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24 March :
1980 A San Salvador l'esercito uccide l'arcivescovo Oscar Romero, colpevole di stare dalla parte dei poveri.

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Il capitalismo dal volto renziano

 

Parafrasando Hegel, Renzi rappresenta oggi, almeno in Italia, lo spirito del mondo. Uno spirito in camicia bianca e con l’aria un po’ ebete, ma comunque il leader politico che riesce non solo ad avere una concezione chiara dei nuovi rapporti di forza interni alla borghesia, ma anche ad esprimerli nel modo migliore possibile, almeno per un personaggio nel pieno della sua battaglia per aggiornare il sistema politico al nuovo paradigma produttivo. Quando, davanti alla platea finanziaria di Piazza Affari, il Presidente del consiglio afferma che “il capitalismo di relazione è morto”, non intende solamente l’aspetto superficiale interpretato dai media, quello di un capitalismo corrotto e familistico spazzato via dalla crisi economica. L’interpretazione originale la dà lui stesso: “il paese può ottenere molto dalla globalizzazione[…]Per anni si è detto che era solo un problema e gli investitori esteri andavano respinti. Abbiamo invece bisogno di sostenere il capitale straniero”. Continua a leggere »

il cor(ro)sivo della Militant

Ieri, incensata di media mainstream, è scesa per strada la Milano “per bene” e la parola d’ordine era una e una sola: ripulire la città. Strano senso del decoro quello di questa borghesia piccola piccola, che si indigna e si mobilita per le scritte sui muri e l’arredo urbano, ma poi tace immobile di fronte a morte, sfruttamento e speculazione. Dove eravate quando Klodian Elezi è morto cadendo da un ponteggio in un cantiere legato all’Expo? Perchè non vi siete indignati del fatto che non avesse nè casco nè imbracatura? Dov’erano allora gli attori “di sinistra”, i sindaci “progressisti” e i cantanti “impegnati”? Domande retoriche, lo sappiamo. Il fatto è che abbiamo punti di vista inconciliabili. Loro provano piacere a manifestare con le pezzette in mano, noi proviamo rabbia per l’essere costretti a girare con le pezze al culo.

Contro l’Expo e gli sciacalli del giorno dopo

 

Trentamila persone per una manifestazione addirittura internazionale, lanciata da mesi e contro la *grande opera* per eccellenza, segnano la cornice entro cui ogni ragionamento andrebbe riportato: oggi, se non in rare occasioni, non abbiamo la forza di costruire consenso, veicolare processi di opposizione reale, sedimentare forme di resistenza. Oggi a muoversi sono sempre e solo militanti politici, numericamente sempre meno e sempre più isolati dal corpo sociale che in qualche modo si vuole rappresentare (quello del lavoro: salariato, disoccupato, precario, non pagato, eccetera). I motivi di questo progressivo scollamento sono da ricercarsi dentro di noi, non all’esterno. Non c’è un complotto contro processi di partecipazione, se non la tipica dinamica volta a disincentivarli sempre però presente, in ogni fase della storia, quando questi assumono forma antagonistica. Questo il primo dato da cui partire, che però spiega i motivi per cui, a seconda del contesto, si dovrebbe avere l’intelligenza e la capacità di scegliere lo strumento più adatto per esprimere un messaggio politico. Continua a leggere »

Le ragioni economiche della guerra prossima ventura

 

Riportiamo il nostro contributo ad una recente iniziativa della Rete dei Comunisti, “Guerra alla guerra”. La questione guerra sarà sempre più l’argomento politico all’ordine del giorno, motivo per cui prima ci attrezziamo, anche culturalmente, a capirne le radici e gli sbocchi, meglio ci troveremo rispetto a chi, come spesso nel corso della storia, si troverà la dura realtà davanti in tutta la sua forza tellurica.

Indice.

Rapporto Cia. Crisi di un’egemonia. Sviluppo delle forze produttive o caduta tendenziale del saggio di profitto generale. L’attuale significato della tendenza alla guerra. Crollo dell “Evo Americano”. Nuova strategia di contenimento del nemico geopolitico. Ribaltamento politico-culturale del rapporto aggredito-aggressore. Aggressione alla Russia. L’allargamento della Nato e la questione ucraina. La questione cinese. L’assenza di una sinistra antimperialista.

