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ACCADEVA OGGI…

23 October :
1983: BOMBE A BEIRUT

1990 - Andreotti ammette l'esistenza di una rete parallela ai servizi segreti militari, Gladio, nata con lo scopo di opporsi ad una eventuale invasione dell’Unione Sovietica. In seguito verrà alla luce che la Gladio è stata coinvolta nella strategia della tensione e in alcune delle vicende più oscure della storia recente italiana

STATS

L’eclissi della faglia israelo-palestinese

 

“Il mondo, tuttavia, resta ancora molto eterogeneo. Il coercitivo imperialismo delle nazioni avanzate è in grado di esistere solo perché restano sul nostro pianeta le nazioni arretrate, le nazionalità oppresse, i paesi coloniali e semicoloniali. La lotta dei popoli oppressi per l’unificazione nazionale e l’indipendenza nazionale è doppiamente progressiva perché, da un lato prepara condizioni più favorevoli per il loro proprio sviluppo, mentre dall’altro infligge dei colpi all’imperialismo. Questa, in particolare, è la ragione per cui, nella lotta fra una civilizzata, imperialista, democratica repubblica e un arretrata, barbarica monarchia in un paese coloniale, i socialisti stanno interamente dalla parte del paese oppresso, nonostante la sua monarchia, e contro il paese oppressore, a dispetto della sua “democrazia”.

(Lenin..ehm, no. Stalin…non proprio. Mao Tse Tung. Fuori strada. Leon Trotsky, Lenin e la guerra imperialista, 1938)

 

La guerra indotta tra sunniti e sciiti, le “primavere arabe”, il nucleare iraniano, la decomposizione della Siria, la nascita e il ruolo dell’Isis, la paventata (e fallita) egemonia turca nella regione, la questione curda, la guerra in Iraq, la tribalizzazione della Libia: queste e altre vicende, che nell’ultimo quindicennio hanno contribuito a far deflagrare la situazione mediorientale, sono tutte accomunate da un fattore: l’irrilevanza rispetto alla contraddizione tra Israele e Palestina. La crisi generale della regione mediorientale sembra avere mille rivoli, nessuno dei quali conduce alla lotta di liberazione della Palestina dal colonialismo israeliano. Questo cambiamento, a dir poco epocale, sembra essere passato sottotraccia nelle analisi complessive della situazione, eppure è rivelatore di un salto di paradigma foriero di conseguenze. Continua a leggere »

La Siria, lo Stato Islamico e la “guerra all’Europa”/terza parte

Terzo appuntamento con il nostro approfondimento, qui e qui la prima e la seconda parte.

Intervistato dal Corriere della Sera Vali Nasr, rettore della Scuola di studi politici internazionali della John Hopkins University di Washington, ha recentemente dichiarato: Se andiamo a cercare spiegazioni per tutti i rivoli rischiamo di perdere il quadro d’insieme. Il nodo centrale è la Siria. Se non ci fosse stata la guerra civile siriana oggi l’Isis non esisterebbe.(…) Il fatto che esista un’organizzazione terrorista con una sua base territoriale è una cosa di enorme importanza. Sul piano operativo e anche su quello psicologico. Un ribelle reclutato dall’Isis, magari un criminale comune, all’improvviso si sente investito di una missione: ha non solo un’ideologia, ma anche una patria da difendere. Continua a leggere »

Francia: dalla resistenza alla desistenza?

Il 13 dicembre la Francia è tornata nuovamente alle urne dopo che, solo una settimana prima, l’affermazione del Front National aveva provocato un piccolo terremoto politico. Ora, se ci dovessimo fermare alle bandierine colorate, giustapposte sulla carta regionale dell’Hexagone dopo il secondo turno, verrebbe quasi da commentare “tanto rumore per nulla”: su sette regioni garrisce la bandierina blu dell’ex presidente Nicolas Sarkozy e su cinque quella rosa, sbiaditissima, dei socialisti di François Hollande. Delle bandierine nere del FN nemmeno l’ombra. Continua a leggere »

La Siria, lo Stato Islamico e la “guerra all’Europa”/seconda parte

Proseguiamo il nostro approfondimento sui legami economici, geopolitici e religiosi che connettono il conflitto in Siria con l’ascesa dello Stato Islamico e la guerra nel cuore dell’Europa. Qui la prima parte.

