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L’Achtung Banditen evolve in fanzine antifascista. Da oggi, in tutte le peggiori scuole di Roma

 

Diamo spazio all’importante contributo uscito in questi giorni ad opera di diversi compagni romani, tra cui noi, organizzatori dell’Achtung Banditen Fest. Stiamo parlando del primo numero dell’AntiFanzine Achtung Banditen (scaricabile qui), in cui sono raccolti i diversi contributi e le testimonianze di ciò che è stato il festival Achtung Banditen, svoltosi a Roma all’Università La Sapienza gli scorsi 23 e 24 aprile. Il senso di quest’ultima “fatica” editoriale, raccolta anche in una veste grafica accattivante, è quello di dar luogo ad uno degli aspetti che, a nostro parere, costituiscono il cuore pulsante dell’anti-fascismo militante, la costruzione di un immaginario antifascista forte e radicato da opporre a quell’istinto xenofobo e razzista, che sotto la spinta della paranoia securitaria e della paura dell’immigrazione, sta facendosi strada anche nei luoghi dove come compagni siamo presenti ( o dove dovremmo esserlo). Perciò una fanzine da presentare nelle scuole, nelle piazze e nelle sedi dei comitati di quartiere è tra le migliori risposte, ci sembra, alla paura e a qualsiasi tentativo di riorganizzazione del fronte reazionario e fascista sotto la leadership di Salvini, che poi non è altro che l’altro lato della medaglia del renzismo.
Di seguito vi è anche l’introduzione alla fanzine, che meglio di ogni altra parola chiarisce il senso di questo lavoro.
Buona lettura… Continua a leggere »

Il flop leghista e la narrazione mediatica funzionale all’alternanza liberista

 

Se l’oggettività fosse una caratteristica dei media generalisti, questi avrebbero dovuto aprire con l’ennesimo flop numerico di una manifestazione leghista. Una piazza militarizzata e dimezzata dagli stand della fiera “Cioccoshow”, in realtà prevista solo per l’11 novembre, ma opportunamente montata con ampio anticipo per ridurre ulteriormente la portata della piazza, ha visto la presenza di un numero di manifestanti identico a quelli portati a piazza del Popolo, a Roma, il 28 febbraio scorso. Solo che a differenza di Roma, città in cui la Lega è ancora oggi un soggetto completamente estraneo alla politica cittadina (anzi, lo è proprio perché ci fu quel 28 febbraio), a Bologna eravamo in quel nord che vede le percentuali elettorali del partito di Salvini costantemente sopra il 20%. Il fenomeno mediatico-elettorale leghista continua a perdere aderenza sul famigerato territorio, e l’occupazione salviniana di ogni trasmissione televisiva può portare voti ma non peso sociale. Continua a leggere »

La rissa in famiglia: i rapporti perversi tra Casapound e Polizia in via del Casale di San Nicola

Il dirigente di piazza degli scontri di via del Casale di San Nicola, Adriano Lauro (nella foto a destra in camicia bianca), è un nome che potrebbe dire poco ai compagni più giovani. Per chi invece ha vissuto le tragiche giornate di Genova, questo nome è impresso indelebile nella memoria collettiva di una giornata, quella del 20 luglio 2001: “Bastardo! Lo hai ucciso tu, lo hai ucciso! Bastardo! Tu l’hai ucciso, col tuo sasso, pezzo di merda! Col tuo sasso l’hai ucciso! Prendetelo!”, gridava l’allora giovane vicequestore Adriano ad un manifestante in piazza Alimonda. Una piazza ormai svuotata di gente e in cui giaceva in una pozza di sangue, non coperto e attorniato da agenti di Polizia il corpo senza vita di Carlo. E quel grido, l’estremo insulto alla morte di Carlo Giuliani, è rimasto negli occhi e nelle orecchie di quella generazione, uno dei simboli di quelle drammatiche giornate. Ne ha fatta di strada Adriano Lauro, fino a diventare alto dirigente di Polizia. Ne ha fatta di strada anche il figlio (evitiamo di riportare il nome visto che il personaggio si sarebbe ritirato dalla vita politica), militante di Casapound almeno fino al 2013. Continua a leggere »

«Da qui non ce ne andiamo». I richiedenti asilo di via Visso e il trasferimento a Casale San Nicola

Ritorniamo sui recenti fatti di Casale San Nicola, chiedendoci: ma chi c’è dall’altra parte? Chi sono questi «profughi» di cui tutti i giornali parlano? Come ha chiarito il prefetto Gabrielli, a dover essere trasferiti nella ex scuola Socrate sono alcuni «richiedenti asilo», provenienti da San Basilio. Già questo dovrebbe far suonare dei campanelli di allarme sulla non aderenza alla realtà dei timori che il loro trasferimento suscita: si tratta, infatti, di richiedenti asilo che da mesi vivono nel campo di accoglienza di via Visso, una traversa della Tiburtina dopo Rebibbia. Continua a leggere »

Prima le villette a schiera poi i rifugiati: Casapound a difesa del padrone

 

