Obama Nobel per la Pace, una scelta affrettata

Obama Nobel per la Pace, una scelta affrettata

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Il verdetto di Oslo è stato unanime: il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ricevuto il premio Nobel per la Pace. Un decisione che lascia attoniti vista la prematura decisione (la consegna sarà il 10dicembre) e soprattutto considerate le motivazioni addotte dalla Commissione. La scelta di Obama è stata dettata in virtù “dei suoi sforzi straordinari volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli”, nonché “per la visione e gli sforzi di Obama per un mondo senza armi nucleari”. Insomma, è stata privilegiata una sfumatura della politica estera di Obama che però lascia insoddisfatti dal punto di vista più strettamente politico. L’investitura del primo Presidente nero d’America non ha ostacolato la campagna colonizzatrice di Israele, per quanto le parole pronunciate recentemente al Palazzo di vetro mirassero ad una risoluzione equa e condivisa (parole, appunto..); sul caso dei cinque cubani trattenuti illegalmente dal 1998, i ricorsi alla Corte Suprema di Atlanta – presentati dall’equipe legale e dalle alte personalità del governo de L’Avana – non sono stati accolti nonostante l’impianto probatorio sia palesemente viziato, ma necessario per garantire la carcerazione coatta dei membri dell’antiterrorismo cubano; paradossalmente, gli Stati Uniti rifiutano di concedere al Venezuela l’estradizione di uno dei maggiori terroristi presenti da anni sul palcoscenico latinoamericano: Luis Posada Carriles (tenuto sotto sorveglianza dagli stessi agenti cubani detenuti da Washington..); sempre per rimanere nel Cono Sur, ci premeva chiedere quale fosse stato il ruolo di Obama nella pacificazione e nella risoluzione del golpe che da 100 giorni orsono ha destituito il legittimo Presidente dell’Honduras Zelaya. Non occorre scomodare la ventilata ipotesi di attacco all’Iran per chiudere in un angolo la politica estera di Obama; né ricordare a tutti gli smemorati d’Occidente che gli Stati Uniti sono promotori e protagonisti principali della guerra in Afghanistan. Ci basta pensare che un Presidente in carica da meno di un anno e con una politica estera assolutamente lacunosa sia l’uomo sbagliato per ricevere un Nobel, per lo più quello relativo alla parola pace. Va ribadita la non idoneità di Obama a ricevere una tale onorificenza, non solo per la dubbia condotta estera degli States ma anche perchè l’elemento di novità che accompagna nel mondo la sua figura non deve distogliere dalla sua reale caratterizzazione in termini politici. Obama Nobel per la Pace? Forse, se considerassimo che essendo Presidente degli Stati Uniti non ha ancora lanciato i dadi e mosso nessun cingolato nel Risiko della Casa Bianca; ma sarebbe giusto insignirlo con un Nobel per la Pace Preventiva. La stessa pace che animò i lavori della Società delle Nazioni (fondata nel 1919 – a seguito del Trattato di Versailles), ovvero una pace negativa come allora veniva definita – una pace, cioè, che si costruiva su una geopolitica priva di conflitti ma che non mirava alla distensione dei rapporti tra le potenze rivali. I fatti che seguirono questa impostazione politica mondiale sono noti a tutti. In questo quadro, in questo Risiko di realpolitik accettiamo quanto deciso dalla Commissione guidata da Jagland; tutto il resto è l’ennesimo reality show pronto a distoglierci dalle mille questioni internazionali che i grandi canali dell’ informazione ci nascondono.