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ACCADEVA OGGI…

30 March :
1953 A Bitonto, durante la protesta nazionale contro la ‘legge truffa’ la polizia, caricando i manifestanti, colpisce a morte Francesco Ricci di 57 anni, che morirà alcuni giorni dopo.

STATS

La trappola poliziesca sul 25 marzo

 

Comincia il tam tam giornalistico contro la manifestazione del 25 marzo, per quanto ne fossimo ampiamente preparati. La Questura, da par suo, sta architettando il trappolone politico-repressivo: nella giornata che vedrà tutto il parterre di proposte politiche sfilare nel centro cittadino, l’unica manifestazione confinata fuori dalla città abitata è quella anti-liberista. L’organizzazione del vertice non prevede “zone rosse”, e infatti la mattina sarà la sinistra neoliberale a sfilare da Piazza Vittorio al Colosseo, mentre nel pomeriggio sarà la destra neofascista di Alemanno e Storace a marciare da Piazza dell’Esquilino a Largo Corrado Ricci. Persino un sedicente Movimento Federalista terrà la sua micro-mobilitazione nel centro, dalle parti di Bocca della Verità. Per chi non si adegua alla fascinazione liberale o alla reazione nazionalista? Continua a leggere »

Il Lingotto come scenografia di una rovina politica

 

Le immagini della convention democratica del Lingotto rimandano plasticamente alla rovina del nostro tempo. A cominciare dal luogo scelto, che vorrebbe rimandare ai “valori del lavoro”, ma che più mestamente certifica un mondo “democratico” – fatto di convention e ristoranti, turismo e terziario avanzato – completamente sconnesso con la realtà. Il problema della riconversione immateriale del Lingotto è esattamente uno dei problemi del nostro tempo. Si dirà che la fabbrica è chiusa da più di un trentennio, che l’unico modo per riqualificare l’area era riconvertirla a struttura funzionale all’intrattenimento culturale, che il modello stesso della grande fabbrica è andato in pensione con la caduta del muro, anzi diversi anni prima. Verità mediatiche spacciate per ovvietà, ma che non reggono a una minima prova dei fatti. Anzitutto, perché la grande fabbrica non solo resiste nel nostro paese, ma si moltiplica nella manifattura globalizzata in Europa e nel resto del mondo. Continua a leggere »

Il metodo anti-Salvini

 

Dovremmo riconoscere a Salvini almeno un merito: aver costretto la sinistra antagonista all’intelligenza. Come il monolite alieno in 2001 Odissea nello Spazio, Salvini stimola indirettamente l’ingegno, mette in mora le vere e presunte differenze politiche in funzione del risultato. Ci obbliga a un terreno comune, quello della difesa delle nostre città dal suo progetto razzista, nazionalista, xenofobo, anti-sociale, reazionario. La lotta alla reazione leghista in questi anni ha sviluppato un metodo politico che è il suo più grande lascito. A volte questo metodo viene raccolto nel migliore dei modi, come a Napoli, altrove non sviluppa gli stessi risultati, ma si pone come inaggirabile. Laddove tale metodo viene abbandonato, il risultato fallisce. Bisogna però intendersi su quale risultato leggere nelle mobilitazioni anti-leghiste di tutta Italia, da anni a questa parte. Alcuni si fermano al dito: Salvini, in qualche modo, riesce comunque a tenere i suoi comizietti minoritari. Altri, la maggior parte a dire il vero, intravedono la luna: un terreno comune dove trovare la sintesi tra la partecipazione popolare e modalità di conflitto capaci di legare tutte le componenti della mobilitazione stessa. Continua a leggere »

La fuga degli “elmetti bianchi” dalla Siria liberata dallo jihadismo

 

La storia degli White Helmets, l’Ong britannica fondata da James Le Mesurier, ex ufficiale dell’esercito inglese, consulente del ministero degli Esteri del Regno, e conosciuta anche con il nome (ufficiale) di “Difesa civile siriana”, dovrebbe essere la “solita storia”: solita perché il protagonista di questa vicenda, il militare inglese, già organizzò truppe di volontari nei vari teatri di guerra occidentali, dal Kosovo all’Iraq; solita perché lo sporco lavoro delle Ong da decenni costruisce la copertura ideologico-mediatica che favorisce l’indignazione nazional-popolare prima, l’intervento umanitario dopo, e infine la ricostruzione del paese bombardato e finalmente “liberato” dal dittatore di turno. Eppure, visto il loop imperiale che ogni volta impedisce alla sinistra di prendere atto dei propri errori passati, si trasforma in simbolo, che a sua volta svela un sintomo. Continua a leggere »

Eterogenesi della politica e paradossi grillini

 

Dopo un mese, la giunta Raggi trova il suo nuovo assessore all’urbanistica, Luca Montuori. E’ una nomina che svela un modo di procedere, che sbarra la strada a ogni ipotesi di cambiamento. E’ d’altronde ormai un’ovvietà, viste le continue prove date dall’attuale amministrazione comunale. Eppure l’iter politico che ha portato alla nomina di Montuori è particolarmente rilevatore. Da diverso tempo la giunta era alla ricerca del sostituto. Mesi passati a scandagliare, si suppone, i vari curricula degli esperti del settore. Già questo fatto è piuttosto indicativo: a nessuno del M5S è venuto in mente di nominare un politico, un attivista del Movimento, un grillino della prima ora, uno qualsiasi che condividesse la linea strategica del partito. Si dirà che è il tipico modo di procedere Cinque stelle, che basa la propria forza elettorale sullo svilimento della politica. Si dirà, con qualche ragione, che il ruolo di assessore di un’amministrazione comunale dovrebbe essere incarnato da un “tecnico” più che da un politico. Tutto vero. Eppure, di fronte alla crisi di soluzioni alternative, nessuno ha rischiato la carta interna. Nonostante l’ovvietà, è un dato comunque significativo, per quanto marginale nella vicenda. Veniamo invece al dato politicamente rilevante. Continua a leggere »

