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19 February :
1977 A Roma 50000 studenti sfilano per la città gridando: ci avete cacciato dalle Università, ci riprenderemo tutta la città.

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La sagra del poraccismo

 

Sono sicuramente centrali le analisi politiche sulla débâcle grillina, ma qui sta emergendo una vera e propria antropologia che non trova spazio nelle seriose interpretazioni della derrota capitale. La vicenda della polizza sulla vita di Salvatore Romeo racconta molto di questa miserabile accozzaglia che gravita alle pendici del Campidoglio. Il valore giuridico o legale di questi fatti è nullo o quantomeno secondario. Qui stiamo in presenza di un vero e proprio poraccismo istituzionalizzato, della questua che si insidia nelle maglie del potere, del sottobosco di accoliti a cui si illuminano gli occhi alle briciole che cadono dal tavolo di una politica immiserita. Ci stanno facendo rimpiangere Gelli, Dell’Utri e Berlusconi insomma, che almeno quando gli girava muovevano miliardi (di lire), interessi strategici, truffe secolari: senza eleganza, ma con maestria. Qui stiamo alle polizze vita da 30 mila euro, al biglietto omaggio allo stadio, all’imbucato ai matrimoni. Anche questo testimonia la crisi di un ceto politico: non riesce a pensare in grande neanche quando ruba. Continua a leggere »

Disoccupazione tecnologica, un esempio piccolo piccolo

 

Come sa bene chiunque fatichi a trovare un lavoro, l’orizzonte della piena occupazione è stato ormai da tempo perso di vista da quasi tutte le forze politiche. Al di la delle retoriche paternalistiche, da spacciare un tanto al chilo in tempi di elezioni, tutti ormai sono consapevoli che un “giusto” tasso di disoccupazione è infatti indispensabile se si vogliono calmierare le richieste salariali di quegli scassacazzi di lavoratori, sempre pronti a “volere il figlio dottore” pure loro, come negli anni Sessanta. Soprattutto in tempi di mercantilismo e di moneta unica (e quindi di cambi fissi) la disoccupazione di massa e la deflazione salariale sono dunque una strada “obbligata” per restare competitivi sul mercato mondiale, e lo sono tanto di più nei paesi come l’Italia, ridotti ormai al rango di semiperiferie del sistema capitalistico. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Paterson, di Jim Jarmusch

 

In una cittadina del New Jersey, Paterson, scorre monotona la vita di una coppia, autista di autobus lui, casalinga lei. Paterson (che è anche il nome del protagonista) passa le sue giornate sempre uguali trovando l’unico momento d’evasione nelle poesie che scrive nei ritagli di tempo. La moglie, Laura, impiega la noia quotidiana cucinando biscotti, arredando il salotto, imparando nel frattempo a suonare la chitarra tramite un corso accelerato in dvd. Ogni giorno segue identico, anonimo eppure impreziosito dai piccoli incontri quotidiani del protagonista. In apparenza poco stimolante, Jarmusch ci regala un intelligente film sull’alienazione umana, antiretorico e volutamente anti-epico. L’indagine sull’alienazione piccolo borghese è uno dei topos letterari e cinematografici moderni. Continua a leggere »

Sul fenomeno Bello Figo, ovvero: ma quanti sono gli analfabeti massmediali in Italia?

 

Su Bello Figo potremmo avanzare le peggiori interpretazioni sociologiche, filologiche o culturali. A prescindere dalla qualità della sua musica, i suoi versi smascherano (o vorrebbero smascherare) l’universo dei pregiudizi comuni sulla vita dei migranti in Italia: vengono spesati dallo Stato; non pagano l’affitto; vogliono il Wi-Fi gratis; eccetera. E’ uno svelamento spiazzante, per varie ragioni: perché avviene da un migrante, per giunta nero; perché procede per antifrasi, costringendo chi ascolta a chiedersi costantemente se ciò che sente ha un significato diretto o ironico; perché ribalta e demolisce il buonismo in cui sono confinati i migranti quando parlano della propria esperienza. Bello Figo ci dice invece che l’arma del cinismo e del sarcasmo caustico può essere impugnata anche dall’africano, dal migrante arrivato col barcone, dal nero. Che piangersi addosso non è l’unico linguaggio possibile per quelle popolazioni, anche loro alla ricerca di una lingua nuova per farsi riconoscere. Tutto ciò, converrete, è terrificante: tanto per il razzismo dominante quanto per la carità cristiana, le due forme ideologiche dell’accoglienza migrante. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: La Terza guerra mondiale e il fondamentalismo islamico, di Domenico Moro

Ormai da quasi un anno è disponibile in libreria l’ultima fatica di Domenico Moro, un autore (e compagno) che apprezziamo particolarmente per la semplicità con cui associa al rigore analitico marxista un’attitudine alla divulgazione fuori dalla norma. Prova ne è il capitolo che l’Autore dedica all’analisi materialistica dei fenomeni migratori, poche pagine che però andrebbero lette e imparate a memoria anche da quei (troppi) compagni che nell’affrontare la questione non riescono quasi mai ad emanciparsi da un approccio esclusivamente caritatevole.
La terza guerra mondiale e il fondamentalismo islamico, questo il titolo del libro edito dai tipi della Imprimatur, mette a fuoco fin dalle prime pagine la stretta correlazione tra la diffusione del radicalismo islamico e il processo di destabilizzazione dell’area mediorientale e nordafricana operato dalle potenze dominanti e più in generale della tendenza alla guerra che caratterizza la nuova fase imperialista. Continua a leggere »

Chi sono i comunisti?

