Bye bye rifondazione

Bye bye rifondazione

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Da tempo andiamo dicendo che la crisi della sinistra partitica è assolutamente irreversibile. La tendenza è chiaramente verso una prossima scomparsa dei vari partitelli che vorrebbero rappresentare la sinistra antagonista. La scomparsa speriamo arrivi il prima possibile, visto che nel corso dell’ultimo decennio hanno svenduto tutto ciò che si poteva mercanteggiare in cambio di poltrone, ministeri, posti di potere. Gli stessi apparati e le medesime persone che fino a due anni fa occupavano ruoli ministeriali e di governo, oggi si stanno ripulendo, sono tornati i più radicali di tutti, in una squallida operazione mediatico-elettorale per racimolare qualche voto in vista delle europee. Il fatto si commenta da se;  la bassezza infinita dei vari dirigenti dei vari micropartiti cosiddetti di sinistra radicale non meriterebbe neanche più il commento. Ma anni e anni di cambiamento culturale, politico e sociale dei vari partiti, e in particolare di rifondazione, ha lasciato il segno indelebile. Anche se per accaparrarsi qualche voto sperando di superare il 4% nelle inutili elezioni europee le stanno tentando tutte, anche un improbabile revival comunista (ma quando mai!), ormai il dado è stato tratto. E veniamo dunque alla notizia odierna, paradigmatica potremmo dire di tutti i vari ragionamenti, e più espressiva di mille analisi.

Insomma il formidabile inutile quotidiano del partito, Liberazione, proprio ieri in un suo reportage inveiva contro gli operai. La loro colpa, sembrerebbe, sarebbe quella di votare Lega Nord e di stare con i padroni. Insomma, non ci sarebbero più gli operai di una volta, la classe dura e pura, adesso gli operai moderni stanno dalla parte di chi li licenzia, dei padroni, e politicamente votano PDL e Lega. Assolutamente in continuità con la linea editoriale del giornale, dopo aver attaccato Cuba e tutte le esperienze latinoamericane, dopo aver esaltato i valori della sinistra gay lesbo transgender, dopo aver pubblicizzato il grande fratello e Vladimir Luxuria, insomma in continuità con la nuova linea culturale della sinistra, adesso è il turno dei lavoratori. Dopo decenni in cui la sinistra non si fa più vedere nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche, nei quartieri, nelle periferie delle città, insomma dopo essere scomparsa socialmente impiegando tutte le sue forze nelle campagne elettorali e nel parlamento, adesso la colpa della disaffezione e dello smarrimento della classe lavoratrice sarebbe da imputare ai lavoratori stessi. Bè, se questi sono i ragionamenti, fanno bene i lavoratori del nord a votare Lega, un partito che al contrario dei vari rifondaroli comunisti sui territori si fa vedere e sentire.

Insomma, senza addentrarci in lunghe analisi trite e ritrite sul declino della sinistra, tutto ciò conferma solamente una cosa. La sinistra, e in particolar modo le sue “rappresentanze” politiche, sono scomparse dai luoghi di lavoro e dalle periferie. Sono diventate auto-rappresentanze per elite sociali e culturali senza fondamento nella società. Rifondazione è un partito che non rappresenta assolutamente nessun ceto produttivo e lavorativo. Nessun ancoraggio sociale, nessun riferimento di classe. E’ il classico partito d’opinione della borghesia illuminata, radical quando serve, istituzionale quando può racimolare qualche finanziamento.

A maggior ragione, oggi più che mai l’invito è quello di disertare le europee, non solo in quanto elezioni inutili che andrebbero a legittimare un organo ancor più inutile quale il parlamento europeo, ma soprattutto perchè nessuno può in questo momento rappresentare i nostri interessi e soprattutto quelli dei lavoratori e dei precari. Solo l’autorganizzazione e l’azione diretta e dal basso possono, oggi e in questa fase storica, ricostruire le fondamenta, la basi per poter cercare ancora di cambiare il modello di produzione dominante e sperare e lottare ancora per un altro mondo possibile.