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23 September :
1868 - 200 rivoluzionari creoli occupano la città di Lares, Puertorico, e proclamano l'indipendenza dalla Spagna. Verranno tutti massacrati dall'esercito di Madrid

1977: IL CONVEGNO A BOLOGNA CONTRO LA REPRESSIONE

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Declino della parabola populista?

 

A Cernobbio è andato in scena il ritorno all’ordine neoliberale? Di certo la conversione politica di Lega nord e Cinque stelle è un fenomeno che pone dei quesiti dirimenti. Partiamo da un dato di fatto spesso ignorato: partiti di queste dimensioni stipendiano professionisti delle dinamiche elettorali. Spostamenti così significativi non avvengono mai per caso, sono al contrario frutto di analisi accurate (molto più accurate delle nostre) delle sensazioni del corpo elettorale. Quale allora la ragione politica di un capovolgimento così evidente delle proprie retoriche? Siamo forse in presenza di un declino di quella traiettoria populista che ha avuto il suo apice con l’elezione di Trump? Da Trump in poi, valutando le diverse competizioni elettorali , i sondaggi dei principali movimenti anti-liberali in Europa, nonché il livello (piatto) di mobilitazione sociale, molti segnali indicano una costante flessione del cosiddetto populismo. Continua a leggere »

La depoliticizzazione dei problemi sociali come strategia di governo/Parte seconda

 

Dallo sgombero del palazzo di piazza Indipendenza assistiamo increduli al détournement quotidiano della questione abitativa. La novità non sta tanto nel rigurgito proprietario espresso ogni qual volta dalla politica neoliberale, ma dall’assenza di “voci contro” che non provengano dalle stesse vittime del linciaggio. L’ideologia legalitaria, perfettamente introiettata nel mondo della cultura e della società un tempo “progressista”, ha silenziato qualsiasi solidarietà con le vittime materiali del liberismo. Fedele all’uso situazionista, il détournement neoliberale consiste nel ribaltare il significato della questione abitativa: gli occupanti, e più in generale tutti coloro che non riescono a pagare l’affitto, sono posti all’origine del problema abitativo romano. Il paradosso nel quale viviamo non è tanto la consueta – perché sempre esistita – colpevolizzazione del proletario, del senza casa, del povero, non più vittima ma artefice dei problemi sociali che contribuisce a generare. Il paradosso è che tale lettura sia nel frattempo divenuta pensiero comune non solo a destra. Il rancore proprietario ha tracimato in quel “ceto medio riflessivo” che un tempo, neanche troppo tempo fa, menava vanto di “volare alto” rispetto agli istinti reazionari piccolo borghesi. Continua a leggere »

La crisi idrica e l’individualizzazione dei problemi del capitalismo

 

Scriveva due anni fa Giulio Moini nel suo Neoliberismi e azione pubblica che «il secondo tipo di depoliticizzazione riguarda il trasferimento di questioni di interesse pubblico nella sfera privata, ossia nell’ambito delle scelte individuali. Le questioni ambientali, ad esempio, non implicano scelte di governo o mutamento nei comportamenti delle imprese che producono beni e determinano inquinamento, ma diventano questioni che riguardano gli stili di vita e di consumo dei singoli. Il benessere individuale non è più conseguenza del funzionamento di un efficace sistema di welfare, ma diventa l’esito possibile di un individuo che responsabilmente si occupa di se stesso». Tale processo liberista di depoliticizzazione delle questioni sociali si adatta bene alla vicenda dell’acqua a Roma. Da settimane media e politici ci invitano a “consumare di meno”, a “chiudere-il-rubinetto-quando-ci-laviamo-i-denti”, e contestualmente la giunta Raggi, d’accordo con Acea, sta razionando l’afflusso di acqua nelle abitazioni private. Non mancano i quotidiani avvertimenti su quanti litri d’acqua potremmo risparmiare se solo facessimo le lavatrici a pieno carico o se, putacaso, facessimo la doccia al posto del bagno (ma chi diamine si fa il bagno caldo d’estate?). Tutto molto bello e, al tempo stesso, tutto molto inutile. Continua a leggere »

L’eroina democratica

 

Nonostante la defenestrazione della sua storica conduttrice, non siamo ancora riusciti a liberarci di Report, la bibbia televisiva della sinistra giustizialista. In compenso da ieri speriamo di esserci liberati del mito della Gabanelli, la giornalista forcaiola che in un impeto di sincerità ha dichiarato «l’appoggio totale al ministro Minniti». L’appoggio riguarda “l’accordo con la Libia” (che non è un accordo con “la Libia”, ma con alcune fazioni che controllano il passaggio dei migranti sul proprio territorio), ma laddove l’eroina democratica si è superata è sulla vicenda dello sgombero di piazza Indipendenza: «La legalità è come il lavoro, è neutro, non può essere di destra o di sinistra […] Come è possibile che un palazzo come quello sia stato occupato? […] Quello era un edificio presidiato […] E’ arrivato un gruppo di energumeni [i senza casa] a dire o sloggiate voi o vi facciamo sloggiare con la forza». Continua a leggere »

L’immigrazione immaginaria

 

