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26 February :
1988 Dopo 22 anni di galera, Rubin "Hurricane" Carter, pugile, è prosciolto da un'accusa per triplice omicidio perché riconosciuto innocente e vittima di un complotto razzista della polizia locale.

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I media e la Palestina/2

 

Continua il racconto mediatico della guerra in Palestina, racconto volto ad imporre una precisa visione politica della vicenda. Ancora una volta il Corriere della Sera si incarica di rappresentare egregiamente tutto l’apparato mediatico sionista, quello più attrezzato all’orientamento della percezione pubblica degli eventi. L’edizione di ieri, venerdì 11 luglio, esemplifica al meglio l’operazione politica degli organi di informazione di massa, la stessa che abbiamo provato a smontare nel post precedente. Ecco che in prima pagina il titolo principale è “Carri armati di Israele al confine con Gaza. Gli USA: non invadete”. L’apparente equidistanza è subito smentita dall’occhiello posto sopra il titolo: “Il bilancio delle vittime: dall’inizio del conflitto sono 88. Hamas colpisce con i razzi nuovi obiettivi”. L’effetto diretto dell’occhiello è fin troppo smascherato, e come vedremo sarà riequilibrato nelle pagine interne, quelle ininfluenti per la costruzione dell’opinione pubblica. Infatti, articolato in questo modo, sembra fin troppo evidente che le “88 vittime” siano di ambedue le parti in causa, e le stesse siano provocate da Hamas, che continuerebbe a colpire “con i razzi nuovi obiettivi” israeliani. Continua a leggere »

Il ruolo dei media nella formazione di una posizione politica

Guardatela bene questa prima pagina del Corriere della Sera di ieri, giovedì 10 luglio. Non è nè ingenua nè approssimativa, tantomeno ricerca una finta equidistanza. E’ una pagina apertamente schierata, ma nella maniera intelligente, pervicace, strisciante, che lascia spazio a interpretazioni mettendo a segno tutti gli obiettivi politici che si propone. Che confluiscono tutti, in buona sostanza, nell’orientamento dell’opinione pubblica volto a giustificare, in questo caso, la politica di guerra israeliana in Palestina. Continua a leggere »

Free Press? Free Palestine!

Questa mattina con tanti compagni/e romani abbiamo fatto visita alla redazione del giornale freepress Metro, il quotidiano più letto di Roma perché distribuito gratuitamente all’entrata delle stazioni Metro (e non solo). Questo imponente bacino di lettori non ha tuttavia indotto il direttore e la redazione ad esercitare sull’opinione dela gente una sana influenza su quanto accade a Gaza. Anzi. Non che ci aspettassimo che Metro o altri free press diventassero giornali antagonisti. Tuttavia l’equidistanza narrata dai media nostrani, compreso Metro, è imbarazzante. Appiattimento sulla versione sionista, giustificazione aprioristica della “reazione israeliana”, immedesimazione e compassione per i 3 coloni e poche righe incolori sui quasi 100 morti (civili, molti dei quali bambini) palestinesi. Questa ipocrisia ci fa schifo. E soprattutto è ora di rompere il muro del silenzio.

Di seguito il breve comunicato dell’azione e il lancio del presidio di domani. Continua a leggere »

Il muro della vergogna e la solidarietà alla Palestina

 

E con oggi fanno dieci. Dieci anni di vergogna, dieci anni di segregazione, dieci anni senza essere stato mai bambino ed averne sfiorato l’ingenuità. La creatura partorita dall’occupazione sionista, il muro divisorio iniziato ad essere costruito nel 2002 nei territori della Cisgiordania, è stata oggetto di un pronunciamento della Corte Internazionale di Giustizia (in merito alle conseguenze legali della sua costruzione) che lo ha dichiarato illegale ai sensi del diritto internazionale. Quel pronunciamento è datato 9 luglio 2004. 10 anni di impunità di Israele, un lasso di tempo in cui il governo neo-colonialista ha messo a punto la sua fitta e capillare strategia per isolare le terre palestinesi per moltiplicare i propri insediamenti ed intensificare lo sfruttamento sulle residue risorse naturali. Continua a leggere »

Equilibrismi ucraini

 

