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ACCADEVA OGGI…

20 November :
1947 - A Campisalentino (Lecce) nel corso di una manifestazione di contadini che contrappone crumiri e scioperanti, i carabinieri sparano contro questi ultimi, uccidendo Antonio Augusti e Santo rescio e ferendo altri 7 dimostranti

STATS

La “generazione Greta” e l’antropocene: alcune riflessioni

Come molti già sapranno il prossimo 23 settembre nel palazzo di vetro dell’ONU si celebrerà il Climate Action Summit. Il vertice, convocato dal segretario generale Antònio Guterres, chiude idealmente un anno che ha visto ritornare prepotentemente la questione del cambiamento climatico al centro del dibattito pubblico, e questo mentre le piazze delle capitali occidentali venivano riempite da folle di giovani e giovanissimi appartenenti a quella che è già stata ridefinita come la “generazione Greta”. Continua a leggere »

Le privatizzazioni in Italia. Il buio oltre la siepe

Quotidiano “la Repubblica”, inserto Affari&Finanza, 5 agosto 2019, un lunedì. L’approfondimento firmato da Luca Pagni spiega come tra le prima quaranta aziende quotate presso la Borsa di Milano (listino Ftse Mib, quello più rilevante) un buon 40%, a livello di valore della capitalizzazione, appartenga a società a controllo pubblico, cioè con il socio di maggioranza rappresentato dal Ministero del Tesoro o da qualche ente locale. Molte di queste, peraltro, sono attive in un settore oggettivamente strategico: quello dell’energia. Continua a leggere »

Tra Salvini e Open society: il futuro dell’anticapitalismo nell’inverno della sinistra

 

Unione europea, questione nazionale e migranti hanno scavato l’ennesimo solco nella sinistra radicale. Eppure questo decennio di contrapposizione (esclusivamente) intellettuale lascia dietro di sé macerie su cui costruire ben poco. Non saremo forse di fronte a false flags su cui ci accaniamo in assenza di lotte di classe dal basso? Favorito dalla chiacchiera social, ben presto il confronto è scaduto sul piano della scomunica: “rossobruni” contro “dirittoumanisti” è l’unico terreno di confronto, il punto di mediazione è l’anatema vicendevole. Siamo davvero sicuri che da ciò potrà nascere qualcosa di fecondo nella piccola ridotta dell’anticapitalismo italiano? È lecito dubitarne. La polarizzazione ha invece schiacciato le due posizioni a ridosso l’una del “sovranismo” reazionario, l’altra del liberalismo illuminato, fronte entro cui trovano posto il Pd, la Chiesa di Francesco e le Ong quali modus ideologico dell’attivismo umanitario. Portare acqua al mulino altrui, soprattutto quando questo è nel caso o nell’altro chiaramente avverso alle sorti di una società migliore, può costituire una strategia? Il dubbio, fin troppo evidente, impone una verifica di ciò che siamo diventati, riconoscendo preliminarmente però un dato di fatto: in assenza di lotte di classe (cioè di lotte politiche, non di vertenze sindacali), questa esasperata conflittualità avviene su di un piano irrilevante. Non ci stiamo giocando nessuna partita politica: perché dunque tanto amore per la scomunica? Continua a leggere »

Nomen omen

Se disgraziatamente non è possibile riassumere le decisioni strategiche di un complesso sistema di alleanze come quello Nato nella figura del suo portavoce Jens Stoltemberg, la tentazione di rilevare il “valore augurale” del suo nome rimane certamente forte quando si apprendono notizie del calibro di quella che ci apprestiamo ad analizzare.
È sì forte almeno quanto la notizia che gli Usa, per bocca dell’attuale amministrazione governativa, o la Nato, per bocca appunto del nostro volto pubblico del sistema di difesa, hanno dichiarato la cessazione del trattato Intermediate-Range Nuclear Forces (INF), accordo siglato nel 1987 da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov sulla scia della “distensione” (leggi agonia dell’URSS) tra le due grandi potenze, in una fase storica che per il senso comune sembra ormai fare parte di un passato quasi dimenticato, certamente molto lontano.

