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L’incubo Expo. Da incubatore del Jobs act a Zona economica speciale

 

Che l’Expo sia stato un progetto pilota volto alla riforma del mercato del lavoro, derubricando la contrattazione nazionale in favore di apposite contrattazione speciali, istituendo il lavoro gratuito e/o volontario, sancendo il licenziamento economico, eccetera, non lo scopriamo di certo oggi ed è stato il cuore del ragionamento che ci ha spinti alla manifestazione del primo maggio a Milano. Un progetto da cui conseguentemente è scaturita la riforma denominata “jobs act”, basata proprio sulle novità in tema di mercato del lavoro sperimentate all’esposizione milanese. Fosse anche la più bella fiera mai vista, basterebbe questo fatto a decretarne la totale nemicità per gli interessi della popolazione lavoratrice, che proprio all’Expo deve l’abolizione del contratto nazionale a tempo indeterminato (sostituito dal contratto “a tutele crescenti”), a cui sono seguite tutta una serie di bazzecole accessorie come l’abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Per di più l’esposizione, lungi dall’essere interessante, si presenta come immane boiata turbocapitalista ad uso e consumo del turismo benestante. Continua a leggere »

Il voyeurismo necrofilo

 

Che i media generalisti si stiano trasformando in accessori al servizio della perversione social, è un fatto da qualche anno sempre più evidente. Le pagine dei principali siti d’informazione sono sempre meno contenitori, per quanto ideologicamente schiarati, di notizie, e sempre più raccoglitori di likes e retweet. Sempre più le colonne destinate alle stronzate folkloristiche assumono centralità in quanto portatrici di valanghe di condivisioni che determinano la quantità di pubblicità e dunque di introiti delle maggiori testate nazionali. Tale fenomeno non può che riversarsi sulla carta stampata, imponendo una gerarchia delle notizie capovolta, per cui la priorità viene data non all’importanza oggettiva dell’evento ma alla sua potenziale “condivisibilità”. Se sommiamo questo fenomeno al contestuale obiettivo dei media mainstream, cioè quello di sviare l’attenzione dagli eventi centrali per focalizzarla sugli aspetti, nel migliore dei casi, sovrastrutturali della vita quotidiana, è possibile comprendere quale sarà il livello dell’informazione social del futuro, una valanga inarrestabile di notizie inutili su cui concentrare l’attenzione della grande maggioranza della popolazione. Continua a leggere »

Il ruolo italiano nel caos libico

La vicenda libica, dalle prime manifestazioni contro Gheddafi ad oggi, dovrebbe rappresentare il paradigma del modus operandi delle potenze occidentali nei territori non subordinati ai propri interessi geopolitici. Ancor più della Siria, che ne ricalca per filo e per segno la dinamica, l’evoluzione e la sua probabile conclusione, con buona pace di quella sinistra imperiale che ancora oggi legittima ogni forma d’interferenza straniera negli affari interni di un paese (ex)sovrano. Un’interferenza sempre a senso unico, ovviamente: dal ricco verso il povero; dall’occidente verso l’oriente; dal neoliberismo verso forme sorpassate di produzione capitalistica da adeguare nel ritmo e nella qualità. Stupisce come l’espansione dello Stato islamico in Libia non venga immediatamente collegata all’ingerenza occidentale dal 2010 in avanti negli affari del paese, perché proprio da questa deriva, così come la formazione e l’espansionismo islamico nel Medioriente deriva dallo smembramento di determinati Stati sovrani (dall’Iraq alla Siria). Sembrerebbe un’ovvietà e in effetti lo è per gli analisti più informati, siano essi di destra o di sinistra, difensori o meno dello status quo imperiale. Continua a leggere »

La furia dei senesi rovina lo spettacolo del Palio?

Hooligans provenienti dal Nord Europa? Ultras ubriachi che impediscono alle famiglie di portare i bambini allo stadio? Teppisti ingestibili che turbano l’ordine pubblico? Ma no! Rispettabili cittadini senesi delle contrade del Nicchio, del Montone, dell’Onda e della Torre che, alla fine del Palio, hanno dato vita ad una rissa che ha coinvolto decine di persone (vedi): una manifestazione delle antiche rivalità tra contrade, che non può essere ricondotta a problema di ordine pubblico. Però “stranamente” – ma anche finalmente, diciamo noi – non abbiamo visto i telegiornali aprire per giorni con queste immagini, né repubblica.it presentarle come prima notizia: i teorici dello sport senza antagonismi e del sedersi sul seggiolino allo stadio senza lasciarsi andare a manifestazioni scomposte, gli apologeti dello sport visto in televisione, quelli che considerano una terribile violenza da biasimare persino rovesciare un cestino dell’immondizia, stavolta hanno taciuto. Continua a leggere »

Ferragosto greco

Pubblichiamo questo commento sugli ultimi avvenimenti in Grecia, frutto di una riflessione collettiva da parte di alcuni compagni, tra cui uno del nostro collettivo, che sono stati ad Atene nell’ultimo mese e  che hanno toccato con mano la situazione in seguito al referendum.

