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ACCADEVA OGGI…

19 November :
1969 - A Milano, in occasione dello sciopero nazionale, la polizia carica un corteo nel centro città, provocando numerosi feriti. Rimane ucciso, per lo scontro fra due automezzi, l’agente Antonio Annarumma. Il filmato televisivo francese, che accerta la dinamica dei fatti sarà fatto sparire.

1974: SPESE PROLETARIE A MILANO

STATS

Il ritorno della crescita, un problema più serio del previsto

 

Quale che sia la portata reale dell’attuale crescita economica, c’è un dato che inciderà notevolmente sugli orizzonti politici d’ogni ordine e grado: la crisi è alle spalle. Che questa affermazione, strombazzata ovunque, non corrisponda a verità, è (per il momento) un dato di fatto materiale con cui continuerà a scontrarsi una certa rappresentazione della realtà. Nondimeno, non va sottovalutata la forza retorica del bombardamento mediatico in cui siamo immersi. Nel racconto pubblico, sia esso proveniente dai giornali, tg, social network, cultura mainstream, eccetera, siamo fuori dalla crisi e dentro un nuovo ciclo d’espansione economica. Per dire, un’intera pagina del Corriere della Sera di ieri – domenica 29 ottobre – ci illustrava la «sorpresa Italia», nel senso di una crescita più alta del previsto, addirittura più alta di Francia e Germania. Notizia, questa, che seguiva di un giorno il rialzo del rating operato da Standard&Poor’s, ultima di una seria di notizie strabilianti sulle nostre prestazioni economiche. La realtà, come detto, è ancora diversa. Sul piano dei rapporti politici, però, questa crescita mediatizzata contribuirà – già è in atto un riposizionamento generale – a cambiare i discorsi della politica sedimentati in questo decennio. In primo luogo, l’Unione europea. Continua a leggere »

Corriere della Sera, Nemo, ovvero: il supporto mediatico al neofascismo romano

 

Della normalizzazione, e della conseguente ri-legittimazione, del neofascismo abbiamo scritto varie volte. Superati i clamori dell’ennesima polemica ad usum media – stavolta è toccata ad Anna Frank – si tornerà a considerare normale la partecipazione neofascista alla spartizione mediatico-culturale del paese. Lo sdoganamento passa soprattutto attraverso l’attivazione di determinati frame narrativi falsamente obiettivi, in realtà volti alla costruzione di un ambito di legittimità sociale del neofascismo che ne rilancia il ruolo politico. In questi giorni sono andati in onda due “servizi” “giornalistici” sul neofascismo romano. Il primo apparso su Nemo – nessuno escluso del 12 ottobre, riguardante Forza nuova; il secondo pubblicato sul sito del Corriere della Sera il 25 ottobre, focalizzato su Casapound e le elezioni di Ostia del prossimo 5 novembre. Nonostante parlassero di territori ed organizzazioni differenti, i due servizi utilizzavano lo stesso linguaggio narrativo, il medesimo schema giornalistico. Continua a leggere »

Davvero siamo tutti Anna Frank?

 

Fermi tutti, per un momento: veramente siamo diventati tutti Anna Frank? Eppure, che sbadati, ci sembrava che il fascismo fosse stato legittimato dalle elezioni, che la democrazia avesse gli anticorpi, che Voltaire imponeva il dialogo socratico con tutti gli attori politici, che un vero liberale si dimostra al momento del confronto con l’altro da sé. Non erano, queste e altre amene filosofie mediatiche, all’ordine del giorno del nuovo corso a-fascista del nostro sistema politico, culturale, giornalistico? Come diavolo siamo passati dal fascismo legittimato in pompa magna da Mentana a Formigli, da La7 alla Rai, da Feltri al Viminale, al coro antifascista di questi giorni? Qualcosa è andato storto nella narrazione edificante del neofascismo “finalmente” ricongiunto alla democrazia. Eppure sembrava fatta: basta svastiche e Hitler tatuati; accantonati bastoni e coltelli; facce pulite da dare in pasto alle tv. Ecco che il fascismo veniva catapultato nella dimensione onirica del confronto dialettico. Continua a leggere »

Sinistre difese dell’autonomia liberista

 

