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26 e 27 maggio, elezioni comunali. Inizia…

 

In questa tornata elettorale cittadina abbiamo deciso di astenerci. E’ necessario però spiegare bene la nostra scelta del non voto, perché da molti anni questa è stata delegata a opzioni politiche assolutamente distanti dal modo di pensare e d’agire dei collettivi comunisti.

Non siamo astensionisti per principio, e anzi crediamo che un movimento di classe debba portare il conflitto anche all’interno delle istituzioni statali con suoi rappresentanti. Crediamo che, intelligentemente e creativamente, le organizzazioni comuniste debbano sfruttare ogni margine che il nemico lascia loro. Perciò, anche le assemblee elettive costituiscono un luogo dove far valere la propria battaglia. Oltretutto, si tratta di istituzioni non gentilmente concesse dallo Stato, ma conquistate dai lavoratori nel corso di decenni di dure lotte di classe.

Il discorso è che noi siamo astensionisti qui e ora. Non votiamo perché non è presente, al momento, alcun movimento antagonista forte e credibile a livello nazionale o locale, che possa essere rappresentato nelle aule parlamentari. Il conflitto, prima di essere portato all’interno delle istituzioni borghesi, dovrebbe prima essere prodotto nella società. L’assenza di qualsiasi conflitto fuori dal palazzo produrrebbe solo finti rappresentanti intenti a gestire la fase di crisi, piuttosto che puntare a una deflagrazione della stessa. Dunque è evidente che chi si candida lo fa non per rappresentare il conflitto, che non c’è, ma per gestire le briciole che il potere lascia cadere sotto il tavolo della rappresentanza politica.

L’assenza di conflitto politico è la diretta conseguenza dell’assenza di una qualsiasi forma di organizzazione politica capace di dare alle varie vertenze sociali un collegamento. I nostri territori sono attraversati da una miriade di vertenze sociali e/o sindacali, ma nessuna di queste trova il suo collegamento politico in una piattaforma capace di contenere in se l’ipotesi di organizzazione rivoluzionaria. Le migliaia di vertenze sociali che attraversano il paese sono tutte accomunate dall’essere difensive, conservative di un determinato status quo sociale e in definitiva perdenti, nel breve o nel medio periodo. Nessuna iniziativa è capace di migliorare la condizione sociale di chi la promuove, ma è generata unicamente da un attacco padronale, al quale si risponde con forme più o meno efficaci di resistenza.

Dunque, prima di chiedere il voto, chi si candida a rappresentante dei movimenti antagonisti dovrebbe attivarsi per costruire questa forma embrionale di organizzazione politica, poi semmai ricercare la rappresentanza nei parlamenti, nazionali o locali che siano. L’inversione di questo processo ha prodotto la degenerazione politica di questi anni, per cui nessuna organizzazione politica ha un suo punto di riferimento sociale, tutte sono slegate da un qualsivoglia rapporto di classe, e tutte puntano sul successo mediatico di questa o quella trovata elettorale (producendo partiti personali o d’opinione). Non pretendiamo un’organizzazione rivoluzionaria qui e ora; prima di pretendere il voto, però, dovremmo lavorare quantomeno per la nascita di una organizzazione di classe, che sia emanazione di un lavoro nei territori e nelle contraddizioni sociali, oggi assente. Le scelte politiche sarebbero già un passaggio successivo.

A corollario di questo ragionamento, c’è il dato storico della costante perdita di peso e di funzioni che le assemblee politiche istituzionali stanno registrando in questi anni. A causa delle scelte politiche di chi negli ultimi vent’anni sedeva nei parlamenti, questi hanno ceduto nel corso del tempo sempre più potere. Questo peraltro avveniva in un processo più ampio di dimagrimento del potere statale. Lo Stato, per una sua precisa visione d’insieme degli attuali rapporti fra le classi, in questi anni tende a spostare verso entità sovranazionali quote rilevanti dei suoi poteri, che aveva accorpato per una parte importante del novecento. Lungi dall’essere un processo irreversibile, ci chiediamo però che senso abbia, a fronte di questo continuo dimagrimento, la richiesta di un voto addirittura per un’assemblea cittadina priva di qualsiasi potere che non sia quello di decidere la dislocazione delle fermate dell’autobus o delle fontanelle.

Attualmente una candidatura alle elezioni non definisce altro che uno scollamento tra i “cittadini” e chi aspira a rappresentarne le istanze, se inserita nel quadro di sfiducia totale delle persone nei confronti degli organi istituzionali, a livello nazionale come a livello locale, dovuta in parte alle continue dimostrazioni di una “classe politica” corrotta ed opportunista. L’astensionismo crescente ad ogni elezione, che alle ultime politiche ha toccato il dato storico del 25%, unito al “voto di protesta” ai grillini, è testimone del distacco di larga parte della popolazione dalla politica istituzionale.

Decidiamo dunque di non votare. Nonostante la candidatura di molti compagni e nonostante la sincerità di alcune ipotesi politiche, la situazione generale e la sostanziale pacificazione politica impediscono di avallare assemblee e istituzioni prive di significato sostanziale. Le scelte di questi anni di alcune parti di movimento, che hanno puntato sulla gestione consociativa mirante alla sopravvivenza, continuano a non pagare, a non cambiare neanche in minima parte la realtà dei fatti. La vera svolta sarebbe prendere atto del fallimento di tale tattica e provare a fermarsi un giro ripartendo da noi stessi.

Per questo alle prossime elezioni comunali del 26e 27 maggio abbiamo scelto di presentare l’unico candidato che ci sembra adatto a rappresentarci in questa fase: NESSUNO!

Comitato elettorale Nessuno Sindaco

 

 

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55 comments to 26 e 27 maggio, elezioni comunali. Inizia…

  • Lollo

    Concordo in pieno

  • Valerio

    Io voterò Sandro Medici ma… sarà un “voto buttato”.

  • Red

    Medici sindaco di Roma

  • Brigante

    @Red
    Medici AL sindaco di Roma. E’ un augurio non uno slogan.

  • quechua

    “Decidiamo dunque di non votare. Nonostante la candidatura di molti compagni e nonostante la sincerità di alcune ipotesi politiche, la situazione generale e la sostanziale pacificazione politica impediscono di avallare assemblee e istituzioni prive di significato sostanziale. Le scelte di questi anni di alcune parti di movimento, che hanno puntato sulla gestione consociativa mirante alla sopravvivenza, continuano a non pagare, a non cambiare neanche in minima parte la realtà dei fatti. La vera svolta sarebbe prendere atto del fallimento di tale tattica e provare a fermarsi un giro ripartendo da noi stessi.”

    a forza di fermarsi ad ogni giro, oltre che perdere resistenza e forza si fa fatica anahce a sopravvivere oramai.
    non capisco come si possa incolpare chi ha cercato di contrastare 10 anni di veltroni e alemanno.
    se per voi le fermate dell’autobus e le fontanelle non sono importanti, allora perchè avete appoggiato una “campagna per la riduzione di un biglietto dell’atac?”.
    niente di provocatorio, ma ci vuole coerenza in quello che proponete e in quello che fate.
    usare tutte le carte a disposizione, usare ogni mezzo possibile, usare ogni briciola a proprio vantaggio, questo è non sentirsi falliti e perdenti.