 

[Mesi fa, il collettivo politico di Esc ci chiese di partecipare, con una breve relazione, alla Conferenza sul comunismo – C17 – per celebrare l’anniversario della Rivoluzione. Come direbbe Wu Ming, si trattava di sconfinare abbondantemente dalle nostre “zone di comfort”, tanto politiche quanto culturali. Molte cose, potete immaginare, ci distanziano da *quel* modo di celebrare l’Ottobre. Eppure abbiamo aderito senza problemi. Per due ragioni fondamentali. La prima, coi compagni di Esc c’è (molta) differenza ma c’è altrettanto “riconoscimento” politico. Tra compagni, insomma, ci si confronta apertamente, su tutto, nella condivisione come nello scontro dialettico. La seconda ragione fondamentale è data dalla convinzione che il marxismo ha la forza di confrontarsi con tutto il pensiero umano, non solo con chi ne condivide le premesse. Il marxismo è un pensiero della totalità: non ha paura a confrontarsi col grande pensiero borghese, così come non ha paura di discutere con forme di operaismo post-moderno. Anzi, preferiamo di gran lunga discutere con chi non la pensa come noi, piuttosto che darci ragione a vicenda in sterili dibattiti improduttivi. Il problema non era tanto, allora, “dove” e “con chi” discutere di comunismo, ma “come” essere efficaci in un contesto di reciproca diffidenza. Nel ristrettissimo spazio di dieci minuti (questo il tempo consentito ai relatori) sapersi fare ascoltare diveniva il problema centrale. Speriamo con questa relazione di esserne venuti a capo. Buona lettura]. Continua a leggere »

Euro o non Euro, questo è il problema (tedesco)

 

Su CorriereEconomia dello scorso 9 gennaio Marcello Minenna si chiedeva “cosa c’è dietro il successo dell’export tedesco?”, arrivando alla clamorosa risposta: “il segreto? Nell’euro debole”. E grazie al cazzo, verrebbe da dire, visto che da anni parte importante della comunità politica ed economica, nazionale e internazionale, individua proprio nell’euro il problema originario della crisi europea. Ma Minenna, sebbene buon ultimo, ancora non coglie il problema nella sua ampiezza, che non sta in un “euro debole”, ma nell’euro in quanto tale. La debolezza altro non è che l’inevitabile direzione impressa dall’economia tedesca, visto che se l’euro si apprezzasse proporzionalmente alla sua produttività, la Germania andrebbe in crisi economica e tutto il circo europeista crollerebbe un minuto dopo. Ma nell’articolo si citano un po’ di dati interessanti: “il surplus commerciale tedesco per l’anno appena passato raggiungerà il valore stratosferico del 9,2% del Pil, circa 260 miliardi di euro. Il più alto del mondo, superiore a quello della Cina anche in valore assoluto per oltre 30 miliardi di euro […] La Germania dunque da oltre 16 anni continua ad esportare più di quanto importi, accumulando crediti finanziari nei confronti del resto del mondo; in pratica da quando è nata l’Unione monetaria. E non si tratta di una coincidenza”. E no, non si tratta di una coincidenza. Continua a leggere »

Liberal Bloc

 

Se c’è una cosa più ridicola, detestabile e miserevole del discorso d’insediamento di Trump lo scorso 20 gennaio, questa è la prosopopea mediatica sugli “scontri” avvenuti per le strade di Washington lo stesso giorno. A dire la verità, ad essere miserevoli sono stati gli scontri stessi, che hanno riproposto, su scala planetaria, la dicotomia sociale e politica tra un proletariato anestetizzato da Trump e una borghesia che avvia la sua santa alleanza contro il presunto tiranno. E’, in grande, ciò che è avvenuto in Italia con Berlusconi. Individuando il problema politico non nel liberismo trasversale, nel capitalismo, nello sfruttamento, nell’imperialismo statunitense, ma nel leader “antidemocratico”, la versione “progressista” del liberismo ha fagocitato ogni movimento alla sua sinistra in nome del “fronte popolare” contro il nuovo fascismo. Negli Usa si sta producendo – non da oggi – la stessa traiettoria miserevole. Ovviamente il problema non risiede nella “protesta contro Trump”, legittima e anzi necessaria. Risiede altrove, e cioè nella concreta sensazione, anzi l’assodata certezza, che se avesse vinto Hillary Clinton non ci sarebbero stati né scontri né cortei, né donne in marcia né indignazioni mediatiche. Perchè quei cortei, quell’indignazione e quella protesta altro non è che l’assecondamento di una narrazione mediatica imposta e interessata, che niente ha a che vedere con gli interessi popolari contro Trump e il capitalismo anti-globalizzazione che lui vorrebbe rappresentare.  Continua a leggere »