Qualcuno si domanda ancora perché la “sinistra” sia divenuta nel frattempo sinonimo di liberismo. La mozione “democratica”, mediaticamente protagonista di questi giorni, svela il ruolo di questa sinistra di complemento, elettoralmente barricadera e politicamente veicolo principale del sistema ordoliberale europeista. Il merito della mozione promossa da Renzi – la richiesta di discontinuità dell’azione di vigilanza di Bankitalia – è in sé poca cosa e rispondente unicamente a interessi di posizionamento elettoralistico. Più in generale però il senso di quella mozione appare condivisibile: la politica deve poter controllare e valutare l’azione della banca centrale. Un’azione, come sappiamo, dal 1981 libera da qualsiasi vincolo politico. Continua a leggere »

A chi riscalderà l’autunno lo Stato regalerà tanti guai

 

Si avvicinano le giornate di mobilitazione del 10 novembre con lo sciopero generale promosso in particolare da Usb, e il corteo nazionale dell’11 lanciato da Eurostop. Questi appuntamenti di rilevanza nazionale cadono in un contesto molto diverso dalle giornate dello scorso autunno, che segnarono un punto alto della mobilitazione sindacale e politica contro il  tentativo di controriforma costituzionale targato Renzi, Pd e Ue. Il governo Renzi, nonché l’Unione europea, subirono la pesante sconfitta referendaria, frenando (ma certo non incrinando) il rafforzamento della restaurazione istituzionale nel paese. L’ostilità della gran parte della popolazione al progetto liberista autoritario risolse nel breve periodo i limiti di una sinistra che, per fortuna, poco incise nella battaglia referendaria (altrimenti avremmo avuto Renzi presidente a vita). Continua a leggere »

L’attimo mancato

 

Nel giro di dieci giorni il governo catalano, forte della mobilitazione popolare, della sfida vinta del referendum, dello sciopero generale del 3 ottobre, dell’insipienza di Rajoy, è riuscito nell’impresa di farsi mettere all’angolo dal governo spagnolo alla cui base c’è un’unica volontà di repressione uscita sconfitta dalle immagini del 1 ottobre. Al momento attuale la contesa, sebbene non ancora persa e aperta ad ogni soluzione, ha ribaltato il ruolo dei protagonisti: Puigdemont che prende tempo , Rajoy che lo incalza. Il bluff su cui si giocava l’indipendentismo liberale del PDeCAT è venuto meno nel momento critico, quello di portare sino alle estreme conseguenze uno scontro evidentemente sfuggito di mano. Continua a leggere »

Bufale elettorali

 

Impossibile entrare nel merito della nuova legge elettorale definita dai giornali Rosatellum: come ogni riorganizzazione istituzionale degli ultimi trent’anni almeno, è completamente disconnessa da qualsiasi riferimento sociale. L’escamotage elettoralistico trovato in extremis (sempre che passi al Senato) è, come evidente da tempo, l’unico possibile. L’obiettivo esclusivo del sistema politico italiano è impedire al M5S di conquistare la maggioranza dei voti e, tramite questi, governare in autonomia il paese. Questa incoercibilità ha diverse spiegazioni: da una parte, nessun ceto dirigenziale favorisce la propria rottamazione; dall’altra, la natura informe del partito grillino ancora “spaventa” le classi dirigenti del paese (nonostante l’evidente torsione moderata-reazionaria): potrebbero bloccare la Tav, sparare sui migranti al largo delle coste siciliane, introdurre il Bit Coin come valuta ufficiale e, chissà, aprire un’ambasciata in Corea del Nord. Sono, in altre parole, imprevedibili e incapaci, due proprietà che, per l’appunto, spaventano quella classe dirigente che tanto ha faticato per mettersi al servizio del sistema economico tedesco. In un sistema elettoralmente tripolare l’unico strumento per impedire la governabilità di uno solo dei soggetti in campo è favorire coalizioni politiche trasversali. Il Rosatellum è nato proprio per questo. Continua a leggere »

Da Mentana a Formigli: la normalizzazione politico-culturale del fascismo

 

