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8 February :
1948 A Cerignola (Foggia), la polizia spara nel corso di una manifestazione di militanti di sinistra uccidendone 5

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Elisabetta Teghil: Imperialismo e antiamericanismo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo contributo di Elisabetta Teghil.

 

di Elisabetta Teghil

 

“Se si volesse dare la definizione più concisa possibile dell’imperialismo si dovrebbe dire che l’imperialismo è lo stadio monopolistico del capitalismo. Tale definizione conterrebbe l’essenziale”

Lenin, L’imperialismo come fase suprema del capitalismo

 

Per Lenin, l’imperialismo non è altro che la fase monopolistica del capitalismo. Non è la dimensione dell’impresa e la sua collocazione, ma le sue capacità di essere monopolio che fa l’imperialismo. Continua a leggere »

Aux armes, citoyens, Formez vos bataillons!

Nel suo 224° anniversario, riviviamo l’assalto al cielo del popolo francese tramite uno stralcio di quei giorni narrati da Victor Hugo nel suo “Novantatrè”, ancora oggi il libro che più di ogni altro riesce a rievocare le sensazioni e le emozioni vive della rivoluzione. Di ogni rivoluzione.

Parigi, 1793

Si viveva in pubblico; si mangiava su tavole apparecchiate fuori dell’uscio; le donne, sedute sulle gradinate delle chiese, facevano filacce cantando la “Marsigliese”; il parco Monceau e il Lussemburgo erano piazze d’armi; a ogni crocevia c’erano armaioli che lavoravano a tutto andare, fabbricando fucili sotto gli occhi dei passanti, che battevano le mani; sulle bocche di tutti, non si udivano che queste parole: “Pazienza. Siamo in tempo di rivoluzione!”. Tutti sorridevano eroicamente. Tutti andavano a teatro come ad Atene durante la guerra del Peloponneso; sulle cantonate si leggevano manifesti di questo tenore: “L’assedio di Thionville” – “La madre di famiglia salvata dalle fiamme” – “Il circolo degli Spensierati” – “Giovanna, la maggiore delle papesse” – “I filosofi soldati” – “L’arte di amare al paese”. I tedeschi erano alle porte; correva voce che il re di Prussia avesse fatto prenotare alcuni palchi al teatro dell’Opera. Tutto era spaventevole e nessuno era spaventato. La tenebrosa legge dei sospetti, delitto di Merlin di Douai, rendeva visibile la ghigliottina al di sopra di ogni testa. Un procuratore, chiamato Séran, denunciato, aspettava che andassero ad arrestarlo, in veste da camera e in pantofole, suonando il flauto alla finestra. Nessuno pareva aver tempo. Tutti si affrettavano. Non un cappello che non avesse una coccarda. Le donne dicevano: “Siamo belle sotto il berretto rosso”. Continua a leggere »

Ancora sulla Sanchez, i “dissidenti” e i dissociati…

Alcuni “fattarelli” dei giorni scorsi ci spingono a tornare sulla tournee italiana di Yoani Sanchez, sulla contestazione con cui l’accogliemmo in quel di Perugia e sulle polemiche e le dissociazioni (sic) che ne seguirono. Se lo facciamo non è per toglierci i sassolini dalle scarpe, anche se confessiamo di averne avuto gran voglia, ma per provare a riflettere sull’efficacia di alcune forme di contestazione e di agitazione politica. Continua a leggere »

Il meno peggio… mena peggio 2.0

 

Meno di due settimane fa avevamo parlato delle cariche al corteo dei movimenti per il diritto all’abitare come la prova, semmai ce ne fosse stato bisogno, dell’assenza di un governo cittadino “amico”, di un governo di dialogo in grado di ricompattare quella faglia sempre più larga tra rappresentanza e base elettorale. Qualcuno ci ha “rimproverato” di essere stati troppo duri con Marino; di aver accollato a lui e alla sua giunta la decisione politica di quelle cariche che, sempre bene ricordarlo, erano state fatte per difendere il blitz di Castellino&Co. sotto al Campidoglio nella giornata di incoronazione del nuovo sindaco. Un rimprovero che, dopo i fatti accaduti ieri nella rossa Garbatella, dovrebbe far riflettere anche i più accessi e miopi sostenitori del marinismo. Continua a leggere »

La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino

 