Negli ultimi due giorni, per i pochi sfortunati che anche sotto l’ombrellone leggono il giornale, è stato scritto un nuovo atto della tragicommedia greca.
Nella notte tra il 13 e il 14 agosto il parlamento ellenico ha approvato il terzo piano di aiuti, corredato dal terzo pacchetto di misure che l’Eurozona ha preteso come prova della “buona” volontà. Buona per modo di dire dato il contenuto delle misure. Continua a leggere »

Lavoro gratuito e «volontario»: verso una forma legalizzata di schiavitù

Con l’improvvisa e disastrosa alluvione di Firenze della scorsa settimana è salita nuovamente agli onori delle cronache una di quelle proposte che dovrebbe far accapponare la pelle, provocando un moto generalizzato di rifiuto: quella di mettere a lavorare gratis – apparentemente come «volontari» – i cosiddetti «profughi» (o, usando una sineddoche, gli «immigrati»). Fautori della proposta – che tra l’altro si è concretizzata nei giorni successivi – sono stati questa volta il governatore della Toscana Enrico Rossi e il sindaco di Firenze Dario Nardella, un renziano di ferro. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: Un’odissea partigiana di Mimmo Franzinelli e Nicola Graziano

«Triangoli della morte», «foibe», «vendette partigiane», «scie di sangue». Sono questi i termini in cui, negli ultimi anni, è stato presentato il difficile passaggio dell’Italia tra la guerra e il dopoguerra. La Resistenza comunista è stata sottoposta a un continuo revisionismo storico: se la «liberazione» è continuata a essere un momento a cui tutto il mondo politico e tutti i media si rifanno, almeno a parole, essa è stata confinata e sminuita in una dimensione di unità nazionale contro il nemico nazista. Si è così affermata la visione di una libertà (più che di una liberazione) senza resistenza – emblematica la trasmissione condotta da Fabio Fazio lo scorso aprile, in occasione del settantesimo anniversario, durante la quale Roberto Saviano ha celebrato nel suo peana il contributo del 2° corpo d’armata polacco (quello che, dal 1944 al 1947, si macchiò di continui assalti e continue aggressioni contro le sedi comuniste e socialiste e i loro militanti, oltre che di reati di ogni genere contro la popolazione civile italiana) alla battaglia di Montecassino, tra l’altro avvenuta un anno prima dell’aprile 1945 –, senza alcun contenuto di lotta di classe e, soprattutto, senza comunisti. Continua a leggere »

«Neanche un cane si ammazza così»? Il leone Cecil, l’orsa Daniza, i morti di polizia e l’indignazione selettiva nella società dello spettacolo

«Neanche un cane si ammazza così. Lo avete ucciso, lo avete ucciso». Sono queste le parole pronunciate dalla sorella di Mauro Guerra, il ragazzo di 33 anni ucciso da un carabiniere qualche giorno fa, a Padova. L’omicidio di Mauro Guerra viene descritto dal «Mattino» di Padova (leggi) in questo modo: «Laureato in Economia aziendale, dipendente di uno studio di commercialista di Monselice, buttafuori per arrotondare in un locale di lap dance, pittore e designer per passione, è morto dissanguato dopo che un colpo di pistola gli ha oltrepassato il fianco destro». Un colpo facente parte di una serie di 3-4 che gli ha sparato contro un carabiniere (non un appuntato qualsiasi, ma un maresciallo, il comandante della locale stazione), mentre era nudo, scalzo e disarmato. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: Contro i beni comuni di Ermanno Vitale

Con estremo ritardo recensiamo Contro i beni comuni. Una critica illuminista di Ermanno Vitale, pubblicato da Laterza nella collana “Saggi tascabili”. Uscito nel 2013, forse ci sarebbe sfuggito se non l’avessimo trovato citato nelle pagine conclusive di Utopie letali. Contro l’ideologia postmoderna  (pp. 228-231), in cui Carlo Formenti, criticando la «moda “benecomunista” che seduce la sinistra» argomenta giustamente che «dire né pubblico né privato sia come dire privato» e che «l’ideologia benecomunista sia omologa all’ideologia della domanda di nuovi diritti, e come entrambe restino ancorate al paradigma liberale». Continua a leggere »

La protesta dei lavoratori Atac, la creazione del capro espiatorio e la strada verso la privatizzazione del trasporto pubblico

Un mese fa,  in un invito alla discussione collettiva sulla giunta Marino e la situazione che si sta determinando a Roma (leggi), scrivevamo che il sistema di malaffare emerso con l’inchiesta di Mafia capitale – ma da anni  intuito da tutti i romani – era il prodotto proprio di un galoppante processo di privatizzazione, che ha portato il Comune a esternalizzare gran parte dei suoi servizi essenziali e a dar vita a una guerra per gli appalti di cui oggi si intravede il risultato. Trascorso meno di un mese, sul fronte delle privatizzazioni la situazione è, se possibile, peggiorata: sono, infatti, iniziate le danze che porteranno – prevedibilmente – alla privatizzazione di Atac, la società di proprietà comunale concessionaria del trasporto pubblico nel comune di Roma in cui sono occupati circa 12mila lavoratori (di cui gli autisti sono circa 5.800). Continua a leggere »