I media e la Palestina/2

I media e la Palestina/2

 

Continua il racconto mediatico della guerra in Palestina, racconto volto ad imporre una precisa visione politica della vicenda. Ancora una volta il Corriere della Sera si incarica di rappresentare egregiamente tutto l’apparato mediatico sionista, quello più attrezzato all’orientamento della percezione pubblica degli eventi. L’edizione di ieri, venerdì 11 luglio, esemplifica al meglio l’operazione politica degli organi di informazione di massa, la stessa che abbiamo provato a smontare nel post precedente. Ecco che in prima pagina il titolo principale è “Carri armati di Israele al confine con Gaza. Gli USA: non invadete”. L’apparente equidistanza è subito smentita dall’occhiello posto sopra il titolo: “Il bilancio delle vittime: dall’inizio del conflitto sono 88. Hamas colpisce con i razzi nuovi obiettivi”. L’effetto diretto dell’occhiello è fin troppo smascherato, e come vedremo sarà riequilibrato nelle pagine interne, quelle ininfluenti per la costruzione dell’opinione pubblica. Infatti, articolato in questo modo, sembra fin troppo evidente che le “88 vittime” siano di ambedue le parti in causa, e le stesse siano provocate da Hamas, che continuerebbe a colpire “con i razzi nuovi obiettivi” israeliani. La percezione è confermata dall’anticipo del pezzo di Davide Frattini in prima pagina: “Raffiche di missili lanciati da Hamas verso Gerusalemme, Tel Aviv e Beer Sheba. In totale sono caduti 140 proiettili. Israele ha intensificato i raid aerei su Gaza”. A fronte degli 88 morti palestinesi, ribadiamo: gli unici morti avuti in questo conflitto, il pezzo concentra la questione sui “missili di Hamas” verso Israele, nonchè dei “140 proiettili caduti in territorio israeliano”(!!!), il vero problema di tutta la faccenda. Nessuna menzione dei morti, soprattutto nessuna specificazione che i morti siano solo palestinesi e il conflitto sia generato esclusivamente dal bombardamento israeliano della striscia di Gaza.

A conferma della malafede della presenta ricostruzione dei fatti, interviene l’approfondimento a pagina quattordici (14!) del medesimo quotidiano:

A pagina quattordici (14!!), il quotidiano da spazio ad una ricostruzione effettivamente equidistante e realistica di tutta la vicenda: “Raid e tank al confine, l’escalation di Israele”, chiarendo come sia Israele ad imporre l’escalation di violenza e non i “razzi di Hamas”. Ma è ancora più chiaro nel sottotitolo: “Sono 88 i morti palestinesi. Gli Usa: no all’invasione”. Vediamo come, a pagina quattordici (14!!!), gli 88 morti generici della prima pagina diventano “88 morti palestinesi”, chiarendo che gli unici morti di questa guerra siano solo quelli palestinesi. A fianco dell’articolo principale anche un focus sulla tragedia di una famiglia palestinese: “Quei sei bambini uccisi da un missile: E’ stato un errore”, riportando la notizia del bombardamento di un’abitazione civile per sbaglio distrutta dall’aviazione israeliana. Se il racconto degli eventi si fermasse a pagina quattordici, saremo effettivamente di fronte ad un giornalismo vagamente equidistante, interessato al resoconto dei fatti senza una specifica presa di posizione. Il problema è che il racconto effettivo degli eventi è in contraddizione con quello che dice la prima pagina del giornale. E, come sappiamo, è la prima pagina a formare l’opinione pubblica, quella destinata ad andare nelle rassegne stampa dei media generalisti. Non pagina quattordici. E questo lo sanno bene i redattori del giornale, e soprattutto i loro diretti referenti politici. Non si spiegherebbe altrimenti la sostanziale diversità dei punti di vista riportati: in prima pagina schiacciata sulla retorica sionista; a pagina quattordici l’effettiva equidistanza volta ad un racconto più veritiero degli eventi.

Giorno dopo giorno continua la disinformazione mediatico-politica sui fatti in Palestina. Anche ieri è proseguito l’oscuramento di un corteo di più di mille persone a favore della pace e dell’autodeterminazione della popolazione palestinese, a fronte della sovraesposizione mediatica di qualsiasi presidio di qualche decina di persone del ghetto in favore dei genocidi israeliani. Non ci stupiamo, sta nelle cose e non lo scopriamo oggi. Ci rendiamo però sempre più conto dell’assoluto schieramento politico dei media. Oggi in Palestina, domani da qualche altra parte del mondo, sempre dalla parte del liberismo capitalista.