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ACCADEVA OGGI…

28 April :
1945 A piazzale loreto, Milano, vengono esposti i corpi del dittatore Mussolini e dei suoi sgerri. I partigiani sono costretti a usare gli idranti per disperdere la folla che voleva farne scempio.

STATS

L’uso politico della storia e il revisionismo dal volto umano: in attesa dell’ennesima giornata del ricordo a senso unico

Da diversi anni le campagne politiche volte a rileggere alcuni fenomeni della storia del Novecento hanno perso di veemenza. Da una fase di attacco a tutto campo della lettura “resistenziale” di determinati episodi della storia nazionale, si è passati ad una più efficace guerra di logoramento ideologico. Siamo passati dalle sbraitate storaciane contro i testi scolastici filo-comunisti al tentativo culturale di Romanzo Criminale o di Benigni nell’apologia del sano nazionalismo o dell’esaltazione della violenza criminale opposta a quella politica. Insomma, se la guerra ideologica contro ogni ipotesi di cambiamento politico reale continua, cambiano gli strumenti utilizzati, adeguati alle diverse fasi politiche e ai differenti contesti culturali di volta in volta presenti. C’è però una data che permane nel paesaggio istituzionale italiano figlia dello scorso decennio, quello in cui la destra aveva necessità dello sdoganamento politico e il sistema paese, nel suo complesso, bisogno di nuova linfa patriottica: il 10 febbraio. Continua a leggere »

I conti in tasca, in attesa della resa dei conti

Come sapete bene, i grillini al più ci allacciano le scarpe. Eccoci dunque a rendicontare quei dieci euro messi male che ogni tanto riusciamo a guadagnarci con le varie iniziative che saltuariamente mettiamo in piedi. Tanto per chiarire che da queste bande i soldi escono e basta, e quello che entra va a coprire molte volte unicamente le spese del pool di avvocati che da anni ci segue nelle nostre peripezie. Non solo rendiamo loro religioso omaggio, ma promettiamo anche che, una volta preso il potere, verranno tutti eletti in parlamento. Continua a leggere »

Granarolo: due facchini arrestati a Bologna


Qualche giorno fa abbiamo riportato la notizia di un compagno del S.I.Cobas aggredito a Milano, evento che si andava ad aggiungere agli altri innumerevoli tentativi di padroni e padroncini del settore della logistica che con l’aiuto di forze dell’ordine e magistratura provano ad arrestare le lotte della logistica e la loro diffusione. E dopo sospensioni, licenziamenti e denunce ieri a bologna il tiro della repressione si è alzato ancora una volta portando all’arresto di due facchini accusati di aver resistito alle cariche della polizia davanti ai cancelli della Granarolo. Azienda che non ha tardato ad esprimersi affermando ad esempio al Corriere che “…la nostra azienda non è in nessuna vertenza sindacale. Nessuno dei nostri lavoratori sta scioperando. Quelle persone davanti ai cancelli non hanno niente a che fare con noi”. E grazie, ci verrebbe da dire, visto che tra i facchini che bloccano i cancelli ci sono proprio quelli che l’azienda ha licenziato alcuni mesi fa, oltre a tutti quelli di altre aziende che portano supporto e solidarietà alla loro lotta come a tutte le lotte del settore della logistica, ai sindacati di base e ai compagni delle realtà politiche della zona. Di seguito riportiamo i comunicati del Laboratorio Crash! e del S.I.Cobas, ribadendo il nostro sostegno agli arrestati e a tutti i facchini in lotta per la difesa del proprio lavoro e per l’ottenimento di condizioni di lavoro dignitose. La Granarolo ieri ha detto che “Ancora una volta la produzione è andata persa perché il latte dei nostri allevatori è rimasto nelle cisterne”, quindi qualcosa ci dice che questa è la strada giusta…..Avanti facchini!

 

Il comunicato del Laboratorio Crash

 

Ieri la resistenza degli operai e dei solidali davanti ai cancelli della Granarolo è stata tenace e grande espressione di dignità. I cazzotti, le manganellate, i trascinamenti, gli insulti, il gas urticante spruzzato in faccia e poi gli arresti non hanno piegato la lotta degli operai (tutti gli episodi di violenza e brutalità sono stati filmati e circolano in rete). Al loro fianco tanti compagni e compagne stretti in un forte cordone di solidarietà.

Non appena scattati gli arresti e davanti tanta violenza poliziesca e sopruso padronale i compagni del S.I.Cobas hanno dichiarato lo sciopero generale della logistica in tutta la provincia di Bologna.

Questa mattina sui tre giornali locali la Granarolo ha comprato un’intera pagina dove invita le istituzioni di Bologna a colpire duro gli operai e addita all’opinione pubblica cittadina i S.I.Cobas e Laboratorio Crash come i fomentatori di soprusi contro la loro azienda, che a loro dire, è manifestazione di grande valore etico-aziendale.

