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ACCADEVA OGGI…

28 April :
1945 A piazzale loreto, Milano, vengono esposti i corpi del dittatore Mussolini e dei suoi sgerri. I partigiani sono costretti a usare gli idranti per disperdere la folla che voleva farne scempio.

STATS

Il disaccordo greco

 

Sembrerebbe oggi essere l’ennesima dead line per salvare il salvabile nel rapporto tra Grecia e i suoi cravattari. I sei mesi trascorsi dalla vittoria elettorale di Syriza non sono però passati invano. Non è stato strappato alcun margine temporale da Syriza per sopravvivere e valutare l’evoluzione della contrattazione in corso. E’ stato concesso tempo dalla Ue per mettersi al riparo dal Grexit. La sicurezza economica ha aperto le porte all’indipendenza politica di poter rompere l’accordo in ogni momento. La palla ora è tutta tra i piedi di Tsipras e soci, che non hanno alternative: o accettare l’ennesimo ciclo di controriforme sociali, o abbandonare la Ue senza neanche la soddisfazione di causare qualche perdita economica o politica al resto dell’unione. Un gioco a perdere per la Grecia, insomma, mentre dall’altra parte del tavolo l’alternativa è tra la vittoria completa dell’accordo o la noia temporanea di cancellare dalle mappe un paese ormai inutile. Continua a leggere »

A proposito di terrorismo in terra basca

 

Le taverne popolari in Euskal Herria rappresentano il cuore dell’attività politica basca. Punti di ritrovo, di discussione, centro pulsante della vita sociale basca, da Bilbo all’ultimo dei paesini affacciati sull’Atlantico. Ieri il Tribunale Supremo spagnolo le ha chiuse tutte, affermando che costituivano centri per il finanziamento dell’Eta. Questo il prezzo da pagare al disarmo unilaterale, alla resa militare che non ha portato a uno sviluppo politico quanto a un costante cedimento di posizioni. Lo Stato spagnolo si sta riprendendo con la forza tutto il contropotere esercitato dalla sinistra abertzale in quarant’anni di lotta politica. Chiarendo la volontà repressiva della politica spagnola, indistintamente di sinistra e di destra, dei socialisti quanto di Podemos. Per capire la portata dell’attacco, è come se in un solo giorno si fosse deciso giuridicamente di chiudere tutti i centri sociali a Roma affermando che sono “contingui al terrorismo”. Una decisione senza precedenti, che conferma alcune cose: non esiste alcun processo di pace o pacificazione, quanto un attacco unilaterale e indiscriminato dello Stato spagnolo al movimento per l’indipendenza basca; la situazione politica in Euskal Herria è maledettamente problematica, con un movimento che fatica a trovare quell’unità d’intenti capace di reggere la botta repressiva inaudita. Confidiamo nella capacità dei compagni baschi di saper fare fronte a questo ennesimo atto di terrorismo da parte della Spagna nazionalista. La lotta per l’indipendenza non finisce con un atto repressivo di un Tribunale qualsiasi. Gora Euskal Herria.

Tutti i tweet del deficiente

 

Si è giustamente contestato il tweet di Grillo di ieri mattina, quello che riproponiamo in apertura di questo post. Un tweet che denota e ribadisce, soprattutto per i più ostinati che continuavano a fare orecchie da mercante, quanto sia presente, viva e vegeta una tendenza non solo reazionaria ma anche razzista nelle politiche del M5S. Un dato confermato anche dal triste epilogo verso cui tendeva lo sfortunato tweet, ovvero quello di un’affannosa rincorsa alle retoriche della destra romana e nazionale: quelle che parlano di decoro e degrado, quelle che disumanizzano i migranti in nome di una non ben specificata priorità spettante agli italiani, quelle che fanno finire Roma Fa Schifo e la sua stucchevole narrazione in prima pagina del Corriere. Continua a leggere »

Studenti, filosofi e rivolte: alle origini del pensiero minoritario

 

