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21 July :
2001 Bolzaneto

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Il sovranismo populista di Marcos

 

[Più di vent'anni dopo, un testo che sembra scritto oggi. Che però verrebbe scambiato per il report dell'ultimo consiglio dei ministri giallo-blu, o forse per la lezione inaugurale del think tank di Steve Bannon. Cambiano i tempi, non le mitologie che si costruiscono attorno alle diverse posizioni politiche].

“Noi stiamo dicendo che nella nuova fase del capitalismo, il neoliberismo, si verifica una distruzione dello Stato nazionale. Noi diciamo che la patria non c’è più. Si sta distruggendo il concetto di nazione, di patria, e non soltanto nella borghesia, ma anche nelle classi governanti. È molto difficile pensare che vi siano settori del governo che difendano il concetto di nazione. Coloro che difendono il concetto di nazione sono assassinati o espulsi. Il progetto neoliberista esige questa internazionalizzazione della storia; pretende di cancellare la storia nazionale e farla diventare internazionale; pretende di cancellare le frontiere culturali. Il costo maggiore per l’umanità è che per il capitalismo finanziario non c’è niente. Il capitale finanziario possiede solo dei numeri di conti bancari. E in tutto questo gioco viene cancellato il concetto di nazione. Un processo rivoluzionario deve cominciare a recuperare i concetti di nazione e patria”. Continua a leggere »

1999-2019… Vent’anni di Euro, ma niente da festeggiare.

Questo inizio di 2019 porta con se anniversari belli, come i 60 anni della rivoluzione cubana, ed altri decisamente più infausti. Il primo gennaio del 1999, infatti, nasceva l’Euro, inizialmente solo come valuta e poi, dal 2002, anche come moneta e banconota fisica. Vent’anni rappresentano un lasso di tempo più che sufficiente a stilare un primo, nemmeno troppo sommario, bilancio. E visto che alle nostre latitudini politiche persiste una sorta di tabù sui ragionamenti critici rispetto all’UEM, ci ha pensato così Bloomberg (non proprio una centrale operativa dell’euroscetticismo) a fare due conti su chi ha vinto e chi ha perso con l’introduzione della moneta unica (leggi). Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Santiago, Italia, di Nanni Moretti

 

Il golpe contro Allende è notoriamente una delle mitologie degli anni Settanta, vicenda entro cui trovano spazio tutte le narrazioni edificanti della sinistra popolare dell’epoca. Dopo essersi allontanato dalle dispute politiche – ritagliandosi e poi rifiutando il ruolo di grillo parlante dell’incontro tra Dc e Magistratura (i girotondi, Micromega, in seguito il Pd) – Moretti decide di tornare a parlare di politica senza rischiare nulla. Riparte dunque dal golpe cileno, sicuro dell’unanimità di vedute che avvolge l’evento. Per essere sicuro di essere ecumenicamente accettato e osannato nei circoli intellettuali più navigati, decide di parlare del Cile senza mai parlare degli Usa, senza intervistare i politici cileni più compromessi, senza indagare il ruolo della Chiesa o della borghesia stracciona e dipendente. Una merda insomma? Non proprio. Perché l’asciutto resoconto delle testimonianze dei sopravvissuti, delle vittime del golpe, e della solidarietà che questi ricevettero dal mondo e in particolare dall’Italia, hanno oggi – oggi, alle soglie del 2019 – ancora la forza di colpire al cuore tanto il militante politico “abituato” al racconto della dura storia di classe, quanto il sincero democratico lontano dalla bagarre degli eventi ma ancora “umano”. Continua a leggere »

Il governo del cedimento

Avrebbe dovuto essere la manovra del cambiamento e invece quello a cui abbiamo assistito è stato il cambiamento della manovra, per giunta sotto dettatura dell’Unione Europea che, almeno fino a febbraio, continuerà comunque a vigilare sui nostri conti non fidandosi affatto delle rassicurazioni del governo italiano. Continua a leggere »

Ex Penicillina: la lotta comincia adesso.

Era stato preparato in pompa magna, con decine e decine di comparse in tuta e casco blu ad arricchire la scena e con i giornalisti convocati ad immortalarla, eppure ieri lo showdown salviniano sullo sgombero della ex Penicillina non dev’essere andato proprio come se l’era immaginato il titolare del Viminale, almeno dal punto di vista mediatico. Continua a leggere »

Gilet gialli, rossi e Negri

 

Dopo un mese di mobilitazione, è ormai luogo comune entusiasmarsi per le vicende francesi. Se invece del sostegno politico ci spostassimo sulla riflessione cosciente, la cosa meno improbabile è stata scritta da Toni Negri (L’insurrezione francese). Dal punto di vista politico, però, occorre sgomberare il terreno dalle parodie deliro-marxistiche che, come quasi sempre, corrono in soccorso del potere costituito: “non è una rivolta di classe”, ammoniscono solerti difensori di ogni status quo. Come se nelle rivolte di classe fosse mai apparsa, in qualche angolo della storia, quella purezza alla quale tali pensatori rimandano: «si comincia, poi si vede», diceva Lenin riprendendo Napoleone. Ed è dentro questo spirito che tutte le forze rivoluzionarie si sono sempre mosse: nell’occasione, che non è né predeterminata né socialmente definita. Fatta dunque la premessa che in una rivolta politico-sociale ci si sta fino a che la finestra di possibilità rimane aperta, anche fosse un solo spiraglio, se al contrario volessimo tentarne un’analisi occorrerebbe frenare i facili entusiasmi che circolano ormai in tutte le gradazioni della politica, da Forza Italia all’estrema sinistra (esclusa, come detto, la parodia gendarme celata dietro prose marxiste). Continua a leggere »

