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Gli stanchi rituali di una certa sinistra

Sabato scorso si è svolto a Roma il No Monti Day, la manifestazione che avrebbe voluto portare in piazza la rabbia sociale contro il governo Monti e le sue politiche recessive e antipopolari. Una manifestazione a cui ha aderito praticamente tutta la sinistra di partito, sindacale e di movimento, tutto il mondo politico che si muove a sinistra del PD. Viste le odierne capacità di mobilitazione, è stata sicuramente una manifestazione partecipata e di massa. Il dato su cui riflettere è però la dimostrazione lampante dell’inutilità di mobilitazioni organizzate in questo modo. Per quanto partecipata, colorata, “unitaria” e condivisa, la manifestazione ha esplicitato tutti i limiti storici della sinistra italiana, proprio quei limiti che le rendono impossibile rappresentare politicamente il conflitto latente al governo Monti.

Anzitutto, sin dal suo lancio mesi prima, la manifestazione recava con se il convitato di pietra del 15 ottobre del 2011. A prescindere dai contenuti politici, ogni riunione di preparazione pensava prima di tutto a disinnescare ogni possibile riedizione di quella giornata. Servizi d’ordine, riunioni organizzative, conciliaboli volti esclusivamente a reprimere ogni forma di dissenso che non si esprimesse unicamente in forma verbale. Questa paura ha portato gli stessi organizzatori a tenere sotto tono praticamente fino all’ultimo la manifestazione, evitando di caricarla, di pomparla, proprio per impedire che altri potessero servirsi della giornata per esprimere forme di dissenso diverse da quelle immaginate dagli organizzatori. Evitare di pensare a forme efficaci di conflitto è già il primo segno di un fallimento che in troppi continuano ancora a far finta di non vedere.

Altro grande problema della manifestazione, e di manifestazioni di questo tipo, è più profondo e più difficile da inquadrare. C’è un confine sottile quanto imprescindibile fra la manifestazione che porta in piazza il conflitto, espressione di una mobilitazione diffusa, e lo stanco ritualismo di cortei che rappresentano solo se stessi. La manifestazione di sabato scorso appartiene a questo secondo tipo di mobilitazioni, esattamente come gli sciopericchi finto-generali convocati dalla CGIL in questi ultimi anni, più attenta a reprimere ogni forma di generalizzazione dello sciopero che a potenziare lo sciopero stesso.

La manifestazione politica nasce come momento di rappresentanza del conflitto. La lotta di classe, diffusa nelle città e nei luoghi di lavoro, sospendeva se stessa e si manifestava pubblicamente. Esprimeva il bisogno di contarsi pubblicamente, di contare chi appoggiava il conflitto, di manifestarsi come forza politica reale. Insomma, era il momento pubblico di una serie di lotte che avvenivano nei territori, tanto geografici quanto lavorativi. Era una parte del percorso di lotta, in cui si portavano politicamente al centro le ragioni di ogni singola vertenza periferica.

Quello avvenuto al No Monti Day è l’esatto opposto. In piazza non c’era alcun conflitto da rappresentare, alcuna lotta da pubblicizzare, alcun movimento “reale”. Certo, c’erano tanti lavoratori in lotta, c’erano tanti piccoli pezzetti di vertenze reali, alcuni sindacati conflittuali con presenza concreta nel mondo del lavoro in piazza, non stiamo confutando questo, ma non esisteva alcuna rappresentanza politica di queste lotte. Lo striscione d’apertura del corteo, con Ferrando, Bernocchi, Agnoletto, Ferrero e via dicendo, stava li a dimostrarlo. Un corteo politico che non aveva nessun rappresentante politico nelle lotte reali, ma che pretendeva di rappresentarle solo per il fatto di aver convocato o aderito al corteo stesso. L’assenza di qualsiasi rappresentazione del conflitto politico può produrre un corteo partecipato, ma inevitabilmente innocuo, funzionale, fisiologico. Paradossalmente, serve più a dimostrare la democraticità del potere, che a condizionare il potere stesso.

Cortei di questo tipo, insomma, o avvengono alla fine, o nel mentre, di un percorso di opposizione politica reale, o non hanno senso. Oppure, se si punta tutto sulla capacità mobilitante della manifestazione politica come “scintilla” che possa incendiare la prateria, si cerca di intercettare e politicizzare quel conflitto che si espresse il 14 dicembre 2010 o il 15 ottobre 2011, incanalandolo, dandogli degli sbocchi politici, gestendolo senza per questo reprimerlo. Ma se il primo obiettivo del corteo era quello di disinnescare ogni forma di reale conflittualità, e se l’espressione politica di quel corteo erano i soliti dirigenti di partiti inesistenti, quale possibilità poteva darsi che quel corteo funzionasse? E’ servito a dire che l’opposizione a Monti, potenzialmente, è numerosa, ma quei numeri sono inservibili se vengono usati come stanchi rituali del solito corteo d’ottobre, del solito sciopero CGIL di novembre, e nel solito vuoto politico da gennaio in poi.

Ogni anno viene fatto un corteo del genere. Ogni anno, in assenza di qualsiasi forma di generalizzazione del conflitto, di sua espressione politica, cade nel dimenticatoio il giorno dopo. Non è un caso che molti quotidiani, il giorno dopo, non hanno neanche dato la notizia, e che quei pochi che l’hanno pubblicata l’abbiano fatto nelle anonime pagine centrali, vicino alla cronaca. Perché, più che un evento politico, proprio di quello si trattava: di un fatto di cronaca, di un rituale, come il sangue di san Gennaro o il Palio di Siena. Tutti sanno che a ottobre ci sarà l’innocuo corteo della sinistra, ne prendono atto a passano avanti, sperando in qualcosa di nuovo che non arriva mai.

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53 comments to Gli stanchi rituali di una certa sinistra

  • Andrij83

    Assolutamente d’accordo! L’esatta fotografia del motivo per cui non ho partecipato…

  • LUCA

    MI SONO DETTO ANCHE IO LE STESSE COSE.SONO TORNATO A CASA E MI SONO DETTO MA A COSA è SERVITO TANTO IN TELEVISIONE NON SE NE PARLA MENTRE LO SCORSO ANNO ADIRITTURA ALLE IENE SE NE PARLAVA. SAPETE QUAL è IL PROBLEMA CHE L ORGANO REPRESSIVO NON SOLTANTO IL MANGANELLO DELLO STATO MA ANCHE LA DISINFORMAZIONE DELLA TV CONTROLLATE DALL ALTO E QUESTO FA PIU MALE DELLE MANGANELLATE PERCHè IL DOLORE PASSA MENTRE L IGNORANZA E LA CENSURA DELLE NOTIZIE RESTA E I POTERI FORTI ORA MAI LO SANNO. LA PAROLA D ORDINE è REPRESSIONE DISINFORMAZIONE. E ALLORA QUALE ARMA MIGLIORE PER LOTTARE SE NON QUELLA DELLA CULTURA DELLA INFORMAZIONE E DELLA NON VIOLENZA. NON HA SENSO ROMPERE TUTTO E REGALARE ALLA TV LO SCOP FARE SALIRE L AUDITEL E FACENDOGLI MANOVRARE LA NOTIZIA A NOSTRO DISCAPITO INIZIAMO AD USARE LA TESTA E LA CREATIVITA. a COSA SERVE SFASCIARE TUTTO E IL GIORNO DOPO RITORNARE A CASA E SENTIRE LA NOTIZIA IN TV E VEDERE CHE POI LE COSE NON CAMBUIANO. LA LOTTA FA FATTA MA CON LA TESTA PENSANTE UN CORTEO CHE DURI PER GIORNI CHE OCCUPI UNA PIAZZA E CHE DA LI NON SE NE VADA PIU. OCCUPARE PACIFICAMENTE UN LUOGO SIMBOLICO DELLANOSTRA PATRIA E RESTARE LI SULL ALTERE FINO A QUNDO LE COSE NON CAMBIERANNO

  • Ile

    @LUCA
    Mi potresti spiegare come e perchè occupare un luogo simbolico della tua “patria” dovrebbe far cambiare qualcosa? Attraverso quale alchimia?

  • Barbara

    Concordo. E’ una riflessione a cui sono giunta già diverso tempo fa: le manifestazioni non portano politicamente a nulla, vengono ignorate.
    Ero presente, molt* erano presenti forse, come me, per cercare di vedere quante persone condividevano lo stesso pensiero, per controllare che non fossimo soli, forse anche per rivedere altr* compagn*. Di certo si sapeva che non sarebbe cambiato nulla con quella manifestazione, in ogni caso è stato comunque bello. IO spero costituisca davvero un inizio per la ricostruzione di lotte più concrete.

  • Vedo che molta gente ha più meno lo stesso pensiero…
    http://ilkomboloi.wordpress.com/2012/10/30/no-monti-day-una-bella-sfilata-di-carnevale/

    Luca, la violenza psicologica implicita, come quella che il Governo mette in atto con il popolo è più grave di quella fisica, sta a noi riuscire ad informare il più possibile chi ci sta attorno, senza rimanere chiusi nei nostri schemi e senza essere troppo autocelebrativi, cosa che secondo me avviene spesso da parte di chi fa politica in un certo modo…
    Sono d’accordissimo con il tuo pensiero finale…rimanere in piazza ad oltranza…ci riusciremo mai?

  • Brigante

    Luca:
    a) Occupare simbolicamente un posto non serve a nulla se non a guadagnare un po’ di visibilità (sugli stessi media che, più o meno giustamente, accusi di censura). Non interrompe un processo produttivo, non determina perdite reali per il padrone o avanzamenti politici per lo sfruttato. Non a caso le pagliacciate di Occupy sono risultate del tutto innocue e, anzi, un’utile valvola di sfogo (come del resto tutte le frikkettonate).
    b) Qualora fosse, per strani motivi, una reale forma di lotta utile a scardinare il potere, la polizia ti caricherebbe e sgombererebbe dopo mezz’oretta (cortei di più giorni???) e con la non violenza a quel punto potresti al massimo raddoppiare la dose di manganellate che ti prendi.

  • Brigante

    Nel merito del post devo dire che sono più o meno d’accordo. In realtà volendo vedere le cose con uno sfrenato ottimismo la manifestazione ha quanto meno rotto il tabù dell’intoccabilità politica dell’esecutivo Monti. Tolto questo, vedere che ancora una volta la manifestazione viene interpretata ed eseguita come alternativa e non come complemento alla lotta nelle fabbriche, nelle università, nei call center, nelle strade, mette solo una tristezza infinita. Pretendere di rappresentare il conflitto di lavoratori che, ogni giorno, si vedono voltare le spalle da molti soggetti che avete giustamente elencato è assolutamente ridicolo.

