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I conti in tasca, in attesa della resa dei conti

Come sapete bene, i grillini al più ci allacciano le scarpe. Eccoci dunque a rendicontare quei dieci euro messi male che ogni tanto riusciamo a guadagnarci con le varie iniziative che saltuariamente mettiamo in piedi. Tanto per chiarire che da queste bande i soldi escono e basta, e quello che entra va a coprire molte volte unicamente le spese del pool di avvocati che da anni ci segue nelle nostre peripezie. Non solo rendiamo loro religioso omaggio, ma promettiamo anche che, una volta preso il potere, verranno tutti eletti in parlamento.

Per ciò che riguarda le nostre esperienze letterarie, a settembre è uscito il nostro secondo libro, Il lato cattivo della Storia. In realtà, il nostro primo vero libro come collettivo. Difficile sapere bene quante copie ne sono state vendute nelle librerie o nei luoghi di movimento che hanno preso copie del testo. Per quanto riguarda esclusivamente ciò che era sotto il nostro diretto controllo, da settembre ad oggi sono state vendute circa 85 copie. Stiamo parlando delle copie che abbiamo venduto nel corso delle diverse presentazioni del libro avvenute in giro per l’Italia (e in Svizzera) in questi cinque mesi. Decine di presentazioni che hanno contribuito a conoscerci dal vivo, a confrontarci sui temi sollevati, e porre premesse di collaborazione politica, a scambiare qualche risata fra compagni. Proprio come questo fine settimana, dove eravamo contemporaneamente (e in massa) a Genova e Livorno a presentare la nostra precedente fatica editoriale, gli atti del convegno Noi saremo tutto. Il libro è riuscito cioè a funzionare per quello che ci auguravamo pensando a questa avventura: uno strumento per metterci in contatto con tutti coloro che leggono il blog ma con cui non abbiamo avuto occasione in questi anni di relazionarci. Da questo punto di vista l’operazione si può dire dunque riuscita. Dalle 85 copie circa vendute, avremmo dovuto ricavare 1275 euro, ma anche qui il dato è assolutamente da prendere con le molle, visto il prezzo quasi mai fisso che pratichiamo sulle copie vendute, gli sconti, gli omaggi, ecc…Di questo migliaio scarso di euro il 90% circa è andato alla casa editrice Red Star Press, che così ha potuto ricoprire i costi di produzione. Per ciò che ci riguarda, possiamo parlare di un centinaio di euro che è finito nelle nostre casse, sebbene una contabilità precisa, lo ribadiamo, è stata impossibile da tenere.

***

La scorsa settimana abbiamo proposto, presso il Cinema Palazzo a San Lorenzo, la messa in scena dello spettacolo teatrale “Sotto paga non si paga” di Dario Fo e rappresentato dalla compagnia teatrale “Colpo di scena”. Al Cinema Palazzo e alla compagnia teatrale va il nostro ringraziamento, perchè nè la struttura politico/culturale, nè la compagnia teatrale, hanno chiesto contributi al di là delle spese “vive” dell’organizzazione dell’evento. Qui la contabilità è stata facile da tenere e da rendicontare: 154 ingressi, ad un prezzo di 5 euro, hanno fruttato 770 euro di ricavo. Tolti 120 euro delle spese dei manifesti e 170 di spese “vive” per la compagnia, il nostro utile netto è stato di 480 euro. Quasi cinquecento euro che sono serviti, per una parte, a ricoprire alcuni debiti che nel corso dell’anno avevamo accumulato fra di noi per l’attività politica; la restante parte, circa 300 euro, andrà per le nostre spese legali.

Chiudiamo sottolineando come, a parte queste due fonti sopracitate, continuiamo purtroppo a non avere delle entrate economiche costanti. Questo limita molte volte la nostra capacità d’intervento, e non possiamo non riflettere su come la politica abbia un costo e come il finanziamento dell’attività non possa essere lasciato al caso. Al di là di tutte le retoriche volontaristiche della post-modernità, il finanziamento per l’attività politica continua ad essere una delle dinamiche dirimenti della capacità di incidere sull’opinione pubblica e nei contesti in cui interveniamo. La lotta, insomma, si paga, e da qualche parte quei soldi devono essere tirati fuori. Nel nostro caso, racimolare qualche soldo di tanto in tanto ci porta via (molto) tempo e ci impedisce di seguirci meglio ciò che ci piacerebbe seguire politicamente. E’ cioè un sacrifico, perchè a volte concentra le nostre forze laddove la necessità ce lo impone, e non dove ci piacerebbe concentrarle. Anche questo è un tema che andrebbe sviscerato meglio, ragionato di più, posto all’ordine del giorno di ogni organizzazione politica che voglia definirsi tale. Al di là di ogni sirena grillo-renziana.

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