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ACCADEVA OGGI…

20 October :
1947 - Nasce la commissione d'inchiesta per attività antiamericane, il senatore McCarthy la utilizzerà per perseguitare i militanti progressiti statunitensi

1974: I FASCISTI UCCIDONO ADELCHI AGRADA

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Ora come allora la Resistenza continua!

Sono passati dieci anni da quell’8 dicembre 2005 in cui il movimento NoTav decise di riprendersi Venaus. E in cui ci riuscì. La comunità in lotta della Valle – decine di migliaia persone, con in testa i sindaci No Tav – marciò compattamente verso Venaus e, nonostante le manganellate e i lacrimogeni, riuscì ad abbattere la rete messa pochi giorni prima a protezione del cantiere, mentre la polizia indietreggiava. Il cantiere fu occupato, i macchinari pronti ai lavori danneggiati: Venaus era stata liberata e il governo decise la sospensione dei lavori in quella zona. Continua a leggere »

La Siria, lo Stato Islamico e la “guerra all’Europa”/prima parte

Subito dopo gli attacchi del 13 novembre abbiamo pensato di prenderci un po’ di tempo per provare a scrivere qualcosa di più “ragionato” su quello che era accaduto a Parigi. Man mano che buttavamo giù gli appunti ci siamo accorti, però, che era impossibile provare a smontare il meccanismo bellico che si era attivato senza provare a spiegare la funzione di “mostro provvidenziale” che svolge oggi lo Stato Islamico in medioriente. Però non si possono comprendere le peculiarità del Califfato senza tener conto della guerra siriana, semplicemente perchè senza il conflitto in Siria l’IS non esisterebbe. E a sua volta non si possono individuare le ragioni profonde della guerra che dal 2011 ha mietuto più di 200 mila morti, senza aver chiare le mire e le ambizioni di potenze regionali e globali che in quella guerra giocano un ruolo decisivo. E poi c’è anche il fallimento dei processi di decolonizzazione, la globalizzazione liberista, la crisi… insomma quello che doveva essere un post è diventato una cosa troppo lunga per essere proposto tutto in una volta. Per cui abbiamo deciso di pubblicarlo a puntate e farlo diventare, alla fine del percorso, un “documentino” scaricabile che (speriamo) possa aiutare a contestualizzare i fatti. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): La legge del mercato, di Stephan Brize

 

Di questi tempi andare al cinema e vedere un film intelligente e intenso non è facile, restituire attraverso il linguaggio visuale una sensazione istintiva dell’ingiustizia sociale di questo mondo lo è ancora meno. La legge del mercato del regista Stephane Brize è uno di questi. Nel film si racconta la nuda e angosciante storia di un lavoratore cinquantenne, Thierry, che perde il lavoro e si trova a dover sostenere il processo di reinserimento  nel mercato del lavoro, sottoposto ad un continuo processo di valutazione del suo modo di essere, del portamento, dei suoi gesti, del suo vestiario, del suo profilo psicologico. L’elemento spersonalizzante è la chiave del film. Continua a leggere »

L’impossibile economia pubblica. Il paradosso ideologico dell’articolo 81 della Costituzione di fronte al nuovo ciclo di privatizzazioni

 

L’approvazione del nuovo articolo 81 della Costituzione, avvenuta con il consenso di tutto l’arco parlamentare nel maggio 2012, è all’origine del nuovo paradossale ciclo di privatizzazioni dei restanti lembi di economia pubblica italiana. Nel giro di pochi mesi sono state privatizzate Poste e Ferrovie (quest’ultime ancora in corso di privatizzazione), gli ultimi due colossi economici ancora di proprietà statale, senza che nessuno abbia avuto da ridire e anzi con il benestare di tutte le forze politiche. Le stesse che da anni spingono per la definitiva privatizzazione di tutta l’economia “municipalizzata”, quella cioè legata ai servizi pubblici comunali. E questo per l’ormai dichiarato motivo per cui se tra ceti politici c’è una lotta allo spodestamento del gruppo concorrente, socialmente tutti i “rappresentanti” politici in parlamento condividono lo stesso modello economico, il liberismo, nelle sue vesti corporative (centrodestra) o transnazionali (centrosinistra). Se però nel precedente ciclo di privatizzazioni, tra la metà degli anni Novanta e i primi Duemila (sempre inequivocabilmente a trazione centrosinistra, tanto per non confondere i protagonisti in campo), le giustificazioni erano sostanzialmente di due tipi: da una parte “fare cassa” con la vendita di determinati beni pubblici; dall’altra migliorare l’efficienza delle imprese sottratte al controllo statale, oggi è intervenuta una nuova e più sottile opera di convincimento: la privatizzazione è la soluzione al problema degli investimenti produttivi Continua a leggere »

L’Achtung Banditen evolve in fanzine antifascista. Da oggi, in tutte le peggiori scuole di Roma

 