Nel comprensorio di borghesissime villette a schiera di Casale San Nicola, orrendo neoquartiere abusivo dell’ultimo scampolo di borghesia evasora riuscita ad arricchirsi un attimo prima della crisi, stretto tra gli altri due borghesissimi quartieri di La Storta e L’Olgiata, il Comune di Roma ha deciso di ospitare temporaneamente alcuni rifugiati politici extracomunitari, persone in fuga dalle guerre che l’Occidente ha scatenato in giro per l’Africa e il Medioriente. Questioni lontanissime dagli interessi di questa borghesia pezzente, se non che oggi il frutto di quelle scelte politiche sta ricadendo nel cuore della metropoli europea. Le aggressioni militari, da fastidioso cicaleccio giornalistico preserale, cominciano a spargere i propri miasmi fin dentro le case degli italiani, e questo non è tollerabile per questi berlusconiani della prima ora oggi traghettati nel leghismo razzista. Le nostre villette a schiera non si toccano. A dar manforte alla protesta, già di per sè fascista senza bisogno dell’intervento esogeno, la presenza di Casapound, come sempre in prima fila quando si tratta di garantire il sacro diritto all’italianità della proprietà. E come sempre, l’atteggiamento della polizia in presenza del padronato nelle sue molteplici forme si fa più ossequioso, modesto, dialogante, irreprensibile. Le esilaranti scene di ieri meritano una riflessione. Continua a leggere »

Achtung Banditen 2015, zona infestata da partigiani

Perché essere antifascisti? Oggi a 70 anni da quel lontano 25 aprile del ’45 la domanda sembrerebbe pertinente. Potremmo rispondere cavandocela con il richiamo ai partigiani, alla guerra di liberazione. Oppure potremmo parlare delle stragi degli anni 70, delle bombe nelle piazze e nelle stazioni, dei compagni assassinati sotto casa. Sicuramente è anche per questo che siamo antifascisti, ma la memoria non è la sola né può essere l’unica ragione per spiegare una scelta di campo netta e irreversibile. L’antifascismo però non è ricordo, liturgia o vuota retorica, è soprattutto lotta perché i fascisti, proprio come le guardie, i magistrati o gli altri apparati dello Stato non sono altro che uno strumento utilizzato dalla classe dominante che nei quartieri e nelle curve si atteggiano a ribelli, ma che nei momenti decisivi ritrovi sempre dalla parte del potere costituito. Dall’altra parte della barricata. In un momento storico come questo, in assenza di un movimento anticapitalista forte capace di sfidare la crisi e i diktat dell’Unione Europea, il fascismo e la sua demagogia in tutta Europa strisciano anche nei quartieri delle masse popolari arrivando a contendere apertamente quello che una volta sarebbe stato il nostro blocco sociale di riferimento. Diventa così necessario tornare ad essere presenti là dove sta la nostra classe e riprendersi agibilità, egemonia, spazio politico. Continua a leggere »

La finta ingenuità di Chiara Bisconti è un’altra operazione di revisionismo storico

L’assessore al benessere, qualità della vita, sport e tempo libero, risorse umane, tutela degli animali e verde (!!!) di Milano, Chiara Bisconti, non ha un passato politico di grande rilievo. Se doveste perdere qualche minuto sui motori di ricerca per capire cosa facesse di strettamente politico prima di essere chiamata da Pisapia, forse non trovereste nulla. Ma non è un problema, e soprattutto non c’entra molto con la polemica che si è alzata nelle ultime 24 ore. O forse, potremmo dire che c’entra nella misura in cui una certa ingenuità politica – anche a chi non è stato militante politico nei decenni passati – non può essere riconosciuta e giustificata, specie se le puntualizzazioni e le rettifiche fatte stamattina ci consegnano un quadro molto, molto chiaro della situazione. Ma andiamo con ordine. Continua a leggere »

L’anticomunismo europeista della Lega Nord

 

Per mesi la farsa di una Lega Nord presuntamente anti-europeista ha campeggiato un po’ ovunque. Le vacanze salviniane in Russia hanno poi offuscato ancor di più gli occhi di chi non riesce a discernere un discorso populista elettorale da una sostanza politica concreta, quella di un partito emblema di una piccola borghesia succube economicamente e politicamente dalle volontà di chi decide davvero oggi in Europa. Dopo tanta retorica, ecco arrivare i fatti: due consiglieri milanesi, non smentiti dal vertice leghista, hanno proposto al Parlamento di legiferare la “messa al bando dei partiti che si ispirano a dottrine bolscevico-marxiste, che hanno seminato terrore e morte nelle popolazioni di tutta la terra”.  Fosse solo questo, non ci sarebbe notizia. Il posizionamento della Lega Nord nel campo anticomunista era noto sin dalla fondazione del partito, e non saranno quattro abboccamenti salviniani a far cambiare mission ad un soggetto costruito proprio per strappare alle forze di sinistra pezzi di pensiero forte. Sostituire una certa identificazione sociale con una schiettamente territoriale è stato per decenni il compito di Bossi e sodali. Continua a leggere »