  • Ile

    Ok. Ora fai un bel respiro, rileggi tutto da capo e avrai tutte le risposte.

  • operaio di san basilio

    quechua ogni tanto non capisco se ci sei o ci fai. Senza offesa.

  • Andrij83

    Compagni, non essendo di Roma non voterò nel mio comune di appartenenza. Personaggi sconsigliati e sconsigliabili.
    A Roma invece avrei probabilmente scelto anche io Medici. Posto che il non voto mi sembra la pratica politica più attuabile, concreta e coerente in questo istante.

    Ah, avete sbagliato il titolo! 26 e 27 maggio. Come scritto sui muri!

  • quechua

    “Il discorso è che noi siamo astensionisti qui e ora. Non votiamo perché non è presente, al momento, alcun movimento antagonista forte e credibile a livello nazionale o locale, che possa essere rappresentato nelle aule parlamentari. Il conflitto, prima di essere portato all’interno delle istituzioni borghesi, dovrebbe prima essere prodotto nella società”

    ile il respiro l’ho fatto e ho riletto l’articolo come lo avevo letto 10 volte prima prima di scrivere.
    tu ti astieni perchè secondo te non esiste un confltto CREDIBILE esterno e per coerenza non può esistere allora un conflitto unitario interno che non abbia rappresentati dentro e fuori.
    questo comunicato sà molto di lavarsi le mani ed è anche ambiguo, perchè mentre nella prima parte prendete le distanze ma allo stesso tempo giustificate e rispettate chi porta avanti questa strategia, poi se un medici dovesse vincere, voi rientrerete dalla finestra nel nome di un partito unitario, perchè altrimenti cosa farete? l’antagonismo all’antagonismo?
    troppo facile così, serve in questa ultima tornata elettorale l’appoggio di TUTTI, nessuno escluso, proprio perchè un partito non si costruisce con le parole, i blog, le radio, i comizi, ma con i FATTI, e i fatti dicono che già delle formazioni si sono unite per il bene e la costruzione di qualcosa, un unione di intenti eor contrastare ancora una volta un sindaco anti-popolo, fascista e repressivo.

  • gb

    Per chi puo’votare Sandro Medici e la parte che lo supporta è il candidato migliore che si possa esprimere votando.
    Poi l’astensionismo è pure essa una scelta ma penso ci siano momenti
    (e quando mai se non in questa crisi innescata dall’accumulazione-sovraproduzione di capitali/merci,della piu’bieca speculazione ovvero la finanza di carta e i loro prodotti tossici che si stanno divorando l’economia reale,mezzi di produzione/maestranze …in piazze come quelle della borsa dove le società socializzano le perdite)
    in cui bisogna intervenire e fare qualcosa di concreto per ridare stipendi a chi lavora e nn viene pagato ecc ecc per questo il voto a Medici è un voto di sinistra

  • Alessandro

    A quechua, prima rompevi er cazzo co Ingroia, mo che si è trasformato in Azione Civile rompi er cazzo co Medici, poi quale sarà il prossimo carretto sul quale salire? Barca?

  • operaio di san basilio

    “poi se medici dovesse vincere”… già il fatto che reputi anche solo lontanamente possibile un’ipotesi del genere da l’idea del tuo scollamento dalla realtà. Medici prenderà pochi spicci e non perchè è stronzo o opportunista ma perchè lui e chi lo appoggia ha un radicamento sociale prossimo allo zero, così come pochi spicci ha preso Ingroia nemmeno tre mesi fa.

  • quechua

    quindi se lui e chi lo appoggia è prossimo allo zero, il resto a quanto sta? ancora più sottodecimale.
    poi però non mi fate gli articoli sugli zero virgola dell’altra parte, sempre rimanendo nella credibilità.

  • valerio

    Pur trovandomi dall’altra parte della barricata (e cioé da astensionista incallito) voglio comunque provare a spezzare una lancia in favore di quechua partendo dalla sua evidente buona fede e dal fatto che il suo è un ragionamento politico, magari non condivisibile, ma comunque interessante. Quechua crede, se ho bene interpretato le sue parole, che più che l’elezione in sé, ciò che realmente conta è il processo aggregativo che si sviluppa attorno alla sua candidatura, un iniziale punto di incontro delle varie realtà di movimento che PRESCINDENDO dalle immediate possibilità di successo, riesca a saldare le stesse. Non conta insomma il merito della battaglia stessa (sia essa una campagna elettorale, un referendum o quant’altro) ciò che conta è il processo aggregativo che si sviluppa parallelamente al sostegno della battaglia. Un esempio su tutti credo possa essere la compattezza dimostrata dai comitati d’appoggio ai referendum per l’acqua pubblica e contro io nucleare. Il punto debole di tale teoria è che una battaglia, qualunque ne sia il merito, per essere realmente fonte di aggregazione deve essere VINCENTE e deve offrire una prospettiva politica reale. Premesso che il movimento di supporto alla candidatura di Medici ha una innegabile dignità politica di fondo (diversamente da quella porcata che è stata Rivoluzione Civile), mi pare evidente che le possibilità di una sua elezione siano prossime allo zero. A molti di noi questi ultimi scampoli di elettoralismo più che rabbia ispirano tenerezza.

  • quechua

    La loro disposizione rispetto alla politica si mantiene rigorosamente «civica». Con questa parola Medici e Auletta, presenti ieri alla conferenza stampa che si è tenuta presso l’Archivio del movimento operaio di Roma, non intendono la «società civile», o un rassemblement di «sinistra» pensato a tavolino con uno dei frammenti esplosi dopo la catastrofe di senso, prima ancora che politica, del centrosinistra italiano. Si ripromettono, al contrario, di partire da un’idea di «coalizione sociale» che oggi attraversa i luoghi del lavoro e del non lavoro, quelli della partecipazione democratica su singole istanze (come l’«altra economia» o i diritti civili o sociali) per sperimentare un’esperienza «costituente».

    «Per farlo – ha detto Medici – è indispensabile ottenere un risultato elettorale. Veniamo da una serie di sconfitte politiche e non siamo ancora riusciti a trovare un equilibrio tra realtà sociali e politiche. Qualora questa rete funzionasse, questo protrebbe essere un viatico per costruire un modello che funziona». Impresa non semplice, dal momento che in Italia, a causa del fallimento del Partito Democratico e della sua alleanza con Sel, il corpo intermedio della sinistra che si presenta alla nuova scadenza elettorale è sospeso tra le «convenienze elettoralistiche» e una campagna per il voto utile che divide tanto gli elettori di Sel quanto quelli del Pd.

  • Ile

    Cosa ha di riaggregativo il gruppo di sostegno alla candidatura di Medici? Un’alchimia fatta a tavolino, che finirà il 27 maggio. Bah…

  • operaio di san basilio

    poi però se nevica ad agosto tutti a sciare a Monte Mario eh?

