Per un 25 aprile finalmente libero dal sionismo

Per un 25 aprile finalmente libero dal sionismo

 

A quanto pare le varie formazioni sioniste quest’anno non parteciperanno al corteo romano del 25 aprile promosso dall’Anpi. Da anni proprio la presenza delle stesse rendeva impossibile la partecipazione della sinistra a quel corteo, definitivamente macchiato di “intelligenza col nemico”. Troppe le svolte revisioniste dell’Anpi da molti anni a questa parte: dalla genuflessione alle ragioni della destra ebraica del ghetto di Roma, al palco offerto ai denigratori della Resistenza come Renata Polverini, al costante boicottaggio verso qualsiasi ipotesi di attualizzazione del discorso resistenziale, volutamente immobilizzato in una forma memorialistica che produce mostri politici. L’Anpi, da molti anni, non ha più nulla a che vedere con l’antifascismo, questo va finalmente detto in maniera chiara. Morti gli ultimi reduci, oggi questa associazione – per anni fondamentale nella difesa ideale dei combattenti partigiani – è in mano a cricche di revisionisti neoliberali che nulla hanno a che fare con le ragioni di chi combatté il fascismo nella Resistenza. Di partigiani, purtroppo, ce ne sono sempre meno, dunque anche un’associazione come l’Anpi dovrebbe prenderne atto, visto che impedisce alla radice qualsiasi ipotesi di affermazione concreta e attuale dei valori della Resistenza. Che non sono, sia detto per inciso, quelle quattro boiate liberali promosse da quadri del Pd dislocati nell’associazione dei partigiani.

Questo il motivo per cui da anni, forse sbagliando, i compagni romani hanno preso a disertare il corteo “ufficiale” costruendosene uno diverso, conflittuale, più aderente alle ragioni di chi lottò contro il fascismo. Una mossa probabilmente errata. La Liberazione commemorata dalle istituzioni, ufficialmente, è uno degli ultimi retaggi di un mondo che non c’è più, un campo che va difeso e non abbandonato, perché, per quanto in maniera apparente, è meglio un’istituzione formalmente antifascista che una a-fascista, che decide scientemente di non ricordare la fonte originaria dell’ordinamento democratico, che non è la Costituzione ma la guerra civile da cui questa ne scaturì. Una formalità che garantisce agibilità, e che ne toglie nel caso opposto. Nonostante ciò, quel corteo è diventato negli ultimi anni francamente un luogo perverso, dannoso, che non ha parentele con qualsiasi forma di Resistenza storicamente avvenuta: un corteo paradossale in cui le forze di destra avevano più voce in capitolo di quelle di sinistra. Comune di Roma, fazioni ebraiche legate al ghetto romano, partiti liberal-liberisti, un insieme di posizioni politiche capaci di orientare l’organizzazione di quel corteo; a fronte di ciò, un coacervo di residualità politiche senza alcuna capacità di orientare in senso progressivo e sostanzialmente antifascista la manifestazione, vittime delle ritrosie di un’associazione, l’Anpi appunto, protesa a legittimarsi a destra più che ritrovare le sue ragioni a sinistra. Le motivazioni per cui è sorto un corteo alternativo sono allora del tutto legittime, anche se frutto più di una resa che di una volontà, la resa di un campo che non va abbandonato ma occupato, fatto proprio.

Il culmine del paradosso politico in scena ogni 25 aprile a Roma si è avuto lo scorso anno, quando il servizio d’ordine del ghetto ha aggredito malmenando alcuni cittadini presenti al corteo con la bandiera palestinese. Un evento che ha portato quest’anno alla costruzione di uno spezzone antimperialista all’interno del corteo “ufficiale”, con l’obiettivo non solo di riportare una visione politica antifascista al passo coi tempi dentro quel corteo, ma anche per garantire l’autodifesa in caso di attacco delle squadracce sioniste. Uno spezzone in cui possa trovare “riparo” la comunità palestinese, altrimenti impossibilitata a partecipare al corteo del 25 aprile con le proprie bandiere (e questo descrive la follia a cui è giunta tale manifestazione). Una comunità palestinese che peraltro non ha mai richiesto l’espulsione dal corteo della “Brigata ebraica”, come dice chiaramente in un suo comunicato ufficiale: “nessuno, ma proprio nessuno, si è espresso contro la presenza della Brigata ebraica o contro la sua bandiera. Facciamo una netta distinzione tra la Brigata ebraica e le politiche coloniali e di occupazione dei governi israeliani, e chiediamo con forza che venga riconosciuto al popolo palestinese il diritto ad avere un suo proprio Stato sovrano e democratico e a lottare contro l’occupazione israeliana”.

Le questioni sollevate dalla comunità ebraica, e il contestuale passo indietro dell’Aned, sono allora totalmente strumentali. A nessuno verrebbe mai in mente di aggredire l’associazione degli ex deportati e combattenti ebrei. E’ la bandiera imperialista israeliana il problema, e anche in questo caso a nessuno verrebbe in mente di toglierla con la forza all’interno del corteo del 25 aprile (cosa che invece, anche questo sia detto per inciso, dovrebbe avvenire, se vogliamo dare un senso politico ad una ritualità ormai completamente impolitica; peraltro è la stessa cosa che accade con la bandiera italiana nelle manifestazioni della sinistra, che giustamente rifiutano ogni tipo di nazionalismo). Lo sfilamento delle associazioni ebraiche ha allora altri motivi: sono queste che non vogliono partecipare a manifestazioni in cui sia presente anche una parte palestinese visibile, e i fatti dello scorso anno lo provano oltre misura. Infatti lo scorso anno non fu la presenza ingombrante della Led e delle bandiere israeliane il problema, ma quelle palestinesi!

Il sionismo non ha nulla a che vedere con i valori della Resistenza, perché il sionismo è una linea politica fascista, colonialista, razzista. Sionismo e Liberazione sono due concetti antitetici, nemici, destinati inevitabilmente a scontrarsi perché portatori di due visioni del mondo opposte e inconciliabili. Non è la presenza degli ebrei il problema, e anzi la comunità ebraica del ghetto romano dovrebbe fare pulizia al proprio interno di certi personaggi. Ma da una comunità che votò in massa Alemanno e Riccardo Pacifici, una comunità strutturalmente di destra, ricca, pervasa di razzismo, difficilmente si può attendere un assunzione di responsabilità di questo tipo.