APPUNTAMENTI

achtung-banditend-fanzine1

MILITANT AUTLET


Infoshop
www.militantautlet.com
T-shirt, felpe, cappelli, giacche e sciarpe per sostenere le spese dell’attività politica.

Donazione Paypal

La lotta paga, ma ha anche un costo. Non riceviamo finanziamenti, non abbiamo trattorie, nessuno ci paga manifesti, striscioni o trasferte. Tutta la nostra attività politica è finanziata con l'autotassazione e la vendita delle magliette. Se pensi che il nostro impegno meriti un piccolo sostegno, non indugiare. Anche un piccolo contributo economico è per noi una grande forma di solidarietà politica.

PAGINE FACEBOOK: MILITANT


Collettivo Militant

NOI SAREMO TUTTO


Rete Nazionale

MILITANT AUTLET


Infoshop

ACHTUNG BANDITEN


Festival Antifascista

Caracas Chiama


Rete di solidarietà al Socialismo del XXI secolo

Comitato per il Donbass Antinazista


Coordinamento Operaio Ama


SOCIAL

pagina twitter Profilo Twitter pagina twitter Canale Youtube abbonati alle notizie Rss Feed Rss

ACCADEVA OGGI…

28 September :
1901 - L'esercito USA, per ritorsione a seguito dell'uccisione di 48 soldati, "cancella" la cittadina di Balangiga, nelle Filippine massacrando oltre 25000 civili

1978: L'OMICIDIO DI IVO ZINI

STATS

L’eclissi della faglia israelo-palestinese

 

“Il mondo, tuttavia, resta ancora molto eterogeneo. Il coercitivo imperialismo delle nazioni avanzate è in grado di esistere solo perché restano sul nostro pianeta le nazioni arretrate, le nazionalità oppresse, i paesi coloniali e semicoloniali. La lotta dei popoli oppressi per l’unificazione nazionale e l’indipendenza nazionale è doppiamente progressiva perché, da un lato prepara condizioni più favorevoli per il loro proprio sviluppo, mentre dall’altro infligge dei colpi all’imperialismo. Questa, in particolare, è la ragione per cui, nella lotta fra una civilizzata, imperialista, democratica repubblica e un arretrata, barbarica monarchia in un paese coloniale, i socialisti stanno interamente dalla parte del paese oppresso, nonostante la sua monarchia, e contro il paese oppressore, a dispetto della sua “democrazia”.

(Lenin..ehm, no. Stalin…non proprio. Mao Tse Tung. Fuori strada. Leon Trotsky, Lenin e la guerra imperialista, 1938)

 

La guerra indotta tra sunniti e sciiti, le “primavere arabe”, il nucleare iraniano, la decomposizione della Siria, la nascita e il ruolo dell’Isis, la paventata (e fallita) egemonia turca nella regione, la questione curda, la guerra in Iraq, la tribalizzazione della Libia: queste e altre vicende, che nell’ultimo quindicennio hanno contribuito a far deflagrare la situazione mediorientale, sono tutte accomunate da un fattore: l’irrilevanza rispetto alla contraddizione tra Israele e Palestina. La crisi generale della regione mediorientale sembra avere mille rivoli, nessuno dei quali conduce alla lotta di liberazione della Palestina dal colonialismo israeliano. Questo cambiamento, a dir poco epocale, sembra essere passato sottotraccia nelle analisi complessive della situazione, eppure è rivelatore di un salto di paradigma foriero di conseguenze. Continua a leggere »

La Siria, lo Stato Islamico e la “guerra all’Europa”/terza parte

Terzo appuntamento con il nostro approfondimento, qui e qui la prima e la seconda parte.

Intervistato dal Corriere della Sera Vali Nasr, rettore della Scuola di studi politici internazionali della John Hopkins University di Washington, ha recentemente dichiarato: Se andiamo a cercare spiegazioni per tutti i rivoli rischiamo di perdere il quadro d’insieme. Il nodo centrale è la Siria. Se non ci fosse stata la guerra civile siriana oggi l’Isis non esisterebbe.(…) Il fatto che esista un’organizzazione terrorista con una sua base territoriale è una cosa di enorme importanza. Sul piano operativo e anche su quello psicologico. Un ribelle reclutato dall’Isis, magari un criminale comune, all’improvviso si sente investito di una missione: ha non solo un’ideologia, ma anche una patria da difendere. Continua a leggere »

Le scuole nello stato di eccezione permanente. Un contributo degli studenti

 

Pubblichiamo un contributo scritto dal nostro gruppo studentesco e universitario, insieme agli studenti in queste settimane coinvolti nelle occupazioni scolastiche, sull’adeguamento scolastico allo stato di eccezione permanente presente nella Capitale.

Nelle ultime settimane la città di Roma appare sempre più nervosa per la “minaccia terrorismo”  e  mentre tutti corrono ai ripari nessuno sa realmente cosa fare. Quindi, per ora, si riempiono le stazioni di militari con l’unico apparente compito di controllare l’obliterazione di tutti i biglietti mentre il ceto politico romano, Pd in testa, è intento a capire il modo migliore per spartirsi la torta del Giubileo e, magari, trovare un altro fantoccio da far sedere in Comune per distogliere l’attenzione dai loro sporchi affari “privati”. Già, affari, che di privato hanno solo i profitti come quello della Metro C, il cui cantiere rischia di fermarsi definitivamente a dicembre finchè il Comune non pagherà qualcosa come 260 milioni a fronte di una spesa totale che finora, secondo alcune stime, si aggira tra i 4 e 5 miliardi! Continua a leggere »

Francia: dalla resistenza alla desistenza?

