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24 April :
1916 ha inizio la Rivolta di Pasqua - il movimento della Fratellanza repubblicana irlandese guidata dal nazionalista Patrick Pearse inizia la sollevazione contro il dominio britannico che preparerà il terreno per la guerra anglo-irlandese

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L’inflazione dei padroni

 

Da mesi, almeno un anno abbondante, un assurdo filone della narrazione dominante sulla natura della crisi descrive questa come il risultato di una prolungata deflazione. Dovrebbe essere allora accolto con sommo gaudio e come concreta prospettiva d’uscita dalla crisi medesima l’ennesimo incremento della bolletta dell’acqua, il rialzo generalizzato delle contravvenzioni stradali, il perenne rincaro delle autostrade puntuale ogni primo gennaio, l’aumento del costo dei quotidiani, del bollo auto, degli alcolici, delle sigarette, eccetera: insomma l’aumento generale del costo della vita a questo punto dovrebbe portare a dire che la crisi ha le ore contate. Peccato solo non aver aumentato le accise sulla benzina, a quel punto avremmo ripreso a correre come una tigre asiatica d’antan. Ovviamente tutto questo è falso, crisi e aumento del costo della vita sono direttamente collegate (e poi, si detto di passaggio, l’Italia e l’Europa non sono in deflazione ma semmai in regime di bassa inflazione). E’ nei paesi poveri che la vita costa di più per i propri lavoratori, i prodotti non immediatamente necessari inarrivabili e il prezzo medio di quelli primari più alto della media dei paesi ricchi in rapporto agli stipendi. Continua a leggere »

Per un 2015 antimperialista e col coltello fra i denti

 

Riportiamo di seguito la nostra introduzione all’ultimo lavoro di Emilio Quadrelli e Giulia Bausano, un libro che descrive la necessità del ritorno ad una nuova politica antimperialista adatta ai tempi che corrono. Un libro che centra il problema, non tenta di sfuggirvi con sterili scorciatoie ideologiche e affonda i ragionamenti nella piaga della ritirata storica delle sinistre di classe nell’Europa occidentale. Per noi è stato un onore contribuirvi. Buona lettura e buon anno nuovo, che sia un anno di lotte, d’odio e d’amore.

Pensare una nuova politica antimperialista

Il lavoro di Emilio Quadrelli ci costringe a riflettere sul nuovo scenario imperialista declinato nelle sue molteplici forme. L’attualità ci restituisce due evidenze che caratterizzano la politica globale: da una parte la dinamica imperialista è tornata a qualificare i rapporti politici internazionali; dall’altra l’assenza di una riflessione generale, e della conseguente produzione di politiche, che contrastino questo movimento. Allo sviluppo di nuove (apparentemente) forme di imperialismo non ha fatto seguito lo sviluppo di una rinnovata coscienza antimperialista. Oggi il campo da gioco globale è caratterizzato quindi da una fase imperialista nuova, composta da più attori, tutta da interpretare, che però non vede una riflessione politica altrettanto generale. La risposta alle politiche imperialiste è affidata alle singole popolazioni, o ai singoli gruppi che subiscono in prima persona la violenza delle politiche economiche di aggressione, ma sconnessi da una visione generale che possa incidere sulle politiche imperialiste. Qualche volta, nel corso di questi anni, sono state possibili anche singole e momentanee vittorie di resistenza, ma mai un riequilibrio dei rapporti di forza. La nave imperialista, magari senza una visione strategica o di lungo periodo, viaggia oggi a vele spiegate senza nessuna forza capace di declinare l’internazionalismo in capacità politica tale da rallentarne o impedirne il passo. Capire perché è avvenuto questo significa allora gettare le basi per la ricostruzione di una visione politica che, oggi più che mai, non può che fare i conti con lo scenario internazionale. Nella fase attuale non esiste più politica nazionale, questa è un’altra delle evidenze del presente scenario. Ogni evento politico, economico o sociale è direttamente internazionale, coinvolge immediatamente più attori e le sue ricadute incidono subito, senza mediazioni, sulle popolazioni degli altri paesi. È esattamente da questo presupposto che dobbiamo partire per capire cosa sta succedendo nel mondo e nei suoi rapporti politici. Continua a leggere »

La Grecia al voto, Syriza alla prova decisiva

 

Non sappiamo come andranno le prossime elezioni greche. Nonostante tutti i sondaggi diano Syriza primo partito greco, oltretutto con un discreto margine, siamo abbastanza coscienti che di qui al 25 gennaio l’attacco frontale contro ipotesi di governo anti-liberista si dispiegherà con tutta la sua forza, intimorendo una parte dell’elettorato oggi a favore di Syriza. La vittoria di Tsipras non è per nulla scontata, e non è neanche detto che Syriza voglia davvero vincerle queste elezioni. Una vittoria, la responsabilità di formare un governo, renderebbero necessarie delle decisioni politiche che fino ad oggi Syriza ha sempre rimandato, consapevole del tornante storico che potrebbe determinare non solo per la Grecia ma per tutta l’Unione Europea. Nei fatti, la probabilità di una vittoria del soggetto politico guidato da Tsipras da diversi mesi ha prodotto una revisione della radicalità delle proposte politiche presentate agli elettori. Il mantenimento dell’Euro, ad esempio, da questione dibattuta e controversa si è trasformata in certezza, scomparendo dal programma politico del partito greco. Così come il rispetto dei trattati, degli accordi finanziari, eccetera. In questi mesi è sembrato che l’impegno principale di Tsipras fosse quello di tranquillizzare i mercati e le istituzioni della UE. Un tattica persino condivisibile se volta a spezzare la valanga ideologica contraria che in questo mese verrà messa in campo contro la probabilità di un governo di sinistra. Continua a leggere »

