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31 March :
1936 Le armate italiane combattono sul lago Ascianghi, usando gas asfissianti, vietati dalla convenzione internazionale sugli armamenti

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Diritto alla Resistenza – Il nostro contributo

Sabato siamo intervenuti, come Comitato nazionale “Rompiamo il silenzio La tortura è di Stato!”, al convegno organizzato dal movimento No Tav a Bussoleno. Ancora una volta, non possiamo non rilevare la capacità della lotta della val di Susa di esercitare una egemonia concreta in quei territori, un’egemonia politica e non semplicemente sociale o “di scopo”. Un convegno importante, lungo quasi otto ore, e partecipato da circa trecento (300) persone. A di là di qualche decina di compagni, una partecipazione realmente popolare, di massa, di un pezzo di società in continua mobilitazione, per una lotta che ha tracimato da tempo la mera difesa del territorio trasformandosi in lotta a un modello di sviluppo rifiutato radicalmente. La capacità di creare consenso attorno al conflitto di massa, di rendere concreta e determinante una partecipazione non solamente artificiale o che si attiva nei singoli momenti di mobilitazione, sono alcuni dei nodi centrali per cui oggi quella lotta è un laboratorio politico che insegna a tutto il resto del movimento. Cosa che d’altronde notiamo da tempo, ma che ci stupisce ogni volta che torniamo in valle. Ci stupisce questa forza che dura nel tempo, che accumula risorse anche nei momenti di minor mobilitazione, di maggior repressione, di completa criminalizzazione. Una forza che diviene maggioranza, che esercita un’egemonia concreta, e la esercita sia nei momenti di dibattito politico come in quelli conflittuali, sia nella partecipazione pacifica  che nello scontro politico. In conclusione, riportiamo qui sotto la traccia dell’intervento prodotto per questo convegno, sperando di aver dato un piccolo contributo a questa lotta, coscienti che in questo caso siamo noi a dover “imparare come si fa”, e non il contrario. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti

Se avete un figlio o un nipote in età scolare e non sapete cosa regalargli per natale, beh signori miei, questo è il libro che fa per voi. Ci siamo imbattuti in questo piccolo capolavoro mentre curiosavamo tra gli stand della fiera della piccola e media editoria di Roma e confessiamo d’essercene subito innamorati. Accompagnato dalle deliziose illustrazioni di Donatien Mary il professor Ronan De Calan (insegna filosofia all’università) spiega ad un ipotetico ragazzino curioso l’essenza del capitalismo e della lotta di classe, e lo fa riuscendo a non risultare mai pedante o pesante. Continua a leggere »

8 dicembre: consigli… per i risparmi

In tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo anche due euro possono fare la differenza. Se vai a fare la spesa ti ci compri un litro di latte o due chili di mandarini o tre pacchi di pasta… La mattina ti ci escono cappuccino e cornetto al bar, oppure ci prendi il caffè e il giornale… Se vai a cena fuori li puoi lasciare di mancia al cameriere, che tanto lo sai che prende un salario da fame… Insomma ci sono mille e uno modi per spendere due euro e se vuoi puoi anche decidere di infilarli nel salvadanaio o metterli da parte per i regali di natale, solo una cosa davvero non ci puoi fare: decidere di regalarli al PD, al partito dei sacrifici e dell’austerità. “Si”, ci dirai, “ma stiamo parlando comunque di una cifra iniqua”, non importa, perchè come insegna Maccio Capatonda …“soccomunque$oldi!”.

Genova per noi. Lotte operaie, organizzazione di massa, soggettività politica.

Pubblichiamo di seguito una cronaca ed un’analisi del Collettivo Noi saremo Tutto di Genova sulle “cinque giornate” di lotta dei ferrotramvieri del capoluogo ligure.

Per cinque giorni a Genova, il trasporto pubblico cittadino è stato bloccato dall’iniziativa autonoma degli operai AMT. Ciò ha obbligato sia i sindacati di regime, il cui peso all’interno dell’azienda è ridotto all’osso, sia il “sindacato autonomo” a cavalcare la tigre della rabbia operaia. Sabato mattina, dopo una votazione farsa, lo sciopero è terminato sancendo, di fatto, una tregua armata. Al momento non ci sono né vinti, né vincitori. Una situazione di stallo che lascia aperte diverse prospettive. Questa lotta non si è limitata a questo, poiché da un lato ha assunto una valenza nazionale in relazione ai nodi del trasporto pubblico, dall’altro, ed è l’aspetto preponderante, ha indicato i non improbabili scenari che il conflitto capitale/lavoro salariato potrebbe riservare di qui a poco. Tutto ciò contribuisce non poco, sul piano del dibattito politico complessivo, a ricalibrare intorno alla centralità del lavoro operaio e subordinato i limiti e le genericità emersi dentro le giornate romane del 18 e 19 ottobre. Continua a leggere »

Dinamiche centrosinistre

Succede a volte che delle analisi prodotte da quotidiani filo-padronali abbiano una capacità critica nel leggere le dinamiche interne alle forze politiche più lucide di quanto capita di leggere a latitudini più vicine a noi. In particolare, la scorsa settimana sono uscite due interessanti riflessioni, una sul Corriere della Sera e l’altra ospitata su Sette, il periodico del venerdì sempre legato alla testata milanese.  Sul Corriere di sabato 30 novembre Ernesto Galli della Loggia rifletteva sulla natura politica del PD. Continua a leggere »