Il 13 dicembre la Francia è tornata nuovamente alle urne dopo che, solo una settimana prima, l’affermazione del Front National aveva provocato un piccolo terremoto politico. Ora, se ci dovessimo fermare alle bandierine colorate, giustapposte sulla carta regionale dell’Hexagone dopo il secondo turno, verrebbe quasi da commentare “tanto rumore per nulla”: su sette regioni garrisce la bandierina blu dell’ex presidente Nicolas Sarkozy e su cinque quella rosa, sbiaditissima, dei socialisti di François Hollande. Delle bandierine nere del FN nemmeno l’ombra. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): La isla mìnima, di Alberto Rodriguez

 

La storia della Spagna è rivelatrice di un continente, ne è la sua coscienza sporca non metabolizzata. E’ importante per vari motivi: per aver vissuto la tragedia della guerra civile, dove si produsse lo scontro più compiuto tra fascismo e antifascismo, e in cui la democrazia liberale scelse coscientemente di stare dalla parte della reazione; per la presenza di un sistema autoritario para-fascista perfettamente tollerato nel cuore dell’Europa del dopoguerra; per la combattiva presenza di alcuni dei movimenti rivoluzionari più incisivi dell’Europa occidentale, in particolare la lotta di liberazione del popolo basco. Qualche anno fa lo storico Elio Apih si domandava se fosse la Risiera di San Sabba il nostro passato che non passa, indicando con questo la nostra mancata resa dei conti con il nostro passato fascista e lo sterminio degli ebrei. Ebbene, dovremmo chiederci se sia davvero la Spagna franchista il passato rivelatore dell’Europa liberale. Purtroppo, il passaggio dal franchismo alla democrazia è avvenuto pacificamente proprio perché alla base del cambiamento venne posto l’oblio consapevole sulle responsabilità della guerra civile e dei successivi quarant’anni di dittatura reazionaria. Continua a leggere »

La Siria, lo Stato Islamico e la “guerra all’Europa”/seconda parte

Proseguiamo il nostro approfondimento sui legami economici, geopolitici e religiosi che connettono il conflitto in Siria con l’ascesa dello Stato Islamico e la guerra nel cuore dell’Europa. Qui la prima parte.

Il moderno stato siriano è frutto anch’esso degli accordi di Sykes-Picot. La Siria storica (Bilād al-Shām) che comprendeva gli attuali Stati di Siria, Libano, Giordania e Palestina/Israele venne infatti smembrata dalle potenze coloniali in base ai suddetti accordi. La Gran Bretagna divise la Palestina mandataria dalla Transgiordania (l’attuale Giordania), mentre la Francia ricavò dalla restante parte della ”Grande Siria” uno stato alauita, in aggiunta al Gebel druso e al Grande Libano, che sarebbe poi divenuto il Libano attuale. Continua a leggere »

I limiti di un processo politico antimperialista. Riflessioni sulla sconfitta elettorale in Venezuela

 

La vittoria delle destre golpiste in Venezuela è un problema che riguarda soprattutto la sinistra latinoamericana, ma offre diversi spunti di riflessione anche per ragionare sui limiti della sinistra in quanto tale, per sinistra intendendo qui ovviamente quella di classe e non le propaggini liberiste oggi al potere in Italia e nel resto d’Europa. Insomma il (grandioso) processo bolivariano antimperialista soffriva di limiti politici già evidenti prima della sconfitta elettorale, dei limiti che niente hanno a che fare con le critiche che le sinistre “euroimperiali” muovevano ad esso, ma su cui pure toccherà ragionare per il futuro e in vista della riconquista del potere in Venezuela. L’unica premessa a tale discorso è che noi, come sinistra europea, niente possiamo insegnare a quella latinoamericana oggi al potere, e anzi avremmo dovuto in questi anni umilmente prendere esempio di un processo popolare, partecipato e di classe capace di partire dalle masse diseredate delle periferie metropolitane e dalle campagne contadine per giungere al governo e da lì incrinare l’egemonia imperialista nella regione. Se pure delle criticità sono presenti e vanno giustamente evidenziate, quello che invece non va fatto è spiegare “come si fa” a una sinistra che in un ventennio ha guidato un intero continente, nella sua veste socialdemocratica o più schiettamente socialista (ad eccezione della Colombia terrorista).   Continua a leggere »

Il Venezuela, la sconfitta e noi

In Venezuela abbiamo perso, come è ormai noto. Il chavismo è stato nettamente sconfitto dalla destra nelle elezioni parlamentari e l’agibilità del presidente Maduro risulta adesso molto ridotta. La derrota era nell’aria, ma non per questo fa meno male. Gli auspici ricavati dalle recenti elezioni argentine sono stati, quindi, confermati. Il Venezuela è un paese centrale per il socialismo del XXI secolo, adesso la “normalizzazione” può iniziare. Continua a leggere »