Rompiamogli il protocollo

Rompiamogli il protocollo

 

La manifestazione di venerdì può essere un momento isolato di opposizione al governo “tecnico” della Prefettura, o costituire un primo passaggio verso quel fronte sociale ampio oggi sempre più necessario per resistere e combattere il Pd a Roma e nel resto del paese. Dipenderà da noi, così come dipende da noi l’attuale momento di debolezza che stiamo vivendo come movimenti sociali e politici cittadini. Mascherare questa debolezza gridando alla repressione di Prefettura, Polizia, Questura, Pd, eccetera, può renderci simpatici ai nostri simili ma inutili politicamente. Da qualche tempo si cerca di spiegare questa debolezza accusando l’innalzamento della repressione, continuando a scambiare la causa con l’effetto. Non siamo deboli perché vittime di una stretta repressiva, ma siamo vittime di un innalzamento della repressione proprio perché siamo deboli politicamente. Difficilmente il movimento romano potrà risollevarsi dalla macerie in cui vegeta da troppo tempo se non assume questa debolezza come il dato da cui ripartire. Ecco perché la riuscita della manifestazione di domani non dipenderà dai numeri, dalla sua radicalità, dall’incontro con il Prefetto, dagli eventuali risultati che si porteranno a casa, ma sarà una manifestazione riuscita se sarà il primo passo verso la costruzione di un blocco sociale capace di opporsi alle politiche neoliberiste del governo tecnico. Se ogni parzialità di cui si compone il fu movimento romano continuerà ad autopercepirsi come soluzione e base di partenza, potremmo anche azzeccare questa o quella manifestazione, questa o quella vertenza, ma continueremo nell’irrilevanza che ci caratterizza. Se invece il percorso, per una volta, abbandonerà la strada, sempre fin qui intrapresa, della ricerca della piccola egemonia interna alle piccolissime dinamiche del misero movimento in cui ci troviamo a fare politica, riunendo attorno a degli obiettivi politici chiari le forze di cui ancora disponiamo, allora potremmo gettare le basi per la ricostruzione di un fronte sociale ampio e problematico per il potere, almeno per quello cittadino. Sembrano astrazioni, ma il percorso di costruzione della mobilitazione contro Salvini dello scorso febbraio, così come quello iniziato contro il commissariamento cittadino, puntano proprio a questo, allargare il campo dell’opposizione al neoliberismo non producendo una sommatoria di vertenze, ma facendone una sintesi politica su quei pochi e chiari punti che, nonostante tutto, abbiamo in comune. Ad esempio, la rottura del Protocollo che vieta cortei nel centro cittadino; ad esempio, la lotta contro il processo di privatizzazione delle aziende municipali; ad esempio, la resistenza alla stagione di sgomberi e sfratti che proseguirà almeno fino alla fine del Giubileo. Se ne potrebbero fare molti altri di esempi (dall’antifascismo alla lotta al leghismo lepenista), ma il concetto dovrebbe essere chiaro: esiste un terreno comune che può essere valorizzato e attorno a cui creare consenso, e che invece continua ad essere ambito di scontro invece che di messa in comune di energie e di visioni politiche. La crisi economica trentennale che lo scoppio della bolla finanziaria ha fatto tracimare nella cosiddetta “economia reale”, ha prodotto di riflesso una miriade di vertenze sociali di vario tipo, tutte accomunate dalla resistenza ad una crisi che non garantisce più quel livello di mediazione sociale capace di creare consenso. Questo livello di “resistenza sociale”, assolutamente opportuno ma altrettanto fisiologico in tempi di recessione, oltre a non aver portato a casa nessun risultato degno di nota, rischia di venire annullato dalla presunta “uscita dalla crisi” che viene veicolata mediaticamente (oggi tutti i giornali aprono sull’abbattimento della disoccupazione: prepariamoci ad una lotta ideologica contro le sirene del “peggio è passato”). Ecco perché oggi è necessario uno scarto in avanti, capace di aggregare attorno ad un programma politico minimo tutti i moti di resistenza al neoliberismo europeista. Questo è il terreno su cui si valuterà la riuscita della manifestazione di domani, un terreno lungo e impervio, ma l’unico possibile in questa fase.