NOI NON CI CASCHIAMO

NOI NON CI CASCHIAMO

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Sabato mattina, leggendo “Il Manifesto”, siamo stati attratti dalla manchette che pubblicizzava l’ultimo numero de “L’internazionale” e su cui campeggiava, urlato, un titolo evocativo: Cuba Libre. Incuriositi abbiamo quindi versato l’obolo dei tre euro all’edicolante (mai spesa fu più rimpianta)  e ci siamo tuffati nelle ben 9 (nove!!) pagine di confuso reportage sulla Isla Grande che abbiamo scoperto ben presto essere a firma della blogger anticastrista Yoani Sanchez. Confessiamo che all’inizio ci siamo un po’ preoccupati: perché dedicare tanto spazio alle opinioni di una blogger “dissidente”? C’era forse sfuggito qualche avvenimento di fondamentale importanza? Stava accadendo qualcosa alla revoluciòn senza che noi ce ne fossimo resi conto?  La risposta però, come troppo spesso accade quando si tratta della stampa occidentale, è molto più banale e interessata. E’ successo semplicemente che la Rizzoli sta per mandare in stampa il libro della blogger, e quella de “L’internazionale” altro non è, quindi, che un’operazione squisitamente commerciale, quelle che in gergo si chiamano “marchette” promozionali. Per intenderci è un po’ come quando esce un film di cassetta e Bruno Vespa ci costruisce sopra una puntata di “Porta a Porta” spacciandola per approfondimento di costume. Partendo da questo punto che ci sembra essenziale arriviamo invece alla sostanza dell’articolo. Prima di scrivere questo post ci siamo chiesti se valesse la pena o meno commentare punto per punto le inesattezze e le bugie spacciate per verità inconfutabili dalla cosiddetta blogger “dissidente” e riprese come fossero oro colato dal settimanale in questione. Il rischio era (ed è) quello di contrapporre opinioni ad altre opinioni , ben sapendo che nel campo delle chiacchiere ognuno può dire ciò che vuole senza doversi sobbarcare l’onere della dimostrazione di quanto afferma. Che senso avrebbe avuto, dunque, controbattere a chi dice che i cubani non trovano i polli al mercato che se c’è sovrabbondanza è proprio di carne di pollo e di maiale? E che semmai, l’aspirazione del cubano medio è quella di riempirsi la tavola con la carne de Res (di bovino) questa sì una rarità sull’isola. E che anche per questa penuria c’è una spiegazione razionale. Del resto a chi arriva a sostenere che il “periodo especial sia stato un quinquennio di restrizioni economiche decretato da Fidel Castro” (pag 30) come fai a spiegare che il parco bovini prima dell’implosione del campo sovietico era costituito da vacche da latte di razza Frisona. Vacche estremamente produttive, ma altrettanto delicate e bisognose di mangimi concentrati e inadatte alla stabulazione libera. E come potrà comprendere che tutti questi fattori vennero meno a causa della caduta delle importazioni seguita alla scomparsa dell’URSS? Meglio allora concentrarsi su una questione che ci sembra incontrovertibile e che smonta da cima a fondo questa ennesima operazione di diffamazione a mezzo stampa. Come si può affermare, ci chiediamo e chiediamo anche a voi, di trovarsi su un’isola che vieta la libertà di stampa e di opinione e farlo attraverso un blog aggiornato quotidianamente e comodamente da una casa all’Avana. Ma che razza di “regime” è quello che non riesce a porre neanche un ostacolo burocratico o un filtro all’attività di una dissidente così pericolosa? E’ proprio vero, non ci sono più i dittatori di una volta. Yoani Sanchez arriva addirittura a confessare che si guadagna da vivere facendo senza autorizzazione la guida per i turisti… e guarda un po’, il presunto grande fratello cubano è così inefficiente da non essere mai andato a chiedergli conto di questa illegalità. Eppure in questo modo avrebbe potuto salvare capra e cavoli, del resto anche Al Capone venne arrestato e condannato per motivi fiscali. Contraddizioni di non poco conto che forse qualche spirito libero dovrebbe far notare alla novella giovanna d’arco della rete.