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Media e UE all’attacco di Tsipras il “populista”

 

Ci sono diverse prospettive da cui può essere criticata la visione politica di Tsipras e del suo partito, Syriza. Quello che però non va assecondato è l’attacco partito – puntuale – da tutti gli organi del consenso generalista contro la “probabile” vittoria di Syriza alle elezioni greche. Da diversi giorni, sui principali organi d’informazione, Tsipras viene definito come “populista”, certificando quell’espediente retorico per cui ogni posizione politica che contrasti il consenso europeista viene tacciata di populismo. Il populismo viene eletto a categoria politica trasversale, non importa se di sinistra o di destra. C’è il centrosinistra, il centrodestra e il populismo, senza soluzione di continuità fra le differenti posizioni politiche contrarie alla UE e ai suoi vincoli economici. E’ allora bene affermare con forza che il problema politico di Tsipras non è il suo presunto populismo, che Tsipras e Syriza non sono un partito populista, perché il populismo è un’altra cosa. Syriza è un partito popolare, che attraverso la partecipazione e il protagonismo nelle lotte di classe greche si è imposto come principale rappresentante del cambiamento politico. Continua a leggere »

E’ partito l’attacco finale al pubblico impiego: dalla parte dei dipendenti pubblici, un contributo del Coordinamento Operaio AMA

 

Pubblichiamo un contributo del Coordinamento Operaio AMA, del quale facciamo parte come compagni e lavoratori, sulle recenti polemiche intorno al presunto “assenteismo” di massa dei Vigili Urbani di Roma il giorno di Capodanno. L’ennesimo grimaldello ideologico attraverso il quale si vorrebbe portare l’attacco finale al pubblico impiego, una volta adeguato il settore privato col Jobs Act. L’unità d’intenti dimostrata da questa presa di posizione non è scontata e rappresenta un terreno potenzialmente fecondo dove ricercare quell’unità di classe tra diverse categorie di lavoratori.

 

Chistionai pagu traballai meda

 

Lavorare tanto parlare poco. E protestare neanche a parlarne. Sei un comunale quindi nessun diritto di replica. Sei il fannullone, il garantito, l’assenteista etc.. tanti gli aggettivi messi in campo dai governanti di turno per screditare intere categorie di lavoratori in questi ultimi anni. Tante le menzogne o le favole sui supergarantiti mai suffragate da dati empirici. Lo schema è sempre quello: sbattere il mostro in prima pagina e servirsene per avallare una serie di proposte di legge che hanno il solo scopo di distruggere diritti e contrarre il salari. Continua a leggere »

il cor(ro)sivo della Militant

Une etto di cocaina… per uso personale… ma è un’aspirapolvere o un fascista? Comunque oggi è il 6 gennaio, e se crediamo alla Befana, crediamo pure a questo.

L’inflazione dei padroni

 

Da mesi, almeno un anno abbondante, un assurdo filone della narrazione dominante sulla natura della crisi descrive questa come il risultato di una prolungata deflazione. Dovrebbe essere allora accolto con sommo gaudio e come concreta prospettiva d’uscita dalla crisi medesima l’ennesimo incremento della bolletta dell’acqua, il rialzo generalizzato delle contravvenzioni stradali, il perenne rincaro delle autostrade puntuale ogni primo gennaio, l’aumento del costo dei quotidiani, del bollo auto, degli alcolici, delle sigarette, eccetera: insomma l’aumento generale del costo della vita a questo punto dovrebbe portare a dire che la crisi ha le ore contate. Peccato solo non aver aumentato le accise sulla benzina, a quel punto avremmo ripreso a correre come una tigre asiatica d’antan. Ovviamente tutto questo è falso, crisi e aumento del costo della vita sono direttamente collegate (e poi, si detto di passaggio, l’Italia e l’Europa non sono in deflazione ma semmai in regime di bassa inflazione). E’ nei paesi poveri che la vita costa di più per i propri lavoratori, i prodotti non immediatamente necessari inarrivabili e il prezzo medio di quelli primari più alto della media dei paesi ricchi in rapporto agli stipendi. Continua a leggere »

Per un 2015 antimperialista e col coltello fra i denti

 

Riportiamo di seguito la nostra introduzione all’ultimo lavoro di Emilio Quadrelli e Giulia Bausano, un libro che descrive la necessità del ritorno ad una nuova politica antimperialista adatta ai tempi che corrono. Un libro che centra il problema, non tenta di sfuggirvi con sterili scorciatoie ideologiche e affonda i ragionamenti nella piaga della ritirata storica delle sinistre di classe nell’Europa occidentale. Per noi è stato un onore contribuirvi. Buona lettura e buon anno nuovo, che sia un anno di lotte, d’odio e d’amore.