  • Andrij83

    Poi diciamocelo, “no monti day” non aveva proprio senso. Come se il problema fosse monti in Italia e non le politiche neo-liberiste portate avanti da vent’anni a questa parte, non i diktat di FMI e Banca Mondiale…
    Ormai è insito in certa sinistra dover dare un volto al proprio antagonista, quasi che la colpa fosse di questo o quel politico e non dell’intero sistema… “no monti day”, come se tra sei mesi, nel caso ci ritrovassimo bersani o vendola, potrebbe cambiare qualcosa.

  • Ile

    Penso che tu abbia ragione, Andrij83. Infatti non capisco proprio come faccia La cuoca di Lenin (link sopra) a scrivere, di un corteo che si chiamava – ohibò – “NO MONTI DAY”, che “Altra considerazione (e ci perdonino ancora i pettorino-centrici) è quella sui contenuti: la mobilitazione è stata inequivocabilmente anticapitalista nelle analisi sviluppate e nelle parole d’ordineI lavoratori, i collettivi, le realtà organizzate cominciano a rendersi conto, chi più chi meno, che causa della crisi non è la speculazione finanziaria o fantomatici commissariamenti della Germania o peggio ancora della cattiveria di Monti & Co, ma è il capitalismo stesso a essere causa di questa barbarie”…

  • Manfredi

    La lotta di classe non si è mai fatta semplicemente con la rabbia, con la scintilla che incendia la prateria. Richiamare sempre e costantemente quello stadio del conflitto, anche quando mancano tutti i presupposti soggettivi per articolare, in Italia, quella particolare lotta, è secondo me un errore: quello sì che è uno “stanco rituale di una certa sinistra”.

    Il No Monti Day è stata un’occasione per fare due cose importanti: da un lato far emergere qualcosa di ‘coeso’ a sinistra del PD, e dall’altro inquadrare quella opposizione al Governo Monti nello schema della lotta di classe. Non è la rivoluzione, per carità. Però checcazzo…

    …quando parliamo di Lenin, anche su questo sito, siamo sempre tutti consapevoli dell’importanza di costruire qualcosa di strutturato, che sia capace di portare avanti, di gestire, un conflitto di classe, e di evitare che la rabbia sociale si perda in mille rivoli. Quando guardiamo alla nostra realtà, invece, ce ne fottiamo di tutto quel lavoro, che in Italia va fatto, e va fatto quasi da zero.
    E’ un peccato, e poi Lenin si incazzerebbe un sacco!

  • Andrij83

    Manfredi condivido quello che scrivi. Però capisco anche che ritrovarsi in piazza per una così bella scampagnata e ritrovarcisi tra un anno non aiuterà di certo a costruire quel qualcosa di strutturato di cui abbiamo bisogno.
    E poi il nome stesso della manifestazione è fuorviante. Mettere assieme chi è contro monti non significa costruire un fronte anti-capitalista.
    Insomma, non credo che la manifestazione del 27 darà risultati nel senso che te e tutti, credo, auspichiamo!

  • stefano

    …e siete tornati a tifare.
    Ora cos’è ,ritorna la fascinazione per l’”autonomia”?
    Ma in quanti scrivete queste considerazioni, in 100 a turno?
    In piazza ci stavano lavoratori e lavoratrici che se ne sono partiti da Taranto, ci stavano compagni marxisti che studiano da una vita, ci stavano comunisti che stanno discutendo di partito e organizzazione,ci stavano anche le merde in testa (i falsi delegati) ma questo viene enfatizzato da Repubblica ,mica per autocritica…
    ..tutti i limiti nostri? Chiaro? I vostri limiti? Li volete testare a fasi alterne al di fuori o al di dentro della storia. Fate bene a scrivere “suggestioni” su questo blog, a dedicargli dello spazio, lo trovo emblematico. Una critica come la vostra richiede fiducia, intimità per essere compresa. Sinceramente,cambiate così spesso atteggiamento che secondo me avreste fatto meglio a partecipare o meno , ma con più umiltà (la veste del bolscevico,no?).

  • Joseph

    Condivido in toto quanto detto da Stefano e Manfredi e quanto linkato da Diego. Questo articolo che avete pubblicato mi ha fatto cascare davvero le braccia. Soprattutto perché è profondamente reazionario, come qualsiasi critica che sia rivolta a dei soggetti in lotta e sia dotata di una pars destruens e non di una pars costruens e quindi incapace di produrre un qualsiasi avanzamento collettivo in qualsiasi direzione. Mi fermo qui. Possa Lenin avere pietà di noi.

  • toscano

    @manfredi, ma infatti il punto non è esaltare la rabbia fine a se stessa, il fuoco e il riot a prescindere da ogni altra cosa…qui si sta parlando della debolezza politica di una manifestazione; il fatto che un corteo sia pacifico o sfoci nella guerriglia urbana non è il vero punto: ad esempio il movimento no tav fa molti cortei pacifici, che sono politicamente molto sensati.
    Il problema è pienamente politico, innanzitutto nella chiamata: il corteo era promosso da realtà pienamente anticapitaliste, e allora perché far finta di non esserlo? perché ammantarsi da popolo viola con la cosa di “no monti”? si pensa di aggregare di più nascondendo il proprio vero pensiero, quasi vergognandosene? io penso che un “no padroni day” avrebbe raccolto molti più consensi, visto che chi è sfruttato ogni giorno non è certo sfruttato direttamente da monti…in più, si fa la chiamata da popolo viola e poi si sfila nella peggior tradizione vetero-comunista da cartolina, comunicando zero, barbe lunghe, cori e interventi tristi e due bandiere rosse a testa, cosicché le persone scese in piazza guardavano questi spezzoni dei vari “partiti comunisti più comunisti di quell’altri” con compassione e pena…
    tornando sul tema violenza e servizi d’ordine, ripeto che la cosa sconcertante non sia il corteo pacifico in sé, ma il fatto che questa sia stata l’UNICA preoccupazione degli organizzatori (invece che fare un corteo che sapesse comunicare): da quale pulpito un cremaschi o un agnoletto hanno il diritto di dire (prima ancora che a un compagno di altre aree) a un precario, un cassintegrato, un licenziato ecc QUANTO deve essere incazzato e COME deve esprimere la sua rabbia…oltretutto, non gli viene detto “guarda che stavolta conviene fare un corteo pacifico per questo e questo motivo”, ma “azzardati a fare come ti pare e sarai un provocatore teppista fascista prontamente consegnato alle guardie”…come il pci negli anni ’70, ma molto più ridicoli (il pci almeno era un partito di massa)! mi chiedo quale politica comunista, antagonista e di opposizione vogliano fare queste organizzazioni se dimostrano tutto questo disprezzo per i proletari e gli sfruttati…ancora non si è riusciti a capire che il nostro interlocutore non sono i borghesi illuminati o i lettori di repubblica, ma i proletari brutti, sporchi e cattivi? e il bello è che si parla di gente che si dichiara COMUNISTA COSI’, proprio alla mario brega…povero marx, si starà rivoltando nella tomba!!!

  • Ile

    Personalmente, se c’è una cosa che ho meno della fascinazione dell’autonomia (per cui non ho alcuna fascinazione) è la fascinazione per lo zero virgola. E per la testimonianza.

  • stefano

    Sto capendo che la polemica è un grande dramma contemporaneo in cui sono cascato anche io troppe volte. Non voglio dedicare tutta la mia vita nel pensare che in questo si riduca la vita di un “compagno”,non ci deve essere solo la tifoseria…
    La mia considerazione l’ho fatta .
    Nel corteo ho partecipato ad uno spezzone che neanche era previsto nell’organizzazione, che molti hanno visto anche in piazza con la loro lente distorta. Eppure sono sceso, ho parlato con italiani e stranieri di lavoro,guerra e sfruttamento. Ho parlato con delle persone reali di organizzazione e mi sono scambiato i contatti. Poco? Inutile?
    Non essere mai scesi in piazza contro questo governo non è grave? Rompere,anche commettendo errori ,una situazione di stallo .
    Mi vorreste dire che evitate da ora in poi di contribuire ad ogni momento non “rivoluzionario”?

  • Militant

    @ Manfredi
    Siamo perfettamente consapevoli che parlare di conflitto e di lotta di classe non significhi per forza parlare di scontro, questo è talmente ovvio che non abbiamo neanche voluto precisarlo. Ma visto che su internet equivocare è d’obbligo, allora specifichiamo che non abbiamo alcuna fascinazione per lo scontro fine a se stesso, slegato da ogni dinamica politica, riot senza scopo. Anche quello un rito.

    Il problema che volevamo far emergere dall’analisi è esattamente l’opposto. Noi crediamo che cortei di quel tipo abbiano ancora un significato se rappresentino un movimento reale, che poi ogni tanto scende in piazza nella sua manifestazione. Sabato scorso non è avvenuto niente di tutto questo. Nessuna unità a sinistra del PD: a sinistra del PD, di strutturato, ci sta rifondazione e comunisti italiani, che rappresentano lo zerovirgola peraltro di voti d’opinione inutilizzabili; Grillo e Dipietro sono a sinistra del PD giusto per Repubblica o il Corriere, e poi manco c’erano al corteo. Dunque, dove si sarebbe palesata questa unità a sinistra del PD? Nei sindacati di base? Quelle sono rappresentanze sindacali, e non politiche, e non rappresentano il conflitto ma semmai, dove ne hanno la forza, lo portano avanti nei luoghi dove lavorano.

    Detto questo, noi al corteo ci siamo andati. Abbiamo tastato con mano sin da subito l’equivocità di un corteo gioioso e colorato, felice di manifestare, con la murga e le canzoni, quando il momento richiederebbe ben altro, non gioia ma rabbia appunto. Due bottigliette di vernice a una banca già stavano facendo nascere un putiferio, con i pettorino muniti subito a smorzare ogni alito di vento che si alzava. Fino a che certi cortei partiranno per reprimere il conflitto piuttosto che organizzarlo, saranno sempre perdenti, almeno in questo momento storico, almeno con il vuoto alle spalle degli altri 364 giorni dell’anno.

  • Militant

    Per fare un esempio così ci capiamo: quando ogni tanto in val di susa si decide di organizzare un corteo, ha perfettamente senso manifestare pacificamente, perchè la c’è una lotta che va avanti tutto l’anno, si gestisce, attacca quando c’è da attaccare, si difende quando è il momento. Poi, ogni tanto, si conta, e si scopre maggioranza.
    La lotta contro la TAV non è vista come una serie di manifestazioni politiche che magicamente dovrebbero portare il potere a scendere a compromessi, ma una lotta sociale che alterna i vari momenti di lotta, si articola creativamente com’è più opportuno, e pratica l’obiettivo.