Blocchi della produzione alla TNT

Il 28 Novembre i lavoratori dei magazzini TNT di molte città hanno intrapreso un blocco della produzione di due ore come dimostrazione della loro determinazione a non rinunciare alle loro rivendicazioni e hanno annunciato di voler intraprendere altre forme di sciopero e di blocchi qualora le loro richieste non venissero prese in considerazione dall’azienda e dalle cooperative appaltanti… il che, con il periodo natalizio alle porte, vorrà dire enormi perdite per un’azienda come la TNT i cui profitti dipendono dal lavoro (e dallo sfruttamento) di facchini e corrieri. A riguardo, si riporta di seguito il comunicato dell’Assemblea di supporto alle lotte della logistica sulla situazione attuale e sulle prospettive di lotta delle settimane a venire.

SCIOPERO NAZIONALE E STATO D’AGITAZIONE AI MAGAZZINI TNT

Giovedì 28 Novembre i facchini dei magazzini Tnt di Milano, Treviso, Torino, Brescia, Padova, Piacenza, Ancona e Bologna sono entrati in sciopero dopo mesi di mobilitazione e dopo ripetuti affronti da parte dell’azienda.

Anche a Roma, nei magazzini di Fiano Romano, via di Salone e Ciampino, un centinaio di lavoratori si sono ritrovati fuori i cancelli dei magazzini per dire NO! al piano di ristrutturazione aziendale in corso e per denunciare le pessime condizioni di lavoro che caratterizzano tutto il settore della logistica.

Come in tutti gli altri magazzini della Logistica, infatti, anche in Tnt i lavoratori sono trattati da schiavi con la complicità delle cooperative: i facchini sono costretti a carichi e orari di lavoro massacranti, sotto gli insulti e le minacce di capi e caporali, sottopagati rispetto alle ore di lavoro effettuate e senza retribuzione degli straordinari, mentre i corrieri si trovano costretti a correre nel traffico per 12 ore con l’obiettivo di fare il maggior numero di consegne per portare a casa un misero stipendio.

Come se non bastasse la TNT, con la complicità dei sindacati confederali ha approvato un piano di ristrutturazione che prevede da gennaio 2014 la messa in mobilità di 1/3 degli impiegati diretti e la diminuzione delle commesse in Italia. Questo piano di ristrutturazione naturalmente avrà delle conseguenze sulle cooperative di facchini e corrieri in quanto con la diminuzione delle ore di lavoro ci saranno licenziamenti e cassa integrazione anche per tutti i lavoratori di tutte le cooperative in tutta Italia.
Una ristrutturazione che non è giustificata da nessuna crisi economica, ma soltanto dal mancato raggiungimento dei profitti prefissati che si vuole far pagare come sempre sulle spalle di chi lavora.

In questi mesi i facchini hanno dimostrato grande determinazione a non cedere ai ricatti e alle provocazioni padronali, scioperando e scendendo in piazza, come il 23 novembre a Bologna, contro lo sfruttamento del lavoro nei magazzini.

Gli obiettivi di fondo della vertenza aperta dagli stessi operai sono quelli classici di tutto il settore: rispetto delle tariffe e maggiorazioni previste dal CCNL, pagamento di tutti gli istituti al 100% (ferie, 13ma, 14ma, ecc.), riconoscimento dei livelli e dell’anzianità, e una ripartizione equa delle ore e dei carichi di lavoro.

Il termine per una possibile interlocuzione con l’azienda era stato fissato per martedì 26 Novembre e, non avendo ricevuto alcuna comunicazione in merito, i lavoratori sono ricorsi allo strumento di lotta più efficace che abbiano in mano, lo sciopero!

Il 28 Novembre, quindi, i lavoratori hanno indetto lo stato di agitazione permanente in tutti i magazzini d’Italia, bloccando per due ore l’intera produzione nazionale. A questo faranno seguito altre iniziative di sciopero improvvise finché l’azienda non darà una risposta sicura e soddisfacente.

Se la Tnt e le cooperative pensano di risolvere il conflitto con ricatti e false promesse commettono un grave errore. In questo periodo, a ridosso delle festività natalizie, i carichi di lavoro per facchini e driver sono triplicati e, di conseguenza, anche i profitti dell’azienda subiscono una notevole impennata. Nelle mani di facchini e driver, passa infatti tutta la merce che riempie i negozi, rifornisce le fabbriche e giunge direttamente a casa del consumatore. Colpire adesso significa provocare un grosso danno economico all’azienda, che si ripercuote sull’intera catena produttiva. Affinché l’intero progetto aziendale di ristrutturazione non si abbatta sui lavoratori, per fermare licenziamenti e cassa integrazione, per non cedere ai ricatti e alle minacce dei dirigenti TNT e dei “capetti” delle cooperative, l’unica strada percorribile dai lavoratori è la lotta!

Assemblea di supporto alle lotte della logistica – Roma

 

Non c’è “fatalità” o giustificazione…

Bruciati vivi nella fabbrica-dormitorio in cui lavoravano, immolati sull’altare del dio profitto. Sono morti così i sette operai di Prato, come fossero ancora in una di quelle zone economiche speciali su cui si fonda il miracolo cinese. Perchè la nuova cartografia del lavoro non riconosce più i confini tra metropoli e periferia e universalizza al ribasso le condizioni di vita e di sfruttamento di milioni di proletari. Continua a leggere »