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ACCADEVA OGGI…

28 May :
1871 dopo 71 giorni cade la Comune di Parigi. Il generale Gallifet ordina il massacro di uomini, donne e bambini. Su uno dei luoghi dell'eccidio verra edificata la basilica di Mont Martre, il cui colore, completamente bianco, avrebbe dovuto esorcizzare il rosso delle bandiere ribelli. 1974 Strage di Piazza della Loggia

STATS

Alle radici del nostro presente

 

Questa Storia di Lotta continua è uno dei ragionamenti più importanti che è possibile leggere sugli anni Settanta, ancora oggi. E’ una storia quasi in presa diretta, scritta nel 1978, pubblicata nel 1979, e nonostante ciò in grado di esplorare in profondità gli anni Settanta come davvero poche altre opere sull’argomento. Il tentativo di sciogliere il nodo gordiano degli anni Settanta, come ripetuto varie volte, non produrrà risultati significativi fuori dalla lotta di classe. Detto altrimenti, sarà solamente un nuovo e duraturo ciclo di lotte politiche che saprà darsi da sé gli strumenti culturali e politici per razionalizzare l’esperienza del decennio ’68-’77, assumendo e, al contempo, liberandosi da quel vincolo. Eppure questo dato di fatto non ci assolve dall’onere della ricerca della comprensione di quel decennio. Non per mero interesse storiografico, quanto per necessità politica. In questa ricerca, favorita in tal senso dal quarantennale del Settantasette, non per caso ci siamo imbattuti in due storie di Lotta continua. Perché, nonostante le differenze che idealmente ci distanziano da quella storia, Lotta continua fu il soggetto che più consapevolmente produsse riflessioni su se stesso e sul contesto socio-politico di quegli anni, il movimento-partito in cui più apertamente trovarono sede confronti tra posizioni politiche diversificate; in altre parole, Lotta continua fu il soggetto di movimento degli anni Settanta più assimilabile a un partito, inteso nel senso migliore, e al tempo stesso maggiormente attraversato dalle istanze di movimento. E questa strutturazione si riverbera ancora oggi, lasciando dietro di sé una mole di materiali, di riflessioni, di documenti, talmente preziosi da farne una delle fonti privilegiate nella comprensione di quegli anni. Continua a leggere »

Rosso è il sangue che scorre nelle arterie della metropoli antifascista


Giunto alla sua quinta edizione, il Festival antifascista cittadino Achtung Banditen prosegue nella sua geometrica capacità di moltiplicare i propri orizzonti politici, culturali, narrativi, sociali. Ad un possibile e in qualche modo fisiologico logoramento, il Festival ha saputo rispondere cambiando faccia, dilatandosi nel tempo e nei contenuti, rilanciando la sfida di un appuntamento antifascista metropolitano in grado di reggere l’urto della post-modernità, dell’a-fascismo istituzionale, del populismo reazionario. Non era facile, bisognava escogitare soluzioni adatte alla desolazione culturale e alla repressione politica di questa Italia democratica. La strada scelta è stata quella di espanderne i contenuti: l’antifascismo è ormai un concetto talmente abusato quanto abbandonato. L’abuso retorico ne ha stravolto il significato sovrapponendolo a quello di “democrazia liberale”, rischiando di trasformarlo in una sorta di inutile false flag neoliberale; il suo abbandono concreto ha al contrario ri-plasmato una Repubblica fondata sull’assenza antifascista, relegata alla memorialistica e all’antiquariato intellettuale. Per noi, al contrario, l’antifascismo è ancora una categoria necessaria, se declinata nelle contraddizioni vive dell’Italia del XXI secolo. Ecco perché questi due mesi ininterrotti di iniziative antifasciste hanno avuto come obiettivo quello di ridefinire un campo di appartenenza. Continua a leggere »

A Roma il primo morto della guerra contro i poveri del PD

 