    Nella mente degli organizzatori del No Monti Day, invece, l’opposizione politica a Monti, inesistente nella realtà, si sarebbe dovuta palesare tutta quanta sabato in piazza. Per di più in maniera gioiosa, perchè mostrarsi troppo incazzati poi può equivocare.

  • LUPA

    Sì, una manifestazione fatta di gioia posticcia, triste e dal tempo assai contato nei fatti. “No monti” come se ci fosse ancora berlusconi.. Corteo forzatamente pacifico, con l’intenzione – anche la migliore – di far parlare dei contenuti e non degli “episodi”. Sperando ancora che esista uno spazio di mediazione col potere che serva a qualcosa.. Come se potesse essere utile al cambiamento dell’esistente riuscire a comunicare con i lettori e gli ascoltatori dei media istitizionali…
    La tristezza di un milione di sigle, un milione di gruppi, gruppetti e posizioni tutti col loro giornale, il loro volantino, il loro simbolo, che pur sapendo di non volere né esserne capaci di unità, guardano ancora alla rappresentanza parlamentare e ai suoi strumenti come unico orizzonte immaginabile. Dietro a questo l’inconsapevolezza dei soggetti che compongono la classe realmente e potenzialmente rivoluzionaria. Perché il nuovo fa paura. Perché per ora, anche tra chi ha il coraggio e l’intelligenza politica di guadare in faccia la nuova realtà, non c’è nessuno che abbia la forza necessaria per portare avanti il lavoro che servirebbe. Per ora, non per sempre.

  • Mark Lenders

    Un saluto a tutti e tutte.

    L’analisi del post non è l’unica che ho letto in giro sul web e che va in questa direzione; segno che forse la poca credibilità di quel corteo sia un fatto abbastanza condiviso.
    Vorrei soffermarmi su un punto in particolare dell’analisi del post (che mi trova d’accordo in ogni sua parte), ovvero sul fatto che – mancando una mobilitazione forte e di opposizione alle logiche neoliberiste – il primo corteo nazionale indeto da chicchessia diventa la vetrina per tutti. Facciamo un esempio, gli studenti. Mi pare chiaro che si possa affermare, per onestà politica, che non esiste alcun movimento studentesco ora a Roma, forse neanche in Italia. Non tanto le scuole superiori e i precari che ci lavorano nella scuola (professori e maestri vari) quanto le università. Eppure in questo mite autunno anche gli studenti universitari hanno fatto la loro comparsata, sfruttando la vetrina dell’appuntamento nazionale. Gli stessi studenti che l’anno scorso, sulla scorta dell’alleanza politica con la Fiom e con Landini, deridevano la minoranza legata a Cremaschi e più in generale il Comitato No Debito, ovvero quello che ha indeo il NO MONTI DAY. Cosa possiamo dedurre da esempi come questo, oltre il tatticismo delle alleanze a tempo determinato, a progetto o a giornata? Deduciamo, credo, che il vuoto dietro le sigle (sindacali, partitiche e in parte di movimento) è grande. Per questo dico che il ragionamento del post fila; per questo dico che non si può parlare di unità a sinistra del PD,o altre cose che ho letto in precedenti commenti.
    In particolare, una riflessione la vorrei fare con riferimento @ Manfredi, che affermava nel commento poco sopra

    “Il No Monti Day è stata un’occasione per fare due cose importanti: da un lato far emergere qualcosa di ‘coeso’ a sinistra del PD, e dall’altro inquadrare quella opposizione al Governo Monti nello schema della lotta di classe”.

    1. Ora, io non capisco come si possono affermare due cose del genere. La prima, l’emersione di qualcosa di “coeso” a sinistra del PD. Rimango dell’idea che FdS, SEL, IDV e M5S – insomma, tutto ciò che nell’immaginario delle mappe infografiche di Repubblica sta a sinistra del PD – ecco, tutto ciò non solo non sia sinistra ma soprattutto non hanno nulla dimostrato nessuna coesione. Non solo perché Di Pietro e Grillo sono le cose più reazionarie e pericolose che ci sono in Italia, non solo perché non c’erano, ma perché ditemi voi se la sfilata dei quadri di partito che ha aperto il corteo possa essere vista come sintomo di unità. Secondo poi, SEL col PD (che appoggia Monti) ci dialoga, alla grande, e non vedo come si possa dare a queste sigle la dignità del termine opposizione. In più, ci siamo lamentati una vita del fatto che l’unico collante della sinistra istituzionale era l’anti-berlusconismo, mo scendiamo in piazza tutti insieme a dire No a Monti anziché no ai diktat della BCE, no ai partiti della a-sinistra che ancora si candidano a governare la crisi e a commutare in legge i dettami di Bruxelles? A me pare assurdo. Se poi volessimo parlare dei sindacati, che in confronto ai partiti potevano provare a fare la figura dei rivoluzionari, beh, servizi d’ordine e pettorine per reprimere il dissenso, piattaforma di lancio del corteo irricevibile, l’incubo del 15 ottobre…ma non si può così, dai…

    2. Sul secondo punto della frase di Manfredi: non so, non mi convince chiamare gran parte di quel corteo opposizione a Monti, figuriamoci se possiamo inquadrarli “nello schema della lotta di classe”. C’è un chiaro tentativo di coltivare i personalismi e i propri orticelli, non di generalizzare scioperi e opposizione. Non capisco perché non siamo onesti con noi stessi e non lo diciamo…che dignità aveva Agnoletto di aprire quel corteo? Da dove cazzo è uscito fuori? Il corteo lo avrebbe dovuto aprire un, dieci, mille lavoratori che, giustamente, sono scesi in piazza. Con rabbia. Ma hanno dovuto sottostare al diktat delle pettorine che non se volevano far sfuggire di mano il giocattolino organizzato con cura.
    Un anno fa e più, dopo il 15 ottobre, si parlò del fatto che “doveva essere un comizio, invece…”; ebbene, non ci vedo nulla di differente da chi voleva il “comizio” a San Giovanni nell’atteggiamento di chi ha imbavagliato e fatto una campagna di dissociazione preventiva sul No Monti Day.

    Per il resto, non si può criticare chi è sceso come lavoratore, come singolo, come precario…ma il problema è l’architettura politica di certi appuntamenti. Chi la gestisce, chi la immagina. E a noi spetterebbe di cambiarla, di scardinare anche nella “sinistra d’opposizione” certi meccanismi.

  • quechua

    leggendo il titolo iniziale avevo confuso stanchi con “strascichi”, perchè poi alla fine sono quelli che sono rimasti irrisolti da 2 anni a questa parte, con arresti, scontri e tutto il resto.
    parto dall’inizio del mio discorso:
    la manifestazione in sè è positiva, è un inizio di qualcosa, di contarsi, di capire i movimenti dei pro e contro, un’adunata di chi se la sentirà in futuro.
    ovvio che la volontà del sistema è quella di reprimerla o comandarla usando tutti i suoi poteri, dal condizionare, renderla cattiva o buona, ripulendo in tempo reale scritte lungo il percorso, usando pettorine come servizio d’ordine e tante altre cose, però la nota positiva è proprioa quella di creare solchi tra diverse fazioni.
    io credo che manfredi intendesse ” a sinistra del pd”, proprio perchè per troppi anni il pd è stato visto come voto e azione politica di sinistra.
    la sinistra va ricostruita e per farlo bisogna ricominicare da zero, dai sindacati, dalle opposizioni parlamentari. poi la seconda fazione è extraparlamentare, fatta da chi non si riconosce nei partiti, nella logica della delega, del falso buonismo, nel falso pacifismo che porta a democrazie premiate da premi nobel e caccia bombardieri.
    il solco è fatto perchè oltre alle uova su una banca i fatti dicono che le pettorine aveva un vuoto al centro del corteo con tanto di distanza davanti e dietro, e quel vuoto ha abbandonato il resto e ha continuato il movimento.
    ora io analizzo chi è rimasto, perchè tra i presenti oltre che bandiere rosse e giovani rampanti ho visto anche cobas e carc. perchè li nomino?
    perchè come ho iniziato questo discorso..trascichi, e dopo 15 ottobre queste due aree sono state protagoniste in posivito e negativo portando ad una spaccatura e strascichi giudiziari, criminalizzando chiunque non sia d’accordo con la REGOLA, con la LEGGE. Una repressione verso quel mondo tanto diverso e tanto temuto.
    ho letto qui di autonomia, ma io azzardo e parlo di anarchismo, che appunto è stato martoriato e mi spingo ancora di più, diviso e reso terrorista dopo il 15 ottobre, grazie a chi ha voluto identificare nei neri, negli incappucciati, nel partigiano, nel forcone, nel sasso palestinese o nelle frecce degli indiani quegli anarchici, quei riottosi, quegli autonomi, quegli uomini liberi che dicono NO a tutta una serie di pratiche burocratiche e sociali, ad una serie di imperialismo, di malessere, di arroganza di potere. bene, i carc stavano sotto al palco e credo che molte barbe lunghe (bel termine) hanno avuto piacere nel vederli non svoltare e non abbandonare.
    questo non vuole andare contro lo spezzone indipendente, ma secondo me oltre al solco..serve anche un “ponte” e il coraggio di prendere in mano quel microfono e dichiararsi. ma tempo al tempo!
    sul resto di militant, la critica che così si può definire potrebbe partire dal fatto che una rivoluzione se vincente deve portare tutto il popolo a protestare, scendere in piazza, riappropriarsi di quello che è suo, immagino che il faro sia quello venezuelano, ed allora hanno ragione a dire che 100mila persona sono niente rispetto a 60 milioni di italiani. ecco che allora torna prepotente il ricordo del 15 ottobre, dove una chiamata senza colori, tifosi e bandiera ha protato tanta rabbia e tanta massa colorata.
    l’indignazione di fondo vorrebbe rompere le differenze e barriere del dividere, dovrebbe unire la forza della maggioranza (purtroppo sfruttata), e i numeri alla fine contano anche davanti a repressioni e tentativi di oscurazione. la manifestazione in sè, non ha come obiettivo fare gli scontri o no, ma deve avere l’obiettivo di diffondere e contagiare, far chiudere negozi e bloccare produzione capitalista e creare problemi di regime. questo deve fare un movimento in movimento e non immobile, fermo, incapace di parlare ed essere capito, perchè arcaico, ortodosso e fuori dal tempo.
    una chiamata generale alle armi non deve avere paura di infiltrazioni o rischi di presa della piazza da parte di altri, ma deve spingere per una sommosso popolare unitaria e totale in grado di contrastare la forza del regime e dell’impero.
    quindi terminando, aggiungo che il 14 novembre come scipero europeo, l’italia deve rispondere presente, perchp oltre che anticapitalista deve essere una’azione anti-europea, per arriva ad un anti-internazionalismo di potere. ecco perchp forse un agnoletto potrebbe far ricordare un passato NO-GLOBAL che nei primi passi fece tremare strutture, corporazioni, re e regine.

    p.s.
    come si può parlare di conflitto se in contemporanea c’erano 3000 operai a terni, c’erano i tarantini a lottare davanti l’ilva, disoccupato e licenziati a litigarsi il posto a pomigliano etc etc

    fin quando ogni città non porterà almeno 2mila persone ad una MANIFESTAZIONE O SOMMOSSA NAZIONALE in qualunque città, non per forza roma, allora la parola rivoluzione deve essere ancora tenuta in cantiere e protetta da isterismi, propagande, confusioni date anche dalla fretta di voler cambiare un mondo e uno status quo agli sgoccioli, malato, Morente!