In città il padronato e le istituzioni fanno quadrato e puntano con ogni mezzo ad aggredire la lotta. Ieri ad esempio alcuni facchini rimasti isolati sono stati pestati da decine di crumiri delle cooperative della logistica che lavorano per Granarolo.

Alle aggressioni e alle provocazioni poliziesche, alla disinformazione, e alle iniziativa dei mercenari di Granarolo rispondiamo con il sorriso degno di chi lotta per il giusto e per i diritti. Resisteremo al oltranza e fino a quando i 51 facchini non verranno tutti riassunti e fino a quando non saranno riconosciuti i loro diritti e le rivendicazioni della lotta: al primo punto la dignità!

Chiediamo l’immediata liberazione dei due operai arrestati e rilanciamo la mobilitazione in tutta la città per il loro rilascio!

Facciamo appello ai movimenti sociali di tutta Italia ad esprimere solidarietà militante per una lotta che riguarda tutti e tutte. E confermiamo la preparazione di una giornata di boicottaggio internazionale contro Granarolo da fissare nei prossimi giorni. Facciamo appello ai compagni e alle compagne, ai movimenti e al sindacalismo conflittuale di Bologna a recarsi oggi in solidarietà al presidio fisso davanti Granarolo che nonostante la durissima repressione resiste!

Sciopero e picchetti fino alla vittoria!

Laboratorio Crash!

 

Comunicato S.I.Cobas

Due operai che hanno osato presidiare i cancelli della Granarolo sono stati pestati come i loro compagni, hanno subito un attacco premeditato degli sbirri al servizio della lega coop e per tale motivo sono trattenuti in arresto nelle patrie galere. I due lavoratori, uno della Dhl, e un’altro della Susa non sono stati rilasciati come gli altri quattro compagni fermati alla Granarolo. Colpevoli di aver dato solidarietà attiva ai loro compagni della Granarolo devono pagare, devono restare in carcere perché sono come i loro compagni contro i padroni.

Domani il fronte dei COBAS sostenuti da militati solidali con la loro lotta, esercitando il diritto di sciopero che i padroni ed i loro sgherri cercano di contrastare, manifesteranno con la loro forza davanti ai cancelli della Granarolo. Padroni: PAGHERETE CARO, PAGHERETE TUTTO!

L’azione repressiva della polizia non fermerà questo movimento, l’onda lunga degli scioperi dei lavoratori della logistica farà rientrare i loro compagni della Granarolo nei magazzini, questa lotta insegnerà che è possibile resistere agli attacchi dei padroni se i lavoratori si organizzano e faranno pagare cari prezzi ai padroni.
Fuori dalla galera i due compagni arrestati.

S.I.Cobas

 

La tortura e l’equivoco delle responsabilità

L’emissione delle motivazioni della sentenza con cui la Corte di Appello di Perugia, lo scorso 15 gennaio, ha certificato che il compagno Enrico Triaca è stato sottoposto a tortura, dopo essere stato arrestato (il 17 maggio 1978), ha suggerito a Elisabetta Teghil alcune riflessioni, che proponiamo qui sotto.

 

di Elisabetta Teghil

 

È merito del collettivo Militant essersi fatto carico di affrontare in maniera organica il problema della tortura in questo paese e di aver squarciato il velo di silenzio che  avvolge tutti/e quelli/e che l’hanno denunciata.

Il sistema si serve di due livelli: parlare della tortura è di fatto vietato, è un tabù che non bisogna violare; però, contemporaneamente, se ne deve sapere dell’esistenza, se ne deve bisbigliare, come monito per chi avesse intenzione di ribellarsi. Continua a leggere »

21 gennaio 1921 – 21 gennaio 2014

Il Partito è un uragano denso

di voci flebili e sottili

e alle sue raffiche

crollano i fortilizi del nemico.

La sciagura è sull’ uomo solitario,

la sciagura è nell’ uomo quando è solo. Continua a leggere »

Sapere chi è Stato

 

Lo scorso 15 gennaio sono scaduti i famigerati 90 giorni da quando la Corte d’appello di Perugia aveva emesso la sentenza di accoglimento dell’istanza di revisione presentata dal collegio difensivo si Enrico Triaca. Molti ricorderanno la campagna che il Comitato La tortura è di Stato! Rompiamo il silenzio! aveva istruito per sostenere la battaglia di Enrico: la volontà, cioè, di revisionare la condanna per calunnia che gli fu inflitta il 7 novembre 1978 dopo che aveva denunciato di essere stato sottoposto a tortura in seguito al suo arresto (avvenuto il 17 maggio dello stesso anno, nell’ambito delle indagini sull’omicidio Moro) (leggi qui, qui e qui). Continua a leggere »

