Sabato in piazza per difendere la rivoluzione cubana
Da 67 anni gli Stati Uniti perseguono una politica di ostilità, aggressione e minacce verso Cuba: una politica fatta di attentati, di tentativi di invasione e di blocco economico. Oltre 200 misure di strangolamento economico si sommano a un arsenale legislativo costruito per costringere un intero Paese alla resa per fame, malattia o collasso economico.
Nell’era dell’intimidazione e della legge del più forte, questa logica si traduce in un vero e proprio esperimento criminale di massa su un intero popolo perpetrato anche attraverso il crudele blocco energetico. Dall’altra sponda dello Stretto della Florida i trumpiani invocano una guerra di sterminio, mentre dalle spiagge si godono la sofferenza umana derivante da misure di strangolamento economico di ogni genere. Mettendo alla prova la capacità dell’uomo di resistere alla fame, al buio, alle malattie, alla mancanza di servizi essenziali, bloccati dall’embargo petrolifero, solo in minima parte mitigato dall’intervento russo degli ultimi giorni.
A tutto questo si aggiunge la guerra ideologica, culturale e mediatica. La manipolazione che distorce la realtà con strumenti sempre più sofisticati e che mira a cancellare il ruolo del popolo cubano e trasformare Cuba in un oggetto: un premio da conquistare, una coppa da agitare, un punto da ridisegnare sulla mappa, una manciata di esseri umani ridotti a pedine di questa ennesima partita a Risiko. Lo abbiamo già visto negli altri scenari di guerra di questi mesi: abituati a mentire e ingannare, parlano di dialogo e negoziazione mentre preparano la guerra.
Non è la prima volta in questi 67 anni. La minaccia di un’aggressione militare è sempre stata presente nella vita quotidiana dei cubani ed è per questo che il Paese coltiva la pace ma si prepara alla difesa. Cuba non è mai stato un Paese belligerante e la sua storia lo dimostra, ma il popolo cubano è, come sempre, pronto a difendere la propria patria e il processo che gli ha garantito libertà e indipendenza dopo oltre mezzo secolo di neocolonia e una lunga lotta iniziata nel 1868 e culminata nel 1959. L’obiettivo resta evitare la guerra ma, se si verificasse un’aggressione militare, la risposta sarà quella della resistenza perché “morir por la patria es vivir”.
La solidarietà globale deve levarsi contro il blocco invocando resistenza e un futuro di pace, denunciando la minaccia globale dell’imperialismo che sta tingendo il mondo intero del sangue di chi non vuole piegarsi.
Per questo saremo in piazza a difendere Cuba e la sua Rivoluzione, nell’anno del centenario di Fidel.
Una Rivoluzione che è baluardo di dignità, esempio e ispirazione per chiunque nel mondo difenda l’autodeterminazione, l’indipendenza, la sovranità, la libertà, la giustizia sociale e la pace.
L’appuntamento è per sabato a Roma, alle ore 15 al Colosseo.
Trump boia!
Venceremos!
