, marinai, agricoltori, commercianti, imprenditori.
      E c’erano anche emigranti verso le Americhe in particolare.
      Se sfogli i registri di Ellis Island è facile trovare ai primi del ’900 nomi di persone che figuravano “born in FIUME” oppure “LUSSINPICCOLO” o “POLA”. E sottolineo, non sto parlando di ricchi possidenti ma degli “ultimi” che cercavano fortuna in America e i loro documenti erano senza dubbio austriaci e non mussoliniani.
      Perchè allora continuare a negare la forte presenza di una cultura e nazionalità italiana? Ovviamente sotto l’Austria non era esclusiva: c’era la croata, la slovena, l’ungherese (a Fiume in particolare), ma anche quella italiana.
      Ancora oggi basta girare per vacanza le città rivierasche croate per trovare ovunque leoni di S.Marco (non fasci littori!) oppure Arene romane come quella di Pola.
      Potrei dirti che il fascismo è stato più importato che autoctono (magari anche dalla Toscana …) ma non è questo il punto.
      Il problema, ripeto, è solo uno: stante che una gran parte degli abitanti dell’Istria è venuta via dopo il 1945 ci vogliamo chiedere il perchè?
      O erano italiano perseguitati da una “pulizia etnica” oppure erano, come li vogliamo chiamare? anticomunisti perseguitati dai comunisti?
      Certo fermarsi a definirli “tutti fascisti” oltre ad essere troppo semplicistico mi parrebbe anche un insulto all’intellligenza di chiunque.
      Tu puoi pensare tutto quello che vuoi dei “leader delle associazioni” ma in quel teatro di Scandicci c’erano un gruppo di pensionati e i loro figli e nipoti che cercavano, per una volta, di non sentirsi invisibili come lo stato italiano li ha resi in tutti questi anni.
      Non ti stupire se qualche anziano ha insultato quei giovani prevaricatori che hanno cercato di impedire uno spettacolo teatrale.
      Perchè di questo si tratta e non di uno scontro con pericolosi picchiatori fascisti.
      Questo rimane forse nella memoria (o nel rimpianto?) di qualche non più giovane ragazzo degli anni ’60/’70 o dei loro discepoli di oggi.
      La mia intenzione non è quella di convincerti, ma ho il gusto della discussione e, data l’età, il tempo per farlo.

      • Militant

        Ma chi ha mai detto, e dove, che in Istria non c’era una forte minoranza italiana, nata e residente lì, con diritti eguali a quelli delle altre “famiglie” linguistiche e/o etniche?
        Gli abitanti andati via dall’Istria lo hanno fatto perchè hanno optato per altra cittadinanza. E agli italiani che rimasero, optando per la cittadinanza jugoslava, vennero garantiti tutti i diritti di rappresentanza politica, anche istituzionale, possibili. Altro che minoranza maltrattata. Fu una minoranza tolleratissima, sicuramente più delle molte minoranze etnico/linguistiche presenti oggi in Italia. Che senso avrebbe concedere diritti di rappresentanza politica e istituzionale verso un popolo di cui si voleva operare una pulizia etnica? Nessuno, perchè quell’intento non ci fu mai, neanche nel più acuto momento di scontro tra partigiani e nazifascisti.