Ieri, la guerra contro i poveri inaugurata dal governo PD col decreto Minniti, ha fatto la sua prima vittima. Nian Maguette, un lavoratore ambulante senegalese di 54 anni, è morto mentre veniva inseguito dagli agenti in borghese dell’”Unità Operativa Sicurezza Pubblica ed Emergenziale”, una squadraccia messa in piedi dall’attuale vicecomandante dei Vigili Urbani, Antonio Di Maggio, e che da alcuni mesi viene impiegata per fare il “lavoro sporco” in città. Sfratti, sgomberi, caccia all’ambulante… a Roma chiunque vive nel “mondo di sotto” sa bene come lavora questo “corpo d’elite” della municipale composto da mancati poliziotti frustrati. Non fatichiamo quindi a credere ai racconti degli altri lavoratori sugli inseguimenti per le vie di Trastevere. Sono scene abituali, così come i pestaggi o le minacce o le “scoattate” davanti ai picchetti antisfratto. Continua a leggere »

Verso il corteo cittadino del 6 maggio

Il continuismo e l’immobilismo della giunta Raggi costituiscono ormai un dato politico con cui fare i conti e, allo stesso tempo, un terreno di battaglia su cui insistere. Le motivazioni che stanno dietro questo pantano sono numerose e contraddittorie: alcune attengono alla natura politica e sociale del Movimento 5 Stelle, che abbiamo altre volte messo in evidenza; altre alla questione nazionale e ai vincoli liberisti di gestione della cosa pubblica. Poi viene anche la parte di una sinistra cittadina, chiaramente non ci stiamo riferendo alle rappresentazioni residuali della sinistra partitica tradizionale, che tenta di costruire un progetto cittadino di lotta e unità su un programma alternativo ma spesso non ci riesce per spirito di frammentazione, culto dell’orticello e scarso respiro strategico. Questo insieme di fattori producono un sostanziale e paradossale immobilismo: la giunta Raggi naviga nella perfetta continuità con le precedenti gestioni, ma né le sinistre (dalle meno alle più “radicali”), né tantomeno le destre (affogate nei processi di Mafia capitale), traggono giovamento dall’attuale situazione. Continua a leggere »

Requiem sindacale

 

C’è una piccola ma significativa notizia nella vicenda di Alitalia e del referendum perso da padroni e sindacati confederali lunedì scorso: l’intervista rilasciata ieri dal segretario della Cgil – Susanna Camusso – al Corriere della Sera svela un modo, e un mondo, completamente adagiato alle retoriche padronali, definitivamente incapace di relazionarsi a quel mondo del lavoro che pure si vorrebbe rappresentare. Non è un caso che i sindacati confederali abbiano le proprie referenze sociali tra i pensionati e i settori ultra-garantiti del lavoro pubblico: perché sono morti. Dice la Camusso: «No alla nazionalizzazione di Alitalia», inserendosi così nel profluvio di retorica liberista che si chiede «perché 10mila lavoratori devono decidere del destino dell’intera comunità nazionale?». Eh già, perché mai dei lavoratori (di un’azienda privata, peraltro!) dovrebbero decidere sul loro destino, nell’ennesimo fallimento manageriale ripagato con le tasche di quegli stessi lavoratori? Continua a leggere »

L’enigma degli anni Settanta: dibattito pubblico alla Sapienza

 

Quarant’anni dopo, il ricordo del 1977 sembra ardere di un fuoco freddo, inattuale. L’anniversario tondo impone una stanca memoria che, mai come oggi, segna la distanza con quegli eventi e quelle passioni. Mandato in soffitta tanto il reducismo mitologico quanto il biasimo post-moderno, sembrerebbe essere il tempo della storiografia distaccata. Eppure neanche questa trova trasporto nell’interpretare l’enigma di quel movimento. Quarant’anni più tardi, gli anni Settanta continuano a rimanere avvolti nel mistero. Segno inequivocabile del rapporto tra storia e politica: il disinteresse dell’una sterilizza le potenzialità dell’altra. Eppure l’inattualità evidente del ’77 – al pari dell’altro grande anniversario di questo 2017, la Rivoluzione russa – potrebbe liberare ragionamenti originali, non più piegati alle necessità di legittimazione di questa o quella operazione politica. Il ’77 non è più terreno di contesa tra visioni concorrenti della politica rivoluzionaria. E’ un ricordo pacificato, condannato dagli uni, mitizzato dagli altri, avvolto nel mistero dell’incomprensione tanto negli uni quanto negli altri. Vale la pena allora tornare a pensare il ’77. Perché, è la nostra tesi, se niente appare così tanto distante da quell’anno, molte delle difficoltà odierne nel riproporre una credibile politica antagonista situano le proprie radici in quel movimento, o meglio: nelle interpretazioni postume di quel movimento. Andiamo con ordine. Continua a leggere »