***

Vorrei iniziare partendo da alcuni dati di uno studio commissionato dalla CIA ad alcuni economisti ed analisti finanziari. Si tratta di un lavoro consultabile online sul sito della Goldman Sachs e che nella sua organicità propone un quadro che, forse meglio di tante altre parole, anticipa il senso del nostro contributo. Secondo questo studio, nel decennio a cavallo del 2050 il PIL della Cina è destinato a superare sia quello della Ue che quello degli USA, mentre quello indiano sarebbe diretto verso un analogo risultato anche se con diversi anni di ritardo: stiamo parlando di due paesi che già oggi rappresentano insieme più del 40% della popolazione mondiale; per contro, la crescita prevista dei paesi dell’Unione Europea e degli Stati  Uniti non sarebbe superiore al 30% per ogni decade, pari a circa il 3% annuo. Si tratta ovviamente di proiezioni e non di premonizioni e come tali vanno considerate, eppure data “l’autorevolezza” della fonte è innegabile che questi dati facciamo emergere alcune questioni di fondo. Continua a leggere »

La destra europeista

 

Come la Lega qualche giorno fa, anche Alba Dorata s’incarica di smentire da sé la prosopopea mediatica che continua a dipingere certa estrema destra come contraria agli interessi europeisti, presuntamente anti-euro, in realtà perfettamente integrata al sistema economico neoliberista. Oggi è Artemios Matthaiopoulos, deputato del partito nazista, a svelare la direzione di marcia del partito in un’intervista al Corriere della Sera di sabato 25 aprile: “Veniamo all’euro. Meglio fuori o dentro? Dentro. Perché? Abbiamo già pagato a caro prezzo l’ingresso. Sarebbe assurdo pagare anche l’uscita”. Questo passaggio, apparentemente espresso di sfuggita e senza spiegazioni esaustive, risulta però essere centrale all’interno di un ragionamento più generale (e infatti il giornalista lo coglie in pieno, titolando il pezzo: Anche Alba Dorata vuole restare nell’eurozona. “Assurdo uscire”). Perché certa estrema destra, dalla Lega Nord al Front National passando per Alba Dorata, Jobbik o l’Ukip, guadagna voti quasi esclusivamente grazie a sponsor politico-mediatici interessati a descrivere questi come unica alternativa all’euro e alla Ue. Sebbene Renzi et similia non siano i migliori governanti possibili, sebbene l’euro non abbia portato quei vantaggi che ci aspettavamo – sembrano dirci i commentatori più accreditati – meglio loro che l’alternativa neofascista à la Alba Dorata. Il problema è che Alba Dorata, e ancor di più Lega Nord e Fn, non sono “alternativi” al sistema produttivo, economico e politico attuale, ma solo una degenerazione di quel modello. Non c’è insomma ipotesi di una Grecia o una Francia “fascistizzate” fuori dalla Ue, ma perfettamente compatibili dentro i meccanismi comunitari, una volta smussata certa retorica razzistoide non consona al politicamente corretto europeista. Continua a leggere »

Il resoconto di un successo

 

Due giorni faticosi, apice di mesi di organizzazione, hanno alla fine prodotto il terzo Achtung Banditen Fest, un appuntamento cittadino ormai “tipico” per ricordare le ragioni di una Resistenza incompiuta, tradita, attaccata, ma sempre, in ogni caso, da festeggiare. L’enorme successo di quest’anno è stato possibile grazie alla collaborazione decisiva di altre strutture politiche, in primis Degage e Fucina, che hanno costruito insieme a noi un festival capace di parlare alla città delle lotte e delle resistenze quotidiane sia europee che nostrane. Quella delle palestre popolari, che hanno dato vita ad una spettacolare “prova di forza” portando alla dimostrazione sportiva quasi un centinaio di atleti; la città delle periferie attraversate da tendenze reazionarie sempre più marcate ma non per questo vinte alla logica del razzismo e dell’egoismo sociale; la città degli artisti che in questi due giorni hanno suonato per noi compagni, molti gratis o con il solo rimborso del viaggio e del vitto. Insomma, una “convergenza antifascista” ha reso possibile la riuscita del festival. Circa 3.000 persone nelle due giornate, per un incasso lordo che sfiora i 18.000 euro, soldi che garantiranno, una volta pagate le numerose spese di organizzazione, l’agibilità politica dei compagni, la possibilità stessa di fare politica nell’epoca della repressione economica dei militanti. Non tutto andrà in avvocati però. Grazie al successo economico, parte del ricavato andrà a formare una cassa antifascista capace di dare seguito alle iniziative e ai propositi emersi nel festival. Una possibilità in più per combattere il fascismo in ogni sua forma. E’ per questo che il ringraziamento più importante va a chi ha partecipato all’evento, anche da semplice “fruitore” delle serate; a chi ha lasciato una sottoscrizione aggiuntiva a quella indicata (2 euro); a chi ha dato una mano senza chiedere nulla in cambio, per spirito, solidarietà e militanza antifascista. A tutti quei compagni che non si arrendono all’esistente. Viva i partigiani di ieri e di oggi.