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ZingAter. Fenomenologia di una presa per il culo

Non sono poi così lontani i tempi in cui il segretario del PD elargiva promesse tra le mani degli abitanti di Casal Bruciato, accorsi incuriositi dall’apertura in zona della sezione di un partito di cui prima lì si era solo sentito parlare attraverso i media o i racconti di coloro che si erano spinti oltre il confine della periferia romana. Praticamente una creatura mitologica. Continua a leggere »

Sgomberare Casapound? Anche no

Sono alcune settimane che una delle principali testate quotidiane di questo paese dedica una costante attenzione a un eventuale sgombero della sede nazionale di Casapound in via Napoleone III. E lo fa mostrando un evidente interessamento che è dettato certamente dagli ultimi fatti di cronaca romana ma che altrettanto evidentemente mostra un’attenzione che va ben aldilà del pestaggio subito da due cinefili dalla denuncia facile.

A questo interessante movimento giornalistico si aggiunge quello, tutto politico, annunciato proprio giorni fa dal leader di Cpi Gianluca Iannone, secondo cui è giunto il momento di tornare agli antichi splendori movimentisti e abbandonare l’avventura elettorale che non sembra aver prodotto molto di più delle costanti percentuali da ‘zero virgola qualcosa’ che perseguitano i nostri patrioti ad ogni tornata elettorale. Continua a leggere »

Consigli per gli acquisti. Attraverso questo mare di cemento. Immaginario, rudimenti pop e casi di forza maggiore

“Da più di tre lustri, lo Jacob agisce a casaccio. Seguendo un rigido piano quinquennale”

L’abbiamo letto e riletto questo libro. E’ un testo che si presenta al limite dell’ambiguo, pericoloso, pieno di stonature. Ci sono forzature, approssimazioni, letture di pancia e istintive, ma più si legge e più ci si rende conto che è frutto di un’urgenza e di una necessità assolutamente positive: la sinistra di classe, i compagni, devono fare i conti con la loro storia, con la storia delle loro scelte, con l’egemonia di pensiero dominante in cui loro stessi si sono fatti coinvolgere, che hanno tollerato o che non sono stati in grado di decostruire. Continua a leggere »

Roma non si sgombera

La lista dei 24 spazi occupati considerati da questo governo come obiettivi da colpire è solo l’ultimo atto di una lunga serie di provvedimenti volti a dare un chiaro segnale di intolleranza nei confronti di una città che non si vuole piegare alla nuova china reazionaria, e che ha sempre rivendicato il diritto a costruire un’alternativa concreta a partire proprio da quegli spazi salvati dall’abbandono e liberati dalla speculazione. Continua a leggere »

Di decoro urbano e controllo sociale

Pochi giorni fa l’assemblea capitolina ha approvato a larga maggioranza il nuovo regolamento di polizia urbana, norma fortemente richiesta e resasi necessaria dopo circa 70 anni dall’approvazione dell’ultimo regolamento di questo tipo nella Capitale. Un nuovo regolamento che interrompe la lunga stagione delle ordinanze straordinarie, definendo la lunga lista dei divieti cui il “buon” cittadino deve sottoporsi per vivere in città, se non vuole essere sanzionato con il famigerato “Daspo Urbano”, che consiste nel divieto di accesso a determinate aree della città per 48 ore.

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Le dure repliche della realtà

 

Si ribaltano i rapporti di forza, ma il quadro rimane pressoché identico allo scorso 4 marzo: il populismo viaggia attorno al 50% dei voti, mentre l’unica alternativa politico-elettorale ad esso continua ad essere rappresentata dalle forze liberali, Partito democratico in primis, minoritarie ma non irrilevanti. Eppure, nonostante il campo continui ad essere sostanzialmente diviso in due, non tutto è perfettamente uguale a se stesso. Valutando i risultati in tutta Europa, appare chiara la ritirata politica del “populismo di sinistra”. Non tanto in Italia, dove questo veniva rappresentato contraddittoriamente dal M5S, quanto nel resto del continente. Nella Francia “sconvolta” dalle proteste dei Gilet Jaune, dove cioè si presentava la situazione migliore per capitalizzare elettoralmente una protesta sociale non predeterminata dentro i confini della reazione, France Insoumise di Mélenchon prende il 6%. A capitalizzare è solo il populismo “di destra” della Le Pen, anche questa volta primo partito transalpino. Nella Gran Bretagna della Brexit a capitalizzare la lotta alla Ue è la destra populista di Farage, col suo 32%, mentre il “compagno” Corbyn si ferma al 14% fallendo totalmente il suo patetico agnosticismo di non appoggiare né la Brexit né il “remain”. In Spagna Podemos si ferma al 10%, superato persino da Ciudadanos. E così via. Continua a leggere »