Le due nazioni francesi

 

Anche in Francia ha preso forma la contraddizione principale dell’attualità politica, la frattura decisiva in cui trovano precipitazione tutte le eterogenee esigenze popolari: con perfetta specularità, da una parte si è espresso l’appoggio europeista (nel voto per Macron, Fillon e Hamon), dall’altra il rifiuto dell’Unione europea (nel voto per Le Pen, Mélenchon, e gli altri rivoli – di estrema destra e di estrema sinistra – in cui si è disperso il voto anti-europeista). Una specularità netta e sintomatica: metà popolazione da una parte, l’altra metà contro. E’ un “contro” confuso e poco disponibile a sintesi politiche, vista l’estrema diversità delle urgenze che lo compongono, ma è il campo entro cui la sinistra di classe dovrebbe radicare una propria proposta politica. Continua a leggere »

Elezioni della decadenza

 

Marine Le Pen ritrova il ballottaggio da solita candidata perdente, sebbene incrementi il proprio risultato rispetto alle precedenti elezioni. Il Partito socialista scompare (definitivamente?) dalla scena politica francese, relegato ad un misero 6,3% e surclassato a sinistra persino da quel Jean-Luc Mélenchon scherzato per tutta la campagna elettorale dalla stampa mainstream. Ma questi dati rimangono sullo sfondo rispetto al senso di questa tornata elettorale transalpina, dove la continuità si conferma a scapito dei diversi “populismi”. Prevale su tutti un candidato “di sistema” come Macron, ma se al suo 23% sommiamo il quasi 20% di Fillon, nonché il 6,3% di Hamon, ci ritroviamo un 50% di voti a salvaguardia del potere istituzionale francese. Niente sembra descrivere meglio la situazione francese della frase di Lenin: «La forza dell’abitudine di milioni e decine di milioni di uomini è la più terribile delle forze». Continua a leggere »

L’Ottobre sta arrivando: aggiornamenti sulla campagna per il centenario

Il 3 (16) aprile del 1917 Lenin arriva alla stazione Finlandia di Pietrogrado. Il giorno dopo nella sede del Soviet illustra a tutti, alleati e nemici, le proprie Tesi d’aprile, e la  rivoluzione russa, che fino ad allora aveva visto una sostanziale collaborazione tra il governo borghese e la “democrazia organizzata”, prende una nuova piega. Il cambio di passo è tutt’altro che lineare e indolore, le resistenze all’interno dello stesso partito bolscevico sono forti. Da parte menscevica viene scomodato il decano dei marxisti russi, Georgij Plechanov, affinché sconfessi Lenin anche sul piano teorico. Si tratta di un tornante fondamentale nella storia dei rivoluzionari e con la nostra campagna per il centenario abbiamo voluto sottolinearlo. Lo scorso 14 aprile, con un’assemblea molto partecipata, è stata presentata la campagna a Napoli. Il 28 sarà la volta di Bologna, al Barnout. E sempre a Napoli, il 12 maggio, si terrà il primo incontro nazionale che porrà al centro una questione affatto scontata: quali sono, per i comunisti e i rivoluzionari, le tesi d’aprile del 2017? Nel frattempo anche i muri hanno detto la loro…

Pd e Brigata Ebraica contro il 25 aprile

 

Finalmente la Brigata Ebraica abbandona il corteo dell’Anpi del 25 aprile. Dopo aver disattivato completamente ogni significato politico della Liberazione, averne pacificato il ricordo per riconvertirlo in una inconsistente celebrazione della “liberaldemocrazia” contro “l’autoritarismo”, la frangia sionista della comunità ebraica romana decide di schierarsi contro l’Anpi e la festa antifascista. Anche il Pd dichiara la sua non partecipazione al corteo, seminando incertezza tra la popolazione. Finalmente il 25 aprile torna ad essere, anche nella sua manifestazione ufficiale, un appuntamento antifascista. Se l’abbandono degli evidenti elementi contraddittori al carattere antifascista della manifestazione è un segnale positivo, lo è meno la modalità complessiva di un 25 aprile ridotto a stantia memorialistica, distante tanto dalle istituzioni quanto dalle lotte reali che pure dovrebbe in qualche modo contenere idealmente. Continua a leggere »