  • rebeldia

    Premesso che scendere in piazza è giusto e doveroso, si deve anche dire che si è trattato di una manifestazione non riuscita, se ci fosse coerenza si dovrebbe dire che non erano 150.000 i manifestanti, che la maggior parte erano iscritti e militanti, che sembrava di essere, a differenza delle altri capitali europee ad una fiera, dove ognuno esponeva la sua merce, ossia il suo sindacato, il suo partitino , il suo movimento, il suo striscione. Bastava vedere le immagini, per esempio della Spagna dove si esponevano solo dei NO, ma forse più semplicemente bastava esporre delle bandiere rosse, con la falce e martello, per definire la manifestazione di sinistra, e non di una miriade di pensieri, che poi di fatto rappresenta il grosso limite della fase attuale della politica antagonista. Dopo il NO Berlusconi, ora il NO MONTI, così che per questo prossimo anno , nel caso sciagurato di vittoria di Renzi, ci prepareremo a fare il NO RENZI DAY ( che noia poi scimmiottare le sigle altrui, bastava dire NO e basta). Quello che emerge è l’ennesimo svolgimento di un rituale ormai stantio, senza che a priori le tante riunioni degli organizzatori abbiano prodotto un percorso politico, con un programma chiaro e ben definito, propedeutico alla nascita di un soggetto politico, che sappia davvero rappresentare i bisogni di un popolo affamato, e non le mire elettorali di qualche politico in disuso, come quelli visti alla manifestazione.Addirittura si aggirava lo spettro di Bertinotti, si proprio quello che ha demolito un partito nel giro di pochi anni , nonostante gli sforzi di tanti compagni. In effetti concordo , solo gli studenti, con quel loro percorso distante da piazza s. Giovanni hanno detto chiaramente che di questo modo di fare opposizione sociale ne sono stufi, in quante la frammentazione delle lotte e delle forze, di fatto ha spianato la strada alla demolizione del welfare e dello stato sociale.Peccato, poteva davvero essere l’inizio di qualcosa di nuovo, invece si è ben pensato di ripetere vecchie dinamiche, che ormai non attraggono che iscritti e militanti.Una città di milioni di abitanti, come Roma, da sola doveva già richiamare una folla maggiore, considerando la gran massa di precari e disoccupati della nostra regione.Su questo credo si debba riflettere, e smettere di concentrare la lotta sulle figurine di turno, che sono funzionari di un sistema finanziario e politico, al cui capo esiste una sola guida di comando : FMI. Se non si reintroducono parole chiave come antimperialismo, anticapitalismo, fuori dalla Nato, saremo sempre massa senza una linea chiara da seguire,ma forse inizio a pensare che , a tanti professionisti del disagio, visti pure in piazza, tutto questo sia davvero utile.

  • HUGO

    Secondo me con tutti limiti che una manifestazione può avere è sempre meglio organizzarla e farla che non farla.
    Ovvio che bisogna fare di più , ovvio che bisogna organizzare più conflitto, ma vi siete provati a chiedere quanti siamo? Siamo 4 gatti; quando si deve organizzare un banchetto per raccogliere firme o per fare un volantinaggio ad una fermata della metro già è tanto se si trovano 5 persone.
    Secondo me invece di criticare e far girare le e-mail che si ricevono dagli amici (non parlo di militant, sto parlando in generale) bisognerebbe stare un po’ più sul marciapiede.

  • Lore

    Domandona per Militant..
    Soluzione?? Il corteo dello scorso ottobre è servito a qualcosa?
    Si.. Ha portato una valanga di perquisizioni e non ha fatto avanzare di un millimetro la lotta di classe.

  • Onide

    I commenti di alcuni mi sembrano quelli che possono venire da ambienti dell’Udc o di forza italia. io stesso ho partecipato il 27, e mi sono mangiato le mani per non essere stato insieme agli studenti dei “black Book”. La lotta deve essere quella e non la sfilata di partito , su questo sono d’accordo. Se si vuole ribaltare questo sistema però ci vuole impegno, ma un impegno utile a sovvertire l’intero sistema capitalista. Nè le manifestazioni, nè l’autogestione di un centro sociale possono ribaltare il sistema. Sono concessioni che fa la democrazia borghese per sfogare gli animi ribelli, contro un muro di gomma.
    Ci deve essere un impegno politico di opposizione nelle fabbriche, nei sindacati e nelle scuole. Quindi, in poche parole, bisogna capire che lo stalinismo di partiti del passato e del presente ( PCI ed oggi PRC) hanno solo tradito i lavoratori. bisognerebbe studiare di più Lenin e Trotsky.
    saluti ed abbracci rivoluzionari a tutti

  • stefano

    madonna mia che pietà….altro che corteo

    “Ci deve essere un impegno politico di opposizione nelle fabbriche, nei sindacati e nelle scuole. Quindi, in poche parole, bisogna capire che lo stalinismo di partiti del passato e del presente ( PCI ed oggi PRC) hanno solo tradito i lavoratori. bisognerebbe studiare di più Lenin e Trotsky.
    saluti ed abbracci rivoluzionari a tutti”"

    ….si prima perà impara a vivere

    “..abbracci rivoluzionari”

  • Nicola

    Il No Monti Day è stata evidentemente una tappa di passaggio, un momento pubblico per riprendere “l’abitudine” al corteo (è brutto da dire lo so). Personalmente non mi aspettavo niente altro rispetto a quello che poi è successo: tanti gruppi e micropartiti della sinistra extraparlamentare che sfilano con le loro bandiere, i loro striscioni e via discorrendo. Paradossalmente un momento più di debolezza e frammentazione che unità in un corteo che chiedeva fondamentalmente quello.
    Il punto a favore però è che nonostante tutte le criticità che si possono muovere a come sia stato partorito questo corteo, è evidente che la partecipazione è stata comunque buona. Non una folla oceanica chiaramente, ma sicuramente un buon punto di partenza dal punto di vista numerico.
    Poi rispetto alla piattaforma del corteo si possono e si devono muovere mille critiche e le avete già dette per cui non mi ripeto anche perchè mi trovo sostanzialmente d’accordo.
    Detto tutto ciò: ricompiattiamoci in maniera logica su una data che può dire molto come quella del 14 novembre. Que se vayan todos, mica solo Monti e il suo staff.

  • rebeldia

    Sempre in merito alla manifestazione del 27 ottobre ed agli organizzatori in prima fila dietro lo striscione principale:come nel processo di mummificazione dei leader deceduti, anche in Italia assistiamo al tentativo di far rimanere in vita personaggi che in meno di 20 anni hanno disintegrato un partito comunista, Rifondazione, che nato tra tanti entusiasmi e forte di un sostegno di militanti e votanti, poteva davvero costruire un argine a questa deriva del capitalismo mondiale, che impone sacrifici e sottomissioni.In realtà la storia ebbe un corso diverso, ambizioni personali e autoreferenzialità portarono al disastro, e via via un partito destinato ad essere l’unica forma politica di antagonismo in parlamento, venne totalmente smantellato.Oggi, incuranti di tutto il triste passato, certi personaggi continuano con la respirazione artificiale a cercare di mantenere in vita un soggetto politico ormai morto, solo esclusivamente per mire elettorali, disposti ad alleanze ignobili( ancora stiamo parlando di IDV , SEL, M5S, e udite udite PD meno L)pur di superare lo sbarramento , in attesa di riforme elettorali che nessuno sembra volere.A questo punto, la componente antagonista, quella massacrata da BCE e FMI chiede solo una cosa, a gran voce, la fine di un periodo politico fallimentare e la nascita di un nuovo soggetto, sia politico che sindacale, che sappia riunire tutte le forze realmente marxiste-leniniste di questo paese, e non avventurieri a caccia di un posto al sole. In una fase drammatica andrebbero azzerate in un congresso nazionale tutte le microscopiche realta’, nate da smanie personali e ricollegate a personaggi politici del secolo scorso( Stalin , Trostsky, Mao,….)e dopo aver prodotto un programma largamente condiviso dar vita ad un soggetto politico la cui funzione, sia non per fini elettorali, ma di aggregare proletari, disoccupati, pensionati, malati, ossia tutta quella società che rischia di venir schiacciata dalle manovre criminali della finanza mondiale. Lo stesso dicasi per i sindacati di base , che manifestano a giorni alterni pur di non far coincidere le loro bandiere davanti ai media.La Fiom dovrebbe poi trovare il coraggio per sempre di staccarsi dalla mammella della CGIL e unirsi alle lotte di tutti i lavoratori, non solo i metalmeccanici.Si potrebbe fondare un grosso sindacato alternativo, in grado di sedersi al tavolo delle trattative e non limitarsi ai picchetti davanti ai posti di lavoro. Per la miseria ….. mi sono svegliato, stavo sognando, in effetti molto meglio per i professionisti del disagio marciare divisi e litigiosi, conservando il loro misero 0,0001 per cento di consensi.Saluti comunisti.

  • Militant

    rispostona per @Lore

    Ma infatti non è nè quella nè questa la soluzione, dov’è che avremmo scritto che invece la soluzione è “fare come il 15 ottobre”?
    Il problema che vogliamo evidenziare è un altro: c’è volontà, da parte di un variegato mondo a cavallo fra disoccupazione e precarietà, di esprimere la rabbia sociale attraverso un conflitto che si trasformi in scontro politico di piazza. Noi, che dovremmo organizzare quel conflitto, che vogliamo fare? Intercettarlo e canalizzarlo in un progetto politico, dargli uno sbocco efficace che non sia quello del riot contro le guardie, oppure continuare a fare finta che non esista e promuovere i nostri bei cortei pacifici e innocui coprendoci gli occhi?

