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1979: LA RIVOLTA DELLE NUOVE

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Il riformismo è una tigre di carta

Questa mattina, anticipato da un tweet del primo ministro belga, è arrivato l’accordo tra la Grecia ed il resto dei paesi dell’eurozona. Questa volta, di fronte a quella che può essere definita senza timore di smentita una capitolazione incodizionata di Atene  nemmeno i fan più accesi di Tsipras potranno riuscire a vedere il bicchiere mezzo pieno… anche perchè i cosiddetti “creditori” si sono presi pure quello. Continua a leggere »

Il golpe suave di Tsipras

 

Nonostante il 61% dei no, un minuto dopo lo storico risultato referendario i si hanno preso possesso della direzione politica della trattativa greca. Tsipras il greco, attraverso un sottile quanto malcelato atto di forza paragonabile a un golpe suave, ha messo il bavaglio al voto popolare imponendo la trattativa ad oltranza cedendo tutte le posizioni che la valanga dei no ai diktat della Ue avevano conquistato. Ripresentando un documento addirittura peggiorativo del precedente poi rifiutato dal Fmi. Accomodato Varoufakis alla porta, si da ora l’avvio alla privatizzazione delle risorse strategiche del paese, in primo luogo del porto del Pireo, seguito dagli aeroporti e dalle ferrovie. Continua a leggere »

Con il popolo curdo, per la liberazione e il rientro di Depo

 

Riportiamo di seguito l’appello per la liberazione e il rientro in Italia di Depo, ferito e in stato di fermo ad Erbil, Kurdistan iracheno, dopo aver portato solidarietà al popolo curdo del Rojava. Un testo che ci ricorda come la solidarietà internazionale sia parte della lotta di classe e rappresenti il sostegno (politico, morale e materiale) alle esperienze di lotta che si sviluppano ovunque nel mondo, da quelle dei lavoratori a quelle dei popoli oppressi. 

 

SOLIDARIETA’ AL COMPAGNO DEPO

Come ormai molti sanno, in Siria è in corso un conflitto aperto su larga scala che vede parecchie e differenti forze in campo. Così come in Iraq. Ciò che si sa meno invece è che all’interno di Siria e Iraq, ma anche Turchia e Iran, si estende una porzione di territorio, il Kurdistan, la cui esistenza viene rivendicata da anni da tutto il popolo curdo seppur con approcci differenti tra le sue varie “anime”. Nel 2011 in uno di questi stati, la Siria, si sviluppa un conflitto in funzione anti-Assad (governatore siriano al potere dal 2000), i gruppi ribelli che ne fanno parte vengono promossi ed aiutati, nella loro funzione, dai governi occidentali d’Europa e dagli Stati Uniti. I nostri media hanno sempre parlato di “primavera siriana” contro la tirannia.

Oggi tutti sappiamo che i gruppi che si imposero alla guida di tali rivolte altro non erano che gruppi appartenenti alla galassia dell’islamismo radicale siriano e di altri stati del medio oriente: tra questi l’IS (Stato Islamico). Inutile dire che il popolo curdo che vive nella regione del Kurdistan siriano si è trovato coinvolto in tale processo. Coerenti con la loro esperienza politica di lotta e di autodeterminazione (nei confronti degli stati occupanti), questa parte di popolo ha messo in campo la più efficace resistenza agli attacchi dell’ISIS, imponendosi, anche agli occhi del mondo occidentale, come baluardo della resistenza allo Stato Islamico e all’imperialismo in medio oriente.

È in questo contesto che si sviluppa la resistenza della città di Kobane (divenuta simbolo anche per il suo interesse strategico) e della regione del Rojava (cantoni di Czire, Kobane e Afrin) e la lotta delle fazioni curde che controllano quei territori, tra i quali YPG e YPJ.
È qui che si sviluppa la rete di solidarietà alla parte di popolo curdo impegnato nel fronteggiare l’avanzata dell’ISIS per poter difendere il proprio progetto di autodeterminazione. Solidarietà portata esclusivamente da persone, lavoratori e studenti, in tutti i modi a loro possibili spesso anche rischiando in prima persona. Questi provengono da vari stati del mondo e portano quotidianamente il loro sostegno a quella esperienza, sia con iniziative sul posto che nei propri stati d’appartenenza. Riteniamo importante il lavoro svolto da questi volontari internazionali. Anche perché quella parte del popolo curdo non viene sostenuta in altro modo, ma anzi viene osteggiata dai governi: è noto, ad esempio, come il governo Turco cerca in tutti i modi di impedire lo svilupparsi del progetto politico nel Rojava e della sua resistenza, e quindi il passaggio di chiunque voglia avvicinarsi a quell’area. Riteniamo importante e giusto che ci sia chi porta sostegno alla rivoluzione del Rojava ed alla sua lotta contro lo Stato Islamico.

