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ACCADEVA OGGI…

26 February :
1988 Dopo 22 anni di galera, Rubin "Hurricane" Carter, pugile, è prosciolto da un'accusa per triplice omicidio perché riconosciuto innocente e vittima di un complotto razzista della polizia locale.

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Contestato il Pd di Mafia capitale

 

Volevano “riprendersi” piazza Don Bosco, si sono ritrovati assediati da un quartiere che non li voleva. Questa la manifestazione del Pd a Roma ieri, prontamente oscurata dai media nella parte in cui il quartiere è sceso in piazza contro il Pd, sbattendo in faccia a quei duecento anziani precettati dal partito che il Pd è il problema, non la soluzione. E’ il partito di Mafia capitale, il partito dei palazzinari, quello delle cooperative colluse, il partito del neoliberismo selvaggio, quello che faceva accordi con Buzzi, Carminati e Casamonica fino a ieri, e che oggi prova a ripulirsi la coscienza politica con qualche frase fatta sulla mafia. Il Pd nel territorio non esiste, e ieri ne ha avuto la conferma, fallendo clamorosamente nei numeri e nella politica. Organizzata nel cuore di quei circoli che proprio Orfini diceva di sciogliere (i circoli Pd di Cinecittà), i militanti spaesati neanche se la sono sentita di criticare la contestazione, perché persino loro conoscono le radici del problema e condividono le critiche della contro-manifestazione. Un partito ameba che esiste solo finchè aggrappato al potere. Fuori da esso, ormai, una struttura politica liquefatta in mano a rampanti dirigenti aziendali con l’obiettivo del profitto declinato in politica. Cinecittà ieri ha dato l’ennesimo segnale di sfratto al partito dei padroni. E, come riportava lo striscione portato in piazza ieri, contro la finta legalità, la legittimità delle lotte: basta sgomberi e sfratti! Continua a leggere »

Storie del corteo fantasma

 

Venerdì avrebbe dovuto svolgersi un corteo, per protestare contro lo sgombero di Degage e la minacciata politica di sgomberi promessa dal Prefetto Gabrielli. Un normale corteo, come ce ne sono per fortuna tanti simili, eppure questa volta la Questura romana ha deciso di scardinare la normale dialettica democratica che vuole ogni manifestazione autorizzata a meno che il luogo prescelto o l’orario indicato non turbino significativamente l’ordine pubblico. Nulla di tutto questo era presente nelle richieste degli organizzatori, quanto la possibilità di manifestare liberamente fino alla Prefettura, cioè l’ideale controparte politica della manifestazione. Insomma, come dicevamo, un evento normalissimo, tipico, addirittura noioso. Come dicevamo a giugno, però, nel frattempo in città è stata approvata una norma che impedisce la normale dialettica democratica. Il Protocollo d’intesa sulle manifestazioni impedisce i cortei nel centro cittadino che non abbiano carattere nazionale, numeri adeguati e non siano collocati nel fine settimana. Per tutto il resto, si viene relegati a sit-in o a manifestazioni in periferia. Una norma anti-costituzionale, avrebbe gridato un tempo il “sincerismo democratico”. Continua a leggere »

Il commissariamento della politica nel silenzio generale

 

Nel 2000 Londra ebbe il suo primo sindaco, Ken Livingston. Prima di esso esisteva una sorta di organismo complesso formato dalle 32 municipalità cittadine, la Greater London Authority, assemblea peraltro sciolta nel 1986 e non più riconvocata fino, appunto, al 2000, anno in cui per la prima volta a Londra ebbero luogo le elezioni dirette del prima cittadino. Se una delle città più importanti del mondo è rimasta senza governo comunale per 14 anni e senza sindaco per secoli, cosa sarà mai questo passaggio di consegne tra Marino e Gabrielli? Una bazzecola della storia locale, una storia locale così densa di vicende che non si farà certo impressionare dall’esautoramento dei poteri del sindaco di turno. Così probabilmente devono pensare tutti gli attori politici cittadini. Non si spiegherebbe altrimenti il silenzio tombale che ha accolto la decisione politica più importante per la città almeno dal secondo dopoguerra in avanti: quella di commissariare il comune delegando al governo – per tramite del prefetto – le decisioni politiche rilevanti. Continua a leggere »

A un anno da Ferguson. Alcuni spunti di riflessione su #BlackLivesMatter e sul movimento degli afroamericani negli Usa

Tanta gente nera, tanti fratelli neri conoscono queste tattiche fasciste per averle subite di persona, conoscono anche troppi casi, anche troppe situazioni in cui gente nera, giovani fratelli neri, sono stati abbattuti a fucilate e assassinati da questi poliziotti, e sanno che la situazione si va facendo di giorno in giorno più insostenibile. [...] Intanto, i tribunali razzisti d’America giustificano le brutalità e gli assassini commessi dalla polizia ai danni dei neri e della gente di ogni razza. [Bobby Seale, gennaio 1970]

