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ACCADEVA OGGI…

6 May :
1947 Una corte militare condanna a morte per crimini di guerra il generale tedesco Albert Kesselring, comandante delle truppe in Italia e responsabile di decine di stragi. La sentenza è convertita in ergastolo dal generale inglese Harding. Il 23 ottobre 1952, dopo soli 7 anni, verrà graziato.

STATS

Il nostro sciopero sociale, tra le ferite delle borgate popolari

Il nostro sciopero sociale è passato tra le piaghe della crisi delle borgate, dei quartieri popolari, sempre più attraversati da rigurgiti rabbiosi da sottrarre al populismo dell’estrema destra. In particolare, insieme alle strutture presenti nel territorio di Cinecittà – Carc, Corto Circuito, Spartaco, Lottantuno, USB – stiamo dando vita ad una lista di lotta per i disoccupati del territorio, uno sportello sociale che ha l’ambizione di organizzare chi un lavoro non riesce a trovarlo ma per questo non decide di arrendersi alla “svolta individuale”. La possibilità di una mobilitazione costante, politica, intorno alla tematica del lavoro e della disoccupazione, è la nostra scommessa per il futuro, almeno su un piano sociale-territoriale. Venerdì ha segnato l’avvio di questo percorso, che vedrà una grande assemblea di quartiere allo spazio sociale Lottantuno giovedì 27 novembre, alle ore 18.00. Proprio per questo, evitando le solite, ma assolutamente legittime, concentrazioni comuni, abbiamo preferito declinare il nostro contributo allo sciopero sociale in chiave territoriale attorno alla tematica del lavoro. Continua a leggere »

Il laboratorio Tor Sapienza ovvero la nostra incapacità di incidere nelle contraddizioni popolari

 

Non siamo di Tor Sapienza né in questi giorni siamo passati a vedere quello che succedeva. Non abbiamo dunque alcuna voglia di consigliare o solo commentare quello che sta avvenendo. Allo stesso modo, però, abitiamo le altre decine di periferie cittadine, quanto o più degradate del quartiere di Roma est, quanto o più attraversate da razzismi striscianti, da risentimenti populistici, da contraddizioni vere e presunte che potrebbero esplodere da un momento all’altro lasciandoci pericolosamente afoni di fronte a una destra che non aspetta altro che cavalcare il risentimento popolare in chiave razzista. E’ dunque di questo che dovremmo discutere, di come impedire sul nascere la possibilità di questa deriva pericolosa. Sabato ci sarà un primo tentativo di raccogliere politicamente i mille rivoli del degrado delle periferie, un tentativo che se dovesse riuscire sarebbe un passo in avanti verso il baratro di un front national all’italiana. Continua a leggere »

Alfano e le armi: quando “Distretto di Polzia” è nelle strade d’Italia…

Davvero curiosa la parabola di Angelino Alfano alla guida del Ministero degli Interni. Passerà ai posteri come il ministro sotto la cui gestione l’ordine pubblico è stato mantenuto con randellate agli operai e ai movimenti: e fin qui nulla di nuovo, siamo d’accordo. Operai ternani, alluvionati carraresi, solo per citare gli ultimi casi, fino a risalire allo sgombero coatto dell’occupazione abitativa nel quartiere romano di Montagnola, ad aprile 2014, poco meno di 2 mesi dopo il suo arrivo al Viminale.  Continua a leggere »

Le interlocuzioni riformiste

Qualche giorno fa indicavamo come utile alla causa – anche “rivoluzionaria” – il ritorno di un “partito del lavoro”, magari riformista, ma che fosse capace di riorganizzare politicamente la classe dandogli una prospettiva storica oggi completamente venuta meno. Un auspicio che obiettivamente si scontra con l’impossibilità oggettiva di un ritorno ad un riformismo socialdemocratico: nella neolingua liberista “riforma” ha sostituito il concetto di “controriforma”, per cui oggi qualsiasi riforma è un effettivo passo indietro per i diritti economici, sociali, politici dei lavoratori. D’altronde, un riformismo senza riforme è destinato immediatamente al fallimento, e oggi non c’è alcuno spazio per la mediazione politica basata sulla parziale redistribuzione dei redditi, sia per cause oggettive che soggettive. E’ però bene rifuggire da qualsiasi determinismo storico, e quello che accadrà in futuro sarà solo la nostra capacità – o incapacità – politica a stabilirlo. Continua a leggere »