  • Enver Hoxha

    Io sono per Medici

  • Brigante

    Premetto di essere stato un convinto astensionista alle ultime elezioni politiche, e ogni giorno che passa sono più contento di questa scelta. Devo tuttavia ammettere che la questione delle elezioni romane si presenta molto più complessa. Posto che sono perfettamente d’accordo con l’articolo dei compagni, quando dice:
    “Il conflitto, prima di essere portato all’interno delle istituzioni borghesi, dovrebbe prima essere prodotto nella società”
    e posto che effettivamente, ad oggi, non c’è nessun conflitto sociale che possa pretendere di portare le proprie istanze nelle sedi istituzionali, ho provato a chiedermi “cui prodest?”. Ci si potrebbe scrivere un libro, ma essenzialmente riduco la discussione a due punti molto generici:
    - Obiettivamente, avere un sindaco non dico amico, ma quanto meno “non belligerante”, permetterebbe un’agibilità politica molto maggiore (questo ovviamente è un discorso teorico che prescinde dal fatto che Medici non ha nessuna possibilità di vincere). E’ ovvio che avere Medici al Campidoglio sarebbe meglio che vedere altre braccia tese e quanto meno si eviterebbe di ritrovare i casaclowniani in municipo. Molti dei punti programmatici di Medici sono estremamente positivi e, qualora li riuscisse ipoteticamente a realizzare, sarebbero un bene per la città e i cittadini.
    - Esiste l’altra faccia della medaglia. Siamo sicuri che l’ennesimo cartello elettorale privo di qualsiasi possibilità non dico di vincere, ma anche solo di incidere in qualche misura sul risultato, non sia un ulteriore affossamento delle stesse istanze che porta avanti? Continuare a dare fiducia attraverso il voto a queste esperienze che oserei definire “surreali”, non sarà deleterio, perpetuando l’illusione di poter “riformare” qualcosa? Pensare di poter avere un’agibilità all’interno degli stretti corridoi disegnati dalla burocrazia borghese, non sarà l’ennesimo dispendio di energie da cui ritorna meno di niente? In altre parole, dopo aver sbattuto contro un muro per 25 anni non sarebbe il caso di cambiare strada?
    In definitiva, per una volta, sono contento di non avere la residenza a Roma in modo da non essere costretto a scegliere!

  • Gert

    Ma scusate compagni, ma davvero pensate che il consiglio comunale decida su fontanelle e fermate dell’autobus? E i piani regolatori..le valanghe di cemento con cui ci sommergono chi le decide la UE..e la privatizzazione dell’ACEA? E poi perché ridurre il problema della mobilità pubblica ad una questione di fermate dell’autobus? Qui mi sembra che si voglia sfuggire il problema, se giustamente si invoca la soluzione del problema dell’organizzazione delle lotte e se queste come ci siamo detti già esistono mi sembra una dichiarazione di impotenza il fatto che ancora non ci sia nn dico l’organizzazione rivoluzionaria ma neanche un suo embrione! Sono d’accordo con voi che la soluzione elettorale con la presentazione dell’ennesima lista non è LA SOLUZIONE ma sarebbe il caso di cominciare a sporcarsi le mani e nn solo con le pur belle iniziative di cui siete ( e sarete spero) tprotagonisti! Quindi, e scusate la provocazione, se è legittimo dire che NESSUNO sembra adatto a rappresentare gli interessi di classe, non è legittimo che NESSUNO sembra essere in grado di farlo!

  • quechua

    brigante ti sei risposto da solo nell’ultima riga.
    tu fai parte di una’altra residenza e probabilmente la tua vita sociale e quotidiana è migliore, o comunque non ti porta ad essere così esigente nel cambiare QUI e ORA.
    la politica sta cambiando e sta diventando sempre più territoriale, e molto meno nazionale, vuoi o non vuoi il federalismo è già esistente e praticante. Oltre al sindaco contano tanto i municipi, e per fortuna già esistono municipi e municipi, come comuni e comuni, ed anche l’esempio dei murales, delle manifestazioni, delle occupazioni, dei cortei ne è un esempio del “dove si può, dove si deve forzare, dove non si può”
    Già ripartendo da una vecchia sezione, da un centro sociale per poi arrivare al quartiere ed al municipio, è l’inizio per poi magari non domani, ma dopodomani vedere realizzati i tanti “utopici” punti del Medici di turno, perchè utopici? perchè fin quando ci sarà un astensionismo così alto, vorrà dire che esiste uno scollamento netto e preoccupante tra tutti i cittadini, non solo istituzionali, politici e militanti, ma anche tra familiari, vicini di casa, compagni di classe e di merende. A mio modo di vedere, l’astensionismo non è positivo, perchè nel calderone c’è di tutto, non è un astensionismo di protesta, ma di menefreghismo e lontananza, ed è molto diverso e pericoloso.
    Voi rischiate di pensare e credere che in quel 40% di astensionismo ci siano le basi e i numeri per una rivolta sociale, ma non è così, al vostro fianco avrete le file dei centri commerciali, dello stadio, degli shopping, delle notti bianche, le file di chi continua a lamentarsi e distrarsi, quella “moltitudine” descritta dal negri, dimenticandosi però che in quella moltitudine c’è tutto il PRODOTTO di chi gestisce, controlla e vuole che aumenti e si auto-riproduca. Non basta l’astensionismo come tentativo di allarme sociale, ma serve la lotta quotidiana che contagi e che produca quelle vittorie che vengono richieste, come una palestra popolare, un cinema popolare, un locale popolare, un parco ripulito, un aiuto reale a chi ne necessità. Facendo questovsi torna al discorso dell’autogestione e indipendenza sia dentro che fuori le istituzioni. Una comunità può e deve diventare una repubblica e una nazione. E’ solo questione di tempo e di appoggio, come appunto anche una tornata elettorale.
    La tanto osannata Cuba ci insegna proprio questo, come i tanti esperimenti attuali tedeschi, islandesi, greci e spagnoli. Lo scontro fisico e teorico infinito non avanza la rivoluzione, ma anzi la frena, la indebolisce, la “inquina”, lo scontro ha senso dove esiste già uno scontro sociale, cosa che in italia per nostra fortuna non esiste eprhè esistono ancora margini di democrazia, di tolleranza, di giustizia.
    Se invece vogliamo credere di vivere in unìitaia alla pinochet o mussoliniana allora diventamo davvero poco credibili e se qualcuno incomincia a pensare ad “alibi”, non ha poi tutti i torti.

  • quechua

    esatto gert, “sporcarsi le mani” e non “tirare il sasso e nascondere la mano”.

  • Ile

    Io SPERO di avere accanto ” le file dei centri commerciali, dello stadio, degli shopping, delle notti bianche, le file di chi continua a lamentarsi e distrarsi”: perchè sono questi a cui mi devo rivolgere (fermo restando che al centro commerciale, allo stadio, a fare shopping ci andiamo pure noi). Questo tuo pensiero è di un classista che, sinceramente, mi fa vomitare.

  • Ile

    Sinceramente, comunque, non capisco cosa ci sia di incomprensibile nel documento.

    1. La lotta elettorale è tra Marino e Alemanno. Tra questi due non esiste un sindaco “amico”, uno che prenda decisioni più progressiste rispetto piani regolatori, acea, ecc. Tanto è vero che i due partiti di appartenenza governano insieme. Quindi, per ogni persona capace di intendere e di volere, è evidente che non cambia nulla che vinca uno o vinca l’altro. Come, del resto, hanno dimostrato gli anni delle amministrazioni Rutelli e Veltroni. Vi dice qualcosa, ad esempio, Casa Pound?