      • sandi

        Innanzitutto riguardo alla “sinistra moderna, consapevole degli errori passati e pronta alle nuove sfide di oggi” vorrei ricordarti un precedente illustre – Mussolini, che da socialista massimalista divenne prima interventista – resosi conto dell’errore del non abbracciare l’”interesse della nazione” (anche se pagato con soldi francesi) – per poi mettersi in grado di affrontare le nove sfide organizzando il fascismo permassacrare operai e contadini per conto dei padroni (scusa, “degli interessi nazionali”).
        Quanto all’epoca austriaca era tutt’altro dell’”età dell’oro” che si vorrebbe raccontare, con tolleranza ecc… L’austria è quella che ha mandato nel 1902 l’esercito contro i fuochisti in sciopero a Trieste, facendo parecchi morti (italiani, sloveni, croati, tedeschi… tutti operai) e imponendo lo stato d’emergenza. Ne tutto era così idilliaco e “tollerante”: in Istria e a Trieste i liberal nazionali italiani erano al potere solo grazie al diritto di voto censitario, a Trieste e in Istria i liberal nazionali proibivano l’istituzione di scuole slovene o croate. E non c’era solo lo scontro tra i fronti politici nazionali, ma c’erano anche i socialisti, in alcuni luoghi maggioritari e gli unici a cercare (con contradizioni) di superare lo scontro nazionale. Questo è quello che si tace da 60 e passa anni! E chi ha mai detto che non ci fossero gli italiani? Però per favore, lascia stare i leoni di S. Marco e la retorica pseudo storica (la storiografia ha un ruolo determinante nelle costruzioni dei miti nazionali e nazionalisti) perché se giudichiamo dell’appartenenza statuale da quelli mezzo Meditterraneo dovrebbe essere Italia (e se poi prendiamo come metro i reperti romani si arriva in Britannia, Egitto, Palestina, Sarmatia…). Mentre, paradossalmente, Trieste non dovrebbe essere in Italia, visto che proprio per evitare di cadere sotto il dominio veneziano si “dette” all’Austria nel ’300. Quindi, lascia stare che sennò si torna veramente a neandertal e a cosa farfugliasse. E poi le vestigia romane e veneziane erno gli argomenti usati dai liberal nazionali per legittimare il loro esclusivo accesso al potere. Gli italiani (o italofoni, come vuoi chiamarli) c’erano e stop, e ci sono ancora. Non hanno bisogno di nessuna leggittimazione nei leoni di S. Marco.
        E’ un fatto che l’Istria fosse in buona parte terra d’emigrazione, già dall’epoca austriaca, sia verso Trieste che verso luoghi più lontani. Ma cosa c’entra nel discorso?
        Quanto al fascismo è vero che Giunta, l’organizatore del fascismo nella Venezia Giulia, era toscano, ma Bilucaglia, Cobolli Gigli, Sauro (Libero e Italo), Coceani, Gefter Wondrich e buona parte degli squadristi erano locali (anche di origine slovena o croata). Come è vero che il fascismo è stato il figlio legittimo dei liberal nazionali (e non solo), che nel fascismo si sono riciclati benissimo. Quindi per favore non cerchiamo di raccontare la storia dei buoni autoctoni soprafatti da stranieri che hanno incrinato rapporti idilliaci.
        Certo che interessa capire il perché tanta gente (meno di quanto si racconta e certamente non la maggioranza della popolazione) se n’è andata. Perché è stata una sconfitta del socialismo il fatto che se ne siano andati anche i proletari. Ma vogliamo capirlo veramente o vogliamo raccontarci la solita storia della “pulizia etnica”? (o di “tutti fascisti e sfruttatori del popolo”, che è la stessa cosa)
        La “pulizia etnica” i primi a teorizzarla e praticarla sono stati i fascisti, con tra i più attivi teorizzatori Italo Sauro, figlio di Nazario e fratello di Libero, fascista e collaborazionista dei nazisti nonché per lunghi anni presidente dell’ANVGD. Da parte slovena e croata c’era effettivamente chi teorizzava e sosteneva la cacciata di tutti gli italiani, ma erano i collaborazionisti dei nazisti ed i nazionalisti “liberali”, come pure qualche cattolico. Il movimento partigiano e la Jugoslavia non hano mai teorizzato e praticato l’espulsione degli italiani in quanto tali, ma naturalmente non c’era posto nel nuovo stato per coloro che intendevano l’italianità nel senso di diritto “naturale” alla preminenza sociale e politica (quelli che sloveni e croati li chiamano sciavi, per capirci). E per favore non mi citare Gilas, che se lo leggi bene neanche dice quello che gli si vuol far dire (oltre al fatto che ne lui ne Kardelj erano nelle zone in questione all’epoca in cui lui dice vi fossero stati mandati dai vertici jugoslavi). La Jugoslavia ha espulso senza grossi problemi e con tanto di norme di legge i tedeschi, niente di simile esiste per gli italiani. Alcuni italiani sono stati effettivamente espulsi (accompagnati al confine), altri se ne sono andati perché appartenenti alla classe dominante, altri ancora per altri motivi. Ma la Jugoslavia ha posto ostacoli alla partenza di chi aveva fatto opzione per la cittadinaza italiana, come si concilia con la “bonifica etnica”? E come si concilia con l’andarsene per “restare italiani” il fatto che parecchi degli esuli fossero sloveni o croati? Né tutti coloro che se ne andarono erano anticomunisti (probabilmente la gran parte aveva le idee molto poco chiare in politica), parecchi anzi erano comunisti. Ma anche in questo caso generalizzare non serve a capire. Ci sono ragioni economiche, sociali, personali, di mentalità, psicologiche, opportunismo,conseguenza di violenze. E le cose non sono state uguali dapertutto, ci sono differenze tra località e località. Ci sono stati atteggiamenti diversi delle autorita jugoslave federali, delle repubbliche e locali.
        Quello che io penso dei capi delle organizzazioni degli esuli conta poco, quello che conta sono i fatti, e quelli sono quelli che ti ho detto.
        Non so chi c’era in quella sala e mi interessa relativamente (ma sinceramente, vista la reazione scomposta e gli argomenti usati permettimi di dubitare che non fossero gente delle organizzazioni), quello che è stato contestato è lo spettacolo e quello che trasmette, non le persone che stavano li. Quanto ai prevaricatori parlane con le associazioni degli esuli, che stigamtizzano chiunque non accetti supinamente la loro versione come “negazionisti” e cercano di impedire loro di poter esprimere le loro posizioni. Magari potevi farti vivo l’anno scorso, quando un gruppo di fascisti ha aggredito i partecipanti ad una conferenza di Allessandra kersevan all’università di Verona, oppure qualche giorno fa, quando per le proteste del noto gruppo di democratici chiamato “Militia” (si, quelli di Boccacci che ce l’hanno con gli ebrei) a Como l’amministrazione comunale ha negato una sala comunale in cui doveva tenersi una conferenza, organizzata dall’ANPI, sempre di Alessandra Kersevan, su … i campi di concentramento fascisti! Vedi, caschiamo sempre la, dimmi con chi vai (e cosa ti da fastidio) …. A Scandicci i compagni hanno espresso la loro opinione sullo spettacolo e poi non hanno impedito proprio a nessuno di vederlo. Ne hanno aggredito o insultato qualcuno, come dici tu stesso sono stati insultati. Quindi forse dovresti rivolgerti altrove.