Da subito abbiamo voluto esprimere una posizione netta di denuncia dell’aggressione imperialista di USA, UE e NATO organizzata contro l’Ucraina. Non per improbabili nostalgie proto-sovietiche, quanto perchè si manifesta sempre più evidente la tendenza alla guerra che caratterizza la politica della UE.  Ci sembra necessario prendere di nuovo parola sull’argomento, non tanto per quel che riguarda la cronaca della questione, anche se l’evoluzione di queste ore meriterebbe un’attenzione e una mobilitazione non ordinaria, quanto  per distinguere, ancora una volta, i protagonisti della guerra in corso in Ucraina e contrastare le forzate analogie tra la piazza Maidan e la legittima resistenza del popolo e della classe operaia del Donbass e di tutta l’Ucraina. E’ sotto gli occhi di tutti, giornalai di regime a parte, che in Ucraina si  sia instaurato un  regime di terrore attraverso un colpo di stato, che con le elezioni del 25 maggio scorso ha tentato con il pieno appoggio degli USA e della UE di ridarsi uno straccio di legittimità formale. Continua a leggere »

Qualche valutazione intorno al corteo e al prossimo controsemestre

 

In concomitanza con l’elezione del presidente della Commissione Europea, dell’avvio del semestre europeo di presidenza italiana, e proprio nel mentre della celebrata vittoria renziana nelle trattative sulla linea politica europea dei prossimi anni, sabato si è aperto anche il controsemestre popolare. Un corteo importante, che come tutti i cortei dal 19 ottobre scorso ad oggi ha mostrato più limiti che potenzialità, ma che comunque segna l’avvio di un percorso di lotta per niente facile da organizzare e su cui è doveroso ragionare senza inganni retorici o false (auto)rappresentazioni. Continua a leggere »

Piano piano qualcosa si muove…tutti in piazza contro UE e PD!

 

Leggiamo da Repubblica che la scorsa notte il portone della sede della Commissione Europea a Roma è stato imbrattato con vernice bianca. In vista del corteo di oggi, la notizia non può che farci piacere. L’organizzazione del corteo odierno e del controsemestre popolare sono una sfida ambiziosa, rischiosa ma decisiva. Allargare questo fronte, inserirlo in tutte le mille contraddizioni di cui si compone il conflitto sociale di questo paese, non è uno dei tanti percorsi politici contingenti, ma l’obiettivo politico decisivo del nostro tempo. Non lo abbiamo scelto noi questo terreno, ma ci è stato imposto dalla crisi del capitale. Fare finta di niente, girarsi dall’altra parte sperando di non ritrovarci una destra estrema che raccolga voti e consensi contro l’Unione Europea anche in Italia è un scommessa a perdere che vorremmo davvero evitare. Per quanto nella nostra vita tante volte abbiamo rischiato, pagando sempre in prima persona il prezzo della lotta, vorremmo evitare questa coazione a ri-perdere di una certa sinistra. Ci basta Grillo come arma di distrazione di massa. Evitiamo che alla farsa grillesca si aggiunga la tragedia neofascista.Oggi è solo il primo passo, ed essere riusciti a farlo è già una mezza vittoria. Ci vediamo nelle lotte. Partendo da oggi, da un corteo determinato, che sarà attraversato da azioni ed iniziative contro la UE in tutte le declinazioni possibili che questa riversa nelle nostre vite. Ci vediamo a Piazza della Repubblica alle 15.00

La mania del boicottaggio mediatico

 

Le proteste in Brasile, opportunamente ed immediatamente mediatizzate dal circuito mainstream italiano, hanno prodotto la più classica immedesimazione tra fenomeno sociale esotico e sentimento cripto-colonialista occidentale. Gli stessi soggetti che in Italia non perdono occasione di etichettare come terrorista qualsiasi fenomeno politico esca dal recinto della compatibilità parlamentare, sono oggi in prima fila nello sponsorizzare tali proteste, condannandone gli eccessi ma appoggiandone idealmente le rivendicazioni. Come sempre, di fronte alle violenze di piazza, nei paesi ricchi i responsabili sono i manifestanti, mentre nei paesi “poveri” le violenze sono da addebitare alla polizia o al sistema politico (per definizione non ancora giunto ai nostri livelli di civiltà). Ci sono diversi problemi però in questa narrazione artificiale e tendenziosa. Il primo è che il racconto dei media va preso cum grano salis: per questi, in Brasile sta avvenendo la tipica rivolta “da crescita economica” disorganizzata, in cui una piccola borghesia in ascesa chiede più diritti e un sostanziale riconoscimento politico delle proprie aspirazioni. Continua a leggere »