Un’altra cosa ci preme sottolineare: ossia il carattere internazionalista di questo sostegno. Non ci sembra affatto strano che lavoratori e studenti che si impegnano quotidianamente nel territorio dove vivono, cerchino anche di portare un contributo alla lotta dei lavoratori e dei popoli oppressi di tutto il mondo.
D’altronde chi lotta per un miglioramento delle proprie condizioni di lavoro e di vita in generale, chi si impegna nelle lotte per il diritto alla casa, sul posto di lavoro e per un differente modello di gestione del territorio, non fa altro che tentare di portare avanti politiche dal basso che facciano gli interessi della classe lavoratrice. Non si può nascondere come sempre più spesso questi interessi non coincidano affatto con quelli invece delle classi dirigenti. I lavoratori sono sfruttati ed in lotta in tutto il mondo. La solidarietà tra i lavoratori di popoli diversi è normale e necessaria, com’è giusto e necessario che i lavoratori esprimano la propria solidarietà con tutti i popoli oppressi impegnati in una lotta per una giusta causa.

Vista quindi l’importanza della solidarietà internazionale, non possiamo che esprimere il massimo sostegno al nostro compagno Depo, partito come molti altri a dare sostegno alla popolazione del Rojava, che attualmente sappiamo essere ferito e in stato di fermo nella città di Erbil (capoluogo del Kurdistan iracheno) a seguito di vicende non ancora comprovate. Molte sono le informazioni non chiare al riguardo in quanto non si ha una comunicazione diretta con lui, pertanto altre informazioni spesso contraddittorie passate dai canali mediatici sono da ritenere non attendibili.

Chiediamo a gran voce la sua liberazione immediata e il suo rientro in Italia senza ulteriori conseguenze.

Collettivo Tana Libera Tutti (Treviglio, BG)

La ricerca di una giusta chiave di lettura della questione europea

 

La questione europea, qualsiasi approccio si vuole assumere, con molta probabilità costituirà uno dei principali campi di intervento politico di qui al futuro prossimo. Per una sinistra degna di questo nome sarà quindi inevitabile farci i conti. Girare attorno alla questione farà solo perdere tempo, perché non siamo stati e non saremo noi a porla all’ordine del giorno delle vicende politiche. Più semplicemente, sarà la realtà materiale ad imporre l’Unione europea come soggetto politico che in qualche modo rappresenta il potere, con tutto il carico di valore politico a cui rimanda questo concetto. Da questo punto di vista, inutile porre la questione solo in chiave esperienziale e di mera prassi quotidiana. Serve in qualche modo una teoria, un approfondimento analitico capace di indicare cosa rappresenta l’accentramento europeista, chi ne sono gli artefici e chi, di conseguenza, gli amici e i nemici. Anche in questo caso, possiamo comodamente girarci intorno, chiuderci nei nostri confini nazionali augurandoci che procedendo col paraocchi allontani le contraddizioni che si porta appresso la vicenda della Ue. Non andremo però molto lontano, e la vicenda greca dovrebbe in qualche modo certificare questo fatto. Per quanto possiamo negarlo, anche la più piccola delle vicende nostrane dipende in tutto e per tutto da un centro di potere che non si situa né nei nostri territori né semplicemente nel governo nazionale. Perchè allora continuare a negare un fatto che costituisce sempre più un’evidenza? Continua a leggere »

La lezione di civiltà

 

Domenica è stato messo un altro tassello verso la costruzione di quel muro che segnerà sempre più il confine politico della sinistra. Da una parte la sinistra dell’euro e della Ue, dall’altra quella che la Ue la combatte perché espressione di una strategia di dominio neoliberista. Il popolo greco ieri ha avviato un possibile processo di decolonizzazione. Come il Partito comunista francese negli anni Sessanta rimase afono di fronte alla lotta rivoluzionaria algerina, legittimando il sistema coloniale e creando una spaccatura non più ricomposta tra sinistra comunista e movimenti di classe, così oggi la lotta del popolo greco ha la forza di rimandare a quella rottura, politica, economica, culturale. Una parte della sinistra peggiore ieri è salita sul carro della lotta alla Ue: è un bene, è la forza di un’egemonia subita di chi di fronte al bivio tra Tsipras e Merkel non poteva reiterare una vaghezza che avrebbe determinato la propria scomparsa. Continua a leggere »