Pensare una nuova politica antimperialista

Il lavoro di Emilio Quadrelli ci costringe a riflettere sul nuovo scenario imperialista declinato nelle sue molteplici forme. L’attualità ci restituisce due evidenze che caratterizzano la politica globale: da una parte la dinamica imperialista è tornata a qualificare i rapporti politici internazionali; dall’altra l’assenza di una riflessione generale, e della conseguente produzione di politiche, che contrastino questo movimento. Allo sviluppo di nuove (apparentemente) forme di imperialismo non ha fatto seguito lo sviluppo di una rinnovata coscienza antimperialista. Oggi il campo da gioco globale è caratterizzato quindi da una fase imperialista nuova, composta da più attori, tutta da interpretare, che però non vede una riflessione politica altrettanto generale. La risposta alle politiche imperialiste è affidata alle singole popolazioni, o ai singoli gruppi che subiscono in prima persona la violenza delle politiche economiche di aggressione, ma sconnessi da una visione generale che possa incidere sulle politiche imperialiste. Qualche volta, nel corso di questi anni, sono state possibili anche singole e momentanee vittorie di resistenza, ma mai un riequilibrio dei rapporti di forza. La nave imperialista, magari senza una visione strategica o di lungo periodo, viaggia oggi a vele spiegate senza nessuna forza capace di declinare l’internazionalismo in capacità politica tale da rallentarne o impedirne il passo. Capire perché è avvenuto questo significa allora gettare le basi per la ricostruzione di una visione politica che, oggi più che mai, non può che fare i conti con lo scenario internazionale. Nella fase attuale non esiste più politica nazionale, questa è un’altra delle evidenze del presente scenario. Ogni evento politico, economico o sociale è direttamente internazionale, coinvolge immediatamente più attori e le sue ricadute incidono subito, senza mediazioni, sulle popolazioni degli altri paesi. È esattamente da questo presupposto che dobbiamo partire per capire cosa sta succedendo nel mondo e nei suoi rapporti politici. Continua a leggere »

La Grecia al voto, Syriza alla prova decisiva

 

Non sappiamo come andranno le prossime elezioni greche. Nonostante tutti i sondaggi diano Syriza primo partito greco, oltretutto con un discreto margine, siamo abbastanza coscienti che di qui al 25 gennaio l’attacco frontale contro ipotesi di governo anti-liberista si dispiegherà con tutta la sua forza, intimorendo una parte dell’elettorato oggi a favore di Syriza. La vittoria di Tsipras non è per nulla scontata, e non è neanche detto che Syriza voglia davvero vincerle queste elezioni. Una vittoria, la responsabilità di formare un governo, renderebbero necessarie delle decisioni politiche che fino ad oggi Syriza ha sempre rimandato, consapevole del tornante storico che potrebbe determinare non solo per la Grecia ma per tutta l’Unione Europea. Nei fatti, la probabilità di una vittoria del soggetto politico guidato da Tsipras da diversi mesi ha prodotto una revisione della radicalità delle proposte politiche presentate agli elettori. Il mantenimento dell’Euro, ad esempio, da questione dibattuta e controversa si è trasformata in certezza, scomparendo dal programma politico del partito greco. Così come il rispetto dei trattati, degli accordi finanziari, eccetera. In questi mesi è sembrato che l’impegno principale di Tsipras fosse quello di tranquillizzare i mercati e le istituzioni della UE. Un tattica persino condivisibile se volta a spezzare la valanga ideologica contraria che in questo mese verrà messa in campo contro la probabilità di un governo di sinistra. Continua a leggere »

La sostanza del Jobs Act

 

Il Jobs Act è la risposta politica del capitale alla crisi economica. Come già evidenziato da molti, tramite la nuova legge sul lavoro viene sancita la legalità dei licenziamenti economici. In pratica, vista la perdurante crisi alla quale le istituzioni occidentali non riescono a porre freno, si certifica la possibilità per gli imprenditori di licenziare i propri lavoratori per motivi economici. Sembra un aspetto secondario e invece costituisce il cuore del provvedimento. In sostanza, il governo prende atto dell’inevitabilità della crisi, e della sua durata ancora probabilmente lunga. Se il prossimo futuro è inserito in uno scenario di recessione, il nuovo provvedimento dispone gli strumenti utili al fronte padronale per porvi rimedio. Da una parte si concede al capitale privato di licenziare a piacimento dietro semplice ratifica della difficoltà economica; dall’altra si grava sul bilancio pubblico il frutto di questa scelta, adeguando il mercato del lavoro italiano alle impostazioni welferistiche anglosassoni. Il privato è libero di muoversi senza alcuna assunzione di responsabilità, mentre il pubblico deve per legge sostenere le dinamiche di mercato. La cornice entro cui viene pensata tale legislazione è un tasso di disoccupazione elevato e perdurante. Continua a leggere »

Il ritorno del maestro del new crime americano: Don Winslow, Missing. New York

 

In Italia Don Winslow si è affermato colpevolmente in ritardo. Pubblicato da Einaudi a cominciare dal 2008, sono usciti in questi anni diversi romanzi scritti almeno un decennio prima. Oltretutto, la pubblicazione non ha rispettato l’evoluzione narrativa dello scrittore, facendo uscire prima i libri più recenti e solo in seguito alcuni lavori pubblicati addirittura negli anni novanta. Per questo qui da noi la scoperta di Winslow è stata un (benefico) choc culturale: da dove veniva questo autore, quale il suo passato artistico, e soprattutto come faceva a sfornare anno dopo anno libri che rasentavano la perfezione narrativa? In realtà, appunto, anno dopo anno sono arrivate le edizioni Einaudi, non i suoi romanzi, frutto di un lavoro ormai ventennale. La definitiva affermazione di Winslow ha imposto la correzione di tale politica editoriale. Missing. New York è uscito nel 2014 negli Stati Uniti e immediatamente tradotto e pubblicato in Italia. Per fortuna, aggiungiamo, perché l’ultima fatica narrativa dell’autore ne descrive la sua evoluzione stilistica. Continua a leggere »