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1947 - Nasce la commissione d'inchiesta per attività antiamericane, il senatore McCarthy la utilizzerà per perseguitare i militanti progressiti statunitensi

1974: I FASCISTI UCCIDONO ADELCHI AGRADA

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Il muro della vergogna e la solidarietà alla Palestina

 

E con oggi fanno dieci. Dieci anni di vergogna, dieci anni di segregazione, dieci anni senza essere stato mai bambino ed averne sfiorato l’ingenuità. La creatura partorita dall’occupazione sionista, il muro divisorio iniziato ad essere costruito nel 2002 nei territori della Cisgiordania, è stata oggetto di un pronunciamento della Corte Internazionale di Giustizia (in merito alle conseguenze legali della sua costruzione) che lo ha dichiarato illegale ai sensi del diritto internazionale. Quel pronunciamento è datato 9 luglio 2004. 10 anni di impunità di Israele, un lasso di tempo in cui il governo neo-colonialista ha messo a punto la sua fitta e capillare strategia per isolare le terre palestinesi per moltiplicare i propri insediamenti ed intensificare lo sfruttamento sulle residue risorse naturali. Continua a leggere »

Equilibrismi ucraini

 

Da subito abbiamo voluto esprimere una posizione netta di denuncia dell’aggressione imperialista di USA, UE e NATO organizzata contro l’Ucraina. Non per improbabili nostalgie proto-sovietiche, quanto perchè si manifesta sempre più evidente la tendenza alla guerra che caratterizza la politica della UE.  Ci sembra necessario prendere di nuovo parola sull’argomento, non tanto per quel che riguarda la cronaca della questione, anche se l’evoluzione di queste ore meriterebbe un’attenzione e una mobilitazione non ordinaria, quanto  per distinguere, ancora una volta, i protagonisti della guerra in corso in Ucraina e contrastare le forzate analogie tra la piazza Maidan e la legittima resistenza del popolo e della classe operaia del Donbass e di tutta l’Ucraina. E’ sotto gli occhi di tutti, giornalai di regime a parte, che in Ucraina si  sia instaurato un  regime di terrore attraverso un colpo di stato, che con le elezioni del 25 maggio scorso ha tentato con il pieno appoggio degli USA e della UE di ridarsi uno straccio di legittimità formale. Continua a leggere »

Qualche valutazione intorno al corteo e al prossimo controsemestre

 

In concomitanza con l’elezione del presidente della Commissione Europea, dell’avvio del semestre europeo di presidenza italiana, e proprio nel mentre della celebrata vittoria renziana nelle trattative sulla linea politica europea dei prossimi anni, sabato si è aperto anche il controsemestre popolare. Un corteo importante, che come tutti i cortei dal 19 ottobre scorso ad oggi ha mostrato più limiti che potenzialità, ma che comunque segna l’avvio di un percorso di lotta per niente facile da organizzare e su cui è doveroso ragionare senza inganni retorici o false (auto)rappresentazioni. Continua a leggere »

Piano piano qualcosa si muove…tutti in piazza contro UE e PD!

 

Leggiamo da Repubblica che la scorsa notte il portone della sede della Commissione Europea a Roma è stato imbrattato con vernice bianca. In vista del corteo di oggi, la notizia non può che farci piacere. L’organizzazione del corteo odierno e del controsemestre popolare sono una sfida ambiziosa, rischiosa ma decisiva. Allargare questo fronte, inserirlo in tutte le mille contraddizioni di cui si compone il conflitto sociale di questo paese, non è uno dei tanti percorsi politici contingenti, ma l’obiettivo politico decisivo del nostro tempo. Non lo abbiamo scelto noi questo terreno, ma ci è stato imposto dalla crisi del capitale. Fare finta di niente, girarsi dall’altra parte sperando di non ritrovarci una destra estrema che raccolga voti e consensi contro l’Unione Europea anche in Italia è un scommessa a perdere che vorremmo davvero evitare. Per quanto nella nostra vita tante volte abbiamo rischiato, pagando sempre in prima persona il prezzo della lotta, vorremmo evitare questa coazione a ri-perdere di una certa sinistra. Ci basta Grillo come arma di distrazione di massa. Evitiamo che alla farsa grillesca si aggiunga la tragedia neofascista.Oggi è solo il primo passo, ed essere riusciti a farlo è già una mezza vittoria. Ci vediamo nelle lotte. Partendo da oggi, da un corteo determinato, che sarà attraversato da azioni ed iniziative contro la UE in tutte le declinazioni possibili che questa riversa nelle nostre vite. Ci vediamo a Piazza della Repubblica alle 15.00

La mania del boicottaggio mediatico

 

Le proteste in Brasile, opportunamente ed immediatamente mediatizzate dal circuito mainstream italiano, hanno prodotto la più classica immedesimazione tra fenomeno sociale esotico e sentimento cripto-colonialista occidentale. Gli stessi soggetti che in Italia non perdono occasione di etichettare come terrorista qualsiasi fenomeno politico esca dal recinto della compatibilità parlamentare, sono oggi in prima fila nello sponsorizzare tali proteste, condannandone gli eccessi ma appoggiandone idealmente le rivendicazioni. Come sempre, di fronte alle violenze di piazza, nei paesi ricchi i responsabili sono i manifestanti, mentre nei paesi “poveri” le violenze sono da addebitare alla polizia o al sistema politico (per definizione non ancora giunto ai nostri livelli di civiltà). Ci sono diversi problemi però in questa narrazione artificiale e tendenziosa. Il primo è che il racconto dei media va preso cum grano salis: per questi, in Brasile sta avvenendo la tipica rivolta “da crescita economica” disorganizzata, in cui una piccola borghesia in ascesa chiede più diritti e un sostanziale riconoscimento politico delle proprie aspirazioni. Continua a leggere »