Nonostante il superamento del marxismo come ideologia “ufficiale” del campo delle sinistre non abbia portato alla produzione di un altro “pensiero forte”, cioè strutturalmente definito e abbastanza univoco nella sua interpretazione e applicazione, non per questo le sinistre, tanto “di movimento” quanto partitico-istituzionali, sono rimaste prive di una loro guida ideologica. Almeno in Italia, il pensiero tendenzialmente dominante all’interno delle sinistre radicali è scaturito dall’incontro tra il post-strutturalismo francese (Foucault, Deleuze, Guattari), un pezzo di scuola di Francoforte (Marcuse), e la speculazione politico-filosofica post-operaista di Tronti e Negri (descrivendo una sorta di “decrescendo rossiniano”: da Marcuse, uno dei più importanti filosofi del ‘900, a Foucault, uno dei massimi critici del potere costituito e delle sue articolazioni, a Negri, l’esegeta di Spinoza). Non c’è solo questo, ovviamente, ma il cuore del pensiero radicale contemporaneo può situarsi all’incrocio di queste tre “scuole” politico-filosofiche. La sintesi di queste tendenze politico-culturali determina da quarant’anni abbondanti la sostanza del pensiero radicale e conflittuale italiano. Tale pensiero, al di là del giudizio che se ne voglia dare, è caratterizzato però da una contraddizione decennale: sempre più egemone all’interno della mobilitazione politica, fra i militanti, gli studenti, i dirigenti della sinistra, ma sempre più minoritario per la società nel suo complesso e all’interno delle classi subalterne. Continua a leggere »

Riflessioni sull’intervista di Putin al Corriere

 

La lunga intervista del Corriere della Sera a Putin contiene diversi spunti sui quali sarebbe opportuno riflettere. In effetti, leggere la versione “del nemico” dell’Occidente sulle cose del mondo è assai utile, soprattutto quando rimette in ordine alcune verità fattuali completamente distorte dall’informazione liberale. Non bisogna essere “putiniani”, geopolitici o rossobruni, cedere alle sirene dell’eurasiatismo o approdare a rifiuti “culturali” dell’occidentalismo per comprendere come le ragioni della Russia siano completamente svalutate nella lettura quotidiana degli interessi strategici in campo nell’attuale scontro tra Usa-Ue e Russia. Perché se la Russia è un paese capitalista guidato da un governo conservatore (e su questo ci possono essere pochi dubbi), non per questo è automatica una simmetria tra questa e le potenze occidentali. Non c’è alcuna lotta per l’egemonia regionale o globale, detto altrimenti, quanto un attacco geopolitico, portato avanti sia economicamente che militarmente, contro la Russia. Continua a leggere »

Il ruolo della sinistra dirittoumanista nelle aggressioni internazionali: una discussione intorno “soft power” umanitario funzionale alle politiche imperialiste

 

Sono passati anni ormai dalle grandi manifestazioni in cui la “sinistra” istituzionale si facevano baluardo del pacifismo, con una retorica tuttavia non priva di ambiguità. Ora come ora stiamo assistendo a quello che forse può essere definito un crescente cedimento alle politiche di guerra degli stati forti, alle bombe per la democrazia: un cedimento che a volte volente, altre volte nolente finisce per assumere inquietanti contorni di complicità. In tutto questo un ruolo tutt’altro che secondario è svolto da quello che può essere definito un vero e proprio blocco sociale piuttosto composito, fatto di Ong tutt’altro che neutrali, partiti vari e istituzioni che convogliano talvolta slogan populisti che cozzano con la loro attività di intervento e appoggio alle politiche imperialiste. Una funzione importante è senz’altro svolta dai media mainstream e dalla scientificità tutta ideologica del pensiero accademico. L’abbiamo visto con la Jugoslavia, il Venezuela, l’Iraq, la Libia, l’Ucraina e lo stiamo vedendo con la Siria, lo Yemen, il Bahrein. Continua a leggere »

Il paradosso capitalista in due numeri

 

