Solidarietà al Leoncavallo – nonostante il Leoncavallo
Lo sgombero del Leoncavallo rimanda a un’idea di città, di spazio pubblico e di società fondata sui rapporti di proprietà, sulla privatizzazione del territorio, sulla repressione come metodo di gestione del dissenso: in altre parole, rimanda ad un problema di democrazia, formale e sostanziale. Per questi motivi non basta un generico moto di solidarietà, ma è necessaria una solidarietà militante, resistente: per questo saremo a Milano alla manifestazione del 6 settembre.
Eppure, alla radice dello sgombero non vi è una volontà meramente repressiva dell’attuale governo in carica, e pensarlo non può che favorire la costruzione di deleteri “fronti antifascisti” confondendo problemi, protagonisti e soluzioni dell’attuale crisi democratica nel paese. Vi è una “logica dello sgombero” che rimanda a quel famigerato “modello Milano” che è divenuto sistema di privatizzazione del territorio, di attrazione di popolazioni sempre più temporanee da cui ricavare profitti attraverso la rendita e i conseguenti processi di finanziarizzazione del patrimonio immobiliare un tempo pubblico. È un modello di gestione della società urbana pensato e organizzato dal centro-sinistra che governa la città dal 2011, accelerando dopo l’Expo del 2015. Oggi diviene eclatante perché a farne le spese è un centro sociale “famoso” – ma è la quotidiana gestione della città che porta sfratti e gentrificazione, privatizzazione del patrimonio immobiliare, costruzione di fantomatici “ostelli per studenti” – in realtà hotel di lusso per turisti, turistificazione dei centri urbani ed espulsioni delle popolazioni a basso reddito.
È questo modello, che guida le scelte anche dell’amministrazione Gualtieri a Roma, che va compreso e combattuto con la massima intransigenza. Se c’è una cosa che può essere d’insegnamento dallo sgombero del Leoncavallo, questa è proprio l’incompatibilità delle strategie politiche dei movimenti antagonisti con l’area del centro-sinistra: non per motivi ideologici, ma per gli interessi materiali in campo: è il centro-sinistra che guida l’assalto alle città, a Milano e Roma in particolare, non (solo) la destra di governo – “draghiana” tanto quanto i vari Sala, Gualtieri, Gentiloni, Schlein e compagnia cantando.
Solidarietà al Leoncavallo dunque. Ma anche critica di una compatibilità che negli anni si è mangiata ogni possibilità di autonomia politica dei movimenti. Questa autonomia conflittuale è il nostro bene più prezioso, ma per riaffermarlo occorre ripartire senza nostalgie per stagioni passate e tramontate.
Ci vediamo a Milano!