Gli spazi di agibilità nel nuovo modello universitario: lo sgombero del Lucernario e la sua riconquista

 

Lunedì scorso il rettore Frati ha disposto lo sgombero del Lucernario, stabile occupato lo scorso 14 ottobre dagli studenti di Sapienza Clandestina all’interno della Sapienza. In prima istanza lo sgombero è avvenuto senza l’intervento della polizia, ma mandando degli operai a togliere tavoli e sedie presenti all’interno e saldando le porte di accesso. Lo stabile è stato in seguito riaperto dagli studenti, che si sono poi trovati di fronte i soliti dipendenti della Questura che hanno ribadito la volontà di sgomberare lo stabile, come richiesto dal rettore nel caso in cui non fosse riuscito il suo primo tentativo. Continua a leggere »

Il semestre europeo… uno spot per Matteo

Era chiaro fin dal principio che il semestre europeo avrebbe rappresentato per Matteo Renzi l’occasione per l’ennesimo spot autopubblicitario nonchè un ulteriore passaggio nell’edificazione e nel rafforzamento di quello che qualcuno ha giustamente definito il partito di massa del Capitale, ovvero il PD. Si tratta di un’operazione politico/mediatica che non va sottovalutata perché vede convergere verso lo stesso obiettivo tanto le capacità comunicative e carismatiche di un premier che ha a disposizione l’apparato e la struttura dell’ultimo partito di massa presente in Italia, quanto il sistema informativo messo in campo dai grandi gruppi editoriali.  Continua a leggere »

La triste parabola di SEL

 

Fa davvero specie la velocità con cui una buona parte di SEL abbia abbandonato il partito e corsa nelle braccia “democratiche” fino al giorno prima attaccate da sinistra. E’ bastato un risultato elettorale sopra la media neanche tre settimane prima, e tutti i discorsi d’opposizione sono stati trasformati in una condivisione politica, a parole sempre rifiutata. Quella stessa gente che qualche anno fa affollava la direzione politica di Rifondazione Comunista, oggi entra nel PD senza alcuna apparente rottura nella propria visione del mondo. Nessuna autocritica, nessun cambio di passo: nelle menti e negli intenti di questi dirigenti (lo sottolineiamo, non si tratta di militanti semplici o quadri marginali, ma di chi teneva le redini dei due partiti, PRC prima e SEL poi), un unico percorso che si conclude nella giusta (per loro) direzione. Continua a leggere »

Verso il 28, oggi più che mai

 

Sembra impossibile crederci, ma quella del 28 giugno prossimo sarà la prima manifestazione contro l’Unione Europea e le sue politiche neoliberiste fatta in Italia nel corso di questi vent’anni. L’assenza di una presa di posizione netta contro questo sistema di sviluppo politico-economico ha determinato un vuoto politico come sappiamo occupato oggi dal M5S, dalla Lega e dall’astensionismo. Soprattutto, la perdita di credibilità totale della sinistra di classe all’interno delle proprie fasce sociali di riferimento, quelle più colpite da questo processo politico. A forza di trincerarsi dietro a fumose ed equivoche posizioni “contro l’austerità”, “la crisi”, o peggio ancora scimmiottando slogan interclassisti d’oltre oceano, la differenza di posizioni e di prospettive tra la sinistra radicale e il resto del panorama politico si è andata via via assottigliando. Tutte le forze politiche, di sinistra, di centro o di destra, si sono dette in questi anni contro crisi e austerità. Non comprendere che una retorica comune avrebbe prodotto una scomparsa delle posizioni di sinistra era francamente difficile immaginarlo. Eppure è avvenuto proprio questo. Continua a leggere »

L’artista e le lotte di classe, ovvero: quando la critica delle armi impone una visione del mondo. Appunti politici attorno al film Giù la testa di Sergio Leone

 

La Rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La Rivoluzione è un atto di violenza

Mao Tse Tung

Non è immediato oggi cogliere il significato della citazione di Mao che apre il film di Leone. Eppure, da qui bisogna partire per comprendere il senso politico dell’opera. A prima vista, l’introduzione del presidente cinese, ancora in vita al momento della realizzazione del film, appare totalmente fuori luogo, al più ridondante. Per quanto il prolifico e altalenante filone del “western all’italiana” abbia contribuito alla vitalità artistica di un cinema ormai in declino, non può essere certo ascritto a quel movimento cinematografico “impegnato” caratteristico di quegli anni. Allo stesso tempo, non può bastare un accostamento superficiale tra violenza degli eventi narrati e ineludibilità storica di quest’ultima, certificata dalla citazione utilizzata come giustificazione della violenza presente nel film. Il fatto è che Giù la testa non è un western, ma un film politico, un film sulla Rivoluzione e sui mezzi necessari alla lotta per il potere. E Mao Tse Tung non viene usato per giustificare un discorso, men che meno per omaggiarne la figura, ma per dare una linea politica. Continua a leggere »