Proprio ieri, Leonardo Bianchi pubblicava su Vice un opportuno, centrato e illuminante articolo sulla legittimazione del neofascismo attraverso lo sdoganamento culturale mainstream di Casapound, presentata massmediaticamente come faccia pulita di una nuova destra, finalmente compresa nel gioco democratico. Facciamo nostro questo articolo in ogni sua virgola: non si poteva esprimere meglio il significato politico alla base del plateale sdoganamento neofascista (qui il pezzo). Le tragiche comparsate di Mentana e Formigli demoliscono, forse definitivamente, gli ultimi riferimenti all’antifascismo quale collante costituzionale, un recinto politico fuori dal quale quella legittimità è negata esattamente per conto della democrazia. Continua a leggere »

La rivoluzione a metà

 

«Coloro che fanno una rivoluzione a metà non hanno fatto altro che scavarsi una tomba», ammoniva Louis de Saint-Just. Ieri sera è purtroppo avvenuto il mezzo passo indietro che smentisce la volontà della maggioranza di governo nonché i risultati del referendum. Un tradimento del mandato popolare, chiaro, inequivocabile, persistente, che si è espresso in ogni elezione degli ultimi due anni, a livello nazionale e municipale, e che ha costruito il processo indipendentista nella società catalana, nelle strade, nei posti di lavoro, nei dibattiti pubblici. Nonostante ciò, ieri è comunque avvenuto un passaggio storico. La dichiarazione di indipendenza, sebbene “sospesa”, è avvenuta. La sospensione, inoltre, toglie ogni alibi al governo di Madrid che, come volevasi dimostrare, ha risposto all’apertura di credito di Puigdemont con la chiusura totale di ogni riconoscimento della questione catalana. Le immagini dei proletari-deputati della Cup che, al grido di viva la Repubblica, firmavano il risultato di anni di lavoro politico e sociale, riflettono un rapporto di forze sconosciuto nel resto d’Occidente. Vendicano, certo parzialmente e simbolicamente, una Repubblica repressa nel sangue di una guerra civile durata quarant’anni.  Continua a leggere »

Cinquant’anni dopo la morte del Che

 

Cinquant’anni fa, a La Higuera, moriva Ernesto Guevara. Fucilato da reparti dell’esercito boliviano, appositamente addestrati e comandati dalla Cia, cadeva anche il sogno di una guerriglia comunista che, partendo dalla Bolivia, si sarebbe poi dovuta estendere al grosso del continente latino americano. Mezzo secolo dopo, il Che e la storia della rivoluzione a Cuba e in America latina, continuano a parlare al presente. Su tutto, sono capaci di restituire all’orizzonte comunista una dimensione epica, spesso tralasciata. Non ci servono eroi, ma la consapevolezza che si può lottare sempre, qualunque sia la disparità di forze in campo, contro chi fa della miseria, dello sfruttamento, dell’oppressione la propria ragione di essere nel mondo. Se si ha la capacità di avere un popolo alle proprie spalle, se si mettono in campo lucidità politica, analisi scientifica della realtà e coraggio che hanno avuto personaggi come Che Guevara, si può anche vincere. In un mondo che si vorrebbe pacificato alla barbarie capitalista, e anche in un’America latina dove le esperienze socialiste sono sotto attacco, questo non è poco. Con i compagni del Corto Circuito ricorderemo il Che per le strade di Cinecittà e del Lamaro con questo manifesto, qui lo facciamo aggiungendo le parole finali della sua autobiografia scritta da Paco Ignacio Taibo II, Senza perdere la tenerezza: Dalle migliaia di foto, poster, magliette, nastri, dischi, video, cartoline, ritratti, riviste, libri, itinerari turistici, cd, frasi, testimonianze, tutti i fantasmi della società industriale che non sa custodire i suoi miti nella sobrietà della memoria, il Che ci guarda attento. Ritorna al di là di tutte le cianfrusaglie in un’epoca di naufragi, è il nostro santo laico. Più di quarant’anni dopo la sua morte, la sua immagine attraversa le generazioni, il suo mito passa di corsa in mezzo ai deliri di grandezza del neoliberismo. Irriverente, beffardo, ostinato, moralmente ostinato, indimenticabile”. Hasta Siempre, Comandante! Continua a leggere »