Il livello del dibattito pubblico sui fenomeni migratori, lo sappiamo, è quello che è: sconsolante. A stupire ogni volta è l’assoluta mancanza di dati di fatto in grado di giustificare, almeno parzialmente, le paure sociali generate dalla costante polemica politica sui migranti. Secondo alcuni di questi dati, scopriamo che l’Italia è l’ottavo paese al mondo per numero di emigranti (250.000 nel 2016), un dato che ha fatto preoccupare persino l’Ocse. In Italia c’è in effetti un problema migratorio, ma nel senso contrario rispetto alla vulgata comune: posta nella classifica dopo il Messico e prima del Vietnam, dall’Italia si emigra troppo. Gli italiani, insomma, raccontati come accoglitori riluttanti di stranieri in fuga, sono piuttosto un popolo accolto dagli altri paesi. Continua a leggere »

L’autunno è già cominciato

 

Per una volta la prova di forza la vincono occupanti e migranti. Sarà stata la figura di merda internazionale, la condanna dell’Onu, le parole della Chiesa o, più semplicemente, l’ostinazione delle famiglie sgomberate e la forza dei numeri vista ieri in piazza. Fatto sta che persino il Viminale è costretto al mezzo passo indietro: «Stop agli sgomberi se non ci sono case disponibili», riportano i giornali. Continua a leggere »

La politica fantasma

 

I fatti di ieri hanno un responsabile materiale e uno ideologico: Marco Minniti e il Partito democratico. Eppure – meraviglie della politichetta – proprio il Pd, direttamente o attraverso il nugolo di “organizzazioni umanitarie” contigue al partito, ha cercato, cerca e in molti casi riesce, ad intestarsi parte dell’indignazione popolare per quegli eventi, declinandola nella polemica contro la giunta Raggi. La quale ha, al contrario, un altro tipo di responsabilità, forse non meno grave di chi ha armato materialmente e ideologicamente la mano degli squadroni della morte che ieri hanno imperversato nel centro di Roma. La sua assenza, addirittura il malcelato disinteresse, di fronte a una città che ricordava più il Cile o il Messico di quarant’anni fa, segnano in qualche modo un punto di non ritorno, una dichiarazione di resa. L’assenza della politica genera il mostro di una polizia che diventa in tutto e per tutto attore politico. Continua a leggere »

Il turismo come modello produttivo

 

Tutti siamo stati, siamo e saremo sempre più turisti, anche se ci piace raccontarci come viaggiatori, escursionisti, scopritori, eccetera. Inutili e sottilmente reazionarie le intemerate contro “i turisti” o, peggio ancora, contro il turismo “low cost”, protagonista dell’imbarbarimento progressivo delle nostre città d’arte. Posto il freno dunque a certo facile moralismo, va però rilevata la funzione a dir poco epocale che sta assumendo il turismo come modello economico, produttivo, geopolitico e relazionale. Da decenni si sente dire che il turismo sarebbe “il nostro petrolio”, la risorsa inesauribile che dovrebbe arricchire le nostre tasche e il nostro Pil. Non solo non è così, ma le due cose sono in diretta contrapposizione. Un conto è avere il petrolio, un altro intercettare i flussi turistici globali. Un conto è avere industrie, altro conto è specializzarsi nella ricettività alberghiera. Un conto è produrre automobili, altro è sfornare pizze. In altre parole: un conto è l’autosufficienza economica, altro la dipendenza dai suddetti flussi turistici. Continua a leggere »

Cliché geneticamente modificati

 

Ogni attentato moltiplica geometricamente l’ovvinionismo mediatico, ma la diabolica spirale di cazzate in cui siamo immersi dal 17 agosto segna nuovi e decisivi record. Sui due principali network mediatici del paese (Repubblica e Corriere della Sera) il quesito dal sapore amletico occupa le prime pagine: come rendere esteticamente attraenti le barriere anti camion? Importanti i pareri consultati: Stefano Boeri propone querce e melograni al posto dei banali jersey di cemento; Benedetta Tagliabue avanza l’ipotesi di laghetti rinfrescanti; Mimmo Paladino suggerisce l’installazione di grandi corni portafortuna; più remissivo il proposito di Michelangelo Pistoletto, secondo cui le barriere dovrebbero essere costituite da aiuole colorate. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Sole Cuore Amore, di Daniele Vicari

La crisi sociale, l’assenza di futuro, la solitudine dello sfruttamento, lo spazio vitale degli affetti aggrediti dalla cattiva vita, ma anche la volontà di andare fino in fondo a qualsiasi costo, il non farsi piegare dalla vita: questi sono gli ingredienti dell’ultimo film di Daniele Vicari. Autore che ha sempre dimostrato, a nostro parere, una certa sensibilità e attenzione verso gli umori e le storie dei subalterni. Non è la prima volta che anche il nostro cinema tenta di attraversare e raccontare l’epoca della crisi, spesso con risultati scarsi, superficiali o consolatori, altre volte con raro acume, come in questo caso, dove la realtà nella sua pallida e grigia declinazione quotidiana si mette in mostra senza illusioni e senza speranze. Continua a leggere »