APPUNTAMENTI

MILITANT AUTLET


Infoshop
www.militantautlet.com
T-shirt, felpe, cappelli, giacche e sciarpe per sostenere le spese dell’attività politica.

Donazione Paypal

La lotta paga, ma ha anche un costo. Non riceviamo finanziamenti, non abbiamo trattorie, nessuno ci paga manifesti, striscioni o trasferte. Tutta la nostra attività politica è finanziata con l'autotassazione e la vendita delle magliette. Se pensi che il nostro impegno meriti un piccolo sostegno, non indugiare. Anche un piccolo contributo economico è per noi una grande forma di solidarietà politica.

PAGINE FACEBOOK: MILITANT


Collettivo Militant

NOI SAREMO TUTTO


Rete Nazionale

MILITANT AUTLET


Infoshop

ACHTUNG BANDITEN


Festival Antifascista

Caracas Chiama


Rete di solidarietà al Socialismo del XXI secolo

Comitato per il Donbass Antinazista


Coordinamento Operaio Ama


SOCIAL

pagina twitter Profilo Twitter pagina twitter Canale Youtube abbonati alle notizie Rss Feed Rss

ACCADEVA OGGI…

24 April :
1916 ha inizio la Rivolta di Pasqua - il movimento della Fratellanza repubblicana irlandese guidata dal nazionalista Patrick Pearse inizia la sollevazione contro il dominio britannico che preparerà il terreno per la guerra anglo-irlandese

STATS

Le ragioni del voto contro

 

Nonostante il compagno F. abbia provato in tutti i modi ad autoescludere l’a-sinistra residuale dal novero delle scelte compatibili, quelle che puntualmente richiamano all’ordine schiere animate di maleminoristi dei quartieri bene della Roma rosé, grazie al Consiglio di Stato non vivremo l’emozione di vedere compagni sperduti nell’unico momento di visibilità che conta: quello di farsi contare. Sarebbe stata di gran lunga l’azione più radicale prodotta nel campo della sinistra riformista da anni a questa parte. Peccato. Come però detto in precedenza, queste elezioni assumono un valore tutto particolare, perché avvengono nel cuore della lotta renziana per l’affermazione stabile del suo soggetto politico, lotta che vedrà il suo momento culminante nel referendum costituzionale di ottobre. Un’affermazione che può e deve essere combattuta con ogni mezzo necessario, perché causa primaria della contorsione ordoliberista in corso oggi in Italia, che impedisce in nuce ogni possibile resistenza, che normalizza un paese adeguandolo agli standard di sviluppo anglosassoni. Continua a leggere »

Quell’insana voglia di attentato

 

Non ce la fa proprio l’Italia a farsi fare un attentato. Niente, ci stanno provando in tutti i modi. Sicuri che invadendo la Libia poi almeno una volta ci colpiranno? Magari mandando altri 300 militari in Iraq a difendere una nostra impresa, riusciremo ad attirare l’attenzione di qualche jihadista? Sembra proprio di no. Sarebbe davvero la manna dal cielo per una classe dirigente finalmente libera da ogni vincolo democratico formale. Cazzo, gli abbiamo anche servito il Giubileo farlocco, cos’altro vogliono di più? Che culo questi francesi, devono aver pensato un attimo dopo gli attacchi dello scorso novembre Alfano e soci. E invece niente, l’Italia non sanno neanche dove si trova sulla cartina. Ingrati. Eppure anche mediaticamente ce la stanno mettendo tutta. Qualche giorno fa, l’11 maggio, le prime pagine dei giornali aprivano con l’arresto di “tre terroristi”. Finalmente! Ecco la prova che anche l’Italia è in lotta contro l’islamismo, per la democrazia, l’illuminismo e il libero mercato. Le prove d’altronde erano schiaccianti: nel cellulare di uno dei tre terroristi c’erano foto del Colosseo. Continua a leggere »

Casapound not welcome… proprio no!

Ieri mattina a Torpignattara, da sempre “Torpigna” per i romani e ora “Torpigne” per i fascisti, è successo quello che doveva succedere: la Roma popolare e antifascista ha sbaraccato il gazebo elettorale di Casaclown. Non sappiamo chi sia stato materialmente, ma idealmente con loro c’erano tutti quelli che in questa città lottano quotidianamente contro lo sfruttamento e la sopraffazione. Continua a leggere »

Gli idoli della democrazia liberale

 

Ancora una volta dalle pagine culturali del Corriere viene l’occasione per riflettere sulla natura ideologica che molti esponenti di quel mondo hanno della democrazia liberale, dei suoi pregi, delle sue mirabili sorti e progressive. Lo spunto è l’articolo “La crisi dei populismi. Ma solo in Sud America” uscito sul numero 231 de La Lettura, l’inserto culturale del giornale. Quando parlano della democrazia e della società occidentale liberale, molti commentatori raccontano con notevole fantasia un mondo che non esiste, una raffigurazione ideologica di una società che non è mai esistita anche nel periodo di ascesa e di maggiore sviluppo della democrazia liberale. Diciamo questo perché leggendo questo articolo è illuminante come si tratti di una mitologia politica, oggi più che mai messa in discussione dalla crisi generale del modello capitalistico internazionale. Ma il nostro valente studioso non è consapevole della sua astrazione, in realtà pensa e vive come non ci possa essere nulla al di fuori della propria visione e pratica nel mondo. Continua a leggere »

Verso le elezioni, un’ipotesi di geografia politica di Roma

Le elezioni, ci piaccia o meno, sono delle istantanee che registrano il clima politico in un determinato momento della vita pubblica. Come le fotografie non trasformano la realtà, non sono cioè in grado di produrre di per sé un fatto politico, quanto piuttosto di restituire, anche se in forma grossolana ed approssimativa, qualcosa che nel corpo sociale si è già prodotto, rendendolo così intelligibile. Continua a leggere »