    Fino a pochi anni fa Rifondazione organizzava un corteo del genere ogni anno, sempre a cavallo fra ottobre e novembre. Qualche anno fa, proprio mentre andava al governo, organizzò addirittura un bel corteone contro la precarietà. Tutti felici e contenti, tanta gente in piazza, tutti colorati, tutti uniti. Peccato che non siano mai serviti a niente, se tutta l’opposizione poltica al neoliberismo si riduce alla ritualità di qualche corteo “partecipato” e assolutamente innocuo.

  • Lore

    D’accordo.
    Allora ti giro la domanda.
    Se il punto è quello di “organizzare il conflitto.. È canalizzarlo in un progetto politico” in Grecia, in quale organizzazione militeresti?
    Ti faccio questa domanda perché forse ci serve per capire quali sono gli strumenti utili per fare avanzare la classe e quali sono le organizzazioni che ad oggi possono aiutarci in questo percorso.
    Organizzazioni, si intende, non con i suoi vertici ma con il corpo militante che se porta a seguito.

    Ps. Leggere Lenin e Trotsky è utilissimo.
    Consiglio estremismo malattia infantile del comunismo di uno, e il programma di transizione dell’altro.

  • stefano

    ahahah
    a uno che pensa che PRC e quell’altro sono partiti stalinisti?
    non scomodare Lenin, basta solo che scende pe strada

  • Onide

    Scusa Stefano, ma non capisco il tuo italiota. Pensavo che fosse un blog di discussione, ma il tuo atteggiamento fa capire che hai la verità in tasca. Dimmela che stasera dormo meglio.
    Il mio era un semplice pensiero, criticato da tanti, ma solo il tuo fa capire che non capisci la differenza tra Stalin,Mao Fidel Castro e la vera ideologia comunista.

  • ew

    Proprio non capisco come si possa pensare che le solite innocue, colorate passeggiate “corteo” possano in qualche modo cambiare qualcosa dell’attuale stato di cose.il mio, nostro,disagio non può essere cortesemente sussurrato senza alzare troppo la voce per non disturbare.deve essere urlato. Il 15 ottobre è venuto fuori un urlo, ma era troppo gutturale, non c’è una guida politica che possa dare un senso organico alla rabbia.in quella’occasione conobbi questo sito e spero che da queste pagine si possa iniziare a costruire un’impalcatura politica per.quella che ora è solo voglia di “combattere contro qualcosa”.
    Per quel che riguarda il”no monti day” mi sembra estremamente ingenuo, se non truffaldinamente paraculo anche solo il nome. Mi sembra offensivo per l’intelligenza di un normodotato pensare di ricondurre il problema a monti. Ma il PRC, e evidentemente chi ha organizzato la”passeggiata” con loro, ritiene più opportuno inseguire la chiacchiera da bar piuttosto che una linea politica di respiro più ampio.mi viene ancora rabbia a pensare al loro manifesto in cui si chiedeva l’uscita dall’eurOpas unita. Alla faccia dell’internazionalismo. Come se il problema fossero i popoli francesi o tedeschi. Piuttosto la soluzione si cerca coordinando le lotte a livello europeo, che cacchio “non ci sono confini tra i popoli ma solo tra le classi sociali” è una frase non originale, e ci dovrebbe guidare prima di sparare cacchiate perché così dicono le persone al baretto.
    infine, vorrei sapere se Militante organizza,o ha intenzione di farlo, incontri in cui conoscersi e magari contrarsi pure. Internet è bello ma poco concreto.

  • Red dog

    Esser riusciti a portare per le strade una grande manifestazione
    pacifica credo sia un fatto positivo,tenendo anche presente che c’e chi ci mette la faccia
    e la firma per chiedere l’autorizzazione di scendere in piazza,e la cosa
    e’sempre piu’dfficile.
    Dare pretesti al sindaco fascista Di vietare di manifestare sarebbe
    secondo me solo controproducente per un movimento
    Che sta cercando di ricostruire la propia forza
    Se poi viene deciso in collettivi di agire in modo diverso,
    questo va fatto con azioni dirette mirate in punti diversi della citta’
    e lontani dalla manifestazione.
    Comunque I veri cambiamenti si fanno in massa,bisogna evolversi
    Adattandosi ai tempi e cercando aggregazione
    Essere pacifici non puo’essere sbagliato ma aiuta a far scendere in piazza
    Piu gente la volta successiva
    Per quanto riguarda le carnevalate credo che 50 persone vestite come
    Pulcinella sarebbe molto piu’ difficile riconoscerle…quindi mascherarsi
    Potrebbe essere un idea originale e divertente.
    Nel Regno unito the Occupy Movement e’riuscito ad occupare la piazza
    Davanti a San Poal per molti mesi partando allo scoperto l’ipocrisia della chiesa
    discutendo quotidianamente in assemblee pubbliche la vera faccia dell’odierno
    Liberal capitalismo,questo nel cuore della city,dove e’ radicato il vero potere delle banche..
    Occupare le piazze e smetterla con il bigottismo,
    avere interesse nelle realta’sociali altrui e cercare di condividere percorsi
    di lotta comuni che tendano allo sradicamento del capitalismo o comunque a renderlo
    Incapace di comandare le nostre esistenze,questo e’evolversi e ‘crescere insieme
    Vuol dire non fossilizzarsi.
    Hasta la victoria siempre

  • Lorenzo

    La spiegazione data da Militant a Manfredi della differenza fra No Monti Day e No Tav (una lotta che NON dura un giorno solo, ma da anni) è esemplare. Così come è chiara e corretta la definizione data di ritualità sia al corteo-passeggiata snobbato dai giornali (anche se una tale massa di persone avrebbe potuto spingere la stampa borghese a scriver due righine in più…ed invece ci ridono in faccia), sia al riot fine a se stesso.
    Apprezzo come sempre la capacità critica di Militant.
    Bisognerebbe però forse a questo punto decidere dove si voglia andare e con chi. Questo è un sito comunista. Le anime che partecipano alla/guidano la lotta No Tav son tante, ma folta ed utile ai momenti dello scontro è la partecipazione anarchica. Askatasuna gestisce la faccenda sotto le bandiere di Autonomia Contropotere. Qui dove scriviamo ci sta gente che da Lenin non può prescindere e che vede di buon occhio (quasi acritico) il corteo No Monti. Fossimo stati al G8 ci sarebbe stata pure – ma ci sarà stata certamente, al seguito di Agnoletto – tutta quell’area cattopacifista-moderata dalle manine bianche e dalle coscienze sante che con Jacopo Fo avrebbe voluto marciare a Genova nuda per esprimere chiaramente il non-conflitto, la non belligeranza, l’amore per gli sbirri e per la vita (ma quale? ma di chi?).
    Quello che intendo dire è che la lotta contro la TAV non è una lotta parziale e minoritaria, ma ampia e collettiva, unita e strutturata pur senza una rigida struttura e senza gerarchie; capace di partire dall’eco di un NO dichiarato al fondo d’una vallata per raggiungere nelle città e tentar di scardinare le fondamenta di un sistema insensato e marcio.
    Quest’altro è invece un teatrino della rappresentanza, ormai stanco, noioso ed irrappresentabile, cui siamo ormai quasi costretti a partecipare per poi valutarne l’inefficacia, l’errore fisiologico, la sostanziale inutilità.

    Le parole di Manfredi sulla inefficacia della sola rabbia, della “scintilla che incendia la prateria” non possono che richiamarmi i Days of Rage chicagoani del ’69 e la fazione della SDS dei Weathermen o Weather Underground (“Praierie Fire”, ’74), i quali oggi probabilmente si descriverebbero, a mio avviso del tutto impropriamente, quali ‘compagni che sbagliano’. Ancora oggi il loro esempio ribelle ma non miope, criticato anche dalle stesse Black Panthers ma esemplare nell’indicare una direzione di lotta urgente ed attiva, significa, accusa e condanna l’inettitudine dei movimenti, l’incompetenza di gran parte dei compagni, e soprattutto l’arroganza e la violenza criminale dello Stato; uno Stato dopo tutto sconfitto e vinto, se è vero che furono smascherate le trame criminali e le mosse incaute dell’FBI, tanto da evitare a molti compagni/bombaroli la galera (mentre oggi per un sasso o a seguito di una retata si rischia assai di più!). C’era il Vietnam, e a parte qualche sfoggio d’impazienza bombarola, si dormiva. Oggi abbiamo la Libia, l’Afghanistan e chissà quali altri tragici scenari, e nel seguitare il sonno si sogna un movimento no-war che neppure esiste più!
    Invece di prepararci alla rivoluzione con le passeggiate, ripudiamo partiti e sindacati sempre più compromessi, superiamo le differenze e ritroviamoci uniti laddove è già la lotta ad unirci, agevolando il superamento di troppe barriere ideologiche frenanti.

  • stefano

    Non posso che dire: fateci vedere!
    A differenza vostra ci sarò anche nelle prossime manifestazioni (dipende dalla composizione: con i studenti,book block e stronzate simili decisamente basta) e non mi metterò dalla finestra a godere dei limiti degli “altri”.
    Ma voglio proprio vedere.
    Ricordo che il NO TAV a Roma è durato ridicolmente una sola giornata e di tutti i duri e puri che volevano continuare all’impazzata a creare disordini “in sostegno alla valle” non se ne è più visto manco mezzo.
    Dato che di vertenze ambientali mi occupo da anni,tentavo di far comprendere come “lo spirito della valle” doveva essere interpretato come la costruzione della seguente consapevolezza: anche Roma e provincia sono un territorio (il nostro) che dobbiamo difendere e amare!!
    Anche in quel caso hanno vinto gli estremisti del “tutto e subito” che poi magari andranno appresso allo sciopero “generale” di 4 ore della CGIL il 14 novembre!
    Real conflict! Yeah!

    Mi sembrano sempre le stesse dinamiche da anni e intanto chi sostiene l’anti-istituzionalismo (reale) e chi combatte nelle lotte autorganizzate finisce per essere superato a destra dai troppi che vivono di immaginario.

    Ripudiamo partiti e sindacati? Non basta,bisogna dimostrare di saper fare qualcosa di più che sfasciare le carrozze. Ai lavoratori che cazzo diciamo? Pensiamo realmente che un corteo pacifico non corrisponda alla rabbia? Ottimo. E cosa corrisponde al bisogno di organizzazione e difesa? Sfasciare una vetrina con la maschera di V per vendetta?
    Daje

    Confronti con la Grecia fanno ridere (“che posizione prenderesti”), ma che domanda è ? La verità è che c’è un immaginario bacato per il quale ci si fomenta a vedere un popolo solo e disperato spaccarsi la testa a piazza Syntagma senza riflettere sul fatto che il nostro obiettivo è un altro.