L’infografica del consenso

Da diversi anni tanto gli old quanto i new media stanno facendo largo uso della cosiddetta infografica: tabelle, disegni, prospetti, grafici, mappe concettuali e quant’altro la fantasia del creativo di turno riesce a partorire vengono così messi al servizio del giornalismo per esprimere in maniera visuale concetti che in forma testuale potrebbero risultare astratti od ostici al grande pubblico. Continua a leggere »

La scomparsa della rappresentanza nell’epoca della democrazia autoritaria

Troppe volte citata, la “crisi della rappresentanza” sta trovando la propria soluzione storica nella scomparsa tout court di ogni sua forma concreta. In questi giorni tale dinamica ha subìto un’accelerazione notevole, sovrapponendo la discussione sulla rappresentanza politica a quella sindacale. Ambiti diversi ma unica direzione: così come immaginata e realizzata effettivamente in questo cinquantennio, la rappresentanza degli interessi di classe, siano essi politici o sindacali, dev’essere rimodellata. Discorso complesso, che abbraccia vari livelli d’analisi, e che però il ceto politico borghese sta risolvendo con l’accetta e in chiave autoritaria come difficilmente sperimentato nel corso di questo secolo. Continua a leggere »

Guai a chi ci tocca

A Milano è stato aggredito un compagno e dirigente del Sindacato Intercategoriale Cobas. Questo sindacato, assieme all’ADL Cobas e ai tanti compagni delle strutture organizzate in giro per l’Italia, è uno dei propulsori delle lotte che animano il mondo della logistica. Non stupisce che la reazione padronale si faccia sentire. Non stupisce che lo faccia attraverso le forze dell’ordine e la magistratura così come attraverso i pestaggi di origine fascista e mafiosa. Queste sono intimidazioni che stanno dentro un contesto più generale. Quello di un blocco sociale compattato dalla crisi che non accetta di rinunciare ai suoi margini di accumulazione. Con l’intensificarsi della crisi e delle lotte questi episodi si faranno sempre più frequenti. Per questo, oltre la solidarietà di rito, bisognerà stare bene attenti e organizzarsi affinché non accadano. Riportiamo di seguito il comunicato del S.I. Cobas nazionale.

Ieri pomeriggio il compagno Fabio Zerbini è stato attirato in una specie d’imboscata e pestato a sangue. Con la scusa di un incontro per risarcire i danni di un incidente automobilistico (uno specchietto rotto) avvenuto a fine dicembre, è stato attirato in zona Affori. Appena sceso dall’auto, è stato assalito a tradimento e pestato a sangue. Gli aggressori si sono quindi allontanati promettendogli una brutta fine se si occuperà ancora dell’organizzazione delle lotte operaie. Questo pestaggio è la continuazione della strategia repressiva che combina l’intervento delle forze del disordine, con quelle dell’ordine di mafia, n’drangheta e camorra di cui hanno fatto le spese i nostri militanti sindacali , con minacce, processi, pestaggi, incendi d’auto ecc…

Più lo scontro politico si accentua, più si intrecceranno queste azioni atte ad intimidire la lotta dei lavoratori della logistica, ma solo l’estensione di questa, l’organizzazione di essa e dei COBAS potrà garantire una maggior difesa agli attacchi posti in atto dal padronato e dai loro sgherri, contro i sindacalisti attivi.

Non ci faremo intimidire!

Un caloroso saluto e una pronta guarigione va a Fabio, uno dei nostri compagni più in vista nelle lotte portate avanti tra gli operai della logistica.

Il S.I. COBAS nazionale

I miracoli della svendita del patrimonio pubblico: l’ideologia liberista e la realtà dei fatti

Inutile stare qui a ricordare la retorica dominante che vorrebbe il processo di privatizzazione dell’economia quale principale strumento per la crescita e la modernizzazione del “sistema paese” e il suo sviluppo economico-sociale. Privatizzare tutto ciò che un tempo era di proprietà dello Stato è assunto, da ormai un trentennio abbondante, quale dogma irrinunciabile di qualsiasi ricetta economica. Soprattutto oggi, dove il ruolo economico dello Stato viene identificato come controllo della politica sull’economia, dunque della “casta” sulle imprese, distorcendo le leggi di un mercato altrimenti perfettamente in grado di regolarsi da sé. Producendo, anche a sinistra, il rifiuto della proprietà statale sui mezzi di produzione economici, in luogo di fantasiose “proprietà comuni” che non siano né private né statali. Niente meglio del processo di privatizzazione dell’economia italiana dagli anni novanta ad oggi sintetizza bene il fallimento di questa linea politica. E niente meglio della privatizzazione della rete autostradale riesce a racchiudere una serie di ragionamenti altrimenti astratti o esclusivamente teorici. Continua a leggere »