l’ama non l’ama nessuno?

l’ama non l’ama nessuno?

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In questi giorni nella capitale sta succedendo qualcosa che i media mainstream, al solito, sembrano volutamente trascurare. Migliaia di disoccupati, sottoccupati e precari, provenienti da tutta l’Italia, stanno facendo ore e ore di fila sotto al sole davanti ai centri per l’impiego pur di riuscire a consegnare un modulo. In palio ci sono 1088 posti per un corso di “formazione” della durata di 5 giorni al termine del quale verranno selezionati i 544 nuovi assunti a tempo indeterminato dell’AMA, l’azienda che a Roma si occupa dello smaltimento dei rifiuti. La cosa interessante è che la gestione della selezione è stata subappaltata al centro ELIS, un’opera apostolica della Prelatura dell’Opus Dei (citazione testuale), con una decisione che oltre ad aumentare i costi fa sorgere più di qualche dubbio sulla “discrezionalità” con cui verrà operata la selezione stessa. Non è su questo, però, che volevamo soffermarci quanto su un altro dato tanto macroscopico quanto “invisibile”. Ogniqualvolta che si apre uno spiraglio per un posto di lavoro fisso, magari nella pubblica amministrazione, da Trapani a Bolzano, decine di migliaia di persone si mobilitano attratte dalle due paroline magiche: tempo indeterminato. E poco importa che il lavoro sia dequalificato o, come in questo caso, part time (si tratta di 18 ore a settimana). Quello che conta è fuoriuscire dalla precarietà che ti impedisce di progettare il futuro e ti condiziona la vita appiattendola in un eterno presente. E questo con buona pace di quanti continuano a descrivere l’attuale mercato del lavoro come una fiera delle opportunità e anche di quanti, a sinistra, vagheggiano di un generalizzato rifiuto del lavoro da parte delle nuove generazioni. Un diritto, quello ad un lavoro stabile e garantito, da cui bisognerebbe ripartire per cercare di ricostruire una sinistra di classe in questo paese.