Quel silenzio politico che non ci possiamo permettere

 

Sulla “questione migrante” continueremo a sbatterci la testa per gli anni a venire. E’ in atto un movimento epocale, che probabilmente scardinerà alcuni presupposti su cui vengono basati elementi di diritto pubblico e diritto internazionale, determinati modelli economici e di welfare state, e certi assunti politici un tempo dati per assodati. Due le posizioni inutili riscontrate fin’ora, d’altronde le uniche due ammesse dal sistema politico-mediatico: chi, da una parte, vorrebbe impedire il fenomeno (bombardando navi, bombardando i paesi di provenienza dei migranti, costruendo “centri di accoglienza” nei paesi di partenza, ecc.); e chi, dall’altra, basa tutto il ragionamento sull’umanitarismo cattolico dell’estrema accoglienza senza se e senza ma. Schiacciato tra posizioni xenofobe e cattolico-umanitarie, il dibattito politico, soprattutto a sinistra, non riesce a “politicizzare”, appunto, la questione, cioè spiegarla, comprenderla, e avviare forme di soluzione credibili. Continua a leggere »

Achtung Banditen 2015, zona infestata da partigiani

Perché essere antifascisti? Oggi a 70 anni da quel lontano 25 aprile del ’45 la domanda sembrerebbe pertinente. Potremmo rispondere cavandocela con il richiamo ai partigiani, alla guerra di liberazione. Oppure potremmo parlare delle stragi degli anni 70, delle bombe nelle piazze e nelle stazioni, dei compagni assassinati sotto casa. Sicuramente è anche per questo che siamo antifascisti, ma la memoria non è la sola né può essere l’unica ragione per spiegare una scelta di campo netta e irreversibile. L’antifascismo però non è ricordo, liturgia o vuota retorica, è soprattutto lotta perché i fascisti, proprio come le guardie, i magistrati o gli altri apparati dello Stato non sono altro che uno strumento utilizzato dalla classe dominante che nei quartieri e nelle curve si atteggiano a ribelli, ma che nei momenti decisivi ritrovi sempre dalla parte del potere costituito. Dall’altra parte della barricata. In un momento storico come questo, in assenza di un movimento anticapitalista forte capace di sfidare la crisi e i diktat dell’Unione Europea, il fascismo e la sua demagogia in tutta Europa strisciano anche nei quartieri delle masse popolari arrivando a contendere apertamente quello che una volta sarebbe stato il nostro blocco sociale di riferimento. Diventa così necessario tornare ad essere presenti là dove sta la nostra classe e riprendersi agibilità, egemonia, spazio politico. Continua a leggere »

Ciao Mimmo!

 

Oggi il capitalismo dorme sonni più tranquilli e si sente più sicuro nella sua aggressione al proletariato, alla natura, ai nostri corpi e al mondo che ci circonda. Un evento improvviso, inspiegabile e infame ha portato via Domenico Vasapollo, dirigente della Rete dei Comunisti e militante comunista. In questi momenti soffriamo la maledizione di non credere ai paradisi e agli inferni. Non sappiamo dove sia adesso Mimmo, non possiamo avere la certezza che stia in un mondo migliore di quello per cui aveva sempre lottato, nelle battaglie ambientaliste e anticapitaliste, nella promozione attiva delle idee del Socialismo del XXI secolo, nella lotta sindacale. Il ricordo della sua gioia di vivere, della fiducia in un futuro da costruire insieme e delle gabbie da rompere quello no, non ce lo può togliere nessuno. Sventolano le bandiere rosse, si alzano i pugni chiusi.

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Expo 2015: tutti i perché della lotta

 

L’Esposizione universale che comincerà il 1° maggio e terminerà il 31 ottobre si intitolerà “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita”. Sostituendo le parole pianeta e vita con il termine capitalismo, appare evidente come la vetrina dell’Expo rappresenti il crogiolo di tutte le contraddizioni, l’ennesimo gigante fieristico che serve a rilanciare gli interessi capitalistici italiani e non solo. L’azionariato di Expo spa è composto per il 40% dal Ministero dell’Economia, per il 20% dalla Regione Lombardia, il 20% per il Comune di Milano, il 10% per la Provincia di Milano e il 10% dalla Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato. Dunque a partecipazione in maggioranza pubblica mentre partner ufficiali quali Enel, Telecom, Fiat-Chrysler, Intesa-San Paolo, Samsung e Selex (facente parte del Gruppo Finmeccanica) parteciperanno in misura minima per quanto riguarda le spese, ma in misura enorme per quanto riguarda i profitti e visibilità. Parliamo di un Consiglio di amministrazione presieduto dalla vicepresidente di Confindustria che è anche a capo del Gruppo Bracco (operante nel settore chimico farmaceutico). Perfino il terreno su cui sorge, circa 100 ettari, è di proprietà della Arexpo Spa (divisa in quote tra Regione, Comune di Milano, Comune di Rho, Provincia e Fondazione Fiera), la quale ha ceduto i diritti di superficie al grande evento fino al 2016. “Portano soldi, fanno girare l’economia”: questa l’opinione comune. Soldi a chi? Stiamo parlando di soldi pubblici che porteranno a valorizzare i grandi capitali privati Continua a leggere »