Sempre più giu

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Ammettiamolo, questo governo ha un particolare senso dell’umorismo che gli fa onore. A volte tocca vertici inarrivabili anche ai migliori comici di Zelig. Chi altri poteva pensare trovate del genere, come l’ultima sul diritto allo sciopero che a breve non esisterà più in Italia? State a sentire: secondo il disegno di legge che abolisce il diritto di sciopero (poi ci torneremo), si introduce lo sciopero virtuale. Già la cosa promette bene; ma è un crescendo inarrestabile. Il lavoratore sciopererà, ma in realtà andrà comunque al lavoro, però l’azienda non gli pagherà la giornata e darà i soldi del lavoratore in beneficenza. Qui le risate si fanno incontenibili, sgraziate, volgari. Insomma, io sciopero, ma lo so solo io, in compenso mi detraggono dallo stipendio le ore di sciopero virtuale. Insomma, lo sciopero è virtuale, la paga che mi tolgono ovviamente no, e quindi come dire, rimango inculato due volte, uno perché sto lavorando, due perché sto lavorando gratis. Questo piccolo esempio serve ad introdurci in questa nuova pensata del governo. Limitare, e sostanzialmente annullare, il diritto di sciopero in questo paese. Per il momento è un disegno di legge delega, quindi il governo approverà questa riforma fondamentale anche stavolta senza il consenso del parlamento, ma tramite un decreto legislativo di suo pugno. Lungi dal volere essere retorici, è in atto in questo paese una vera e propria contro-rivoluzione. Tutte le conquiste sociali strappate con la lotta durante gli anni sessanta e settanta (una su tutte, lo statuto dei lavoratori), stanno venendo smantellate. Uno smantellamento scientifico senza opposizione. E’ il segno dei tempi; quando i rapporti di forza non permettono di opporre resistenza, il capitale si riprende quello che ha concesso in precedenza. E’ un percorso che andrà avanti fino a quando non si ricreeranno le condizioni per una opposizione sociale forte e dura, violenta e capace di strappare pezzettini di dignità al capitale. Ma i tempi, per il momento, sono molto duri. L’ultimo passaggio, come abbiamo detto, è la riforma del diritto di sciopero. Sostanzialmente, si vuole limitare questo diritto. Già oggi è molto più circoscritto rispetto a qualche anno fa, ma non basta più. Se passerà questo decreto (e passerà), solamente i sindacati con più del 50% di rappresentanza all’interno del posto di lavoro potranno proclamare lo sciopero. Quindi, addio concretamente al diritto di sciopero per i lavoratori che fanno riferimento al sindacalismo di base. Secondo punto, divertente se non fosse tragico, è che chi aderisce allo sciopero dovrà dichiararlo con largo anticipo. Quindi, se l’obiettivo di uno sciopero è quello di interrompere la produzione, questo viene meno sapendo già da subito chi aderirà e chi no, dando modo all’azienda di prendere le dovute precauzioni. Abolita e repressa ogni forma di sciopero che non rientra in questi canoni. Fino all’ultima clausola, quella più sfacciata, terrorista, criminale: quella di introdurre lo sciopero virtuale con decurtamento reale della paga del lavoratore. Ripetiamo, se non fosse che si sta giocando (letteralmente) con la vita dei lavoratori, sarebbe una ottima trovata da cabaret. Purtroppo non c’è limite al peggio, si sta sprofondando in una privatizzazione della vita delle persone che fa spavento. Una restaurazione liberale ottocentesca che non incontra limiti. Neanche dai sindacati stessi. Stanno togliendo dalle loro mani l’unica forma di lotta efficace che possiedono. Persa la quale, potranno pure chiudere i battenti. I sindacati padronali, CISL e UIL, hanno sin da subito acconsentito, smascherandosi ignobilmente per quello che sono: prezzolati al soldo del capitale, dei padroni, dei politici. Per il momento solo i sindacati di base e la CGIL stanno opponendo resistenza, ma già si aprono le prime crepe. Non parliamo poi del Partito Democratico, che dimostra di aver capito perché ha perso le elezioni; subito infatti ha sostanzialmente appoggiato l’iniziativa governativa. Forse questa è l’unica cosa buona, cioè l’accelerazione verso la definitiva scomparsa di questo inutile partito fotocopia dell’originale (e cioè della DC prima, del PDL oggi).
Assistiamo impotenti a questa restaurazione liberale e neoliberista anche per evidenti demeriti nostri. Di chi ha da anni perso l’orientamento politico, abbandonando le politiche lavorative e pensando ad altro. Concentrandosi sul superfluo per dimenticarsi del concreto, del reale, del sostanziale. Svegliamoci, o quando lo faremo sarà troppo tardi, sarà impossibile tornare indietro, recuperare il terreno perso. Organizziamoci per opporre a questo delirio capitalista un minimo di opposizione, uno spiraglio, un pensiero differente. O, quando ci accorgeremo di non essere più nulla, sarà impossibile rialzarci.