    2. Non capisco in cosa i municipi abbiano influenza sulle manifestazioni e sui cortei (la questura dipende dal ministero, non dal comune e tanto meno dai municipi), sui murales (proprio il X municipio dimostra che se un murales è autorizzato dal municipio, il decoro urbano se ne fotte e lo cancella), sulle occupazioni (se vuoi ti posso elencare qualche decina di sgomberi nei municipi amici, a partire dal X, quello di Medici: e non perchè Medici sia una merda, anzi, ma perchè il presidente di municipio non conta un cazzo). E lo stesso discorso vale anche a livello di sindaco. Tra l’altro, io non voglio un governo (cittadino, municipale o nazionale) amico che mi CONSENTA di fare le cose, le cose si conquistano con la lotta.

    3. Medici non vincerà non perchè è una merda: Medici è un compagno e una persona rispettabilissima (come anche la quasi totalità di quelli che lo sostengono). Medici non vincerà perchè i compagni non contano niente nella società, perchè sarà votato dallo stretto giro dei militanti (di movimento e di rifondazione), perchè non è espressione di un movimento forte (cosa che ad esempio fu, anni fa, Nunzio) ma una candidatura d’opinione. Non si hanno buoni risultati elettorali solo perchè ci si candida.

    4. Credo che la maggior parte del movimento romano, da destra (pochi) o da sinistra (la maggior parte) NON sostenga Medici. Medici, che pure è un compagno che rispetto, NON è il candidato del Movimento, ma di una sua parte (minoritaria).

  • Brigante

    Partendo dalla tua premessa, pur non avendo la residenza a Roma, ci vivo, studio e lavoro da 7 anni quindi la mia vita sociale e quotidiana è identica a quella di tutti i “romani de Roma”.
    In secondo luogo non ho mai letto su questo blog che l’astensionismo possa essere la base di una rivolta sociale o che basti da solo a cambiare le cose. L’astensionismo, per come la vedo io, è la scelta tattica di chi dice: “basta con queste stronzate elettorali tanto senza una base sociale si perde comunque, si sprecano energie e soprattutto si perdono di vista gli orizzonti reali della lotta”. Non è un problema di punti programmatici! Medici ora, o Ingroia prima, avrebbero potuto presentare anche il programma più rivoluzionario del mondo ma non avrebbero cambiato di una virgola il mio modo di vedere le cose, proprio perché il punto non è il programma, ma ciò che rappresenta il momento elettorale. Per me è un punto di arrivo non di partenza! Un punto a cui si può arrivare solo dopo aver costruito nella società, e non da cui partire per costruire.
    Per il resto mi accodo al commento di Ile. Certo snobbismo radical-chic è esattamente una delle cause della distruzione di ogni opzione elettorale avendo scollato del tutto la gente comune dalle istanze che un partito o un movimento comunista dovrebbero portare avanti. Se pensi che la politica si debba fare in mezzo ai mercatini equo e solidale o che la “propaganda” debba far presa su chi come noi frequenta i centri sociali penso tu abbia proprio perso di vista la realtà.

  • Frank

    Sono d’accordo con Ile e Brigante. L’appello, che sottoscrivo, è quello, per un momento, per un giro, per una elezione, di lasciar perdere la mera corsa elettorale alle istituzioni fine a sé stessa. Ma di ripartire da noi stessi. Non perché sia sbagliato di per sé candidarsi ma perché impostata in questo modo, senza idee-forza, organizzazione, strategia e radicamento sociale è semplicemente inutile candidarsi e alla fine controproducente. Non sposterai niente di una virgola, basta fare un giro nei municipi rossi per vedere che non hai costruito l’altro mondo possibile. Su questa cosa andrebbe fatto un passaggio di autocritica. Non ci sarà neanche da stupirsi se la lista Medici non raccoglierà i risultati sperati. E’ scambiare la strategia per la tattica, il mezzo per il fine. Passatemi il paragone ma prima di capitalizzare bisogna investire altrimenti non produci nulla. Tra le righe l’appello indica anche quale potrebbe essere la strada alternativa: quella di tornare a stare in maniera pesante nei conflitti sociali, specialmente nei luoghi di produzione, dove si consuma la contraddizione più grande, quella tra capitale e lavoro. Dove la sinistra è nata e ha senso di esistere. Insomma che il movimento torni a fare il movimento, si doti degli strumenti adeguati, accumuli le forze su una base solida e poi casomai pensi al salto istituzionale. Invece siamo sempre qui a rincorrere la contingenza votando anno dopo anno i vari Nunzio, Tarzan, Medici accumulando sconfitta dopo sconfitta e diventando sempre più deboli. Che forse il problema stia a monte? Andrebbe almeno la pena domandarselo. Senza un’organizzazione adeguata e una strategia chiara questo nodo è impossibile da sciogliere. Non serve a niente il programma elettorale più bello del mondo se non ti costruisci quotidianamente, a monte, il rapporto di forza per attuarlo, semplicemente non sei credibile agli occhi delle masse.

  • Red Dog

    Se potessi (comunque solo in questa votazione Romana) Voteri
    Dico se potessi perche ,vivendo lontano, ho chiesto il permesso per andare a votare e per ripicca non mi e’ stato rinnovato il contratto lavorativo da fine mese,e cosi ho perso in pochi mesi il secondo lavoro…..
    (mi piacerebbe potervi spiegare il perche’ ma non posso in un forum pubblico,)
    comunque la mia sarebbe una scelta puramente tattica, e solo ripeto
    in questa particolare situazione nei palazzi di potere Romani.
    Avendo vissuto a Roma la mi prima gioventu’propio negli anni in qui Alemanno era uno squadrista fascista, e di ricordi ce ne sono tanti e non belli quando hanno a che fare con quella gentaccia,
    vi posso dire che vederlo li sulla poltrona di Sindaco della mia amata Roma mi fa’ incazzare troppo,mi rattristice esserne lontano e non poterci far nulla e portarvi suppoto..
    Alemanno ha creato un sacco di problemi che tutti voi ben conoscete,partendo dalla vendita dei beni pubblici,
    il riciclaggio dei suoi vecchi camerati e l’appoggio hai nuovi, sta peggiorando la ben complicata situazione territoriale e abbitativa,
    L’ultima scandalosa e silenziosa vendita delle case dell’Enasarco ne e’ una delle tante…
    in questo caso “personalmente” penso che la RI- elezione di Alemanno sarebbe un vero “disastro totale”Ambientale ,Morale ,
    penso che questo bastardo di Sindaco va’ cacciato via dalla sua poltrona nell’unico modo a disposizione al momento della gente di Roma ,di tuti gli antifascisti,dando l’appoggio a qualcuno alternativo tramite il voto…anche se e’ solo al livello personale e non come collettivo.
    forse sara’ dovuto a brutte memorie ma quella razza infame fascista a qui appartiene e tutti quegli speculatori amici infami pronti a far affari e’ veramente preoccupante.
    Saluti a pugno chiuso!

