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ACCADEVA OGGI…

16 January :
1943: IL GOBBO DEL QUARTICCIOLO

1999 - Il governo D'Alema "convince" Abdullah Ocalan,il leader del PKK (Partito dei Lavoratori Curdo), ad abbandonare l'Italia, dove si era rifugiato il 12 dicembre del 1998. Dopo neanche un mese Ocalan verrà catturato in Kenya dagli agenti dei Servizi segreti turchi del Millî İstihbarat Teşkilatı e portato in Turchia, dove fu subito recluso in un carcere di massima sicurezza ad İmralı, un'isola del Mar di Marmara

STATS

Il fascismo come fonte di legittimazione (come volevasi dimostrare)

 

Ha parlato anche il lider Massimo, chiarendo il concetto che andiamo (certo non da soli) dicendo da tempo: «Rischio Austria anche da noi, pronti a intese per il governo». Ecco come il fascismo slitta di significato e si trasforma nel più performante strumento di legittimazione dell’euroliberismo. L’alternativa alle forze ordoliberali di tutta Europa, ci dicono, è il ritorno del fascismo. Ritorno di cui, ovviamente, non c’è traccia nelle forme in cui viene descritto (non c’è alcuna “ri-nazionalizzazione delle masse” alle porte, e le politiche xenofobe presentate come cifra politica del fascismo in realtà vengono applicate dai democratici di tutta Europa – Minniti docet); manca il fascismo reale, sussunto completamente nelle logiche europeiste, ma il fascismo immaginario serve come riconoscimento retroattivo dell’assenza di alternative. Continua a leggere »

Casa, lavoro, dignità per ogni essere umano: manifestazione nazionale a Roma

 

Quando si parla di un centro di accoglienza come quello di Cona si parla di circa 1.100 persone ammassate per anni in tensostrutture da centinaia di posti, lontane da centri abitati, con le condizioni climatiche del veneto, senza poter svolgere alcuna attività o, nelle “migliori” delle ipotesi, sfruttati lavorativamente nelle campagne, in attesa di una risposta alla richiesta di protezione internazionale che troppo spesso finisce per essere negativa. Persone che, per la loro – ma ci verrebbe dire di più per la nostra – dignità di esseri umani, hanno intrapreso qualche settimana fa insieme a Usb una marcia diretta alla Prefettura di Venezia per chiedere la chiusura del centro e il trasferimento dei richiedenti presenti presso altre strutture (più) idonee alla semplice sopravvivenza. Questo evento, in un certo senso emblematico considerando la determinazione e il livello di partecipazione dei richiedenti, la simbolicità nell’attuale contesto di accoglienza e le concrete risposte ottenute dalle istituzioni, prestano più di qualche spunto. Continua a leggere »

Città e Rivoluzione, il sogno di Antonello Sotgia

 

Si è spento ieri Antonello Sotgia, già la notizia si è giustamente diffusa ovunque. Antonello rappresentava una delle ormai rare figure di intellettuale militante al servizio delle lotte di classe. Era un urbanista, nella città in cui questa professione è stata inevitabilmente legata alla trasformazione sociale, alla lotta politica, all’impegno militante. Il disastro urbanistico romano ha prodotto, come contrappasso, almeno due generazioni di intellettuali militanti, combattenti sul fronte della lotta alla distruzione del suo patrimonio metropolitano. Da Leonardo Benevolo a Paolo Berdini, passando ovviamente per Italo Insolera, Roma è stata il luogo dove si sono incontrate urbanistica e rivoluzione. Fra i tanti, Antonello è stato sicuramente il più coerente, il più impegnato, il più riottoso alla resa post-moderna, alle comodità professionali, al disimpegno. Antonello Sotgia è stato prima di tutto un comunista, e solo poi un architetto e urbanista convinto dell’inevitabile relazione tra la sostanza sociale della città e la forma urbana che questa rispecchiava. Fino all’ultimo, Antonello ha messo davanti a sé e alla sua professione questo presupposto, la necessità di inserire l’urbanistica dentro una visione dei rapporti sociali che costituiva l’essenza stessa di ogni governo del territorio. Per questo, probabilmente, ha avuto molti meno onori e riconoscimenti di quanti avrebbe potuto raggiungere, se solo si fosse adeguato al contesto, ai tempi che cambiavano, alle mode intellettuali. Non lo ha fatto, integrandosi come pochi altri in una comunità di militanti politici che si è servita spesso di lui, delle sue analisi, della sua professione, del suo linguaggio, arricchendoci tutti. Questa stessa comunità lo saluterà domenica alle 11, al Cinema Palazzo di San Lorenzo. Ciao Antonello.