L’esempio militante (2): il corteo di Bagnoli

 

 

 

Matteo Renzi sembra averci preso gusto: prima lancia appuntamenti ufficiali, meeting e visite (nazionali ed europee), pavoneggiandosi tra le paillette e le copertine dei settimanali, poi improvvisamente fa marcia indietro al primo sentore di contestazione, bucando l’evento e scongiurando il rischio di essere bacchettato dalle piazze. Era successo in occasione del tanto conclamato vertice europeo sulla disoccupazione giovanile, che a luglio avrebbe dovuto ospitare proprio l’Italia come primo passaggio formale dell’inizio del semestre UE a guida tricolore. Si è ripetuto anche venerdì scorso, a Bagnoli, quando la visita del premier – atteso in città per promuovere lo SbloccaItalia varato il giorno prima al Senato – non si è di fatto concretizzata. Continua a leggere »

L’esempio militante, molto meglio di tante parole

 

Il progetto leghista di essere il collettore politico di un front national all’italiana, che faccia rivivere lo spirito del forza-leghismo radicale e identitario, capace di intercettare gli umori populisti della piccola borghesia impoverita, passerà sempre di più per alcuni passaggi mediatici decisivi nella costruzione di un proprio spazio politico. L’egemonia “democratica” e la contestuale irrilevanza delle forze della destra “liberale”, consentono alla Lega Nord quel pericoloso margine da occupare politicamente. La Lega Nord potrebbe farsi forza trainante e collante di un progetto politico per la prima volta non solo a-fascista (come le forze politiche legate al ventennio berlusconiano), ma tacitamente(?) filo-fascista. Ecco perché sempre di più si moltiplicheranno le comparsate mediatiche leghiste volte a dare sfogo alla rabbia di un soggetto sociale, quello della piccola borghesia impoverita dalla UE e dalla competizione internazionale, che vede come nemico solo il concorrente esterno, migrante, clandestino, proletario, deviante, marginale. Continua a leggere »

Le cariche operaie e quelle precarie

 

Le cariche della polizia in piazza Indipendenza a Roma contro gli operai AST di Terni, oltre che essere indiscriminate, violente, ingiustificate, ci dicono politicamente qualcosa in più. In fondo, niente di diverso – semmai decisamente più contenuta – della violenza che accompagna le manifestazioni dei movimenti sociali, dei precari, delle lotte ambientali, di quelle per il diritto all’abitare e via dicendo. Eppure, la visibilità, il clamore, la quantità di dibattito che hanno generato le rende immediatamente protagoniste dello scontro politico. Non di quello poliziesco, non della gestione tecnico-amministrativa della radicalità di piazza, ma del piano politico. Qualche giorno dopo le cariche (ieri), il capo della polizia Alessandro Pansa subito si affrettava a diramare nuove regole di comportamento per la gestione degli eventi di piazza, con l’obiettivo di limitare al minimo il contatto tra manifestanti e forze dell’ordine. Tutto per una carica di venti secondi contro cento manifestanti. Decisamente strano in anni di cariche sommarie, terroristiche, vandaliche contro cortei di decine di migliaia di persone, cariche coadiuvate da mezzi di guerra, sparatorie di lacrimogeni come fossero proiettili, idranti, gas urticanti, e così via. Perché questa evidente disparità? E’ qui il cuore della questione politica che la reazione a quelle cariche evidenziano. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): La spia – a most wanted man – di Anton Corbijn

Difficilmente avremmo potuto assistere alla proiezione di un film tanto smaccatamente anti-arabo e filo-occidentale qualche anno fa. La patina politicamente corretta con cui si cercava di giustificare la “guerra al terrore” di bushiana memoria, quel tentativo culturale di dividere musulmani buoni da islamisti cattivi, oggi è completamente venuto meno, inutile orpello politico ad una guerra che presuppone diverse armi intellettuali. L’ideologia dominante non ha più necessità di giustificarsi culturalmente, e procede a spron battuto nell’attacco politico verso ogni possibile sacca di resistenza. Non esistono musulmani buoni, questo il senso dell’operazione politica del film, a questo punto sospettato di essere finanziato direttamente dalla CIA o da qualche altra agenzia del terrore atlantica (nonostante nel film si faccia finta di criticare i metodi sgarbati e grossolani dei servizi segreti statunitensi). Continua a leggere »