    Io cazzo non so proprio perchè si sparano sentenze per poi rivederci tutti nel prossimo “sicuramente inutile” pacifico corteo piuttosto che nel prossimo fuoco di paglia spontaneo.
    Organizzazione e dialettica oppure tutti a casa a parlare di comunismo (che porca madonna prima però du libri tocca leggeseli).

  • rebeldia

    @Stefano: pienamente d’accordo con il tuo pensiero, mi permetto solo di aggiungere,dopo anni di arretramento e devastazione politica, cosa impedisce di ricostituire un soggetto politico, che lontano dai sogni rivoluzionari(ma dove, chi, quando, con quali organizzazioni praticarlo), sappia ricompattare una miriade di persone, che ogni giorno chiedono solo di contarsi, compattarsi, trovare una sponda politica,pur disprezzando istituzioni parlamentari e statali,che sappia almeno attenuare il massacro a cui siamo sottoposti.Possibile, che dobbiamo aspettare un anno per una manifestazione di cui se ne parla solo in caso di cassonetti incendiati, ma cazzo possibile che siamo ridotti a questo misero punto? Ogni volta dai dibattiti escono miriadi di posizioni, ma vogliamo ritornare al concetto di comunismo, di equità sociale, di sostegno agli ultimi, di anticapitalismo, di lotta all’imperialismo ? Per quale motivo dobbiamo continuiamo a dividerci , sognando popoli in rivolta, quando in questo misero paese prendi 10 anni di galera per degli atti di rivolta, che se commessi allo stadio magari comportano solo un Daspo ? Urge in maniera drammatica e urgente un segnale, un congresso nazionale dove tutte le forze antagoniste, non i leader dei partitini,sappiano mettere in pratica un programma realizzabile in tempi rapidi, altrimenti nel 2013 con tutte le ulteriori manovre di questo governo fantoccio, milioni di persone finiranno in condizioni di assoluta poverta.

  • quechua

    innanzitutto in grecia esistono più aree ben separate con tanto di territorio scelto durante le manifestazioni.
    ci sono video a riguardo , basta cercarli e studiarli, sempre se invece non si va direttamente sul posto, perchè come dice l’ultimo commento giustamente, sta aumento un consenso mediatico che fa della lotta virtuale un cavallo di battaglia, si accontenta di immagini e foto, ma non del reale che è tutta altra cosa, è azione, movimento e crescita collettiva di esperienza e vissuto.
    in grecia, ci sono anarchici, comunisti, lavoratori, unversitari, popolo, e direi che qui in italia ci siamo quasi, manca però l’ultimo tassello, che è poi forse quello che viene tanto evocato e ricercato.
    i “disperati”, ovvero quell’area senza nome, senza futuro e forse neanche presente, che se preso dalla sbirraglia rimane dentro le carceri perchè senza soldi per pagare avvocati e forse senza neanche familiari in aiuto,quel mondo di miserabili e poveri, i senza scarpe.
    i disperati, simili alle favelas, quelli che come nelle banlieu francesi o riot londinesi approfittano di riot per entrare dentro negozi, supermercati, o semplicemente continuare quello che è di loro quotidianità. questa area in italia esiste, ma al momento di prima generazione, ma non è canalizzabile, perchè io credo che è molto lontana da tematiche politiche e sociali. loro sono l anti sociale, l’emarginato, l’immigrato, lo sfruttato che è già scappato da altri riot di altre paesi molto meno democratici, con tanto di torture vere e proprie, con tanto di fucilazioni etc. parliamo di africa centrale, di nord africa, di sudamerica, di india, di medio oriente, ed anche di est, quell’est uscito dopo il muro di berlino, quell’est che va dall’ucraina alla romania, fino ai balcani passando per tutto il dopo afghanistan, iraq e kurditan, con traffici di uomini, di sfollati,di malati e invalidi per le bombe usa-nato-europa.
    secondo il mio modesto parere, chi è arrivato qui, dopo aver pagato con il corpo o con la casa il viaggio e magari dopo anni di clandestinità è riuscito ad ottenere un lavoro e un permesso di soggiorno, non è scontato che scendi in piazza, forse la seconda generazione, i figli, perchè oltre che a contatto con razzismo e competizione sociale, non gli rimane che la malavita o il racimolare centesimi in lavori umili.
    questa area di disperati se unita all’area tanto osannata qui dentro del precariato-disoccupato, ma italiano, se unito all’aree giovanile del nulla fecenza perchè non nipote di o amico di…allora questa area nel futuro sarà difficile da contrallare e avremo anche noi, disperati, banlieu etc.
    quindi il punto da focalizzare è, non si deve chiedere l’intervento della massa che non ha nulla da perdere per fomentare riot e scontro, ma anzi al contrario aiutarla e darle sopravvivenza, dare solidarietà a tutto una multirazzialità che aumenta giorno dopo giorno e che alla lunga cambierà i connotati di questa nazione. perchè per riassumerla in 4 parole, tutto quello che viene criticato e giudicato da anni, dell’immobilismo italiano e del tradimento politico è dovuto ad un connotato italiano che da anni si ricicla e nel suo dna ha come sport “infamia e ipocrisia”. una cultura mafiosa, madre del tutto, dal capitalismo, all’arroganza manageriale, di profitto, di ricchezza, di potere, di impero deve essere estirpata dalla base, dal concetto di “famiglia” che diventa “caporalato” dal piccolo al grande, dalla fabbrica di pomodori, al flippino o rumena dentro le case a pulire, fino alle industrie ikea e made in..
    bisogna uscire dal concetto di prime donne, di superiorità, quindi europeo-colonialista, per capire dove il mondo sta andando e capire che se il titanic va giù andranno giù solo quelli che ci stanno sul titanic.
    quindi l’altra domandona è :
    oltre che individuare un corpo capace di prendere in mano una rabbia diffusa (quindi solo coloro che hanno mezzi e strumenti), la domandona è capire dove sfociare la rabbia! se contro le istituzioni e basta o anche contro un modello (italiano in questo caso, europeo a grande linee) che è dannoso a tutti. quindi la riposta che potrebbe assomigliare al NO DEBITO, deve essere vista come uscire completamente da un circuito che ti tiene legato a delle pratiche di vita, di stile di vita. l’uscire dal debito è anche uscire da bollette, da canoni, da tasse, da multe, da mutui, da conti in banca pignorati, da buste paga, da giorni di ferie, da locali a pagamento, da cellulati di ultra generazione etc. inutile continuare a paragonare culture e sommosse diverse, dove il diverso è per uno livello e qualità di vita totale. Si può solo imparare e prendere appunti, intuire e anticipare dove lo stato vuole arrivare, capire le contromosse in tempo, sperimentare azioni e prove, ma ad ognuno il suo. Chissà se qualcuno si sia mai fatto una domanda come una provocazione: “Dove vince un mondo diverso e migliore, un vero spirito di comprensione e di unione, un spirito di fratellanza e armonia, esiste anche un corpo che noi definiamo “sbirri o militari” costituito dagli stessi? un colpo di stato, in stile franco o mussoliniano o hitleriano o grecia attuale è possibile solo se al proprio interno militare e civile covano minoranze o maggioranze di estremismi fanatici nazionalisti xenofobi, fino a quando questi corpi avranno palestra e protezione, assisteremo sempre a governi totalitari o quasi che hanno nel controllo di piazze, metropolitane, , concerti, scorte, movide quel corpo addestrato e succube del potere, invasato di orgoglio nazionale e di supremazia razziale.
    se invece, come sta avvenendo in germania e francia, per esempio, al proprio interno iniziano a nascere corpi interraziale, l’equilibrio democratico sarà molto più protetto e salvaguardato.
    non sto facendo un appello ad iscriversi in polizia o all’esercito militare, ma non è un caso che in italia la leva obbligatoria sia sta tolta proprio nel momento di massima statistico di famiglie miste.
    il meticciato, o cultura rom, è l’unica in grado di mantenere le possibilità di non guerra e pace e da li ripartire per una riforma della società e status quo.
    e da qui il discorso si allargherebbe a religioni pro e contro, con ovviamente il vaticano leader dei contro e tutto il resto.
    il cambiamento rivoluzionario di un popolo va di pari passo con la multirazzialità, con la solidarietà per il diverso, il meno fortunato e povero, con una visione contadina e non industriale e con la visione militare solo di “difesa personale” e non di attacco.
    se in italia si riuscirà ad ottenere questo, capendo che ogni città e paese ha le sue valli e trattori, allora si potrà iniziare ad intravedere un cambiamento, evitando insurrezioni e guerre civili.
    scusate se mi sono dilungato e anche andato fuori discorso in alcune parti.

  • Lorenzo

    @Stefano:

    “Ripudiamo partiti e sindacati? Non basta,bisogna dimostrare di saper fare qualcosa di più che sfasciare le carrozze. Ai lavoratori che cazzo diciamo? Pensiamo realmente che un corteo pacifico non corrisponda alla rabbia? Ottimo. E cosa corrisponde al bisogno di organizzazione e difesa? Sfasciare una vetrina con la maschera di V per vendetta?”

    Noi, voi, gli “altri”…e per concludere in bellezza, le solite vetrine.
    Boh.
    Evidentemente qualcuno dalla lettura dei quotidiani borghesi ha imparato l’arte del luogo comune buono per ogni occasione. Il punto è che quei giornali han dedicato quattro righe ad una mobilitazione che quindi all’occhio dei più non è mai esistita.
    Io ho solo fatto notare, da infiltrato provocatore e cane sciolto quale sono (il medesimo che a qualcuno ha fatto ammettere su queste pagine che negli scontri fra anarchici e comunisti davanti al Parlamento greco lui starebbe fieramente coi rossi…eddove sennò?! Grazie tante per la lungimiranza, la calma pre-rivoluzionaria e lo spirito unitario, cumpà!), che se Militant boccia il corteo come inutile e pone invece l’esempio dei NoTav, altri comunisti apprezzano e ritengono utile tale corteo, ed altri ancora bocciano invece proprio i NoTav in quanto movimento localistico, interclassista, non rivoluzionario ed altre fregnacce. Decidetevi dunque innanzitutto VOI, se vi piaccion tanto il noi ed il voi.