  • toscano

    d’accordo con ile, brigante, frank ecc…aggiungo una riflessione: attualmente a roma le due principali lotte sociali reali, inseribili pienamente nella categoria della lotta di classe, sono quella per la casa e quella (nascente) degli operai della logistica…e sono composte al 90% da gente che…non può votare!!! ulteriore argomento a favore del lasciar perdere la rincorsa a un elettorato “borghese illuminato” e sporcarsi le mani assieme a chi le contraddizioni le vive realmente

  • toscano

    @red dog, allora secondo il tuo discorso bisognerebbe votare marino, non medici

  • Ile

    Io anche penso che secondo il discorso di RedDog (che non condivido, ma prendo per buono), sarebbe più coerente candidarsi con Marino. E tra l’altro il fatto che l’unica scelta coerente sia questa mi fa pensare che tale opzione sia impraticabile, in quanto politicamente inaccettabile.

  • Red Dog

    @ Toscano
    …Se si trattasse solo della gente di questo Forum, non saprei se decidere tra Brigante o Lupa… purtoppo le alternative non sono cosi’, comunque essendo stato sempre un promotore del “non votere Lotta”e’ una domanda quasi imbarazzante…scusami,poi non vorrei influenzare nessuno,ma se si trattasse di andare al ballottaggio al secondo turno probabilmente si…purtoppo questo e’ dovuto ad una forte allergia antifascista…comunque poi se non era Alemanno il discorso cambierebbe.

  • Brigante

    @red dog
    Comprendo perfettamente l’insofferenza nel vedere un soggetto come Alemanno e tanti altri compari suoi. Questo è un sacrosanto discorso di pancia che condivido. Poi però, riflettendoci con un po’ di lucidità, uno si rende conto che Alemanno è poco più di un prestanome. Le politiche di una città come Roma si decidono in base a dinamiche di potere molto più complesse e, da un punto di vista di classe, avere Alemanno o Marino (come prima Rutelli o Veltroni) in Campidoglio non è che faccia sta grande differenza. L’unica differenza forse sta nel rodimento di dover vedere sempre la faccia di un fascista ad ogni occasione, ma come dicevo prima è più un discorso “emotivo” che non razionale.

  • Lorenzo

    Terribile è certe volte, purtroppo sempre più spesso, dover leggere il dibattito elettorale fra compagni: vi si legge dappertutto disperazione. Lo dico quindi non con supponenza, bensì comprendendo perfettamente l’insofferenza espressa da Red Dog verso un pericolo evidente ed imminente.
    Quelli che ci credono, quelli che si adattano (il menopeggismo è evidentemente divenuta ormai pratica abituale…ma, a voler essere davvero pratici, conduce allora alla contraddizione mostrata da Toscano: il voto “politicamente inaccettabile” al senatore PD), quelli che come il sottoscritto non san più far altro che provocare, quelli che si ostinano a ricercare una strada di coerenza. Fra tutti questi preferisco gli ultimi e la loro visione concreta dell’irrappresentabilità di un conflitto che non esiste, visione che faccio mia e che tento di propagare.
    Errato è però far dell’ironia (spero che, almeno in parte, lo fosse) su di un’“assemblea cittadina priva di qualsiasi potere” e ridurre ad esempio il problema della mobilità pubblica ad una questione di fermate dell’autobus – come fa notare Gert, e prima di lui Quechua.
    In altre città (Bologna, Genova) si decidono in tali sedi i destini del trasporto: pubblico o privato? Ne deriva pure il prezzo del biglietto che pagheranno immigrati, studenti, anziani. Non è lotta di classe questa? Il fatto è che le stesse amministrazioni per così dire ‘arancioni’ non la sanno o non la possono fare, nè la vogliono fare i sindacati. Così i cittadini-elettori si dovrebbero arrendere all’opposizione rifondarola o grillina (SeL neppure più la considero), ed i lavoratori si ritrovano ad essere abbandonati ad alternative di scioperi selvaggi o ad ipotesi antisindacali distruttive in salsa grillina.
    In tutto questo “le file di chi continua a lamentarsi e distrarsi” s’accodano alla narrazione della classe dominante, puntano il dito contro ai lavoratori come se fossero loro ad affossare azienda e Stato, e soprattutto – piuttosto che astenersi – al contrario, continuano a votare: votano per poi prendersela con l’autista dell’autobus; e si lamentano del servizio ferroviario per poi rivotare chi fornirà loro il Tav. E’ qui che bisognerebbe intervenire, ma l’intervento è difficilissimo per chi è senza voce e senza potere, per lo meno finchè a lorsignori non si tocca il sedere: allora lì qualcuno si sveglia, scoprendo l’inganno locale o addirittura il complotto globale, disfacendo le credulonerie d’una vita e nel migliore dei casi rimettendosi in discussione in quanto cittadino-consumatore-schiavo, piuttosto d’evocar nemici o peggio capri espiatori. Ma è merce rara, i più lo sanno e se ne stanno di valere meno delle merci che essi stessi contribuiscono a produrre, ed invece di affrontare la questione trovano conforto in varie giustificazioni. Si distinguono giusto solo gli sfruttati, “chi le contraddizioni le vive realmente”, ma solamente a patto ch’esse siano crudelmente pesanti, tanto da risultare insopportabili. Parliamo allora di categorie particolari e particolarmente irrappresentabili, mentre permangono nel loro torpore i “milioni di lavoratori” che “vivono in una sorta di realtà virtuale (…) proletari dal collo in giù, ma borghesi nella testa” – per citar Militant.
    In questo panorama sconfortante, non è certo per classismo nè per sciocca vanteria che decido di non andare nè a votare, nè al centro commerciale, nè allo stadio, nè a fare shopping; non è necessario atteggiarsi a novelli San Francesco, basta guardarsi attorno, rifiutare la normalità (che se è qualità di vita è anche attitudine psichica, atteggiamento mentale, disposizione d’animo e di cervello), ristabilire le priorità. Ciò di cui ho bisogno lo stabilisco io.
    E’ stato perfino scomodato lo snobismo radical-chic (Brigante, del quale peraltro condivido il ragionamento elettorale), ma è la gente comune ad allontanarsi del tutto volontariamente dalle istanze che i movimenti portano avanti, a guardare alla realtà come a un teatrino o ad un tv show senza premi nel quale non è conveniente immischiarsi, specialmente se si finisse a parteggiare per la minoranza.
    La realtà che non intendo perdere di vista è quindi quest’abbandono al si salvi chi può che non ci aiuta nè nella fase del conflitto nè in quella del voto. E’ che la gente comune preferisce raccontarsela, accodarsi a chi preferisce raccontarsela ed alternativamente, in caso di incapacità in questo senso, farsela raccontare: ma non certo da chi come noi pone questioni drammatiche, visioni critiche, misure drastiche. La realtà che non intendo perdere di vista è che fino a qualche tempo fa si scendeva in strada per combattere volontariamente contro la guerra ed involontariamente contro file di amanti dello shopping e della distrazione forzata, dalle quali provenivano perloppiù insulti (memorabile una lolita che ci diede a squarciagola dei “comunisti di merda” dal momento che probabilmente col nostro fottuto Iraq le rovinavamo il sabato), mentre oggi in strada non si scende nemmeno più perchè la guerra ha convinto anche i pacifisti e i movimenti d’opinione, i quali han fatto propria l’opinione padronale; e le strade sono quelle file di distratti ad essersele conquistate, assieme ai cinici e agli indifferenti, cui un corteo – specie se spontaneo – toglie autoritariamente il diritto al libero parcheggio ed al libero consumo.
    Quindi, per concludere, o riesci a spezzare quelle file costruendo ponti di collegamento fra lotte e movimenti differenti, fra studenti e lavoratori, o non avrai mai potenzialità conflittuali: facile a dirsi, ma difficile a farsi se quelle file pensano di vivere una realtà altra e non intendono seguirti o prediligono l’opzione più facile del potere, del predicatore o del fascio, mentre il ruolo che ti concedono è al massimo quello di provocatore: per quello lo ho fatto mio. Forse, sentendosi il conflitto alle calcagna potrebbero iniziare a riconoscerne quantomeno l’esistenza ed un domani, chissà, la legittimità.
    Più facilmente, però, dopo aver ben votato, allarmati dal conflitto chiameranno la polizia.

