Il ritorno del maestro del new crime americano: Don Winslow, Missing. New York

 

In Italia Don Winslow si è affermato colpevolmente in ritardo. Pubblicato da Einaudi a cominciare dal 2008, sono usciti in questi anni diversi romanzi scritti almeno un decennio prima. Oltretutto, la pubblicazione non ha rispettato l’evoluzione narrativa dello scrittore, facendo uscire prima i libri più recenti e solo in seguito alcuni lavori pubblicati addirittura negli anni novanta. Per questo qui da noi la scoperta di Winslow è stata un (benefico) choc culturale: da dove veniva questo autore, quale il suo passato artistico, e soprattutto come faceva a sfornare anno dopo anno libri che rasentavano la perfezione narrativa? In realtà, appunto, anno dopo anno sono arrivate le edizioni Einaudi, non i suoi romanzi, frutto di un lavoro ormai ventennale. La definitiva affermazione di Winslow ha imposto la correzione di tale politica editoriale. Missing. New York è uscito nel 2014 negli Stati Uniti e immediatamente tradotto e pubblicato in Italia. Per fortuna, aggiungiamo, perché l’ultima fatica narrativa dell’autore ne descrive la sua evoluzione stilistica.

Don Winslow, tra le molte altre cose, è stato anche un investigatore privato. Questa sua esperienza lavorativa trasuda in ogni suo romanzo. Ogni storia narrata è il racconto della ricerca di persone scomparse o da catturare. Siano investigatori privati, poliziotti o persone in cerca di qualcosa, ogni romanzo descrive il percorso, materiale e umano, di un protagonista e del suo obiettivo. Una caccia al tesoro che si ripete in ogni romanzo. Non fa eccezione questo suo ultimo lavoro, che racconta di una bambina misteriosamente scomparsa a Lincoln, Nebraska, e di un poliziotto che decide di lasciare lavoro e famiglia per mettersi alla sua ricerca percorrendo le strade degli Stati Uniti, umiliando la propria vita per salvarne un’altra. Una storia tipica della narrativa “winslowiana”, che però vede un’evoluzione stilistica importante. Il racconto si fa più asciutto, si lascia alle spalle forzature poetiche o passaggi tranchant per sintetizzare un linguaggio e una forma adesso molto più chiara e scorrevole. La forza dell’autore sta anche nel descrivere perfettamente l’ingranaggio investigativo, chiarire ogni passaggio del lavoro d’indagine, rendere partecipe il lettore della caccia al tesoro e dei suoi meccanismi. Uno stile che tiene incollato il lettore dalla prima all’ultima pagina senza possibilità di pausa.

Purtroppo, rispetto a certi lavori precedenti – soprattutto al suo capolavoro Il potere del cane – negli ultimi romanzi è venuto meno un certo intreccio politico. La più grande abilità di Winslow stava proprio nel descrivere gli ingranaggi informali che collegano il mondo criminale a quello politico, smascherando certe retoriche legalitarie e facendo luce sul reale significato della lotta alla droga negli Stati Uniti e i rapporti tra questa e il potere. Un contesto che emergeva perfettamente dal racconto degli eventi, dai piani sovrapposti in cui si muovevano spacciatori, dipartimento anti-droga americano e politica, al ruolo di chi in questa morsa stava nel mezzo, senza possibili amici se non qualche “eroe” per caso o per destino, in genere il protagonista del romanzo.

In questi anni Winslow ha saputo recuperare la migliore tradizione del poliziesco americano, aggiornandolo secondo un’evoluzione stilistica e formale assolutamente rilevante, che oggi fa scuola in tutto il mondo e ha imposto l’autore newyorkese come inevitabile punto di riferimento del genere. L’ultimo suo lavoro ci concede l’ennesima conferma di questo suo stato di grazia narrativo.