Vertigini di letteratura proletaria, senza santi nè eroi

 

La vicenda di The Grapes of Wrath – I frutti (o i grappoli) dell’ira, divenuto nella traduzione italiana Furore perdendo in parte il senso evocativo del titolo originale, è davvero particolare e meriterebbe ancora una riflessione, nonostante i settantasette anni che ci separano dall’uscita dell’opera. Identificato trasversalmente – e immediatamente – come “il grande romanzo della nazione americana”, edificatore mitopoietico di simboli ancora oggi persistenti (la corsa all’ovest come sineddoche della conquista americana, il mito della route 66, gli Usa come “terra promessa”) è al contrario il più antiamericano dei romanzi. E’ il racconto distopico di una vicenda che è però visceralmente reale, contrapposta all’utopia del sogno americano che tuttavia, lungi dall’avverarsi, si è imposta nell’immaginario collettivo. Il paradosso sta proprio in questo: un realismo lirico scambiato per utopia negativa ideologicamente viziata, contro una narrazione ideologica poco attinente alla realtà e che però si è affermata nell’interpretazione corrente della realtà stessa. Come è stato possibile questo rovesciamento delle parti è argomento decisivo nel comprendere la cultura americana, ma è una questione che ci porterebbe lontano col ragionamento finendo col perdere di vista il romanzo. Continua a leggere »

Il male comune

 

Ciò che distingue in modo decisivo il marxismo dalla scienza borghese non è il predominio delle motivazioni economiche nella spiegazione della storia, ma il punto di vista della totalità.

György Lukacs

Ecco, la totalità, come direbbe Lukacs. Ci avviciniamo alle elezioni romane del 5 giugno rischiando di perdere per strada il senso profondo di elezioni che mai come quest’anno assumono una valenza politica generale. Ecco perché sono elezioni diverse da quelle degli ultimi anni, e di conseguenza anche l’approccio dovrebbe essere diverso. Una semplice astensione oggi avrebbe un carattere politicamente meno efficace rispetto all’obiettivo principale che caratterizza questa fase politica e che si concluderà, almeno nel breve periodo, con il referendum costituzionale di ottobre: la sconfitta del Pd. A Roma come nel resto d’Italia è questo il problema oggi: scardinare l’egemonia politica di un soggetto neodemocristiano attorno a cui si sono saldati gli interessi economici principali della borghesia transnazionale, europeista, detta all’antica: imperialista. Continua a leggere »

Visioni Militant(I): Il Terrorista, di Gianfranco De Bosio

 

Pochi giorni fa ci è capitato di riscoprire un film particolare sulla Resistenza. Stiamo parlando de “Il Terrorista”, film del 1963, opera prima del regista, ai più sconosciuto, Gianfranco De Bosio. Un evento in controtendenza rispetto alla narrazione revisionista, in particolare della storia novecentesca, presente sui principali organi mediatici: dai documentari sempre più anti-storicamente liberali e visceralmente anticomunisti, alle mediocri fiction riabilitanti anche le figure più discutibili del nostro passato nazionale. Capita anche alla Rai di tirare fuori qualche vecchio cimelio del glorioso cinema italiano, quello dell’impegno civile: evento più unico che raro, accaduto probabilmente per distrazione. Continua a leggere »

Invasione migrante, di cosa stiamo parlando?

 

I dati dei flussi migratori sono per definizione instabili, aleatori, approssimativi. Politicamente, poi, vengono letteralmente strattonati per legittimare una visione politica, in genere in senso securitario. Però, presi a grandi linee e cum grano salis, hanno comunque il potere di ricalibrare la spropositata retorica che ha invaso le nostre vite da alcuni anni a questa parte. Di cosa stiamo parlando allora quando leggiamo titoli a nove colonne sull’orda islamica che imperversa sulle nostre coste? Leggendo il Corriere della Sera – uno di quegli organi che da anni costruisce le fondamenta delle politiche securitarie e xenofobe, sebbene con l’eleganza tipica della grande borghesia – a fine marzo sarebbero entrati in Italia 14.492 migranti. Continua a leggere »

Nuit Debout e i limiti del gauchismo

 

La sinistra di classe deve fare i conti con il populismo. Questo il giudizio – a dire il vero l’unico interessante nella marea di commenti preconfezionati letti in questi giorni – espresso da Carlo Formenti riguardo alle proteste francesi contro la riforma del lavoro predisposta dalla legge El Khomri. Interessante perché problematizza l’interpretazione di un movimento, altrimenti raccontato unicamente nei termini enfatici tipici di certe “analisi” interessate. Le mobilitazioni “spontanee”, “orizzontali”, e (ovviamente) “giovanili” generano sempre entusiasmi trasversali pari solo alla rapidità del riflusso che le caratterizza e al vuoto che lasciano dietro di sé. Formenti non si ferma però a rilevare i limiti di uno schema ormai caratteristico delle sinistre europee. Dice anche che con tali venature populiste bisogna farci i conti, sporcandosi le mani, senza banalizzazioni libresche, cogliendone non solo i limiti ma, forse soprattutto, le potenzialità di “rigenerazione” della sinistra. In ogni caso questo ventennio ci sta consegnando una modalità di partecipazione politica che non è solo il frutto distorto di certo populismo progressista, ma anche il prodotto specifico dello scenario politico contemporaneo. Prima di affrontare la questione bisognerebbe chiedersi se la mobilitazione francese in corso ricalchi davvero forme di populismo. Continua a leggere »