Sorrentino è riuscito là dove altri avevano miseramente fallito. Senza per questo scomodare paragoni impegnativi, Sorrentino si conferma il regista italiano più importante del momento, quello più ispirato, e che al momento riesce a tradurre in immagini le sue speculazioni visionarie. Molti si sono scomodati a paragonare La Grande Bellezza a La Dolce Vita, e non c’è dubbio che i richiami felliniani siano evidenti, anche troppo ricercati, a nostro parere. Per di più, il vero paragone con Fellini è con Roma, più che con La Dolce Vita. E’ proprio Roma infatti l’opera che segna l’inizio di quella ossessiva ricerca cinematografica della decadenza romana, di quell’interminabile declino che contraddistingue ancora oggi non tanto la città quanto i suoi abitanti, e in particolar modo le sue elites sempre più volgarmente svuotate di ogni senso. Continua a leggere »

Lezioni egiziane

Tre anni fa le speculazioni sui futures e il balzo dei prezzi dei generi alimentari avevano funzionato da miccia facendo esplodere la rabbia popolare sulla sponda sud del Mediterraneo, sempre più banlieue d’Europa. Le imponenti mobilitazioni avevano spazzato via i rappresentati di un ceto politico da tempo degradato al ruolo di pallida ombra di quelle borghesie nazionaliste che furono comunque protagoniste delle lotte anticolonialli, e più di qualcuno si spinse a parlare, secondo noi impropriamente, di rivoluzione. Continua a leggere »

Il meno peggio… mena peggio

 

Se qualcuno aveva ancora bisogno di prove, oggi la retorica del “sindaco amico”, del “meno peggio”, del “meglio lui che i fascisti”, ha dimostrato tutta la sua inconsistenza. Per chi si fosse perso gli eventi, oggi un corteo (autorizzato!) dei movimenti di lotta per la casa è stato caricato senza poter giungere in piazza del Campidoglio, dove contestualmente avveniva l’incoronazione di Ignazio Marino a nuovo sindaco di Roma. Le cariche, di spropositata violenza vista la natura pacifica del corteo, con le famiglie occupanti in ciabatte e figli al seguito, assumono una valenza ancora più significativa visto il loro movente. Infatti, la polizia ha impedito il passaggio del corteo perchè in piazza del Campidoglio avveniva parallelamente una folcloristica “manifestazione” di dieci militanti del Movimento Sociale Europeo, con Castellino in prima fila. Il ridicolo sit-in dei neofascisti “istituzionali” era peraltro senza autorizzazione (anche qui confermando quale valenza abbia oggi il concetto di legalità borghese). Continua a leggere »

Elisabetta Teghil: Tertium non datur

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un’interassante riflessione di Elisabetta Teghil sul dibattito emerso durante le recenti elezioni su dove e come collocarsi come movimento.

di Elisabetta Teghil

“La coscienza della classe operaia non può diventare vera coscienza politica se gli operai non si abituano a reagire contro ogni abuso, contro ogni manifestazione dell’arbitrio e dell’oppressione, della violenza e della soperchieria, qualunque sia la classe che ne è colpita e a reagire da un punto di vista socialdemocratico e non da un punto di vista qualsiasi. La coscienza delle masse operaie non può essere una vera coscienza di classe se gli operai non imparano a osservare, sulla base dei fatti e degli avvenimenti politici concreti e attuali, ognuna delle altre classi sociali in tutte le manifestazioni della vita intellettuale, morale e politica: se non imparano ad applicare in pratica l’analisi e il criterio materialistico a tutte le forme di attività e di vita di tutte le classi, strati e gruppi della popolazione. Chi induce la classe operaia a rivolgere la sua attenzione, il suo spirito di osservazione e la sua coscienza esclusivamente, o anche principalmente, su se stessa non è un socialdemocratico perché per la classe operaia la conoscenza di se stessa è indissolubilmente legata alla conoscenza esatta dei rapporti reciproci di tutte le classi della società contemporanea, è conoscenza non solo teorica, anzi non tanto teorica, quanto ottenuta attraverso l’esperienza della vita politica.”

Lenin, “Che fare?

 

In tanta parte del movimento c’è la convinzione che l’alleanza con il PD e con i partitini della sinistra così detta radicale sarebbe una riedizione aggiornata dei fronti popolari.

Alla base di questo assunto c’è la lettura che il PD e i partitini di cui sopra sarebbero sì riformisti e, magari, collusi per un certo verso con la borghesia, ma comunque sarebbero di sinistra e una diga contro le avventure neo fasciste. Continua a leggere »