Philadelphia, 28 agosto 1964: più di 300 feriti e quasi 700 arresti. Watts, 11-17 agosto 1965: 7 giorni di scontri, 34 morti, più di mille feriti, più di tremila arresti. Detroit, 23-27 luglio 1967: 43 morti, quasi 2000 feriti, più di 7000 arresti, 2000 edifici distrutti. Ferguson, 9-25 agosto 2014. Ferguson, 9-11 agosto 2015.
Per uno strano caso della storia, le principali rivolte dei neri statunitensi – quelle non determinate da eventi eclatanti (l’uccisione di Martin Luther King o le assoluzioni dei poliziotti responsabili degli omicidi di alcuni neri), ma dalla reazione alle quotidiane sopraffazioni  – sono avvenute quasi tutte d’estate. E anche questa, ormai giunta al termine, è stata una stagione calda sul fronte dei cosiddetti Afro-American riots. L’ultimo episodio, pochi giorni fa, il 19 agosto: a St. Louis (Missouri), un poliziotto bianco ha ucciso un diciottenne nero, Mansur Ball-Bey, descritto dai conoscenti come un ragazzo di buona famiglia, recentemente diplomatosi,  con un lavoro part-time. Continua a leggere »

Perchè oggi è necessario stare al fianco di Degage

 

Martedì mattina, alle 6.30, hanno sgomberato Degage, studentato occupato ormai più di due anni fa da un gruppo di giovani studenti, lavoratori e disoccupati, che si erano uniti nel bisogno di trovare insieme una casa. Degage era nato così, a partire da un gruppo di studenti dei collettivi universitari che, tra chi non voleva più pagare l’affitto perché non più disposto a dare 500 euro per una stanza e chi voleva uscire di casa senza rinunciare allo studio per un lavoro sottopagato o in nero, si erano uniti e avevano dimostrato che organizzandosi e lottando contro le contraddizioni della nostra città una soluzione, un’alternativa, è ancora possibile. Questo gruppo così eterogeneo, sia politicamente che soggettivamente, ha dato sin da subito una spinta e un’accelerazione decisiva alle lotte cittadine, nonchè a quell’insieme di compagni e “situazioni” che ancora ci ostiniamo a chiamare “movimento”, magari augurandoci che attraverso la ripetizione sragionata di un termine di giunga infine alla fatale reificazione.   Continua a leggere »

L’incubo Expo. Da incubatore del Jobs act a Zona economica speciale

 

Che l’Expo sia stato un progetto pilota volto alla riforma del mercato del lavoro, derubricando la contrattazione nazionale in favore di apposite contrattazione speciali, istituendo il lavoro gratuito e/o volontario, sancendo il licenziamento economico, eccetera, non lo scopriamo di certo oggi ed è stato il cuore del ragionamento che ci ha spinti alla manifestazione del primo maggio a Milano. Un progetto da cui conseguentemente è scaturita la riforma denominata “jobs act”, basata proprio sulle novità in tema di mercato del lavoro sperimentate all’esposizione milanese. Fosse anche la più bella fiera mai vista, basterebbe questo fatto a decretarne la totale nemicità per gli interessi della popolazione lavoratrice, che proprio all’Expo deve l’abolizione del contratto nazionale a tempo indeterminato (sostituito dal contratto “a tutele crescenti”), a cui sono seguite tutta una serie di bazzecole accessorie come l’abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Per di più l’esposizione, lungi dall’essere interessante, si presenta come immane boiata turbocapitalista ad uso e consumo del turismo benestante. Continua a leggere »

Il voyeurismo necrofilo

 

Che i media generalisti si stiano trasformando in accessori al servizio della perversione social, è un fatto da qualche anno sempre più evidente. Le pagine dei principali siti d’informazione sono sempre meno contenitori, per quanto ideologicamente schiarati, di notizie, e sempre più raccoglitori di likes e retweet. Sempre più le colonne destinate alle stronzate folkloristiche assumono centralità in quanto portatrici di valanghe di condivisioni che determinano la quantità di pubblicità e dunque di introiti delle maggiori testate nazionali. Tale fenomeno non può che riversarsi sulla carta stampata, imponendo una gerarchia delle notizie capovolta, per cui la priorità viene data non all’importanza oggettiva dell’evento ma alla sua potenziale “condivisibilità”. Se sommiamo questo fenomeno al contestuale obiettivo dei media mainstream, cioè quello di sviare l’attenzione dagli eventi centrali per focalizzarla sugli aspetti, nel migliore dei casi, sovrastrutturali della vita quotidiana, è possibile comprendere quale sarà il livello dell’informazione social del futuro, una valanga inarrestabile di notizie inutili su cui concentrare l’attenzione della grande maggioranza della popolazione. Continua a leggere »

Il ruolo italiano nel caos libico

La vicenda libica, dalle prime manifestazioni contro Gheddafi ad oggi, dovrebbe rappresentare il paradigma del modus operandi delle potenze occidentali nei territori non subordinati ai propri interessi geopolitici. Ancor più della Siria, che ne ricalca per filo e per segno la dinamica, l’evoluzione e la sua probabile conclusione, con buona pace di quella sinistra imperiale che ancora oggi legittima ogni forma d’interferenza straniera negli affari interni di un paese (ex)sovrano. Un’interferenza sempre a senso unico, ovviamente: dal ricco verso il povero; dall’occidente verso l’oriente; dal neoliberismo verso forme sorpassate di produzione capitalistica da adeguare nel ritmo e nella qualità. Stupisce come l’espansione dello Stato islamico in Libia non venga immediatamente collegata all’ingerenza occidentale dal 2010 in avanti negli affari del paese, perché proprio da questa deriva, così come la formazione e l’espansionismo islamico nel Medioriente deriva dallo smembramento di determinati Stati sovrani (dall’Iraq alla Siria). Sembrerebbe un’ovvietà e in effetti lo è per gli analisti più informati, siano essi di destra o di sinistra, difensori o meno dello status quo imperiale. Continua a leggere »