Se i capitalisti, presi singolarmente, non agiscono in termini razionali (in riferimento al sistema produttivo generale, s’intende), il capitalismo nel suo complesso sa descriversi molto bene. La voce del padrone, a volte, riesce ad illuminare meglio delle esegesi proletarie. L’assunto apparso sul Corriere di giovedì scorso sembra confermare questo dato. In un articolo di tal Roberto Sommella, si legge questa frase, buttata là per dimostrare una cosa che in realtà ne dimostra una opposta: “Apple quest’anno può guadagnare 88 miliardi di euro occupando 92.600 persone, mentre negli Anni 60 General Motors raggiungeva i 7 miliardi di dollari di ricavi dando un salario a 600.000 dipendenti.” Sembra una banalità, invece è esattamente qui il cuore della crisi capitalista, la contraddizione principale tale per cui le crisi, nell’attuale sistema produttivo, sono cicliche e mai risolte una volta per tutte. La natura borghese della riflessione del commentatore del Corriere impedisce però di trarne la giusta conclusione (una volta si sarebbe detto: la sua falsa coscienza necessaria che crede di scovare l’inghippo invece continua a non capirlo). Continua a leggere »

Lo spettro del Regina Elena vaga per la metropoli

 

Otto anni fa, nell’estate del 2007, dopo aver abbandonato uno stabile occupato pochi giorni prima sito in via Catania, centinaia di famiglie in emergenza abitativa entrarono temporaneamente nei padiglioni dell’ex ospedale Regina Elena, abbandonato dieci anni prima, lasciato all’incuria, al degrado vigliacco, insulto permanente alle coscienze e ai bisogni della città governata trasversalmente da una mafia di cui le inchieste di questi mesi ne descrivono solo la patina sacrificabile. Quella soluzione temporanea si trasformò nella più grande occupazione d’Europa, circa mille persone che per due anni sconvolsero la politica cittadina, tanto nel piccolo della vita quotidiana del quadrante piazza Bologna-Università, quanto nel grande della questione abitativa romana. Occupammo anche noi insieme al Coordinamento cittadino di lotta per la casa. Continua a leggere »

Resistere alla Nato


Lo abbiamo detto più volte nella battaglia politica di questi anni che viviamo tempi non ordinari, contrassegnati da una permanente instabilità: crisi economica, rivolgimenti politici, e da una immanente tendenza alla guerra, come strumento politico di risoluzione delle grandi controversie che agitano il mondo attuale. Veniamo da alcuni anni in cui la crisi economica, che è anche sociale, politica, culturale, si è andata approfondendo anche nell’emisfero occidentale. Continua a leggere »

Il sindacato unico renziano

 

Che Renzi prospetti soluzioni come il “sindacato unico” sta nelle cose. Che qualcuno, dalla Camusso alla “sinistraPd”, possa muovergli critiche, è invece davvero deprimente. Nessuno dei protagonisti del cicaleccio quotidiano massmediatico può dirsi esente dall’onda antipolitica cavalcata oggi con profitto dall’attuale premier. Il fatto che sia più telegenico, che abbia sottratto dalle mani di un ceto politico post-comunista deprimente il partito, che avanzi a colpi di gazebo e primarie e non nei congressi, non toglie il fatto che Renzi non è l’uomo nuovo al comando, ma la punta di diamante di un processo storico favorito dagli attuali rosiconi d’accatto. Antipolitica, populismo, lotta ai partiti e anticomunismo sono le quattro dirimenti che hanno contrassegnato le vicende della politica italiana dalla metamorfosi del Pci in avanti. Tutte tendenze allevate in seno a una casta (questa si, casta!) politica felice di potersi spogliare dei panni duri della vita di partito, dell’organizzazione, della selezione di idee e di classi dirigenti, della coerenza, per concedersi armi e bagagli al nuovismo post-ideologico, alla post-modernità intellettuale, dei valori, del pensiero debole, del messaggio televisivo. Continua a leggere »