  • Brigante

    Ah Occhetto e Bertinotti si che hanno intrapreso la strada per una sinistra moderna! Ora mi è tutto più chiaro!

  • Militant

    @ Attilio
    Nel merito già ti dovrebbe aver illuminato il commento di Sandi.

    Vorremmo però capire quale sarebbe la modernità politica alla quale dovremmo adeguarci? Quella di considerare la popolazione di un territorio tutta uguale, portatrice degli stessi diritti, avente gli stessi doveri, socialmente omogenea, ecc..? Dunque la modernità sarebbe in fin dei conti la solita filastrocca liberal-liberista? Ma per favore.

    La Jugoslavia socialista portò avanti una lotta di classe contro le classi possidenti, e per fortuna. Questo sarebbe l’aspetto da cancellare di quell’esperimento politico? Ma questo sarebbe proprio l’aspetto da salvare e da riproporre, ed è proprio il fine per cui noi facciamo politica: impedire alle classi possidenti di governare e di perseguire il proprio profitto economico. La Jugoslavia socialista va criticata quando mancò o non perseguì volontariamente tale obiettivo, non perchè aveva in mente di perseguirlo. Forse alla base di tutta la discussione c’è un fraintendimento: noi non siamo un sito di storici o di “esuli dissidenti”, ma un collettivo comunista che, fra le altre mille cose, punta anche a smascherare l’uso politico della storia in chiave anticomunista. Esattamente il senso della retorica sulle foibe da dieci anni a questa parte: l’obiettivo non è la verità storica o il risarcimento culturale verso una popolazione dimenticata. Tutt’altro: l’obiettivo è quello di accreditare le posizioni politiche della destra nazionalista inventandosi il proprio “olocausto” di destra, la proprio legittimazione storica, il piatto da porre sulla bilancia dei conti storica e che riequilibrerebbe le responsabilità storiche fra nazifascismo e comunismo. E’ questa farsa ideologica che va smontata, di cui l’”operazione foibe” non è altro che un aspetto particolare di una battaglia politica più generale.