Il fallimento europeo visto dagli altri

 

Da Carmilla

di Alessandro Barile

Rafael Poch-de-Feliu, Angel Ferrero, Carmela Negrete, La quinta Germania, Leg edizioni, Gorizia 2017, pp. 244, € 22,00.

A una lettura disattenta dei particolari, questo libro edito nel 2013 in Spagna e nel 2017 in Italia – in una versione aggiornata – potrebbe apparire poca cosa. Interessante quanto retorico, andrebbe a sommarsi alla ormai vasta letteratura sulla crisi dell’europeismo. Il diavolo, notoriamente, risiede però nei dettagli. Alcune specifiche rendono questo libro prezioso: in primo luogo, gli autori sono spagnoli e scrivono per il pubblico spagnolo; in secondo luogo, il loro punto di vista non è il solito “sovranismo” – di destra o di sinistra – entro cui vengono ricondotte le posizioni critiche rispetto al processo europeista e al capitalismo tedesco, quanto un eclettico “sinistrismo” liberale. Due caratteristiche notevoli, che gettano uno sguardo obliquo sulle sorti continentali e che contribuiscono ad affinare gli strumenti della critica all’attuale modello di sviluppo euro-liberista. Continua a leggere »

Un’altra piccola storia ignobile di servi e servizi.

Che i fascisti fossero manipolati dello stato è cosa nota, almeno tra i compagni, ma che a confermarlo siano loro stessi rappresenta davvero una divertente novità. Poche ore fa Repubblica ha pubblicato (leggi) alcuni stralci delle intercettazioni del 2014 di Roberto Fiore nell’ambito dell’inchiesta sui cosiddetti “Banglatour”. Il capo di FN parlando di Maurizio Boccacci ha definito il camerata testualmente, un uomo “a libro paga dei servizi”, mentre Alessio Costantini (fino a qualche settimana fa leader romano di FN) definiva lo stesso Boccacci, Castellino e il sempiterno Delle Chiaie “un gruppo di merde”. Continua a leggere »

Come si racconta la mafia: Gomorra da Garrone a Sollima

 

Sul Corriere di venerdì 8 dicembre, è apparso uno straordinario articolo di Giovanni Belardelli: «Gomorra realtà virtuale di un mondo privo di virtù» (qui). Straordinario almeno per i tempi che corrono. Rimandiamo integralmente alla lettura del pezzo, ma vogliamo comunque segnalarne alcuni passaggi dirimenti. Da tempo proviamo a indagare determinati meccanismi narrativi apparentemente asettici, in realtà volti alla ridefinizione dei riferimenti culturali della società nel suo insieme. La serie tv Gomorra in questi anni si è incaricata di rappresentare meglio di ogni altro prodotto commerciale il vertice di questa operazione d’interventismo culturale. Continua a leggere »

Il nuovo (mostro) che avanza

 

Tutti insieme alla grande adunata antifascista: associazioni migranti e “lo sceriffo Minniti”; i renziani e gli “antirenziani”; i “comunisti” e gli anticomunisti. Ecco riformato l’arco della legittimità liberale, quello che annulla differenze e responsabilità e consente al Pd di presentarsi come argine al nuovo fascismo. Perché il neofascismo, oggi, serve esattamente a questo: legittimare (elettoralmente) le forze neoliberali. Non avevamo dubbi che il richiamo della foresta avrebbe convinto i “comunisti” orfani del Brancaccio, quelli del «mai col Pd!», salvo poi portargli l’acqua del riconoscimento antifascista, non cogliendo il nesso causale esistente tra la sostanza del Pd e la mediatizzazione del neofascismo. Perché oggi non c’è alcun “problema neofascista” maggiore di qualche mese o qualche anno fa. Siamo solo alle porte della campagna elettorale, servono dunque motivi di fondo che possano distinguere elettoralmente il Pd dal resto delle forze politiche. Ed ecco scatenarsi l’indignazione opportunamente veicolata contro “il fascismo”, “gli skinhead”, “la xenofobia”, che crescerà di tono fino al 4 marzo, salvo poi scomparire un minuto dopo l’uscita degli exit poll. Così vanno le cose, nel secolo ventesimo primo (vista l’ambientazione lariana).

