IL “PIANO” MARCHIONNE…

IL “PIANO” MARCHIONNE…

da operaicontro.it

A Pomigliano si devono produrre, secondo quanto dice a parole Marchionne, 300.000 Panda. Per farle gli operai devono lavorare a più non posso, su 18 turni settimanali, con le pause ridotte, flessibili e mobili. Con poco tempo da dedicare a se stessi e alle proprie famiglie, e anche in quel poco tempo costretti spesso allo straordinario obbligatorio, 80 ore all’anno, il doppio di prima, e anche altre 200 ore pro capite da attuarsi nella mezz’ora di fine turno, quella della mensa, unico momento in cui la fabbrica, in teoria, si ferma. Il “piano Marchionne” è un contratto capestro. Una volta firmato bisogna rispettarlo, pena multe e licenziamenti per gli operai; limitazione dei permessi e dei diritti per le organizzazioni sindacali. La fabbrica diventa ufficialmente una galera industriale. I politici e la maggior parte dei sindacalisti sono d’accordo con il piano Marchionne. FIM, UILM; FISMIC, UGL hanno già praticamente firmato. Il nuovo sindaco di Pomigliano, Russo, si scaglia contro la CGIL che non firma e minaccia la convocazione di “un consiglio comunale straordinario … anche con i sindaci di Acerra e Nola”, dicendo che “E’ un suicidio negare al territorio un investimento di 700 milioni”. Anche il pio Beniamino De Palma, vescovo di Nola, fa un appello agli operai: “Non tirate troppo la corda. Le conseguenze potrebbero essere disastrose … questa crisi purtroppo ha travolto tutti”. Poiché l’appello non lo rivolge a Marchionne chiarisce bene con chi il sant’uomo sta. A Casalnuovo, vicino Pomigliano, Gerardo Giannone, dei Comunisti Italiani e dirigente FIM, organizza una manifestazione “operaia” in cui invita a “firmare l’accordo per salvare la fabbrica”. Tutti spingono affinchè il piano Marchionne passi. Tutti quelli che non lavorano nello stabilimento e sulle linee. Gli operai, invece, sanno bene cosa sta loro per succedere. La FIOM non firma perché perderebbe completamente la faccia e il suo ruolo, non solo nello stabilimento. Verrebbe azzerata. Difficilmente però, cercherà di organizzare una reazione forte. Si accontenterà del referendum-farsa? Il malumore tra gli operai è grande. Con la corda al collo, potrebbero, nell’immediato, anche accettare l’accordo, ma per quanto potrebbero resistere alla cura “cinese” di Marchionne?
Potrebbero accettare, ma potrebbero anche non farlo. Alcuni di loro, i più combattivi, per ora minoranza, stanno cercando di mettere in campo un coordinamento di lotta contro l’accordo e hanno indetto una manifestazione cittadina per il 25 di giugno. Certo pesa sfavorevolmente l’immobilismo di questo anno e mezzo, immobilismo che ha riguardato anche le frange più radicali dello stabilimento. Marchionne intanto fa il muso duro, ma sa benissimo che se gli operai si muovono sul serio salta tutto.