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11 December :
1961 - Gli USA intervengono nella guerra del Vietnam

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Il cor(ro)sivo della Militant

In Italia c’è un problema enorme. La disoccupazione? La crisi? I salari sempre più bassi? La scomparsa del welfare? NO, NO, NO e ancora NO! Il problema vero… sono i dipendenti pubblici. Sono loro l’Alfa e l’Omega di ogni male che affligge il belpaese… E’ colpa loro se le cose non funzionano, mica dei padroni e dei loro rappresentanti in parlamento. Quindi, licenziamento immediato per chi fa la spesa durante l’orario di servizio! Pubblica gogna per chi timbra il cartellino e poi si assenta. Strano che qualche liberista non abbia ancora proposto il plotone d’esecuzione. E speriamo che Ichino non ci legga. Continua a leggere »

Lo sgombero della politica

 

Il minacciato sgombero di Esc, a cui diamo comunque la nostra solidarietà, non può certo definirsi un fulmine a ciel sereno. È invece l’ennesimo tassello di una stagione segnata dal commissariamento della politica. Il problema non è la difesa di questo o quel centro sociale, sebbene ovviamente necessaria (come Esc, si trovano sotto sgombero il Corto Circuito, Casale Falchetti, l’Auro e Marco, mentre per la Casa della Pace e Degage già si è provveduto in estate; per non parlare delle decine di occupazioni abitative perennemente in bilico). Il problema è che non è possibile alcuna resistenza “militare” che non passi per un riequilibrio dei rapporti di forza politici. Oggi questi sono al punto zero. Se Prefetto o Commissario decidessero di sgomberare tutto, la resistenza che potremmo mettere in campo sarebbe, in tutta onestà, ininfluente. Per ripartire dovremmo allora capire perché oggi la nostra capacità d’influenza politica è azzerata. È questa la domanda che ci pone la minaccia di Tronca: non “come faremo a resistere”, ma: come siamo arrivati a questo punto? Continua a leggere »

La pace è sempre un buon bottino

 

La riuscita delle manifestazioni di Roma e Milano di sabato è un segnale che non va lasciato cadere. Era maledettamente difficile sperare di fare qualcosa di più di mille persone, e invece ci siamo ritrovati nelle due città con cortei di 3000/4000 persone. Quasi diecimila persone sono scese in piazza sabato per gridare il proprio no alle guerre imperialiste. Cortei che si sommano alle due riuscite manifestazioni autunnali contro la Nato di Napoli e Firenze. Se pensiamo ai cortei degli anni Duemila contro la guerra, dove il movimento pacifista veniva indicato dal New York Times come “seconda superpotenza globale”, dove la media della partecipazione si aggirava sulle centinaia di migliaia e aveva la forza di imporre un punto di vista, ci rendiamo conto del punto zero in cui siamo. Eppure qualcosa si muove. Al di là del numero, la qualità dei soggetti scesi in piazza indica che la pace, nonostante tutto, è ancora uno degli argomenti più efficaci attorno a cui ricomporre, su degli obiettivi politici, compagni e situazioni altrimenti divisi dalle perenni beghe da fallimento storico in cui siamo immersi. La pace funziona, perché la guerra unilaterale dichiarata dall’Occidente alle popolazioni subalterne evidentemente non ha generato ancora quel consenso unanime che si aspettava. D’altronde, in tempi di crisi economica e di impossibile redistribuzione, creare consenso è una cosa molto complicata, per il capitale. Continua a leggere »

Contro l’Europa delle guerre

La manifestazione del 16 gennaio parte da una prima constatazione simbolica e materiale. Sono passati 25 anni esatti da quando, nella notte tra il 16 e il 17 gennaio 1991, l’amministrazione americana di Bush padre scatenava la prima aggressione imperialista post guerra fredda. Mentre il campo socialista sovietico si andava sgretolando, la potenza americana, rimasta sola al governo del pianeta, lanciava insieme a una cordata di fidi alleati, compreso il nostro paese, tonnellate di bombe intelligenti contro l’Iraq di Saddam Hussein, fino a poco tempo prima alleato dell’imperialismo americano nella guerra contro l’Iran sciita di Khomeini. Da quel giorno si apriva di fatto una nuova fase storica, paradossalmente ancora poco compresa dall’élite intellettuali della sinistra. Proprio nel 1991, con la fine del campo socialista, lo scioglimento del Patto di Varsavia e la fine dell’Urss, la guerra irrompe nel cuore dell’Europa, quella guerra sempre minacciata nei confronti del socialismo e finalmente dispiegata con la scomparsa del competitor politico. Eterogenesi dei fini? La Jugoslavia socialista si disintegra in una serie di guerre continuate per tutto il decennio, fomentate, organizzate, armate dalla Germania appena riunificata, motore del nascente polo liberista europeo. Continua a leggere »

Tana delibera tutti

 

Riprendiamo dal blog Ceci ne pas un blog del nostro amico @zeropregi un’interessante riflessione sull’attuale stagione di sgomberi minacciata dal Commissario Tronca. Qui il link

Da alcuni mesi a Roma stanno arrivando lettere di sgombero a tutte le associazioni — centri sociali compresi — che negli anni hanno ottenuto un’assegnazione o una pre-assegnazione, frutto negli anni 90 della lotta per l’ottenimento della famigerata delibera 26; fu un percorso tortuoso che all’epoca portò a una spaccatura tra i centri sociali romani. Continua a leggere »

Lo strano caso della Corte dei diritti dell’uomo che protegge le aziende e condanna i lavoratori