Il moderno stato siriano è frutto anch’esso degli accordi di Sykes-Picot. La Siria storica (Bilād al-Shām) che comprendeva gli attuali Stati di Siria, Libano, Giordania e Palestina/Israele venne infatti smembrata dalle potenze coloniali in base ai suddetti accordi. La Gran Bretagna divise la Palestina mandataria dalla Transgiordania (l’attuale Giordania), mentre la Francia ricavò dalla restante parte della ”Grande Siria” uno stato alauita, in aggiunta al Gebel druso e al Grande Libano, che sarebbe poi divenuto il Libano attuale. Continua a leggere »

I limiti di un processo politico antimperialista. Riflessioni sulla sconfitta elettorale in Venezuela

 

La vittoria delle destre golpiste in Venezuela è un problema che riguarda soprattutto la sinistra latinoamericana, ma offre diversi spunti di riflessione anche per ragionare sui limiti della sinistra in quanto tale, per sinistra intendendo qui ovviamente quella di classe e non le propaggini liberiste oggi al potere in Italia e nel resto d’Europa. Insomma il (grandioso) processo bolivariano antimperialista soffriva di limiti politici già evidenti prima della sconfitta elettorale, dei limiti che niente hanno a che fare con le critiche che le sinistre “euroimperiali” muovevano ad esso, ma su cui pure toccherà ragionare per il futuro e in vista della riconquista del potere in Venezuela. L’unica premessa a tale discorso è che noi, come sinistra europea, niente possiamo insegnare a quella latinoamericana oggi al potere, e anzi avremmo dovuto in questi anni umilmente prendere esempio di un processo popolare, partecipato e di classe capace di partire dalle masse diseredate delle periferie metropolitane e dalle campagne contadine per giungere al governo e da lì incrinare l’egemonia imperialista nella regione. Se pure delle criticità sono presenti e vanno giustamente evidenziate, quello che invece non va fatto è spiegare “come si fa” a una sinistra che in un ventennio ha guidato un intero continente, nella sua veste socialdemocratica o più schiettamente socialista (ad eccezione della Colombia terrorista).   Continua a leggere »

Il Venezuela, la sconfitta e noi

In Venezuela abbiamo perso, come è ormai noto. Il chavismo è stato nettamente sconfitto dalla destra nelle elezioni parlamentari e l’agibilità del presidente Maduro risulta adesso molto ridotta. La derrota era nell’aria, ma non per questo fa meno male. Gli auspici ricavati dalle recenti elezioni argentine sono stati, quindi, confermati. Il Venezuela è un paese centrale per il socialismo del XXI secolo, adesso la “normalizzazione” può iniziare. Continua a leggere »

La Siria, lo Stato Islamico e la “guerra all’Europa”/prima parte

Subito dopo gli attacchi del 13 novembre abbiamo pensato di prenderci un po’ di tempo per provare a scrivere qualcosa di più “ragionato” su quello che era accaduto a Parigi. Man mano che buttavamo giù gli appunti ci siamo accorti, però, che era impossibile provare a smontare il meccanismo bellico che si era attivato senza provare a spiegare la funzione di “mostro provvidenziale” che svolge oggi lo Stato Islamico in medioriente. Però non si possono comprendere le peculiarità del Califfato senza tener conto della guerra siriana, semplicemente perchè senza il conflitto in Siria l’IS non esisterebbe. E a sua volta non si possono individuare le ragioni profonde della guerra che dal 2011 ha mietuto più di 200 mila morti, senza aver chiare le mire e le ambizioni di potenze regionali e globali che in quella guerra giocano un ruolo decisivo. E poi c’è anche il fallimento dei processi di decolonizzazione, la globalizzazione liberista, la crisi… insomma quello che doveva essere un post è diventato una cosa troppo lunga per essere proposto tutto in una volta. Per cui abbiamo deciso di pubblicarlo a puntate e farlo diventare, alla fine del percorso, un “documentino” scaricabile che (speriamo) possa aiutare a contestualizzare i fatti. Continua a leggere »

L’uso strumentale dell’accusa di «terrorismo» e il parallelo tra Isis e Brigate rosse

Gli attentati di Parigi del 13 novembre ci hanno fatto – lo ammettiamo, ingenuamente – pensare per un momento che finalmente, in Italia, dopo tanto blaterare di «terrorismo», i commentatori avrebbero capito cosa è il «terrorismo» e avrebbero imparato a distinguerlo non solo dalla lotta armata ma anche dalla normale dialettica politica tra le classi. Abbiamo peccato di ingenuità, appunto. Continua a leggere »