    • ATTILIO

      «La causa fondamentale dei problemi è che nel mondo moderno gli stupidi sono sicuri di sé, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi»

      BERTRAND RUSSELL

      In un primo momento avrei voluto discutere dell’autogestione sperimentata nell’allora Jugoslavia che, ti confesso, ho guardato con interesse tra gli anni ’70 e ’80, quando anche la sinistra politica e sindacale cercava di studiare per valutarne appieno la bontà e potenzialità.
      Poi ho capito.
      Effettivamente il tuo discorso, caro MILITANT, torna: in realtà il blog non è un luogo di libera discussione, in quanto una discussione, per essere tale, deve essere a tesi aperte.
      Se “noi non siamo un sito di storici”… “ma un collettivo comunista che, fra le altre mille cose, punta anche a smascherare l’uso politico della storia in chiave anticomunista”, quello che state facendo esula dal merito della questione e chi la pensa diversamente non deve rompere troppo.
      Estremizzando: affinchè la storia non possa essere usata in chiave anticomunista si potrebbe al limite manipolare la storia stessa?
      Quindi, in realtà tutto è solo propaganda (per carità, legittima) che nel terzo millennio si fa con Internet e senza più il ciclostile.
      Avete pensato anche di fare uno spot, magari su Canale 5?
      Vabbè, buono a sapersi …
      P.S.: per curiosità, quali sono le altre 999 cose che fate?

  • Brigante

    @Attilio
    Continuo ad avere alcune difficoltà a capire il tuo punto di vista. Per cui vorrei provare a scorporare, nei limiti del possibile, i problemi:
    - Il problema è che l’Istria doveva rimanere italiana? Se si, per quale motivo?
    - Il problema è che i cittadini hanno dovuto scegliere la nazionalità? Se si, come pensi che si sarebbe potuta risolvere la questione? Perché la nazionalità era così importante visto e considerato che la minoranza fu ampiamente tutelata da vari punti di vista?
    - Il problema è che coloro che scelsero la nazionalità italiana furono costretti ad andare via? Se si, come avresti risolto la questione? Un permesso di soggiorno? Ma se comunque questi cittadini volevano continuare ad abitare in Istria anche sotto il governo jugoslavo, che senso aveva volere a tutti i costi conservare la nazionalità italiana?

    • ATTILIO

      La perdita dell’Istria è stato un fatto ineludibile in quanto prezzo pagato per la sconfitta dell’Italia nella guerra. Stop.
      Il problema è che per 65 anni un popolo di persone che hanno lasciato tutti i loro beni, ricordi, affetti per venire in Italia sono stati MARCHIATI A FUOCO COME “FASCISTI” dall’allora PCI e SEMPLICEMENTE DIMENTICATI dai governi che si professavano a parole democratici (e cristiani …) e anticomunisti.
      Queste persone non hanno avuto nemmeno il rispetto, sono stati umiliati dall’ignoranza della gente causata dalla voluta assenza nei libri di scuola dell’intera vicenda.
      Sono stati strumentalizzati da una destra da sempre marginalizzata che vedeva, lei sì, la possibilità di usarli in chiave anticomunista e come serbatoio elettorale.
      Sono ulteriormente vilipesi da personaggi come la signora Cernigoi che finge di non sapere che i conteggi delle vittime delle foibe non si devono fermare al 1943 come fa lei, ma va postdatato di almeno 3/4 anni.
      Solo un imbecille può credere che in tempi di Unione Europea si possa ancora parlare di “riconquista dell’Istria”, ma nessuno può negare la cultura, la lingua. La vicenda delle foibe FU ETNICA PIU’ CHE POLITICA, la stessa cosa che portò i serbi ad attaccare le multietniche Vukovar e Osjiek, i croati a cacciare i serbi da Knin, dove vivevano da secoli, i serbi a massacrare i bosniaci a Srebrenica e i bosniaci croati a distruggere il ponte di Mostar per colpire i bosniaci mussulmani.
      Non la voglio mettere sul personale, ma ho visto piangere mio padre quando tornò per la prima volta al suo paese dopo 15 anni.
      Credo che questa gente, che è la mia gente, meriti rispetto e non di essere ancora vilipesa da qualcuno che si preoccupa, oggi nel 2014, di “smascherare l’uso politico della storia in chiave anticomunista”.
      Da parte di chi? chi aveva 20 anni (come mio padre) nel 1945 oggi, se è vivo ha quasi 90 anni … Sia che sia stato un partigiano di Tito o un esule dall’Istria.
      La Jugoslavio non esiste più da un sacco di tempo. Io e i miei figli andiamo tutti gli anni al mare nelle terre dei nostri avi che nel frattempo sono diventate EUROPA. Non sarebbe ora di farla finita e di lasciar vivere in pace la gente invece di continuare a infastidirla come è stato fatto a Scandicci?
      L’unica cosa che non si può chiedere loro, come dice Cristicchi al termine dello spettacolo (che mi sembra di aver capito non abbiate visto ma che vi sia stato raccontato dalle Cernigoi) è DIMENTICARE.