La sostanza del Jobs Act

 

Il Jobs Act è la risposta politica del capitale alla crisi economica. Come già evidenziato da molti, tramite la nuova legge sul lavoro viene sancita la legalità dei licenziamenti economici. In pratica, vista la perdurante crisi alla quale le istituzioni occidentali non riescono a porre freno, si certifica la possibilità per gli imprenditori di licenziare i propri lavoratori per motivi economici. Sembra un aspetto secondario e invece costituisce il cuore del provvedimento. In sostanza, il governo prende atto dell’inevitabilità della crisi, e della sua durata ancora probabilmente lunga. Se il prossimo futuro è inserito in uno scenario di recessione, il nuovo provvedimento dispone gli strumenti utili al fronte padronale per porvi rimedio. Da una parte si concede al capitale privato di licenziare a piacimento dietro semplice ratifica della difficoltà economica; dall’altra si grava sul bilancio pubblico il frutto di questa scelta, adeguando il mercato del lavoro italiano alle impostazioni welferistiche anglosassoni. Il privato è libero di muoversi senza alcuna assunzione di responsabilità, mentre il pubblico deve per legge sostenere le dinamiche di mercato. La cornice entro cui viene pensata tale legislazione è un tasso di disoccupazione elevato e perdurante. Continua a leggere »

Il ritorno del maestro del new crime americano: Don Winslow, Missing. New York

 

In Italia Don Winslow si è affermato colpevolmente in ritardo. Pubblicato da Einaudi a cominciare dal 2008, sono usciti in questi anni diversi romanzi scritti almeno un decennio prima. Oltretutto, la pubblicazione non ha rispettato l’evoluzione narrativa dello scrittore, facendo uscire prima i libri più recenti e solo in seguito alcuni lavori pubblicati addirittura negli anni novanta. Per questo qui da noi la scoperta di Winslow è stata un (benefico) choc culturale: da dove veniva questo autore, quale il suo passato artistico, e soprattutto come faceva a sfornare anno dopo anno libri che rasentavano la perfezione narrativa? In realtà, appunto, anno dopo anno sono arrivate le edizioni Einaudi, non i suoi romanzi, frutto di un lavoro ormai ventennale. La definitiva affermazione di Winslow ha imposto la correzione di tale politica editoriale. Missing. New York è uscito nel 2014 negli Stati Uniti e immediatamente tradotto e pubblicato in Italia. Per fortuna, aggiungiamo, perché l’ultima fatica narrativa dell’autore ne descrive la sua evoluzione stilistica. Continua a leggere »

Il colonialismo israeliano bussa alla Sapienza

 

Mercoledì scorso abbiamo organizzato, come comitato promotore NO-EXPO NO-ISRAELE,  un’assemblea alla Sapienza di lancio del comitato e della campagna contro la partecipazione israeliana all’expo milanese del 2015. L’ingerenza sionista si è subito manifestata chiedendo conto alla Sapienza dell’evento. Di seguito il comunicato del comitato promotore.

Lo scorso mercoledì 10 dicembre si è tenuta nel dipartimento di Fisica dell’Università La Sapienza l’assemblea di lancio della campagna romana NO EXPO NO ISRAELE. Questa campagna si pone l’obbiettivo di smascherare le ingerenze e i rapporti tra l’Italia e lo Stato sionista nell’ambito del grande evento dell’Expo, che si terrà a Milano a partire dal prossimo maggio.

Mentre si svolgeva l’iniziativa, che era stata legittimamente pubblicizzata con dei manifesti affissi dal comitato promotore, l’ambasciata israeliana contattava il rettore Gaudio e non meglio specificate “associazioni” contattavano il direttore di Dipartimento, chiedendo spiegazioni in merito alla natura dell’incontro.
In particolare chiedevano perché l’università organizzasse questo tipo di incontri, ritenendo che l’università stessa fosse promotrice dell’iniziativa. Continua a leggere »

Resistere è vincere, Cuba ha vinto!