  • Manfredi

    Non penso che sia così importante, in questa sede, mettersi a discutere su chi prenderà quanti voti: mica siamo sul sito di una società di analisi dei flussi elettorali, o almeno non vedo i volti di Pagnoncelli e Mannheimer nel pantheon del blog. E infatti il post non dice mai che non ha senso votare Medici perché perderà.

    Il post pone un punto politico importante: non votare alle prossime elezioni romane, perché non vi è una forza politica capace di rappresentare nelle sedi istituzionali il conflitto sociale.

    Io penso che le elezioni comunali aprano uno spiraglio politico di cui non si è discusso, nè nel post nè nei commenti: senz’altro si andrà al ballottaggio, e dunque sembra possibile appoggiare una forza, quella riunita attorno a Medici, e poi votare il vostro candidato, Nessuno, al ballottaggio. In questa maniera si darebbe un segnale politico, dando peso alla lista più vicina al conflitto sociale, senza per questo contribuire al gioco elettorale, che al secondo turno spedirà sulla poltrona di sindaco quelli che il conflitto sociale lo vogliono sopprimere, in un modo o in un altro.

    Rinunciare a sfruttare le elezioni per tentare di mandare un simile segnale politico significa, secondo me, rinunciare al quella aspirazione alla generalità di cui parlava Cassetta. Noi saremo tutto, non Nessuno, giusto? Dunque perché gettare voti nel mare del non voto anziché spostarli verso il conflitto sociale?

  • Ile

    Perchè non c’è alcun conflitto sociale, tipo?

  • quchua

    lorenzo, ottima analisi romanzata e rimata quando vuoi, avessi io la tua facilità d’espressione.
    purtroppo come sempre sono stato capito male, non era snobbismo ci mancherebbe, le file che intendevo le intendevo come le fila di pecore-schiavi che passano quel tempo solo per distrarsi, sfogo e non pensare ai problemi, un esercito di struzzi.
    ma Ile ha ragione, nel tutti ci sono anche loro, ma avoja a fare corsi di recupero, poi magari qualcuno di buono esce fuori, ma la massa è devastante soprattutto se segue mode altrui, e oggi sta con te domani non si sà.

    manfredi, c’entrato il punto, militant è passato da TUTTI a NESSUNO con una facilità e velocità che mi ha fatto riflettere, io scrivo per criticare in modo costruttivo o aggiungere quando posso, non certo per ditruggere.

    ultima cosa.

    il voto io l’ho sempre visto come un militante che ad una manifestazione, assemblea, corteo, centro sociale riesce a portare facce NUOVE, è li la capacità di contagiare e saper convincere o anche solo mettere la famosa pulce nell’orecchio.
    stesso discorso vale per un sindacato, stesso discorso per un voto, se invece a dircele, a confrontarsi, a manifestare, a stare in piazza si è sempre i soliti, gli stessi, allora bisognerebbe rivedere alcune stategie, tattiche e anche modi di porsi, una semplice autocritica.
    in questo quindi del testo salvo solo la parte che fa intendere, prendiamoci del tempo utile, fermiamoci un attimo e RIPARTIAMO.

  • Manfredi

    Sono d’accordo con te, Ile, oggi siamo Nessuno, altro che tutto. Ma non mi sembra una buona ragione per smettere di aspirare ad altro, addirittura ad “essere tutto” come si dice da queste parti.

    Sappiamo tutti che il conflitto sociale esiste, ma è disperso in mille rivoli e dunque non si traduce in lotta di classe. C’è chi lotta per la casa, chi per il salario, chi per non perdere il posto di lavoro, chi studia le dinamiche di quel conflitto. Contrariamente a toscano, però, penso che neanche la lotta per la casa o quelle della logistica siano, di per sé, elementi della lotta di classe. Sono lotte particolari, che potrebbero comporre il conflitto di classe se organizzate.

    In questo senso ho trovato molto interessante il riferimento al carattere della generalità di Cassetta, che sa bene quale è il contesto attuale, ma coltiva la speranza di modificarlo. E ci dice, se l’ho capito, che quel contesto si modifica solo intercettando quella generalità, e non rimanendo chiusi nelle proprie lotte particolari. Il voto a Medici mi sembra un bel segnale in quella direzione, tutto qui!

  • Gert

    Mi pare che il problema non sia l’inesistenza del conflitto sociale’ il conflitto esiste sia a livello concreto (vertenze sulla casa, il lavoro…) sia a livello potenziale sotterraneo, ma come ben sappiamo (o dovremmo sapere) queste istanze sono frammentate sul territorio e isolate, il problema semmai e’: chi organizza, coordina da’ un respiro unitario di classe a queste lotte? Chi da’ o cerca di dare risposte a tali bisogni..chi si sporca le mani? NESSUNO forse? E poi fatemelo dire ma mi sembra ci sia in certe posizioni un certo snobismo un po’ ipocrita che arriva al punto di sostenere l’inutilita’ del voto per Medici motivandolo con il fatto che non ha possibilità di vittoria…e certo se siamo i primi non solo a non votarono ma addirittura a fare propaganda conto il voto……bah!

  • toscano

    @gert “Chi da’ o cerca di dare risposte a tali bisogni..chi si sporca le mani? NESSUNO forse?” beh sicuramente troppo pochi, ma proprio nessuno no…

  • Gert

    @toscano
    Non è una questione di singole persone ma di mancanza di un soggetto (o piu soggetti) politico, strutturato e capace di organizzare e coordinare la lotta.

  • saint just

    ..Più che altro la domanda è questa..ma vale la pena fare una campagna per l’astensionismo? A che serve? E non si rischia di assomigliare ai relitti e residui gruppetti m-l?

  • Militant

    C’è un pò di confusione in alcuni commenti, forse è meglio recuperare il bandolo della matassa.

    Il problema non è Medici si o Medici no. Per noi, che Sandro lo conosciamo da anni, non è in dubbio il suo essere compagno, il suo stare nelle lotte e, nel suo piccolo, di aver amministrato bene un territorio grande e difficile come il X minucipio. La questione non riguarda neanche i tanti compagni che, giustamente e legittimamente, hanno deciso di appoggiare la sua candidatura, costruire un percorso che porti quella candidatura ad essere credibile (e non solo pura testimonianza), insomma ad impegnarsi in una campagna elettorale difficile e sicuramente perdente.
    Insomma, Medici e chi lo vota non sono nè nostri nemici nè nostre controparti, ma compagni con i quali facciamo politica tutti i giorni dell’anno, che vediamo tutti i giorni, molti dei quali sono anche amici personali.

