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1975: GLI ULTIMI FUCILATI DAL REGIME FRANCHISTA

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La falsa coscienza sul modello tedesco

 

Non sprecheremo mai abbastanza parole riguardo alle supposte virtù del cosiddetto “modello tedesco”, riferimento produttivo-lavorativo verso il quale vengono spinte le altre economie europee. L’Unione Europea stessa è fondata su questo specifico modello di relazione economica, che non è semplicemente neoliberista, ma completamente post-democratico. Come ormai iniziano a dire numerose pubblicazioni, l’intero ciclo del valore dell’economia tedesca è per un terzo prodotto nel territorio nazionale; i restanti due terzi realizzati altrove. Questa premessa chiarisce che per riprodurre tale modello è necessario delocalizzare due terzi della propria economia. La Germania ha però potuto sfruttare determinate caratteristiche peculiari difficilmente replicabili oggi e in altri posti. In primo luogo, ha potuto sfruttare la contiguità territoriale con l’immenso glacis sovietico: smantellata l’Urss, una serie di Stati si sono ritrovati catapultati nella piena “economia di libero mercato” senza averne i presupposti strutturali. Fatto questo che ha portato all’immediata colonizzazione economica da parte della Germania. Oggi vari Stati dell’est europeo, in particolare Croazia, Slovenia, Serbia, Slovacchia, Polonia, Romania, Repubblica Ceca, sono di fatto parti integranti dell’economia della Germania, territori sottomessi al profitto tedesco senza i quali questo non potrebbe nemmeno immaginarsi. Continua a leggere »

Il fantasma del 14 dicembre riguarda tutti, non un gruppo di imputati pescati nel mucchio

 

Il 2 aprile giungerà a sentenza il processo riguardo ai fatti del 14 dicembre di cinque anni fa, quando quell’autunno di mobilitazioni arrivò al suo culmine con la grandiosa manifestazione di massa, conflittuale, capace di rappresentare il malessere sociale di un paese in piena crisi economica e politica. Una quarantina di imputati che rischiano in media 3 anni e 8 mesi di reclusione, oltre lo spettro di pesanti risarcimenti da pagare al Comune di Roma del sindaco Marino, quello del “menopeggio” e della “discontinuità”. Per questo diverse strutture, tra cui noi, hanno scritto un appello pensato come strumento attorno al quale far convergere la solidarietà di classe di tutti coloro che si riconoscono in quella giornata e in quella volontà di rifiuto di un ceto politico economico completamente delegittimato. Riportiamo di seguito l’appello. Qui potete far giungere le adesioni, individuali, collettive, militanti: dicembrequattordici@gmail.com

Quel 14 Dicembre in piazza c’eravamo tutt*

 

14 dicembre 2010. Nel giorno del voto di fiducia al Governo Berlusconi, un’imponente manifestazione nazionale inondava le strade di Roma. Una marea umana provava in quel giorno ad opporsi allo scempio della compravendita di voti in Parlamento. Un Parlamento completamente delegittimato da quanto accadeva al suo interno con la fiducia strappata grazie ai vari Scilipoti e Razzi, ma anche con il beneplacito di chi oggi gode della nomea mediatica di “unica opposizione” al governo Renzi (la Lega Nord di Salvini) che, a braccetto con la grande coalizione, ha votato le maggiori riforme strutturali vigenti in questo paese, dalla Biagi alla Gelmini, passando naturalmente per l’approvazione dell’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione. Continua a leggere »

Il trionfo della reazione

 

Davvero non si capisce come possa essere considerata una sconfitta dell’estrema destra la tornata elettorale francese di ieri. A ben vedere, si tratta di un trionfo storico, attenuato solo dal carattere provinciale di un elezione che, se fosse stata nazionale, avrebbe decretato la scomparsa di ogni possibile opzione progressista. Non è tanto il dato generale ad essere indicativo: Ump e Front National aggregano più del 60% dei voti totali, un’enormità; non è neanche il risultato del partito di Marine Le Pen il dato significativo: un 24,5% dei voti che comunque stabilizza la sua formazione come secondo partito del paese (e considerare il 24,5% un risultato inferiore alle attese dimostra meglio di tanti discorsi quanto il partito reazionario francese si sia affermato come soggetto politico credibile e potenzialmente maggioritario). E’ il significato politico del discorso populista ad essersi imposto. L’Ump di Sarkozy ha raggiunto la ragguardevole cifra del 36% rincorrendo la retorica reazionaria del FN, parlando di immigrazione, di euro, di Islam, di identità nazionale. E chi non lo ha fatto, chi non ha (in)seguito il discorso dominante, è stato sonoramente bocciato nelle urne. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: Capire la Russia di Paolo Borgognone

 

Sono due i motivi che ci hanno spinto a leggere questo “pesante” libro di circa 700 pagine. Il primo, perché da anni la casa editrice Zambon si contraddistingue per una meritoria opera di lotta al revisionismo storico attraverso una serie di pubblicazioni rilevanti e controcorrente rispetto al pensiero mainstream. La seconda, perché oggi c’è davvero necessità di “capire la Russia”, ossia liberarsi dalla vulgata liberale che ha trovato in Putin il nuovo nemico assoluto dell’Occidente e nella Russia il problema per la democrazia nel mondo. Potenzialmente, allora, poteva trattarsi di un libro importante, uno strumento di lotta in più nella battaglia anche culturale tra il capitalismo neoliberista e le sue forme di resistenza. Così non è, anzi. Il libro altro non è che una vetrina del pensiero geopolitico rosso-bruno di ogni latitudine. Uno squallido tentativo di elevare tale raffazzonata visione del mondo, fatta di spiritualismo, capitalismo pre-liberista, tradizionalismo religioso-culturale e complottismo vittimista, a pensiero degno di considerazione. Un testo talmente trasudante neofascismo da imporre una riflessione per la stessa casa editrice, che da oggi in poi difficilmente potrà essere considerata “credibile” nel panorama politico italiano, almeno quello riferibile alla sinistra di classe. Continua a leggere »