      • Brigante

        Se ho capito bene non vedi dei “vizi” in come si è svolta la vicenda ma in come è stata raccontata? Perché così come fu ineluttabile il passaggio dell’Istria alla Jugoslavia, fu altrettanto ineluttabile tutto ciò che venne dopo, a cui infatti non accenni nella risposta che mi ha dato.
        Quanto all’interpretazione, non ho MAI letto in un articolo di Militant (così come di molti altri compagni) che gli esuli fossero tutti fascisti. La posizione espressa nell’articolo mi sembra chiara:
        - La vicenda dell’esodo, pur rispettando la sofferenza delle singole persone, è stato ingigantita se vista nell’ambito degli eventi storici dell’epoca;
        - Chi ha ingigantito questa vicenda, è stata la destra più becera e fascista. Lo scopo è, evidentemente, di crearsi una legittimità storica, equiparando i crimini nazisti con le vicende del confine orientale. Poter dire: noi siamo come loro.
        - Sulle foibe il discorso è praticamente lo stesso. Che sia stato un problema etnico me lo devi dimostrare, non basta dirlo per crederci. E soprattutto è da dimostrare che le foibe siano le conseguenze di una strategia di pulizia etnica portata avanti dal governo centrale jugoslavo. Tutto ciò è semplicemente falso.

  • Militant

    @ Brigante
    I residenti istriani italiani potevano conservare benissimo, peraltro, la nazionalità italiana pur scegliendo al cittadinanza jugosalva. Quindi non era neanche un problema di nazionalità, che sarebbe comunque rimasta quella d’origine, ma un opzione sulla cittadinanza.

  • Brigante

    Grazie per la precisazione. Non essendo un esperto in materia è facile cadere in imprecisioni che magari sono anche sostanziali.

  • giovanni

    “Semmai è indicativo che questa botta ulteriore venga da un intellettuale che il dire comune vorrebbe “de sinistra””
    ma infatti il punto su cui secondo me Militant sbaglia a insistere è che Cristicchi si sia buttato a destra.

    Cristicchi era e resta un piddino fatto e finito, e quindi sta dove vuole quel partito di estrema destra che è il PD:

    Trieste, 2 feb. – ‘Conoscere e ricordare Porzus e’ un dovere per tutta la comunita’ nazionale’. Lo ha detto a Faedis la presidente del Fvg, Debora Serracchiani, intervenendo alla cerimonia in ricordo dei caduti delle malghe di Porzus dove 20 ‘fazzoletti verdi’, partigiani di area cattolica, furono trucidati il 7 febbraio 1945 dai partigiani ‘gappisti’ comunisti guidati da Mario Toffanin, detto Giacca. ‘Conoscere Porzus, la sua vicenda storica – ha proseguito – e’ un dovere per chi vive queste terre e in particolare per chi, come noi, individua nei valori della lotta di liberazione il fondamento della Costituzione repubblicana’.