il cor(ro)sivo della Militant

Nella terra di Ippocrate ieri è stata trovata la medicina contro quel mal d’austerità che ormai da anni affligge i lavoratori europei. L’Oxi, questo il nome dell’ultimo ritrovato della farmacopea ellenica, ha inoltre chiaramente dimostrato di avere effetti benefici sulla postura di chi lo assume, restituendogli la schiena dritta e la testa alta. Dai primi test sembrerebbe che questo portentoso ritrovato possa rappresentare una cura anche per chi, lamentando scarsa lucidità, crede ancora che l’Unione Europea possa essere riformata. L’unica “controindicazione” è la feroce emicrania e la rotazione testicolare… dei padroni. Assumere senza moderazione, il prodotto non è stato approvato dalla UE.

Con la Grecia che dice no, per una sovranità popolare liberata dalla tecnocrazia neoliberista di Ue, Bce e Fmi

 

Oggi sapremo che strada prenderanno le popolazioni subalterne d’Europa. Da oggi passa la definitiva pacificazione sociale del continente o, all’opposto, la crisi di un programma economico e politico, quello dell’egemonia neoliberista finanziaria sovranazionale europeista. Sarebbe stato meglio, forse, non giocare ad una roulette russa in cui noi rischiamo tantissimo, troppo, mettendo in gioco, forse definitivamente, la possibilità di incidere riguardo alle strategie politiche della Ue. Ma, come dicevano i latini, hic Rodus hic salta. Oggi questo è il terreno su cui giocare, questa la lotta da portare avanti. In ogni caso, il voto di oggi rappresenta uno spartiacque: anche la più ottimista delle sinistre riformiste oggi dovrà prendere atto dell’inconciliabile alterità d’interessi tra Unione europea e popolazioni subalterne. Non esiste possibile riforma di questa Unione. Un dato di fatto che, qualsiasi sia il risultato referendario, rimarrà sul terreno dei rapporti politici. Da oggi il campo della sinistra conosce una faglia chiarificatrice: la sinistra del si e quella del no. Quella del nai e quella del oxi. La sinistra di Junker e Draghi, e quella in lotta col popolo greco, espressione oggi di tutti i popoli d’Europa. Oggi c’è un’unica scelta possibile.

Lobbisti del terzo millennio

 

Mentre nel triangolo Atene – Bruxelles – Berlino si discute delle sorti della Grecia, noi l’Unione Europea vorremmo ricordarla così, come fa candidamente il Sole24Ore in un articolo di qualche giorno fa. L’analisi di cui si parla è quella dell’EU Integrity Watch che riporta i dati sulla trasparenza relativi ai membri del Parlamento Europeo e all’attività di lobbying a Bruxelles – ossia la pressione su politici e referenti europei da parte di soggetti teoricamente esterni al processo decisionale – presentando la lista dei lobbisti, il numero degli incontri con finalità di lobby e il budget speso a questo scopo da ogni soggetto. Le organizzazioni iscritte al registro (che non sono tutte quelle che fanno lobbismo a Bruxelles) sono 7.821, di cui 4.879 favoriscono gli interessi delle aziende, mentre la parte restante è rappresentata da società di consulenza, Ong, università, sindacati, think tank e autorità locali. In pratica, il 75% (!) del pressing è di privati e proviene dall’industria, con 4.318 incontri con funzionari europei in 6 mesi. Quattromilatrecentodiciotto incontri in sei mesi, una media di 28 incontri al giorno, e ancora qualcuno ha dubbi su chi decida cosa nell’Ue. Nel “chi”, per essere più chiari, ci sono Microsoft, Google, Shell, Deutsche Bank e General Electric, giusto per citare quelli che finora hanno speso di più o che hanno avuto più incontri con le istituzioni. Gente con capitali paragonabili al PIL della Grecia e forse più voce in capitolo nelle decisioni europee. Tra le organizzazioni italiane invece la prima in classifica è ovviamente Confindustra, con 14 incontri con i referenti europei, e a seguire i gruppi energetici di Enel, Eni, Edison e soggetti come Unicredit, Intesa San Paolo, Mediaset, Slow Food, ABI e Ferrovie dello Stato (poi ci chiediamo della TAV…). Continua a leggere »