Quel popolo sconosciuto

 

E così, l’ultimo sondaggio elettorale datato 3 marzo certifica il M5S come primo partito italiano, seguito da un calante Pd e da una sequela di forze di media grandezza quali Forza Italia e Lega nord. Come spiegare questa tenuta grillina di fronte alle continue contraddizioni create dalla sua più importante (finora) esperienza di governo, l’amministrazione della Capitale, e nonostante il killeraggio mediatico quotidiano subito a reti e giornali unificati? In realtà la tenuta è comprensibile solo guardando al M5S come “oggetto” della politica, e non come soggetto politico, come invece viene normalmente considerato dai commentatori politici, soprattutto a sinistra. Continua a leggere »

Sviluppo tecnologico senza progresso: un piccolo esempio

 

Una delle caratteristiche decisive della nostra epoca è la mancata relazione tra sviluppo tecnologico e progresso sociale. A differenza dei decenni e secoli passati, siamo entrati in una fase in cui non tutto lo sviluppo tecnologico si traduce in evoluzione, o meglio: non tutta l’iperfetazione tecnologica di cui siamo circondati si associa ad un miglioramento delle nostre condizioni di vita. E’ un fatto su cui si ragiona davvero troppo poco, colmo di rischi interpretativi, di cadute ideologiche, di chiusure reazionarie, di estasi post-moderne, eccetera. Un piccolo esempio avvalora questo punto di vista: il mercato dei libri. Dati per morti, confinati nel recinto bohemien dell’archeologia culturale, i libri di carta vedono in tutto il mondo una ripresa delle vendite: +3% negli Usa; +8% in Russia; +2,3% in Gran Bretagna; +2,3% in Italia, e via continuando. Continua a leggere »

L’Ottobre sta arrivando. Presentazione romana della campagna per il centenario della Rivoluzione

 

Da settimane sui muri di alcune città italiane campeggiano dei manifesti che annunciano l’arrivo dell’Ottobre. Un riferimento immediato per ogni comunista, un messaggio più criptico per la maggioranza della classe che ha visto recisa ogni connessione, anche sentimentale, con la rivoluzione bolscevica. Ed è proprio da qui che, insieme ad altri compagni e ad altre organizzazioni politiche, siamo voluti ripartire. Con una campagna politica che metta al centro della discussione l’attualità e l’inattualità della rivoluzione bolscevica e la necessità di ritornare a pensare la trasformazione radicale dei rapporti di produzione. Ma che al tempo stesso sappia giocare sul piano sul piano dei simboli, della comunicazione e dell’immaginario. Senza nessun cedimento al nostalgismo o alla celebrazione liturgica, perché la testa dei rivoluzionari non è mai rivolta all’indietro. Domani, al Sally, nel pub più bolscevico di Roma, ci sarà la prima presentazione cittadina. E chi non viene è un menscevico! Continua a leggere »

Contro l’Unione europea del liberismo e delle guerre: il 25 marzo mobilitazione nazionale contro il vertice Ue

 

Senza sprezzo del ridicolo, l’Unione europea delle guerre, del liberismo, delle lobby finanziarie, della speculazione, delle controriforme sociali, della povertà generalizzata, celebrerà se stessa in un vertice tanto inutile quanto simbolico. Inutile perché i luoghi decisionali della Ue sono altrove, non certo nella fanfara dei vertici autocelebrativi. Simbolico perché la Ue proverà a presentarsi come luogo-istituzione del progresso e della democrazia liberale, nonostante il ventennio di spoliazione che questa ha materialmente significato per le classi lavoratrici europee. Un trionfo di retorica liberale si abbatterà come una slavina sulla città e sul paese intero. Questo vertice va allora contestato con ogni mezzo necessario. Va impedita la narrazione unica che vuole l’Unione europea come portavoce della democrazia, come espressione dei diritti umani (a corrente alternata), del libero mercato come unico orizzonte di sviluppo, delle guerre umanitarie e dei pogrom sui flussi migranti. Per queste e altre mille ragioni, l’unica mobilitazione decisa a esprimere la rabbia popolare contro questa istituzione canaglia è quella che partirà alle 14 da piazza della Repubblica. Continua a leggere »

Tor di Valle e la mandrakata di Parnasi

 

Mentre le sorti dello stadio della Roma, anzi, di Pallotta, e del relativo business park da 800mila e rotti metri cubi di cemento sono ancora avvolti nella nebbia, di una cosa possiamo essere certi: l’ufficio marketing di Pallotta e Parnasi non teme rivali. Bisogna ammetterlo: sono bravissimi! Tanto di cappello di fronte a chi avrebbe fatto apparire il Minculpop come un’accolita di dilettanti allo sbaraglio. Nel giro di pochi mesi sono infatti riusciti ad arruolare una fetta importante della tifoseria giallorossa, e a trasformarla in un formidabile strumento di pressione politica. Continua a leggere »