Visioni Militant(i): In Guerra, di Stéphane Brizé

Le fortune dei film spesso sono la risultante di più fattori, molti dei quali variabili indipendenti che riescono a mettere in moto un meccanismo di accelerazione improvvisa capace di portare una pellicola alla ribalta. Un aneddoto che riguarda uno dei protagonisti, una dichiarazione azzeccata del regista, un dibattito critico nato intorno alla sessa produzione o la scomparsa del regista: tanti film hanno incontrato le proprie fortune a partire da eventi simili, su strade poco battute o lastricate di criticità. Altri, invece, hanno potuto sfruttare la casualità del timing perfetto, ossia la capacità di trovarsi al posto giusto nel momento giusto, senza che vi fosse però una necessaria correlazione tra le intenzioni del regista e il mondo reale, lì fuori. In Guerra di Stéphané Brizé ne è prova tangibile: un film che mette al centro la lotta operaia per il lavoro nel Sud della Francia e che ha timbrato il cartellino delle nostre sale proprio nei giorni in cui la protesta dei gilet jaunes tiene banco in ogni notiziario. Certo, non stiamo parlando di una diretta relazione tra le due narrazioni – troppo diversi sono contesti e protagonisti: da una parte operai di una fabbrica che sbarcano il lunario per superare i 1000 euro mensili, dall’altra gli interessi a trazione borghese alla radice della protesta che infiamma la Francia – salvo poi quest’ultima essersi trasformata in lotta di popolo generalizzata e  in rigurgito anti-UE e anti-Macron. Continua a leggere »

Lotte di popolo, tra Vandea e anti-europeismo

 

E’ inutile stare a sofisticare nel mentre di una mobilitazione popolare contro un governo liberista. Ciò che sta avvenendo in Francia non è altro che il portato di uno scontro più generale tra euro-liberismo e pezzi di popolo impoverito e incattivito. E’ una protesta carsica e ormai strutturale, che di volta in volta prende le sembianze più progressive o più retrive, a seconda dei contesti, del caso, della capacità dei soggetti politici e sociali di rappresentarle. Ma dietro le forme, le contingenze casuali, la sostanza è la medesima: non è lotta di (una) classe, sono lotte di popolo, essenza sociale da cui il “populismo” trae legittimità politica e forza elettorale. Possono trovare rappresentazione in Tsipras o Le Pen, Salvini o Iglesias, Mélenchon e Corbyn o Trump e Di Maio: il cuore è altrove. Chi si ferma alle etichette, alle verniciature giornalistiche, concentrerà la propria attenzione sui rappresentanti di turno: Salvini rappresenta “gli italiani fascisti”, mentre Melenchon “i proletari francesi”. E continuerà a non capire nulla di un mondo in trasformazione, anzi, già completamente trasformato senza che la sinistra se ne accorgesse. Continua a leggere »

La piazza e la Politica

 

La bella e partecipata manifestazione di sabato scorso a Roma ha dimostrato che esiste un’opposizione alle politiche populiste del governo Lega-Cinquestelle. Eppure non sarà la sinistra a capitalizzare le spinte sociali che pure resistono all’imbarbarimento dei rapporti politici. Il modo e il tono con cui è stata trattata la manifestazione dal partito di Repubblica dovrebbe, in tal senso, chiarire la tendenza in atto. Sabato pomeriggio, sul sito del quotidiano, campeggiava in primo piano la diretta della manifestazione romana. Subito dopo, in posizione dominante, la manifestazione “Si Tav” di Torino. Le due manifestazioni, diverse sotto molti punti di vista (ma non tutti i punti di vista: un legame ideologico poteva essere rintracciato, ad esempio, in un certo antirazzismo umanitario), venivano assimilate da Repubblica come “mobilitazioni anti-populiste” (e menomale che è fallito il referendum sulla privatizzazione dell’Atac, altrimenti avremmo avuto la tripletta impazzita condensata nel trionfalismo giornalistico del partito di Scalfari a Calabresi). Continua a leggere »

Privatizzare? Attaccateve a ‘sto quorum!

Il referendum per la privatizzazione dell’Atac è stato un vero flop e solo il 16% degli aventi diritto al voto ha deciso di esprimersi sui due quesiti promossi dai radicali. Il 20% in meno di quelli che nel 1997 si erano recati alle urne per il precedente referendum consultivo sulla privatizzazione della Centrale del latte e dell’Acea. Segno evidente che il richiamo al privato e al libero mercato ha perso un po’ del suo smalto. Continua a leggere »