Mitologie criminali, distorsione della realtà e fascinazione mafiosa: Suburra (la serie)

 

“Mafia capitale” ha recentemente prodotto le proprie sentenze di primo grado (qui un articolo, qui la sentenza completa): niente 416 bis, nessuna associazione mafiosa, “soltanto” un sistema ramificato di corruzione organizzato da due associazioni per delinquere collegate fisicamente dalla figura di Massimo Carminati. In compenso dal 2014, dall’inizio cioè dell’operazione denominata «Mondo di mezzo», si è prodotto una vasto e straniante universo narrativo fatto di film, libri, documentari, inchieste giornalistiche e, in questi ultimi mesi, di una serie Netflix dal grandissimo seguito mediatico: Suburra. La serie sfrutta moduli narrativi ormai standardizzati: da Romanzo criminale e Gomorra, passando per Narcos, si è imposto un format discorsivo che travalica i confini mediatici per divenire fatto culturale, immaginario sociale. La trasposizione seriale perde così i caratteri della finzione, di fiction, per sfumare indirettamente nell’inchiesta romanzata, alterando la percezione della realtà, creandone anzi una parallela. Una realtà alternativa che progressivamente acquista più legittimità delle versioni ufficiali, proprio perché presentata come il “non detto” delle sentenze e delle dichiarazioni politiche. La verità “della strada” contro quella “del palazzo”. Continua a leggere »

Sinistra ed elezioni, la traversata nel deserto è appena iniziata

 

Ogni situazione concreta impone un ragionamento anch’esso il più possibile concreto. Le elezioni non sfuggono a questa semplice regola della politica, quella per cui non esistono schemi precostituiti. Ecco il motivo per cui le imminenti elezioni di marzo costringono la sinistra (quantomeno la sinistra credibile, ché quella incredibile già va indossando il costume double-face elettoralista/astensionista) ad una riflessione seria e originale. Il progetto di una lista di sinistra, Potere al popolo, in questi giorni ha contribuito a movimentare il dibattito elettorale, costretto fino a pochi giorni fa a barcamenarsi tra le pastoie liberali di Mdp-Si e il folklore opportunista del Brancaccio. Un dibattito che avremmo volentieri evitato, per due motivi: siamo, in fondo, un piccolo collettivo cittadino, incapace di spostare alcunché in termini politici ed elettorali nazionali; parliamo di una lista fatta in gran parte da compagni riconosciuti, dunque anche posizioni critiche esasperate avrebbero avuto poco senso. Lo scorso sabato però Eurostop, la piattaforma politica anti-europeista di cui facciamo parte, ha deciso di aderire al progetto della lista Potere al popolo. A questo punto ci è parso giusto dire la nostra in merito, perché è un evento che ci coinvolge direttamente. Continua a leggere »

L’immigrazione immaginaria/3

 

A dispetto della travolgente crescita economica, gli italiani persistono a emigrare. Anzi, secondo il Corriere della Sera (29 novembre), «il numero di italiani che se ne vanno per cercare di farsi una vita all’estero continua a crescere verso livelli mai raggiunti prima». Se ne vanno soprattutto a Londra: «solo Italia, Grecia e Bulgaria registrano flussi in aumento rispetto all’anno prima e solo l’Italia (con 60mila iscrizioni) lo fa fra i grandi paesi di origine delle migrazioni verso la Gran Bretagna». Ancora: «spagnoli, portoghesi, irlandesi, polacchi, ungheresi o slovacchi fanno tutti segnare crolli a doppia cifra degli afflussi verso il Regno Unito». In numeri assoluti, tra il giugno 2016 e il giugno 2017 sono emigrati in Inghilterra 60mila italiani, +2% rispetto all’anno precedente. A Londra, al momento, vivono e lavorano 147mila italiani, mentre in tutto il Regno Unito gli italiani sono 700mila. Non va meglio in Germania, seconda destinazione preferita per i migranti italiani: «l’emigrazione italiana verso le Germania nel 2016 segna un rallentamento, ma molto lieve: l’ufficio statistico tedesco registra 50mila arrivi; sono meno dei 74mila del 2014, eppure più degli arrivi di italiani del 2012 quando in Italia c’era stata una distruzione netta di oltre 200mila posti di lavoro». Anche qui, «i flussi continuano a crescere mentre frenano per spagnoli o portoghesi». Continua a leggere »