Chi di legalità ferisce di giustizialismo muore

 

“Oggi il tribunale di Torino ha giustamente condannato per violenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento  47 attivisti No Tav per gli incidenti provocati in Val di Susa nell’estate del 2011. E’ una sentenza che fa giustizia anche di tante coperture politiche e intellettuali di quella violenza, che hanno cercato e cercano di nobilitarla con assurdi  richiami alla Resistenza”. 27 gennaio 2015

“Pieno sostegno alla Procura di Torino che continua a ipotizzare il reato di terrorismo per episodi di violenza no Tav e ha preannunciato appello contro la recente sentenza che ha assolto quattro no Tav dall’accusa di terrorismo perché il fatto non sussiste”. 22 dicembre 2014

“Finalmente, come auspico da tempo, in tema di case e occupazioni abusive a Milano si sta iniziando a ripristinare la legalità, e non saranno le reazioni violente dei soliti noti che lo impediranno”. 18 novembre 2014

“La legge 80 prevede in modo molto chiaro che chiunque occupa abusivamente un immobile non può chiedere né la residenza, né l’allacciamento ai servizi[...]I prefetti facciano rispettare la legge», anche tagliando luce e gas”. 2 novembre 2014

A Lupi vattelapianderculo!

 

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti

E’ uscito da qualche giorno un agile volumetto sul conflitto russo-ucraino a cura dello storico Eugenio Di Rienzo. La Rubettino non è certo una casa editrice di sinistra ed anche l’autore, almeno a giudicare da alcuni affermazioni sull’Unione Sovietica, sembra essere tutto fuorchè un trinarciuto emmelle, tanto da aver privilegiato nella sua analisi un’approccio eminentemente geopolitico e geostrategico. Eppure il libro nella sua sinteticità rappresenta uno dei testi più esaustivi (ed oggettivi) che ci sia capitato di leggere sull’argomento. Da attento storico Di Rienzo mette in fila una serie di “fatti” che hanno il pregio di restituire la giusta prospettiva a quanto sta accadendo in Ucraina, ribaltando la narrazione dominante appiattita sulla descrizione della Federazione Russa come paese aggressore ed espansionista. Continua a leggere »

La lenta agonia dell’ipotesi socialdemocratica

 

“Siamo pronti a rimandare l’attuazione di alcuni impegni elettorali, se questo è necessario per dare fiducia ai nostri partner”. Anche prese con il beneficio d’inventario, le parole con cui il ministro greco Varoufakis rassicura le istituzioni UE rappresentano più una ritirata strategica che l’estremo tentativo di prendere tempo per rafforzarsi politicamente. Il tempo, però, si va esaurendo, e questo è un problema che riguarda non solo la Grecia o Syriza, ma il destino della sinistra in Europa. Per un verso, la parabola di Syriza sembrerebbe confermare quanto andiamo dicendo da qualche anno, non solo noi: ogni ipotesi socialdemocratica, prima ancora che per incapacità soggettiva di un ceto politico, è irrealizzabile oggettivamente. Questo discorso, che qualcuno ha scambiato per massimalismo – come se per noi non ci fosse differenza tra il neoliberismo sfrenato e un modello capitalista keynesiano – è in realtà il risultato di un ragionamento generale. Per darsi una politica coerentemente riformista (non stiamo parlando delle controriforme promosse dal “socialismo” europeo, ma una politica volta ad una effettiva redistribuzione dei redditi), servono determinati presupposti economici e politici che oggi non possono essere presenti, in Europa. E’ importante rilevare che questo discorso riguarda esclusivamente l’occidente neoliberista, cioè Stati Uniti e Unione Europea, non altri luoghi nel mondo. E’ una riflessione dunque che riguarda il nostro contesto, che è quello egemone globalmente e che cerca di affermarsi anche nei luoghi ancora non sottoposti a questo particolare modello di sviluppo. Continua a leggere »

La necessità di un governo forte di fronte alla disarticolazione della società

 

La controriforma costituzionale/istituzionale del sistema politico italiano si presenta, da un lato, come l’ennesimo tentativo di risolvere tramite ingegneria costituzionale un problema politico del nostro paese – e dell’Europa intera – di lungo corso, quello cioè della perdita di sostanza del concetto di “democrazia rappresentativa”; dall’altro, questa ennesima riforma sancisce la chiara volontà da parte dei governanti (non solo Renzi e il PD, ma tutto l’arco potenzialmente chiamato a poter governare) di bypassare la crisi di consenso e del concetto di rappresentanza che la costruzione europeista impone agli Stati aderenti. Questi due aspetti sono evidentemente legati fra loro: il primo costituisce il problema politico di lungo periodo che attraversa le società capitaliste neoliberiste; il secondo la risposta che la visione politica egemone al momento ha escogitato per tentare non di risolvere, ma di contenere e gestire quel tipo di problema. Continua a leggere »