Diamo spazio all’importante contributo uscito in questi giorni ad opera di diversi compagni romani, tra cui noi, organizzatori dell’Achtung Banditen Fest. Stiamo parlando del primo numero dell’AntiFanzine Achtung Banditen (scaricabile qui), in cui sono raccolti i diversi contributi e le testimonianze di ciò che è stato il festival Achtung Banditen, svoltosi a Roma all’Università La Sapienza gli scorsi 23 e 24 aprile. Il senso di quest’ultima “fatica” editoriale, raccolta anche in una veste grafica accattivante, è quello di dar luogo ad uno degli aspetti che, a nostro parere, costituiscono il cuore pulsante dell’anti-fascismo militante, la costruzione di un immaginario antifascista forte e radicato da opporre a quell’istinto xenofobo e razzista, che sotto la spinta della paranoia securitaria e della paura dell’immigrazione, sta facendosi strada anche nei luoghi dove come compagni siamo presenti ( o dove dovremmo esserlo). Perciò una fanzine da presentare nelle scuole, nelle piazze e nelle sedi dei comitati di quartiere è tra le migliori risposte, ci sembra, alla paura e a qualsiasi tentativo di riorganizzazione del fronte reazionario e fascista sotto la leadership di Salvini, che poi non è altro che l’altro lato della medaglia del renzismo.
Di seguito vi è anche l’introduzione alla fanzine, che meglio di ogni altra parola chiarisce il senso di questo lavoro.
Buona lettura… Continua a leggere »

L’uso strumentale dell’accusa di «terrorismo» e il parallelo tra Isis e Brigate rosse

Gli attentati di Parigi del 13 novembre ci hanno fatto – lo ammettiamo, ingenuamente – pensare per un momento che finalmente, in Italia, dopo tanto blaterare di «terrorismo», i commentatori avrebbero capito cosa è il «terrorismo» e avrebbero imparato a distinguerlo non solo dalla lotta armata ma anche dalla normale dialettica politica tra le classi. Abbiamo peccato di ingenuità, appunto. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: “Fenomenologia di un martirologio mediatico. Le foibe nella rappresentazione pubblica dagli anni Novanta ad oggi” di Federico Tenca Montini

Da ormai molti anni, siamo soliti ripetere che il piano su cui si muove l’antifascismo debba trovare appoggio su tre gambe: l’antifascismo culturale, quello sociale e quello militante. Riteniamo anche che ognuno di questi aspetti, di questi momenti, sia condizione necessaria e ineludibile affinché anche gli altri due possano esprimersi efficacemente. Per questo motivo, come collettivo, abbiamo cercato negli ultimi anni di sviluppare la nostra attività politica in questo campo contestando tutti quei momenti pubblici in cui si è cercato e si cerca di veicolare una lettura revisionista della guerra civile del 1943-45 e della Resistenza, italiana e jugoslava. Continua a leggere »

Paris (après Beirut)

Ospitiamo questo intervento di Raffaele Sciortino apparso su Infoaut (qui), analisi che ci sembra davvero cogliere il senso degli eventi internazionali di queste settimane (ma dovremmo dire di questi anni e decenni), soprattutto quegli eventi che una certa sinistra continua colpevolmente a non vedere.

A qualche giorno dai fatti parigini – tra il dolore e lo sconforto dei più, l’ipocrisia ben celata dei pochi – si può tentare, cautamente, un esercizio di verità? Forse. Ma, va detto, solo se si evitano semplificazioni e comunque non senza derogare al politically correct. Si tratta al momento solo di un esercizio di analisi, privo di ricadute pratiche, oltretutto per una piccolissima minoranza. Ma neanche va sottovalutata la possibilità che, tra i discorsi deliranti che gioco forza montano in un mondo sofferente e a sua volta delirante, faccia capolino una sensibilità diversa e trasversale in grado (ancora) di porsi qualche domanda di fondo sul luogo storico che ci capita di abitare. Continua a leggere »

Vertice Nato di Firenze: contro lo Stato di guerra permanente, basta sacrifici, basta Nato, basta Unione europea!

 

Non ci sembra ripetitivo dedicare una riflessione alla questione Nato, alla sua organizzazione, alla sua mission imperialista in un mondo profondamente cambiato dai tempi della sua costituzione in piena guerra fredda contro il campo socialista. Se non altro vista la sua prossima occupazione della città di Firenze, dove si parlerà di guerra al Medioriente e ai confini della Ue ancora non pacificati al liberismo euro-atlantico. Le giornate parigine ci ricordano con durezza la linea della guerra (interna ed esterna) non  come tendenza o fattore  potenziale, ma processo in corso, come fatto immanente alla crisi generale del capitalismo novecentesco. La Nato, che non è solo una struttura militare, ma un centro di potere anche economico e soprattutto politico, camera di compensazione tra blocchi imperialisti (Usa e Ue), è un dispositivo di aggressione che nella sua finalità strategica mira all’espansione verso l’est e l’area mediterranea. Non riconoscere questo fattore, o banalizzarlo come fosse speculare ad altri, significa privarsi scientemente e dunque colpevolmente di un’interpretazione efficace degli avvenimenti degli ultimi venti anni. Continua a leggere »

A chi e a cosa serve lo stato di guerra permanente?

 

E senza grandi disturbi qualcuno sparirà

Saranno forse i troppo furbi

E i cretini di ogni età

 

 

Una settimana dopo, gli attentati di Parigi stanno velocemente sedimentando il significato reale degli eventi. Diradata la cortina fumogena dell’indignazione social, quello che rimane sul terreno si va consolidando come il lascito duraturo prodotto dalla gestione del fenomeno terrorista. Qualche commentatore più lucido di altri lo ha d’altronde immediatamente notato Continua a leggere »