 

Che le istituzioni collaterali all’Unione europea fossero ontologicamente *dentro* i confini politici ed economici europeisti, inserite in una visione del mondo precisa e distante da ogni possibile “neutralità”, la vicenda della Corte europea dei diritti dell’uomo dovrebbe ulteriormente confermarlo. Brevemente, tale Corte, che dovrebbe occuparsi, come dire, della “difesa dei diritti dell’uomo” (ca va sans dire), ha sancito la legittimità delle aziende di licenziare i propri lavoratori qualora questi fossero scoperti ad utilizzare mail aziendali per fini privati. In pratica, il solo fatto di mandare mail private tramite il proprio indirizzo di posta durante(?) l’orario di lavoro costituirebbe motivo di licenziamento (non di multa o sanzione, di licenziamento, punto e basta). E la Corte in questione ha pure sancito che la cosa va bene, si può fare, non lede alcun diritto, e che anzi va integrata alla normativa sulla privacy contenuta nel Jobs act renziano (questo lo raccomanda la Ue, e come sappiamo una raccomandazione Ue è un offerta che non si può rifiutare). Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Il vento fa il suo giro, di Giorgio Diritti

 

Ha senso recensire un film del 2005, undici anni dopo? Dipende. In questo caso, ci sentiamo di fare un’eccezione per alcune precise ragioni. In primo luogo, perché nonostante sia stato realizzato nel 2005, è uscito nelle sale solo nel 2007, dopo essere stato boicottato da tutte le case di distribuzione, anche da quelle “illuminate”, e solo grazie all’auto distribuzione che con fatica il regista ha messo in piedi. Si, è giusto dare visibilità a questo film perché in sostanza finanziato dallo stesso regista, dagli stessi sceneggiatori e co-autori, che hanno rischiato in proprio per la realizzazione dell’opera, e dagli stessi abitanti del paese dove è stato girato, che hanno aiutato in vari modi la troupe nonostante nel film la comunità montana narrata ne esce male sotto tutti i punti di vista. E ancora, in terzo luogo, ma soprattutto: perché il film è un capolavoro, simbolo di quel cinema italiano sconosciuto ai più e che però (r)esiste e sa produrre lavori di prim’ordine, nonostante la guerra commerciale che le case di produzione e distribuzione mettono in atto contro ogni opera davvero originale. Continua a leggere »

Venticinque anni di guerra, è ora di dire basta

 

Questo pomeriggio si terrà all’università La Sapienza l’assemblea pubblica di lancio del corteo nazionale di sabato prossimo contro la guerra (ore 17.00, secondo piano facoltà di Lettere). Un corteo strappato nonostante gli scetticismi e nonostante il clima politico spinga, da destra a sinistra, per l’intervento “umanitario”. È importante allora tornare a manifestare per provare ad occupare uno spazio lasciato incredibilmente deserto da ogni forza politica. Esprimere pubblicamente un punto di vista, difenderlo, provando a veicolarlo in una popolazione assuefatta al clima bellico senza soluzione di continuità, drogata da un potere mediatico che, in beffa ai venticinque anni ininterrotti di aggressioni militari in Medioriente, ci descrive come attaccati, invasi, colpiti a morte, immobili, buonisti, pacifisti, eccetera. La guerra è pace, questo il messaggio lanciato da ogni Tg o quotidiano o politico impegnato nell’impresa di legittimazione Continua a leggere »

La Siria, lo Stato Islamico e la “guerra all’Europa”/ultima parte

Si chiude con questo ultimo post il nostro approfondimento sulle connessioni tra la guerra siriana, lo Stato Islamico e la guerra nel cuore dell’Europa. A breve provvederemo a dargli una forma più organica, anche dal punto di vista grafico, trasformando questi sei post in un unico file pdf che potra eseere scaricato e stampato. Nel frattempo qui trovate la prima, la seconda, la terza, la quarta e la quinta parte.

L’Europa, scriveva con innegabile capacità anticipatoria Jean Monnet, primo presidente della Ceca, sarà la risposta alle sue crisi. E’ da questa prospettiva palingenetica che va analizzato il processo d’integrazione europeo, nato dal compromesso tra il pragmatismo confederalista e le ambizioni federaliste, e poi definitosi come polo imperialista autonomo sulla base di successive approssimazioni e veri e propri combattimenti economici e politici fra le diverse frazioni delle borghesie continentali. Ed è sempre in quest’ottica che deve essere interpretato l’impatto che gli attacchi di Parigi dello scorso novembre stanno producendo sull’intera impalcatura dell’Unione Europea. Continua a leggere »

La svendita della città nelle linee guida del Commissario Tronca

 

Da qualche giorno è possibile consultare l’interessante documento redatto dal Commissario Tronca (il Dup – Documento Unico di Programmazione, qui e qui). Un faldone monstre, quasi ottocento pagine di dati e indicazioni puntigliose, che delineano il percorso politico che dovrà affrontare il Comune di Roma a prescindere da chi vincerà le elezioni di giugno. Il documento programma infatti l’attività del Comune per il triennio 2016-2018. La vicenda riassume egregiamente il significato del commissariamento della politica in atto da diversi anni a questa parte, i rapporti di forza in campo, i ruoli dirigenti, nonché definisce una “visione del mondo”, quella imposta dall’Unione europea e a cascata da tutte le istituzioni preposte alla sua esecuzione. Un capolavoro: in anni di riflessioni e analisi contro le politiche neoliberiste della Ue non avevamo mai raggiunto tale capacità di smascheramento. Continua a leggere »