    E non a caso il presidente dell’ANPI, che ormai è quasi ovunque una sezione del PD (e infatti anche lui si è fatto tutta la trafila PCI-PDS-DS), chiamato in causa per la tessera dell’associazione data a Cristicchi qualche anno fa, si è coperto di ridicolo
    1) prima dicendo che il problema non c’è perchè è vero che gliel’hanno data nel 2010, ma lui non l’ha mai rinnovata e quindi ad oggi non è iscritto all’ANPI
    2) poi facendo un gran pippone sulla necessità di rispettare i sentimenti di entrambe le parti, per poi concludere che per ora non dicono niente perchè prima lo vogliono vedere, come se il testo non fosse disponibile da mesi…
    http://lombardia.anpi.it/media/blogs/lombardia/2014/01/ANPInews-n104-2014-1-28.pdf (da pag.4)

    Tanto per dire quanto l’ANPI ormai è un house organ del PD, basta e avanza questo intervento…
    http://www.anpi.it/il-linguaggio-che-avvelena-la-democrazia/

  • Militant

    @ Attilio
    Bene, dopo aver discusso per giorni e averti permesso di dire quel che ti pareva, anche colossali inesattezze e finti ricordi strappalacrime che nulla portavano alla discussione, sei caduto nel solito clichè del troll, quello per cui “la discussione non sarebbe libera”, “non mi fate parlare”, “avrei dovuto capirlo subito”, ecc. Quindi, visto che non ti senti libero, nonostante ripetiamo, per giorni abbiamo discusso con te del niente, visto che le tue uniche argomentazioni erano il nonno che piangeva (e sticazzi, come direbbe il nostro punto di riferimento Martellone http://www.youtube.com/watch?v=HoapwbXcH6U), o i leoni di San Marco a Pola o chissà dove, ti salutiamo.

    @ Giovanni
    Il problema non è che Cristicchi sia più o meno di sinistra (ma quando mai, anche lui non lo ha mai precisato), ma la percezione che di lui ha il grande pubblico. Per questi, Cristicchi è “uno di sinistra”, quindi i messaggi che lancia con i suoi spettacoli sono molto più pericolosi perchè trovano ascolto anche in chi non pregiudizialmente di destra. Se le stesse cose le dicesse il Borghezio di turno probabilmente ce ne saremmo fregati. Ma le dice lui, e tramite lui giungono a un pubblico di “sinceri democratici” – chiamiamoli così – che altrimenti non sarebbero interessati a tali vicende. Quindi è potenzialmente molto più pericoloso.

  • Susanna

    ..fa piacere vedere sul profilo FB di Cristicchi una foto scattata dalle quinte, in cui due poliziotti in tenuta antisommossa assistono al suo spettacolo; è la scorta che ora si porta appresso Cristicchi, con tanto di foto ricordo!
    Moltiplicare la contestazione, gestire il dissenso, organizzare la rabbia.

  • A Firenze è prevista la celebrazione della Giornata del Ricordo Imposto per Decreto Legge con celebrazioni ufficiali. Qui il programma:

    http://press.comune.fi.it/hcm/hcm5353-9_4_1-Luned%EC+nel+Salone+dei+Duecento+si+celebra+il+%91Gior.html?cm_id_details=70318&id_padre=4472

    E questo Cristicchi?
    Nulla, nothing, nada, rien.

    Probabilmente persino la gendarmeria ha modi migliori di impiegare il proprio tempo: di qui, forse, la decisione squisitamente politica di declinare l’invito.

  • Andrea

    “LA RAZZA SLAVA E’ UNA RAZZA BARBARA DA EDUCARE COL BASTONE E NON CON LA CAROTA.” E ANCORA: “ANDRANNO BENE 500000 SLAVI PER 50000 ITALIANI.” Queste sono state le parole testuali di Benito Mussolini approposito dell’invasione italiana, per non parlare dei racconti popolari sulla crudeltà delle truppe fasciste, fino a parlare di tiro al piattello con i bambini slavi… Allora in questo contesto, 789 corpi, perchè sono 789 i corpi storicamente attribuibili all’eccidio delle foibe, di certo non bastano per cancellare tutto questo… E nemmeno a poter dire,… beh in fondo siamo pari… La verità e che l’Italia era un regime imperialista, nazionalista e aggressivo e i massacri e le crudeltà degli anni dell’occupazione sono stati pagati da quei 789, che se erano tutti fascisti… Allora non penso ci siano da versare lacrime, e nemmeno da ricordare nulla perchè è giusto così… Se ci sono stati degli innocenti, beh questa non è di certo una responsabilità dei partigiani slavi che si sono voluti vendicare di stupri, massacri e crudeltà ma è ancora ricollegabile agli atti sanguinari e inumani del regime di mussolini, è sempre colpa dei fascisti!

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