    “Ai lavoratori che cazzo diciamo?”
    Non so, dici che da soli non ci arrivano proprio, a forza di vedere altri lavoratori precarizzati, delocalizzati, manganellati, trattati a pesci in faccia, licenziati, morti, suicidati, denunciati?
    Se non ci arrivano adesso significa che non ti/ci vogliono ascoltare, ed allora è inutile passeggiare così come gridare.
    Quel che sarebbe utile invece è ad esempio il passo che han saputo fare i NoTav del conservare uno spirito combattivo ed unitario anche quando si va a fare baccano: se quelli del No Monti Day sono ancora fermi alle guardie da corteo per scongiurare infiltrazioni di brutti ceffi e cattivi compagni pronti a sbagliare, lassù nella valle si sperimentano lotte diverse ma comuni ed una solidarietà senza se e senza ma che non lascia soli gli arrestati e sbeffeggia pubblicamente le accuse mediatiche di blackblocchismo.
    Sinceramente non so cosa significhi che “il NO TAV a Roma è durato ridicolmente una sola giornata”: non sono delle vostre parti, forse mi son perso qualcosa; se avete problematiche interne da risolvere (non mancano mai, lo so), risolvetevele, ma il punto dovrebbe essere l’eliminazione innanzitutto del noi e del voi, altrimenti le lotte assieme non si fanno ed è evidente che già siamo divisi da sempre fra attendisti rivoluzionari e sentori dell’urgenza: qualcuno ricorda il celebre (fra gli amatori) “dialogo fra Pietro e Matteo che non sono…evangelisti” ( http://controappunto.altervista.org/dialogo-fra-pietro-e-matteo-che-non-sono-evangelisti/ )?

  • Manfredi

    Tre punti al volo (più o meno)…
    1) Avrò pure equivocato, ma a me pare che si tenda a considerare ogni “alito di vento che si alza” come qualcosa di positivo, a prescindere dall’indirizzo politico che si dà ad un corteo. Da qui, forse, diverse interpretazioni del 15 ottobre. E forse anche delle pettorine, che non vedo come un elemento negativo in sé: se si pensa che i cortei debbano avere un indirizzo politico, non ci si deve scandalizzare quando si organizzano le condizioni oggettive grazie alle quali quell’indirizzo possa essere poi rispettato. (Poi possiamo ragionare tutta la vita sull’indirizzo politico..e io spererò sempre che i Militant siano in prima linea in quelle discussioni).

    2) Gli zerovirgola…Se si vuole organizzare la lotta di classe, bisognerà prima o poi fare i conti con tutti quegli zerovirgola. Non dico di ripartire da lì, ma fare i conti con quelle realtà sì, a prescindere dai buffi personaggi che sfilavano in testa al corteo. Altrimenti l’assenza di un grande partito comunista “giovane e bello”, cui aderiremmo tutti con entusiasmo ma che purtroppo non c’è, diventa una bella scusa. Una scusa che induce ognuno a ritenere che la propria piccola battaglia sia comunque un pezzetto della lotta di classe, mentre invece, probabilmente, non lo è. Non lo può essere, proprio in ragione della sua parzialità.

    3) Questa storia del movimento No-Tav….io penso che sia giunto il momento di ragionarci su seriamente. Ragionarci su significa decidersi ad *analizzare* una cosa che tutti apprezziamo, ma nella sua specificità, dunque smettendola di dipingere quel movimento come un modello generale cui tendere. Il movimento No-Tav non può, mi sembra, assurgere a modello semplicemente perché ha un obiettivo puntuale, una infrastruttura fisica assurda contro cui si sta scagliando, come dite tutti, una intera valle. La lotta di classe non unirà mai “tutta una valle”: al contrario, la lotta di classe le divide, le valli; le divide, appunto, in classi sociali.E alla lotta di classe manca un obiettivo, un bersaglio, così facile da *vedere*, così immediato. Attenzione: non sto dicendo che la lotta contro la Tav non sia parte della lotta di classe; penso l’esatto opposto, e peraltro proprio i Militant hanno scritto uno degli articoli più belli che ho letto su questo tema. Però l’intera valle non si scaglia contro la velocità di circolazione delle merci, contro la velocità di realizzazione del profitto (sto citando il vecchio articolo dei Militant sul tema); c’è senz’altro chi lo fa, ma c’è anche l’imprenditore che si scaglia contro una infrastruttura che rovinerà i suoi affari, e così via. E la solidarietà dell’intera valle, la complicità che tanto ammiriamo in quelle azioni, proviene senz’altro da questa unità di intenti, che non è generalizzabile, anzi. Niente di male per il movimento No-Tav, che è organizzato splendidamente e porta avanti la sua lotta nella maniera migliore, con intelligenza e coraggio. Però quello non può essere, a mio avviso, il modello per organizzare la lotta di classe.

  • StellaNera

    la manifestazione era pessima non c’è che dire, ma… e quindi per Militant i sindacati di base non rappresentano il conflitto di classe, ma lo rappresentano gli organismi politici, come i partitini e i micro collettivi che li scimmiottano?

  • Mark Lenders

    @ Stella Nera

    Non capisco, scusa; posto che Militant risponderà quello che vorrà, ma dov’è che hanno detto che il conflitto lo rappresentano le frattaglie dello zerovirgola? o.O

    Dal mio punto di vista, i sindacati hanno da tempo esaurito la loro funzione storica ed il fatto che dietro abbiano ancora dei lavoratori incazzati non toglie che il gioco a ribasso che fanno col padronato sia quello di mitigare il clima, stemperare la rabbia e genuflettersi al Marchionne di turno.
    Peggio mi sento a parlare dei microsopiùcomunistaio-partiti, compresa la FdS.
    Il conflitto non lo rappresenta nessuno al momento, altrimenti la sfilata colorata se faceva nel Transatlantico de Palazzo Chigi.
    Detto ciò non capisco se la tua è una difesa dei sindacati o un attacco alle velleità e i personalismi dei microeccetera; nel primo caso direi che non ci siamo…

  • stefano

    Eccola l’occasione realmente slegata da sindacati e partiti,talmente autonoma che non si capisce perchè mai ancora la redbull non scende in campo.
    99%,occupy,workshop,costruire un nuovo processo europeo,yeah….revolution a state of mind!

    http://solferino28.corriere.it/2012/11/06/i-giovani-ribelli-deuropa-in-piazza-il-14-novembre/#more-976

  • Lorenzo

    @Stefano:
    Non so per quale motivo tu abbia preso il mio banalissimo invito a ripudiar partiti e sindacati per poterlo trasformare in quello che ti pare a te (“Eccola l’occasione realmente slegata da sindacati e partiti…”). Non ho fatto il benchè minimo accenno ad indignados et similia, dei quali poco mi frega. Non che fra l’altro io abbia voluto inventare granchè: dalle mie parti così come altrove i sindacalisti prendon le mazzette (ma ultimamente anche qualche ceffone), affossano la conflittualità, promuovono le grandi opere (come si vede, si ritorna sempre alla Tav!). Se volete possiamo provare a ragionare su qualcosa di nuovo, ma è scontato che certe passeggiate/carrozzoni/ritualità abbiano stancato molti, e questo non implica per forza nè il riot improvviso nè l’indignazione à la Scalfari moderata da Saviano.

    @Manfredi:
    Posso darti ragione in merito al ragionamento sulla composizione interclassista del movimento NoTav, il quale perciò non dovrebbe essere preso quale esempio o modello di lotta di classe, bensì al massimo parte d’una lotta assai più grande e difficile. Onestamente non vedevo il problema in quanto la mia ottica d’infiltrado-non-comunista-e-menchemeno-indignado è per forza di cose differente dalla vostra, ritiene l’“infrastruttura fisica assurda” diretta conseguenza pratica d’un sistema assurdo e valuta indispensabile e urgente un appoggio fattuale alla battaglia, per quanto parziale ed incompleta essa possa essere. D’altronde forse dovrete un bel dì rassegnarvi al fatto che non tutti la pensano a una certa data e precisa maniera… Specie lassù in valle c’è un bel pot-pourri di militanza.
    InfoAut lo descrive come “un importante laboratorio di costituzione di soggettività cooperanti in una lotta che ha sicuramente tratti peculiari ma ha elaborato un linguaggio e sollevato nodi oltre la specifica questione alta velocità” ( http://www.infoaut.org/index.php/blog/target/item/1405-soggettività-no-tav ).
    Il pezzo che qui cito s’esprime anche in merito alla composizione di classe del movimento e vede tale aspetto come “disorientante o promettente a seconda della visuale”. Alla domanda se non sian tutti proletari si risponde con una diversa trasformazione: “questa composizione sociale, se così la si può ancora chiamare, comunque difficilmente definibile in termini sociologico-statistici, è andata incontro a un processo di soggettivazione antagonista.”
    Giustamente l’articolo si conclude con altre domande che ci riportano a noi: “La domanda però ogni tanto fa capolino tra gli attivisti: cosa saremo in grado di fare una volta vinta la battaglia sull’alta velocità? Si riuscirà ad andare oltre, nelle forme di vita e di lavoro?”
    Bene sarebbe riuscire a discuterne assieme consapevoli delle differenze: là ci stanno provando ad osare, mentre altrove sembra che ci vogliano assai più rassegnati.

  • daniele

    Sappiamo tutti riconoscere che un movimento anragonista in Italia non c’è e non nascerà di certo dalle manifestazioni/cortei di questo tipo.

    Al di là del movimento notav interclassista,antagonista,localista bla bla è evidente che un dato è certo…il conflitto va costruito e va portato avanti con strategica perseveranza negli anni…
    un intervento sul lavoro o nel territorio impiega anni prima di sedimentare delle forze stabili…

    Questa cosa non centra nulla con il partecipare a manifestazioni convocate una volta l’anno…

    I movimenti contro le nocività del capitale lanciano una sfida e una indicazione…
    Controllare e modificare i sistemi di gestione del territorio dal basso…ora, è vero che in quel basso ci trovi anche (non sempre) il piccolo imprenditore, il militare in pensione, il commerciante…

    ma perchè voi pensate che gli iscritti alla fiom siano tutti comunisti?

    Il ruolo dei compagni all’interno di questi movimenti sarebbe proprio quello di far fare a tutti un passo in più, di allargare l’orizzonte e provare a fare un discorso unitario di nocività del capitalismo in generale, partendo dagli sfaceli che amministratori pubblici e imprese private compiono sul territorio…

    è anche questa una contraddizione del sistema capitalistico…la messa a profitto sfrenata di tutto, che si interseca con un potere pubblico colluso, infame e repressivo…

    ovviamente da un discorso del genere non posso sopportare “allora mi ci metto io a gestire il territorio, facciamo una listarella”

    Secondo me, al contrario di quello che dice Manfredi

    “Gli zerovirgola…Se si vuole organizzare la lotta di classe, bisognerà prima o poi fare i conti con tutti quegli zerovirgola.”

    gli zerovirgola andrebbero lasciati dove stanno, visto che a loro la rivoluzione deve passare sotto gli occhi e poi forse riecono a cavalcarla…

    Mi sono veramente stufato di dover avere come “referenti” i “compagni”, molto meglio fare intervento con lavoratori e cittadini non politicizzati, almeno peccano al massimo di ingenuità….
    molti compagni invece peccano di malafede, o hanno obbiettivi diversi da quelli che vengono scanditi al megafono o scritti sugli striscioni…

  • Militant

    Alcune cose alla rinfusa perchè rispondere a tutti sarebbe troppo lungo.