    Il problema è di carattere generale: perchè, nell’attuale contesto, Medici non ha alcuna chance non solo di vittoria, ma neanche di opposizione credibile numericamente? Perchè cerchiamo di augurarci un suo successo elettorale come se questo non dipendesse dal proprio radicamento sociale, e fosse solo una lotteria che magari va bene o magari male, e nel caso sarà solamente sfortuna?

    La risposta a queste questioni sta nel rovesciamento del discorso sul voto. Medici non è credibile non perchè lui personalmente non sia credibile, o perchè non sia appoggiato dai compagni, ma perchè è l’ennesimo tentativo elettorale che ha alle sue spalle il vuoto sociale, l’assenza di conflitto, in definitiva una aggregazione di sigle politiche che non rappresentano nient’altro che loro stesse. In sostanza, la sinistra “antagonista” è inesistente numericamente ed elettoralmente perchè scomparsa da anni dal panorama sociale del paese, e in questa tornata particolare, dal contesto cittadino.

    Insomma, se aggregazione dev’esserci, perchè partire sempre e comunque dal dato elettorale, dall’ansia della ricerca del voto, e mai dall’organizzazione del conflitto, del radicamento sociale, delle lotte nei territori e nei posti di lavoro? Perchè invece di vedere nel voto uno dei possibili sviluppi di un percorso politico, è visto come inizio e fine di ogni possibile ragionamento?

  • Militant

    Peraltro, al ballottaggio quei voti andranno tutti per Marino, riproponendo in sedicesimi la tattica del “meno peggio”, con cui siamo andati avanti per decenni, sempre peggio, scadendo sempre più a destra, sempre più compatibili con tutti i meccanismi di potere.
    Davvero l’alternativa sarebbe quella di prendere l’1% di testimonianza per poi portare in dote al liberista Marino quell’1%?
    Davvero non possiamo fare a meno del dato elettorale, se questo è slegato da una qualsiasi rappresentanza delle lotte?

  • marco

    dialogo con i compagni di Militant da anni, su questo blog come nelle piazze.è evidente che la loro posizione elettorale, astensione dopo astensione, si fa facendo strategica, per quanto presentata come tattica.
    non mi scandalizzo per questo.
    penso che Militant sia ad oggi un cocktail interessante e paradossale di …bordighismo e autonomia operaia !
    non vi incazzate e passatemi la battuta,dai.
    intendo dire che voi rivestite pratiche sociali e politiche di movimento con un abito teorico dogmatico e un po’ scolastico: no alle elezioni…perchè no.
    Tra l’altro la campagna “vota nessuno” , già da anni ripetuta ad ogni elezione, si sta affermando come un “brand” innovativo e attraente: tuttavia essa, mai come stavolta , a me pare politicamente sbagliata.
    infatti, dire che il conflitto sociale non ha al momento sponde rappresentative possibili ( il che è vero, e lo dico da militante di Rifondazione consapevole della insufficienza della mia parte) diventa, non si capisce perchè, linea astensionista.
    per distinguersi da tutte le altre poszioni che scelgono, nel nostro campo ampiamente inteso, di misurarsi con il voto? per ‘ stare dentro’ la gran massa del non voto? bho
    fatto sta che se Medici riceve la vs stima, perchè non sostenerlo anche con il voto? o almeno evitare di fare una campagna contro la sua, come di fatto è quella astensionista?
    non dico che dovreste fare campagna per Sandro, ma potreste almeno evitare di toglierli i voti!
    come? Esplicitando la campagna -legittima- “vota nessuno” esclusivamente al secondo turno.
    partendo dai contenuti e dalla pratica che vi sono proprie (semplificando: se fossi in voi)questa mi sembrerebbe la scelta più opportuna.
    saluti comunisti

  • saint just

    ..Non so se sia possibile fare a meno del dato elettorale..probabilmente si, in questa fase..
    Ma a che serve la campagna astensionista? Un pò ml un pò bordighista vecchios stile?

  • quechua

    militant, visto che hai citato i numeri e io non volevo, ora però ti rispondo.
    non mi appoggio a statistiche o exitpoll, ma da un mio dato personale di intuito e di opinione.
    se Medici ottenesse un 3% , a parer mio sarebbe un dato molto imortante, e se con i voti degli astensionisti arrivasse al 5% ancor meglio.
    la stratega politica di questa ultima campagna elettorale, che non dimentichiamoci chiama in causa la città e non la nazione, avrebbe come “cavallo di troia” lo spronare quella parte “attiva” selliana e altro che a forza di essere insultata da dentro e fuori e non ritrovandosi più in niente e nessuno, (anche molti pro-marino), magari dopo un dato del genere potrebbero ritornare utili in un futuro e brevissimo tavolo. a quel punto, qel 5% teorico potrebbe trasformarsi in un 7-8% reale, e allora quella base che tanto cerchiamo, quella capacità di legare e incollare tanti pezzi e residui avrebbe di nuovo vita.
    ovviamente dò per scontato che dall’articolo di militant, sul “da che parte state”, si crede ancora che esiste qualcosa di buono in quel partito da 2,7-3% e che non sia tutto da rottamare.
    il mio non ottimismo ma semplice “REALISMO”.
    buona giornata a tutti

  • Gert

    Completamente daccordo con Marco…ottima sintesi!

  • Militant

    @ Marco
    Vedi Marco, qui si tratta di esplicitare una serie di posizioni politiche ormai completamente scomparse all’interno dei movimenti antagonisti (se così si possono definire dei movimenti che poi porteranno acqua al mulino di Marino, cioè al candidato liberista di una colazione liberista).
    La posizione politica netta, da portare avanti con forza, secondo noi è quella, d’altronde affermata decine di volte qua come altrove, che le elezioni, in assenza di una reale dinamica della rappresentanza, perdono quasi tutto il loro valore.

    Il tuo ragionamento è il solito che si fa nel PRC, nel PDCI e in gran parte del movimento post-disobbediente: “proviamo con le elezioni, se andranno male sarà perchè gli italiani (o i romani) non ci avranno capito, ma prima o poi ci voteranno. Insomma, noi siamo nel giusto, prima o poi ci capiranno”.
    L’opzione Medici ripropone questo ragionamento: non è importante il fatto che i cittadini romani conoscano o meno Medici, o che ci sia un movimento reale che porti i suoi rappresentanti anche al Comune. L’importante è candidarsi, provando a racimolare voti, partendo dallo zero sociale e puntando su qualche frase da campagna elettorale efficace tale da raccogliere un pò di voti. Un pò triste, ci sembra. Voti che poi, abbandonando qualsiasi “rivoluzionarismo” da campagna elettorale, andranno a Marino nel ballottaggio.
    Troppo facile afferamre una nostra astensione al ballottaggio, noi invece vogliamo aprire un problema politico che andiamo dicendo da anni: senza conflitto reale (che non vuol dire scontro nelle piazze, intendiamoci), la rappresentanza perde di senso. Perchè non c’è nulla da rappresentare.

    L’opzione Medici può soddisfare tranquillamente i compagni, perchè questi sono abituati ormai a parlarsi solo fra di loro. Ma il vuoto intorno a loro, lo scollamento fra “cittadinanza” e politica, viene completamente ignorato, e l’unica risposta possibile e ricandidarsi all’infinito, sperando prima o poi di prendere il 3% (che qui viene definito addirittura una percentuale soddisfacente, siamo ormai oltre la mera testimonianza, siamo alla politica del gratta e vinci).

