Saggi di politica elettorale

Saggi di politica elettorale

 

Dal primo gennaio 2019 l’età pensionabile passerà da 66 anni e sette mesi a 67 anni. Il frutto, uno dei tanti, della famigerata Legge Fornero, controriforma sociale votata da tutte le forze politiche che oggi dicono di volerla cambiare (ad eccezione di Lega nord, contraria, e M5S, al tempo non rappresentata in Parlamento). Il problema, ovviamente, non sono quei tre mesi in più o in meno, ma l’impianto generale che costringe uomini e donne al lavoro sino alla soglia dei settant’anni, in presenza, peraltro, di una fortissima disoccupazione giovanile e di un depauperamento costante del sistema pensionistico grazie all’introduzione del metodo contributivo. Le elezioni però sono alle porte e bisogna in qualche modo camuffare l’adesione entusiastica e trasversale alle controriforme sociali dei governi Prodi-Berlusconi-Monti-Letta-Renzi-Gentiloni.

Ecco allora l’escamotage geniale, pensato dalla Lega e avallato prontamente da Mdp, M5S e il resto della congrega liberista: spostiamo la decisione al prossimo giugno, accollandola così al prossimo governo, che sarà quantomeno svincolato da pressanti scadenze elettorali. La soluzione è talmente brillante che è stata subito raccolta dal principale partito liberista, il Pd – al fianco della controriforma Fornero nel 2011 con Bersani&soci (la sinistra di lotta!) – che ha accolto la richiesta: spostiamo tutto al 2018, così evitiamo il tracollo elettorale. E così l’adeguamento dell’età pensionabile ci sarà, ma sancito tra otto mesi invece che oggi. Un piccolo e straordinario saggio di tatticismo elettorale, persino ammirevole nella sua smascherata volontà di fregarsene delle apparenze, della dignità e, sia mai, della coerenza. Chapeau.