    L’esempio della TAV era, appunto, un esempio. Lungi da noi esaltare fuori misura e senza acriticità quell’esperienza. E’ una lotta che ha molte caratteristiche peculiari difficilmente replicabili in altre parti e su altri temi. Ma c’è un lavoro fondamentale dei compagni che si seguono la lotta che può e deve essere replicato e servire da esempio per tutte le altre lotte:

    Punto primo, non è una lotta di breve respiro, solitamente mediatico, ma una lotta sociale che va avanti da anni, e che i compagni hanno avuto la perseverenza di portare avanti sia nei momenti di massima attenzione, sia nelle fasi di stanca. Questo lavoro alla lunga paga, e ti consente di non apparire “una tantum”, solitamente nei pressi di tornate elettorali, e fare il rappresentante del conflitto: lì i compagni *sono* parte del conflitto, al di là dei cortei e dei momenti di convergenza politica. L’esatto opposto del corteo del 27: là chi ha organizzato ed era in testa a quel corteo *non* rappresentava il conflitto, non c’era, non è riconosciuto da chi quel conflitto tenta di portarlo avanti giorno dopo giorno.

    Punto secondo: i compagni piemontesi hanno avuto la capacità politica di integrare e di spostare il conflitto di natura ambientale su temi molto più politici, o meglio hanno avuto la forza di politicizzare in senso di classe un conflitto che altrimenti sarebbe rimasto esclusivamente ambientale o peggio ancora “nimby”. Il fatto che anche soggetti non di classe (o meglio, di altre classi) debbano scendere a compromessi, sui temi, e con le parole d’ordine che decidono i compagni è un segno della vittoria raggiunta. Se vuoi parlare di lotta alla TAV lo fai sulle parole d’ordine decise dalle lotte portate avanti dai compagni. E’ una lotta interclassista, dove però chi scende a compromessi non è la nostra classe ma l’altra, quella che si oppone alla TAV per meri obiettivi individuali.

    Dunque, premesso questo, se il corteo fosse stato un semplice corteo “sindacale”, il giudizio sarebbe stato diverso. Perchè, al di là di come lo facciano e delle differenze, i sindacati di base presenti al corteo invece sono i soggetti di una parte di quel conflitto. Il problema è che si è voluto “politicizzare” quel corteo descrivendolo come costituente di una alternativa politica che in realtà non esiste, e non essite perchè gli esponenti politici di questo tentativo sono i soliti pluritrombati che nel conflitto e nella lotta di classe non ci stanno più da decenni.

    Il ragionamento è un pò quello che facciamo sulla FIOM. La FIOM, come sindacato, ha un ruolo fondamentale e conflittuale che non va negato, e quando è giusto va appoggiato, perchè nonostante tutto rappresenta il maggior sindacato non filo-padronale degli operai italiani. Se però la FIOM tentasse una sua via politica (come ha cercato di fare fino a pochi mesi fa), sarebbe perdente sin da subito, perchè quello che proporrebbe (e quello che propone Landini), è la solita via socialdemocratica riformista e concertativa del rapporto fra capitale e lavoro. Noi garantiamo la produzione, il capitale garantisce una contrattazione dignitosa.
    Alla contrattazione dignitosa, alle conquiste parziali (ma fondamentali) nel mondo del lavoro, all’aumento del livello di vita e di diritti per i lavoratori, ci si giunge con la lotta di classe, col conflitto e con lo scontro fra capitale e lavoro. Non con la concertazione fra i due poli, con la trattativa o l’accordo. Le vittorie parziali, i piccoli passi avanti, sono fondamentali, ma questi lungo tutta la storia sono avvenuti con la lotta politica e sindacale, non con gli accordi sotto banco.
    La FIOM in fabbrica ha un suo senso, la FIOM come opzione politica sarebbe il nemico.
    Questo discorso, con alcune precisazioni e modifiche, può essere fatto per i sindacati di base. Per questo i sindacati facessero i sindacati, e le organizzazioni politiche le organizzazioni politiche. E queste sono assolutamente deficitarie, così come le proposte *politiche* dei sindacati.

  • Militant

    Solo una precisazione rispetto alle famigerate “pettorine”. I servizi d’ordine servono per organizzare il corteo, praticare gli obiettivi, difendere il corteo da provocazioni interne ed esterne.

    Il servizio d’ordine (come tutte le riunioni preparatorie) di sabato scorso serviva unicamente a impedire che una parte di corteo si esprimesse politicamente, o “pre-politicamente”, mandando in vacca i piani di chi ha organizzato il corteo stesso. Era, insomma, un servizio d’ordine “contro” il corteo, e non per il corteo.

    Questo genere di servizi d’ordine hanno un senso se, chi li organizza, crede che una parte di quel corteo sia “infiltrata”, “provocatoria”, insomma un agente esterno volto a disturbare lo svolgimento della manifestazione.
    Ed è proprio quello che pensano i pettorino-muniti: che ciò che accade fuori dall’organizzazione di quel corteo non è una volontà “altra” di esprimersi, di manifestare, di lottare; ma un’infilitrazione, un soggetto esterno e nemico al corteo stesso.
    E’ esattamente questa opposta visione delle cose che determina l’incomunicabilità e l’inutilità di certe manifestazione politiche: da una parte un corteo che pretende di rappresentare il mondo del lavoro in maniera conflittuale; dall’altra una parte importante di quel mondo del lavoro che dovrebbe essere organizzata e “politicizzata” per potersi esprimere politicamente. E non trova risposta.
    Siccome è difficile che in politica ci siano dei vuoti di rappresentanza troppo a lungo, e siccome la fase sociale non è propriamente delle migliori, rischiamo che quel segmento sociale poi venga rappresentato ed espresso da altre forze politiche, da altre opzioni politiche, a noi antitetiche e nemiche (nostre e di classe più in generale). E allora si che saranno cazzi amari…

  • Max

    Come sempre i vostri post (e i conseguenti commenti) offrono ottimi spunti di riflessione.
    Volevo volgere lo sguardo alla grande massa di persone nel suo insieme. Ecco mi sembra che le manchi la consapevolezza della sua importanza, poichè,per chi non si è già rassegnato alla situazione odierna ,le proposte vengono attese da qualcuno o da qualche parte (solitamente partiti, politici o personaggi vari), non ci si ferma a pensare su come potrebbero cambiare le condizioni “se” (se molti diritti ci spettassero, se tutte le persone fossero considerate sullo stesso livello ecc.), quindi manca anche la capacità di elaborare soluzioni. Riprendendo quello che ha scritto rebeldia ,sono del parere che la cultura della speculazione e della sopraffazione siano ancora ben radicate.
    Il mondo del lavoro è un’esempio chiaro : i più fortunati hanno contratti di qualche anno con stipendi da sussistenza,poi ci sono quelli con i contratti corti (qualche mese) poi ci sono quelli che hanno dei rimborsi spese (non me la sento di chiamarli stipendi) e poi ci sono quelli che pagano per lavorare (i cosiddetti stage).Non si parla di persone uscite dalla terza elementare e al primo impiego,ma di persone che hanno un grande bagaglio culturale e spesso svariate esperienze. Il bello è che queste condizioni vengono accettate, alcuni ringraziano anche, diventeranno tutti automaticamente anticapitalisti? personalmente non credo (e i dati elettorali a riguardo sono inquietanti). La cultura del comando è ancora troppo presente, la persona è posta in posizione secondaria rispetto alla sua collocazione nella scala gerachica, eppure quanto cambierebbero le cose se solo si facesse lo sforzo di immaginarci, con dei diritti di base
    (che in realtà paghiamo anche profumatamente) e tutti uguali? Ebbene in questa fase si perdono svariati individui che le battaglie preferiscono farle su facebook piuttosto che andare a gridare a gran voce da chi di dovere.
    Forse per il lettore medio di questo blog avrò scritto una massa di banalità, volevo però sottolineare che se i partiti assumono ancora determinati comportamenti è perchè effettivamente gli viene lasciata la possibilità di farlo, ovviamente dalla grande masse.
    Una piccola percentuale di antagonisti,i quali tra l’altro non sono neanche avversari sullo stesso piano, non possono certo dare vita a un cambiamento su larga scala, possono però accendere dare lo spunto, accendere la miccia…

  • antifa

    Le parate rituali non servono a nulla. Non ci sono andato al No Monti Day e non andrò allo sciopero generale del 14 novembre. Sono stanco di chiacchiere e di camminate inutili.
    I soldi dello sciopero li darò al primo bisognoso che incontrerò.
    I sindacati di base sono burocrazia esattamente come i confederali. Manca del tutto una prospettiva chiara sul che fare e in quale direzione, e mancano gli onesti.
    I politicanti si assomigliano tutti… Da vomitare.

  • Red dog

    Condivido con Max
    Grazie Militant per quest’ottimo spunto di riflessione e discussione
    Ho potuto riflettere su molti ottimi commenti

    Scusate se mi permetto una specie di metafora..

    I movimenti sono come una grande biblioteca
    Che viene resa d grande e bella per I libri che sono a dispositione
    Senza pero’ dimenticare che ci sono anche I non vedenti…
    I libri devono poter esser anche narrati.

    per questo ogni piazza ogni centro sociale ogni corteo
    Nelle scuole nelle fabbriche…sui murettii
    La lotta Continua!!

  • [...] seguenti. Uno era l’analisi che della manifestazione ne faceva Giorgio Cremaschi, l’altro la nostra analisi sulla scarsa efficacia di momenti politici come quello, slegati da ogni dinamica “reale” [...]

  • tronco

    Se c’è una cosa che è successa il 15 ottobre è stata l’autorappresentazione di un piccolo gruppo slegato non solo dalla società ma anche dal movimento. Se penso a quel giorno l’unica parola che mi viene in mente è autorappresentazione. L’autorappresentazione di un gruppo che si è impossessato di una piazza portandosi dietro il 2% dei presenti in una sparata spontaneistica e avventurista che non ha portato ad altro, se non ha poter dire “esistiamo”, non cogito ergo sum. Tanto è vero che per un anno, grazie al geniale fuoco di paglia del 15, in Italia non è successo NIENTE. Sostanzialmente tanti giri di parole servono per dire che all’estetica “sindacale”, “pesane”, “da partito” del 27 voi preferite quella ribellista del 15. E’ desolante perché di solito trovo le vostre analisi veramente penetranti. E in fondo è la dimostrazione che la ferita provocata nel movimento da quella manifestazione non si è ancora sanata.

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