    Se non è chiaro (e evidentemente ancora non siamo chiari, visto che addirittura ci dai dei bordighisti, cioè quanto di più lontano ci possa essere dal nostro modo di intendere la politica), noi non auspichiamo al momento un movimento rivoluzionario con i suoi candidati rivoluzionari, e in assenza di questi non voteremo mai. Noi auspichiamo, molto più semplicemente, un’organizzazione politica che riesca a stare nelle lotte e portarle avanti. Dopodichè, al diavolo tutte le diatribe sulle linee politiche, potrebbe essere anche la più moderata del panorama politico, ma avrebbe un senso votarla, o quantomeno avviare un rapporto dialettico.

    Se questo oggi manca, Medici cosa dovrebbe rappresentare al Comune di Roma? Solo se stesso e le sue idee, che sicuramente sono ottime, ma scontano il fatto di non comprendere i rapporti di forza sociali che governano quelli politici: senza movimento di classe, anche il più rivoluzionario dei rivoluzionari non potrebbe nulla contro una politica romana direttamente governata da palazzinari, banchieri e vaticano.

  • Alessandro

    Salve, questi sarebbero i rivoluzionari che dovrebbero cambiare la politica a Roma?
    http://montesacro.romatoday.it/municipio-iv-palladino-d-amore.html

  • Lukone

    http://montesacro.romatoday.it/palladino-d-amore-casapound-pacificazione.html

    prima di parlare e credere alle parole dei fascisti informarsi bene… noi tutti (valentina compresa) facciamo parte di una comunità (tufello.montesacro) che hai fascisti non da tregua basta vedere come non solo gli abbiamo impedito di occupare qualsivoglia sede in III municipio (exIV) ma gli impediamo persino di entrare a parlare nelle sale municipali occupandole di notte e barricandocisi dentro…quindi evitiamo di credere alle cazzate strumentali di un cojone come palladino…se poi volete cadè nelle strumentalizzazioni elettorale de sti poracci regà fatelo…la nostra storia parla per noi e la conoscono tutti

  • jangadero

    “l’assenza di conflitto politico è la diretta conseguenza dell’assenza di una qualsiasi forma di organizzazione politica capace di dare alle varie vertenze sociali un collegamento. I nostri territori sono attraversati da una miriade di vertenze sociali e/o sindacali, ma nessuna di queste trova il suo collegamento politico in una piattaforma capace di contenere in se l’ipotesi di organizzazione rivoluzionaria. Le migliaia di vertenze sociali che attraversano il paese sono tutte accomunate dall’essere difensive, conservative di un determinato status quo sociale e in definitiva perdenti, nel breve o nel medio periodo. Nessuna iniziativa è capace di migliorare la condizione sociale di chi la promuove, ma è generata unicamente da un attacco padronale, al quale si risponde con forme più o meno efficaci di resistenza.”
    “la concezione materialista dialettica esige che nello studio dello sviluppo di una cosa si parta dal suo contenuto interno e dal nesso in cui una cosa si trova con le altre; ossia che si consideri lo sviluppo delle cose come loro automovimento interno e necessario
    e si consideri ogni cosa nel suo movimento e le altre cose che la circondano come collegate e interagenti tra loro. La causa principale dello sviluppo di una cosa non si trova fuori di essa ma dentro di essa, nelle sue contraddizioni interne. Il movimento e lo sviluppo delle cose avvengono perché in esse esistono queste contraddizioni. La contraddizione insita in una cosa è la causa principale del suo sviluppo, mentre la relazione della cosa con altre cose (il legame e l’interazione) è solo la causa secondaria di esso.”
    scusate le tante parole e la citazione da mao sulla contraddizione però mi sembra ovvio che non si può affermare che la mancanza di conflitto deriva dalla mancanza di organizzazione politica a me pare ovvio che sono due cose che sono collegate in una relazione dialettica che la mancanza di conflitto – soprattutto vincente – genera sfiducia e disimpegno e pertanto mancanza di organizzazione e che la mancanza di organizzazione contribuisce alla mancanza di un conflitto – soprattutto vincente

  • Militant

    @ Jangadero
    Hai ragione, ci spieghiamo meglio. In Italia, e anche a Roma, non è assente un certo tipo di conflittualità sociale, in qualche momento anche molto alta, capace addirittura di portare a casa delle vittorie, con un buon livello di mobilitazione, ecc…
    Quello che manca è la conflittualità politica, cioè la sintesi politica della conflittualità sociale, l’unico passaggio possibile che consente di uscire dal particolare e divenire universale. Ecco, questo tipo di conflittualità, cioè la sintesi politica delle lotte, oggi è completamente assente. Non il conflitto in quanto tale, d’altronde sempre presente anche nella società più pacificata, ma la sua sintesi politica. E questa sintesi politica non potrà esserci finchè non ci sia un embrione di organizzazione politica capace di sintetizzare le varie vertenze.

    D’altronde, se vogliamo fare dei riferimenti storici, questo era ben presente già ai tempi di Lenin e dei suoi attacchi alle opzioni cosiddette “economiste”, cioè tutte quelle che vedevano nella conflittualità sociale l’aspirazione massima del dirigente politico (che infatti si identificava col dirigente sindacale), non capendo che il conflitto o si porta all’interno delle leve del potere o è perdente, semmai “resistente”, ma mai vincente.

  • Gert

    @Militant
    mi sembra evidente che ormai la dialettica sulla questione sia arrivata al nodo e cioè, il problema non è tanto se votare o meno Medici, se votare o nn votare, se ci sono le lotte o no o, infine, se Medici prende o non prende abbastanza voti (questione che, per quanto mi rigurda, prescinde dalla giustezza della scelta di presentarsi o meno), ma, usando le vostre parole, dare vita alla “…organizzazione politica capace di sintetizzare le varie vertenze.” Ma scusate compagni questo è quanto ci diciamo in questo luogo di dicussione da diverso tempo e credo che sarebbe coerente ma sopratutto urgente tentare di sciogliere il nodo! Altrimente mi sembra sempre più frustrante e improprio continuare ad assumere il ruolo di chi giudica se gli altrui tentativi sono o meno giusti!

  • Nello

    Ma rifondazione li paga i manifesti quest’anno?

  • jangadero

    non volevo fare riferimenti storici semmai filosofici, io ho capito che giudicate medici un compagno che però non è in grado di portare a una organizzazione politica capace di rilanciare il conflitto sociale nei modi e nelle forme che ritenete più adatte e su questo posso essere d’accordo e comunque è una posizione ovviamnete legittima, ciò non toglie che secondo me è una esperienza che può far avanzare il processo di riaggregazione, anche di piccoli passi,
    è giusto che ci sia una lotta per l’egemonia non sarò certo io a scandalizzarmi per questo, ritengo però che vada condotta correttamente e su questo non ho niente da criticarvi, e la discussione sul blog mi pare un segnale di correttezza ma mi piacerebbe ancora di più un confronto pubblico tra le vostre posizioni e quelle dei sostenitori di medici, così tanto per fare un passettino in più nel processo di riaggregazione. rispetto per il candidato nessun@

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