Coerentemente con quanti sostengono che la Storia procede per strappi e salti in questi giorni i rapporti tra la Isla Grande e il vicino imperialista nordamericano hanno registrato un’indubbia accelerazione, anche se siamo convinti che per comprendere la reale portata di quanto sta avvenendo bisognerà aspettare ancora qualche mese. In queste ore le dichiarazioni di Raul e Barack Obama hanno finito per monopolizzare la scena mediatica globale e visto che i fatti sono ormai noti a tutti eviteremo di tornarci sopra in questa sede. Più interessante ci sembra invece provare a riflettere “a caldo” sulle ragioni che hanno determinato questo cambio di rotta da parte dell’amministrazione statunitense dopo oltre 50 anni di guerra economica contro la rivoluzione cubana. Continua a leggere »

Su Benigni e il suo stucchevole buonismo cristiano aveva già detto tutto De Andrè

 

Poche cose irritano più del Benigni nazional-populista che spiega quanto siano belli i buoni sentimenti cristiani, la grandezza di Dio e la forza dell’amore racchiusa nei dieci comandamenti. Il tragitto del comico toscano descrive molto bene quello della sinistra un tempo “comunista”, oggi liberista. Da Dante alla Costituzione, dal tricolore al Risorgimento all’inno di Mameli, nel corso di questi anni Benigni ha fatto incetta di tutto l’armamentario nazionalista interpretandolo in chiave “democratica”. Cedendo ogni volta qualcosa in più al pensiero unico, oggi ha compiuto un passo in avanti, quello di dare nuova linfa alla Bibbia e al cristianesimo. Intendiamoci, Benigni è un campione del palcoscenico, è un ottimo attore e riesce ad orchestrare uno spettacolo coinvolgente come pochi in Italia e in Europa. Quello che dice però è paccottiglia di seconda mano, tornata in auge grazie al costante cedimento culturale delle sinistre. Continuare con la retorica degli italiani “brava gente”, del carattere progressista del Risorgimento, del messaggio cristiano inteso in chiave sociale, spingendo su un nazionalismo illuminato fondato sui valori della Costituzione o della Magistratura, poteva andare bene in altre epoche a noi remote. Fino a qualche decennio fa sarebbe stato deriso e marginalizzato, estromesso da quell’ambiente culturale progressista decisamente più avanti dell’ideologia ottocentesca del buon nazionalismo in salsa religiosa. Continua a leggere »

La boxe proletaria nel ventre della bestia

 

Non è stato solo Lenny Bottai, sabato scorso a Las Vegas, a tenere alto l’onore della boxe antifascista. Anche Leonard Bundu ha cercato l’assalto al cielo pugilistico, sfidando per il titolo mondiale WBA Keith Thurman. Purtroppo anche per Leonard è andata male, sconfitto dopo una battaglia di dodici difficilissime riprese. La sconfitta non cancella però l’impresa, quella di andarsi a giocare il titolo in casa del favorito, in un contesto dove per vincere devi stravincere e non solo giocartela. Non è questo l’importante. Il fatto decisivo è che Lenny e Leonard hanno portato al grande pubblico il risultato di un lavoro di anni, quello dei compagni e dei proletari che da tempo hanno fatto della boxe uno dei terreni di socializzazione e di riappropriazione dei territori degradati delle periferie metropolitane. Soprattutto in questi ultimi anni la boxe è lo sport dei proletari, degli antifascisti, di chi lotta per le strade e sul lavoro. Lenny e Leonard sono i vertici di un movimento costruito nel tempo e con la fatica, ma che finalmente si impone come parte di una cultura umana più generale, inclusiva, edificante, spezzando quel pregiudizio culturale che vede nel pugilato uno sport per “picchiatori”, sovente “fascisti”, comunque violenti. Leonard Bundu, esattamente come Lenny Bottai, sono nostri eroi, figli del popolo, che si impongono sulle scena sportiva senza l’inutile carico di odio imposto dal racconto mainstream statunitense.  Con il sorriso sulle labbra e la consapevolezza di essere non eroi individuali, ma vertici di un movimento e di una passione collettiva, fanno di più loro per la causa antifascista di tanti soloni della chiacchiera politica. Onore a loro, al loro coraggio e alla loro dedizione.

Le ragioni economiche della lotta al TAV

 

In questi anni le ragioni della lotta all’Alta Velocità ferroviaria sono state sviscerate e introiettate da tutto quel mondo che si oppone alla logica delle “grandi opere”. Anni di studi hanno certificato senza alcuna possibilità di smentita dell’inutilità di determinate grandi opere, TAV su tutte. Noi, che non siamo mai stati pregiudizialmente contrari alle grandi opere di ammodernamento infrastrutturale, non possiamo che condividere l’avversione all’alta velocità, soprattutto in val di Susa. Ma il motivo principale per cui anche noi lottiamo contro il concetto di alta velocità è, in buona sostanza, diverso da una certa retorica ambientalista che circonda l’opposizione ad ogni opera rilevante. Per noi il motivo principale della lotta al TAV è di carattere economico-sociale, che sottende una visione politica precisa. L’enorme quantità di denaro necessaria al supporto dell’alta velocità viene trovata spostando i fondi destinati al trasporto locale-pendolare per destinarli a questi treni per ricchi. In sostanza si smantella uno dei cardini costituzionali più importanti, quello per cui lo Stato deve garantire il diritto alla mobilità, soprattutto per i lavoratori, deviando fondi pubblici per la costruzione di mobilità esclusiva, di classe, privilegiata. Le cifre di questa distorsione illegale le ha date ieri Sergio Rizzo sul Corriere della Sera. Continua a leggere »